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Archive for dicembre 2009

Buon 2010

31 dicembre 2009 Lascia un commento

Ci lasciamo alle spalle il 2009, un anno per certi versi da dimenticare. Cosa ci aspetta  nel 2010? Un percorso diverso, forse migliore, augurandoci maggior ragionevolezza da parte di tutti, a partire dal mondo politico e cercando di trovare l’equilibrio necessario per imprimere una svolta alla nostra vita, affinchè tutti possano avere maggiore serenità, perchè tutte le persone di buona volontà, di qualsiasi razza, cultura, sesso e opinione hanno diritto ad avere una vita dignitosa.
Buon Anno a tutti.

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Lettera di ripudio

31 dicembre 2009 Lascia un commento

Lettera pubblica di Don Paolo Farinella a Silvio Berlusconi
Sig. Presidente «pro tempore»
del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi,
Palazzo Chigi
00100 Roma

Lettera di ripudio

Il mio nome è Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo. Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera in politica e con le leggi varate dal suo governo in materi di immigrazione. Se lei è pronto a smentire, come è suo solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da lei perché potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei:
http://www.youtube.com/watch?v=Se3yqycsMyg&feature=video_response.
Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari … Voglio la rivoluzione contro i bambini degli immigrati … Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto, ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona:
http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E&feature=related
Legittimità elettorale e dignità etica
Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il conflitto di interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.
Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sarà troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioè stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si è fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale questo viene definito come doppio furto.
Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi, codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia è stata così disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i suoi governi è sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa la menzogna come verità e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e di utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche come tutte quelle «ad personam».
Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalità è un insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.
Essere «alto» ed essere »grande»
Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se stesso, una visione «politica» che a lei è estranea del tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per potere emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno Stato democratico è prevalentemente un dovere civile di solidarietà e per un cristiano un obbligo di coscienza perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perché incapace di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è mai visto. Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del dittatore.
Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).
La maledizione italiana
A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse avere la documentazione di legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.
Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare. Per questo obiettivo, devono però rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi alla paganità del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei «comunisti» e con l’odore satanico dei soldi.
Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire» portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino si sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi forse si è verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.
Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento – gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi. Berlusconi non può rispondere alle domande di la Repubblica e non può andare in tv a dare spiegazioni. Può continuare a negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che se tutto è infangato, nessuno è infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra.
Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadrà indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passerà alla storia non come quel «grande, immenso» presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’è che dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.
Spergiuro
Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto dispiacciano al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come non potrà mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicità dello Stato che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre è l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovič Putin, nella cui dacia è ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?
Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno spergiuro perché ha giurato sulla testa dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini» (De legibus, II, 10, 23; cf anche De officis, III, 29, 104;in CICERONE, Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e p. 823). Anche il Diritto Canonico, per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368), demandata all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il g8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci può essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignità politica e morale.
Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei (non era difficile), ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti. Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un suo presidente del consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa, nonostante il trucco abbondante.
Affari privati o deriva di Stato?
Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in tv attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si comporta per quello che è: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto «affare politico» perché lei le usa anche per incontri istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere tv o posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non è lei che ha detto in una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più son cattoliche più son troie»? Può spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?
Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio Berlusconi non fosse presidente del consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (tv) o posti in parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perché Mara Carfagna posava nuda o la Gelmini prendeva l’abilitazione in Calabria?
Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Può ancora dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veroni Lario, rendendo pubblici i fatti che la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà, facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei possa dire che le sue vicende sono private perché ci riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani» costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo mai alla nostra dignità di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignità.
Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo declino è iniziato nel momento stesso in cui è andato nella tv di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsità che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente recital.
Strategie convergenti
Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignità, ma sappia che il Vaticano non è la Chiesa, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte a servizio del bene comune a mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne portano, con lei, la responsabilità morale, in base al principio giuridico della complicità.
Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale, costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e compassata, in questo frangette è risorta come un sol uomo, arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta è un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.
Ripudio
Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza, per me e la mia Nazione e, mi creda, in Italia siamo la maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una «legge porcata» che ben esprime l’identità della sua maggioranza e del governo e di lei che lo presiede (o lo possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno Stato estero) e della Cei che con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come complici di ingiustizia e di immoralità.
Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza del mio diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere rappresentato da lei in Italia e all’Estero, io la ripudio come politico e come presidente del consiglio: lei non può rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché lei è la negazione evidente di tutto quello in cui credo e spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non mi rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon nome dell’Italia seria, laboriosa e civile e legale che amo e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa che lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto di più che non abbia la mia coscienza
Io, Paolo Farinella, prete ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. in nome della politica, dell’etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l’Italia dal flagello nefasto della sua presenza.
Genova 09 settembre 2009
Paolo Farinella, prete

Attacco a Berlusconi, una montatura?

31 dicembre 2009 Lascia un commento

Attacco a Berlusconi, una montatura?
Articolo pubblicato martedì 22 dicembre 2009 in Belgio. [Het Nieuwsblad]
Tutti presi in giro?
L’attacco a Silvio Berlusconi è stato una montatura? Questa domanda tiene occupata tutta l’Italia. Appena una settimana dopo che il premier è stato vittima di violenza, le teorie di un complotto spuntano come funghi.
Il naso rotto e due denti spezzati. Queste sono state le conseguenze per Silvio Berlusconi dell’attacco di Massimo Tartaglia. Tartaglia, che avrebbe un passato di problemi psichici, il 13 Dicembre ha lanciato una miniatura del Duomo di Milano contro la faccia del premier.
Tuttavia, Berlusconi ha tratto molto profitto dall’attacco. Secondo un sondaggio, addirittura il 55,9 percento degli Italiani sono in suo favore. A novembre erano solo il 48,6 percento.
L’attacco a Berlusconi è stato una montatura? È stato un tentativo delle autorità di risollevare la popolarità del premier, danneggiata dagli scandali? Su internet circolano sempre più teorie di complotto. Vari filmati su internet mettono in dubbio gli avvenimenti e concentrano l’attenzione su alcuni dettagli degni di nota.
Subito dopo che il premier è stato colpito dalla miniatura e prima che si porti le mani sul viso, non si vede una sola goccia di sangue. Immagini successive però mostrano una ferita profonda. Il medico curante inoltre sottolinea che il premier ha perso addirittura mezzo litro di sangue.
Anche il panno nero che Berlusconi si preme contro il viso dopo l’attacco fa sorgere dei dubbi. Molta gente si chiede da dove sia arrivato, immediatamente dopo l’accaduto. Inoltre, il premier si porta in faccia il panno con così tanta velocità che sembra sia già stato pronto a farlo. Infine, Berlusconi si copre scrupolosamente il viso fino a quando è ben al sicuro dentro l’auto. In altre parole, prima che il premier salga in auto, lo spettatore non ha visto nemmeno una goccia di sangue.
Solo all’interno della macchina appaiono le prime immagini di un Berlusconi sanguinante. Poco convincente, secondo gli spettatori critici. Il sangue non scorre sul viso del premier e sembra si sia rappreso a velocità miracolosa. Inoltre, una delle guardie del corpo impugna un oggetto molto strano, che alcune voci identificano come uno spruzzatore di sangue finto. Il fatto che la macchina resti così a lungo sul posto è di per sé singolare e va contro tutte le regole del protocollo della sicurezza.
Ancora più rimarchevole: quando finalmente l’auto parte, va in direzione dell’ospedale San Raffaele, a dieci chilometri di distanza. Mentre l’ospedale San Giuseppe si trova ad appena 3,5 chilometri.
Per concludere, gli autori del filmato trovano molto sospetto il fatto che Berlusconi si rompa il naso e due denti, ma che la sua camicia resti di un bianco immacolato.
Sciocchezze
Il partito di Berlusconi, il Popolo della Libertà, liquida l’intera teoria della cospirazione come una sciocchezza. ‘Totalmente assurdo’, afferma il parlamentare Daniele Capezzone sul quotidiano italiano Corriere della Sera. ‘Ho visto il video e secondo me qui abbiamo a che fare con microterrorismo. Gli autori del filmato hanno la stessa ideologia delle persone che ricorrono alla violenza. Negano l’evidenza delle prove e cercano di creare qualcosa dal nulla.’
Capezzone sottolinea che le immagini parlano da sé e conclude ‘Non riesco a credere che qualcuno metta in discussione l’attacco solo perchè Berlusconi non avrebbe sanguinato in modo appropriato o non abbastanza’.
Articolo originale “Was aanslag Berlusconi opgezet spel?” di Sofie Hennau

Ho cambiato idea sull’Italia

31 dicembre 2009 6 commenti

Ho cambiato idea sull’Italia.
Articolo pubblicato giovedì 24 dicembre 2009 in Gran Bretagna. [The Guardian]

La mia storia d’amore con l’Italia è finita. L’idillio non c’è più. Ora vedo il Paese per quello che è veramente : razzista, di destra e corrotto.
Mi sono chiesto a lungo come iniziare questo articolo che spiega come mai ho cambiato idea sull’Italia, come mai nel corso dell’ultimo decennio il mio sdegno sia cresciuto sempre di più nei confronti di un paese e di una cultura che prima mi deliziavano così tanto, e come mai adesso non m’importa quasi per niente se un giorno tornerò a mettere piede su quella terra. Ma non avrei dovuto preoccuparmi, un articolo pubblicato dal Guardian mi ha dato lo spunto.
Il reportage di John Hooper su Coccaglio, paese vicino Brescia, raccoglie la maggior parte di quello che non va nell’Italia moderna in un pacco natalizio, confezionato con carta regalo molto particolare e chiuso con un meraviglioso fiocco come solo gli italiani sanno fare. Hooper ci racconta come il Natale a Coccaglio sia segnato da una ricerca condotta casa per casa per scovare immigrati irregolari (ovvero neri). La retata, promossa dal consiglio comunale locale controllato dalla Lega Nord, è stata ufficialmente denominata Operazione Bianco Natale e finirà, oh oh oh, il 25 dicembre. Un consigliere di Coccaglio ha dichiarato che il Natale è una festa dell’identità cristiana, non una celebrazione dell’ospitalità. L’intera operazione è stata salutata e appoggiata dal governo di Silvio Berlusconi.
Essendo un europeo del nord, sono cresciuto con la propensione nordeuropea a innamorarsi dell’Italia, un paese dove c’è tepore al posto di freddo, luce al posto di buio, estroversione al posto di introversione, passione al posto di repressione. Visitare l’Italia, come ho fatto per un bel po’ di anni della mia vita, voleva dire entrare nel mondo dei sensi, in un posto dove il cuore ha la meglio sul cervello, dove la bellezza prende il posto della bruttezza e dove la naturalezza sciolta e tollerante rimpiazza la severità abbottonata del mondo protestante. Col passare degli anni mi sono interessato alla lingua, all’arte, alla storia e ovviamente anche all’opera e alle donne. Sono rimasto affascinato anche dalla politica. La sinistra italiana sembrava possedere un modo tutto suo, colto e acuto allo stesso tempo, di vedere il mondo e il proprio Paese. Era una combinazione accattivante di socialismo e stile. Mi pareva che a Bologna avessero inventato la città moderna perfetta, combinando dinamismo intellettuale, un’amministrazione locale straordinaria e alcuni esempi della cucina migliore d’Europa. Come tanti altri della mia generazione, mi sono bevuto tutto quanto e mi chiedevo come mai noi inglesi non potessimo somigliare un po’ di più agli italiani.
Ma questo era tanto tempo fa. Adesso vedo le cose in maniera diversa. Sarebbe facile scaricare tutta la colpa su Berlusconi, sulla sua personalità grottesca, sulla sua corruzione, sulla sua mancanza di vergogna e sul suo razzismo , e fino ad un certo punto, certamente, lo faccio. Ciò che George W. Bush ha fatto per la reputazione mondiale degli Stati Uniti, Berlusconi l’ha fatto per la reputazione dell’Italia. Tuttavia, c’è una grossa differenza: l’ascesa di Bush ha reso possibile l’ascesa correttiva finale di Barack Obama. In maniera opposta, l’ascesa di Berlusconi sembra autoalimentarsi e sembra portare l’Italia sempre di più verso una politica controllata e dominata dai media. A volte ho paura che questo sia il nostro futuro anche nel Regno Unito se non staremo attenti. Il mio quiz natalizio per i lettori è questo: chi potrebbe essere il Berlusconi britannico?
Torniamo in Italia. Quando gli osservatori inglesi guardavano gli Stati Uniti un decennio fa e si chiedevano come avessero fatto ad eleggere qualcuno come Bush, c’era almeno una chiara risposta psefologica alla loro domanda (la quale non era semplicemente la risposta ovvia che nel 2000 non l’avessero eletto). Gli americani hanno scelto Bush due volte perché gli elettori americani, soprattutto i maschi bianchi, sono tendenzialmente, sia culturalmente sia politicamente, più a destra dei votanti maschi e bianchi nella maggior parte d’Europa.
Ci dobbiamo porre una domanda simile sugli italiani. Come hanno potuto eleggere Berlusconi, farlo una seconda volta e poi una terza? L’hanno fatto, sospetto, per le stesse ragioni psefologiche degli americani che hanno scelto Bush. Ripercorrendo gli ultimi 150 anni di storia italiana possiamo notare lunghi periodi di governo della destra, seguiti da un breve periodo di catastrofi e, successivamente, una riconferma della destra. L’Italia non è mai stata quel paradiso liberale di cui si illudono qualche volta i progressisti europei. In realtà è un Paese in cui c’è una maggioranza di destra. È molto più corrotto, depravato, razzista e anarchico di quanto i turisti di classe media, pieni di fantasie ispirate da EM Forster e che vedono solo quello che vogliono vedere, possano immaginare. Coccaglio non è un mero correttivo di tutto questo. L’Italia è così. Dimenticate l’Italia di Dante. Dimenticate l’Italia di Verdi. Dimenticate l’Italia delle vostre fantasie. Benvenuti nell’Italia che definisce una retata contro gli immigrati ‘Operazione Bianco Natale’, nell’Italia che dichiara che il Presidente degli Stati Uniti ha una bella tintarella, la stessa Italia che poi si mette anche a ridacchiare di queste cose.
Articolo originale “I’ve changed my mind about Italy” di Martin Kettle

Dono di natale

31 dicembre 2009 Lascia un commento

Carissimo Augias, in questo clima natalizio all’insegna dell’ “amore” che deve vincere sull’odio, e della solidarietà espressa più volte a chiare lettere dei bianconatali padani, vorrei raccontarle un fatto, che forse non è significativo in senso assoluto, ma che mi ha colpito e commosso.
Il parco- giochi, sotto casa mia, è frequentato da un marocchino sans papier, che è spesso ubriaco e spesso malconcio per le botte che prende da altri “disgraziati” peggio di lui. Mi chiede, le volte che ci incontriamo, qulache spicciolo per mangiare, o di leggere qualcosa per lui o, a volte, di chiamare l’ambulanza perchè spesso proprio non ce la fa più.
Gli regalo qualche vestito smesso, ogni tanto, e, ogni tanto, qualche euro.
Passa la vita lontano dalla sua terra scontrandosi , qui in città, con i suoi connazionali per un posto di lavavetri agli angoli delle strade. Di notte, coperto di cartoni, dorme sotto la statua di Padre Pio che i religiosissimi miei concittadini hanno costruito in una piazzetta. Ebbene cosa è accaduto ieri? Ieri, un po’ più sobrio del solito, Abramo, questo è il suo nome, mi si è presentato davanti e, senza dire una parola, allungando la sua mano tremante mi ha offerto in dono un pandoro. Anch’io sono rimasto ammutolito.
Tratto dal quotidiano La Repubblica

Razzismi

30 dicembre 2009 Lascia un commento

C’è un limite che perfino la Lega, a Roma, oggi non può superare.
L’emendamento che introduce la cassa integrazione differenziata e che ha fatto gridare alle leggi razziali però è solo un aspetto della politica discriminatoria che a livello locale diventa implacabile. Lo dimostra ad esempio il caso di Brignano Gera d’Adda, comune in provincia di Bergamo, che ha stabilito aiuti per i disoccupati purché non siano stranieri. I sindaci sceriffo, a volte, sono più potenti dello Stato. Le ordinanze comunali anche se definite discriminatorie e anticostituzionali vengono regolarmente applicate a suon di multe e non solo.
Welcome to Padania! Dove il Pdl ha firmato delega in bianco alla Lega, che impera, sul tema dell’immigrazione. Dove la stessa determinazione che sarebbe necessaria per perseguire e punire i delinquenti, sempre più spesso, viene usata invece per stabilire e diversificare i confini tra i diritti-doveri degli italiani da quelli degli immigrati. Come si spiegherebbero altrimenti le 800 (più o meno) delibere “dissuasive” nei confronti degli stranieri? Il primato, secondo l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), spetta alla Lombardia con 237, segue il Veneto con 102 provvedimenti, il Piemonte con 63 e il Friuli a quota 17. Pensò bene poi il sindaco leghista Flavio Tosi che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera spiegò che “gli unici diritti inalienabili sono quelli che riguardano la sopravvivenza”. Esclusa ad esempio l’istruzione perché “riconoscerla significa ammettere il diritto ai clandestini a una permanenza senza limiti”. Rimanendo sulla scia dell’educazione-istruzione è certamente da ricordare il bando pubblicato dalla provincia di Sondrio che prevede l’assegnazione di alloggi per i soli studenti valtellinesi. Scelta cassata anche in sede di Commissione europea oltre che in tribunale; ma poco importa.
Dall’università ai bambini il passo è breve: bonus bebè nazionalisti (che hanno fatto scuola a Milano e Brescia) ma anche rimborsi spese per cure dentistiche e oculistiche (dai zero ai 19 anni) ai soli italiani come previsto dall’ordinanza del comune bergamasco di Brignano Gera d’Adda. A Romano d’Ezzelino (Vicenza) il sindaco ha escluso i bambini extracomunitari dai bonus scuola mentre due anni fa ha consegnato i pacchi della Croce Rossa solo a residenti italiani.
Adro, nel bresciano, e un paese milanese puniscono invece i figli delle famiglie straniere morose sulla retta della mensa scolastica: non paghi? Non mangi! Niente pic-nic nei parchi invece a Brescia (per l’esattezza divieto di sistemarsi in luogo pubblico in modo provvisorio, disordinato e scomposto men che meno giocare a palla oppure a cricket: da pratica sportiva orgoglio dell’impero britannico a simbolo dell’immigrazione. Proseguendo il viaggio nell’Italia della delibere si scopre poi come la tutela del patrimonio artistico passi anche dai 100 euro di multa alla signora immigrata che si era seduta a riposare ai piedi del monumento, la “Bella Italia” (ironia della sorte). Mentre vengono tolte le panchine abitualmente utilizzate dagli stranieri aMonfalcone si apre la guerra allo sputo, si specificò “comportamento comune tra i bengalesi”. Ad Azzano Decimo, sempre in Friuli, ha incontrato ostacoli invece la proposta del sindaco Enzo Bortolotti di permettere la vendita di cous cous, kebab e pollo al curry “soltanto se accompagnati a polenta, brovada e musetto” (tipici della tradizione culinaria locale).
Sul fronte casa a Cernobbio, sul lago di Como, ai futuri sposi in nozze civili la sindachessa impone “ispezioni dei vigili, nelle abitazioni, che dovranno accertare la pulizia di muri e pavimenti e il perfetto funzionamento di docce, bagni e caldaie”. Ma c’è chi obbliga pure gli amministratori condominiali a relazioni sulle presenze abitative di stranieri nei palazzi; chi ancora ha deliberato il divieto ai non credenti di avvicinarsi a meno di 15 metri dai luoghi di culto o approvato nel piano regolatore la possibilità che i cittadini possano fortificare le proprie abitazioni con sistemi come garrite e barriere di filo spinato. Sulla questione cittadinanza la fantasia delle amministrazioni comunali sembra davvero illimitata: il sindaco di Teolo (Padova) ha nominato una commissione per verificare la buona conoscenza della lingua italiana da parte dei nuovi residenti allogeni. A San Martino Dall’Argine, nel mantovano (1800 abitanti e la più bassa percentuale di immigrati della provincia) hanno affisso manifesti per chiedere ai cittadini di “comunicare con tempestività” la presenza di immigrati clandestini. A Gerenzano (Varese) è stato istituito un numero verde al quale chiamare per segnalare presenze sospette mentre a Ospitaletto, comune della provincia di Brescia, è stato richiesto di presentare la fedina penale per diventare nuovo residente.
Tratto da Il Fatto Quotidiano del 12/12/2009

Diamo i numeri

30 dicembre 2009 Lascia un commento

1) New York City ha 11 lettere.
2) Afghanistan ha 11 lettere
3) Ramsin Yuseb (il terrorista che minacciò di distruggere le Torri Gemellle nel 1993) ha 11 lettere.
4) George W Bush ha 11 lettere. Questo può essere pura coincidenza, però ora la cosa si fa più interessante
1) New York è lo stato numero 11.
2) Il primo aereo che si schiantò contro le Torri Gemelle fu il volo numero 11.
3) il volo numero 11 aveva 92 passeggeri. 9 +2 = 11
4)Anche il volo numero 77 si schiantò contro le T Gemelle,
e portava 65 passeggeri. 6+5 = 11
5) La tragedia accadde l’ 11 Settembre, o meglio: 9/11.
9+1+1=11
6) Il giorno è uguale al numero di emergenza della polizia negli Stati Uniti 911. 9+1+1=11.
Pura coincidenza??? Continua a leggere…
1) Il numero totale di vittime in tutti gli aerei fu di 254. 2+5+4= 11.
2) L’11 Settembre è il giorno 254 del calendario. Di nuovo 2+5+4=11.
3) Le esplosioni di Madrid accaddero il giorno 3/11/2004. 3+1+1+2+4= 11.
4) La tragedia di Madrid accadde 911 giorni dopo l’ incidente delle Torri Gemelle 9+1+1=11….
Ora è quando la cosa si fa più misteriosa.
Uno dei simboli più conosciuti degli Stati Uniti,
dopo le stelle e le strisce, è l’ Aquila.
La seguente strofa è tratta dal Corano, il libro sacro Islamico ‘Perchè è stato scritto che il figlio dell’ Arabia sveglierà una terribile Aquila. La forza dell’ Aquila si sentirá in tutte le terre di Allah, mentre alcune persone tremeranno di disperazione però in fondo si rallegreranno: perchè la forza dell’ Aquila pulirá le terre di Allah e ci sarà pace .’
Questa strofa è la numero 9.11 del Corano.
Ancora non sei convinto….?!
Fai questo e poi me lo dici:
Apri Microsoft Word e:
1. Scrivi maiuscolo Q33 NY . Questo è il numero di
volo del primo aereo che si schiantó contro le Torri Gemelle.
2.Cambia la dimensione del carattere a 48.
3. Cambia il carattere a WINGDINGS.
E ORA CHE PENSI?!?!!?

Quel ragazzo senza braccia

30 dicembre 2009 2 commenti

Quel ragazzo senza braccia sul treno dell’indifferenza
di SHULIM VOGELMANN

CARO direttore, è domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po’ tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia.
Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent’anni.
Si parte. Poco prima della stazione di (…) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: “No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap”. Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l’umiliazione ripete “Handicap, handicap”.
I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato.
La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no.
Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po’ più di compassione.
Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c’entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia “deposizione”, il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. “Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?” chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: “C’è l’assistenza”. “Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service” ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l’andata l’Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. “E lo sa perché?” ho concluso. “Perché quelle persone le braccia ce l’avevano…”.
Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l’evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap.
La risposta del capotreno è pronta: “Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!”. E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (…). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell’espressione del viso o nell’incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: “Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare”. Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante.
Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l’impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno.
Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. “Perché mi hai offesa”. “Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?” le domando sempre più incredulo. Risposta: “Mi hai detto che sono maleducata”. Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno.
Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (…). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.
L’autore è scrittore ed editore. La Repubblica.it

Il partito dell’amore -3

30 dicembre 2009 Lascia un commento

ROMA (29 dicembre) – Il ”Partito dell’amore” immaginato da Silvio Berlusconi, nella versione De Amicis e non Cicciolina, è destinato ad avere una vita più lunga delle festività natalizie. Così come le immagini dell’aggressione subita dal premier in piazza Duomo che, per diventare eterne, finiranno presto sui muri delle principali città italiane, affinché il Cavaliere, ritratto con il sangue sul volto o con le bende, sia monito a coloro che si ostinano a rifiutare il dialogo e il confronto.
In questi giorni di relativa vacanza, Berlusconi ha infatti dato il via libera a una seria di bozzetti che molto presto diventeranno manifesti sei per tre. Da un lato la foto del presidente del Consiglio con il volto insanguinato, a destra lo slogan ”l’amore vince sempre sull’odio”. Da un lato l’immagine del premier con le bende, dall’altro lo slogan ”basta con le fabbriche dell’odio”.
D’altra parte l’effetto-souvenir ha dato al premier la possibilità di consolidare la robusta svolta data alla linea della maggioranza sin dalle prime ore successive all’aggressione. Archiviata la prospettiva del voto anticipato, la mano tesa all’opposizione ha il vantaggio di intercettare il senso comune di un Paese stanco di risse e violenza anche verbale.
Sondaggi e focus group in possesso del premier, e forniti dall’immancabile e precisissima Euromedia di Alessandra Ghisleri prima e dopo il lancio del souvenir, confermano infatti che oltre il 70 per cento degli italiani – molti dei quali impegnati a difendere il proprio posto di lavoro – è stufo del clima di scontro che si è respirato negli ultimi mesi e chiede alla politica, specie quella che governa, risposte serie sulla crisi e sui principali problemi del Paese. Basta quindi con le risse. Basta con la contrapposizione violenta anche a mezzo stampa. Con i sondaggi di gradimento altissimi anche per il ruolo da ”eroe” che gli ha tributato l’aggressione in piazza Duomo, Berlusconi da giorni interviene via etere per consolidare l’immagine di un premier-vittima, capace però di reagire in maniera costruttiva.
Trasformare il Popolo delle Libertà in partito dell’Amore, cristianamente inteso, non solo mette premier e Papa sulla stessa lunghezza d’onda anche a seguito delle aggressioni ricevute, ma spiazza l’opposizione che, se non si associa allo ”spirito nuovo”, rischia di essere annoverata dall’altra parte della barricata. Ovvero nel partito dell’Odio. La controffensiva mediatica del Cavaliere avrà quindi bisogno di meno titoli contro gli alleati ”infidi e bari”, e di una dose massiccia di progetti di riforma. Ecco perché, sempre in questi giorni di relativa vacanza, il Cavaliere ha sentito i ministri ad uno ad uno chiedendogli mettere nero su bianco l’agenda del nuovo anno.
«Il 2010 sarà l’anno delle riforme», ha annunciato qualche giorno fa. L’impegno dovrebbe essere rispettato grazie al lavoro del Guardasigilli Alfano che presenterà la riforma della giustizia. Alla riforma fiscale in favore delle famiglie sta lavorando Tremonti. Sacconi a quella degli ammortizzatori sociali e, forse, a quella della pensioni. A Maroni la revisione dei testi in materia di sicurezza nel lavoro e la riforma della polizia locale. Brunetta sarà ovviamente impegnato nel tentativo, a tratti disperato, di ridare efficienza alla pubblica amministrazione. Sullo sfondo resta ovviamente il più ampio progetto di riforme istituzionali che muoveranno dalla ormai nota bozza-Violante e che dovrebbero coinvolgere l’opposizione.
Le elezioni regionali di marzo, saranno quindi giocate da Berlusconi sulla reale volontà degli schieramenti di voler contribuire a riformare e modernizzare il Paese e, secondo lo schema del Cavaliere, «all’opposizione sarà difficile sfilarsi adducendo la scusa delle leggi ad personam». Il premier infatti non ha nessuna intenzione di rinunciare agli unici due ddl (legittimo impedimento e processo breve)in grado di metterlo in sicurezza «dalle aggressioni» della magistratura.
IlGazzettino.it

Creativi dentro

29 dicembre 2009 Lascia un commento

Un’ordinanza del sindaco di Clusone, Guido Giudici, che porta la data del 22 dicembre, vieta i botti in tutto il territorio comunale. Si legge nell’ordinanza :«Onde scongiurare il verificarsi di atti ed azioni che possano turbare la quiete pubblica durante le festività natalizie e di fine anno e ciò a causa del lancio di mortaretti, artifizi pirotecnici, fuochi artificiali e simili, è vietato nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, nelle piazze e vie cittadine, l’uso e il lancio di mortaretti in genere nell’intero territorio di Clusone. Le violazioni alla presente ordinanza, fatte salve le disposizioni penali in materia di esplosioni pericolose, saranno punite a norma di Codice Penale».
L’EcodiBergamo.it

Ci risiamo. Vogliamo ricordare che l’art. 7 bis, del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali”, prevede testualmente che:
“1. Salvo diversa disposizione di legge, per le violazioni delle disposizioni dei regolamenti comunali e provinciali si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 25 euro a 500 euro.
1-bis. La sanzione amministrativa di cui al comma 1 si applica anche alle violazioni alle ordinanze adottate dal sindaco e dal presidente della provincia sulla base di disposizioni di legge, ovvero di specifiche norme regolamentari (coma introdotto dall’articolo 1-quater, comma 5, legge n. 116 del 2003).
2. L’organo competente a irrogare la sanzione amministrativa è individuato ai sensi dell’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689.”
In definitiva, in forza del principio di specialità di cui all’art. 9, legge 689/1981 che, trova applicazione anche quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, la norma di cui all’articolo 7 bis del Testo Unico sugli Enti Locali è senza dubbio da ritenersi norma speciale rispetto all’art. 650 del codice penale, quest’ultima pacificamente ed espressamente norma sussidiaria. Per le eventuali violazioni dell’ordinanza sindacale si potrà applicare pertanto esclusivamente la sanzione amministrativa prevista dal Testo Unico.

I conti non tornano

29 dicembre 2009 Lascia un commento

Conti bancari, l’Antitrust accusa “Chi va in rosso paga troppo”.

ROMA – Le nuove commissioni bancarie che hanno sostituito la “commissione di massimo scoperto” si stanno rivelando più costose per i consumatori. Lo dice l’Antitrust che ha girato una segnalazione al governo, al Parlamento ed alla Banca d’Italia, per sottolineare l’esito di un monitoraggio effettuato sulle condizioni applicate alla clientela dai principali gruppi bancari.
Dall’indagine dell’Antitrust, emerge che per gli scoperti transitori di conto corrente si è verificato un innalzamento dei costi per i correntisti. In pratica, secondo l’Antitrust, per chi oggi va momentaneamente in rosso sul proprio conto bancario, i costi sono aumentati fino a livelli superiori anche di 15 volte rispetto alla vecchia commissione di massimo scoperto.
“In particolare – spiega la nota dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato – per lo scoperto è emerso che, considerando importi e durate del ‘rosso’ rappresentativi di un comportamento medio dei correntisti privi di fido, le nuove condizioni economiche si presentano in cinque casi peggiorative, in una misura che varia da circa il doppio sino a quindici volte. In un sesto caso le condizioni sono risultate equivalenti a quelle vigenti con il precedente regime normativo, mentre solo in un caso sono più vantaggiose”.
Situazione anche peggiore per i correntisti che invece possono contare sul fido, almeno fino all’entrata in vigore della legge del 3 agosto 2009 che ha messo un tetto dello 0,50% per trimestre sull’importo dell’affidamento al corrispettivo pagato dal cliente. Fino a quella modifica, venivano applicate aliquote variabili dallo 0,90% all’1,50% trimestrale, oppure aliquote annue ricomprese tra il 3,60% e il 6%. Secondo l’indagine Antitrust, si trattava di aliquote sempre più “pesanti” rispetto alla commissione di massimo scoperto quando gli utilizzi delle somme avvenivano entro il fido e più vantaggiose solo se si “sconfinava” rispetto alla somma affidata.
In sostanza, il cliente “virtuoso” era penalizzato, come era mediamente più penalizzato il cliente che aveva un fido minore. Con la legge di agosto, invece, le nuove commissioni sono diventate più vantaggiose ma solo a partire da un ammontare di utilizzo del fido stesso superiore circa alla metà.
La morale – cioè il cuore della segnalazione inviata dall’Antitrust anche a governo e Bankitalia – è che dall’abolizione del massimo scoperto non sono arrivati i tanto attesi risparmi per i consumatori, anzi: “Le nuove condizioni economiche” previste dalle banche, scrive l’Antitrust, “si presentano quasi sempre peggiorative in termini di esborso economico rispetto alla commissione di massimo scoperto ed alle altre voci di costo previste in precedenza”.
Le reazioni “Eravamo certi che le banche avrebbero trovato velocemente il modo di mettere furbescamente le mani in tasca ai consumatori – dice Carlo Rienzi, presidente del Codacons – . Per questo chiediamo che sia elevata, nei confronti degli istituti di credito che hanno sostituito la commissione di massimo scoperto con balzelli addirittura 15 volte più cari, una maxi-sanzione non inferiore a un miliardo di euro, così da dare una lezione all’arrogante mondo bancario che continua a spremere come limoni i propri clienti”.
La Repubblica.it

PER LEGGE, LA COMMISSIONE DI MASSIMO SCOPERTO SOLO SE C’E’ UN FIDO. Il decreto legge 185/2008 conv. con modificazioni nella Legge 2/2009 ha introdotto importanti novità per tutti coloro che vanno in rosso sul conto corrente. L’articolo 2 bis prevede infatti che la commissione di massimo scoperto (vale a dire la percentuale prevista sulla punta massima di debito del trimestre) possa essere applicata solo sui conti affidati (quelli in cui si è accordato un fido al momento dell’apertura) e solo se il debito dura per almeno 30 giorni consecutivamente. A ciò si deve aggiungere il comma 2 dell’art. 2 del D.L. 78/2009 conv. con modificazioni nella Legge 102/2009 che espressamente dispone che ”l’ammontare del corrispettivo onnicomprensivo di cui al periodo precedente non puo’ comunque superare lo 0,5 per cento, per trimestre, dell’importo dell’affidamento, a pena di nullità del patto di remunerazione”. I nuovi contratti hanno recepito queste disposizioni fin dall’entrata in vigore della legge (dunque dal 29 gennaio 2009), per i vecchi contratti, già esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge, le nuove disposizioni entreranno entro 150 giorni e dunque entro fine giugno. Ecco un primo esame comparativo delle spese cha hanno sostituito la commissione di massimo scoperto dei principali gruppi bancari; l’ipotesi utilizzata è quella di un rosso di c/c di 500 euro per 7 giorni, su un conto senza fido concordato al momento dell’apertura:
Gruppo MPS: la commissione di massimo scoperto era dell’1,25% per i conti non affidati. Ora scompare ed è sostituita, per gli scoperti senza fido, dalla “Commissione per istruttoria urgente” di massimo 100 euro a trimestre, pari a 50 euro per scoperti da 100 a 3000 euro e a 100 euro per scoperti sopra i 3000 euro. Dunque, oggi si pagano 50 euro. La “vecchia” cms sarebbe stata di 6,25 euro. Applicando la precedente commissione del’1,25% sul valore di 3000 euro, si sarebbe al massimo avuto una spesa di 37,5 euro, dunque ben al di sotto dell’attuale valore forfettario di 50 euro.
Gruppo Intesa San Paolo: la commissione di massimo scoperto era dello 0,95%. Ora è stata introdotta per i conti non affidati una “Commissione per scoperto di conto” pari a 2 euro per ogni 1000 euro o frazione di scoperto e per ogni giorno di scoperto. Per i conti affidati sparisce la cms e non è stata introdotta alcuna nuova spesa. Dunque le nuove spese ammontano nel nostro esempio a 14 euro (prima erano pari con la cms 4,75 euro). Sono state eliminate le spese fisse per la chiusura del conto in rosso che ammontavano a 30 euro a trimestre.
Gruppo Unicredit: la commissione di massimo scoperto era lo 0,98%. E’ stata sostituita per i fidi non concordati da un “Recupero spese per ogni sospeso” pari a 9 euro. Le nuove spese ammontano dunque a 9 euro (prima con cms erano 4,9 euro più spese per 15 euro). Ovviamente se le operazioni a debito salgono a due le spese diventano 18 euro e così via. Da fine giugno è introdotta la Commissione utilizzo oltre la disponibilità fondi pari a 2 euro ogni 1000 euro o frazione di debito che sia almeno di 50 euro al giorno. Nel nostro esempio dunque la spesa sarebbe di 14 euro.
Banca Sella: la commissione di massimo scoperto era pari allo 0,95%. Da fine gennaio 2009 è stata sostituita da “Onere per passaggio a debito nel trimestre” di 40 euro (prima con cms le spese erano 4,75 euro). L’importo di 40 euro è dovuto indipendentemente dai passaggi in rosso e dal valore dello scoperto. Questa spesa da luglio questa nuova spesa sarà ancora sostituita, introducendo “Recupero spese di gestione sconfino” pari a 5 euro al giorno con un massimo di 50 euro a trimestre. Nel nostro esempio dunque la spesa sarebbe di 35 euro.
Bnl Bnp Paribas: sul conto Bnl Revolution la commissione di massimo scoperto già non c’era e non c’erano altre spese. Ora è stata introdotta una “Commissione manca fondi” di 12,5 euro se sul conto viene a transitare un addebito senza disponibilità di fondi, di valore superiore ai 20 euro. Dunque se le operazioni in passivo sono due la spesa diventa di 25 euro (e questo indipendentemente dal valore addebitato purché si superi la franchigia di 20 euro).
Credem: sul conto Senza Spese Web e Senza Spese la cms era dello 0,99%. C’era una spesa di 15 euro per ogni liquidazione del conto con interessi a debito. La cms e le spese spariscono. Dal 1 luglio 2009 viene però introdotta per i conti non affidati una “Commissione per indisponibilità” dei fondi pari a 2,5 euro al giorno per ogni 1000 euro di debito o frazione (lo scoperto deve essere superiore a 100 euro). L’importo massimo applicabile è di 150 euro per liquidazione trimestrale. Nel nostro esempio (500 euro di scoperto non affidato per 7 giorni ) si pagano ora 17,5 euro (prima si sarebbero pagati 4,95 euro più 15 euro di spese di liquidazione, con un gg in più di debito si supera, con la nuova commissione, questa somma).
Dal 28 giugno quindi, non c’è più la commissione di massimo scoperto (per chi non ha un fido e per chi ce l’ha nel caso in cui il suo debito resti per meno di 30 giorni consecutivamente) ma entrano in vigore le nuove voci di spesa che le banche hanno introdotto per sostituirla. In effetti, le banche che hanno introdotto le nuove spese in sostituzione della commissione di massimo scoperto, sembrerebbe che non abbiano rispettato le disposizioni di legge.

Legge finanziaria 2010

29 dicembre 2009 2 commenti

Approvata in via definitiva l’ultima legge finanziaria, quella del 2010. In particolare, si segnala la proroga delle agevolazioni per ristrutturazioni edilizie (i commi 10 e 11 dell’art. 2 prorogano all’anno 2012 la detrazione Irpef spettante per le spese di ristrutturazione edilizia, 36% dell’onere sostenuto per un importo non superiore a 48.000 euro); IVA agevolata al 10% per le prestazioni relative ad interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, effettuati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa di cui alle lettere a), b), c) e d) dell’art. 3 del D.P.R. 380/2001; i commi 229 e 230 dell’art. 2 riaprono i termini per la rivalutazione di terreni e partecipazioni includendo nell’ambito di applicazione i beni posseduti alla data del 01/01/2010, in luogo della precedente fissata al 01/01/2008. Conseguentemente, vengono differiti dal 31/10/2008 al 31/10/2010 i termini per il versamento dell’imposta sostitutiva e per la redazione e il giuramento della perizia di stima.

E’ attuata la tanto vociferata “privatizzazione del Ministero della Difesa” mediante la costituzione della società “Difesa Servizi Spa” con capitale sociale iniziale di 1 milione di Euro.
Art. 2, comma 23. Ai fini dello svolgimento dell’attivita`negoziale diretta all’acquisizione di beni mobili, servizi e connesse prestazioni strettamente correlate allo svolgimento dei compiti istituzionali dell’Amministrazione della difesa e non direttamente correlate all’attivita`operativa delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, da individuare con decreto del Ministro della difesa di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nonche´ ai fini dell’articolo 7 della legge 24 dicembre 1985, n. 808, nonche´ delle attivita` di valorizzazione e di gestione, fatta eccezione per quelle di alienazione, degli immobili militari, da realizzare anche attraverso accordi con altri soggetti e la stipula di contratti di sponsorizzazione, e` costituita la societa` per azioni denominata «Difesa Servizi Spa», con sede in Roma. Il capitale sociale della societa`di cui al presente comma e` stabilito in 1 milione di euro e i successivi eventuali aumenti del capitale sono determinati con decreto del
Ministro della difesa, che esercita i diritti dell’azionista. Le azioni della societa` sono interamente sottoscritte dal Ministero della difesa e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi.

Infine di particolare interesse alcune modifiche in materia di spese di giustizia.
Art. 2, comma 212. Al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 9, comma 1, le parole: «le esenzioni previste» sono sostituite dalle seguenti: «quanto previsto»; b) all’articolo 10: 1) i commi 4 e 5 sono abrogati; 2) dopo il comma 6 è aggiunto il seguente: «6-bis. Nei procedimenti di cui all’articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, gli atti del processo sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, nonché delle spese forfetizzate secondo l’importo fissato all’articolo 30 del presente testo unico. Nelle controversie di cui all’articolo unico della legge 2 aprile 1958, n. 319, e successive modificazioni, e in quelle in cui si applica lo
stesso articolo, è in ogni caso dovuto il contributo unificato per i processi dinanzi alla Corte di cassazione»;
c) all’articolo 13: 1) il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Per i processi di esecuzione immobiliare il contributo dovuto è pari a euro 200. Per gli altri processi esecutivi lo stesso importo è
ridotto della metà. Per i processi esecutivi mobiliari di valore inferiore a 2.500 euro il contributo dovuto è pari a euro 30. Per i processi di opposizione agli atti esecutivi il contributo dovuto è pari a euro 120»; 2) al comma 2-bis, sono premesse le seguenti parole: «Fuori dei casi previsti dall’articolo 10, comma 6-bis,»; 3) il comma 4 è abrogato.
In breve sintesi:
1)- Saranno soggetti al contributo unificato i procedimenti cautelari attivati in corso di causa nonché l´istanza di regolamento di competenza e giurisdizione (abolizione commi 3 e 4 art. 10 dpr 115/2002);
2)- I procedimenti di cui all´art. 23 legge 689/81 (opposizione a ordinanza ingiunzione) sono soggetti al contributo unificato (rilascio copie e le notifiche ad istanza di parte dovrebbero continuare ad esser esenti);
3)- le cause esenti (legge 2.4.1958 n. 319) sono soggette al contributo unificato per i processi davanti la Corte di Cassazione (contributo unificato, a seconda del valore, oltre 168 euro fisse);
4)- Per i processi di esecuzione immobiliare il contributo è di euro 200,00; per gli altri di 100; per i processi esecutivi di valore inferiore a 2.500 (sino ad ora esenti) è dovuto un contributo di Euro 30; per i processi di opposizione agli atti esecutivi il contributo è di euro 120;
5)- per i processi in materia di locazione, comodato, occupazione senza titolo e impugnazione di delibere condominiali è dovuto il contributo a seconda del valore della causa (è soppresso il comma 4 dell´art. 13 d.p.r. 115/2002).
Il testo integrale
Il testo del DPR 115/2002 come riformato dalla finanziaria

Borsellino

29 dicembre 2009 Lascia un commento

L’ultima intervista di Paolo Borsellino.
L’intervista fu rilasciata a due giornalisti francesi, Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi il 19 maggio 1992 (due giorni prima della strage di Capaci dove morì Giovanni Falcone). Borsellino parla per la prima volta di un’inchiesta che coinvolge Berlusconi, Dell’Utri e Mangano. Buona lettura.

Gelli docet

29 dicembre 2009 Lascia un commento

Le linee guida per la rinascita della nazione, databili intorno al 1976 da parte di uno dei personaggi più discussi della storia recente. Alcuni punti sono di sconvolgente attualità. Quella di seguito dovrebbe essere la versione integrale. Buona lettura.

Disinformazione

29 dicembre 2009 Lascia un commento

Quando Bossi e Fini cancellarono l’immunità.

ROMA-Chi abolì, nel 1993, l’immunità parlamentare? Perché? E per ordine di chi? Secondo la ricostruzione del Presidente del Consiglio, “le correnti politicizzate della magistratura, giusto dieci anni fa, imposero a un Parlamento intimidito e condizionato un cambiamento della Costituzione del 1948 che ha messo nelle loro mani il potere di decidere al posto degli elettori”. Ma, secondo le cronache parlamentari, le cose andarono ben diversamente.
Nessuna corrente o magistrato chiese l’abolizione di quel privilegio, che imponeva alle procure di chiedere il permesso alle Camere anche per poter aprire un’indagine su un parlamentare (permesso quasi sempre negato). A chiederlo, all’indomani del rigetto delle autorizzazioni a procedere per Craxi, furono due mozioni:
-una firmata da Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Castelli;
-l’altra da Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa;
-di quei sei,cinque sono oggi ministri del governo Berlusconi.
I tre leghisti parlavano di “inaccettabile degenerazione nell’applicazione dell’immunità parlamentare trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio con conseguenze inaccettabili e aberranti che vanno eliminate al più presto.”
I tre missini scrivevano: “l’uso dell’immunità e soprattutto l’abuso del diniego dell’autorizzazione a procedere vengono visti…come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia”.
Il relatore della legge che abrogava l’immunità era Pier Ferdinando Casini che, il 12 maggio’93, disse alla Camera: “il principio del princeps legibus solutus è medievale e quindi superato. Se vi è istanza di eguaglianza, quindi, essa deve riguardare in primo luogo gli autori della legge”.
Il 12 ottobre la Camera approvò con 525 sì, 5 no e 1 astenuto.