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Gli allegri complottisti

Mi è capitato in questi giorni di leggere un articolo a firma dell’avv. Paolo Franceschetti sulla massoneria deviata, sulle disavventure occorse all’autore dell’articolo in questi ultimi tempi, su insoliti incontri, lettere scritte con inchiostro verde, velate e meno velate minacce di male fisico e addirittura di morte.
Il tutto mi lascia abbastanza perplesso per una duplice serie di motivi.
Iniziamo della formazione del giurista: sin dal primo anno di università, se si ha la fortuna di incontrare docenti preparati ed appassionati, e si ha la pazienza e l’umiltà di apprendere iniziando dai concetti elementari, viene insegnato quello che è, o dovrebbe essere, il nucleo fondante del pensare, la cd. forma mentis di ogni buon giurista, che sia esso avvocato o magistrato, ossia l’attenzione pressochè maniacale ai fatti.

Ecco, a ben vedere di fatti nelle enunciazioni direi quasi speculative dell’autore ce ne sono molto pochi; l’articolo è infarcito di teorie cospirazionistiche di difficile dimostrazione, di asseriti episodi di minacce, di telefonate mute e di una collaboratrice colta nel sonno e aggredita (??), fatto quest’ultimo che è stato diligentemente e prontamente (per la sua indubbia gravità) denunciato all’autorità competente.
Ebbene, non si può fare a meno di notare che, difficilmente, colui che si sente seriamente minacciato addirittua anche all’interno delle mura domestiche, si espone pubblicamente in codesta maniera, anche considerando la rete internet quale stumento mediatico marginale, ad uso e consumo di un ristretto numero di persone.
I simbolismi ambigui, (attribuiti alla massoneria) usati per perseguitare pervicacemente l’autore, il quale risponde impeccabilmente acquistando una bella moto, certo possono essere l’indice sintomatico di un’enorme cospirazione in danno suo e dei suoi stretti collaboratori, ma è altrettanto difficile credere che, davanti ad una denuncia di un fatto circostanziato e temporalmente definito, l’autorità giudiziaria si spogli del fascicolo facendolo artatamente sparire addirittura occultandolo.
Le accuse rivolte un po’ a tutte la autorita inquirenti sono talmente gravi da suscitare preoccupazione e sdegno, se non fosse che, con una breve ricerca, si scopre facilmente, che di siffatte teorie complottiste, cospirazioni, macchinazioni e dietrologie eversive di varia natura (cfr., l’11 settembre) la rete internet ne è satura.
Lo scopo perseguito dagli autori e divulgatori di questa tipologia di informazione non è chiaro: l’Italia sta forse attraversando un periodo non proprio facile; la ricerca spasmodica del perché i nostri figli debbano avere un futuro incerto e complessivamente debbano beneficiare di minori opportunità rispetto ai loro padri, potrebbe essere la causa più verosimile di questo profluvio di immaginazione senza fine che, nella maggior parte dei casi, è completamente avulsa dalla realtà che ci circonda.
Del pari, la creazione di teorie astruse, che poggiano le basi su credenze popolari quali il “valore convenzionale della moneta” che ha dato adito alla ben nota teoria del cd. “signoraggio”, e alle collaterali ipotesi di introduzione dei “buoni monetari locali” che permetterebbero addirittura di raddoppiare il valore del prodotto interno lordo su base locale nel giro di pochi mesi dando così una boccata d’ossigeno al commercio al minuto messo a repentaglio dalla globalizzazione, non sono altro che teoremi privi di qualsiasi valore scientifico come è facilmente dimostrabile e come insegnano del resto in tutte le università di economia.
Certo, restano irrisolti importanti problemi di criminalità organizzata, fenomeni collusivi criminali fra mafie e istituzioni ai quali uomini di valore hanno tentato di dare una risposta, mafie che, ritornando all’articolo in commento “ si infilano nelle nostre città del nord..” (l’autore è di Viterbo, ridente cittadina del Lazio), ma ciò mi pare non basti per instillare mediante scenari apocalittici, ulteriore confusione e paura, senso di insicurezza e precarietà, sfiducia nelle istituzioni e in chi le guida.

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