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Emergenza terrorismo

Com’è noto, l’art. 7, comma 4 della Legge 31 luglio 2005, n. 155 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale” cd. “Decreto Pisanu”, impone una serie di obblighi -anche in deroga alla normativa in materia di privacy- ai titolari di pubblici esercizi, tenuti a conservare un registro dei dati dei propri clienti che si connettono a internet. C’è inoltre l’obbligo di identificazione certa degli utenti della propria rete (tramite carta d’identità o numero di cellulare) nonchè l’obbligo di custodire i dati sul traffico che gli utenti dell’esercizio hanno fatto su internet (log), affinche l’autorita giudiziaria, all’occorrenza, possa acquisirlo e consultarlo.
Il tutto vale non solo per gli internet point ma anche per qualsiasi privato che, da un esercizio pubblico o da casa propria, voglia dare accesso a internet a terzi. Ovviamente il provvedimento ha destato forti polemiche sin dalla sua adozione e ha scoraggiato l’uso delle reti pubbliche WiFi.
Secondo la proposta di Legge presentata di recente da Roberto Cassinelli, deputato del PDL, sarà il Ministero dell’Interno a limitare l’accesso ai soggetti reputati non affidabili. Tra le ipotesi per rendere più snello questo meccanismo c’è quella del riconoscimento dell’utente tramite carta sim del cellulare. L’interessato a usare la rete pubblica manderà un messaggio ad un numero prestabilito, a costi e modalità da definire, e riceverà a breve un codice via sms da inserire nel computer e iniziare la navigazione. Solo l’avvenuta ricezione permetterà il permesso di accedere alla rete pubblica, in caso contrario il soggetto sarà stato inserito in una specie di “black-list” e gli sarà vietato l’uso del wi-fi.
Pare inquietante. Delegare all’autorità amministrativa il compito di limitare la libertà di espressione che si manifesta anche (e specialmente) mediante le comunicazioni personali, comprese quelle in formato elettronico e telematico, senza alcun vaglio preventivo o successivo, ci riporta inevitabilmente alla sempiterna domanda: chi controlla il controllore?

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