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Archive for gennaio 2010

Brunetta della domenica

31 gennaio 2010 Lascia un commento

Stamattina andava in onda su una nota emittente radiofonica nazionale la solita rubrica domenicale di Renato Brunetta.
Il Ministro spiegava che i magistrati non sono un potere, giacchè il potere può essere solo democratico e promanare dal popolo, ma un ordine, appunto l’Ordine Giudiziario, costituito non da giudici ma più correttamente da magistrati che si dividono in due grandi categorie, inquirenti e giudicanti, “gente che ha vinto un concorso” autonomi, indipendenti e soggetti soltanto alla legge. In altre parole “mai nessun Ministro potrà dire ad un magistrato quel che deve o non deve fare”.
A seguito delle dichiarazioni del Ministro alla radio, ci sentiamo in dovere di riportare alcune precisazioni.
In proposito, si devono necessariamente richiamare alcune nozioni in tema di ordinamento dello Stato, in particolare attraverso una disamina dei modi in cui si manifesta l’autorità dello Stato, che si esauriscono nelle tra funzioni classiche: funzione legislativa, funzione amministrativa e funzione giurisdizionale, alle quali corrisponderà la rispettiva distinzione degli organi in legislativi, amministrativi e giurisdizionali.
Questo principio organizzatorio ben noto sin dal XIX secolo (ed è strano che Brunetta non lo conosca) sta alla base dello stato liberale: all’accentramento del potere in una sola persona si sostituisce la divisione dei poteri fra più organi. L’autorità, il potere dello Stato pur restando unico nella sua essenza (i modi in cui il potere si manifesta vale a dire le funzioni dello Stato possono invece essere molteplici), viene frazionato stabilendo controlli reciproci fra gli organi che lo esercitano onde evitare che esso venga esercitato in maniera arbitraria e incontrollata.
E quindi, il principio della separazione delle funzioni o dei poteri deve essere letto in chiave organizzatoria come un complesso di più organi che esercitano una parte di autorità o potere. Conclusivamente, l’autorità o il potere dello Stato viene ripartito, ed accanto al potere esecutivo (il governo), al potere legislativo (il parlamento), abbiano il potere giurisdizionale che, tanto per usare le parole della Costituzione “è esercitato dai magistrati ordinari istituiti e ragolati dalle norme sull’ordinamento giudiziaro” (art. 102, Cost), la cui appllicazione integrale dà luogo all’attribuzione del potere giurisdizionale solo ai magistrati ordinari, in forza del cd. principio della unicità della giurisdizione. Ma come direbbe Lucarelli, questa è un’altra storia..

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Soldati politici

31 gennaio 2010 Lascia un commento

Ritorno ancora una volta sulla Convenzione identitaria di Orange, ovvero sulla reunion delle destre estreme di tutta Europa organizzata lo scorso ottobre dal Blocco identitario francese. Alla due giorni di dibattito anti-islamico e “anti-racaille” aveva aderito anche la Lega Nord, rappresentata da Mario Borghezio. Avevo già riferito di come in quella sede l’eurodeputato leghista avesse lanciato la proposta di una sorta di scuola di formazione transnazionale per i quadri dei vari movimenti europei facenti riferimento al radicalismo identitario. Ma pare ci sia qualcosa di più.
Alla convenzione era infatti presente anche Dominique Baettig, deputato dell’Assemblea federale svizzera e membro dell’UDC, uno dei partiti promotori del recente referendum anti-minareti. La partecipazione di Baettig ad un congresso che riuniva la crème del populismo xenofobo europeo aveva suscitato accese polemiche in Svizzera, tanto che il “democratico di centro” dovette abbandonare i lavori prima della loro chiusura. Nel frattempo, però, una rete della televisione elvetica aveva deciso di inviare una telecamera al “Palais del princes”, sede della convenzione, proprio per testimoniare a quale genere di raduno avesse aderito un rappresentante del maggior partito svizzero.
Quella è stata la sola telecamera ad aver ripreso tutti lavori, dall’inizio alla fine. Compreso l’intervento di Mario Borghezio. Ed è proprio sul passaggio relativo alla “scuola di formazione” che si soffermano in particolare le immagini della tv elvetica. Lo speaker è sbigottito: Borghezio non ha in mente una semplice scuola per dirigenti, ma per veri e propri “soldati” che “tengano testa fisicamente ai nemici”.
Dal blog di Daniele Sensi

Il sito non perdona

31 gennaio 2010 Lascia un commento

Il sito non perdona
Il caso di Renata Polverini fa scandalo sul web nel silenzio della politica
Il caso di Renata Polverini conferma la teoria di Beppe Grillo: internet è spietato.
Puoi mentire persino al notaio, come ha fatto la leader del sindacato Ugl per evadere le tasse, ma non puoi mentire alla rete.
È impressionante la lettura del sito http://www.renatapolverini.it 
Sono tantissimi i commenti al blog (ne riportiamo tre, ma sono almeno dieci volte di più) di persone comuni che scrivono per chiedere conto al candidato delle notizie pubblicate dal Fatto Quotidiano.
Il caso dovrebbe essere studiato nelle scuole di comunicazione.
L’apertura al web doveva essere la carta vincente della campagna obamiana della sindacalista di destra prestata alla politica.
Purtroppo, alla vigilia dell’inaugurazione del sito, è uscita l’inchiesta del nostro giornale: Renata Polverini ha comprato a prezzo stracciato dallo Ior nel dicembre del 2002 (272 mila euro per sei stanze tre bagni e due box vicino all’Aventino) e non soddisfatta dell’affarone ha anche mentito al notaio per avere l’agevolazione prima casa e pagare il 3 per cento di tasse invece del 10.
La sindacalista, infatti, aveva già comprato 9 mesi prima un’altra casa dall’Inpdap, a un prezzo ancora più basso: 148mila euro per sette vani catastali e un box al Torrino, vicino all’Eur.
Oggi siamo in grado di aggiungere un dato: anche sull’acquisto di quella prima casa dall’Inpdap c’è qualcosa che non va.
Almeno dal punto di vista etico-politico.
Renata Polverini compra con lo sconto in qualità di inquilina dell’Inpdap ma è costretta a fare una donazione alla mamma di un’altra casa che aveva già comprato nel 2001, perché altrimenti non avrebbe avuto diritto a comprare con lo sconto.
Anzi non avrebbe avuto diritto proprio a quella casa che sarebbe così rimasta nel patrimonio dell’ente che ne avrebbe tratto molti più soldi mettendola all’asta.
di Marco Lillo

Per chi vota la Cei

31 gennaio 2010 1 commento

Per chi vota la Cei
Da giorni si capiva che nel mondo cattolico c’era un certo fermento per decidere chi votare alle regionali.
Ieri ci ha pensato monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, a chiarirlo (un po’):
“Non possiamo contrapporre i valori alle responsabilità sociali”.
La lista delle caratteristiche richieste al candidato ideale è abbastanza precisa: deve difendere la vita “in qualunque forma si presenti”, la famiglia fondata sul matrimonio, promuovere la solidarietà.
Che in pratica significa che non si deve votare per Emma Bonino nel Lazio e, nelle altre regioni, si può scegliere tra Pdl e Udc.
Visti i complessi equilibri tra il partito di Silvio Berlusconi e quello di Pier Ferdinando Casini, è però decisivo capire su chi punta la Cei.
Ieri mattina Crociata ha detto:
“Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche”.
Una replica a Berlusconi che potrebbe sembrare a qualcuno un implicito invito a votare Udc.
Eppure è stato notato dai vaticanisti un certo attivismo nei giorni scorsi di Camillo Ruini, ex presidente della Cei, che si è recato anche dal Papa a discutere degli equilibri di potere tra vescovi e Vaticano.
Ruini ha sempre sostenuto che non si doveva spingere per avere un forte partito cattolico, ma per avere cattolici in posizioni di forza, uno schieramento trasversale al centrodestra (e in parte al Pd) con le stesse idee su bioetica e politiche sociali.
Una linea fallimentare, al momento, visto che l’unico “cattolico” (inteso in senso ruiniano) del governo, il sottosegretario Eugenia Roccella è al momento nel limbo, non più sottosegretario al Welfare e non ancora sottosegretario alla Salute (manca la conferma della delega).
di Stefano Feltri

Se il premier è ricattabile

31 gennaio 2010 Lascia un commento

Se il premier è ricattabile
Ora si grida al complotto, ma la vicenda D’Addario dimostra solo la leggerezza istituzionale di Berlusconi
La parola chiave è “ricattabilità”.
Si, perché comunque la si giri questa strana storia di Patrizia D’Addario, la escort che adesso, secondo il settimanale Panorama, sarebbe considerata dal procuratore di Bari Antonio Laudati una sorta di Mata Hari di provincia inviata a Palazzo Grazioli per incastrare il premier, dimostra con quanta leggerezza Silvio Berlusconi abbia ricoperto il suo ruolo istituzionale di presidente del Consiglio di tutti gli italiani.
Ogni protagonista dell’inchiesta pugliese, e persino il premier in persona, ha confermato che, almeno fino allo scorso maggio, l’accesso nelle abitazioni del Cavaliere, equiparate per legge a residenze di Stato, era totalmente incontrollato.
Così frotte di donne, molte delle quali straniere o a pagamento (ufficialmente erano ragazze immagine) cenavano, cantavano, ballavano e, in qualche caso facevano pure dell’altro, con Berlusconi senza che nessuno sapesse chi erano e da dove venivano.
Una falla importante nella sicurezza del capo del governo, visto che il ricatto o lo scandalo sessuale sta nell’Abc dei manuali di spionaggio.
Una qualsiasi potenza straniera, o qualsiasi avversario politico particolarmente spregiudicato, avrebbe insomma avuto campo libero per screditarlo o, addirittura, per condizionare le sue decisioni.
Se davvero, come sostiene il settimanale edito da Berlusconi, le cose sono andate in questo modo, di chi è la responsabilità?
Riandando con la moviola della memoria a quei giorni convulsi di inizio estate è facile scoprirlo.
È di Silvio Berlusconi.
di Peter Gomez

Realtà e illusione

29 gennaio 2010 Lascia un commento

Intervista al Ministro Renato Brunetta “Quindi per lei quello della giustizia non è un problema di risorse insufficienti?”
«Assolutamente no. Per la giustizia spendiamo come gli altri Paesi europei, se non di più. Abbiamo lo stesso numero di magistrati, se non maggiore, e lo stesso vale per il personale amministrativo. Se il ministro Alfano, come ha intenzione di fare, mette mano all’organizzazione, può risolvere la grandissima parte dei problemi. Un aiuto glielo sto anche dando io, con le nuove norme sulla informatizzazione della giustizia».

“Siamo dipendenti ed ex dipendenti di aziende che operano nei tribunali per il servizio di fono-registrazione e verbalizzazione atti giudiziari. Alcuni di noi non percepiscono stipendio da dieci mesi e passa, altri dopo svariati mesi non hanno liquidate le loro spettanze dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Alcuni hanno preferito licenziarsi per cercare impiego in un’altra azienda del settore. Siamo gli impiegati che trascrivono i verbali dei processi penali. Preziosi collaboratori di giudici e magistrati senza i quali il corso della giustizia rischierebbe di paralizzarsi. Riuscire a ricevere lo stipendio è diventata un’impresa impossibile. A gestire il servizio di trascrizione dei verbali penali, per conto del Ministero della Giustizia, è il consorzio Astrea che a sua volta subappalta il lavoro ad altre aziende (tra cui le nostre). Qualcuno di noi ha scoperto che non erano nemmeno stati versati i contributi. Andando a prendere visione delle visure camerali delle ditte insolventi abbiamo, per mesi, inutilmente cercato di contattarle per capire cosa stesse succedendo e se fossimo stati in grado di recuperare i soldi. Sono nella nostra condizione tanti nostri colleghi che lavorano in molte Regioni. La strada che abbiamo deciso di percorrere è quella della giustizia con la presentazione di decreti ingiuntivi di pagamento nei confronti delle aziende che ci stanno lasciando senza stipendio. Vogliamo che la situazione che stiamo vivendo diventi pubblica.” Alessio Burati (Genova)

Gli sciali del sovrano

27 gennaio 2010 Lascia un commento

Gli sciali del sovrano: 4 miliardi e mezzo di spese inutili
Crisi? E quando mai? B col suo governo ha impiantato una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre 1 miliardo di € l’anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto. Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono 5 milioni e si arriva a pagare 250 € il noleggio di un pc per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi. Una follia! Impossibile da immaginare nell’Italia normale dove aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano per far quadrare i conti. Ma la crisi non tocca B e i piani più alti della nomenklatura berlusconiana dove si può ben dire che la crisi è alle spalle, mentre domina allegramente lo scialo più sciagurato. Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei ministri, è stato appena nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti, il top della carriera pubblica. La segretaria Marinella Brambilla diventa direttore generale. Diventano superdirigenti generali Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta, Maria Serena Ziliotto, che assiste Giovanardi, e Patrizia Rossi, segretaria di Rocco Crimi. Plotoni di alti funzionari senza incarichi operativi passano il tempo a far nulla mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui stipendi.
A Palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori controllo.
Mentre il folle Brunetta parla di tagliare le pensioni di anzianità di 500 €, la corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280 milioni nel 2007; 4 miliardi 294 milioni, nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano le strutture proliferate sotto B tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti da sottosegretari e ministri senza portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19. Degli oltre 4 miliardi, più del 70% se ne va per le cosiddette “politiche attive” dei dipartimenti, a cominciare dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato 2.132 milioni. Quel che resta è inghiottito dal funzionamento dell’apparato, degno di una corte barocca. L’organizzazione di Palazzo Chigi è ramificata tra uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico, militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben 10 ministri. Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe segnare un nuovo primato.
B è molto attento alla sua immagine. Ma quanto ci costa? Ha reclutato all’interno di una propria struttura (“ufficio del presidente”) Mario Catalano, idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo scenografo di “Colpo Grosso”, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco rassicuranti che prepara il set e lo libera dalle presenze sgradite. La sola operazione case con cui B dava le chiavi ad alcune faniglie terremotate è costata 300.000 €, con cui di appartemaneti se ne facevo 6. Prodi per tutto il suo governo in 25 mesi spese 150.000 €.
La cena per raccogliere fondi per Israele è costata 110.000 € , di cui 14.00 solo per riprendere B. Tremonti paga il Bilancio di Palazzo Chigi con un fondo apposta. Poi gli mancano i soldi per la carta igienica delle scuole o per gli antidolorifici negli ospedali!
Intanto, mentre si tagliano i posti di lavoro e si chicchiera di parlamento ridotto, gli organicidi B continuano a crescere. Da 3.063 persone si è arrivati a 4.542. E si è agilmente superato il blocco delle assunzioni della Finanziaria con una selva di comandati- raccomandati dall’alto e lautamente pagati, alla facia della crisi!
Ogni dirigente si becca 180 mila € lordi l’anno, Bertolaso 280 mila e il segretario generale Manlio Strano 297 mila, Ragusa, ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, riassunto da pensionato: 184 mila; riesumato anche Carlo Sica, consulente da 40 mila, o Bravi collocato alla struttura di missione sui 150 anni dell’Unità d’Italia:139 mila!
Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli estranei senza il minimo ritegno.
Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.
E anche le “strutture di missione” sono un altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e puntualmente riconfermati. Per es. La struttura di supporto alla delegazione governativa per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione, o l’unità strategica per la comunicazione sull’attività del governo, o la struttura per il rilancio dell’immagine dell’Italia, o per cogliere le “opportunità delle Regioni in Europa” ..Follie! Dissipazioni! Uno schiaffo sulla faccia del paese che meriterebbe altro che un souvenir in risposta!
Fonte: l’Espresso

Buon viaggio sulla luna

26 gennaio 2010 Lascia un commento

Ritorno in Italia dopo una lunga permanenza in Francia.
Dopo la statuetta del Duomo di Milano il fascino delle notizie italiane non mi spingeva nelle edicole francesi ad acquistare sovente i nostri quotidiani ed i telegiornali locali sono sempre meno interessati alle nostre misere questioni, anzi parlando con loro il nostro paese negli ultimi anni , rappresenta uno spettacolo assimilabile al “burlesque”, roba da bagaglino tanto per capirci.
Anche la Francia soffre questo momento di profonda depressione ed il loro presidente non riscuote, nei più, un grande favore, ma la dignità del popolo francese lascia trasparire con evidenza la tradizione culturale che, ahimè , questa piccola italia non possiede.
Premetto a chiarimento che non sono assolutamente esterofilo, non lo sono mai stato, e non sono assolutamente affascinato dal loro esasperato nazionalismo gaullista. Mi sembra giusto comunque ascoltare che cosa un paese che ci è vicino possa pensare di noi.
La loro domanda che più mi ha colpito è stata la seguente:“Come fate ad accettare l’attuale stato di cose della vostra situazione politica senza reagire?”
Non è sicuramente una domanda particolarmente acuta, ma è quella che mi è stata rivolta un numero infinito di volte e con particolare enfasi. È cosi evidente per i moderni Galli il nostro degrado?
Evidentemente per loro la nostra situazione è chiarissima e nello stesso tempo inspiegabile. Ritengono che nonostante un numero importante di persone siano profondamente contrarie ai comportamenti dei politici italici nulla ,assolutamente nulla possa cambiare.
Le mafie, le camorre, le ‘ndranghete continueranno ad operare indisturbate, anzi continueranno ad ampliare i loro orizzonti finanziari e di potere indipendentemente dalla rischiosissima opera di Saviano e di alcuni (troppo pochi) magistrati. I corrotti ed i corruttori unitamente agli evasori continueranno ad impoverire il paese a loro vantaggio, e, con l’ultima legge gli “italiani al di sopra di ogni sospetto” fra poco potranno commettere ogni sorta di delitto, omicidio incluso. Consiglierei alle signore Veroniche un bel viaggio sulla luna nella parte in ombra.
Leggo che Grillo sta preparandosi per un tour atto a spiegare ai nostri confinanti lo stato delle cose italiane. Sappia Grillo che francesi, tedeschi, svizzeri, ecc capiscono molto meglio di noi cosa sta succedendo nel nostro paese e sono molto, veramente molto preoccupati di confinare con un paese, profondamente degradato che sta mettendo in pericolo la tenuta dell’Europa intera, contrariamente a quanto televisioni e giornali italiani continuano ad affermare, in modo falsamente ottimistico, sullo stato delle nostre cose.
A proposito di televisione. L’altra sera a Ballarò, un noto politico della compagine governativa che assomiglia tremendamente al monaco glabro e ciccione del Nome della Rosa, si esprimeva come suo solito, in modo da creare negli udenti copiosi conati di vomito, unitamente allo Jago del giornalismo italiano. Di fronte al governativo monaco glabro sedeva il capo dell’opposizione, ovvero l’uomo che deve contrastare ciò che costoro stanno combinando…Ho dovuto ammettere…abbiamo perso tutto…
Ecco ciò che francesi, tedeschi, svizzeri non capiscono e non possono capire…..volutamente l’Italia si è privata di opposizione, noi non abbiamo nessuno che impedisca a costoro di distruggere il nostro paese, sotto tutti i punti di vista. Anzi la così detta opposizione su consiglio dei monaci glabri sta cercando di uccidere anche gli ultimi rigurgiti di ribellione, il caso Vendola è troppo evidente.
Anche a Vendola oltre le Veroniche sarebbe consigliabile, visti i tempi, un viaggio sul lato in ombra della luna.
Cari italiani cominciate a capire che i viaggi sulla luna, per coloro che non riescono a diventare rapidamente seguaci dei monaci glabri, non saranno opzioni esclusive dei Vendola e delle Veroniche, ma diventeranno come lo furono per i Pertini opzioni irrinunciabili. Non pensate di essere diversi agli occhi di costoro dai neri raccoglitori di frutta di Rosarno, la legge che a breve sarà vigente, cercate di capirlo in fretta, metterà al bando tutti coloro che cercheranno anche gentilmente di dire che non sono d’accordo.
Ai nostri confinanti lo stato delle cose nel nostro paese e “tremendamente “ chiaro ed è altrettanto chiaro che la latitanza dei codardi intellettuali italiani ha causato tutto ciò.
La borghesia, oggi cialtrona e sciatta, fu quella che un tempo ormai lontano contribuì al cambiamento, come riesce a non vergognarsi?
Il cambiamento è irrinunciabile, non e possibile attendere scioccamente l’alzheimer del piccolo re, ovvero dell’Uomo al di sopra di ogni sospetto, che pur avendo ucciso il nostro paese disseminando apposta a dx e a manca tutti i segni della sua colpevolezza non riesce ad essere in alcun modo incriminato e condannato , poichè considerato dal popolo e da D’Alema appunto “al di sopra di ogni sospetto”.
Buon Viaggio sulla Luna
Ugo Arcaini

La padania e i meridionali

25 gennaio 2010 Lascia un commento

L’apoteosi del nulla: “..io sarei disposto anche a crepare..” crepare per cosa?

“Li abbiamo spidocchiati e loro hanno portato solo mafia..”
Domenica 15 marzo 2009 Report ha mandato in onda un servizio su Catania molto interessante, il documento che è emerso da Report è che la lega nord di Bossi ha versato del denaro al movimento di Lombardo per ben 2 volte, la lega nord del Senatur Bossi ha sborsato in totale 387 mila euro in favore di Lombardo.
La domanda da farsi è: perchè la lega foraggia il movimento per l’autonomia di Lombardo? E poi: alle ultime elezioni europee la lega al sud ha preso 39.451 voti con una percentuale dello 0,6. Possiamo avere i nomi e i cognomi dei trentanovemilaquattrocentocinquantuno spidocchiati che vanno in giro a diffondere la mafia e che, ciò nonostante, votano pure lega?

Il processo breve

25 gennaio 2010 Lascia un commento

Il testo del disegno di legge sul processo breve in corso di approvazione al Senato:

Articolo 1
(Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89)
1. All’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole “Chi ha subito” sono sostituite dalle seguenti: “In attuazione dell’articolo 111, secondo comma, della Costituzione, la parte che ha subito”;
b) al comma 3, la lettera b) è abrogata;
c) dopo il comma 3, sono aggiunti i seguenti:
«3-bis. Ai fini del computo del periodo di cui al comma 3, il processo si considera iniziato, in ciascun grado, alla data di deposito del ricorso introduttivo del giudizio o dell’udienza di comparizione indicata nell’atto di citazione, ovvero alla data del deposito dell’istanza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, ove applicabile, e termina con la pubblicazione della decisione che definisce lo stesso grado. Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato. Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di 90 giorni ciascuno.
3-ter. Non sono considerati irragionevoli, nel computo di cui al comma 3, i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma.
3-quater. Nella liquidazione dell’indennizzo, il giudice tiene conto del valore della domanda proposta o accolta nel procedimento nel quale si assume verificata la violazione di cui al comma 1. L’indennizzo è ridotto ad un quartoquando il procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce è stato definito con il rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza.
3-quinquies. In ordine alla domanda di equa riparazione di cui all’articolo 3, si considera priva di interesse, ai sensi dell’articolo 100 del codice di procedura civile, la parte che, nel giudizio in cui si assume essersi verificata la violazione di cui al comma 1, non ha presentato, nell’ultimo semestre anteriore alla scadenza dei termini di cui al primo periodo del comma 3-ter, una espressa richiesta al giudice procedente di sollecita
definizione del giudizio entro i predetti termini, o comunque quanto prima, ai sensi e per gli effetti della presente legge. Se la richiesta è formulata dopo la scadenza dei termini di cui al comma 3-bis, l’interesse ad agire si considera sussistente limitatamente al periodo successivo alla sua presentazione. Nel processo davanti alle giurisdizioni amministrativa e contabile è sufficiente il deposito di nuova istanza di fissazione
dell’udienza, con espressa dichiarazione che essa è formulata ai sensi della presente legge. Negli altri casi, la richiesta è formulata con apposita istanza, depositata nella cancelleria o segreteria del giudice procedente.
3-sexies. Il giudice procedente e il capo dell’ufficio giudiziario sono avvisati senza ritardo del deposito dell’istanza di cui al comma 3-quinquies. A decorrere dalla data del deposito, il processo civile è trattato prioritariamente ai sensi degli articoli 81, secondo comma, e 83 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, con
esclusione della deroga prevista dall’articolo 81, secondo comma, e di quella di cui all’articolo 115, secondo comma, delle medesime disposizioni di attuazione; nei processi penali si applica la disciplina dei procedimenti relativi agli imputati in stato di custodia cautelare; nei processi amministrativi e contabile l’udienza di discussione è fissata entro novanta giorni. Salvo che nei processi penali, la motivazione della sentenza che definisce il giudizio è limitata ad una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione si fonda. Il capo dell’ufficio giudiziario vigila sull’effettivo rispetto di tutti i termini acceleratori fissati dalla legge»;
d) In sede di prima applicazione, nei giudizi pendenti in cui sono già decorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 3-ter, della legge n. 89 del 2001, l’istanza di cui al comma 3-quinquies dello stesso articolo 2 è depositata entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.».
Articolo 2
(Estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevole)
«1. Nel codice di procedura penale, dopo l’articolo 346 è inserito il seguente:
Art. 346-bis – (Non doversi procedere per estinzione del processo). 1. Il giudice nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell’art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione dichiara non doversi procedere per estinzione del processo quando:
a) dal provvedimento con cui il pubblico ministero esercita l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 sono decorsi più di due anni senza che sia stata emessa la sentenza che definisce il giudizio di primo grado;
b) dalla sentenza di cui alla lettera a) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata la sentenza che definisce il giudizio di appello;
c) dalla sentenza di cui alla lettera b) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata sentenza da parte della Corte di cassazione;
d) dalla sentenza con cui la Corte di cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento oggetto del ricorso è decorso più di un anno senza che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
2. Il corso dei termini indicati nel comma 1 è sospeso:
a) nei casi di autorizzazione a procedere, di deferimento della questione ad altro giudizio e in ogni altro caso in cui la sospensione del procedimento penale è imposta da una particolare disposizione di legge;
b) nell’udienza preliminare e nella fase del giudizio, durante il tempo in cui l’udienza o il dibattimento sono sospesi o rinviati per impedimento dell’imputato o del suo difensore, ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per assoluta necessità di acquisizione della prova;
c) per il tempo necessario a conseguire la presenza dell’imputato estradando.
3. Nelle ipotesi di cui agli articoli 516, 517 e 518 in nessun caso i termini di cui al comma 1 possono essere aumentati complessivamente per più di tre mesi.
4. Alla sentenza irrevocabile di non doversi procedere per estinzione del processo si applica l’articolo 649.
5. Le disposizioni dei commi 1, 2, 3 e 4 non si applicano nei processi in cui l’imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale, e nei processi relativi a uno dei seguenti delitti, consumati o tentati:
a) delitto di associazione per delinquere previsto dall’articolo 416 del codice penale;
b) delitto di incendio previsto dall’articolo 423 del codice penale;
c) delitti di pornografia minorile previsti dall’articolo 600-ter del codice penale;
d) delitto di sequestro di persona previsto dall’articolo 605 del codice penale;
e) delitto di atti persecutori previsto dall’articolo 612-bis del codice penale
f) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’art.4 della
legge 8 agosto 1977, n.533, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo
625 del codice penale;
g) delitti di furto previsti dall’articolo 624-bis del codice penale;
h) delitto di circonvenzione di persone incapaci, previsto dall’articolo 643 del codice
penale;
i) delitti previsti dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale;
l) delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale;
m) delitti commessi in violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e
all’igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale;
n) reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286;
o) delitti di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti previsti dall’art. 260, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152.
6. In caso di dichiarazione di estinzione del processo, ai sensi del comma 1, non si applica l’articolo 75 comma 3. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini a comparire di cui all’art. 163 bis del codice di procedura civile sono ridotti della metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando l’imputato dichiara di non volersi avvalere della estinzione del processo. La dichiarazione deve essere formulata personalmente in udienza ovvero è presentata dall’interessato personalmente o a mezzo di procuratore speciale. In quest’ultimo caso la sottoscrizione della richiesta deve essere autenticata nelle forme previste dall’articolo 583, comma 3.».
Articolo 3
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
2. Le disposizioni dell’articolo 2 si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla Corte d’appello o alla Corte di cassazione.».

Le leggi fondamentali della stupidità umana

17 gennaio 2010 5 commenti

LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA
di Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley
I grandi personaggi carismatici/demagoghi moltiplicano/attirano gli stupidi trasformandoli da cittadini pacifici in masse assatanate. Quando la maggior parte di una società è stupida allora la prevalenza del cretino diventa dominante ed inguaribile.
Fatti:
1. gli stupidi danneggiano l’intera società;
2. gli stupidi al potere fanno più danni degli altri;
3. gli stupidi democratici usano le elezioni per mantenere alta la percentuale di stupidi al potere;
4. gli stupidi sono più pericolosi dei banditi perché le persone ragionevoli possono capire la logica dei banditi;
5. i ragionevoli sono vulnerabili dagli stupidi perché:
* generalmente vengono sorpresi dall’attacco;
* non riescono ad organizzare una difesa razionale perché l’attacco non ha alcuna struttura razionale.
Prima Legge
Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione:
a) persone che reputiamo razionali ed intelligenti all’improvviso risultano essere stupide senza ombra di dubbio;
b) giorno dopo giorno siamo condizionati in qualunque cosa che facciamo da gente stupida che invariabilmente compaiono nei luoghi meno opportuni.
E’ impossibile stabilire una percentuale, dato che qualsiasi numero sarà troppo piccolo.
Seconda Legge
La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona, spesso ha l’aspetto innocuo/ingenuo e ciò fa abbassare la guardia.
Se studiamo la percentuale di stupidi fra i bidelli che puliscono le classi dopo che se ne sono andati alunni e maestri, scopriremo che è molto più alta di quello che pensavamo. Potremmo supporre che è in relazione con il basso livello culturale o col fatto che le persone non stupide hanno maggiori opportunità di avere buoni lavori. Però se analizziamo gli studenti ed i professori universitari (o i programmatori di software) la percentuale è esattamente la stessa.
Le femministe militanti potranno arrabbiarsi, ma la percentuale di stupidi è la stessa in ambo i sessi (o in tutti i sessi a seconda di come si considerano).
Non si può trovare nessuna differenza del fattore Y nelle razze, condizioni etniche, educazione, eccetera.
Terza Legge
Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.
Quarta Legge
Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. Dimenticano costantemente che in qualsiasi momento, e in qualsiasi circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
Quinta Legge
La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.
Questa è probabilmente la più comprensibile delle leggi per la conoscenza comune che la gente intelligente, per quanto possano essere ostili, sono prevedibili mentre gli stupidi non lo sono.
Inoltre il suo Corollario di base: “Una persona stupida è più pericolosa di un bandito” ci conduce all’essenza della Teoria del Cipolla. Esistono quattro tipi di persone in dipendenza del loro comportamento in una transazione:
– Disgraziato (Sfortunato): chi con la sua azione tende a causare danno a sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro
– Intelligente: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro
– Bandito: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma allo stesso tempo danneggia qualcun altro
– Stupido: chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita
Il Professor Cipolla usa un diagramma come quello della figura 1.
L’asse delle X misura i vantaggi ottenuti dalle proprie azioni.
L’asse delle Y misura i vantaggi ottenuti da altri a causa delle proprie azioni.
Chiaramente, le persone nel quadrante I sono Intelligenti, le persone nel quadrante B sono i Banditi, le persone nel quadrante D sono i Disgraziati o Sfortunati, e le persone nel quadrante S sono gli Stupidi.
E’ anche abbastanza chiaro che a seconda della loro ubicazione in questa sistema le persone avranno un maggiore o minore grado di stupidità, intelligenza, banditismo, ecc. Si può sviluppare un’ampia varietà di combinazioni come i banditi intelligenti e i banditi stupidi, dipendendo dal rapporto beneficio/danno.
La quantità del danno dovrebbe misurarsi dal punto di vista della vittima e non del bandito, e ciò fa che la maggior parte dei ladri e criminali siano abbastanza stupidi.
Ognuno può utilizzare questo sistema per studiare la stupidità ed elaborare l’applicazione della Teoria del Cipolla in tutte le sue possibili varianti.
Ma la storia non finisce qui.
Se tracciamo una linea diagonale fra gli assi, vedremo che tutta la zona che si trova in alto a destra di questa linea corrisponde ad un miglioramento nel bilancio totale del sistema, mentre gli eventi e la persone dell’altro lato si associano ad un peggioramento.
Si possono effettuare una varietà di analisi interessanti studiando le variabili in ciascuno dei quadranti come Sd e Sb, lb e Id, Ds e Di, o in tanti subquadranti come uno desidera.
Per esempio la corda M nel lato inferiore destro della maglia delinea il bandito perfetto, uno che provoca esattamente tanto danno come a sua volta ne trae vantaggio. Ovviamente da ambo i lati della diagonale si trovano situazioni di banditi imperfetti. Bi corrisponde ai banditi intelligenti e Bs ai banditi stupidi.
In un mondo popolato esclusivamente da Banditi perfetti il sistema rimarrebbe equilibrato; i danni e i vantaggi si eliminano vicendevolmente. Lo stesso effetto si verificherebbe in un mondo popolato esclusivamente da Sfortunati perfetti.
Teoricamente le persone intelligenti forniscono il maggior contributo alla società in senso generale.
Però, per quanto possa sembrare brutto, anche i banditi intelligenti contribuiscono ad un miglioramento nel bilancio della società provocando nel complesso più vantaggi che danni. Le persone sfortunate-intelligenti anche se perdono individualmente possono tenere effetti socialmente positivi.
Senza dubbio, quando la stupidità entra in scena, il danno è enormemente maggiore del beneficio a chicchessia. Ciò dimostra il punto originale: l’unico fattore più pericoloso in qualsiasi società umana è la stupidità.
Cipolla segnala che, intanto che il fattore Y è costante nel tempo, come nello spazio, una società in ascesa tiene un percentuale maggiore di gente intelligente, come una società in declino tiene un allarmante percentuale di banditi con una forte fattore di stupidità (subquadrante Bs) fra le persone al potere ed egualmente un allarmante percentuale di sfortunati (area D) fra quelli che non sono al potere.
Cipolla osserva inoltre che le persone intelligenti generalmente sanno di esserlo, i banditi anche sono consci della loro attitudine e anche le persone sfortunate hanno un forte sospetto che non tutto vada per il verso giusto.
Ma le persone stupide non sanno di essere stupide, e questa è una ragione in più che li rende estremamente pericolose.
E questo fa ritornare alla domanda originale e dolorosa: sono stupido? Ho superato vari test di coefficiente di intelligenza con buoni risultati. Sfortunatamente, so come funzionano questi test e che non dimostrano niente.
Varie persone mi hanno detto che sono intelligente. Però neanche questo dimostra niente. Queste persone possono essere forse molto considerate per dirmi la verità. O al contrario potrebbero star tentando di usare la mia stupidità per trarne vantaggio.
O potrebbero essere tanto stupidi quanto me.
Mi fermo con una piccola speranza: sono cosciente di quanto sono (o sono stato) stupido.
E questo indica che non sono completamente stupido.
Corollario di Livraghi alla Prima Legge di Cipolla
In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità, che è sempre più grande di quanto supponiamo.

Galera in modica quantità

15 gennaio 2010 Lascia un commento

«Non siamo mica spacciatori». Due notti di follia italiana, inutile detenzione, ordinario intasamento di celle. Una coppia di coniugi. Colpevoli di rilassarsi davanti alla tv
Stiamo tornando a casa.Abbiamo passato una bellissima giornata, tutto procede con fatica ma per il meglio. Vale e Gianluca sono andati a vedere una casetta e il prezzo accessibile. Gaietta ha esibito le nuove parole appena imparate, Jaco ha a trovato un appartamentino da condividere per frequentare l’università a Roma. Un cliente ci ha appena commissionato alcune vetrate, lo stipendio di novembre. Appena svoltato per una strada di collegamento per la Cassia, veniamo fermati da una pattuglia dei carabinieri.
Cintura allacciata, velocità 50 km/h. Lucidi: quando lavoriamo o viaggiamo ci teniamo. «Buonasera, è un trasloco?» «Buonasera, le scatole che vede sono i depliant per promuovere il nostro lavoro». «Patente e libretto». È sempre difficile dare una buona impressione se si ha una treccia, un orecchino. L’agente prende i documenti, sale sulla vettura dell’arma. Il precedente per coltivazione di marijuana ad uso personale, che ci ha visto assolti in fase processuale, è una miccia lenta. «Signora, favorisca i documenti anche lei». «Trasportate qualcosa di illecito?» «No, non siamo mica spacciatori, come avrà avuto modo di sapere, siamo solo consumatori di marjuane». «Procediamo con il test». Spiego all’agente che noi amiamo fumare uno spinello la sera, ci rilassiamo davanti alla tv. Il test risulterebbe comunque positivo, avendo fumato la sera prima. «Se rifiuta di fare il test ci deve seguire in caserma». «Io non vorrei rifiutare, ma se mi dite che il rischio è il ritiro della patente ed il sequestro della macchina, non vedo altra scelta». E così, io nell’auto dei carabinieri e Marisa nella nostra condotta dall’altro agente, arriviamo nella caserma di Barbarano Romano. Domande di rito, finta amichevolezza. «Si spogli… anche gli slip…si giri e si fletta». Mi sento umiliato. Chiaramente non ho niente, niente in macchina, ma… dalla borsa di Marisa esce fuori 1 (una) cannetta. Da lì a decidere di fare 100 chilometri per venire a perquisire la nostra abitazione è un attimo. «A casa cosa avete?» Non mi sento un criminale. «Poche piante in coltivazione artificiale». Risultato della perquisizione: 2 piante in fioritura alte 1 metro, altre 4 di 30 centimetri e 12 piantine di 3 centimetri.
Dopo 7 ore di via crucis, ci arrestano. Mari ed io ci abbracciamo. Verbali, foto segnaletiche, impronte «Ma come potete trattarci come se fossimo criminali? Non beviamo superalcolici, piantiamo un po’ di marijuana per non dover mischiare la nostra correttezza con i mercati illeciti»
Mari viene trasferita a Civitavecchia, io a Grosseto. E il lavoro? La casa, i figli, i cani? «Potevate pensarci prima». Ma prima di cosa? Non eravamo alterati alla guida e avevamo solo una cannetta dispersa, non siamo né assassini, né ladri, né trafficanti.
A Grosseto le guardie carcerarie mi accolgono con gentilezza. Arrivo in isolamento, cella n.7. Non riesco neanche ad essere preoccupato, tanto è assurda tutta la storia, soffro solo per Marisa. La cella: una branda attaccata al muro con le lenzuola bicolori e non a causa del naturale ingiallimento del cotone. Un bugliolo screziato di marrone, un lavabo spartano, un comodino, un tavolo e una sedia. Sono stremato, ho un freddo cane. Mi butto sulla branda, penso a Mari, sperando che non subisca inutili umiliazioni. Non si dorme, sembra di subire in continuazione piccole scosse elettriche. Ce la farà l’avvocato a tirarci fuori domani? Ma domani è già oggi. Il cielo dalla finestra a più di due metri di altezza è un triangolino di 10 per 5.
Provo a rimanere sdraiato ancora un po’ per rubare un po’ di tempo. Sento dei passi, una guardia penitenziaria si affaccia dalle sbarre, mi guarda e poi mi chiede se ho bisogno del Sert. Mi sento sporco, cerco di rassettarmi come posso, una pettinata, una lavata sotto le ascelle, non ho dentifricio e di sapone neanche a parlarne.
Sento rumore di stoviglie e un un ragazzo detenuto si affaccia e mi chiede se voglio un po’ di caffè. È da ieri che non metto in bocca niente. Dopo un po’ arriva un’altra guardia e mi chiede se tutto va bene. È possibile avere un libro? «Penso di sì». Incredibile, mi porta è Arcipelago Gulag” di Solzenicyn: primo capitolo: l’arresto.
Passa lo spesino, ma io non ho ancora disponibilità di spesa, gli chiedo una sigaretta e mi regala un paio di Marlboro, un secondino me ne regala un altro paio e i detenuti che non ho ancora conosciuto, quando la guardia chiede se hanno qualche sigaretta per me, me ne fanno arrivare cinque rollate a mano.
Non so che ore sono, forse le 16, dal triangolino vedo che si fa buio.Devo prepararmi al momento peggiore, quando l’unica luce sarà quella lassù in alto, al neon. Mi hanno appena detto che l’interrogatorio del Gip ci sarà domani mattina. «Mari, amore mio, come stai?» Guardo la cella un’altra volta, le misure sono 4×2, una parete è piena di scritte. Una elenca 54 modi di chiamare la vagina. Un’altra dice di evitare il Frignone perché è un infame. Sopra il letto c’è una scritta molto grossa, è marrone, fatta con un dito sporco di sangue o …merda e dice: «mi ano arestato – marco 15 eroina. E io che c’entro con questa gente? Provo a leggere un altro po’, forse un’ora la freghiamo. Sento da una cella la sigla del Tg1, la giornata è passata.
È strano parlare da cella a cella: «Ehi tu laggiù, ciao, io sono Giordano, te le ho mandate io le sigarette. Stai tranquillo per tua moglie, Civitavecchia è un buon carcere. Stasera ti porto io la cena». Gli dico che non ce la faccio a mangiare, almeno non dovrò usare il bugliolo. Mi bastano due clementine. Neanche 5 minuti e sul tavolo ne ho un piatto pieno.
La luce è troppo forte e non ho sonno. Mi sdraio comunque. Forse mi assopisco. Con il chiaro, i rumori dei chiavistelli, e i passi pesanti nel corridoio. Arriva una guardia: «Cecconi alle 9 in tribunale». Passi nel corridoio, rumori di chiavi, aprono la cella, andiamo verso il destino. Dopo un breve parcheggio in una cella all’aperto tipo zoo, vengo perquisito, ammanettato e condotto sul furgone che mi porterà in tribunale.
Nessuno dei tre agenti penitenziari mi rivolge la parola. Arriviamo, il tribunale è deserto, è sabato. Ci sono le mie splendide sorelle, i miei straordinari cognati, i nostri insuperabili figli e il mio simpaticissimo genero, hanno tutti l’aria preoccupata, d’altronde con la barba incolta e trasportato come un barboncino al guinzaglio non faccio una buona impressione.
Sorrido a tutti, e strizzo l’occhio «mi dispiace avervi creato questa preoccupazione per una cosa così idiota, ma credetemi non è colpa mia». Mando il messaggio telepatico, spero che qualcuno lo riceva, ma già lo sanno, nessuno di loro fuma, ma sanno chi siamo.
Intravvedo Mari già nell’aula in attesa di essere interrogata, gli sguardi si incorciano un sorriso mesto. Mi ritrovo di nuovo parcheggiato in una stanzetta, sento che Marisa viene interrogata. Tocca a me. Portano via Marisa. Io e Marisa non abbiamo nulla da nascondere e le risposte concordano. Fanno rientrare Mari. Il nostro avvocato motiva il nostro modo di vivere e la nostra lealtà. Tutti in piedi, la sentenza: «Il processo si farà, ma gli imputati sono liberi fin da ora». Gli agenti ci permettono di abbracciarci e per due secondi sembra più una festa di matrimonio che un processo.
Giancarlo Cecconi
Tratto da sottoosservazione

Psicologia delle folle

14 gennaio 2010 2 commenti

GUSTAV LE BON (1841-1931), Etnologo e psicologo (fu uno dei fondatori della “Psicologia sociale”) nato in Francia a Nogent-Le Retrou, fu il primo psicologo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificarne i caratteri peculiari e proponendo tecniche adatte per guidarle e controllarle. Per questa ragione le sue opere vennero lette e attentamente studiate dai dittatori totalitari del novecento, i quali basarono il proprio potere sulla capacità di controllare e manipolare le masse.
In effetti, gli scritti di Le Bon – in particolare Psicologia delle Folle edita nel 1895 – erano una vera e propria miniera d’oro per chi voleva comprendere il comportamento della massa, il nuovo soggetto che si affacciava sulla scena politica negli ultimi decenni dell’ottocento e che avrebbe dominato tale scena nel novecento. La nascita della massa, intesa come “grande quantità indistinta di persone che agisce in maniera uniforme” che iniziò a prendere forma sul finire del XIX secolo.

Lenin, Stalin, Hitler lessero meticolosamente l’opera di Le Bon e l’uso di determinate tecniche di persuasione nella loro dittatura sembra ispirato direttamente dai suoi consigli; ma anche Mussolini fu un fervido ammiratore dell’opera dello psicologo francese. “Ho letto tutta l’opera di Le Bon – diceva Mussolini- e non so quante volte abbia riletto la sua “Psicologia delle folle” E’ un opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno”.

La leggerezza di certi discorsi fatti da questi dittatori (alcuni li leggeremo nel penultimo capitolo “Le folle elettorali”) che hanno esercitato un’influenza enorme sulle folle, talvolta stupisce alla lettura; ma si dimentica che essi furono fatti per trascinare le folle, e non per essere letti da filosofi. L’oratore si mette in intima comunione con la folla e sa evocare le immagini che la seducono. Le affermazioni sono fatte in modo così autoritario, che vengono accettate a causa del tono che le accompagna. E normalmente queste suggestioni non sono accompagnate da argomenti o prove logiche, esse sono cacciate dentro quali verità lampanti, e sono cristallizzate in epigrammi ed assiomi, che vengono accettati per veri, in conseguenza della apparente arguzia, senza che nessuno pensi ad analizzarli. I sofismi politici e le spiegazioni usuali, appartengono a questa classe.

Il moderno dittatore, sostiene Le Bon, deve saper cogliere i desideri e le aspirazioni segrete della folla e proporsi come l’incarnazione di tali desideri e come colui che è capace di realizzare tali aspirazioni. Anche in questo caso l’illusione risulta essere più importante della realtà, perché ciò che conta non è portare a compimento tali improbabili sogni quanto far credere alla folla di essere capace: “nella storia – aggiunge Le Bon – l’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà”. Le folle non si lasciano influenzare dai ragionamenti. Le folle sono colpite soprattutto da ciò che vi é di meraviglioso nelle cose. Esse pensano per immagini, e queste immagini si succedono senza alcun legame. L ‘immaginazione popolare é sempre stata la base della potenza degli uomini di Stato, dei trascinatori di folle, che il più delle volte, non sono intellettuali, ma uomini d’azione. Questi sono poco chiaroveggenti, ma non potrebbero esserlo, poiché la chiaroveggenza porta generalmente al dubbio e all’inazione. Essi appartengono specialmente a quei nevrotici, a quegli eccitati, a quei semi-alienati che rasentano la pazzia. Per quanto assurda sia l’idea che difendono o lo scopo che vogliono raggiungere, tutti i ragionamenti si smussano contro la loro ferma convinzione (nella neuro-psichiatria essa prende il nome di “Pseudologia fantastica” – chi crede alle sue stesse bugie) . Il disprezzo e le persecuzioni non fanno che eccitarli maggiormente. Tutto é sacrificato, interesse personale e famiglia. Perfino l’istinto di conservazione viene distrutto in essi, a tal punto che spesso, la sola ricompensa che essi ambiscono – immedesimandosi in un fervido apostolo delle fede – é la croce, il martirio, l’alone di santità (*); e ciò che lasciano con i loro scritti è il nuovo “vangelo”, la nuova “dottrina”.

(*) Abbiamo visto in questi giorni pre-elettorali italiani, alcuni seguaci del “nuovo unto dal signore”, in piazza, dove lui parlava, osannarlo con uno striscione, dove stava scritto “B… Presidente”, e a caratteri cubitali “Santo Subito!!”. (foto immortalata dal Corriere della Sera del 1° aprile, 2006). ( Che blasfemia !!! ) Ma non è un po’ troppo?).
Un pesce d’aprile? forse; ma “quello” è capace di crederci per davvero e di lasciare ai posteri il “nuovo vangelo” (ma ho i miei dubbi, la Storia non l’ha scritta mai un settantenne, a questa età resta solo la megalomania senile di chi credeva di poter fare molto ma alla fine non lascia nessuna traccia nella Storia.
Per chi non lo sapesse, anche Hitler, nel ’34 (per aver favorito il Concordato con la Santa Sede) fu proposto in Vaticano – con lui ancora in vita – di farlo “santo”. (Lettera di Enrico Cuccia, pubblicata dal “Corriere d. S.).Sappiamo com’è finita. Male!
Il suo amico “caporale” cinque anni prima in Italia, e per gli stessi motivi, si era invece accontentato di essere indicato come “l’Uomo della Provvidenza” e si limitò a scrivere non un “Vangelo”, ma una “Dottrina” (“la concezione fascista è spiritualistica”, “Il Fascismo è una concezione religiosa” (Mussolini, “La Dottrina del Fascismo”, Sei ed. 1941). Anche qui sappiamo com’è finita. Malissimo!
Che tristezza queste folle, che ascoltano, che si eccitano (compresi certi colti vertici) che qualche volta perdono il lume della ragione, col cervello spento dal più sfrontato e becero fanatismo (o è becero opportunismo?).
Ha dunque ragione Le Bon ?!

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Anche se – nelle piccole e grandi enciclopedie – Gustave Le Bon è molto spesso assente (!??) , se andiamo invece ad analizzare l’oratoria di molti demagoghi dell’intero XX secolo (e non mancano nemmeno nell’attuale secolo) cogliamo l’influenza delle sue teorie psicologiche sulle folle, l’esercizio del carisma demagogico che influenza i giovani e i vecchi, i fedeli di una religione e le masse popolari, i ceti medi vecchi e quelli nuovi: comunicando l’attivismo e il vitalismo, il senso dell’avventura, il desiderio di successo, la bramosia della ricchezza e la volontà di potenza. Questo è ciò che dispensano certi tribuni, demagoghi, capipopolo, fomentatori, sobillatori, sotto ogni latitudine ieri come oggi. Per loro “La psicologia delle folle” è “vangelo”; il vangelo del “buon imbonitore”; le teorie di Le Bon le conoscevano e le conoscono tutte a memoria e, infallibilmente, con successo, le hanno applicate e le applicano; la folla (che ha quasi sempre opinioni volubili) è il loro trastullo, perchè le folle preferiscono le illusioni alle verità, anche se in certe ore della storia in grazia sua (e ogni tanto accade anche questo) l’ordine può uscire dal caos.

Infatti, se leggiamo Le Bon, scopriremo le cause segrete di alcuni avvenimenti perfino inverosimili. Ecco perchè Le Bon non compare in nessuna enciclopedia. E’ pericoloso!!! Anche se l’opera sua non manca mai nello scaffale delle biblioteche dei pseudo-dittatori. Le folle hanno una ignoranza generale della psicologia delle folle, che come moralità può essere (anzi lo è) molto più bassa di quella che la compongono i singoli individui.
Tuttavia se si dovessero mettere all’attivo dei popoli soltanto le grandi azioni freddamente ragionate, gli annali del mondo – di azioni eclatanti – ne registrerebbero ben poche.

Quanto all’ignoranza delle folle, proprio Le Bon scrive: “Per comprendere le idee, le credenze che oggi germinano nelle folle, per fiorire domani, bisogna sapere come è stato preparato il terreno. L’insegnamento dato alla gioventù d’un paese, permette di prevedere un po’ il destino di quel paese. L’educazione della generazione d’oggi giustifica le più tristi previsioni. L’anima delle folle, in parte, si migliora o si altera con l’istruzione. E’ dunque necessario far vedere come l’ha foggiata (l'”imbonitore di turno”) e come la massa degli indifferenti e dei neutrali é diventata progressivamente un immenso esercito di malcontenti, (“pericolosamente”) pronto a seguire tutte le suggestioni degli utopisti e dei retori. La scuola, oggi, forma dei malcontenti e degli anarchici e prepara, per i popoli latini, dei periodi di decadenza”.
(e Le Bon a inizio dello scorso secolo non aveva ancora visto nè le drammatiche conseguenze di due guerre mondiali, nè a fine secolo l’inquietante risorgere (politico e religioso) dei popoli medio-orientali e orientali !!!).
Tratto da Cronologia.leonardo.it

‘Ndrangheta

14 gennaio 2010 Lascia un commento

Per la commissione antimafia la ‘ndrangheta è una robusta e radicata organizzazione, diffusa in tutta la Calabria e nel Centro-Nord, in Europa e in altri Paesi stranieri importanti per il narcotraffico
Nasce a metà 1800 da organizzazioni criminali in provincia di Reggio Calabria, dove ha il suo regno anche se si sta diffondendo ovunque
E’ la più forte e pericolosa organizzazione criminale italiana. In Calabria ha 155 clan (cosche o ‘ndrine), con 6.000 persone dedite al crimine. Condiziona la società con la forza delle armi, controlla l’economia e ricicla denaro sporco, quello che lo scudo fiscale oggi ha ripulito e il processo breve domani renderà impunibile; ma questo Maroni non l’ha detto.
Le cosche controllano impresa, commercio e agricoltura, e comprano i politici locali e regionali.
Il giro di affari è di 44 miliardi di euro (Eurispes), il triplo di una finanziaria.
Malgrado ciò, nel territorio di Rosarno (160.000 abitanti) non c’è nemmeno una sede di polizia ed è ovvio che il crimine si realizza molto meglio se lo Stato è assente. Con meno controlli, pattugliamenti e perquisizioni, è molto più facile intraprendere atti e traffici illeciti, eliminare cosche rivali, comprare o intimidire funzionari e creare una rete di potere assoluta. Qualunque problema ci sia, il cittadino deve capire che può rivolgersi solo alle cosche.
La struttura della ‘ndrangheta è stata paragonata a quella di Al Qaeda.
E’ difficile trovare pentiti nella ‘drangheta, perché sono tutti parenti. Ogni famiglia ha pieni poteri oltre che controllo sulla zona e sul territorio che le appartiene, in cui opera con la massima tranquillità.
I tagli alla Finanziaria di Tremonti che ha stroncato le forze di polizia per 3 miliardi fanno il gioco della ‘ndrangheta.
Perché nei tg non si è detto questo? Perché nemmeno una parola sull’Italia consegnata al crimine? Perché tutti tacciono sull’assenza inquietante dello Stato?
Negli anni 60 sono potenti 3 cosche: i Piromalli di Gioia Tauro, i Tripodo di Reggio Calabria e i Macrì della Locride. La ‘ndrangheta inizia i sequestri di persona per tirare su soldi da investire nel narcotraffico. Tra gli anni 70 e 80 scoppiano due guerre di mafia tra le nuove generazioni nel narcotraffico e le vecchie famiglie dell’ “onorata società”. E’ allora che nasce la sovrastruttura per i rapporti politici, la P2, le cariche delle stato, le forze dell’ordine e della magistratura.
Seguono i maxiprocessi. Nel 1991 viene assassinato il magistrato Antonino Scopelliti che lavorava al maxiprocesso di Palermo. Intanto le cosche si affratellano ai narcotraffici colombiani (gli stessi per cui B riciclava il denaro sporco con la banca Rasini) e le organizzazioni paramilitari sudamericane per un controllo internazionale del traffico di cocaina.
Quando Bossi era contro B, fece fare una ricerca sui suoi rapporti col narcotraffico colombiano dunque non può dire di non sapere che B ci stava dentro. Oggi il suo ministro Maroni protegge di fatto le cosche, sguarnendo la polizia e impedendo la protezione delle vittime. Riversare nei tg l’opinione pubblica contro i migranti fingendo di ignorare la ‘ndrangheta è particolarmente ripugnante. Perché nessuno fa uno speciale tg su questa associazione criminale?
Nel 2000 la ‘ndrangheta diventa di fatto la prima azienda criminale italiana col monopolio del traffico di cocaina in Europa.
Nel 2004 si arresta Giuseppe Morabito e si ammazza davanti al seggio elettorale il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. Nell’agosto 2007 la faida di San Luca tra due cosche porta alla strage di Ferragosto a Duisburg in Germania con 6 morti
Ed è in questa situazione che Tremonti decide di tagliare le forze di polizia e B impone di smontare i processi??!! E si ha anche la faccia di criminalizzare i migranti!!??
Elezioni politiche 2008: guerra fra cosche nel crotonese. Gli USA mettono la ‘ndrangheta nella lista Foreign Narcotics Kingpins, per cui saranno congelati in USA i patrimoni mafiosi.
Ma B cosa fa? Mette all’asta i beni sequestrati! Di fatto li rende alla mafia.
Settembre 2009: scoppia il caso delle navi con rifiuti tossici affondate in mare
3 gennaio, adesso: scoppia un ordigno intimidatorio delle cosche davanti alla procura di Reggio Calabria.
Ma nessuno nei tg permette agli ascoltatori di collegare questi eventi tra loro.
Proprio a Rosarno fu arrestato nel 2006 Giuseppe D’Agostino, uno dei 30 criminali più pericolosi d’Italia, peggio di Provenzano, latitante da quasi 10 anni e proprio nel suo paese di Rosarno. Malgrado questo, a Rosarno non c’era e non c’è a tutt’oggi una sede di polizia! E questo governo continua a parlare di tagli alla polizia, di ronde, di militari sul territorio, di cladestini!? E, per favorire B, continua a sfornare leggi e riforme che di fatto favoriscono la mafia. Si avanzano persino nel Pdl voci favorevoli all’abolizione del 41 bis
In Calabria la ‘ndrangheta controlla la sanità, i trasporti, i lavori pubblici..e i politici sono complici. Ma quando De Magistris indagò su 20 miliardi di fondi europei spariti, fu lo Stato stesso (Prodi, Mastella, il CSM) a bloccarlo e avocargli il processo, mentre le persone che lui aveva accusato restavano al loro posto, perché se la polizia da una parte compie decine di arresti, la politica pensa bene di annullare i processi successivi così da liberarli di nuovo, per il gioco delle 3 carte in cui il cittadino perde sempre e la colpa viene poi data ai magistrati che applicano solo le leggi che trovano.
L’omicidio Fortugno fu per il controllo sulla sanità. La Salerno-Reggio Calabria, fatiscente e incompiuta, è tutta sotto il controllo delle cosche.
I migranti sono fumo negli occhi degli stolti!
I vari governi fingono di mettere blocchi alle attività economiche mafiose ma nella realtà, poi, tutti, da Prodi a Berlusconi, si inventano persino i Piani obiettivo per bypassare il sistema dei controlli sugli appalti, fanno ricostruzioni post terremoto che sospendono di fatto ogni piano regionale o locale, ogni salvaguardia del territorio o tutela dalla criminalità per dare appalti fuori dalla legge che favoriranno la mafia. Si vantano delle leggi che fanno per i cittadini ma poi le aggirano. Arrestano per poi liberare con una virgola, un cavillo, una prescrizione. Si vantano di difendere la sicurezza pubblica quando sono essi stessi a attaccarla.
Lo stesso sistema degli appalti e dei piani obiettivo e la stessa incuria dei cantieri o la serie infinita dei condoni, gli scudi fiscali come i reati finanziari liberalizzati, tutto favorisce la mafia. Così che alla fine le cosche controllano tutto, dai rifiuti all’edilizia, dalla politica locale a quella centrale. La Mafia è già dentro il costruendo ponte di Messina, gli inceneritori, le centrali nucleari, l’Expo. Come nella nuova Cassa del mezzogiorno.
Inutile ridurre tutto al meridione, il Nord non si salva. La ‘ndrangheta ha filiali fisse consolidate a Nord dagli anni 50. Per es. i Mazzaferro sono in Lombardia e Piemonte. I Teardo in Liguria…
Sono almeno 30 anni che le cosche investono i capitali sporchi al nord: immobili, alberghi, discoteche, imprese commerciali. Entrano nelle imprese che falliscono e se ne impossessano. A Milano la mafia ha il pieno successo grazie alle fiorenti collusioni politiche. E ora B vieta le intercettazioni appena appaia la voce di un politico! E vieta la conoscenza pubblica dei processi! Tutto si lega!
Forse sarebbe meglio chiamare Milano: Cocaimano, che lega il caimano con la coca, molto più opportuno!
E i deficienti ce l’hanno con i migranti! Poveri pirla senza costrutto!
I 3000 arresti di mafiosi non sono serviti a niente come la Fini-Giovanardi o la Bossi-Fini non sono servite a niente. Il crimine marcia che è una bellezza e ogni politico ci mette del suo, ogni governo aumenta l’abisso tra la giustizia e la vergogna.
La mafia è più forte di prima. La cocaina scorre a fiumi e della legge se ne sbatte. Il crimine impazza con la benedizione dei vari governi.
I piccoli spacciatori come Cucchi sono macellati in carcere. I grandi narcotrafficanti sono accolti con tutti gli onori in banca, col crisma del Governo che ripulisce i loro capitali sporchi rendendoli legali e non indagabili, mentre i piccoli idioti come Lupi urlano che non è vero e negano l’evidenza con una mancanza di pudore e di coerenza.
Bossi ormai ha dimenticato tutto e si piega a tutto, completamente rimbecherito dall’ictus e dall’abuso di potere, lui, piccolo ignobile che non è stato nemmeno capace di prendersi un titolo di studio e ha mentito su tutto in famiglia e ora continua a mentire alle sue piazze, confondendo i cervelli degli ignoranti, perfettamente a suo agio nella corte dei lenoni e delle puttane, coi suoi legionari imbottiti di coca e strafottenza, e i piccoli leghisti che ancora infieriscono col loro razzismo e antimeridionalismo, ridicoli e grotteschi, senza capire che sono carne da cannone.
La paura dei migranti è il nuovo veleno, il nero della seppia che offusca tutto e devia l’attenzione dal crimine alla miseria, salvando il 1° e crocifiggendo il 2°.
Non sono i poveri e disgraziati migranti il pericolo, ma le potentissime cosche che oggi a Milano monopolizzano appalti e subappalti e allargano la corruzione politica e il narcotraffico.
Davvero delle belle leggi se il 99% della carta moneta italiana porta tracce di cocaina. La cocaina impregna i partiti politici. Il parlamento è il maggior covo di spaccio d’Italia, addirittura gli spacciatori ci entrano liberamente, le segretarie di partito fanno da corrieri.
In Lombardia sono presenti oggi tutte le cosche calabresi e anche l’Expo darà loro forti guadagni.
E con questo schifo fisso e crescente, ancora c’è chi specula sui più disgraziati e sfoga sui migranti la sua rabbia di cittadino ignorante e impotente, senza nemmeno capire quanto questo odio preordinato serva come diversivo per condannare questo paese.
..
La persecuzione agli ebrei servì a Hitler per ottenebrare la mente dei tedeschi affinché non si accorgessero dagli abomini del golpe nazista.
La persecuzione ai migranti serve al governo Bossi-Berlusconi per ottenebrare gli italiani affinché non si avvedano degli abomini del golpe compiuto dalla mafia e dalla P2.
Mafia e P2, due mostri che il primo Bossi aveva giurato di abbattere, due alleati che il secondo Bossi si è preso impunemente rinnegando le sue piazze e tradendo la sua gente.
..
Francamente ne abbiamo piene le tasche di personaggi politici che proclamano eroi i Mangano, modelli giovanili i Mambro e Fioravanti, ministre le puttane, soci i Provenzano e vittime i Craxi o i Berlusconi!
Forse intitolare una via a Craxi non è un grosso reato, ma non è sano elogiare la corda in casa dell’impiccato.
Le nostre sofferenze sono allo spasimo, e quando il vaso è pieno sono i piccoli affronti che lo fanno traboccare.

Il partito dell’amore -4

12 gennaio 2010 Lascia un commento

Giancarlo Gentilini
“Popolo della Legaaaa La Lega si è svegliataaaaaa Le mura di Roma stanno crollando sotto i colpi di maglio della Lega. La mia parola è rivoluzione. Questo è il vangelo secondo Gentilini, il decalogo del primo sindaco sceriffo. Voglio la rivoluzione contro i clandestini. Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari. Io ne ho distrutti due a Treviso. E adesso non ce n’è più neanche Uno Voglio eliminare i bambini che vanno a rubare agli anzianiiiiii Se Maroni ha detto tolleranza zero, io voglio la tolleranza doppio zero. Voglio la rivoluzione contro le televisione i giornali che infangano la Lega. Prenderò dei turaccioli per ficcarli in bocca e su per il c… a quei giornalisti. Non li voglio più vedere… Voglio la rivoluzione contro le prostitute. Anche loro devono pagare le tasse. Tutti pagano le tasse e devono pagarle anche le prostitute. Voglio la rivoluzione contro quelli che vogliono aprire le moschee e i centri islamici. Qui comprese le gerarchie eclesiastiche, che dicono: lasciamoli pregare. No Vanno a pregare nei desertiiiii Aprirò una fabbrica di tappeti per darglieli ma che vadano a pregare nel deserto. Bastaaaaaa Ho scritto anche al Papa: Islamici, che tornino nei loro paesi. Voglio la rivoluzione contro la magistratura. Ad applicare le leggi devono essere i giudici veneti.
Voglio la rivoluzione contro chi vuole dare la pensione agli anziani familiari delle badanti extracomunitarie. Sono denari nostriiiiii E io me li tengo. Questo è il vangelo di Gentilini: tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri… Ma non avanzerà niente Voglio la rivoluzione contro i phone center i cui avventori si mettono a mangiare in piena notte e poi pisciano sui muri: che vadano a pisciare nelle loro moscheeeee Voglio la rivoluzione contro i veli e il burqa delle donne. Io voglio vedere le donne in viso, anche perché dietro il velo ci potrebbe essere un terrorista e avere un mitra in mezzo alle gambe. Che mostrino l’ombelico caso mai….
Ho scritto al presidente della Repubblica che bisogna dare un riconoscimento all’usciere di Ca’ Rezzonico che ha vietato l’ingresso alla donna islamica. Io voglio la rivoluzione contro chi dice che devo mangiarmi la spazzatura di Napoli. Io la prendo e la macino e poi se la devono mangiare loro perché sono loro che l’hanno prodotta Io non lo tollero…Io voglio la rivoluzione contro chi vorrebbe dare il voto agli extracomunitari. Non voglio vedere neri, marroni o grigi che insegnano ai nostri bambini. Cosa insegneranno, la civiltà del deserto? Il voto spetta solo a noi. Ho bisogno del popolo leghista.
Queste sono le parole del vangelo secondo Gentilini. Ho bisogno di voi. Statemi vicini. Non voglio vedere questa gente che gira di giorno e di notte. Un abbraccio a tutti, viva la Lega”.

Gentilini ha acquistato una certa fama a livello nazionale ed internazionale per certe sue dichiarazioni xenofobe, omofobe, anti-meridionali e contro la dignità delle donne:
« non c’è posto per romani e meridionali »
« Io gli immigrati li schederei a uno a uno, portano ogni tipo di malattia: tbc, aids, scabbia, epatite… purtroppo la legge non lo consente.»
« Voglio eliminare i bambini dei zingari. »
« Non avrei pregiudizi se riaprissero i casini: mi ricordo in gioventù di certe creole, certe mulatte…Che vuole, le prostitute sono le navi scuola dei giovani! »
Fu riportata da alcuni organi di stampa una in particolare, in cui parlò di “perdigiorno extracomunitari”, dicendo che: « Bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile »
Riguardo all’immigrazione clandestina: « Bisogna sparare sui gommoni e sulle carrette del mare, logicamente non quando sono ancora piene di clandestini, ma sugli scafisti, anche con un colpo di bazooka, i gommoni vanno distrutti, perché, a un certo punto, bisogna puntare ad altezza d’uomo. »
In riferimento ai fenomeni di incontri sessuali di omosessuali che nei mesi precedenti si erano diffusi presso l’area dell’ospedale di Treviso, Gentilini si rende protagonista di alcune affermazioni: «Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili urbani) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili »
Ha poi aggiunto, dopo le numerose critiche e prese di posizioni a proposito:
« Io non ho nulla contro i gay, le prostitute, le lesbiche: ognuno è arbitro del proprio corpo. Non tollero però che queste esibizioni amorose, o altro, avvengano nella provincia di Treviso. Pulizia etnica quindi significa tabula rasa ».

Pier Gianni Prosperini
Sulle copertine dei suoi calendari si definisce «Baluardo della Cristianità, Flagello dei centri sociali e condottiero del Nord» nonché «Difensore della Fede, Eradicatore dei No Global, Protettore del nord». Si è sempre caratterizzato per posizioni molto nette nei confronti degli immigrati, dell’estremismo islamico, così come del riconoscimento legale delle unioni di fatto.
Sugli omosessuali. Polemica c’è stata per delle sue dichiarazioni rilasciate ad Il Giornale a proposito di una manifestazione a favore dei Dico: «Non ho niente contro di loro. Convivano pure. Ma l’omosessualità è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo». Poi riferito al manifestante che esponeva una caricatura del Papa, «Ha visto il fotomontaggio di Benedetto XVI con il dito alzato? Ci provino con la faccia di Maometto se hanno i coglioni! Garrotiamoli, ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia». In seguito ha sostenuto che le sue affermazioni sono state strumentalizzate e distorte
Ulteriori polemiche sono sorte dopo un suo intervento durante un’assemblea d’istituto al Liceo Classico Zucchi di Monza, durante il quale ha affermato che “quello fondato da Hitler era un partito non di destra ma di sinistra, il cui nome NSDAP per esteso infatti era Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori”.

Radio padania
Lunedì. Primo pomeriggio. A Radio Padania sono convinti che l’aggressione di ieri al premier sia il frutto di un clima d’odio che mira a Berlusconi per colpire la Lega. Ed il consueto palinsesto viene modificato per lasciar spazio ad un’esamina degli atti violenti di cui i militanti leghisti sarebbero stati vittime negli ultimi anni.
Quando gli ascoltatori vengono invitati ad intervenire in diretta, giunge una telefonata che, giusto per gettare acqua sul fuoco, propone di sfruttare il momento favorevole (Maroni al ministero dell’Interno) per “mettere le mani addosso ai ‘capi’ dei centri sociali e fargli male, per dare l’esempio”.
La telefonata s’interrompe bruscamente. Un po’ di buonsenso avrà portato il regista a staccare la linea? Macché. “La telefonata purtroppo è caduta”, si lamenta il conduttore. Che non sente il dovere di spendere nemmeno una parola di deplorazione, ma che anzi si compiace di come il senso dell’intervento si sia comunque potuto cogliere.
… Radio Padania Libera, ovvero l’emittente di un partito di governo. Il tutto mentre gli esponenti della maggioranza giocano a recitare il ruolo delle carmelitane scalze a fronte di una “opposizione sobillatrice d’odio.

“Se è vero quello che dice Fini, che il presepe è pieno di extracomunitari, vado a casa e tolgo tutti i pastorelli”
Radio Padania, rubrica dei Giovani padani, 7.12.2009

Nella trasmissione di Massimiliano Orsatti, assessore milanese al Turismo, Marketing Territoriale ed Identità, uno che si duole, poveretto, di come, essendo italiani, “molti zingari se non commettono reati non puoi cacciarli”:

Radio Padania Libera. Un ascoltatore interviene in diretta per dire la sua sulla grave aggressione avvenuta a Roma ai danni di due giovani omosessuali:
“Riguardo a quei culattoni…. io sono contro l’accoltellamento, che è troppo, però due persone dello stesso sesso che si baciano sono una schifezza, quindi due calci nel culo… due calci nelle palle glieli avrei dati anch’io”.
“Chiaramente queste sono le opinioni del nostro amico ascoltatore; chiaramente ognuno dice la sua”, è la reazione del conduttore – una timidissima presa di distanza, che finge di ignorare come quelle parole non costituiscano un’opinione bensì prefigurino un reato.
Quando però a chiamare è un ascoltatore calabrese che si lamenta del modo col quale il conduttore parla dei meridionali, questi non ha un attimo di esitazione, e tronca la telefonata, perché “di simili personaggi non sappiamo proprio cosa farcene”.

Raggiunto l’accordo con resto della maggioranza sul ddl sicurezza (sì a ronde e prolungamento permanenza nei Cie, no a medici delatori), la Lega poteva davvero rinunciare, a ridosso delle elezioni di giugno, ad un po’ di insana discriminazione sanitaria? Certo che no. E così ciò che fa uscire dalla porta del Parlamento tenta di farlo rientrare, in termini diversi, dalla finestra delle amministrazioni locali.
Come? Questa la dichiarazione rilasciata dall’onorevole Ettore Pirovano a Radio Padania:
“Nella provincia di Bergamo stiamo per predisporre un canale preferenziale, al pronto soccorso, per i nostri anziani. In tante province dove la Lega ha il governo del territorio spingeremo i direttori degli ospedali a creare tali canali per la nostra gente”.
E avete notato? Ettore Pirovano non distingue nemmeno più tra migranti regolari e irregolari, ma, tout court, tra noi (italiani? “padani”?) e loro, gli stranieri.
Poco importa, alla Lega, che le Asl siano di competenza regionale: occorre muoversi con disinvoltura, poiché si fa urgente stabilire un’apartheid della -e nella- sofferenza

E’ possibile servirsi di morte, strazio e distruzione per giocare -ancora una volta, anche nel dramma- a soffiare su diffidenze e paure al fine di stuzzicare e sollecitare sentimenti ed atteggiamenti xenofobi? Sì, lo ha fatto Radio Padania, nel fine settimana. In una trasmissione dedicata al terremoto in Abruzzo.
“Vedete, se dovessimo limitarci al cordoglio e al dolore non capiremmo quasi nulla di tutto quello che è accaduto”, ammoniva il conduttore, ovvero il professor Andrea Rognoni, direttore di “Idee per l’Europa dei Popoli”, rivista voluta dall’onorevole Mario Borghezio. In barba all’umana solidarietà -unica nota positiva in occasione di lutti dal sapore collettivo- gli ascoltatori venivano accompagnati in una sorta di viaggio esoterico, che andasse oltre le presunte apparenze fatte di macerie e di sangue, per leggere ciò che davvero questo terremoto avrebbe da insegnare. Che in territorio sismico gli edifici andrebbero costruiti in maniera appropriata e possibilmente con materiale diverso dalla sabbia di mare? Macché, questi sono dettagli da lasciare ad un pubblico distratto che si lascia abbindolare da una lettura superficiale degli eventi. La verità di quanto è accaduto è invece fatta di simboli occulti, di cavalieri templari, di teli sindonici, di elementi archeo-astronomici e di tradizioni celtiche (queste non mancano mai). Perché la città dell’Aquila è costruita seguendo la pianta di Gerusalemme, e la Basilica di Collemaggio, rimasta in piedi per tanti secoli e caduta proprio ora, conserva una lastra da un inequivocabile segno: una torre sormontata da una mezzaluna…. Il sisma come fenomeno premonitore di una delle fissazioni leghiste: l’imminente islamizzazione dell’Europa. L’unica preoccupazione di Rognoni? Vedere quale sarà lo stato di tale pietra profetica una volta tolte le macerie.
A proposito del codice di autoregolamentazione di facebook, invitiamo caldamente il social network a censurare la pagina di Borghezio, in cui (sezione info e interessi personali) lo stesso Borghezio dichiara “Cattolicesimo tradizionalista, lotta contro l’invasione islamica, indipendenza della Padania, Autodifesa Etnica Totale e… xenofobia” (!!!)
(Le conversazioni di Radio padania sono tratte da danielesensi.blogspot.com).