Archivio

Archive for 3 gennaio 2010

Antonio Tabucchi su Le Figaro

3 gennaio 2010 Lascia un commento

Antonio Tabucchi sul Figaro: l’Europa intervenga contro la Lega Nord, o sarà la Barbarie

Quello di augurarsi un qualche cosa è un sentimento complesso; perché non esprime un semplice desiderio. Secondo Freud, la libido, ovvero il desiderio in ogni sua manifestazione, è il motore del mondo: l’uomo è una creatura desiderante. Senza il desiderio di conoscere cosa vi sia al di fuori della caverna, saremmo ancora nella caverna. Ma il succitato tipo di desiderio è affidato a variabili incontrollabili, al caso. Posso augurarmi che tutte le guerre finiscano e che sul pianeta si instauri la pace, che non abbiano a verificarsi guerre nucleari, che una mortale pestilenza si diffonda unicamente tra i trafficanti d’armi, o che io possa vincere alla più ricca lotteria del mondo. Le variabili del mio desiderio, però, nulla hanno a che fare con la statistica: nemmeno al principe di Heisenberg riuscirebbe di determinare la possibilità di riuscita.
Esiste in Italia un partito chiamato “Lega Nord”. Nato recentemente, con all’incirca una base elettorale del dieci per cento, esso fa parte del governo Berlusconi. Senza la Lega, Berlusconi non potrebbe governare. Berlusconi è alleato a partiti dalla connotazione politica di estrema destra. La Lega Nord non dichiara precise connotazioni politiche. Essa ha una base “culturale” neopagana, fatta di croci celtiche e di venerazione del dio Odino e del dio Po, fiume nel quale ogni anno vengono praticati riti di purificazione. La Lega ha diffuso la convinzione che la Lombardia e una parte del Veneto siano terre privilegiate e di sua proprietà. Essa vanta la superiorità della “razza” ariana e detesta le altre (i neri, gli ebrei e, in particolare, gli arabi). Più in generale, detesta tutti gli “stranieri”. Il principio territoriale è quello di Maurras: questa terra è mia perché vi sono seppelliti i miei morti. Cosa tra l’altro inesatta: buona parte del Veneto è terra di emigranti; gli avi, per non morire di fame o per malattia, emigrarono pochi anni addietro, e le loro ossa ora riposano in Brasile, in Argentina, in Canada, in Australia, in Svizzera, in Francia.
L’attuale ministro italiano dell’Interno, Roberto Maroni, è un dirigente della Lega Nord. Uomo di modesta cultura, frequenta le birrerie della sua regione e suona la tromba in un gruppo rock che si esibisce nei locali notturni della Lombardia. In due anni è divenuto celebre per l’applicazione di una feroce legge contro gli immigrati in base alla quale il solo fatto di essere “senza documenti” costituisce, in sé, ontologicamente, un delitto. D’intesa con Berlusconi, ha siglato un accordo con quel gentiluomo di Gheddafi per la costruzione di campi in Libia in cui accogliere i migranti respinti dall’Italia. Tali campi di detenzione che nessuno può controllare sono pagati dal governo italiano, ovvero dai contribuenti.
Il comune di Venezia aveva previsto l’assegnazione di case popolari a famiglie di nomadi (di cui molti hanno la cittadinanza italiana). Quando, a distanza di due settimane, il prefetto stava adempiendo alle proprie funzioni, ovvero stava assegnando gli alloggi previsti, il ministro Maroni, con un decreto autoritario, lo ha rimosso, per rimpiazzarlo con un uomo di fiducia. Le case non verranno più assegnate.
La Lega Nord, recentemente, ha pure diffuso un comunicato denominato “White Christmas”. Non si tratta di un augurio, bensì di una strategia messa in campo a Natale per “arrestare” i neri non in regola. Un rastrellamento. Ovviamente gli operai di colore (in molti lavorano nelle fabbriche del nord), seppur in regola, non hanno osato, nemmeno loro, uscire in strada per guardare le stelle. Non ci sono stelle per i neri, in Italia. E’ il bianco Natale della Lega Nord.

Mi auguro che l’Europa faccia qualcosa. Non so bene cosa. Ciò spetta al Consiglio d’Europa e alla Commissione europea. Sono sempre stato un europeista convinto, lo sanno tutti. Tuttavia mi rendo conto di starmi appellando a uomini che hanno dimenticato i valori dei padri fondatori, come Jean Monnet, De Gasperi, Spinelli, Adenauer. L’idea europea dei padri fondatori era alta e nobile, indipendentemente dai loro ideali politici. Gli attuali responsabili dell’Europa, è evidente, hanno poco di nobile e molto di economico: la loro etica è distratta dalla compatibilità. Eppure solo pochi anni fa un presidente della Repubblica francese, Jacques Chirac, proponeva sanzioni contro l’Austria a causa di dichiarazioni razziste di un suo rappresentante, Jorg Haider. Ma quelle di Haider erano parole. Ciò che sta succedendo in Italia, sono fatti. L’Europa ha una grande responsabilità, ma sembra ignorarlo. Fa finta di non rendersi conto di ciò che si sta verificando in Polonia, in Ungheria, in Romania, in Italia. Ma se essa ignora deliberatamente ciò che sta avvenendo in Italia, qualcosa dovrà succedere. E’ inevitabile. E’ nella logica della storia. Un uomo non bianco (ne basta uno solo) avrà forse un giorno un coltello per difendere il proprio corpo e la propria dignità. E lo utilizzerà. E capiterà come a Soweto. Non è ciò che mi auguro. E’ al contrario ciò che mi preoccupa, che mi allarma, che mi fa paura, e che mi abbatte.
In Europa, oggi, come nel ghetto del Sudafrica o nella Berlino hitleriana. Le pare ammissibile, Signora Europa?
Antonio Tabucchi, Le Figaro, 30.12.2009
(traduzione di Daniele Sensi) danielesensi.blogspot.com

L’arbitrato e il lavoro

3 gennaio 2010 Lascia un commento


“La Repubblica” del 15 dicembre pubblica un articolo di Luciano Gallino, il quale evidenzia le novità di prossima introduzione da parte del Disegno di Legge 1167 già approvato dal Senato. Tra le altre novità, l’autore si sofferma sull’arbitrato, sostenendo che ” esso (il disegno di legge) prevede infatti (art. 33, comma 9) che al momento di sottoscrivere un contratto di lavoro davanti a una delle tante commissioni locali cui è attribuito il compito di certificare se il contratto stesso definisce un’ occupazione alle dipendenze oppure un lavoro autonomo (tipo collaboratore a progetto), di durata determinata oppure indeterminata e altre condizioni, il lavoratore deve compiere una scelta drastica. Deve cioè aderire, o rifiutare, un compromesso con il quale s’ impegna, nel caso sorgano future controversie di lavoro, a rinunciare al ricorso al giudice a favore di una procedura di arbitrato o di conciliazione. Dei quali, stante lo squilibrio socio-economico che sussiste tra le due parti, si può agevolmente prevedere l’ esito. Tanto che la stessa Corte costituzionale si è più volte pronunciata contro il ricorso all’ arbitrato nelle controversie di lavoro. Stante questo dispositivo introdotto dal dl. 1167, il ricorso alla giustizia del lavoro diventerà un lusso,o un rischio, che pochi lavoratori vorranno permettersi”.
Dalla lettura del testo del Disegno di Legge che circola in rete, però, i timori di Gallino sembrerebbero infondati. Dal tenore letterale dell’art. 24, comma 5, del disegno di legge 1167, che novella l’art. 412 quater del codice di procedura civile, si evince infatti che “ferma restando la facoltà di ciascuna delle parti di adire l’autorità giudiziaria e di avvalersi delle procedure di conciliazione e di arbitrato previste dalla legge, le controversie di cui all’articolo 409 del presente codice e all’articolo 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono essere altresì proposte innanzi al collegio di conciliazione e arbitrato irrituale costituito secondo quanto previsto dai commi seguenti. È nulla ogni clausola del contratto individuale di lavoro o comunque pattuita che obblighi una parte o entrambe a proporre le controversie indicate nel periodo precedente al collegio di conciliazione e arbitrato o che ponga limitazioni a tale facoltà.”
Altro punto sul quale vale la pena insistere è l’uso ripetuto del verbo “può” in tutto l’articolato che deporrebbe a favore dell’introduzione di una mera facoltà in più a favore del lavoratore.
In definitiva, quest’ultima novità legislativa, della quale ad essere sinceri se ne sarebbe fatto volentieri a meno, diretta a definire -alternativamente all’ordinario iter giudiziario dinnanzi al Giudice naturale precostituito dalla Legge- il contenzioso del lavoro, deve avere un valore necessariamente facoltativo costituendo, appunto, una mera alternativa, giacché in nessun caso può precludersi l’accesso alla Giustizia ordinaria, diritto il cui contenuto è presidiato direttamente dalla Costituzione. Non resta che aspettare pazienti l’approvazione definitiva da parte della Camera e soprattutto bisognerà attendere l’interpretazione e l’applicazione concreta che se ne farà nelle aule di giustizia.
Vedi anche La riforma del lavoro

Stranieri

3 gennaio 2010 Lascia un commento


Difendevo uno straniero, persona offesa in un procedimento penale per lesioni personali colpose. Un processo che non presentava particolari complessità, anche perchè si era deciso di agire separatamente in sede civile per il risarcimento dei danni e lo straniero aveva ottenuto giustizia. In fase dibattimentale il Giudice chiamava a deporre la persona offesa in qualità di teste. Durante la testimonianza il cliente narrava puntualmente e con dovizia di particolari i fatti oggetto del procedimento. Arrivati al nocciolo, aiutato da un interprete, il cliente riferiva che l’imputato era (anche) sprovvisto di assicurazione per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli. Al che il Giudice gli domanda: ” ma lei è assicurato? ”
Immagino volesse valutare la credibilità del teste, ma in taluni casi, meglio attenersi all’insegnamento di quel ministro francese ” surtout pas trop de zèle”..