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Archive for febbraio 2010

Barbareschi

28 febbraio 2010 Lascia un commento

Barbareschi: pensieri nucleari di un eletto nella colonia del Sardistan.

Barbareschi chi? Si tratta di Luca Barbareschi: attore, regista, presentatore, parlamentare del Pdl, conduttore di un programma televisivo di seconda fascia che si chiama “Barbareschi shiock”.
Il parlamentare della XVI legislatura eletto in Sardegna percepisce uno stipendio lordo di 23.000 euro più benefit. E’ stato recentemente rilevato come le sue presenze alla Camera siano state meno di una volta su due, il 47%. Questo perché l’onorevole attore, con soli 23.000 euro al mese, proprio non riesce ad andare avanti. Così ha deciso che doveva assolutamente trovarsi qualcos’altro da fare. Da qui Barbareschi schiock.
Barbareschi, insieme alla Carlucci, si è fatto recentemente promotore della carta di identità obbligatoria per l’accesso alla rete e ha coerentemente sostenuto, con rigore ed inflessibilità, che internet debba essere regolamentato.
Venendo alla profondità dei pensieri nucleari dell’onorevole “sardo”, in una recente puntata di Barbareschi shiock il conduttore parlamentare, durante un’intervista alla showgirl Natasha Stefanenko originaria dell’Ucraina (paese colpito dalla tragedia di Chernobyl, città dove il 26 aprile 1986 scoppiò un reattore della centrale nucleare, causando decine di migliaia di morti), ha osservato: “Il nucleare? Farebbe bene alle donne del Sud, che sono basse. Le centrali nucleari? Le radiazioni hanno fatto bene a Natasha Stefanenko che è diventata alta, farebbero bene anche alle donne del Sud, che sono alte un metro e sessanta”.
Torniamo alla domanda iniziale: Barbareschi chi?
Luca Barbareschi fa parte dei cinque candidati non sardi paracadutati in Sardegna da Berlusconi per essere eletti con certezza quasi matematica grazie al “porcellum”, aggiungendo al danno la beffa del Cavaliere che non ha assegnato nessun incarico ministeriale ai deputati e ai senatori sardi del centrodestra, fatta eccezione per la nomina di sottosegretario alla Difesa di Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex presidente della Repubblica Francesco e sardo solo di cognome, essendo sempre vissuto fuori Sardegna.
I berluscones isolani “appecoronati” si sarebbero aspettati, almeno, che agli altri quattro parlamentari “continentali” eletti in rappresentanza del “Popolo sardo delle autonomie” (Filippo Saltamartini, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia, Paolo Vella, architetto siciliano noto per aver approvato tutti i lavori di ampliamento eseguiti a Villa La Certosa in qualità di direttore del Servizio Tutela del Paesaggio di Sassari, Piero Testoni, giornalista e nipote di Francesco Cossiga, anch’egli vissuto sempre fuori dalla Sardegna e per l’appunto Luca Barbareschi, attore-editore-produttore) fossero assegnati degli incarichi di qualche peso, tali da poter produrre ricadute positive per la regione che con tanta generosità elettorale li aveva mandati in Parlamento. Anche queste, seppur modeste e riduttive aspettative dei sardi che avevano votato per il centrodestra alle politiche, erano andate deluse.
In particolare l’attore e produttore Luca Barbareschi ambiva inizialmente al ministero dei Beni Culturali assegnato invece al poeta-cantore di Berlusconi Sandro Bondi, ambizione poi declinata nel sottosegretariato alla Cultura e andata anch’essa delusa a seguito della nomina a sottosegretario di Francesco Giro, molto vicino al Cardinal Ruini e autore dei discorsi di Berlusconi sui temi cattolici. E’ rimasta poi in piedi per qualche tempo l’ipotesi di diventare assessore alla Cultura nella giunta romana del sindaco Alemanno.
Sarebbe stato facile immaginare, in questa eventualità, gli enormi benefici di ritorno per i sardi che avevano eletto nell’isola un candidato per rappresentare le ragioni della Sardegna in Parlamento, per ritrovarselo poi assessore al Comune di Roma. Può darsi però che noi, osservatori prevenuti, ignoriamo se nella struttura organizzativa capitolina sia previsto un assessorato con delega per la Sardegna.
In ogni caso Alemanno gli aveva preeferito Umberto Croppi, esperto di comunicazione e consulente politico del sindaco di Roma, con trascorsi di dirigente nazionale del Fronte della Gioventù e di membro del comitato centrale del Movimento Sociale Italiano. Sfumata l’ipotesi assessoriale restava per Barbareschi ancora una possibilità come presidente della Commissione Cultura della Camera ma anche questa è saltata, essendo stata assegnata a Valentina Aprea la presidenza della Commissione. Il deputato attore si è dovuto accontentare, infine, della vicepresidenza della Commissione Trasporti.
Da uomo di teatro Barbareschi aveva così toccato con mano il vero significato del “teatrino della politica” di berlusconiana memoria.
Meglio quindi tornare allo spettacolo, al “the show must go on”, e cosa c’è di meglio, per fare spettacolo, che parlare della bassa statura delle donne del meridione d’Italia (comprese quelle sarde che l’avevano votato) colpevoli di essere denuclearizzate?
Questo il messaggio: donne meridionali, volete crescere in altezza? Accettate le centrali nucleari in casa vostra. Avete visto come è alta Natasha Stefanenko?
Se questo è un parlamentare…Con parlamentari di questo calibro non si può che constatare amaramente che siamo stati non solo impoveriti nella vita di ogni giorno ma anche defraudati della speranza.
Constatiamo con altrettanta amarezza che molti di quei sardi, in gran parte pensionati, operai e impiegati, che hanno votato Pdl e hanno quindi eletto Barbareschi guadagnano, quando va bene, dai 500 ai 1000 euro al mese. Vuoi mettere però la soddisfazione di poter salutare entusiasticamente l’onorevole Barbareschi che risponde benevolmente al saluto mentre circumnaviga d’estate, in veste di vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, le coste sarde con l’obiettivo di approfondire la conoscenza dei problemi della regione in cui è stato eletto parlamentare?
Quando le centrali nucleari arriveranno in Sardegna, oppure quando le gallerie delle miniere sarde ospiteranno le scorie radioattive, potremmo assistere ad un mirabolante miglioramento della razza: di colpo le donne sarde cresceranno in altezza, parola dell’onorevole Barbareschi. Pazienza se qualcuna verrà senza braccia o senza gambe. L’importante è superare il metro e sessanta.
di Raffaele Deidda

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Il Presidente del Consiglio

27 febbraio 2010 Lascia un commento

Gentile Augias, vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’azienda di cui è azionista il presidente del Consiglio. L’assicurazione dell’auto è del presidente del Consiglio, come l’assicurazione della mia previdenza integrativa. Compro il giornale, di cui è proprietario il presidente del Consiglio, o suo fratello, che è lo stesso. Vado in una banca del presidente del Consiglio. Esco dal lavoro faccio spese in un ipermercato del presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal presidente del Consiglio. Se decido di andare al cinema, ho una sala del circuito di proprietà del presidente del Consiglio dove guardo un film prodotto e distribuito da una società del presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal presidente del Consiglio). Se rimango a casa, guardo la tv del presidente del Consiglio con decoder prodotto da società del presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del presidente del Consiglio sono interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del presidente del Consiglio. Faccio il tifo per la squadra di cui il presidente del Consiglio è proprietario. Guardo anche la Rai, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Se non ho voglia di tv, leggo un libro, la cui editrice è di proprietà del presidente del Consiglio. È il presidente del Consiglio a predisporre le leggi approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti e/o avvocati del presidente del Consiglio, il quale governa nel mio esclusivo interesse. Per fortuna!
Antonio Di Furia

Consapevolezza

16 febbraio 2010 Lascia un commento

Ieri avevo udienza presso l’ufficio del Giudice di Pace. Dopo aver atteso ordinatamente, arriva il mio turno e sottopongo la questione al giudicante, il quale nel bel mezzo della discussione alla presenza di controparte, mi ferma e sbotta: “avvocato lei non si deve rivolgere a me come se fossi un giudice di Cassazione..”. In pratica parlavo da solo o, come si usa dire, ricordavo a me stesso..

Berlusconi, vieni qui

14 febbraio 2010 1 commento

Tre notizie della settimana sul premier italiano Silvio Berlusconi, che sarà in visita in Brasile a febbraio:
in visita ufficiale in Israele, ha definito “ingiusto” il Rapporto Goldstone, già approvato dall’ONU, secondo cui lo stato di Israele ha compiuto “crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità” all’inizio dell’anno passato, all’epoca dei suoi attacchi devastanti nella striscia di Gaza. Per Berlusconi Israele aveva il “diritto di difendersi dai razzi lanciati contro il proprio paese”;
si è inoltre aggiunto al coro di coloro che chiedono un intervento straniero in Iran, oltre a forzare il paragone tra Ahmadinejad a Hitler (”Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Oggi ancora di più perché c’è uno Stato che prepara una bomba atomica da usare contro qualcuno. Uno Stato con un leader che ci ricorda personaggi nefasti del passato”); nel frattempo in Italia il suo gruppo alla Camera è riuscito a far approvare un progetto di legge che, se otterrà anche il sì del Senato, gli permetterà di dribblare eternamente la Giustizia, in quanto basterà portare scuse ufficiali per non essere obbligato a rispondere alle convocazioni giudiziarie.
È scioccante che in un paese del primo mondo, in pieno ventunesimo secolo, siano addirittura tentati simili casuismi sfacciati. Berlusconi, che già è sfuggito per un pelo alla condanna per la copertura politica che ha dato alla Mafia siciliana negli anni ‘90, aspira all’impunità senza verdetto di innocenza anche nei processi per frode fiscale e corruzione nei quali è imputato.
Abusando vergognosamente della condizione di primo ministro, tenta di sfuggire alla Giustizia mutando le regole del gioco, incentivando l’introduzione di leggi che possano avvantaggiarlo.
Il progetto di legge che ridurrebbe il termine di prescrizione per i processi la cui pena è inferiore ai dieci anni, attende il voto della Camera. Se verrà convertito in legge, come per coincidenza, i processi contro Berlusconi cadranno immediatamente in prescrizione.
Il primo tentativo del governo e del parlamento italiani per legare le mani ai giudici fu la promulgazione di una legge che concedeva l’immunità penale alle quattro cariche più alte dell’amministazione pubblica del paese.
Questa avrebbe salvato Berlusconi dai processi fino al 2013, quando terminerà il suo patetico mandato. Ma la Corte Costituzionale, istanza suprema del potere Giudiziario in Italia, ha spazzato via questa spazzatura, che nel frattempo si sta cercando di tirare fuori dalla discarica…
Articolo di Personaggi d’Italia, pubblicato domenica 7 febbraio 2010 in Brasile. Articolo originale

Verso l’uscita

13 febbraio 2010 Lascia un commento

Berlusconi, il giorno dopo.
Alcune cose sappiamo. Una è che Berlusconi sta andando rovinosamente verso l’uscita. Non c’è alcuna ragione di esultare. “Rovinosamente” si riferisce all’ Italia, non a Berlusconi che è salvo perché non ha neppure una reputazione da perdere. E ha strumenti per farsi glorificare. Un’ altra cosa sappiamo: ogni aspetto della vita italiana è stato colpito, ferito, vandalizzato, la moralità, la memoria, la storia, i legami fra cittadini, le connessioni fra le parti del Paese, interessi, garanzie. L’Italia è stata resa gretta, avida, razzista. La “caccia al negro” di Rosarno, i respingimenti in mare ad opera della Marina Militare, le carceri dei suicidi e i lager dei centri di espulsione, le ronde e la distruzione dei campi nomadi sono cambiamenti brutali nella vita italiana. A coronamento di tutto ciò, Berlusconi, che ha taciuto mentre in Calabria infuriava la pulizia etnica, proprio in Calabria va ad annunciare ( il giorno dopo il “Giorno della Memoria”) che “gli immigrati sono criminali”, primo capo di governo, dopo le guerre nella ex Yugoslavia, ad incitare dall’alto all’odio razziale. Poi lancia un piano anti-mafia che non è altro che il lavoro che i magistrati stanno facendo da soli e da anni a rischio e al costo della vita. La terza cosa che sappiamo è che non ci sarà un “dopo” nel senso di un ritorno alla relativa normalità del “senza Berlusconi”, se mai c’è stata. Ci troveremo in un paesaggio umano e politico del quale non ci sarà più traccia, per molti neppure memoria, dell’ Italia di prima. I Radicali dicono: “illegale prima, illegale dopo”. Giusto.
di Furio Colombo

Legittimo impedimento

4 febbraio 2010 Lascia un commento

Il testo approvato dalla Camera dei Deputati: da notare la norma che ne dispone l’applicazione ai processi in corso in ogni stato e grado, oltre che l’inciso ” al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge.” “Sereno svolgimento” è un concetto nuovo che relativizza la responsabilità penale, e postula l’esercizio della giurisdizione penale quasi come un’attività persecutoria che toglie il sonno, inquieta e rende la vita e l’attività dei cittadini poco serena, un duello fra l’attività d’indagine (ingiusta) dell’organo penale inquirente e l’attività quotidiana del cittadino (o di governo se il cittadino ha la fortuna di essere eletto dal popolo), implicante una contrapposizione di interessi fra l’interesse dello Stato alla repressione di fatti penalmente rilevanti, a prescindere dalla loro gravità, dall’importanza dell’interesse leso e a discapito dell’allarme sociale che provocano e il diritto all’attività di governo dei prescelti dal popolo, con una netta prevalenza del secondo. Appare chiaro che il potere esecutivo rivendica un primato inedito: l’immunità penale (o meglio l’impunità) rispetto alle altre funzioni dello Stato. Sarebbe ridicolo se non fosse vero.

Ddl Camera 889 – Disposizioni su impedimento a comparire in udienza
Art. 1.
1. soppresso.
2. Per il Presidente del Consiglio dei ministri costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali, quale imputato o parte offesa, il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti e in particolare dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, dagli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, e dal regolamento interno del Consiglio dei ministri, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 novembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre 1993, e successive modificazioni, delle attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività comunque connessa alle funzioni di governo.
3. Per i Ministri l’esercizio delle attività previste dalle leggi e dai regolamenti che ne disciplinano le attribuzioni, nonché di ogni attività comunque coessenziale alle funzioni di governo, costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali quali imputati o parti offese.
4. Il giudice, su richiesta di parte, quando ricorrono le ipotesi di cui ai commi precedenti, rinvia il processo ad altra udienza.
5. Ove la Presidenza del Consiglio dei ministri attesti che l’impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo ad udienza successiva al periodo indicato che non può essere superiore a sei mesi.
6. Il corso della prescrizione rimane sospeso per l’intera durata del rinvio, secondo quanto previsto dall’articolo 159, primo comma, numero 3), del codice penale, e si applica il terzo comma del medesimo articolo 159 del codice penale.
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 2.
01. Le disposizioni di cui all’articolo 1 si applicano fino alla data di entrata in vigore della legge costituzionale recante la disciplina organica delle prerogative del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri, nonché delle modalità di partecipazione degli stessi ai processi penali e, comunque, non oltre diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, salvi i casi previsti dall’articolo 96 della Costituzione, al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge.
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La camerata Polverini, il camerata Tilgher e l’amico Fazzone

3 febbraio 2010 Lascia un commento

Si dice che sia una sindacalista. Ma perché, l’UGL è un sindacato?
Si dice che piaccia anche a sinistra. Con tutto ciò che oggi viene definito “di sinistra”, non è una sorpresa.
Forse perché tempo fa ha furbescamente dichiarato: “Sono per un socialismo buono e una migliore distribuzione della ricchezza. La redistribuzione capitalista è una favola. Favorisce speculazioni finanziarie e rendite incontrollate“.
Intanto vuole portare alla Regione Lazio Adriano Tilgher, nazista storico co-fondatore insieme a Stefano “caccola” Delle Chiaie di Avanguardia Nazionale, oggi nella Destra di Storace, al quale dichiara accettando la candidatura alle regionali: “avrà senso solo se avrò vicino te, i tuoi amici e camerati” e Claudio Fazzone, signore delle tessere Pdl nella provincia di Latina, l’ispiratore della giunta comunale di Fondi di cui solo il veto governativo ha impedito lo scioglimento per infiltrazione camorristica.
Se la vedrà probabilmente con Emma Bonino, liberista reaganiana di ferro, nemica giurata dell’articolo 18. Forse sarebbe più appropriato se corressero insieme, magari in ticket.
Tratto da Il nido del Korvo

La Trota

2 febbraio 2010 Lascia un commento

Renzo Bossi “la trota” candidato
Due anni fa era solo “una trota”, indegno perfino del titolo di “delfino”. Oggi si “è temprato”: candidiamolo alle regionali. Per Renzo Bossi, 22enne figlio di Umberto, è finito il tempo in cui non lo facevano parlare nemmeno a bordo campo, dopo le partite della Padania. Ora ha una campagna elettorale tutta per sé. E se i lombardi gli daranno retta, chissà che non spunti una poltrona da assessore allo Sport al Pirellone. Come ha fatto? Diciamo che ce l’ha messa tutta. La maturità l’ha passata al quarto colpo. Ha un’azienda informatica ma il suo sito Web – in perenne under construction – dice che nemmeno il computer è il suo forte. Una volta che il pc gli ha dato retta, ha sfornato il videogioco “Rimbalza il clandestino”. Si è fatto beccare a bordo di un Suv mentre superava in corsia di emergenza. Renzo è nato l’8 settembre: con lui il senatur firma il suo armistizio. Alla faccia di Roma ladrona, anche nella Lega i vizi privati spianano la strada alle pubbliche virtù.
Il Fatto Quotidiano 2 febbraio 2010

L’impunità assoluta

2 febbraio 2010 Lascia un commento

L’impunità assoluta
Senza alcun dibattito pubblico, le immunità per le oligarchie politiche e le burocrazie dello Stato, che si rendono obbedienti, appaiono il canone che ispira le mosse del governo e la produzione legislativa della maggioranza.
Si fa largo l’idea di “un primato della politica” che vuole rendere indiscutibile, per chi ha il potere, una protezione assoluta nei confronti del controllo di legalità. Ovunque si guardi, si può afferrare la tendenza della politica a costruire schermi, muri, privilegi, autoesenzioni. In una sola giornata, si possono cogliere due segni della pericolosa asimmetria che incuba, nascosta, nel Palazzo.
n disegno di legge, in discussione al Senato (relatore Piero Longo, avvocato di Berlusconi), prescrive ai giudici come valutare le fonti di prova offerte dai “disertori” delle mafie. Se il progetto diventasse legge, le dichiarazioni rese dal coimputato (e da imputati di procedimento connesso) avrebbero valore probatorio “solo in presenza di specifici riscontri esterni”. Anche se il dibattimento riuscisse a raccogliere “riscontri meramente parziali”, quelle dichiarazioni sarebbero “inutilizzabili”. Sono norme che possono disarticolare annientandole, dal punto di vista giudiziario, le dichiarazioni di quei testimoni dei processi di mafia che impropriamente diciamo “pentiti”. Quanti saranno i processi che “moriranno” per infarto legislativo? E che ne sarà della lotta alle mafie, glorificata appena qualche giorno fa dall’intero governo a Reggio Calabria?
Non è una novità che i ricordi, le accuse dei “collaboratori di giustizia” debbano avere verifiche “interne” ed “esterne”, conferme “intrinseche e estrinseche”, come si dice nel gergo dei legulei. Si sa che non sono sufficienti le dichiarazioni incrociate. Lo ha stabilito, e da tempo, la Corte suprema di Cassazione, chiarendo però che se due “disertori” concordano con una ricostruzione dei fatti, il lavoro del giudice deve accertare “in modo scrupoloso e meditato, l’autonomia di ogni singola collaborazione. In caso di positiva verifica di attendibilità, dalla convergenza delle dichiarazioni devono trarsi tutte implicazioni del caso. Si deve in particolare dedurre l’efficacia di riscontro reciproco delle dichiarazioni convergenti e il consolidamento del quadro di accusa”. (Corte Suprema di Cassazione, Sezione VI Penale, Sentenza n. 542/2008, sul cosiddetto caso Contrada).
Ora, è fin troppo facile farsi venire cattivi pensieri, in tempi di leggi ad personam. E’ fin troppo semplice intuire che la norma contro i testimoni di mafia nasca, d’improvviso e segreta, quando all’orizzonte del processo contro Marcello Dell’Utri appare Gaspare Spatuzza, che non esita a chiamare in causa anche il presidente del Consiglio. Con la nuova legge, anche se Filippo e Giuseppe Graviano avessero confermato in aula il racconto del loro compare, l’intera ricostruzione sarebbe stata inutilizzabile.
Qui però preme rilevare altro, la volontà del legislatore di creare argini così ferrei da impedire e restringere i “naturali” margini di autonomia interpretativa del giudice. Si vieta ogni interpretazione della legge. Si afferma l’idea di un giudice che si conformi rigidamente alla volontà del legislatore anche a costo di accantonare principi costituzionali, ragionevolezza, buon senso, convincimento logico. Affiora una concezione “assolutistica” del “primato della politica” sulla giurisdizione.
La tendenza è ancora più evidente nelle conclusioni del caso Abu Omar. L’uomo, Osama Nasr Moustafà (Abu Omar è il nome religioso), è l’imam nella moschea di viale Jenner a Milano. Ha 39 anni, è egiziano, in Italia è protetto dal diritto di asilo. La Cia lo accusa di essere un “terrorista” di Al Qaeda. E’ una cinica astuzia, abituale nella stagione della “guerra al terrore”. L’accusa è un modo per dare pressione al povero disgraziato, metterlo con le spalle al muro schiacciato da un’alternativa del diavolo: o collabora con l’intelligence americana e italiana e si fa spia tra i suoi o Cia e Sismi (l’intelligence italiana diretta da Niccolò Pollari) lo incappucciano, lo sequestrano, lo spediscono nella sala di tortura di un carcere nordafricano dove la sua ostinazione a conservarsi “integro” verrà messa alla prova. E’ quel che accade all’egiziano. Chi rapisce Abu Omar il 17 febbraio 2002? Un processo a Milano accerta che sono stati agenti della Cia. Che ruolo hanno avuto le barbe finte di casa nostra? Il giudice Oscar Magi ha le idee molto chiare. Scrive, nelle motivazioni, che Niccolò Pollari, il suo staff, i suoi agenti erano a conoscenza dell’azione degli “americani”, si sono voltati dall’altra parte e, quando è scoppiata la grana, hanno ostacolo e inquinato le indagini della magistratura. Pollari e i suoi si salvano da una condanna protetti da un segreto di Stato, opposto dai governi Prodi e Berlusconi con un “paradosso logico e giuridico”: sul sequestro di Abu Omar non c’è segreto, ma il segreto impedisce di accertare le responsabilità di chi ci ha messo le mani. Il giudice di Milano osserva che l’iniziativa del governo estende “l’area del segreto in modo assolutamente abnorme” trasformando il segreto di Stato “in un’eccezione assoluta e incontrollabile allo stato di diritto”.
Un’interpretazione “pericolosa” che, anche in presenza di reati gravissimi (il sequestro di persona lo è), offre alle barbe finte “un’immunità di tipo assoluto non consentita da nessuna legge di questa Repubblica” e affidata all’arbitrio dell’autorità.
Qui è l’arbitrarietà dell’opposizione del segreto di Stato a mostrarci come la giurisdizione sia umiliata da una politica che impone la sua sovranità e con il suo “primato” offre un’impunità di dubbia legittimità costituzionale a burocrati sottomessi e docili.
Il lavoro dei servizi di informazione deve salvaguardare l’indipendenza e l’integrità dello Stato, tutelare lo Stato democratico e le istituzioni che lo sorreggono. Il segreto è lo strumento che consente all’intelligence di difendere gli “interessi supremi”. Che sono “l’integrità della Repubblica; la difesa delle Istituzioni; l’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati; la preparazione e la difesa militare dello Stato”. Nessuno di questi interessi può essere minacciato dall’accertamento di che cosa è accaduto – e con la responsabilità di chi – quella mattina del 17 febbraio del 2003, a meno di non pensare che diventi legale un sequestro di persona e legittima la violazione della Costituzione e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Il governo ritiene, dunque, che sia nelle sue prerogative anche la tutela di un interesse non “supremo” ma politico disegnando quindi, ancora una volta, una scena che attribuisce una signoria della politica sulla legge. Se ne scorge l’esito. La regola non è più la pubblicità e il segreto, l’eccezione. Al contrario, il segreto diviene (può divenire da oggi) pratica d’uso quotidiano di un presidente del Consiglio che decide, alla luce di un interesse tutto politico, che cosa si può conoscere e che cosa deve restare pubblicamente nascosto.
Il legislatore che, rivendicando un “primato”, si cucina per sé e per la sua oligarchia una protezione dalla legalità e un governo che rifiuta di governare in pubblico pretendendo per sé un potere sovrano e segreto non separano soltanto la legittimità dalla legalità, ma anche la democrazia dalla Costituzione. Sembra questo il più autentico focus della stagione che ci attende.
Giuseppe D’Avanzo. Fonte: La Repubblica.it

Win for life: t’illudi per la vita, perdi tutti i giorni

1 febbraio 2010 Lascia un commento

Win for life: t’illudi per la vita, perdi tutti i giorni
Un libro smaschera la tassa sulla speranza celebrata come una lotteria benefica
E’un gioco, semplice e all’apparenza innocuo. Ma dietro ai lustrini cela tante insidie, e la sua vera natura: quella di una imposta non dichiarata. É il monito di “Win For Life! La tassa sulla speranza”, libro di prossima pubblicazione (ma già disponibile sul sito dell’editore Iacobelli) dedicato all’omonimo gioco, lanciato lo scorso 29 settembre e già popolarissimo nelle ricevitorie e nei bar italiani. La Sisal l’ha creato su mandato dei Monopoli di Stato, che volevano raccogliere fondi per l’Abruzzo devastato dal terremoto. In tre mesi, Win For Life ha rastrellato puntate per 442 milioni. Il 23 per cento, ovvero 102,9 milioni, verrà devoluto alle zone colpite dal sisma. E ciò basta perché il nuovo gioco venga celebrato come una lotteria benefica. Ma Ennio Peres, matematico e coautore del libro con il collega Riccardo Bersani, protesta: “Quello dei fondi all’Abruzzo è l’aspetto più amorale di questo gioco. Berlusconi aveva promesso che non avrebbe messo nuove tasse per trovare fondi per la ricostruzione. Ma Win For Life di fatto lo è, perché spinge milioni di persone a versare continuamente soldi che andranno anche allo Stato. Sarà un caso – aggiunge – ma è stato lanciato sul mercato il 29 settembre, ossia proprio il giorno del compleanno del presidente del Consiglio”. E il successo è stato immediato, per un gioco dalle regole semplicissime. Per giocare, basta marcare almeno 10 dei venti numeri su un’apposita schedina, arrivando a un massimo di 14 cifre (ma esistono anche schedine pre-stampate). A ogni puntata, da uno o due euro, il terminale aggiunge un ulteriore numero tra 1 e 20, detto “numerone”. La combinazione di cifre andrà poi confrontata con quella estratta. A renderlo rischioso sono anche la facilità di comprensione delle sue regole e l’accessibilità. “Il meccanismo dei dieci numeri più uno lo capisce anche un bambino – sottolinea Capitanucci – e si può giocare ovunque: indicatori precisi dell’alto rischio di dipendenza da Win For Life”. Infine, il nuovo gioco della Sisal offre la possibilità di una rendita ventennale. Un premio agognato da giocatori di ogni fascia sociale, soprattutto in questo momento di forte recessione. Win For Life è insomma una tentazione continua e irresistibile per quei 700 mila italiani inclini a dipendere dal gioco d’azzardo. In più, come si sottolinea nel libro, è un gioco in cui il pronostico è una predizione, non una previsione: “Le proprie personali analisi sulla scelta dei numeri non aumentano di un briciolo le possibilità di vincere rispetto a chi versa distrattamente l’obolo in ricevitoria”. Non basta. “Il regolamento – sostiene Peres – è ambiguo e spesso fuorviante. Ad esempio, riporta l’elenco dei premi, ma non specifica che andranno divisi per il numero dei vincitori. E questo vale anche per la rendita ventennale, tanto che all’inizio sono nati grandi equivoci”. Chi indovina la serie di 10 numeri più il numerone vince il premio massimo, ovvero una rendita ventennale di 4000 euro mensili al netto delle tasse. Un miraggio nell’Italia della crisi, che taglia i consumi ma spende sempre di più per lotterie e giochi. Secondo l’Agenzia giornalista concorsi e scommesse, nel 2009 i giochi pubblici hanno incassato 53 miliardi di euro: il 12,5 per cento rispetto al 2008, il doppio rispetto a cinque anni fa. L’industria del gioco è la terza del Paese per fatturato, superata solo da Eni e Fiat. I giocatori abituali sono circa 30 milioni, e ogni italiano spende in media 900 euro all’anno per il Superenalotto o i Gratta e Vinci. Oppure per Win For Life. Come concessionaria, l’azienda Sisal ha diritto al 4 per cento dei soldi ricavati dalle puntate. Una buona percentuale, visto il riscontro ottenuto dal gioco.
Gli italiani affollano le 28 mila rivendite, dove si può puntare sulle combinazione di numeri: dalle ricevitorie sino ai bar e alle tabaccherie. Ma Win For Life ha le sue controindicazioni, pesanti. Con i suoi 13 concorsi giornalieri, può dare facilmente assuefazione. “Se posso sapere ogni ora se ho vinto o perso, sono portato a riprovarci subito” spiega la psicologa Daniela Capitanucci, presidente dell’associazione And (Azzardo e nuove dipendenze) di Varese. Che nel libro di Peres e Bersani avverte: “Win For Life si presenta come un gioco innocuo, tranquillizzante, ma in realtà è ad alto rischio. La ripetitività e il risultato immediato che lo caratterizzano creano dipendenza e favoriscono un atteggiamento compulsivo”.
Fonte: Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2010