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Archive for aprile 2010

La Silvia e l’Alberto (da Giussano)

28 aprile 2010 6 commenti

L’amore è cieco, sordo e anche un po’ coglione

Le quattro di un assolato pomeriggio di giugno, l’asfalto s’attacca alle scarpe e l’aria è quasi bianca per la luce salentina che sa essere meravigliosa e crudele.
I raggi del sole cadono ovunque, l’amaca sotto l’albero di fico di un piccolo giardino è protetta dalla verzura delle grandi foglie, al riparo dai dardi infuocati che diffrangendosi emanando un tepore meraviglioso. In compagnia del silenzio rotto da qualche cicala non é difficile rifugiarsi nella magia dell’assopimento che monta con la complicità del dondolio dell’amaca e di una generosa bottiglia di rosato fresco che ha accompagnato pecorino e fave fresche, tardive ma saporite.
Solo in casa, chi ama il mare ha preferito la spiaggia a due passi. Come si può abbandonare una simile postazione da sogno? Solo una adeguatissima giustificazione potrebbe imporlo.
Se squilla il citofono una volta immagini che siano i testimoni di Geova o un rappresentante della Vorwerk disperato. Te ne fotti, con tutto il rispetto per la missione di chi annuncia la fine del mondo e con la massima considerazione per chi deve guadagnarsi la pagnotta.
Se squilla due volte è il postino con una raccomandata di qualcuno che ti chiede soldi o il telegramma di un evento che comunque accadrà domani. Te ne fotti, lascerà la cartolina di avviso nella cassetta. Tutti possono attendere, figuriamoci i morti.
Se squilla tre, quattro, cinque volte è accaduto qualcosa che fa scorrere il sangue o, sicuramente, lo farà scorrere a breve. Tocca alzarsi e affacciarsi. Ti trovi due volti giulivi sul marciapiede, uno vagamente familiare e l’altro completamente ignoto e immediatamente antipatico.

Con la cortesia sconosciuta ai nordici ma propria del dna dei sudici, li invito ad entrare. S’avvicinano, riconosco finalmente la piccola Silvia, allieva prediletta di molti anni fa. Non è più piccola, è una splendida donna sorridente e luminosa anche nella luce squassante di un meriggio salentino.
Li faccio accomodare. Che sorpresa! Dopo tanti anni, e che sorpresa apprendere che Silvia non è più signorina. Partita per Milano a studiare, s’è sistemata lì e s’è pure avvinghiata con questo marcantonio dal corpo scolpito e lo sguardo da vitello miope. La signora Silvia.
Quante cosa da raccontare. È un viaggio di piacere per far conoscere il Sud al marito. Non c’è molto tempo ma basta per sapere che noi lì si sta bene, si lavora e tutto funziona, stiamo cambiando casa, ne abbiamo acquistata una in un quartiere più a modo e siccome la stanno ristrutturando noi siamo in giro. Dove si stava era bello ma pieno di negri e di islamici. Non è che siamo razzisti ma è che loro sono diversi da noi e se facciamo un figlio non può mica crescere in una scuola di africani.
Son contento. La Silvia (di là si chiamano con l’articolo) mi presenta il suo acquisto che impettito mi dice: “Sciono Albèeerto, faccio l’ingegniere. Silvia mi ha parlato tanto di lei …”
Sono contento per la Silvia soprattutto quando l’Alberto mi dice dei suoi genitori che abitano a Giussano, padani da sempre. Sono contento che l’Alberto mi guarda e dice che ragiono quasi come uno del nord.
Son contento davvero a sentire l’Alberto (da Giussano) che i suoi la Silvia l’hanno accettata da subito anche se era meridionale, che anche nei meridionali ci son tante brave persone come me.
E la Silvia che annuisce radiosa dimostrando ancora una volta che l’amore è cieco, sordo e anche un po’ coglione.

Che posso fare? Li invito a pranzo perfargli provare un po’ di sana cucina salentina.
Big Jim accetta subito e la Silvia a ruota. Se ne vanno lasciandomi solo a preparare l’incontro.
Penso al menù: ceci e curnali fritti, brasciolette piccanti alla cacciatora con i pampascioni, nell’attesa degli antipastini di sott’oli e sott’aceti con cavolo cotto al vapore.
La mattinata del solstizio d’estate è domenica, c’è uno scirocco denso come melassa, preparo a puntino, anche i crostini di pane. Le mie donne sagge non ne hanno voluto sapere di questa rimpatriata, lo jonio pugliese, nei pomeriggi di giugno sa ammaliare come nessuno
Il pranzo è gradito e vivace, l’Alberto mangia di gusto e pure la Silvia. Si parla di tutto. L’ingegniere racconta di sé e della Padania, mi parla dei “Mau Mau” dalla pelle color cioccolato, dell’Africa incivile e degli stupratori rumeni, degli islamici crudeli e degli zingari ladri. E Silvia invece ce l’ha con i cinesi che sono ovunque e sono tutti uguali. Mangiano di buon appetito i ragazzi nati in Italia e civilizzati in Padania, sicuro futuro per l’eurasia giapeta. Son quasi commoventi come si guardano negli occhi e si sorridono, il bauscia e la terrona. Mangiano e bevono di gusto mentre io pilucco, sono stanco ma felice. Un week end nato solitario lo trascorro in compagnia.
Ci spostiamo in giardino dopo il pranzo a sorseggiare una eccellente granita di caffé. I ragazzi son giovani, han fretta di tornare a casa dopo un bel pranzetto. Tanto più che l’Alberto è un campione padano, ha il celodurismo nel sangue.

Han fretta di congedarsi i piccioncini, li trattengo ancora un po’ e poi li lascio andare.
Rassetto il rassettabile, rimando alla calata della frescura il lavaggio delle stoviglie e mi rimetto sull’amaca. Mi sovviene “la vendetta da savana secca”: un elefante alza la proboscide ed emette barriti roboanti, l’erba secca e la carenza d’acqua lo rendono terribilmente stitico, e le spine d’acacia spesso non vengono macerate dall’intestino….

Immagino il cavolo, i pampascioni e i ceci che entrano nella fase digestiva. Me li immagino i volti dei pargoletti che arrossiscono, gonfi come cornamuse, ad emettere barriti di varia sonorità, solo che a differenza dell’elefante stitico la proboscide resterà immobile e il lamento, prodotto da ragioni opposte, sarà proferito da opposti pertugi.
E io sono li, sulla mia amaca dispiaciuto per il buco nell’ozono ma tanto felice perché, per una volta almeno, a questi leghisti di nascita e d’adozione gli ho fatto prender fuoco al buco del culo.
di Pino De Luca, 27 aprile 2010 www.aprileonline.info

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L’anonimo di Adro

16 aprile 2010 3 commenti

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica. A scanso di equivoci, premetto che:

Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina. Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala.
E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando nonpagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche.

Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.
E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce. Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro