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La Silvia e l’Alberto (da Giussano)

L’amore è cieco, sordo e anche un po’ coglione

Le quattro di un assolato pomeriggio di giugno, l’asfalto s’attacca alle scarpe e l’aria è quasi bianca per la luce salentina che sa essere meravigliosa e crudele.
I raggi del sole cadono ovunque, l’amaca sotto l’albero di fico di un piccolo giardino è protetta dalla verzura delle grandi foglie, al riparo dai dardi infuocati che diffrangendosi emanando un tepore meraviglioso. In compagnia del silenzio rotto da qualche cicala non é difficile rifugiarsi nella magia dell’assopimento che monta con la complicità del dondolio dell’amaca e di una generosa bottiglia di rosato fresco che ha accompagnato pecorino e fave fresche, tardive ma saporite.
Solo in casa, chi ama il mare ha preferito la spiaggia a due passi. Come si può abbandonare una simile postazione da sogno? Solo una adeguatissima giustificazione potrebbe imporlo.
Se squilla il citofono una volta immagini che siano i testimoni di Geova o un rappresentante della Vorwerk disperato. Te ne fotti, con tutto il rispetto per la missione di chi annuncia la fine del mondo e con la massima considerazione per chi deve guadagnarsi la pagnotta.
Se squilla due volte è il postino con una raccomandata di qualcuno che ti chiede soldi o il telegramma di un evento che comunque accadrà domani. Te ne fotti, lascerà la cartolina di avviso nella cassetta. Tutti possono attendere, figuriamoci i morti.
Se squilla tre, quattro, cinque volte è accaduto qualcosa che fa scorrere il sangue o, sicuramente, lo farà scorrere a breve. Tocca alzarsi e affacciarsi. Ti trovi due volti giulivi sul marciapiede, uno vagamente familiare e l’altro completamente ignoto e immediatamente antipatico.

Con la cortesia sconosciuta ai nordici ma propria del dna dei sudici, li invito ad entrare. S’avvicinano, riconosco finalmente la piccola Silvia, allieva prediletta di molti anni fa. Non è più piccola, è una splendida donna sorridente e luminosa anche nella luce squassante di un meriggio salentino.
Li faccio accomodare. Che sorpresa! Dopo tanti anni, e che sorpresa apprendere che Silvia non è più signorina. Partita per Milano a studiare, s’è sistemata lì e s’è pure avvinghiata con questo marcantonio dal corpo scolpito e lo sguardo da vitello miope. La signora Silvia.
Quante cosa da raccontare. È un viaggio di piacere per far conoscere il Sud al marito. Non c’è molto tempo ma basta per sapere che noi lì si sta bene, si lavora e tutto funziona, stiamo cambiando casa, ne abbiamo acquistata una in un quartiere più a modo e siccome la stanno ristrutturando noi siamo in giro. Dove si stava era bello ma pieno di negri e di islamici. Non è che siamo razzisti ma è che loro sono diversi da noi e se facciamo un figlio non può mica crescere in una scuola di africani.
Son contento. La Silvia (di là si chiamano con l’articolo) mi presenta il suo acquisto che impettito mi dice: “Sciono Albèeerto, faccio l’ingegniere. Silvia mi ha parlato tanto di lei …”
Sono contento per la Silvia soprattutto quando l’Alberto mi dice dei suoi genitori che abitano a Giussano, padani da sempre. Sono contento che l’Alberto mi guarda e dice che ragiono quasi come uno del nord.
Son contento davvero a sentire l’Alberto (da Giussano) che i suoi la Silvia l’hanno accettata da subito anche se era meridionale, che anche nei meridionali ci son tante brave persone come me.
E la Silvia che annuisce radiosa dimostrando ancora una volta che l’amore è cieco, sordo e anche un po’ coglione.

Che posso fare? Li invito a pranzo perfargli provare un po’ di sana cucina salentina.
Big Jim accetta subito e la Silvia a ruota. Se ne vanno lasciandomi solo a preparare l’incontro.
Penso al menù: ceci e curnali fritti, brasciolette piccanti alla cacciatora con i pampascioni, nell’attesa degli antipastini di sott’oli e sott’aceti con cavolo cotto al vapore.
La mattinata del solstizio d’estate è domenica, c’è uno scirocco denso come melassa, preparo a puntino, anche i crostini di pane. Le mie donne sagge non ne hanno voluto sapere di questa rimpatriata, lo jonio pugliese, nei pomeriggi di giugno sa ammaliare come nessuno
Il pranzo è gradito e vivace, l’Alberto mangia di gusto e pure la Silvia. Si parla di tutto. L’ingegniere racconta di sé e della Padania, mi parla dei “Mau Mau” dalla pelle color cioccolato, dell’Africa incivile e degli stupratori rumeni, degli islamici crudeli e degli zingari ladri. E Silvia invece ce l’ha con i cinesi che sono ovunque e sono tutti uguali. Mangiano di buon appetito i ragazzi nati in Italia e civilizzati in Padania, sicuro futuro per l’eurasia giapeta. Son quasi commoventi come si guardano negli occhi e si sorridono, il bauscia e la terrona. Mangiano e bevono di gusto mentre io pilucco, sono stanco ma felice. Un week end nato solitario lo trascorro in compagnia.
Ci spostiamo in giardino dopo il pranzo a sorseggiare una eccellente granita di caffé. I ragazzi son giovani, han fretta di tornare a casa dopo un bel pranzetto. Tanto più che l’Alberto è un campione padano, ha il celodurismo nel sangue.

Han fretta di congedarsi i piccioncini, li trattengo ancora un po’ e poi li lascio andare.
Rassetto il rassettabile, rimando alla calata della frescura il lavaggio delle stoviglie e mi rimetto sull’amaca. Mi sovviene “la vendetta da savana secca”: un elefante alza la proboscide ed emette barriti roboanti, l’erba secca e la carenza d’acqua lo rendono terribilmente stitico, e le spine d’acacia spesso non vengono macerate dall’intestino….

Immagino il cavolo, i pampascioni e i ceci che entrano nella fase digestiva. Me li immagino i volti dei pargoletti che arrossiscono, gonfi come cornamuse, ad emettere barriti di varia sonorità, solo che a differenza dell’elefante stitico la proboscide resterà immobile e il lamento, prodotto da ragioni opposte, sarà proferito da opposti pertugi.
E io sono li, sulla mia amaca dispiaciuto per il buco nell’ozono ma tanto felice perché, per una volta almeno, a questi leghisti di nascita e d’adozione gli ho fatto prender fuoco al buco del culo.
di Pino De Luca, 27 aprile 2010 www.aprileonline.info

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  1. mariateresa
    28 aprile 2010 alle 14:17

    Scrivo dal nord-est. Mi spiace molto leggere un testo del genere.Che evidenzia una forma di ” apartheid” alla rovescia.Prima di tutto perchè non tutta la popolazione del nord-est è leghista ( e ci mancherebbe…), nè merita di essere accomunata alla coppia descritta da De Luca e ai loro pregiudizi circa rumeni, islamici e zingari. E’ come se io, che sono stata in vacanza nel 2009, in provincia di Salerno, in presenza di gesti di autentica maleducazione civica ( gente che apriva i finestrini e gettava il sacco della monnezza in corsa dalla macchina, o persone che si portavano via i fiori appena piantati nelle aiuole pubbliche, oppure tanti’altro) giudicassi tutti i campani con il metro delle cose negative viste. Se poi il De Luca voleva solo comunicare un suo personale sfogo, non vedo perchè la lettera debba godere di siffatta risonanza. Essendo dell’idea che siamo tutti Italiani, me ne dispiaccio.

  2. 11 giugno 2010 alle 06:59

    gentile mariateresa,
    far di tutta l’erba un fascio non è mio stile. Frequento abbastanza il Nord (anche i leghisti) per comprendere la differenza fra Bossi e il mio amico Emiliano. Ma trovo singolari due cose nella sua requisitoria: nessun commento suo sulle stronzate che raccontano i vari Borghezio, Gentilini, Salvini, Bossi figlio e compagnia che hanno potere e visibilità della quale ella non si duole; e la richiesta di una censura nei miei confronti che non godo né di potere e nemmeno di visibilità occupandomi essenzialmente di pentole e stoviglie.
    è, io credo, un paradosso. a meno che anche lei non si senta bruciare qualcosa e allora son proprio contento.
    La saluto cordialmente.
    Pino De Luca

  3. maria teresa morini
    12 giugno 2010 alle 10:53

    Non ho scritto nulla in merito a quanto vadano blaterando Borghezio e Company per il semplice fatto che non leggo nulla loro riferente, non mi interesso in alcun modo di quello che dicono o fanno. Vedo altre problematiche nella mia regione e mi interesso di altre cose…Il resto della battuta non l’ho capita…mah…Colgo invece l’occasione per far notare a chi gestisce questo blog che non è stata scrita una riga una sul 25 aprile, sulla Liberazione e sulla Resistenza… Posso dire? mi sembra un silenzio molto più grave che non lo snobbare le fessate dei Leghisti. SaLUTi mt

    • 12 giugno 2010 alle 11:13

      Chi gestisce questo blog accusa la nota polemica, non senza rilevare che questo spazio virtuale non è nato per diventare un mezzo di amplificazione di luoghi, mezzi, idee o eventi già di per sè dotati del crisma della cd. ufficialità, fra l’altro già ampiamente trattati nelle sedi loro proprie. Al contrario, si cerca molto umilmente di far riflettere, cercando di dare una -sia pur limitata- visibilità a chi ha qualcosa di sensato da dire, visibilità che, altrimenti verrebbe sminuita, o che, comunque, non troverebbe altrove una giusta collocazione. Cordialmente. G.O.

  4. maria teresa morini
    12 giugno 2010 alle 13:35

    bene…mai come in questi ultimi anni il 25 aprile non ha più sedi di ufficialità e tra una decina d’anni nessuno ne parlerà più..anche questo voluto silenzio sulla nostra storia democratica con relativo revisionismo meriterà una collocazione….quanto alla polemica, per fortuna che c’è ancora chi la fa. saluti MT

  5. maria teresa morini
    12 giugno 2010 alle 13:41

    Aggiungo perchè ho riletto:::mi rinfaccia di non dolermi della visibilità dei bossi ecc., MA CHI LI VEDEEEEEEEE …..ci mancherebbe che mi sentissi dare della leghista in sto modo indiretto. Non entro nemmeno nel merito di una risposta….La assicuro che ho tutte le carte in regole per essere a buon diritto dall’altra parte, comunque a Lei non devo altre spiegazioni. Saluti.

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