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Pomigliano, la legge del più forte

16 giugno 2010 2 commenti

Se fossimo in una condizione di normalità, il dilemma che si trova di fronte oggi la Fiom a Pomigliano sarebbe risolto in partenza. Essa non può sottoscrivere l’accordo proposto da Marchionne per il semplice fatto che vi si chiede la liquidazione di diritti indisponibili. Diritti che nessun sindacato potrebbe «negoziare», per il semplice fatto che non gli appartengono. Diritti che nessuno, neppure i titolari diretti, può alienare, perché costitutivi di una civiltà giuridica che trascende le parti sociali e gli individui.
Alcuni di quei diritti – come il fondamentale «diritto di sciopero» – sono sanciti costituzionalmente. Altri – come il pagamento dei primi tre giorni di malattia – sono garantiti dalla legislazione ordinaria. Altri infine – come la difesa del proprio tempo di vita da una gestione del tempo di lavoro drammaticamente soffocante e totalitaria -, fanno parte di un livello contrattuale nazionale impegnativo per tutti i contraenti. L’accettazione di un accordo aziendale che ne sacrificasse anche solo parzialmente l’operatività, significherebbe una dichiarazione di messa in mora e di inefficacia di quei tre livelli basilari del nostro assetto gius-lavoristico. Una grave lesione al modello giuridico, politico e sociale della modernità industriale.
Ma non ci troviamo in una condizione di normalità. La «dura legge» che Marchionne ha evocato non è né la Norma Costituzionale né la Legge ordinaria. È la legge di mercato, nella sua dimensione ferina del «primum vivere». Dell’«arrendersi o perire». Della darwiniana «lotta per la sopravvivenza», applicata alle imprese, agli uomini e ai territori. A Pomigliano è la verità della «globalizzazione» a materializzarsi nella forma più estrema del «prendere o lasciare», che travolge ogni principio giuridico, ogni regolazione nazionale e ogni accordo sancito.
Per questo diciamo che a Pomigliano quello che muore non è solo un modo di fare sindacato, ma è la nostra stessa modernità industriale, fatta di conflitto, negoziazione, regole e normative, a rischiare di dissolversi. E quello che si profila è un nuovo «stato di natura», in cui a contare è ormai solo la legge del più forte, momento per momento, occasione per occasione. Un mondo che non è solo post-socialista e post-novecentesco, ma che vede travolgere le stesse basi del più antico «stato liberale»: quello del costituzionalismo, dell’impero della Legge, dello Stato di diritto.
Potrà apparire un caso, ma che nel medesimo tempo si allineino nel cielo del nostro paese – come in un’infausta congiunzione astrale – l’attacco di Berlusconi alla Costituzione, la legge-bavaglio dell’editoria e il «lodo Marchionne» (sbandierato da fior di ministri come «nuovo modello» di relazioni industriali), suona come un pessimo auspicio. E che a trainarci oltre quel confine sia uno come l’A.D. della Fiat, che non è un «fascista», che non veste l’orbace ma un maglioncino casual ed è stato a lungo un esempio di liberal progressista, non ci rassicura affatto. Anzi, ci spaventa di più.
Forse a Pomigliano, oggi, non c’è davvero altra alternativa che piegarsi al ricatto. Forse al voto gli operai presi dalla disperazione direbbero davvero sì a un accordo che li consegna a condizioni di lavoro servile, pur di mantenere un esile residuo di sopravvivenza produttiva. Forse, quello che incombe sulla Fiom è davvero un «dilemma mortale». Ma se almeno uno – uno! – tra i sindacati mantenesse pulite le proprie mani, e rifiutasse di sottoscrivere il pactum subiectionis che cancella tutti gli altri patti e ogni altra ragione, forse una testimonianza rimarrebbe, per tempi migliori, di un brandello di dignità e dunque di speranza.
di Marco Revelli, il manifesto 16 giugno 2010

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Forza padania

16 giugno 2010 Lascia un commento

PADOVA (11 giugno) – A Battaglia Terme, (paese di poco più di 4mila abitanti a sud di Padova) il Comune cerca un vigile urbano che parli il dialetto veneto. Il requisito specifico è riportato nel bando di concorso (mobilità esterna) per titoli e colloquio che scade il 18 giugno. Durante l’esame orale è prevista «la dimostrazione della comprensione della parlata veneta». Ancora top secret le modalità di svolgimento del test.
La commissione, composta dal comandante dei vigili Giuseppe Casagrande e dal segretario comunale Giovanni Rigoni, si riunirà nei prossimi giorni per decidere come verificare la conoscenza del dialetto. La proposta dell’esame di lingua veneta è stata portata qualche giorno fa in Giunta da Alfredo Bedin, assessore al commercio in quota alla Lega: la giunta ha detto ok.
L’Udc, che in Giunta ha due simpatizzanti, non ha fatto una grinza, anche se la proposta è stata avanzata dal partito del Carroccio.
«Non mi va di parlare di provocazione – sottolinea l’assessore Bedin – È nostro compito dare risposte concrete a problemi reali. Il paese è formato per la maggior parte da anziani. A loro risulta molto difficile esprimersi in italiano. Giusto allora assumere un vigile che li capisca e si faccia a sua volta comprendere. Gli anziani sono nati e cresciuti con l’idioma veneto».
Alla voce “comprensione della parlata veneta” verranno assegnati due punti su trenta disponibili. «Non sono né pochi né tanti – continua Bedin – Il concorso è pubblico, potrà partecipare chiunque ha nel suo curriculum i requisiti richiesti. Se conoscerà la lingua veneta tanto meglio: partirà avvantaggiato».
Attualmente in Comune sono in servizio due agenti di polizia municipale. Qualche mese fa la terza vigilessa in pianta organica ha chiesto, e ottenuto, un avvicinamento a casa. «Le questioni da seguire sono tante – precisa Enzo Pegoraro, assessore alla polizia locale, simpatizzante Udc – Abbiamo aperto la selezione in poco tempo. Due unità sono poche per il nostro paese. Occorre sbrigare le pratiche in ufficio e, nel contempo, presidiare il territorio».
E il rapporto tra Lega e Udc all’interno della Giunta? «Andiamo d’accordo. Lasciamo da parte le scelte del palazzo quando c’è da decidere per il bene del nostro paese. La proposta della Lega sull’esame di dialetto è stata ritenuta valida da tutta la Giunta».
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=106000&sez=NORDEST

Si richiede ottima conoscenza del dialetto veneto e di almeno una lingua estera, a scelta tra lombardo e italiano”
Se siete tra coloro che bazzicano i concorsi pubblici, sarà bene che cominciate ad attrezzarvi, poiché simili brillanti idiozie sanno essere altamente contagiose e già in passato hanno dato prova di un’invidiabile abilità nel diffondersi ovunque, per osmosi, con sfrontata disinvoltura, via via che procede la fuga del Paese da se stesso: nel padovano si assumono vigili; tra i requisiti richiesti, la conoscenza del dialetto veneto – e nemmeno di un dialetto veneto qualsiasi: poiché le parlate locali variano, per definizione, da provincia a provincia, da città a città, da borgo a borgo, dagli aspiranti vigili è pretesa una eccellente padronanza del veneto nella variante di “Battaglia Terme”.
Nulla di scandaloso, dice il presidente Zaia: “I vigili dovranno comunicare col popolo, e il popolo è fatto anche di anziani, e gli anziani parlano in dialetto”. Caspita, geniale! Ci si chiede solo com’è che nessuno ci avesse pensato prima… Come diamine avranno fatto a cavarsela, in tutti questi anni, i nostri vigili? Chissà quanti vecchietti irrimediabilmente allo sbando si saranno lasciati dietro, condannandoli a sfogare la propria frustrazione nell’importunazione selvaggia di gatti e piccioni.
Aggiornate il vostro curriculum, dunque, e lasciate perdere il “formato europeo” con tutte quelle inutili caselle sulla conoscenza di lingue esotiche come l’inglese o il francese : munitevi di una buona grammatica dialettale, piuttosto. E se per sventura la vostra lingua locale non fosse ancora stata codificata, datevi ad una full immersion nella prima osteria che vi riuscisse di incrociare per strada. Se poi, doppiamente sventurati, doveste ritrovarvi al banco assieme a gente dall’incomprensibile idioma -impenitenti forestieri magari provenienti da una Regione a fianco alla vostra- non vi rimarrà che rassegnarvi e rinunciare al concorso. Come d’altronde pare abbiano fatto nella stessa Battaglia Terme: il termine per la presentazione delle domande scade il 18 giugno. Richieste pervenute finora: nessuna.
http://danielesensi.blogspot.com/