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Uffici di scollocamento

Mentre i manifestanti comunisti della Fiom sfilano per Roma fra l’indifferenza politica (a parte quella di Gasparri che scambia qualsiasi corteo per un gay pride, rattristandosi poi quando non è così) e lo stupore dei cittadini che, grazie a Vespa e Vinci, credono che la crisi sia abbondantemente alle nostre spalle, in Parlamento si discute un importantissimo disegno di legge. Pare sia ormai necessario dare il via a dei corsi che, fatti da professoroni universitari, insegnino ai nostri politici e ai nostri giornalisti (quindi sempre nostri politici) ad utilizzare il telefono. Il corso, “si propone di fornire ai candidati gli strumenti indispensabili per affrontare l’analisi e l’utilizzo degli oggetti e dei processi comunicativi nella società contemporanea”. Al termine del corso, il candidato, dovrà essere in grado di: parlare al telefono senza farsi beccare quando delinque. Con un modo molto semplice: non dire al telefono che si sta delinquendo. Secondo punto: il candidato dovrà essere in grado di capire che, quando un telefono è intercettato, non deve chiamare, per avvertirlo, il proprietario di quel telefono proprio su quel telefono intercettato. Su questo pare che ci sia un fondo a parte per fare delle ripetizioni con tutoraggio a Massimo D’Alema. Non si è ancora esaurito, difatti, il ricordo di quando l’astuto Max, per avvertire Consorte che aveva il telefono sottocontrollo, lo chiamò proprio su quel telefono. Ci sarà bisogno d’insegnati bravi. Terzo e ultimo punto: il candidato dovrà abbandonare il vecchio linguaggio “in codice”. Perché se dice “devo recapitare un cavallo e mezzo all’albergo”, gl’inquirenti lo capiscono che non si tratta di veri cavalli. Mica stupidi. Ma, in questo ddl, non solo è previsto questo corso che preparerà i giovanotti parlamentari, tipo Andreotti, all’ utilizzo delle nuove tecnologie (loro, bisogna capirli, ai loro tempi utilizzavano i piccioni viaggiatori).
Difatti, come apprendiamo dal Giornale, grazie alla Brambilla “abbiamo vinto, la mafia non è più un’applicazione dell’Iphone”. Era una battaglia che le stava molto a cuore. Tempo fa, andando a digitare sull’Iphone la parola Italia, il tag riportava anche la parola mafia. Roba brutta. Ma, grazie a Michela Vittoria, ora apparirà la parola “mandolino”. E, prosegue il Giornale, “alla fine ha vinto lei. Alla faccia della mela morsicata (Apple ndr). Lecco batte Cupertino, la Brambilla ha la meglio su Steve Jobs. E l’Italia si ripulisce dal più odioso degli stereotipi. “Oggi siamo riusciti a togliere la parola mafia dalla famosa applicazione per Iphone, è una grande vittoria. Non solo per il turismo, ma per tutto il made in Italy. Era infamante e inaccettabile per tutti noi”. Talmente presa dall’entusiasmo la Brambilla pare che voglia togliere, associate all’Italia, le parole “lavoro”, “istruzione” e “libertà di stampa”. E, invogliata da questi grandi risultati, prende il microfono e afferma, in quel di Cernobbio: “se l’Andalusia ha rilanciato il turismo per i campi da golf, perché non possiamo farlo anche noi?”. A questa dichiarazione i migliaia di manifestanti che si trovavano a Roma (insieme a Gasparri col tanga) hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. Altro che lavorare in fabbrica. Da ora in poi, grazie alla Brambilla, li vedremo belli abbronzati mentre si divertono tra una buca e l’altra, con polo, bermuda e cappellino. Tira un sospiro anche Marchionne, rappresentato alla manifestazione come un dittatore che considera gli operai come schiavi. “Marchionne, il dittatore dei lavoratori, la Fiom ti schifa”, gridavano all’uomo col maglione più famoso al mondo. Poveretto. Ma, sia al manager Fiat che al ministro del Turismo bisogna pur capirli. I corsi d’idoneità al loro mestiere non gli hanno ancora cominciati. C’è tempo.
Di Stefano Poma. Pubblicata da: http://www.facebook.com/eversore Tratto da: http://www.facebook.com/notes/leversore-di-andrea-demontis/uffici-di-scollocamento-di-stefano-poma/447768339353

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