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Il sangue dei Nimby

24 ottobre 2010 Lascia un commento

Setti nasali, occhi, costole.
L’azione dello Stato può riassumersi in questi obiettivi, gli unici obiettivi veramente raggiunti dall’azione di repressione e dispersione.
Uno Stato può anche avere tutte le ragioni di questo mondo, ma se non si pone il problema dell’avversione collettiva ai suoi provvedimenti si sposta egli stesso verso l’attività di eversione.
E non è una forzatura di un concetto.
Andiamo per gradi:
Eversione: “Insieme di atti violenti volti alla sovversione dell’ordine costituito”
Ordine costituito: “l’insieme delle norme che fondano una società”
Tra le norme più importanti vigenti in Italia, i cardini principali sono la Costituzione (approvata il 22 dicembre del 1947) e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948).
Chi fa eversione dunque commette atti violenti volti alla sovversione dell’insieme di norme che fondano una società.
Di conseguenza:
chi fa eversione commette atti violenti volti alla sovversione della Costituzione e Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Per cui l’affermazione di Mantovano, secondo il quale a Terzigno vengono poste in atto azioni con “finalità vicine all’eversione”, è una confessione in piena regola.
Lo Stato sta facendo eversione a Terzigno.
Sta innanzitutto attentando all’incolumità di cittadini, non sta reprimendo le intemperanze di gruppi o bande organizzate, mascherate, attrezzate per la guerriglia.
Ci hanno anche provato ad assimilare le folle di Terzigno ai black blocs di Genova, ma poi quantomeno la diversità di atteggiamento e di abbigliamento gli ha fatto accantonare questo paragone.
Allora hanno provato a lanciare l’idea di manipolazione dei moti da parte della camorra.
Poi però si sono accorti che è improbabile che un camorrista possa pilotare le volontà di migliaia di massaie e gente qualunque fino a convincerli a farsi massacrare per difendere un SUO personale interesse.
Hanno finito le cartucce della denigrazione e del depistaggio, hanno finito gli alibi, i fumogeni da propaganda, e gli rimangono solo i manganelli da imbavagliamento, i lacrimogeni sparati volutamente ad altezza d’occhio, l’infierire sui manifestanti che non possono correre lontano dalla carica delle forze dell’ordine. Non azioni mirate, ma picchiare tutto ciò che respira.
Se poi vogliamo andare al nocciolo del problema, in buona sostanza c’è un luogo che ha già dato in materia di discariche, sversamenti, miasmi, malattie, malformazioni, degenerazioni di flora e fauna, irrespirabilità dell’atmosfera, abbandono ed interruzione dei servizi essenziali.
E quando in questo luogo è stato proposto il bis, gli abitanti di quel luogo hanno chiesto innanzitutto di essere lasciati in pace a risolvere le conseguenze di ciò che hanno già dato, a capire quanti già accusano sintomi di malattie inquietanti e a consultare con angoscia gli esiti di analisi di laboratorio.
Nemmeno il tempo di capire cosa hanno già contratto in termini di allergie, malanni e degenerazioni, che gli si propone ancora un’altra dose di veleno, la seconda, come se fosse un richiamo dell’antitetanica, come una ulteriore dose per essere sicuri che si ammalino.
In fondo chi si ammala non può più stare in giro a protestare.
Deve stare ore al call center del CUP della ASL per farsi fissare un’ecografia tra un anno, per esempio.
E’ evidente che hanno tutte le ragioni per ribellarsi.
Come risolvere il problema?
Semplice: ripartendo i rifiuti da smaltire in tantissime discariche sparse in aree geografiche limitrofe, tante piccole frazioni di quella massa letale da abbassare in concentrazione e da distribuire nelle varie discariche che ancora sono in grado di “accettare conferimenti”, come si dice in gergo tecnico.
L’obiezione in stile NIMBY è però: “la mondezza di Napoli contiene di tutto, anche rifiuti ospedalieri, perfino carichi radioattivi”.
Già.
Come se i rifiuti presenti nelle altre discariche sparse in giro per l’Italia fossero tutti perfettamente a norma.
Propongo di dotare ogni nucleo familiare di un rilevatore Geiger, di quelli per rilevare la radioattività.
E solo dopo essersi fatti un’idea di cosa già c’è nelle varie discariche si potranno esprimere opinioni sulla maggiore tossicità dei rifiuti dell’area vesuviana.
Ogni mondo è paese.
E ogni discarica è Terzigno.
Alzi la mano chi è certo che nelle discariche della propria regione affluiscono solo scarti di potature di gelsomino, fogli accartocciati di poesie, contenitori biodegradabili di pensieri e altra profumata testimonianza del vivere odierno.
Qui non si scherza.
La mondezza è ovunque. Ed è tutta uguale.
Come il sangue di chi si fa spaccare la testa oggi facendoci vedere quale sarà il nostro futuro, quando dovremo farcela spaccare noi non per l’apertura di una discarica sotto casa nostra, ma magari per l’apertura di una centrale nucleare, o di un deposito di scorie, o di un’area estrattiva proprio in quel posticino tanto carino in cui andiamo al mare da quando eravamo piccoli.
Terzigno è il nostro futuro.
Quello che fanno a loro lo faranno a noi.
Per cui la nostra immagine è riflessa dallo schermo della tivù.
Anche quando non è spenta.
di Antonio Di Persia. Tratto da http://www.gliitaliani.it/2010/10/il-sangue-dei-nimby/

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