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Archive for novembre 2010

Caro Wiki ti scrivo

28 novembre 2010 Lascia un commento

Caro Giuliano Assaggio di Uichilics,

ti scrivo perché qui, in Italia, sta succedendo un bel casino. E solo tu ci puoi aiutare. Oh, dovresti vederli igiornali di oggi. “Attacco all’Italia”, “Complottone Anti-Italia”, “Complotto Internazionale”, “Strategia contro l’Italia”, “Il Complotto”, “Piano contro l’Italia”, “Strategia per colpirci”, e tanto altro. Qualcuno la butta in caciara, ma io sono davvero preoccupato.

Eh sì, perché i primi a parlare della congiura planetaria non sono stati Pinco Palla e Ciccio Ingrassia, manientepopodimeno che il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi ed ilMinistro degli Esteri Franco Frattini. Cioè, ti rendi conto? Pensa, in una nota ufficiale il Governo ha parlato di “vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale”, per poi infilarci dentro l’emergenza monnezza di Napoli, i crolli archeologici di Pompei, i possibili crimini perpetuati dal primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia, Finmeccanica, e persino quella gigantesca mole di file riservati e documenti scottanti che – caro Giuliano – stai per pubblicare. Quindi ci sei di mezzo pure tu. Anzi, è proprio grazie a te, e al tuo ottimo lavoro, che i nostri vertici hanno deciso di parlare.

Solo che poi quelli mi si sono resi conto di averla sparata grossa – provocando un “Sce-mii- Sce-mii” collettivo che s’è sentito da Udine a Palermo – e un po’ per l’imbarazzo un po’ per la paura hanno preferito fare un piccolo passo indietro. Ed è qui che devi intervenire tu, caro Giuliano. Perché io ci credo a questa storia. Come ci credono autorevolissimi giornalisti de’ giornali de’ noialtri – da Sallusti a Belpietro, da Bechis alla Maglie – perché dai, su, diciamocelo, non è possibile che qui in Italia ne succeda ogni giorno una. Come minimo. Giuliano, guarda bene tra i tuoi documenti. Io credo che la cospirazione sia molto più ampia, mica solo monnezza, crolli e 4 mazzette. Prova a rifletterci, Giuliano. Pensa alla P3: tutti quei vecchiacci intenti a tramare per togliere da’ guai costituzionali il nostro Presidente. A sua insaputa. Buttaci un occhio. Poi il Senatore Pdl Di Girolamo, storia di riciclaggio, voti comprati e ‘Ndrangheta. Ed il Deputato Pdl Cosentino, indagato per Camorra. Ed il Ministro Fitto, infilato in talmente tante rogne che ho perso il conto. Con lui, una cinquantina tra Parlamentari e Ministri pregiudicati, indagati, prescritti: tutta gente che sta dalla parte di Silvio. Non dimenticarti di cercare file su Dell’Utri, pluri-indagato e già 2 volte condannato per i suoi rapporti con Cosa Nostra. Non m’è mai piaciuto nemmeno quel David Mills, l’unico corrotto al mondo senza che vi sia un corruttore (ma come cazz?). Non dimenticarti dell’intrallazzo AgCom: Minzolini ed Innocenzi volevano farci credere che B. fosse intenzionato a far chiudere tutti i programmi televisivi a lui sgraditi. Ma figuriamoci, lui! Già che ci sei butta un occhio sulla trattativa Stato-Mafia, vedi se c’è qualcosa, erano troppi per i miei gusti quei mafiosi a votare Forza Italia e a frequentare il Cavaliere: pensa, persino in casa gli piombavano! E ci restavano! Tipo occupazione. Ti sembra possibile? … Ed il terremoto in Abruzzo? Ma proprio al Governo di centrodestra doveva capitare? E l’alluvione in Veneto? Eh? Eh? Scie chimiche? Ritorsioni divine? Chi l’ha provocata? Un po’ Peter Gomez un po’ Zapatero? Tu analizza … Poi perché gli studenti stanno mettendo a ferro e fuoco il Paese – legnateli! – nonostante scuola, ricerca ed università vadano così bene? Se c’è qualche documento sui rivoltosi, portacelo. Magari mostralo prima a Nicola Porro del Giornale. Ah, dimenticavo. Come minimo c’è di mezzo la figa. Ma possibile che tutte le minorenni d’Italia capitano al nostro Premier? Ti sembra normale? E quando non lo sono, sono Escort professioniste che gli entrano in casa munite di tecnologie di spionaggio che nemmeno l’Fbi. Ma è correttezza questa? Io lo chiamo Complotto. Se nello schedario non trovi niente, prova sotto la “N”, “Nipoti”, quelle sono le peggiori.
http://nonleggerlo.blogspot.com/2010/11/caro-wiki-ti-scrivo.html

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Le anime infernali di questo secolo

27 novembre 2010 Lascia un commento

C’è ancora troppa gente che, per ignoranza, approssimazione, malafede, interesse di parte, interpreta la figura dell’’uomo di potere, come requisito di intelligenza, sacrificio, conoscenza e buon senso. Oggi, questa equazione, da un risultato diametralmente opposto, coniugando il potere con l’infamità, la menzogna, il populismo e la schiavitù. Il potere mediatico di questi nuovi baroni dell’ultra liberismo, sponsorizza una vocazione confessionale e autoritaria, al solo scopo di riempire i vuoti di coscienza degli individui amorfi, e finalizzata all’opportunismo e al raggiro. Gli amorfi, momentaneamente coccolati dalle lusinghe di un tale potere, ubbidiscono ad ogni nuovo ordine del padrone, sostenendo ad oltranza ogni sua tesi e assimilandola come propria – nella loro veste di missionari della verità e della libertà ma, in realtà, privi di qualsiasi tipo di iniziativa, oltre alla continua pratica svolta ad acclamare, Chiesa e potere economico. Per semplice logica, Chiesa e potere economico (di opposto segno) dovrebbero naturalmente respingersi ma, nella realtà, si attraggono. Alla luce dei fatti, nessun segno distintivo li caratterizza, ma tendono ad inglobare (fagocitare) tutto ciò che sostenga menzogna e profitto. Questa convergenza ideologica di principi apparentemente inconciliabili, contribuisce al consolidamento di un tale potere, capace di condizionare, con risultati sorprendenti, le scelte politiche etiche e di valori della società amorfa. Se artisti e intellettuali, quelli che la cultura la producono e la praticano (per fare un esempio), si oppongono all’accanimento terapeutico, la società degli amorfi in virtù della sindrome, del “bastian contrario”, si schierano dalla parte opposta, affermando così una nuova cultura: quella dell’acqua sporca. Sulla base di quanto sopra esposto, questi personaggi al potere, che hanno fatto della menzogna, del servilismo, illegalità e criminalità, il loro stile di vita, in realtà sono mandanti delle stragi dei civili iracheni e responsabili dei morti di Nassirya.
Sono quelli della castrazione chimica e della xenofobia. Sono i cattolici divorziati e abortisti – imprenditori inquinatori, prelati pedofili, espiantatori di organi di contrabbando. Sono gli stessi poi che demonizzano la morte e sbandierano il diritto alla vita, macabro vessillo teso ad esorcizzare la paura di una esistenza vuota e priva di alcun contenuto che, nella promessa di immortalità, elude ogni più remoto barlume di consapevolezza, di volontà e di verità. Sono quelli che in forma di proseliti promettono la vita eterna fra le braccia del creatore ed esaltano la sofferenza catartica di questa miserabile vita terrena e della sua provvisorietà. Sono i ricchi gerarchi del clero pagano e idolatra che, nei sempre più rari interventi rubati all’ozio e a una vanità femminea, gridano a gran voce “beati gli ultimi, che loro sarà il regno dei cieli”. Sono quelli che esaltano il primato dello spirito, per poi accanirsi su corpi inermi (cavie umane) con le macchine assemblate da satana, e prolungare così all’infinito una tortura lacerante in un esaltato accanimento, sperimentale, degno del più spietato aguzzino nazista. Sono quelli che non accettano la sconfitta di una scienza effimera e miope, che ha anteposto il profitto e il potere, al buon senso, alla carità cristiana e al principio etico. Sono loro le anime infernali di questo secolo, loro, terrorizzate dal più ineludibile atto di giustizia: la morte.
Gianni Tirelli

Il magnate della sobrietà

26 novembre 2010 Lascia un commento

Gli irresponsabili ad oltranza di questa maggioranza, insistono nell’affermare che, andare alle elezioni anticipate, è da veri irresponsabili: un crimine aggiungono!
Assistiamo quotidianamente ad un indegno quanto infantile rimpallo di responsabilità dai tratti tragicomici dove, i carnefici, nella nuova e inedita veste di esercito di salvezza nazionale, invitano le vittime al senso di responsabilità.
Il nord, non ne vuole sapere di prendersi la spazzatura di Napoli quando, da decenni (e come se ottemperasse ad un diritto), riversa i suoi rifiuti e scorie industriali sul territorio campano e al sud più in generale. Il perverso trasformismo di questi figuri della politica, non conosce il limite della decenza e della vergogna. Nella negazione dell’evidenza dei fatti, attua il suo piano di mistificazione, con l’intento di fare leva sulla parte più miserabile, ottusa e apatica del nostro povero paese.
Lo sconcertante, invito alla sobrietà, invocato dal nostro Primo Ministro, poi, non solo evidenzia l’incongruenza e l’incoerenza di un tale richiamo, ma sconfina e degenera nella psicopatia, nel vaneggiamento e in un delirio di esaltazione. Un mitomane puttaniere che non perde occasione per ostentare la sua ricchezza, potere e privilegi e si appella, impunemente, al nobile quanto mortificato concetto di sobrietà!
E’ sufficiente dare uno sguardo sommario ai programmi televisivi che inondano le sue tre reti, per avere conferma dell’esatto contrario, in fatto di misura, moderazione e buon gusto. Un delirio di eccessi, volgarità e grettezza, che nulla hanno da invidiare ai più decorosi postriboli della favelas di Caracas. Per non parlare dell’ostentazione narcisistica di ville, palazzi, piscine, vulcani e colline artificiali, che colleziona in maniera maniacale, alla faccia delle tante famiglie italiane indigenti e di giovani senza futuro.

“Abbiamo introdotto la moralità”, affermava con scandalosa impudenza e sfrontatezza, alcuni mesi or sono, subito sconfessato in tempo reale dai casi Scaiola, Brancher, Verdini e compagnia bella. E poi fu la volta di Noemi, della D’Addario, di Ruby e di una corposa lista di puttane a pagamento, a conferma di comportamenti al limite del reato di istigazione alla prostituzione.
Silvio Berlusconi, si comporta con i cittadini italiani come il presidente testimonial di una miracolosa pillola della felicità, prodotto di punta di una sua azienda, assolutamente certo che, il branco di coglionazzi, prenderà per buone e veritiere le sue strillate parole di navigato piazzista.
Gianni Tirelli

Una sinistra senza spina dorsale

24 novembre 2010 3 commenti

E poi ci domandiamo per quale motivo, di fronte all’implosione del modello berlusconiano, questa sinistra (inverosimilmente), non guadagni consensi! Ci indigniamo tanto (e a ragione), della vergognosa sudditanza di questa cricca al governo verso il re taumaturgo e, quando lo stesso, irrompe in uno dei programmi televisivi della sua personale lista di proscrizione, tutti ammutoliscono o, al più, ostentano poco convinti sorrisetti di finto sarcasmo e meraviglia. Ma come pensiamo di potere detronizzare il Nano malefico e corte, se oltre al suo potere mediatico, può contare sulla codardia e il buonismo mieloso di una opposizione senza spina dorsale?
Di quali altre vergogne, soprusi e crimini, si dovrebbe ancora macchiare, un Primo Ministro, piduista e in odore di mafia, dalle frequentazioni agghiaccianti (Gelli, Dell’Utri, Mangano, Cosentino, ecc), e consumato da uno stile di vita degno solo di un pappone di quart’ordine, perché questa maledetta sinistra, pusillanime e smarrita, trovi la forza, il coraggio e la dignità, necessari per abbattere quel muro di omertà e apatia, innalzato a mascherare la sua pachidermica immobilità da prepensionamento? Noi elettori delusi e, oramai, sfiancati sostenitori di una coalizione trasfigurata in orpello, nella quale abbiamo riposto tutte le nostre speranze, siamo arrivati allo stremo. Consumati da una frustrazione repressa e costante che, da oltre quindici anni, ci umilia e ci ferisce. E’ tempo di suonare la carica. Una chiamata alle armi convinta e responsabile che risvegli gli animi dormienti, l’orgoglio ferito e quella passione sociale e politica che, da sempre, fa vibrare le corde del nostro cuore.
Gianni Tirelli

Il sud epicentro di una nuova rinascita

22 novembre 2010 9 commenti

Il nord dell’Italia, tanto decantato per benessere, crescita e civiltà, sarà il primo a pagare il pesante prezzo dello sviluppo industriale sul quale ha investito (in maniera approssimativa e irresponsabile), risorse e futuro. Quella che insistono a chiamare una crisi è, in realtà, l’inizio dell’implosione del capitalismo liberticida, che in pochi anni costringerà i popoli padani ad una migrazione di massa, unica nella storia di questo paese. Illusione, supponenza, arroganza e coltivata ignoranza, presto, dovranno fare i conti con la sopravvivenza relativa ad una povertà senza precedenti, paragonabile solo a quella di un remoto passato.
Già oggi, stiamo assistendo a questo processo degenerativo, di cose e valori, relativo alle malsane condizioni di vivibilità di un habitat, sempre più devastato dall’inquinamento, e a una decadenza etica e morale, a dir poco, sconcertante. Il puerile e infantile “rito dell’ampolla” diventerà, per tutti, il vergognoso ricordo di una grottesca messinscena carnevalesca.

Diversa e opposta è la situazione e condizione delle regioni del sud, dove l’ambiente, in gran parte ancora incontaminato, e scampato alla devastazione industriale, si prepara, a buon diritto, a essere l’epicentro della nuova riconversione, per una qualità della vita sostenibile ed eco-compatibile. Inoltre, questo territorio (e gli va dato merito), ha coltivato da sempre il valore della solidarietà e dell’accoglienza, ritenendoli valori fondamentali e fondanti del concetto di civiltà e, agli attacchi discriminatori e razzisti, ha anteposto la tolleranza, commiserazione e dignità.
Gianni Tirelli

Il riso Scotti

21 novembre 2010 Lascia un commento

L’equazione è sempre quella:

rimbambire i cittadini –> disinformare –> vendere pubblicità –> spingere a un benessere spesso illusorio

Eppure è tempo di maturare, di diventare finalmente adulti, senza bisogno di falsi paletti che agiscono sui nostri istinti più primordiali condizionandoci (paura, piacere, etc.), per scoprire invece ciò di cui l’uomo ha davvero bisogno, la verità.

Un’inchiesta della magistratura sul traffico di rifiuti colpisce l’immagine di una delle più note aziende alimentari italiane, un marchio conosciuto da milioni di telespettatori se non altro per le martellanti campagne di spot.

Improvvisamente i giornali più diffusi del Paese scoprono all’unisono che lo spazio è poco, la giornata è densa di notizie importanti e quindi ai guai della Riso Scotti si può dedicare al massimo un articoletto di poche righe.
Ed ecco, allora, che il Corriere della Sera confina la vicenda in 12 righe a pagine 25 (pezzo più ampio solo nelle pagine locali) e la Repubblica spiega tutto in 14 righe a pagine 21, Il Sole 24 Ore invece parla di Scotti solo nelle notizie brevi di pagina 27, mentre La Stampa dedica alla vicenda una ventina di righe in basso a pagina 21.

Insomma, nessun clamore: una storia minima con spazi minimi. Eppure non si contano gli articoli che hanno raccontato la crescita a gran velocità del’azienda pavese. L’ultimo della serie, del 5 luglio scorso, pubblicato da Repubblica con un titolo che è tutto un programma: “Scotti dai chicchi ai bit: il riso punta al Web”.

Eppure, bilanci alla mano, sono proprio i rifiuti, bruciati nell’inceneritore, trasformati in energia pagata con soldi pubblici, a garantire buona parte dei profitti del gruppo Scotti.

Qualche volta i rifiuti non fanno notizia, soprattutto quando sono associati a un’inchiesta giudiziaria che alza il velo su traffici che mettono a rischio la salute pubblica. Quando poi l’azienda coinvolta investe ogni anno molti milioni in pubblicità, allora è proprio il caso di non sprecare spazio.

Possibile che un ente di Stato paghi per anni milioni e milioni di euro a una grande azienda privata senza che questa ne abbia diritto? Peggio, che questi contributi pubblici siano ottenuti in cambio di un’attività potenzialmente dannosa per l’ambiente e la salute pubblica? E che, ancora, l’ente in questione non si accorga di nulla prendendo per buoni vecchi documenti senza verificare direttamente come stanno le cose?

Lo sostiene la Procura della Repubblica di Pavia che due giorni fa ha chiuso la prima parte di un’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto di sette persone tra cui 3 top manager della Riso Scotti.
Secondo l’accusa, tra il 2005 e il 2009 il Gse, cioè il Gestore dei servizi elettrici, a controllo statale, ha indebitamente versato almeno 21 milioni di euro nelle casse dell’azienda di Pavia famosa per le sue martellanti campagne di spot con il tormentone del “dottor Scotti”. I finanziamenti pubblici sono stati erogati sulla base della legge cosiddetta Cip6 del 1992.
http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/man-news.aspx?articleid=1394&zoneid=1

Berlusconismo: merito moralità libertà e liberismo

21 novembre 2010 Lascia un commento

A volte mi domando con quale spudoratezza e coraggio questa maggioranza politica, parli di promuovere il merito, quando, la stessa (unico caso nella storia parlamentare), è un caravanserraglio di servi, di raccomandati, di corrotti e corruttori, di traditori, ruffiani, lacché e affini. Una corte dei miracoli, unica nel suo genere, per incompetenza, approssimazione, volgarità, codardia e tracotanza.
Emblematico, poi, é il cosiddetto “mercato delle vacche”. Una vergogna che si sta consumando, in questi giorni di crisi politica dove, lo scandaloso mercimonio dei parlamentari, ha tradito ogni illuminante concetto di merito e di fedeltà. Senza dimenticare, inoltre, una delle affermazioni più sconcertanti del presidente Berlusconi quando, alcuni mesi, in maniera indecente, osò dichiarare; “Un’altra cosa ha fatto questo governo! Abbiamo introdotto la moralità.” Se non conoscessimo il dicitore di una tale castroneria, ci sarebbe da piangere! Questo uso sistematico della menzogna, adottata come pratica relazionale e supremo comandamento da tutta la cricca dei cortigiani, è la perversa strategia populista, che mira e si prefigge di fare leva sui lati peggiori degli individui, le loro debolezze e bisogni.
“Forza Italia, la casa delle libertà, i circoli della libertà, il popolo delle libertà”, i paladini della libertà, un quotidiano dal nome “libero” e, non ultimo, i team della libertà, fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli al potere. Che ci azzeccano questi con la libertà, commenterebbe Tonino? Loro, che della libertà hanno fatto licenza e, dell’uguaglianza, omologazione e propaganda. Una libertà servita su di un piatto d’argento, risultato della lotta e del sacrificio di quei tanti italiani che, alla codardia, hanno anteposto l’onore e la dignità e tutti quei valori etici e morali, fondamentali, di una società libera e civile. Una maggioranza, di cui, l’unico dato politico certo, è relativo all’emolumento percepito alla fine del mese. Dei farabutti, papponi, puttanieri, cattolici e pluri-divorziati che si ergono, a dispetto di ogni coerenza e senso del pudore, a paladini della famiglia e difensori della vita. Assertori di un liberismo ad personam fatto di consorterie, corporazioni, cricche, logge e monopoli.
La disinvoltura, poi, con la quale, questa brutta gente, tende alla mistificazione della verità e alla contraffazione della realtà, ha dell’incredibile, e appartiene a quella sfera di comportamenti, ascrivibili all’ambito della psicopatia di natura paranoide; drammatici effetti di una frustrazione lancinante e di vari complessi di inferiorità – mai risolti e coltivati nel tempo. Questi individui, versano in uno stato di eterno infantilismo regressivo e, alla stregua di bambini, negano ogni loro addebito e oggettiva responsabilità addossando, ad altri, le proprie mancanze e deficienze. Il berlusconismo, sarà in seguito ricordato, come il momento più incomprensibile e inspiegabile della storia politica italiana. Una congrega fatta di trame, di complotti, clientele, impunità, baccanali, corruzione, tradimento, menzogna e servilismo.
Gianni Tirelli

L’uomo come un virus

19 novembre 2010 Lascia un commento

Immaginiamo il pianeta terra, come una delle infinite cellule del sistema universo, vista al microscopio, dall’occhio di un attento ricercatore. Noterà immediatamente che, a differenza delle altre cellule, la terra, presenta alcune evidenti anomalie e patologie di natura iperplasica e ipertrofica. Una disfunzione che sta mettendo a serio rischio la sua sopravvivenza. Ad una prima e sommaria osservazione, lo scienziato si limiterà a constatare la presenza di un sostanza semisolida e appiccicosa di colore grigiastro, prodotta dalla cellula in questione (la terra) e che, la stessa, non é più in grado di sintetizzare. Questo elemento, in precedenza estraneo, si accumula sul tessuto connettivo della cellula, alterandola in maniera strutturale e irreversibile e comportando la perdita di qualsiasi funzione vitale. Il nostro ricercatore ipotizza che, diversamente da un tempo, si sia prodotto nella cellula un difetto di funzionamento (corto circuito, intoppo), del suo processo primitivo. Questo incidente di percorso, ha compromesso irrimediabilmente la sopravvivenza della cellula che, in virtù di un intrinseco e necessario processo di necrosi, cercherà di auto sopprimersi, previa il rischio di contaminazione delle altre cellule. Ad un più attento esame, il ricercatore individuerà poi, un congruo numero di elementi oblunghi, con due appendici alla base della loro estremità e una rotondità alla sommità e che, intuisce, possano rivelarsi i virus responsabili di una tale patologia.
La sostanza appiccicosa e grigiastra, individuata dal ricercatore e riportata alla nostra realtà quotidiana, rappresenta tutta quella montagna di rifiuti industriali, tossici, cancerogeni e radioattivi che, il nostro sistema economico, rigurgita sul pianeta, 24 ore su 24. L’uomo, é il paradigma del virus letale. “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, è un principio che potrebbe avere (forse) una sua coerenza nello spazio di un tempo infinito e relativo ma, impossibile da applicare, alla realtà del presente. In attesa della trasformazione, saremo già tutti morti di cancro e di stenti, sommersi da una marea di rifiuti e soffocati dai loro miasmi.
Il pianeta terra che, per rendere più comprensibile a tutti, ho trasfigurato in cellula, non va interpretato come metafora ma (fatte le debite proporzioni), come paradigma assoluto del rapporto che esiste fra la causa dei nostri comportamenti e l’effetto sulla nostra realtà. E questo, vale in assoluto per qualsiasi cosa. Se al più presto, non saremo in grado di riconvertire le nostre abitudini, in altre più consone, compatibili e pertinenti la vera natura dell’uomo, e liberarci per sempre da tutte quelle dipendenze e debolezze che alimentano il Sistema Bestia e il suo potere, saremo gli ignari spettatori e i testimoni oculari della più grande tragedia dell’umanità.
Gianni Tirelli

Maternità attempata

19 novembre 2010 2 commenti

Spett.le Il Rovescio Del Diritto
vi sarebbe un argomento abbastanza significativo, a mio parere, da portare all’attenzione dei lettori. Significativo sotto molti aspetti. Vedo pubblicizzato in questi giorni, sia in internet che sulla copertina di rivista , con servizi fotografici e lettera aperta alla bambina in arrivo, la gravidanza di una donna del mondo dello spettacolo, oramai da ritenersi in menopausa ( anni 54) ma invece già al quinto mese di gestazione.
A mio parere una siffatta notizia meriterebbe una riflessione, sia in merito al contenuto, che riguardo al modo in cui essa è proposta al pubblico, notizia resa ancor più eclatante dalla gran cassa mediatica.
Laddove sussiste ancora la perplessità di qualcuno che riesce a conservare qualche reminiscenza di etica e che si interroga se sia davvero” giusto” ( forse anche secondo una legge naturale) pretendere di avere figli contro ogni orologio biologico, senza nemmeno porsi il problema di mettere al mondo creature che dovranno rapportarsi a genitori vecchi, verosimilmente incapaci di superare ostacoli generazionali , oserei dire abissali, laddove sussiste ciò – ripeto- si contrappone un modo stupidamente entusiastico di presentare tali notizie, infondendo nelle persone il convincimento che sia naturale e normale, ciò che naturale non è. Vieppiù che se certe scelte sono fatte da personaggi del mondo dello spettacolo, con tutto lo scalpore che ne segue, i media presentano la notizia al pubblico come evento possibile ai più e ” moralmente ” accettabile , caricandolo di sentimentalismo e toccando le facili corde del diritto intoccabile alla maternità ( come se non vi fosse il diritto dell’Uomo-Bambino a crescere con un genitore idoneo alla sua educazione e con cui condividere una parte temporale , sostanziale, della propria vita affettiva).
Cosicchè non solo assistiamo, nella corrente cultura occidentale , al rifiuto dell’idea della Morte ( occorre vivere il più possibile , essere efficienti, belli, in salute ) e prima di esso, al rifiuto della Vecchiaia, rincorrendo un sogno di eterna giovinezza fino alle più assurde performances della chirurgia estetica, ma in questa tenace e insana idea di onnipotenza che l’uomo moderno oggi ha di sè , rafforzato sempre più in un uso asettico della Scienza, va enucleandosi il diritto dell’ Uomo sull’Uomo di poter generare un suo simile per mera scelta egoistica , forse per fuggire ad una solitudine esistenziale che si fa sempre più palpabile , anno dopo anno, verso il declino della propria singola vita . Personalmente , non vedo nessuna forma di Amore- Dono di sè in questi atti ” creativi” ad oltre 55 anni di età . Tutto il sentimentalismo della vicenda lo lascio ai giornali….
Con i migliori saluti,
Maria Teresa Morini.

Un grido d’aiuto

19 novembre 2010 Lascia un commento

Sono Paola Caruso e questo è il mio terzo giorno di sciopero dellafame. Ho lavorato per sette anni per il Corriere della Sera, prima come freelance, poi come collaboratrice precaria. Se ho iniziato la protesta è perché non voglio pensare di essere precaria a vita. La mia situazione è disperata almeno quanto il mio gesto, ed è la condizione di tanti come me, che affrontano ogni giorno i miei stessi problemi senza nemmeno poterne parlare liberamente. E questo non riguarda soltanto l’editoria, ma la maggior parte dei settori dell’economia.

Quello che sto facendo non è soltanto per migliorare la mia condizione lavorativa o professionale, ma per rendere noto un problema diffuso quanto sotterraneo, che è quello del precariato in Italia. Pertanto ho intenzione di andare fino in fondo, per l’affermazione di un principio costituzionale che per me è molto importante: il diritto di svolgere il proprio lavoro con la giusta dignità. La mia voce oggi è solo una flebile voce, ma potrebbe diventare un grido, se condiviso, oppure morire nell’indifferenza. Grazie per avermi ascoltata.
http://paolacars.tumblr.com/

La dittatura mediatica

18 novembre 2010 Lascia un commento

Berlusconi controlla il potere in Italia mediante la “dittatura mediatica”
Articolo di Personaggi d’Italia, pubblicato domenica 24 maggio 2009 in Messico.

Campione moderno del “populismo mediatico”, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi gode di un ampio consenso nonostante la difficile fase attuale della sua avventura politica, un fenomeno attribuito dagli esperti al suo controllo dei mezzi di comunicazione.

Giudicato colpevole per avere corrotto l’avvocato inglese David Mills, ma senza condanna grazie all’immunità; accusato da sua moglie, Veronica Lario, di “frequentare minorenni” e con un paese in profonda recessione, Berlusconi mantiene un consenso superiore al 70%.

“Gli italiani stanno dalla mia parte nonostante le polemiche”, ha dichiarato il Cavaliere lo scorso 19 maggio e ha mostrato un sondaggio secondo il quale gode di una popolarità del 74,8%.

Questa situazione è spiegata da diversi punti di vista che giungono sempre alla stessa conclusione: Berlusconi ha il controllo della televisione, è proprietario di giornali e della principale casa editrice del paese, la Mondadori, tra gli altri affari.

Un nuovo libro sul personaggio, intitolato “La sindrome di Arcore” del giornalista Giovanni Valentini, ritiene che tale popolarità corrisponde al fatto che il popolo dei teledipendenti italiani si è innamorato del proprio carceriere, come succede alle vittime della cosiddetta “sindrome di Stoccolma”.

“L’anomalia italiana, impersonificata da un capo di governo che di fatto dispone di sei reti televisive nazionali, non ha eguali nel mondo civilizzato”, ha detto l’autore, che nel titolo del libro fa riferimento ad Arcore, la località milanese dove il Cavaliere ha il suo quartier generale.

Ha ricordato che Berlusconi è proprietario della principale azienda televisiva privata, Mediaset, che dispone di tre canali e che, come capo del governo, controlla indirettamente altri tre canali della televisione pubblica, la RAI.

“Non esiste nessun altro paese al mondo in cui succeda una cosa simile, per cui si può legittimamente dire che si tratta di una tele-dittatura, fondata sul controllo della televisione e, pertanto, del consenso popolare”, ha segnalato.

Anche il sociologo ed esperto di mezzi di comunicazione, Domenico De Masi, sostiene che in Italia si sta creando un primo esempio di dittatura mediatica al mondo.

Sostiene che, nonostante all’estero Berlusconi venga solitamente sottostimato e considerato un personaggio “ridicolo e kitsch”, sta portando a termine, forse senza esserne cosciente, il primo esperimento mondiale di dittatura mediatica.

Una dittatura dolce che, attraverso la televisione, “rende cieche le proprie vittime”, ha detto De Masi in una recente conferenza stampa. Secondo il politologo Giovanni Sartori, una delle caratteristiche delle dittature è il monopolio dell’informazione e, in questo senso, l’Italia di Berlusconi si avvicina al paradigma.

Nel documentario “Citizen Berlusconi”, della televisione statunitense PBS (Public Broadcasting Service) censurato in Italia, Sartori ha sottolineato che il primo ministro “è presente in tutte le attività importanti”, controlla l’informazione, la pubblicità e influenza la maggior parte della stampa.

Ma gli esperti considerano anche che Berlusconi incarni lo stereotipo di Italiano, ossia, concentra i vizi e le virtù dei suoi compatrioti, oltre a possedere una grande capacità comunicativa.

“Berlusconi è un formidabile piazzista, un professionista che riuscirebbe a vendere un frigorifero a un eschimese”, ha ironizzato Valentini, secondo il quale l’icona pubblica del magnate si fonda sull’adorazione dell’apparenza e sulla fede nell’immagine.

Tuttavia ha detto che, prima che sulla televisione, la sua popolarità si basa sulla mitologia del calcio, lo sport più amato dagli italiani e che proprio la squadra del Milan, di cui è proprietario, è stata quella che ha conquistato più medaglie, coppe e trofei al mondo.

“Il controllo dittatoriale dei mezzi di comunicazione italiani da parte di Berlusconi rappresenta una reale e funesta minaccia per la democrazia”, avverte a sua volta il giornalista britannico David Lane nel libro “L’ombra del potere”.
http://sdpnoticias.com/sdp/contenido/2009/05/24/405445

Buzzicona Production

18 novembre 2010 Lascia un commento

Alessandro Robecchi: uno che, letterariamente, ha idee geniali, un senso dell’Humor fulminante e la capacità, con poche battute, di rendere quadri socio-politici complicatissimi che farebbero scadere chiunque altro nella prolissità e nella lungaggine. L’unico difetto che riscontro in Robecchi è che alla fine della lettura di cio’ che scrive mi vien da pensare “Basta così?” perchè è un tale piacere leggerlo che i suoi articoli mi sembrano sempre troppo corti. In quel che segue ci fa un quadro completo, realistico e gustoso della “cultura” cinematografica italiana attuale e dei maneggi che ci stanno dietro. I lettori di questo blog “cloro”, se non l’hanno ancora fatto, meritano di leggerlo. A voi

“Sapete, ormai ho una certa età e inizio a dimenticarmi le cose. Stamattina ad esempio volevo farmi una ciulatina con una cameriera dell’albergo e questa mi ha risposto: ma presidente, l’abbiamo già fatto un’ora fa! Vedete che scherzi fa la memoria!”
(Silvio Berlusconi , visita ufficiale in Brasile, giugno 2010)

– Sa cosa diceva mio nonno, Marchese del Casso, eroe della prima guerra mondiale? A riposo!
– Ma che, era frocio?
– No, francese.
(Massimo Ghini–Aliprando Della Fregna e Christian De Sica-Carlo, Natale a Beverly Hills, dicembre 2009)

Chi dice che il cinema italiano non è più capace di riflettere il paese, di descriverlo al meglio, di rappresentarlo, sbaglia di grosso. Se una grande potenza occidentale viene governata da un divertente caratterista che gira il mondo accompagnato da procaci signorine e approfitta degli incontri internazionali per raccontare mediocri barzellette a sfondo sessuale, allora il cinema italiano è perfetto. Specchio dei tempi, come dicono quelli che se ne intendono. Così come sarebbe perfetto Silvio Berlusconi nel cast di un cinepanettone. “Bisogna attenuarne un po’ la volgarità, certo, ma c’è della stoffa – direbbe il produttore – fosse più alto…”.
Molte volte il produttore è lui, il posto sarebbe assicurato se non avesse (ahinoi) altro da fare.
Tutte qui, le affinità tra il paese e il suo cinema? Nemmeno per sogno, basta guardare i risultati al botteghino. Se qualcuno produce qualcosa di artisticamente notevole, appena più complicato di una trama “lui – lei – quell’altro che c’ha le corna” (più che una sceneggiatura è un format), o che non sia accessibile a chi fatica con la tabellina del sei, verrà distribuito in tre sale per un giorno e mezzo, oppure potrà tranquillamente restare in cartellone anche mesi in qualche sala dell’hinterland della periferia estrema di Frosinone. Mentre se in un film si pronuncia almeno sei volte la parola “buzzicona” e si scoreggia spesso, si avrà a disposizione una distribuzione da colossal americano, con centinaia di sale, multisale, surround, dolby system per apprezzare meglio i doppisensi e ascoltare i rutti con definizione sonora da melomani.
In questo caso accorreranno gli intellettuali di supporto spiegandoci che: 1) Basta con gli snobismi, dopotutto il cinema serve per passare due ore serene con la famiglia (una volta si andava a lavare la macchina); 2) Ridere e gongolare per qualche intreccio cochon basato sul quiproquò sessuale è popolare, e non piace a chi non sta vicino al popolo. Per questo la sinistra perde; 3) Grazie a queste pellicole e al loro umorismo di bassa lega si finanzia il cinema italiano di qualità.
Quest’ultimo punto è assai divertente: in realtà con il cinema di merda si finanzia altro cinema di merda, ma chi fa cinema di merda se ne sente sotto-sotto un po’ in colpa (soprattutto autori e attori, il produttore se ne frega) e quindi deve ammantare i suoi affari di generosità culturale: mi sacrifico, sono un eroe, faccio ‘ste cazzate per aiutare chi sa raccontare una bella storia. Molti ci cascano, o fingono di cascarci. In sostanza la situazione si configura in questo modo: la mediocrità gode di potere, soldi e successo. Molti intellettuali la giustificano. Alcuni (sempre gli stessi) fanno soldi a palate. Il livello culturale generale si abbassa. I pochi che non ci stanno vengono sbeffeggiati come soliti rompiscatole chge non capiscono il popolo. Vedete anche voi: se ci fossero anche Cicchitto e Quagliariello sarebbe una perfetta fotografia del Paese..
Dopotutto, in un posto in cui l’ultimo vero dittatore disse “La cinematografia è l’arma del regime”, trovarsi con una caricatura di dittatore proprietario di una grande casa cinematografica è una faccenda che parla da sé, e il risultato non può che essere una caricatura di cinema.

Certo, il cinema dà lezioni di vita. Come in Tutti gli uomini del presidente (Alan Pakula, Usa, 1976) il motto dev’essere: seguite i soldi. Già, la pista dei soldi è sempre la più solida. E infatti soldi non ce n’è più. Non passa settimana senza che si levi da destra il grido, basta con il cinema assistito! Basta con le opere astruse che diffondono una brutta immagine del paese e che paghiamo tutti! Così si tagliano sempre più spesso i fondi per lo spettacolo, i finanziamenti al cinema di qualità, le opere meno commerciali, e si preferisce privilegiare il vero spirito nazionale, cioè quello in cui si dice spesso “buzzicona” e si scoreggia molto.
Ci sono delle eccezioni, naturalmente, come il famoso Barbarossa di Renzo Martinelli(Italia, 2009). Film dal lancio clamoroso, di cui si sentì parlare per la prima volta in una intercettazione telefonica, con Berlusconi che si lamentava con Agostino Saccà di quanto Bossi gli rompesse i maroni per accelerare la realizzazione del film. Costato come un kolossal, pagato in gran parte dalla Rai (cioè da noi), primo film al mondo in cui il ministro delle riforme di una grande potenza fa la comparsa vestito da crociato, doveva essere un omaggio commosso e potente alla storia della Lega, ad Alberto da Giussano, ai padani e alla loro voglia di indipendenza. Fu un flop colossale, girato in Romania con comparse locali (i famosi padani erano rom sottopagati), risate in sala e giornali che si chiedevano costernati se per caso non fosse una parodia. Ma intanto i nostri soldi erano andati, e comunque tranquilli, prima o poi ce lo faranno vedere in tivù. Tutta la faccenda è resa più realistica dal fatto che proprio mentre usciva nelle sale il polpettone di regime di Martinelli, il ministro Brunetta tuonava (applaudito dagli astanti e rilanciato da tutti i media) contro i registi assistiti, gli intellettuali parassiti, gente che non ha mai lavorato in vita sua. Il tutto senza lesinare le parolacce, un ministropanettone, insomma. Una specie di nemesi liofilizzata e pronta all’uso. In queste circostanze non è facile dire dove finisce il berlusconismo e dove inizia Neri-Parenti, tutto si tiene.

Naturalmente si può immaginare la fatica di fare un film, operazione lunga, elaborata e costosa, ricca di imprevisti e dubbi.
Per esempio arriva la telefonata del produttore: non si potrebbe dare il ruolo di protagonista a questa o quell’amica del premier?
Per esempio arriva la telefonata del distributore: non si potrebbe ammorbidire un po’ la storia, che so, togliere tutta quella parte un po’ politica che “appesantisce” la trama e limitarsi alla storia d’amore?
Per esempio arriva la telefonata della rete televisiva che co-finanzia: non si potrebbe inserire nella storia una figura positiva, tipo per esempio un prete?
Nel caso che il regista faccia delle resistenze, ecco pronti alcuni accorgimenti che funzionano sempre. 1) Il produttore tiene al regista buona lezioncina su come funzionano gli incassi e sulla logica della distribuzione nelle sale, che si conclude con l’elenco dettagliato di altri registi che non aspettano altro che una telefonata da lui; 2) Il produttore impone di affiancare agli sceneggiatori un suo sceneggiatore di fiducia che riequilibri un po’ la situazione – di solito è quello che sa scrivere correttamente “buzzicona”; 3) Il produttore accetta la sfida della qualità promettendo al regista di portarlo ai festival più prestigiosi, di modo che il film verrà visto forse a Toronto o a Kampala, ma non in Italia, nemmeno in qualche sala dell’hinterland della periferia estrema di Frosinone, dove “la gente non capirebbe”.

In questo entusiasmante contesto, che tanto bene riflette l’essenza della vita politica e culturale italiana, appare fondamentale il ruolo della tivù (non ve l’aspettavate, eh! Chi l’avrebbe mai detto!). Non solo perché la tivù italiana produce gran parte del cinema che arriva nelle sale (in attesa di arrivare in tivù), ma anche perché esercita il suo ruolo di propaganda. Così, come per i tifoni sulle coste della Carolina del Sud, le avvisaglie dell’arrivo di un ciclone cinematografico sono evidenti a tutti con: ospitate collettive degli attori nelle trasmissioni pomeridiane della domenica. Interviste ai telegiornali. Approfondimenti nei programmi che seguono i telegiornali. Ospitate dei protagonisti in tutti i programmi di intrattenimento. Spezzoni di film, trailer, dietro le quinte, making, errori di recitazione appositamente confezionati, dialoghi del film estrapolati con una certa malizia e naturalmente spot in ossessiva rotazione. In sostanza anche senza andare a vedere il film e anzi tenendosi prudentemente lontano dai cinema anche a una distanza di quattrocento metri, non c’è italiano che tra novembre e gennaio di ogni anno non senta pronunciare almeno otto volte la parola “buzzicona”.

Ma l’industria cinematografica è pur sempre una grande industria italiana, e nonostante il nostro approccio possa sembrare critico, non vogliamo certo essere noi a minare le basi economiche-culturali di una così intensa collaborazione tra il paese reale e il paese su pellicola. Per questo, e per rendere un giusto servizio a tutti quelli che nel cinema credono ancora, anticipiamo titoli, trame, critiche e analisi dei film che vedremo presto nelle nostre sale. Beninteso, quelle non occupate dai film americani. Ecco dunque cosa vedremo nel 2010.

Natale a Pomigliano
di Neri-Parenti, con Christian De Sica, Massimo Ghini, Sabrina Ferilli (Italia 2010)
Osvaldo Barzotto (Christian De Sica), manager dell’industria automobilistica, viene inviato a Pomigliano d’Arco per redigere un complesso rapporto sull’assenteismo dei metalmeccanici che consenta di chiudere la fabbrica e di spostare la produzione in Kamchatka, dove 15.000 schiavi kirghisi non aspettano altro che di montare le Panda per due rubli a semestre. Il suo piano è di fingersi operaio. Al reparto verniciature conosce Anna (Sabrina Ferilli), una sindacalista ninfomane, e se ne innamora perdutamente. Venuto a sapere del vero ruolo di Barzotto e della sua passione per Anna, Nicola Settevolte (Massimo Ghini), organizza uno sciopero in concomitanza con una partita di coppa Italia del Napoli. Anna e Barzotto si ritrovano dunque soli in fabbrica e consumano un improvvisato amplesso nel reparto tappezzerie, durante in quale Anna si fa giurare che la fabbrica non chiuderà. La battuta di Barzotto-De Sica in questo frangente è quella che si vede nei trailer: “Ma che andamo a fa’ in Kamchatka! Guarda qui che du turni sodi che c’avemo! A Buzzicona, t’aa do io ‘a doppia linea de montaggio!”. Appostato con una telecamera, Nicola, riprende la scena e ricatta il dirigente, che torna a Torino con un rapporto entusiasta sulla produttività dello stabilimento.
Il film verrà distribuito in 8.000 copie e riempirà le sale italiane fino all’Epifania, incassando undici milioni di euro nel primo week-end di programmazione. Secondo la critica, si tratta di un’evoluzione del classico cinepanettone e l’ambientazione nel mondo del lavoro lo rende decisamente interessante. Christian De Sica, intervistato dal Corriere, sostiene che con gli incassi di Natale a Pomigliano d’Arco si finanzierà tutto il cinema italiano di qualità dei prossimi dieci anni. Il Tg1 trasmette uno speciale di ottanta minuti. Il ministro della cultura Bondi promette sgravi fiscali per il particolare contenuto artistico e culturale dell’opera. La Fiom critica il film (“volgare e antioperaio”), subito zittita da Il Giornale: “Non sanno ridere. Per questo la sinistra perde”.

Via col Veneto
Di Renzo Martinelli, con Federica Martinelli, Ugo Martinelli, Giovanni Martinelli, Francesca Martinelli e Raz Degan (Italia 2010).
Fortemente voluto dal governatore del Veneto Zaia, il film doveva inizialmente basarsi su un remake del famoso Via col Vento (di Victor Fleming, Usa, 1939), ma la sceneggiatura è cambiata quando hanno spiegato a Zaia che la pellicola originale si svolgeva negli stati del Sud e non nel nord-est degli Stati Uniti. La riscrittura frettolosa della sceneggiatura penalizza un po’ il risultato finale, anche se restano memorabili le scene di massa, l’incendio di un capannone durante la guerra di secessione tra le province di Padova e Rovigo, e la meticolosa ricostruzione dei campi di cotone dove lavorano cantando gli schiavi immigrati. Un po’ farraginosa la storia d’amore tra Rossella (Federica Martinelli) e il bel tenebroso Rhett (Raz Degan), che si spezza quando lui afferma che i contadini devono pagare le multe sulle quote latte senza rompere troppo i coglioni e lei lo ustiona con una padella di sarde in saor roventi. Il tramonto rosso fuoco sullo sfondo delle fabbriche con insegne cinesi che producono sedie di design “made in Italy” è forse la parte più convincente del film, ma è proprio quella che non è piaciuta a Zaia, che ha negato i contributi regionali promessi. Tele Padania ha coperto i costi, oltre a un consistente aiuto di Stato. Il ministro della cultura Bondi promette sgravi fiscali per il particolare contenuto artistico e culturale dell’opera. La critica ha accolto il film con la solita superficiale sufficienza, sottolineando come poco convincente il cameo di Renzo Bossi, detto il Trota, che interpreta un raffinato docente universitario contrario alla guerra tra le province Verona e di Vicenza. Complessivamente il film è costato 65 milioni di euro e ha incassato ventisei euro nel primo week-end di programmazione, nella multisala “Padroni a casa nostra” di Belluno.

Scusa se l’ho data a Gino
Di Federico Moccia, con Debborah Pronzoni, Raoul Bova, Riccardo Scamarcio, la Quinta B del liceo Tasso di Roma (Italia 2010)
Laura (Debborah Pronzoni) è una tipica adolescente della buona borghesia romana, frequenta la quarta in un prestigioso liceo di Roma, conosce ben ottantadue parole di italiano e nonostante questo riesce perfettamente a comunicare con gli altri esseri umani, specie se fichi. La storia narra delle prime esperienze amorose di Laura e delle sue compagne (la Quinta B del liceo Tasso), con tocco leggero. Fidanzata con Strutt (Raoul Bova), è attratta anche da Squatt (Riccardo Scamarcio), e per farli ingelosire entrambi fugge a Fregene con Brott (Peppe l’Ostricaro daa Cassia). Purtroppo, la Vespa elaborata con cui i due fuggono ha un grave incidente e Laura viene ricoverata al Policlinico Gemelli. La diagnosi è terribile: amputazione di una gamba. Strutt e Sqautt si ritrovano dunque in sala d’attesa, affranti dal dolore, si prendono a cazzotti, si ubriacano, si drogano sniffando colla, si confessano le rispettive malefatte, ricordano insieme le formazioni della Roma dal 1961 a oggi, e si rinfacciano la reciproca insensibilità. Il trailer, che tutti vedrete con cadenza quotidiana per settimane, rende bene la drammaticità del finale e si snoda su un dialogo strappalacrime. Strutt: “Ora che Laura c’ha ‘na zampetta sola nun gli voi più bbene, eh!”. Squatt: “Che te devo dì, pisché, a me me piacciono co’ du zampe!”. Ma l’equivoco si chiarisce: la ragazza ferita nell’incidente non è Laura, ma una sua compagna di scuola brutta, il che elimina ogni commozione. Laura ricompare più bella che mai in ospedale, dove incontra Gino, un barelliere precario di Civitavecchia, in realtà figlio di un conte, e fa l’amore con lui. Alla fine, per stemperare qualche leggerezza di sceneggiatura, se vanno tutti a fa’ ‘na pizza, paga Raoul Bova che è quello che ha recitato peggio.
Il film è accolto con entusiasmo in tutte le sale, incassa nel primo week-end otto milioni di euro, pur essendo costato 37 euro e 50. Il ministro della cultura Bondi promette sgravi fiscali per il particolare contenuto artistico e culturale dell’opera. Due professori del Tasso che ne criticano l’amoralità durante le lezioni vengono allontanati dall’insegnamento. Il cinema italiano ha trionfato ancora una volta. Con questa opera popolare verrà finanziato il cinema italiano di qualità fino al 2036. – di Barbara (Cloro) Albertoni –
http://www.cloroalclero.com/?p=5163

Le ragioni dell’infinito

18 novembre 2010 Lascia un commento

Quando osserviamo una formica (presa come esempio), non possiamo che limitarci a prendere atto dei suoi comportamenti e dedurne solo azzardate, empiriche e supposte conclusioni (quasi una scommessa) in quanto, la logica dell’uomo non corrisponde, per nessun motivo al mondo, a quella della formica e delle altre infinite specie viventi. Supponendo poi che, una quanto improbabile forma di vita aliena, si soffermasse ad indagare sui comportamenti umani per dedurne, in seguito, i ragionamenti, gli scopi e le finalità, il risultato sarebbe il medesimo. Quando parliamo di struttura del DNA, patrimonio genetico, mappa genetica, cromosomi, acidi nucleici & company, non abbiamo detto ne determinato nulla ma, grossolanamente, individuato a spanne, un’infinitesima parte di quel processo imperscrutabile che è la vita e la sua, impropriamente detta, origine. E’ del tutto lecito, immaginare e credere che, all’interno dei cosiddetti geni, ci siano altri mondi, universi e altrettante forme di vita, strutturate in cellule, cromosomi, nuclei, geni, dna, dalle dimensioni infinitesimali e, per loro natura, verità inviolabili, inaccessibili all’arida e un po’ rustica conoscenza scientifica. E’ banalmente così! Un tale progetto, procede imperturbabile lungo tutto il cammino dell’infinito e, a niente e nessuno, è concesso deviare il suo corso e ostacolare le sue ragioni.
Da questa considerazione possiamo ricavare la logica conclusione, di quanto stupida ed effimera sia oggi la ricerca scientifica che, contrariamente alle rosee aspettative che si era ingenuamente prefissa, ha prodotto una realtà cancerogena. Risultato ultimo della sconsiderata manipolazione e profanazione di quel processo imperituro (e del suo intrinseco scopo), che nell’ultimo secolo abbiamo alterato, modificato e interrotto.
Immaginiamo ora il pianeta terra, come una delle infinite cellule del sistema universo, vista al microscopio, dall’occhio di un attento ricercatore. Noterà immediatamente che, a differenza delle altre cellule, la terra, presenta alcune evidenti anomalie e patologie di natura iperplasica e ipertrofica. Una disfunzione che sta mettendo a serio rischio la sua sopravvivenza. Ad una prima e sommaria osservazione, lo scienziato si limiterà a constatare la presenza di un sostanza appiccicosa di colore grigio, prodotta dalla cellula in questione (la terra), e che, la stessa, non é più in grado di sintetizzare. Questo elemento, in precedenza estraneo, si accumula sul tessuto connettivo della cellula, alterandola in maniera strutturale e irreversibile e comportando la perdita di qualsiasi funzione vitale. Il nostro ricercatore ipotizza che, diversamente da un tempo, si sia prodotto nella cellula un difetto di funzionamento (corto circuito, intoppo), del suo processo primitivo. Questo incidente di percorso, ha compromesso irrimediabilmente la sopravvivenza della cellula che, in virtù di un intrinseco e necessario processo di necrosi, cercherà di auto sopprimersi, previa il rischio di contaminazione delle altre cellule.
La sostanza individuata dal ricercatore e riportata alla nostra realtà quotidiana, rappresenta tutta quella montagna di rifiuti industriali, tossici, cancerogeni e radioattivi che, il nostro sistema economico, rigurgita sul pianeta, 24 ore su 24. “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, è un principio che potrebbe avere (forse) una sua coerenza nello spazio di un tempo infinito e relativo ma, impossibile da applicare, alla realtà del presente. In attesa della trasformazione, saremo già tutti morti di cancro e di stenti.
Il pianeta terra che, per rendere più comprensibile a tutti, ho trasfigurato in cellula, non va interpretato come metafora ma (fatte le debite proporzioni), come paradigma assoluto del rapporto che esiste fra la causa dei nostri comportamenti e l’effetto sulla nostra realtà. E questo, vale per ogni cosa. Se al più presto, non saremo in grado di riconvertire le nostre abitudini, in altre più consone e pertinenti la vera natura dell’uomo, e liberarci per sempre da tutte quelle dipendenze e debolezze che alimentano il Sistema Bestia e il suo potere, saremo gli ignari spettatori e i testimoni oculari della più grande tragedia dell’umanità.
Gianni Tirelli

Se per ipotesi Berlusconi..

17 novembre 2010 Lascia un commento

Se Silvio Berlusconi, per una inquietante, quanto suggestiva ipotesi, fosse stato il leader del Partito Democratico al governo, l’attuale maggioranza (ma opposizione nell’immaginario), dopo la prima legge ad personam, ne avrebbe chiesto la testa, e non in senso metaforico.
Non oso pensare a cosa sarebbero stati in grado di imbastire ed escogitare “il Giornale” di Feltri e Belpietro di “Libero”, nella nuova e singolare veste, di nuovi paladini ed eroi di una giustizia giusta e uguale per tutti.
Cerco di immaginare Bondi, che arringa Franceschini su tali vergognose proposte di legge, e che afferma, “non sono degne di uno stato democratico e di un paese che si ritenga civile” – Cicchitto, che insiste nel ribadire (per l’ennesima volta), l’anomalia tutta italiana di un “conflitto di interessi” grosso come una casa, tale da destabilizzare la tenuta delle istituzioni e la coesione sociale, senza eguali nella storia politica delle democrazie occidentali.
Gasparri, in preda ad una crisi isterica, che si appella al senso di responsabilità del Presidente della Repubblica, perché non si presti (divenendone complice), a sottoscrivere tali porcate, ribadendo, inoltre, il concetto che, di fronte alla legge, tutti I cittadini sono uguali.
La Russa, nel suo violentissimo attacco, che accusa Berlusconi per avere partecipato, a fianco di Busch (per sudditanza e mero protagonismo), all’insensata guerra in Irak, rendendosi così responsabile della morte dei nostri militari a Nassirya. Maurizio Lupi che, senza mezzi termini, definiva, criminale, il tentativo strumentale di usare il consenso popolare, come lasciapassare per sdoganare interessi particolari, privilegi e impunità, in barba ad ogni regola, principio etico e ragionevolezza.

“Si faccia giudicare”, avrebbero scandito in coro, dai banchi dell’ipotetica opposizione, mentre I padani della Lega, tutti in piedi, mostravano orgogliosi, alle telecamere, la scritta, “BERLUSCONI NANO MAFIOSO”.
Bonaiuti, declamava l’ode alla magistratura, invitandola a non farsi intimidire dalle inaccettabili e sistematiche accuse del Cavaliere, di essere politicizzata, e potere svolgere, in piena autonomia e serenità, l’arduo e nobile compito, finalizzato al trionfo della giustizia e della verità.
La Santanché, con la sua voce slabbrata, deplorava ì comportamenti libertini del Premier, ritenendoli scandalosi, e indegni di una tale carica politica.
Tutti, a gran voce, chiedevano lo scioglimento delle camere e le elezioni anticipate. La sinistra, al completo, votava la fiducia.
Gianni Tirelli

La Chiesa alza gli occhi al cielo

16 novembre 2010 Lascia un commento

La Chiesa alza gli occhi al cielo e studia le origini dell’universo. Intesa Asi-Vaticano per la costruzione del ‘Portale universale di Cosmologia’. Obiettivo: divulgare via internet la conoscenza delle ultime scoperte sull’origine e l’evoluzione dell’universo per “presentare da un parte gli aspetti filosofico-teologici che riguardano la ricerca nel vasto campo della cosmologia e, dall’altra, la rilevanza degli esperimenti spaziali e dei dati osservativi” Galileo cerca di convincere il Doge, del valore del telescopio ai fini militari
Dimenticate l’avversione della Chiesa per Galileo, Copernico, Keplero o Giordano Bruno. Ora anche il Vaticano alza gli occhi al cielo e non solo per pregare, ma anche per studiare l’universo e divulgare le conoscenze attraverso internet. L’apertura verso il mondo della Cosmologia arriva da un accordo biennale, firmato tra il Pontificio Consiglio della Cultura e l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) per la costruzione del ‘Portale universale di Cosmologia’. Obiettivo: divulgare anche presso il grande pubblico, nazionale ed internazionale, la conoscenza delle ultime scoperte sull’origine e l’evoluzione dell’universo. Il sito nasce nell’ambito del Progetto Stoq, (Science, Theology and the Ontological Quest), e sarà diretto dal monsignor Gianfranco Basti, decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense.

“Il Portale di Cosmologia vuole presentare da un parte gli aspetti filosofico-teologici che riguardano la ricerca nel vasto campo della cosmologia e, dall’altra, la rilevanza degli esperimenti spaziali e dei dati osservativi che contribuiscono alla definizione dei modelli cosmologici” sottolineano Piero Benvenuti, membro del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia spaziale Italiana e monsignor Melchor Sànchez de Toca, sottosegretario del pontificio Consiglio della Cultura e direttore generale del Progetto Stoq.

Il portale, “unico nel suo genere, sarà realizzato – aggiunge l’Asi – in lingua italiana e inglese e offrirà percorsi differenziati per le diverse tipologie di utenti attraverso diversi prodotti multimediali”. A coordinare la progettazione e la manutenzione del Portale sarà monsignor Basti, direttore del Progetto Stoq presso la Pontificia Università Lateranense, riguardo le tematiche filosofico-teologiche nonché gli aspetti di più ampia divulgazione e didattica, mentre l’Asi curerà la sezione strettamente scientifica con l’obiettivo diffondere la ‘cultura spaziale’.

In particolare, spiega ancora l’Asi, l’obiettivo “è focalizzare l’attenzione del grande pubblico sullo scopo, armonico, unitario e univoco, delle diverse missioni scientifiche spaziali che hanno permesso una vera e propria rivoluzione nella conoscenza dell’Universo”. Occasione di una nuova collaborazione tra le due istituzioni sarà la promozione della prima “Stoq Lecture” dal titolo “The Origin of The Universe. What modern cosmology tells us about our place in the Universe” cui sarà relatore John D. Barrow, insignito del Templeton Prize nel 1996, e con la partecipazione di Padre Josè G. Funes S.J., Direttore della Specola Vaticana. La Lecture, che sarà realizzata alla presenza del Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, monsignor Gianfranco Ravasi e moderata da Benvenuti, si svolgerà il prossimo 10 dicembre presso il Pontificio Consiglio della Cultura.
http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/11/16/news/spazio-9174024/?ref=HREC2-5