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Archive for 7 novembre 2010

La fine tragicomica del berlusconismo

7 novembre 2010 2 commenti

Gianfranco Fini chiama all’adunata i suoi, per definire le strategie di ritirata, ma alcuni mancano all’appello. Matteoli, Gasparri e La Russa, ancora intorpiditi dalle seduzioni e dai fumi narcotizzanti del potere e del privilegio, inducono, disertando (per il momento!!), gli squilli di tromba incalzanti provenienti dal quartier generale. Qualcuno nel frattempo, inconsapevole dell’imminente tragedia, offre sacrifici umani al Vitello d’Oro.
I forzisti gridano al tradimento allertando in questo modo (involontariamente) le retroguardie dei servi meno gratificati che, a breve, daranno il via ad un travaso senza precedenti nell’area finiana, guardata senza pregiudizi e con disincanto, anche da molti esponenti ed elettori del centro sinistra.
L’ammucchiata di questa maggioranza, a breve, si disperderà in mille rivoli per poi compattarsi all’interno di due gruppi politici non troppo dissimili fra di loro, epurati dai populisti, dai demagoghi e dalle ideologie.
La Lega di Umberto Bossi, dopo anni di inutile e snervante mercimonio politico, ulteriormente imbruttita e infiacchita dai tormenti della disillusione federalista, ritornerà nei bar di sempre, fra un bianco spruzzato e una gassosa col vino, rievocando a voce sommessa, le gesta del loro eroico condottiero, mentre la padania sempre più caotica ed inquinata, sta per collassare senza neppure dire, muoio.
Vittorio Feltri e Maurizio Bel Pietro, chiuderanno per sempre la loro attività commerciale per calarsi dentro un silenzio tombale e la solitudine di un esilio senza sconti.
Il laido Nano malefico, chiuso dentro la sua abissale ignoranza e incoscienza, si dibatterà fino all’ultimo come un felino in gabbia, sbraitando, calunniando e minacciando, mentre l’acqua, dopo avere invaso la stiva, lambirà il ponte di comando.
“<>, annunciò istericamente il ministro Bondi nella sua più congeniale versione di checca, mentre Cicchito e Capezzone, incapaci di nuotare, sparivano fra i marosi e disperate grida di aiuto”.
La fine tragicomica del Berlusconismo e del forzismo è incombente e prossima. Per una logica di causa effetto, travolgerà nel suo crollo l’impero mediatico del Grande Impostore trascinandosi dietro ogni altra attività, legata in un modo o in un altro, o facente capo all’ex Presidente del Consiglio.
Gianni Tirelli

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Gli errori di Equitalia

7 novembre 2010 Lascia un commento

Cartella esattoriale a una bimba di 3 anni

«La prima sorpresa è stata vedere la busta di Equitalia indirizzata a mia figlia – racconta la mamma Eleonora Gandolfi – La seconda è stata quella di sapere che, in caso di mancato pagamento era prevedibile una sanzione di 400 euro».
La mamma della bimba mostra la cartella delle tasse inviata alla figlia.
Non conosce neppure il valore dell’euro ma dovrebbe pagare una cartella esattoriale. Perché Agata è una bimba imperiese di 3 anni, cui Equitalia ha inviato l’intimazione a pagare oltre 55 euro. La piccola, infatti, è l’intestataria di una cartella esattoriale per tre fatture del 2001 e 2002 per forniture idriche effettuate dalla società Abbanoa, l’azienda che gestisce l’acquedotto di Cagliari. Il grottesco del debito evidenziato nella comunicazione di Equitalia nasce anche dal fatto che, non solo la bimba non ha ovviamente mai avuto utenze nel capoluogo sardo, ma, negli anni in cui sono state emesse le fatture, lei non era neppure nata. «La prima sorpresa è stata vedere la busta di Equitalia indirizzata a mia figlia – racconta la mamma Eleonora Gandolfi – Conoscendo il tenore abituale delle comunicazioni dell’ente, non capivo come fosse possibile che lei ne fosse la destinataria». Lo stupore non è sufficiente, però, a risolvere un problema evidentemente causato da un’indesiderata omonimia anche se non basta a spiegare l’invio di un’intimazione che, al di là del modesto importo dovuto, non ammette repliche. E’ scontato rivolgersi all’ufficio imperiese di Equitalia dove la madre si reca il giorno dopo aver ricevuto quell’incredibile missiva.
«Naturalmente ho dovuto prendere il “numerino” che regola le code – spiega – e, con quel biglietto in mano, sono stata costretta ad aspettare il mio turno per quasi un’ora. L’impiegato mi ha precisato che Equitalia non poteva fare nulla – racconta – Neppure di fronte alle mie rimostranze ho potuto avere soddisfazione: mi è stato spiegato che avrei dovuto rivolgermi a Abbanoa, l’azienda che vantava il credito nei confronti di mia figlia. E mi ha fatto notare che, sulla cartella, compariva il numero di telefono a cui avrei dovuto rivolgermi». Un invito a contattare l’azienda cagliaritana che non poteva essere eluso. «L’impiegato ha aggiunto – sottolinea – che, anche se mia figlia è minore e pertanto non responsabile, in caso di mancato pagamento era prevedibile che, tra qualche tempo, arrivasse una sanzione di 400 euro».
Il recapito telefonico era, appunto, quello dell’azienda che gestisce il servizio idrico di Cagliari e che pretendeva di vantare un credito nei confronti di una bambina di tre anni.
«Ho dovuto telefonare ad Abbanoa – continua la madre – La voce femminile dall’altra parte del filo ha ammesso che, evidentemente, si era verificato un errore a causa di un’omonimia ma non ha saputo spiegarmi come fosse stato possibile visto che, come riportato nella cartella esattoriale, era evidenziato anche il codice fiscale. E quello è esatto, è proprio quello di mia figlia». Ma il problema non è ancora risolto, non è sufficiente l’ammissione della dipendente di Abbanoa. «Mi ha chiesto di telefonare ad un altro numero per chiarire l’equivoco – prosegue la madre – e solo di fronte alle mie proteste, alla mia richiesta di parlare ad un responsabile dell’azienda, si è arresa».
Una resa per modo di dire considerato che i “doveri” dei genitori della piccola nei confronti dell’azienda cagliaritana non si sono esauriti. Non è stato sufficiente, infatti, evidenziare i disagi causati da un errore non certo imputabile al presunto debitore. «Alla dipendente sarda ho ribadito il fatto che mia figlia non era neppure nata negli anni a cui si riferiscono le tre fatture non pagate – sottolinea – Come fosse un atto di generosità, ha soltanto accettato che fossi io a inviare una comunicazione scritta all’azienda dove avrei dovuto evidenziare l’errore». E non solo. «Nella lettera dovrei anche ribadire che mia figlia di tre anni non è mai stata intestataria di un’utenza di fornitura idrica allegando anche la fotocopia del suo codice fiscale – conclude – E questo aggiunge assurdità al grottesco della situazione al punto che ho chiesto se potevo essere io a scrivere e a firmare quella lettera: in fondo non sono direttamente responsabile del debito. Altrimenti Abbanoa avrebbe dovuto aspettare che mia figlia imparasse almeno a scrivere o raggiungesse la maggiore età». Dopo la telefonata interurbana, ovviamente a carico delle “vittime” del grossolano errore, ci sarà anche la seccatura di scrivere una comunicazione per dimostrare l’infondatezza lampante di una cartella esattoriale.
http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2010/11/05/AM7s0fDE-cartella_esattoriale_bimba.shtml

Berlusconi e la terapia dell’orgasmo

7 novembre 2010 Lascia un commento

Pubblico un commento di un lettore che, evidentemente, coglie appieno lo stato di crisi politica e sociale attualmente esistente in Italia. Mi conforta che gli evidenti limiti della classe politica siano percepibili da chiunque si fermi un attimo a riflettere con la dovuta onestà intellettuale. Ciò conferma, qualora ce ne fosse il bisogno che ” non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire..”

BERLUSCONI E LA TERAPIA DELL’ORGASMO

Oggi, il nostro paese, è rappresentato da una inedita “Armata Brancaleone” in chiave Tinto Brass, che ha trasformato il parlamento italiano in un lupanare di quart’ordine. Esseri rivoltanti sia sul piano morale come estetico che hanno improntato la loro vita e carriera, alla soddisfazione di vizi e perversioni, frustrazione e desideri repressi.
La ricerca spasmodica dell’orgasmo ad ogni costo e con ogni mezzo, è il risultato indotto da una paura persistente di natura esistenziale e culturale, derivante da una totale mancanza di autostima e relativa a complessi di inferiorità (mai risolti e irresponsabilmente coltivati), figli di un pericoloso retaggio adolescenziale.
E’ quindi attraverso l’esercizio del potere che, questi individui, intendono (illusoriamente) placare i morsi di un tale disagio. Una paura, dicevo, così profonda e destabilizzante che ipoteca e condiziona ogni buon senso e ragionevolezza – prevarica ogni limite morale e principio etico, anteponendo, a tutto questo, l’appagamento aleatorio di un orgasmo mercificato e assunto a paradigma di liberazione dal tormento.
L’amore a pagamento (che non prevede il reciproco e consensuale trasporto o desiderio), è di per se contro natura, e il piacere che ne deriva, non è che momentaneo ed effimero. Come l’effetto di una droga che ha esaurito il suo potenziale anestetizzante, produce dipendenza e la necessità, via via, di aumentarne il dosaggio.
L’atteggiamento di Berlusconi è volto a negare l’evidenza dei fatti e a perseverare nell’esercizio della menzogna, adottata all’origine, come pratica quotidiana e strategia relazionale. Ciò, è indicativo di una mente compromessa che, nel desiderio compulsivo e spasmodico, si prefigge, attraverso la sistematica ricerca dell’orgasmo, di eludere una solitudine opprimente e lo smarrimento di un vuoto cosmico, conseguenza logica di un’incapacità nell’accettare l’inesorabile scorrere del tempo e delle sue ragioni.
Quale donna normale o, avvenente signorina di compagnia, potrebbe mai concedersi (senza prima, avere incassato un congruo tornaconto e represso il disgusto iniziale), alle brame di Berlusconi, Brunetta o Emilio Fede, individui dalle fattezze ripugnanti e dall’animo servile?
Gianni Tirelli