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Archive for 8 novembre 2010

Il mistero violato

8 novembre 2010 Lascia un commento

La biblica mela, che in maniera subdola e seducente, il serpente demone, offre alla coppia Adamo ed Eva, venendo meno, così, ad un patto verbale stipulato con il loro Creatore, è la metafora inequivocabile dei nostri tempi. Il mondo moderno, è l’ovvio risultato della profanazione del mistero della vita, sulle cui basi ha edificato il suo impero perverso fatto di menzogna, contraffazione, paura e relativismo. Il mistero violato, è paradigma di infedeltà verso l’impianto etico, e di vanesio narcisismo di un Ego corrotto che, nell’incomprensione arbitraria del Disegno Divino e delle attenuanti addotte, degenera, da peccato, in reato grave per alto tradimento. Un peccato dunque imperdonabile che, per la sua unicità e la straordinaria gravità, ha contemplato una pena esemplare e senza sconti. Il bisogno di amore e di amare di Cristo, é certamente di natura divina, logico risultato di una sensibilità sconfinata che, in ogni gesto, in ogni soffio di vento e in ogni parola, poteva cogliere, leggere e interpretare in forma profetica, futuri accadimenti, eventi e catastrofici mutamenti. Io non so se c’è Dio, ma so di certo che Cristo c’é. So della potenza del suo amore e del suo infinito dolore, che a distanza di oltre duemila anni, commuove il mio cuore e rinnova le mie speranze. Gli uomini di questo secolo nefasto, inariditi nell’animo e nello spirito e, ammaliati dalle lusinghe di sirene indolenti, si sono prostrati, al pari di idolatri, al cospetto di un Sistema Bestia, che sotto le sembianze del buon samaritano cela, ad arte, la sua natura mefistofelica. Oggi la scienza arida e opportunista, ha fatto scempio di ogni valore e principio etico, barattandoli e mercificandoli in cambio di illusione e vane promesse e relegando l’umanità, nel crepuscolo di un limbo gelatinoso e svuotando gli uomini da ogni loro oggettiva e arbitraria responsabilità. Abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora, e di nuovo, la metafora profetica ritorna, come uno spettro, ad oscurare l’orizzonte del nostro futuro.
Gianni Tirelli

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La follia dell’antiberlusconismo

8 novembre 2010 Lascia un commento

E’ ancora frequente ascoltare persone, anche intelligenti, che attribuiscono le colpe del decadimento civile e sociale della nazione “in primo luogo” o “principalmente” o “soprattutto” a Berlusconi. Nelle persone intelligenti, soltanto l’odio per il presidente del consiglio può giustificare asserzioni che sono palesemente prive di fondamento. Le persone non intelligenti, invece, per principio non ragionano; o meglio non ragionano bene; i loro discorsi sono lo specchio fedele dei “ragionamenti” che i tifosi delle squadre di calcio svolgono al bar dello sport: discorsi da tifosi, sragionamenti, sfoghi, sopravvalutazioni e sottovalutazioni alle quali si finisce per credere.

Orbene, siccome è nostra convinzione che le (ultime) speranze per l’Italia risiedano nella nascita di un partito politico alternativo al partito unico delle due coalizioni – un partito inizialmente minoritario ma capace di attrarre progressivamente consensi – ancora una volta vogliamo argomentare che i due schieramenti sono parimenti responsabili e che, quindi, non esiste ragione alcuna per voler preservare una parte, anche minima, dell’attuale ceto politico e per desiderare che essa entri, quando verrà il momento, nelle fila del nuovo partito. Se pertanto ribadiamo osservazioni e argomenti già espressi è per invitare a boicottare ogni iniziativa politica del centrosinistra e di eventuali traditori del centrodestra, volta a costruire “grandi alleanze democratiche” o “alleanze per la Costituzione” e simili, sul presupposto (falso) che la cosa più importante per il popolo italiano sia far fuori Berlusconi. Per il popolo italiano, infatti, e principalmente per quella parte che si schiera con (e vota) il centrosinistra, la cosa più importante è comprendere che centrosinistra e centrodestra sono corresponsabili, con pari colpe (pari, uguali, identiche, non distinguibili colpe), di aver condotto la nazione in una situazione di sfacelo.

Infatti, in primo luogo, non è sostenibile che la colpa del centrosinistra sia consistita nel non aver arrestato – non essere riuscito ad arrestare – il decadimento provocato e quasi perseguito dal centrodestra. Non sarebbe onesto, salvo accogliere una nozione di decadimento tutte centrata sulla illegalità costituzionale, che effettivamente è stata appannaggio (quasi) del solo centrodestra (ma esclusivamente con riguardo alla illegalità relativa alla organizzazione dello Stato; i principi costituzionali relativi ai rapporti economici, per esempio, sono stati collocati tra parentesi da entrambi gli schieramenti) e sulle leggi ad personam. Se, invece, più onestamente, si muove da una concezione ampia del decadimento, che tenga conto dei diversi campi e profili, allora è impossibile negare che esso sia, in misura sostanzialmente eguale, imputabile ai due schieramenti, ossia alle due correnti del partito unico delle due coalizioni.

Si considera decadimento la diversa distribuzione dei poteri tra stato e regioni che, a tacer d’altro, è palesemente disfunzionale? E chi è che ha voluto e approvato la (penosa) riforma costituzionale per soli tre voti? Il centrosinistra.

Si considera decadimento la svendita delle aziende pubbliche? E chi è che ha realizzato il maggior numero di privatizzazioni, almeno tra quelle più rilevanti? Il centrosinistra.

Si considera decadimento l’abbassamento del livello medio dei docenti e degli studenti universitari, la proliferazione delle sedi universitarie periferiche e la perdita di organicità e rigore dei corsi di studio? E chi ha voluto e attuato la riforma che ha introdotto il cosiddetto 3+2? Chi ha voluto e emanato la normativa concorsuale provvisoria (tre idoneità per ogni concorso locale!), che è stata efficace un paio di anni, la quale ha consentito alle consorterie accademiche di bandire innumerevoli concorsi, in modo da quasi raddoppiare in breve tempo il numero dei professori ordinari e associati per i singoli settori scientifico-disciplinari e da creare grandi difficoltà ai ricercatori delle nuove generazioni? Chi ha concesso alle università l’autonomia che consentiva ai consigli di facoltà e ai rettori di realizzare lo scempio che si è verificato? Chi ha introdotto il criterio volto a distribuire i soldi provenienti dalla fiscalità generale in base al numero degli studenti laureati in corso o in base ad altre condizioni simili, le quali hanno indotto a rendere più facili e quindi allo stesso tempo peggiori e classisti gli studi universitari? Il centrosinistra.

Si considera decadimento la perdita della stabilità del posto di lavoro? E chi ha modificato inizialmente la legislazione sul lavoro, colpendo in modo significativo la stabilità del rapporto? Il centrosinistra.

Forse con riguardo al proliferare del gioco e delle scommesse (lotterie, gratta e vinci, slot machines, scommesse sportive, triplicazione delle giocate settimanali del lotto) il centrosinistra ha responsabilità inferiori al centrodestra? No. Ed è dato cogliere anche una sola posizione critica verso il TUF (testo unico della finanza) che consenta di differenziare la politica del centrosinistra da quella del centrodestra in materia di intermediari finanziari? No. Avete mai sentito un solo politico del centrosinistra criticare la proliferazione degli intermediari finanziari, il credito al consumo, finalizzato e non, le rottamazioni delle auto o l’introduzione delle carte di credito revolving? Non credo; e, comunque, al più si è trattato di posizioni minoritarie assunte da deputati di poco rilievo. E si può asserire che il centrosinistra si è opposto alla validità e alla diffusione degli swap e dei contratti derivati in generale, che hanno mediamente aumentato il debito delle nostre imprese e degli enti pubblici? No, non si può assolutamente asserire.

Soprattutto, chi ha abrogato definitivamente l’equo canone? Il governo D’Alema, rammentiamolo. Il centrosinistra si è forse opposto ai crediti immobiliari pari al 100% del valore degli immobili e anzi al 120%, perché le perizie delle banche erano notoriamente truccate, finanziamenti che hanno creato la bolla immobiliare? Avete mai ascoltato un esponente del centrosinistra criticare le leggi e le prassi che hanno provocato la bolla immobiliare perché quest’ultima danneggia chi deve acquistare casa con i proventi del proprio lavoro? Il centrosinistra si è mai mobilitato per la elaborazione e il finanziamento di un piano per l’edilizia cooperativa e popolare? No, no e no.

Università, politica della casa e bolla immobiliare, derivati, carte revolving, indebitamento privato e intermediari finanziari in generale, diffusione delle società di scommesse autorizzate, perdita della stabilità del posto di lavoro, privatizzazioni, proliferazione dei centri commerciali e uccisione del commercio, conferimento di maggiori poteri normativi e amministrativi alle regioni che sono il luogo principale della corruzione; in tutti questi importanti settori (e in molti altri) non si può onestamente asserire che le colpe del centrosinistra siano state minori di quelle del centrodestra. Anzi, in molti dei settori indicati le responsabilità del centrosinistra sono state palesemente maggiori.

Insomma, soltanto la disonestà intellettuale o l’ottundimento cerebrale, di origine mediatica (per esempio, il quotidiano La Repubblica) o partigiana (l’odio per Berlusconi) possono condurre a negare che il centrosinistra è responsabile dello sfacelo quanto il centrodestra (per certi versi di più e per altri di meno). Ma allora, chi muova dal presupposto che non esiste alcuna ragione per reputare che, dopo le prossime elezioni, il centrosinistra legifererà e governerà meglio del centrodestra, deve evitare di cadere nell’errore di essere disposto per l’ennesima volta, pur di non far vincere il centrodestra o comunque quella parte del centrodestra che alle prossime elezioni si schiererà con Berlusconi, a votare per uno dei partiti del centrosinistra, fosse anche Sinistra Ecologia e Libertà.

Il problema principale non è “far fuori” Berlusconi. Il problema principale è “far fuori” il partito unico delle due coalizioni, che del berlusconismo e dell’antiberlusconismo si nutre da sedici anni, traendone sempre nuova linfa e forza. Chiunque si aggreghi all’una o all’altra delle due coalizioni del partito unico è pienamente responsabile del decadimento civile, politico e morale della nazione. Chiunque voti uno dei partiti delle due coalizioni, pur essendo consapevole del disastro realizzato nell’ultimo quindicennio da centrodestra e centrosinistra, dovrà essere considerato colpevole. Non c’è Vendola o Vendolismo che tenga. Chiunque voterà Sinistra Ecologia e Libertà e quindi il centrosinistra, nella consapevolezza che quest’ultimo è responsabile come e più del centrodestra del decadimento civile, politico e morale del paese (vi siete mai chiesti quale sarebbe stata l’entità del disastro se il centrosinistra avesse governato per sedici anni, anziché per sette?) sarà responsabile della fine della Repubblica a titolo di dolo e non di colpa: in un momento drammatico della storia della Repubblica, nel quale era necessario agire e votare per disintegrare il partito unico delle due coalizioni, avrà deliberatamente agito e votato per tenere in vita gruppi politici talmente debosciati che hanno spalancato all’Italia le porte dell’esito Jugoslavo della crisi della Repubblica.

Che fare? Alternativa, il Movimento per la decrescita felice, Per il bene comune, e altre associazioni hanno promosso la costituzione di un nuovo soggetto politico, alternativo al centrodestra e al centrosinistra. Se il processo andrà avanti, come mi auguro, credo che si dovrà votare per questo nuovo partito, senza curarsi delle contraddizioni, della vaghezza di uno o altro profilo del programma, e di prese di posizione sulle quali non si consente. Il tempo farà maturare una forza giovane, che, inizialmente, dovrà essere giudicata esclusivamente per le principali idee forza e per la sua alternatività al partito unico delle due coalizioni. Naturalmente, più Giulietto Chiesa, Maurizio Pallante e Fernando Rossi sapranno sacrificare, in vista del partito unitario, ciò che fino ad ora essi hanno costruito (o concorso a costruire), migliori saranno i risultati. Più considereranno le loro organizzazioni rivoli destinati a confluire in un fiume che tra qualche anno dovrà essere in piena e più agiranno in coerenza con l’ambizione del progetto. Noi cittadini, che per una o altra ragione continuiamo ad interessarci di politica, abbiamo il dovere, non soltanto di votare il nuovo partito, se sorgerà, bensì di interessarci, di partecipare alle assemblee cittadine che saranno organizzate, di entrare nel partito quando è ancora allo stato nascente e di svolgere dentro di esso la battaglia delle idee.

E’ l’ultima speranza. O meglio è la penultima. Se fallisse il tentativo di costituire il partito alternativo al partito unico delle due coalizioni, resta sempre la possibilità di un colpo di stato.

Se il popolo è incapace di reagire e continua a seguire e a votare gruppi politici che stanno minando le basi della Repubblica; se in un determinato periodo storico il popolo diventa o si rivela fanghiglia; se non mostra di avere le risorse per estrarre dal suo seno idee nuove e politici nuovi, i quali, sebbene minoritari, sappiano assumere una dimensione e un rilievo nazionali e quindi abbiano la possibilità di giocare le loro carte; quando tutto ciò si verifica, allora la Repubblica può (eventualmente) essere salvata soltanto da uomini armati. Talvolta è accaduto nella storia; e in casi estremi il colpo di stato diventa addirittura una speranza. Chi si augura che la Repubblica sia salvata dal Popolo e non da elite armate, deve impegnarsi nella costituzione del partito alternativo al partito unico delle due coalizioni. Non c’è tempo da perdere. Coloro che per “far fuori” Berlusconi voteranno ancora una volta per una delle coalizioni del partito unico che governa l’Italia da sedici anni sappiano che stanno preparando all’Italia la tragica alternativa: colpo di stato o dissoluzione. E scrivo dissoluzione, non guerra civile. Perché credo che, nella ipotesi delineata, che ci auguriamo non si verifichi, il popolo, proprio perché divenuto o rivelatosi fanghiglia, accetterebbe le secessioni come fatti e non avrebbe nemmeno la forza e il senso del dovere di combattere una guerra civile.
di Stefano D’Andrea http://www.appelloalpopolo.it/?p=2207

I costi della giustizia

8 novembre 2010 Lascia un commento

Quella riportata sotto rappresenta la tabella dei costi per accedere alla mediazione civile, obbligatoria da marzo 2011.
A ciò si aggiungano il contributo unificato e i costi per l’assistenza legale. In totale, per una causa civile del valore di 8.000 euro, solo per la fase di cognizione si pagherà: 240,00 + 187,00 + 8,00 + costi di notifica + conformità copie + competenze legali. Si parte da un minimo di Euro 435,00 solo di spese vive. Alla faccia della crisi.

Mediazione civile – Valore della lite – Spesa (per ciascuna parte):

Fino a Euro 1.000 Euro 65

da Euro 1.001 a Euro 5.000 Euro 130

da Euro 5.001 a Euro 10.000 Euro 240

da Euro 10.001 a Euro 25.000 Euro 360

da Euro 25.001 a Euro 50.000 Euro 600

da Euro 50.001 a Euro 250.000 Euro 1.000

da Euro 250.001 a Euro 500.000 Euro 2.000

da Euro 500.001 a Euro 2.500.000 Euro 3.800

da Euro 2.500.001 a Euro 5.000.000 Euro 5.200

Oltre Euro 5.000.000 Euro 9.200

Re silvio

8 novembre 2010 Lascia un commento

Proprio perché voi siete il sire, son 7mila euro, è un prezzo di favor
Amo le donne! Magari sarebbe più giusto dire amo le prostitute, visto che le fanciulle che frequenta re Silvio sono lì per denaro, per una licenza edilizia, per una carriera in politica o nello spettacolo. Non credo però che queste signorine, che sono in fila e sgomitano per farsi ammettere a corte, siano migliori dell’utilizzatore finale, e stupisce quanto sia diffusa la disponibilità a vendersi ad un vecchio di 74 anni, anche se minorenni o quasi.
La moglie Veronica: mio marito è malato, aiutatelo! Cara signora, ci dovrebbe spiegare perché lei ha accettato il ruolo di fattrice confinata nella confortevolissima villa di Macherio, ben sapendo gli orientamenti sessuali del coniuge, e accettando per molti anni una vita totalmente separata, con domicili diversi, senza un vissuto comune, abbagliata solo dalla contiguità con il potere e il denaro. Ci sembra più malata lei signora Veronica, che ha rinunciato a vivere, di un anziano puttaniere che si sollazza con gusto con le minorenni.
Ai politicanti, che indignati ne chiedono le dimissioni, consiglierei di lasciar perdere e di pensare alla oscenità, quella veramente indecente, di una opposizione divisa, senza identità, senza un programma alternativo e antagonista riconoscibile, senza più radicamento sul territorio e tra la gente, che ha lasciato sola la FIOM a combattere contro tutti che sta diventando l’unica forza organizzata che attira gli orfani della sx sparita. Senza un programma di opposizione che sia credibile come alternativa di governo, B sopravviverà a qualsiasi scandalo e le file delle ragazze si trasferiranno davanti al Quirinale.
Paolo De Gregorio

Rumorosi silenzi della chiesa

8 novembre 2010 Lascia un commento

Fino a quando la Chiesa resterà in silenzio dinanzi al premier bunga-bunga e allo scempio delle istituzioni?
Monta il malessere nel mondo cattolico, cresce il disagio tra parroci e vescovi, ma i vertici della Chiesa tacciono. L’istituzione ecclesiastica, che continuamente interviene nei comportamenti delle persone, laddove si tratta delle scelte di vita, di morte, di nascita e di relazioni, non riesce a dare un indirizzo etico per dire qual è il limite nei comportamenti morali di un uomo che governa la nazione, di un leader che per il suo ruolo dovrebbe saper offrire un esempio di decoro.
NON SI SENTE una parola del Papa, non si sente una parola del presidente della Conferenza episcopale né del suo segretario, che pure a suo tempo seppe alzare la voce contro il libertinaggio.
Non è in gioco nessun tipo di moralismo, la questione è politica come ammette persino il Foglio: in altre parole tocca il bene comune dello stato. E ha un risvolto etico come ha dovuto confessare l’Avvenire sotto la spinta della coraggiosa denuncia di Famiglia Cristiana e dell’incredibile arroganza di B in quel di Bruxelles. Limitarsi a indicare principi generali sulla purezza dell’amore e poi chiudere gli occhi di fronte al clima da basso impero nel proprio Paese, nella terra di cui il pontefice è primate, è un silenzio che svuota l’autorevolezza della gerarchia ecclesiastica.
Si sta consumando in questa stagione la parabola discendente del ruinismo L’idea di fondo, dopo il crollo della Prima Repubblica, era di collocare la Chiesa (priva della Dc) al di sopra delle parti per meglio assicurare – seppur lobbisticamente – la realizzazione dei propri valori. È finita, come documenta brillantemente l’ultimo libro di Massimo Franco C’era una volta un Vaticano, con un do ut des basato sul puro interesse più che sui valori. Un compromesso al ribasso in cui non si capisce se B è collaterale alla Chiesa o il vertice ecclesiastico sia a lui politicamente subalterno. La verità sta nell’intreccio fra i due soggetti.
“C’È UN SOLO cadavere a cui la Chiesa è attaccata”, diceva Giovanni XXIII, indicando il crocifisso. La Chiesa d’Italia, con il suo silenzio, rischia di rimanere aggrappata al cadavere della credibilità di B. Mentre persino il mondo imprenditoriale ne prende clamorosamente le distanze. Non si tratta, com’è chiaro a tutti, persino ai fan azzurri delusi che protestano sul Web, di peccati di pantalone. Sono stati toccati fondamenti etici, che stanno a cuore al cittadino cattolico (e anche a quello diversamente credente). L’idea che un capo del governo non mente alla polizia, non ospita in casa una minorenne per dopocena poco trasparenti. L’idea che una minore in difficoltà, affidata ad una donna indicata dal premier, per di più consigliere regionale come Nicole Minetti, non viene un minuto dopo abbandonata ad altri nella notte, violando gli impegni legali assunti. Si vorrebbe sapere quale altro limite debba essere raggiunto perché si senta un “basta” da parte della Chiesa. Nessuno domanda alla Chiesa di schierarsi con una fazione e neanche di fare il lavoro dell’opposizione. Ciò che il cittadino interessato ai valori religiosi – anzi, ai valori tout court – ha però il diritto di aspettarsi è che un’istituzione, che fa del “bene” il criterio del suo messaggio, non abbia paura di indicare il “male” quando esplode platealmente sotto i propri occhi.
L’ITALIA non è una dittatura, la Chiesa può parlare – e parla tanto quando vuole – liberamente. Il silenzio è la dimostrazione di una mancanza di visione dei vertici ecclesiastici. Che continuano a vivere in queste ore aggrappati al calcolo delle convenienze, all’angusta certezza che il berlusconismo fissi per legge quei comportamenti sociali e personali che la Chiesa non riesce più a imporre con la formazione delle coscienze. Nella paura del vuoto politico di domani, che si percepisce in tanti monsignori disgustati dal premier ma terrorizzati dalla perdita di un alleato sicuro, la Chiesa non si accorge, o fa finta di non accorgersi, del grande vuoto interiore creato da venti anni di berlusconeide. Fra una settimana il premier bunga-bunga, che adora proclamarsi cattolico, inaugurerà a Milano la Conferenza nazionale della famiglia. Va bene così? Quell’“agenda per l’Italia”, che le Settimane sociali cattoliche intendevano proporre al paese, prevede anche questa parodia? Non è sfuggito a nessuno che i quadri cattolici, che hanno lavorato per le Settimane sociali, erano molto più coraggiosi nel denunciare la decadenza della classe dirigente prima del convegno di quanto siano stati quando si è tenuto l’i n c o n t ro nazionale a Reggio Calabria. Nell’intervallo è intervenuta la gerarchia ecclesiastica, che ha proibito persino la partecipazione della stampa all’ascolto dei gruppi di lavoro, come sempre è stato in passato. “Stiamo dimostrando di non avere un rapporto con il respiro del Paese”, mi dice un vescovo. Ha ragione. Il ragionamento ha un corollario.
Quando nel Paese c’è stato un forte movimento nutrito di ideali liberali, socialisti o cattolico- democratici anche la Chiesa è maturata sotto il pungolo della società. Nel vuoto circostante prospera anche il vuoto ecclesiale.
..Perdonatela! E’ una Chiesa “contestualizzata”!
Don Aldo Antonelli. Marco Politi –Il Fatto Quotidiano

Politici da nausea e megalomani emulanti

8 novembre 2010 1 commento

Mai la politica era cosi degenerata nel nostro martoriato paese, al punto tale che le parole non possono essere sufficienti a rappresentare lo sdegno, la repulsione e la condanna inappellabile della popolazione civile non videodipendente ed ancora dotata di pensiero autonomo e dignità, non ancora prostituitasi e corrotta da questo malaffare e malcostume diffuso a tutti i livelli
Neppure il duce, ai tempi del suo massimo potere negli anni ’30, avrebbe osato tanto nella personalizzazione della politica e nell’abuso del potere, neppure i suoi gerarchi avrebbero potuto eguagliare gli attuali cortigiani dell’immorale megalomane che pretenderebbe di comandare il paese, che sono stati da lui investiti di incarichi istituzionali e politici, privi di qualsiasi merito e competenza, che solo a guardali, anche senza ascoltarli, viene già il voltastomaco, altroché gastrite!
Se ancora qualcuno non considera questa cricca al governo un’associazione a delinquere ed a scopo di business per arricchimento personale, familistico e partitico, è un ingenuo che merita di essere depredato di tutto, come infatti sta avvenendo gradualmente nel nostro paese, dove gli onesti sono sempre più depauperati da questi parassiti insipienti ed arroganti, che hanno distrutto tutto ciò che aveva un benché minimo valore e potenzialità nel nostro paese, beni materiali e soprattutto immateriali, come la speranza in una vita migliore.
Le immani responsabilità, di cui questi omuncoli e quaquaraquà saranno investiti dalla storia, li travolgerà come uno tsunami e di loro rimarrà solo un pessimo ricordo, che ognuno di noi cercherà di rimuovere per evitare conati di vomito.
Claudio Martinotti Doria http://www.cavalieredimonferrato.it/