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Archive for 9 novembre 2010

Luca Zaia e l’insostenibile leggerezza dell’essere (veneto)

9 novembre 2010 2 commenti

“Il Veneto è in ginocchio, e ha bisogno dell’aiuto di tutti”. Questo è l’appello del governatore Luca Zaia a cinque giorni dall’alluvione che ha colpito la regione da lui governata e quello che lui lancia “è un grido di aiuto che non è rivolto solo al governo, a cui chiediamo un miliardo di euro, ma a tutti i cittadini volenterosi che magari ricordano un qualche aiuto avuto dal Veneto in tutti questi anni”.

Le immagini del disastro che si è abbattuto sul Nordest e in particolare sul Veneto, sono impressionanti: tre morti, tremila sfollati e più di 500mila persone colpite dall’alluvione. Certo non c’è paragone rispetto a quanto è avvenuto anche in altre regioni, ma il ricordo di Giampilieri, a distanza di un anno, grida vendetta. E grida vendetta proprio per la scarsa sensibilità mostrata a livello nazionale, dove non è stata promossa neppure una vera e propria raccolta di fondi. E senza voler andare troppo in là nel tempo, che dire della tragedia di Atrani, dove un fiume di fango si è portato via tutto, compreso la vita di Francesca Mansi? E dove oggi, per la mancanza di fondi necessari per la messa in sicurezza del territorio, si stanno percorrendo le stesse strade d’emergenza, senza affrontare in modo strutturale il dissesto idrogeologico del paese, con la speranza che la sorte eviti nuovi disastri.

Tutti hanno bisogno dell’aiuto di tutti, è vero, quando c’è un esecutivo che ha smesso di governare il paese, bisogna arrangiarsi come si può. Deve essere per questo che un mese fa, Luca Zaia rispondeva al suo collega di coalizione Stefano Caldoro, che chiedeva la disponibilità del Veneto ad accogliere una quota parte dei rifiuti nella nuova situazione emergenziale che il governo Berlusconi non è mai stato capace di risolvere: “I napoletani sono simpatici, ma sono fatti loro”. Dimenticando che per decenni, le aziende venete venivano a sversare i loro rifiuti tossici nella discarica di Pianura.

Ma questo è un paese dalla memoria corta. Un paese in cui quando in Cdm il ministro Bondi rivendica i fondi per la Cultura, il ministro Tremonti risponde che: “Con la Cultura non si mangia”. Ed è un paese in cui, quando il ministro Prestigiacomo in Cdm si lamenta dei tagli all’Ambiente, il ministro Tremonti si alza e va via, minacciando le dimissioni. Il “teatrino” finisce sempre con i ministri che si scusano. In generale, l’esistenza dei ministeri è legata alla loro capacità non solo di programmare processi di sviluppo e di crescita economica, ma certamente di saper prevenire i danni e conservare nel tempo il patrimonio artistico, culturale, ambientale, industriale e sociale del paese. Invece che scusarsi con Tremonti, sarebbe stato più dignitoso chiedere scusa ai cittadini rassegnando le proprie dimissioni.

A Zaia allora, andrebbero ricordati i 31 miliardi di euro che il governo ha sottratto al Mezzogiorno negli ultimi due anni, utilizzando uno dei più importanti capitoli di spesa pubblica, il Fondo aree sottoutilizzate (Fas): 53,7 miliardi, da spendere entro il 2013, insieme al Fondo sociale europeo, ovvero i finanziamenti per recuperare il divario tra le aree ricche e quelle povere della Ue. Per non parlare della legge ad personam sulle quote latte. “Tutti hanno bisogno dell’aiuto di tutti” è un appello che, in salsa leghista, sa tanto di beffa. E’ un appello che risuona vuoto in un paese che sta crollando, non come la sola Armeria dei Gladiatori, ma come l’intera Pompei.
di Teresa Scherillo http://www.giornalettismo.com/archives/93740/

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Adriatico: estrogeni e bandiere blu

9 novembre 2010 Lascia un commento

Il mare Adriatico, a partire dal golfo di Trieste in giù, fino a Bari, è uno fra i mari più inquinati del pianeta. Come non potrebbe essere diversamente, quando la più grande industria chimica d’Europa, vanto dei padani, ha sede nel caotico Nord?
In questa enorme vasca da bagno, si riversano alcuni dei fiumi più tossici d’Europa e del Mediterraneo. Il Po’, fiore all’occhiello della Lega e, meta di riti comico-pagani, accoglie nel suo percorso verso l’Adriatico, affluenti come, il Lambro, l’Olona, il Ticino, l’Adda ecc, e infiniti rigagnoli e torrentelli che, con il loro carico di bombe chimiche (pcb, diserbanti, pesticidi, fertilizzanti, metalli pesanti, & c.), vanno ad aggiungersi alle flatulenze e miasmi del “Grande Fiume” padano per finire, come lo scarico di un grande cesso, nell’Adriatico selvaggio che erboso “era” come i pascoli dei monti!! Gli estrogeni, derivanti da fonti animali, sono 50 volte superiori alla media – un dato, più che allarmante! Una calamità!
Se a tutto questo, aggiungiamo gli infiniti scarichi delle stazioni balneari, e le tonnellate di abbronzanti, creme rassodanti, snellenti, tonificanti e rivitalizzanti ( trionfo della chimica) che milioni di bagnanti senza speranza, cospargono sui loro corpi deformati da anni di sedentarietà invalidante al chiuso di asfittici e mortificanti uffici e di malsane fabbriche fumanti, allora, ogni speranza a trascorrere una vacanza salutare e rigenerante, viene miseramente disattesa.
Non possiamo non considerare, nonostante la loro natura pseudo-biologica, migliaia di ettolitri di urina, sputacchi e scorregge che pur mimetizzandosi fra le torbide e basse acque, concorrono ad elevare la percentuale di inquinamento del “Grande Stagno”.
Ciò nonostante e per un perverso meccanismo introdotto dal “profitto ad ogni costo”, che sulla mistificazione della realtà ha mercificato ogni cosa e valore, il litorale adriatico è costellato da “bandiere blu” a certificare il massimo livello di qualità di queste mete turistiche e di uno svago senza precedenti.
Il sud dell’Italia, alle bandiere blu, antepone la trasparenza delle sue acque e, alla mistificazione, la realtà.
Gianni Tirelli