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Il maligno ai tempi del liberismo

13 novembre 2010 Lascia un commento

Nelle moderne società liberiste, l’illegalità è assurta a regola. C’è male e male. Dipende dalle applicazioni, dalle intenzioni, finalità e circostanze. In passato, il Diavolo, trovava conforto alle sue perversioni, insinuandosi subdolamente nei pensieri degli uomini e seducendoli con vane promesse di perversa felicità. Oggi, è padrone del loro cuore.

Non è una differenza da poco, ma direi che, in maniera netta, si pone come spartiacque fra il mondo contadino e la rivoluzione industriale, terreno di cultura del progetto mefistofelico. Ad un certo livello di malvagità e crudeltà, poi, corrispondono effetti più o meno devastanti. Nell’Apocalisse, raggiungono il loro apice, coronando il progetto demoniaco e, nello sterminio di ogni forma umana e umanoide, consacrano la sua vittoria.
Così, oggi, furbizia e raggiro hanno soppiantato l’impianto etico e l’intelligenza, e assimilate come pratiche relazionali quotidiane; ma non solo. Come strumento lecito, fondamentale e irrinunciabile per la sopravvivenza del Sistema di Satana.

Nelle moderne società liberiste, l’illegalità è assurta a regola. Gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e corrotti che, definirle civili, è un autentico contrasto logico.
Il falso, è un fondamentale del relativismo demoniaco e fratello gemello dell’ossimoro; i due, insieme, sono capaci di innescare tali catastrofi, da fare impallidire il nazismo.
Oggi, i non valori, commercializzati per poche lire su scala planetaria, hanno soppiantato gli autentici, dell’anima e dello spirito. La famosa torre di Babele, non è metafora dei nostri tempi, ma un dato di fatto, reale e globale.
L’ossimoro, partorito in quantità industriale, è il germe malefico del relativismo.
Alcuni esempi di ossimoro: certezza scientifica – progresso tecnologico – acqua privata – vita artificiale – nucleare pulito – società dei consumi – certezza scientifica – finanza etica – etica del capitalismo – cattolico divorziato – verità relativa – i ghiacciai perenni si stanno sciogliendo –

La nostra realtà è la sconcertante proiezione di un incubo – una degenerazione morale etica e spirituale, unica nella storia dell’uomo, i cui risultati, sono sotto gli occhi del mondo: la catastrofe ambientale e morale in primis.
Quale forma di vita, devasta il proprio habitat, trasformandolo in una discarica tossica e maleodorante, e mari, fiumi, torrenti e sorgenti, in cloache infette?
Abbiamo definito libertà, la licenza e anteposto la furbizia all’intelligenza. Ad una speciale schiavitù (risultato del processo di omologazione), abbiamo dato il nome di democrazia e, chiamato realtà, la contraffazione.

Il falso ha sostituito il vero e quando affermiamo “il progresso sta arrivando anche qui”, in realtà intendiamo dire che la distruzione e la morte sono ormai vicine.

La menzogna e la mistificazione dettano legge. La qualità è stata adulterata, e l’eccezione, omologata e massificata.

Non ci sono domande, ne perché, sulle cause di un di un tale scempio umano, ne attenuanti tese a giustificarne le responsabilità comuni. Tutto questo è opera del maligno. Ogni capacità di giudizio obiettivo, è stata definitivamente rimossa o azzerata, tanto da non sapere più distinguere fra il giusto e l’iniquo, la verità e la menzogna e l’ambrosia dal veleno.

Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo demoniaco e perverso, le cui metastasi hanno irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto. Ogni nostro gesto e atto, sono filtrati dalla paura.

Un sentimento destabilizzante che condiziona i nostri comportamenti, le scelte e sentimenti. Insicurezza, e una totale mancanza di autostima, sono l’inevitabile conseguenza della perdita dei necessari e oggettivi punti di riferimento che, un tempo, come spie luminose, regolavano i flussi delle nostre emozioni e impedivano ogni forma di degenerazione. Nessuna analisi, oggi, è in grado di soddisfare la ricerca, sui motivi e le cause di tanta aberrazione. Siamo disarmati di fronte all’impotenza delle nostre ragioni, e muti, per tanta umiliazione; rientri nei ranghi del quotidiano, rinunciando, per sempre, al diritto della verità e della comprensione delle cose.

I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre e, vizio e paura, li hanno sostituiti. Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e della dignità.

Ciò che la Chiesa definisce metaforicamente “il diavolo” in realtà, non è il disegno malefico e perverso di un’entità astratta e soprannaturale, che si contrappone ideologicamente alla bontà infinita e misericordiosa di un Dio creatore ma, ciò che definiamo “il diavolo”, non è altro che l’assenza del divino. Credere il male, il rovescio della medaglia del bene, è una puerile interpretazione.

Con la rimozione dei valori e dei principi etici, si scardina il progetto originario che, da parametro assoluto, si degrada in caos e relativismo. Le attenuanti che l’uomo moderno si accampa, sono tese a giustificarne i comportamenti deliranti, e lo fanno precipitare in una sorta di morboso narcisismo isterico e deresponsabilizzante, con l’intento illusorio di placare una lacerante paura e ansia esistenziale.

Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria. Per questo motivo, ogni tentativo per localizzarlo e codificarlo é vano. Solo dalle ceneri del Sistema Liberista Relativista, il disegno originario si potrà ricomporre.
Se l’uomo di quest’epoca nefasta, non sarà in grado di riconvertire la follia in ragione e la sua schiavitù in libertà, presto, il vortice del relativismo lo risucchierà dentro un vuoto senza fine, consegnando l’anima dei nostri figli nelle mani del Demonio.
Gianni Tirelli

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Diamo i numeri /2

13 novembre 2010 Lascia un commento

La situazione aggiornata:

La vecchietta veneta terrorizzata dalla lega

13 novembre 2010 3 commenti

Erano anni che non usciva più di casa da sola, dopo che uno con un fazzoletto al collo l’aveva convinta che i negri, gli extracomunitari sono tutti delinquenti. Usciva solo per ritirare la pensione scortata dai suoi nipoti, già pronti per il prelievo. Aveva fatto montare le sbarre alle finestre ed alla sera chiudeva finiestre ed imposte anche in pieno luglio. Il terrore viaggiava di bocca in bocca ed era sempre più grande come i risultati delle elezioni per la lega. Più terrore più voti, più odio e più elettori, da anni era diventato matematico. Aveva pure il terrore dello scippo, una volta un giovane extraparlamentare e comunista le chiese, in dialetto, se avesse mai subito uno scippo. No, fu la risposta, ma basta guardare la televisione per rendersi conto che questi sono selvaggi, delinquenti e vivono di scippi e rapine. Poi, un brutto giorno, venne l’alluvione. Un metro e mezzo di acqua in casa, tutti i mobili rovinati, i muri sporchi, il frigorifero in tilt, la televisione che non andava più. E la paura, di essere sola, sapendo di non avere le forze per reagire a tanta devastazione, i nipoti che non potevano aiutarla per via del fatto che la Bmw non funziona con un metro d’acqua. Si sentiva persa, pensava di affondare, persino quello che la terrorizzava con quei discorsi sui negri e sugli extracomunitari non si faceva vedere, doveva accompagnare il capo e suo figlio a visitare le zone alluvionate e piene di fango. Una cosa urgente, per via della campagna elettorale. Improvvisamente arrivò a casa sua un negro con su una giacca rifrangente rossa, un volontario, pensate che lo conoscevano anche quelli del comune, della protezione civile. Sulle prime era un pò diffidente, fortunatamente parlava italiano meglio di molti suoi compaesani, le chiese dove doveva mettere le cose, le suppellettili ed iniziò a spalare fango. Ore ed ore, ininterrottamente, senza mangiare, senza bere, ad un certo punto le disse: signora io devo andare, devo mangiare qualcosa e farmi una pausa, ritorno dopo. Lei si sentì persa, non ebbe nemmeno il coraggio di offrirgli un panino, aveva paura di avvicinarsi troppo all’uomo nero pur così gentile, educato. Passata una mezz’ora cominciò a salirle l’ansia, i nipoti non rispondevano al cellulare d’altronde la pensione era già stata incassata e non c’era motivo di passare dalla nonna, avevano già ritirato la loro mazzetta per il fatto di fare da ronda alla pensione. Era talmente sfinita, impaurita, che le mancò persino il negro, cominciò a temere che non tornasse più, quella mattina non gli aveva offerto nemmeno un bicchiere d’acqua. Il solo pensiero che un negro avesse toccato uno dei suoi bicchieri l’intimoriva, ancora di più se i vicini avessero saputo che l’aiutava uno straniero. Si meravigliò di se stessa quando lo vide arrivare, allegro pieno di forza, gioioso, della sensazione di gratitudine che provava dentro se stessa. Come se gli volesse bene ed ebbe paura dei suoi sentimenti. Ma allora non sono come dicono quelli della lega, non è vero che sono cattivi. Si sorprese a sorridergli, a chiedergli se voleva un caffè, a dirgli un grazie ogni tanto. Nel frattempo pulirono la casa, i mobili, ritornò la luce ed accese il camino per asciugare un pò di umidità. Era già buio quando il volontario, il ragazzo dal cuore grande come una chiesa le disse che doveva andare. Davanti ai suoi occhi spaventati il volontario, negro, capì che la signora temeva non tornasse più e la tranquillizzò, torno domani, signora, per domani sera vedrà che avremo finito. Quella notte fu ancora più brutta dell’alluvione, la sua coscienza non le fece chiudere occhio. Ripensò alle sue paturnie, ai paesani della lega che parlavano solo di odio e di disprezzo, pensò al suo comune che aveva tolto le panchine dai giardini per impedire che gli extracomunitari si sedessero, pensò a quei piccoli bambini dalla pelle scura senza mensa a scuola perchè i suoi non potevano pagare. E poi pensò al suo Dio, quel Dio che è morto in croce per tutti quelli che gli credono e non ha mai chiesto di che razza sei e di che colore fosse la tua pelle, e pianse. E fu in quel momento che si rese conto che la persona è una persona, che il delinquente è un delinquente, non c’entrano le razze, il colore della pelle e da dove vieni. Per valutare una persona non ci vuole la paura, ci vuole la conoscenza ed una persona va giudicata per quello che ha nel cuore. Nella testa. Non vedeva l’ora che venisse mattina, si alzò prima del solito e preparò tutto quello che poteva preparare. Tirò fuori biscotti, una torta, latte. The e caffè ed aspettò che il volontario arrivasse. Finalmente sentì il suo passo, nello stesso tempo gioioso e pesante e quando con il suo vocione le chiese: nonna da dove cominciamo? Prima mangia qualcosa gli disse, poi puliremo quello che resta. Si sedettero al tavolo ed improvvisamente divenne curiosa, gli chiese della sua famiglia, dei suoi genitori e da quanto tempo non li vedeva. Quasi quasi, questo mese mi faccio accompagnare da lui a ritirare la pensione. Che pensieri strani fanno alle volte i vecchi. Ogni personaggio è puramente inventato, come nei film, solo i volontari sono reali. Come è reale il fatto che al mio paese, quello che è nel mio cuore, nessuno è straniero.
Di Slasch16 (Natalino Grigolato) http://slasch16.splinder.com/post/23590916