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La vecchietta veneta terrorizzata dalla lega

Erano anni che non usciva più di casa da sola, dopo che uno con un fazzoletto al collo l’aveva convinta che i negri, gli extracomunitari sono tutti delinquenti. Usciva solo per ritirare la pensione scortata dai suoi nipoti, già pronti per il prelievo. Aveva fatto montare le sbarre alle finestre ed alla sera chiudeva finiestre ed imposte anche in pieno luglio. Il terrore viaggiava di bocca in bocca ed era sempre più grande come i risultati delle elezioni per la lega. Più terrore più voti, più odio e più elettori, da anni era diventato matematico. Aveva pure il terrore dello scippo, una volta un giovane extraparlamentare e comunista le chiese, in dialetto, se avesse mai subito uno scippo. No, fu la risposta, ma basta guardare la televisione per rendersi conto che questi sono selvaggi, delinquenti e vivono di scippi e rapine. Poi, un brutto giorno, venne l’alluvione. Un metro e mezzo di acqua in casa, tutti i mobili rovinati, i muri sporchi, il frigorifero in tilt, la televisione che non andava più. E la paura, di essere sola, sapendo di non avere le forze per reagire a tanta devastazione, i nipoti che non potevano aiutarla per via del fatto che la Bmw non funziona con un metro d’acqua. Si sentiva persa, pensava di affondare, persino quello che la terrorizzava con quei discorsi sui negri e sugli extracomunitari non si faceva vedere, doveva accompagnare il capo e suo figlio a visitare le zone alluvionate e piene di fango. Una cosa urgente, per via della campagna elettorale. Improvvisamente arrivò a casa sua un negro con su una giacca rifrangente rossa, un volontario, pensate che lo conoscevano anche quelli del comune, della protezione civile. Sulle prime era un pò diffidente, fortunatamente parlava italiano meglio di molti suoi compaesani, le chiese dove doveva mettere le cose, le suppellettili ed iniziò a spalare fango. Ore ed ore, ininterrottamente, senza mangiare, senza bere, ad un certo punto le disse: signora io devo andare, devo mangiare qualcosa e farmi una pausa, ritorno dopo. Lei si sentì persa, non ebbe nemmeno il coraggio di offrirgli un panino, aveva paura di avvicinarsi troppo all’uomo nero pur così gentile, educato. Passata una mezz’ora cominciò a salirle l’ansia, i nipoti non rispondevano al cellulare d’altronde la pensione era già stata incassata e non c’era motivo di passare dalla nonna, avevano già ritirato la loro mazzetta per il fatto di fare da ronda alla pensione. Era talmente sfinita, impaurita, che le mancò persino il negro, cominciò a temere che non tornasse più, quella mattina non gli aveva offerto nemmeno un bicchiere d’acqua. Il solo pensiero che un negro avesse toccato uno dei suoi bicchieri l’intimoriva, ancora di più se i vicini avessero saputo che l’aiutava uno straniero. Si meravigliò di se stessa quando lo vide arrivare, allegro pieno di forza, gioioso, della sensazione di gratitudine che provava dentro se stessa. Come se gli volesse bene ed ebbe paura dei suoi sentimenti. Ma allora non sono come dicono quelli della lega, non è vero che sono cattivi. Si sorprese a sorridergli, a chiedergli se voleva un caffè, a dirgli un grazie ogni tanto. Nel frattempo pulirono la casa, i mobili, ritornò la luce ed accese il camino per asciugare un pò di umidità. Era già buio quando il volontario, il ragazzo dal cuore grande come una chiesa le disse che doveva andare. Davanti ai suoi occhi spaventati il volontario, negro, capì che la signora temeva non tornasse più e la tranquillizzò, torno domani, signora, per domani sera vedrà che avremo finito. Quella notte fu ancora più brutta dell’alluvione, la sua coscienza non le fece chiudere occhio. Ripensò alle sue paturnie, ai paesani della lega che parlavano solo di odio e di disprezzo, pensò al suo comune che aveva tolto le panchine dai giardini per impedire che gli extracomunitari si sedessero, pensò a quei piccoli bambini dalla pelle scura senza mensa a scuola perchè i suoi non potevano pagare. E poi pensò al suo Dio, quel Dio che è morto in croce per tutti quelli che gli credono e non ha mai chiesto di che razza sei e di che colore fosse la tua pelle, e pianse. E fu in quel momento che si rese conto che la persona è una persona, che il delinquente è un delinquente, non c’entrano le razze, il colore della pelle e da dove vieni. Per valutare una persona non ci vuole la paura, ci vuole la conoscenza ed una persona va giudicata per quello che ha nel cuore. Nella testa. Non vedeva l’ora che venisse mattina, si alzò prima del solito e preparò tutto quello che poteva preparare. Tirò fuori biscotti, una torta, latte. The e caffè ed aspettò che il volontario arrivasse. Finalmente sentì il suo passo, nello stesso tempo gioioso e pesante e quando con il suo vocione le chiese: nonna da dove cominciamo? Prima mangia qualcosa gli disse, poi puliremo quello che resta. Si sedettero al tavolo ed improvvisamente divenne curiosa, gli chiese della sua famiglia, dei suoi genitori e da quanto tempo non li vedeva. Quasi quasi, questo mese mi faccio accompagnare da lui a ritirare la pensione. Che pensieri strani fanno alle volte i vecchi. Ogni personaggio è puramente inventato, come nei film, solo i volontari sono reali. Come è reale il fatto che al mio paese, quello che è nel mio cuore, nessuno è straniero.
Di Slasch16 (Natalino Grigolato) http://slasch16.splinder.com/post/23590916

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  1. maria teresa morini
    14 novembre 2010 alle 18:14

    La cosa che mi consola è che vedo qua pochissimi commenti a questi testi di Grigolato, cui voi date spesso accoglienza. Ho avuto curiosità di cliccare sul sito indicato e mi sono cadute le braccia. Costui – che nn so chi sia ma che che per il costituzionale diritto di opinione diffonde il suo Grigolato-pensiero – continua ad offrire del Veneto un’immagine mediocre e inveritiera, e mi stupisco che le persone che gestiscono questo blog non si accorgano di quanto ” sopra le righe” siano i suoi scritti…Come mai non circola nel mondo di internet un altrettanto soggetto che diffami tutti i meridionali, dando loro gratuitamente dei mafiosi , dei camorristi o dei fannulloni ? E se c’è, sicuramente c’è , perchè non ne pubblicate costì le deliranti tesi, almeno per par condicio?
    Si noti che il raccontino di cui sopra non ha alcun apprezzabile riferimento alla Lega e alla sua condannabile ideologia fobica verso gli stranieri, ma inventa una pensionata veneta, come prototipo di anziana delle nostre province, che sembrano solo colme di soggetti ignoranti e suggestionabili. Non plaudite a questa fantasiosa operazione del Grigolato carica di pregiudizi e di bugie.Quanto a me, mi spiace , ma in futuro non solo mi asterrò dal leggerlo, ma mi dispiacerò anche molto di vederlo pubblicato qua. Saluti.

  2. maria teresa morini
    15 novembre 2010 alle 13:13

    Storia VERA cui la sottoscritta ha assistito mentre era in fila in una sede centrale delle POste in capoluogo di provincia veneta, in orario di punta. Una impiegata spiegava, con estrema cortesia e disponibilità, a un giovane ragazzo di colore come compilare un modulo per vaglia. La cosa è andata un po’ per le lunghe, ma è finita solo quando la signora si è accertata che il giovane nero( e non ” negro” ) avesse compreso.

  3. maria teresa morini
    15 novembre 2010 alle 19:08

    Mi sono dimenticata di precisa che l’impiegata postale era diparlata inequivocabilmente veneta…altrimenti la storia nn sta in piedi….

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