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Il manicomio della politica italiana

14 novembre 2010 Lascia un commento

E’ facile accusare qualcuno di giustizialismo ma, molto più complesso e, in alcuni casi, impossibile, dedurne poi le motivazioni ed esplicitarne pubblicamente i perché. Se nel panorama politico italiano, esiste una persona coerente, pragmatica, coraggiosa e profetica, questa, è Antonio Di Pietro. Non esiste una sola sua dichiarazione e affermazione su Silvio Berlusconi che, nel tempo, si sia dovuto rimangiare o smentire. Dirò di più. Oggi, alla luce dei fatti e, da ciò che si può ricavare dalle chiare intenzioni e dalle nuove, prese di posizione dei suoi detrattori, gli stessi si sono allineati alla sua tesi “giustizialista”, ma sottacendo, spudoratamente e in modo infantile, il nuovo e inedito cambio di registro. Chi sbaglia in buona fede è portato a chiedere scusa, ma chi esercita pregiudizialmente la tecnica della delegittimazione, è una persona inaffidabile.
Fra questi, spicca (per meriti di ipocrisia e ignavia) la figura di Pierferdinando Casini, che ha sempre negato il suo appoggio al centro sinistra adducendone a giustificazione e come principale motivazione, la presenza, al suo interno, di Di Pierto, il giustizialista. L’irresponsabile neutralità di Casini, poi, contribuisce a condizionare, irrimediabilmente, la formazione di nuove, possibili e auspicabili coalizioni, necessarie per liberare dall’immobilismo e dagli egoismi del potere, un bipolarismo prigioniero delle volontà, dei capricci e degli interessi particolari di un piccolo despota.
Come ha sempre sostenuto Antonio Di Pietro e palesemente, evidente a tutte le persone disincantate e in buona fede, il Premier Berlusconi, non rassegnerà mai le sue dimissioni. E questo, non per una sorta (come dice) di responsabilità e di dovere istituzionale, ma per il terrore di farsi giudicare come un normale cittadino e assumersene le logiche conseguenze. Gli atteggiamenti di un uomo che, per fatti personali, codardia e irresponsabilità, trascina nel baratro il proprio paese, non è degno di rivestire alcuna carica politica ne, tantomeno, di essere cittadino italiano. I suoi cortigiani che, fuori da ogni logica e buon senso, persistono diabolicamente, a sostenerlo, si sono resi complici, a tutti gli effetti (sia sul piano etico, morale e giuridico), della deriva economica, sociale e di valori della società italiana.
Tutto questo, conferma la tesi di Veronica Lario, quando, senza mezzi termini, lo definiva un malato psichico e, inascoltata, allertava i suoi “fedeli amici” dal pericolo di un tale potere nelle mani di un pazzo e da i suoi effetti collaterali, indesiderati e gravi.
Un antico ed eloquente detto recita: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. La signora Lario avrebbe dovuto ricordarsene!
Gianni Tirelli

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