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Archive for 21 novembre 2010

Il riso Scotti

21 novembre 2010 Lascia un commento

L’equazione è sempre quella:

rimbambire i cittadini –> disinformare –> vendere pubblicità –> spingere a un benessere spesso illusorio

Eppure è tempo di maturare, di diventare finalmente adulti, senza bisogno di falsi paletti che agiscono sui nostri istinti più primordiali condizionandoci (paura, piacere, etc.), per scoprire invece ciò di cui l’uomo ha davvero bisogno, la verità.

Un’inchiesta della magistratura sul traffico di rifiuti colpisce l’immagine di una delle più note aziende alimentari italiane, un marchio conosciuto da milioni di telespettatori se non altro per le martellanti campagne di spot.

Improvvisamente i giornali più diffusi del Paese scoprono all’unisono che lo spazio è poco, la giornata è densa di notizie importanti e quindi ai guai della Riso Scotti si può dedicare al massimo un articoletto di poche righe.
Ed ecco, allora, che il Corriere della Sera confina la vicenda in 12 righe a pagine 25 (pezzo più ampio solo nelle pagine locali) e la Repubblica spiega tutto in 14 righe a pagine 21, Il Sole 24 Ore invece parla di Scotti solo nelle notizie brevi di pagina 27, mentre La Stampa dedica alla vicenda una ventina di righe in basso a pagina 21.

Insomma, nessun clamore: una storia minima con spazi minimi. Eppure non si contano gli articoli che hanno raccontato la crescita a gran velocità del’azienda pavese. L’ultimo della serie, del 5 luglio scorso, pubblicato da Repubblica con un titolo che è tutto un programma: “Scotti dai chicchi ai bit: il riso punta al Web”.

Eppure, bilanci alla mano, sono proprio i rifiuti, bruciati nell’inceneritore, trasformati in energia pagata con soldi pubblici, a garantire buona parte dei profitti del gruppo Scotti.

Qualche volta i rifiuti non fanno notizia, soprattutto quando sono associati a un’inchiesta giudiziaria che alza il velo su traffici che mettono a rischio la salute pubblica. Quando poi l’azienda coinvolta investe ogni anno molti milioni in pubblicità, allora è proprio il caso di non sprecare spazio.

Possibile che un ente di Stato paghi per anni milioni e milioni di euro a una grande azienda privata senza che questa ne abbia diritto? Peggio, che questi contributi pubblici siano ottenuti in cambio di un’attività potenzialmente dannosa per l’ambiente e la salute pubblica? E che, ancora, l’ente in questione non si accorga di nulla prendendo per buoni vecchi documenti senza verificare direttamente come stanno le cose?

Lo sostiene la Procura della Repubblica di Pavia che due giorni fa ha chiuso la prima parte di un’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto di sette persone tra cui 3 top manager della Riso Scotti.
Secondo l’accusa, tra il 2005 e il 2009 il Gse, cioè il Gestore dei servizi elettrici, a controllo statale, ha indebitamente versato almeno 21 milioni di euro nelle casse dell’azienda di Pavia famosa per le sue martellanti campagne di spot con il tormentone del “dottor Scotti”. I finanziamenti pubblici sono stati erogati sulla base della legge cosiddetta Cip6 del 1992.
http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/man-news.aspx?articleid=1394&zoneid=1

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Berlusconismo: merito moralità libertà e liberismo

21 novembre 2010 Lascia un commento

A volte mi domando con quale spudoratezza e coraggio questa maggioranza politica, parli di promuovere il merito, quando, la stessa (unico caso nella storia parlamentare), è un caravanserraglio di servi, di raccomandati, di corrotti e corruttori, di traditori, ruffiani, lacché e affini. Una corte dei miracoli, unica nel suo genere, per incompetenza, approssimazione, volgarità, codardia e tracotanza.
Emblematico, poi, é il cosiddetto “mercato delle vacche”. Una vergogna che si sta consumando, in questi giorni di crisi politica dove, lo scandaloso mercimonio dei parlamentari, ha tradito ogni illuminante concetto di merito e di fedeltà. Senza dimenticare, inoltre, una delle affermazioni più sconcertanti del presidente Berlusconi quando, alcuni mesi, in maniera indecente, osò dichiarare; “Un’altra cosa ha fatto questo governo! Abbiamo introdotto la moralità.” Se non conoscessimo il dicitore di una tale castroneria, ci sarebbe da piangere! Questo uso sistematico della menzogna, adottata come pratica relazionale e supremo comandamento da tutta la cricca dei cortigiani, è la perversa strategia populista, che mira e si prefigge di fare leva sui lati peggiori degli individui, le loro debolezze e bisogni.
“Forza Italia, la casa delle libertà, i circoli della libertà, il popolo delle libertà”, i paladini della libertà, un quotidiano dal nome “libero” e, non ultimo, i team della libertà, fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli al potere. Che ci azzeccano questi con la libertà, commenterebbe Tonino? Loro, che della libertà hanno fatto licenza e, dell’uguaglianza, omologazione e propaganda. Una libertà servita su di un piatto d’argento, risultato della lotta e del sacrificio di quei tanti italiani che, alla codardia, hanno anteposto l’onore e la dignità e tutti quei valori etici e morali, fondamentali, di una società libera e civile. Una maggioranza, di cui, l’unico dato politico certo, è relativo all’emolumento percepito alla fine del mese. Dei farabutti, papponi, puttanieri, cattolici e pluri-divorziati che si ergono, a dispetto di ogni coerenza e senso del pudore, a paladini della famiglia e difensori della vita. Assertori di un liberismo ad personam fatto di consorterie, corporazioni, cricche, logge e monopoli.
La disinvoltura, poi, con la quale, questa brutta gente, tende alla mistificazione della verità e alla contraffazione della realtà, ha dell’incredibile, e appartiene a quella sfera di comportamenti, ascrivibili all’ambito della psicopatia di natura paranoide; drammatici effetti di una frustrazione lancinante e di vari complessi di inferiorità – mai risolti e coltivati nel tempo. Questi individui, versano in uno stato di eterno infantilismo regressivo e, alla stregua di bambini, negano ogni loro addebito e oggettiva responsabilità addossando, ad altri, le proprie mancanze e deficienze. Il berlusconismo, sarà in seguito ricordato, come il momento più incomprensibile e inspiegabile della storia politica italiana. Una congrega fatta di trame, di complotti, clientele, impunità, baccanali, corruzione, tradimento, menzogna e servilismo.
Gianni Tirelli