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Archive for dicembre 2010

Wi-fi libero dal primo gennaio 2011

30 dicembre 2010 Lascia un commento

Abolite le norme del dl Pisanu. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Milleproroghe, che abolisce quasi tutti i precedenti obblighi. Gli hotspot pubblici non dovranno più registrare gli utenti. La maggioranza annuncia nuove norme per il 2011

WI-FI libero dal primo gennaio: dopo anni di battaglie e ripetuti annunci, la Gazzetta Ufficiale mette nero su bianco la svolta, contenuta nel decreto Milleproroghe 1: aboliti quasi tutti gli obblighi che gravavano sugli hotspot wi-fi pubblici dal 2005 per via del decreto Pisanu. Gli esercenti non dovranno più quindi identificare gli utenti, registrarne il traffico. Sopravvive solo, fino al 31 dicembre 2011, un obbligo, esclusivamente per gli internet point: di richiedere licenza al Questore per qualsiasi punto di accesso internet pubblico (wi-fi e non; il tipo di tecnologia non importa).

Per “internet point” il decreto intende “gli esercizi pubblici che forniscono l’accesso ad Internet in via principale”. Altri esercenti, cioè quelli che “lo forniscono in via accessoria” non saranno tenuti nemmeno a quest’obbligo: tabula rasa quindi per bar, ristoranti, hotel, tra gli altri. Potranno offrire wi-fi gratis (o altre forme di accesso internet, ma il wireless è il modo più consueto) senza più preoccuparsi di sottostare alle norme del Pisanu.

Il decreto del 2005 era indicato da esperti e addetti ai lavori come uno dei motivi che hanno rallentato lo sviluppo di internet nei luoghi pubblici in Italia. I nostri hotspot wi-fi sono meno di un quarto di quelli francesi. La burocrazia del Pisanu infatti aumentava costi e complessità
per chi offre accesso internet in luoghi pubblici, al punto da scoraggiare la maggior parte di esercenti e circoli privati. Grande soddisfazione quindi di navigatori, associazioni di categoria e organizzazioni per le libertà online, che in questi anni si erano battuti per il superamento di una normativa che non aveva uguali nel resto del mondo occidentale.

Festeggia anche l’opposizione: secondo Paolo Gentiloni (Pd) “è una vittoria”. Già negli scorsi mesi parlamentari di tutti gli schieramenti, tra cui lo stesso Gentiloni, avevano presentato proposte di legge per abolire o modificare il decreto. Due ddl, uno del Pd e uno del Pdl, stavano per completare l’iter alla Camera, mentre al Senato a novembre il ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva presentato un disegno di legge per togliere le norme wi-fi. Evidentemente, però, il governo ha preferito poi uno strumento normativo più veloce, con il decreto Milleproroghe.

Ora l’attenzione si sposta sulla fase di conversione in legge, prevista entro due mesi. Esponenti della maggioranza hanno già annunciato la sostituzione delle vecchie norme con nuovi obblighi più “leggeri” e meno invasivi, attraverso emendamenti al decreto. Del resto già a novembre il ministro Maroni si era detto pronto 2 ad accogliere le richieste delle forze dell’ordine, secondo cui servono comunque alcune norme per la sicurezza degli accessi pubblici a internet. L’orientamento prevalente è di imporre identificazione e registrazione del traffico degli utenti solo per specifiche esigenze investigative (e non a tappeto e a priori, com’è stato finora). Questo sarà il senso dell’emendamento che sarà presentato da Antonio Palmieri (Pdl), tra i parlamentari più attenti alla materia di internet. Le forze dell’ordine potrebbero quindi richiedere a certi esercenti, per un determinato periodo di tempo e per scopi precisi, di monitorare gli accessi. Un po’ come avviene per le intercettazioni telefoniche.
di ALESSANDRO LONGO

http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/12/30/news/wi-fi_libero_dal_primo_gennaio_abolite_le_norme_del_dl_pisanu-10710753/?ref=HREC1-1

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Radio padania

29 dicembre 2010 Lascia un commento

Senso civico. “Ieri sono andata in questura, a Perugia, e ho denunciato Radio Padania”. Le parole sono di Arianna Ciccone, del gruppo web Valigia Blu. Una decisione presa dopo aver ascoltato alcune trasmissioni della radio della Lega. Una in cui “gli studenti padani invitano le forze dell’ordine a spaccare le ossa ai manifestanti”, e l’altra in cui un membro della Guardia Padana Nazionale dichiara che “i rom hanno l’omicidio nel loro dna”. Per la Ciccone, “bisogna ribellarsi a questo, bisogna dire: no, questo non potete farlo, non vi è permesso. Nella nostra società, nella nostra democrazia non avrete nessuna possibilità di infettare di odio razziale i nostri figli”. E ancora: “le ipotesi di reato sono istigazione alla violenza e odio razziale. Saranno le autorità giudiziarie a decidere”.

Raphael Rossi resta ancora solo

23 dicembre 2010 1 commento

Processo Amiat, il Comune di Torino non si costituisce parte civile
L’ex dirigente di Amiat ha smascherato un tentativo di corruzione e lo ha denunciato. Il comune di Torino aveva promesso di costituirsi parte civile. Ma all’udienza preliminare non si è presentato

Il Comune di Torino aveva promesso di costituirsi parte civile al processo Amiat ma non ha mantenuto la parola. E una settimana dopo l’udienza preliminare (che si è tenuta il 13 dicembre) non ha ancora chiarito i motivi. Il caso è quello di Raphael Rossi: vale la pena di ricordare la sua storia. Ex vicepresidente dell’Amiat (Azienda municipale per la raccolta rifiuti torinese), Rossi blocca l’acquisto di un macchinario inutile da 5 milioni di euro, evita un danno all’azienda, si vede offerta una tangente per non impedire l’acquisto, va in Procura, denuncia il tentativo di corruzione, collabora alle indagini fingendo di accettare la proposta illecita e favorendo intercettazioni ambientali – diventa quello che in gergo si chiama agente provocatore – per smascherare il meccanismo. Un esempio di pubblico amministratore virtuoso, insomma. Che dall’Amiat, però, è stato cacciato. Ora siamo al processo, che si avvia con un’altra novità inattesa: il reato contestato passa infatti da corruzione a istigazione alla corruzione.

Nonostante una petizione – promossa dal Fatto Quotidiano – che ha superato le 40mila firme, nonostante l’impegno del Consiglio Comunale, che il 29 novembre ha approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si chiedeva al Sindaco Sergio Chiamparino di costituirsi parte civile, la Città di Torino, per ora, non è stata rappresentata nell’aula del Palazzo di Giustizia.

«Mi aspettavo» spiega Rossi (leggi il suo blog sul nostro sito) «che accanto a me avrei trovato l’avvocato del Comune. Non mi ero nemmeno posto il problema. Certo, sono convinto che il Comune si costituirà parte civile come si è impegnato a fare, ma avrebbero potuto provvedere da subito per recuperare le brutte figure fatte.»

La seconda sorpresa è che il Pm ha chiesto la derubricazione del reato contestato agli imputati, da corruzione a istigazione alla corruzione. Pochi dubbi, comunque, sulla ricostruzione dell’accaduto: l’avvocato difensore di Giorgio Giordano, l’ex presidente dell’Amiat accusato di avere proposto la tangente a Raphael, ha chiesto il patteggiamento a un anno di reclusione (con sospensione della pena). «Questo» dice Rossi « taglia la testa al toro sulle responsabilità, se ce ne fosse ancora bisogno».

Il paradosso è che il comportamento virtuoso di Raphael è l’eccezione. Al punto che c’è poca giurisprudenza in merito: è infatti rarissimo che un pubblico ufficiale ne denunci un altro, quando si tratta di bustarelle. Di solito le denunce giungono dai privati che ritengono di aver subito un danno. Rarissimo anche che qualcuno non abbia un prezzo, in un Paese in cui si fa compravendita persino in Parlamento. E così, quello di Raphael Rossi, diventa un comportamento quasi eroico, anche se dovrebbe essere la norma. «Bertold Brecht diceva: sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi. E questo è un caso paradigmatico. Il mio è un atteggiamento normale. L’atteggiamento straordinario e da stigmatizzare dovrebbe essere quello delle istituzioni che non fanno il loro dovere.»

Per fortuna, accanto a Raphael, c’è il calore dei cittadini: «Questo fa da contraltare alla freddezza delle istituzioni. E comunque, sono già soddisfatto, anche se mi aspetto che sia fatta giustizia. Rifarei quel che ho fatto, perché la corruzione è liquida: se non passa attraverso di te passa attraverso quello accanto a te. Quindi dire di no non basta, Bisogna denunciare, in modo che questo fenomeno non si riproduca.»

Non c’è dubbio che anche la Città di Torino avrebbe tutti gli interessi – come qualsiasi amministrazione pubblica – a non far ripetere fenomeni come questo. Il vicesindaco ha fatto sapere a Raphael che dal Comune stanno ancora aspettando il parere dell’Avvocatura: sarebbe questo, il motivo della mancata costituzione a parte civile, un semplice ritardo formale e burocratico.

Per scoprire se è vero, non resta che attendere la prossima tappa di questa storia, l’11 gennaio 2011, giorno in cui è stata rinviata l’udienza: gli avvocati della Vm Press (la ditta che propose l’acquisto del macchinario) sostengono di dover studiare “la cornucopia di nuovi elementi emersi dalle motivazioni della costituzione di parte civile del Rossi”. Una “cornucopia” che deriva dalla rarità di un comportamento virtuoso, evidentemente.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/23/processo-amiat-il-comune-di-torino-non-si-costituisce-parte-civile/83456/

L’onorevole Razzi, quasi quasi…sottosegretario

23 dicembre 2010 Lascia un commento

Se l’onorevole Antonio Razzi sta vivendo ore di irrefrenabile ansia lo deve al talento di alcuni deputati del Partito democratico che lo hanno proiettato – con la complicità di esponenti berlusconiani – al governo. Senza se e senza ma. “Capisci Antonio, tu sei stato operaio e il tuo posto naturale, l’approdo necessario per chi come te ha restituito vita a un governo morto, è il ministero del Lavoro. Almeno sottosegretario, è chiaro!”. Francesco Boccia, il primo burlone del Pd, tira Razzi nel mondo dorato delle poltrone. Lui ringrazia e vivamente. Con parole quasi identiche e con un senso ancora più cameratesco dei tragitti che la vita e il caso fa compiere, Salvatore Buglio, deputato e anch’egli operaio, ma torinese e di sinistra, gli spiega che l’ora x è praticamente scoccata. Razzi sottosegretario. Non un sogno ma una bellissima e solida realtà.

A rendere ancora più gratificante e incredibile la pur breve esperienza trasformistica del parlamentare dell’Italia dei Valori, eletto all’estero, residente in Svizzera dove ha vissuto da operaio, giungono – secondo le più accreditate ricostruzioni – le dense felicitazioni di Andrea Martella, collega veneziano, da sempre impegnato sui temi del lavoro.

I tre lavorano ai fianchi Raffaele Fitto, il ministro degli Affari regionali, al quale chiedono un occhio di burlesco riguardo, un segno di vicinanza e qualcosa in più per il talento di Razzi.

Ciò che si conosce è la digestione veloce di Razzi di tutti quei complimenti e promesse. Prima di sinistra e adesso anche di destra. Ogni scherzetto è bello se dura poco. Ma per colpa del Pd lo scherzetto si è fatto insidioso. Razzi è stato chiamato, e non una volta soltanto, al telefono. I burloni, spacciandosi per Fitto, lo hanno spronato, rassicurato, infine convinto. Insomma gli hanno spiegato che il più era fatto. A lui sarebbe toccato solo di mettere in pratica l’ultimo tassello: andare da Angelino Alfano, il delfino, il leader in pectore del Pdl e dirgli che ogni cosa era al suo posto: . “Io sono qui, questo è il mio nuovo numero di cellulare. L’ho dato solo a Verdini”.

Il ministro Alfano non capendo ha salutato con un ok e un largo sorriso il neo acquisto, consegnandolo purtroppo alla gioia più intensa. “Ma in questi giorni devo andare in Spagna, mi aspetta mio figlio!”. “Vai in Spagna? E se ti chiamano per giurare?”. I burloni, sadici oltre misura, hanno spiegato che la storia parlamentare è zeppa di fermate in sartoria, nell’ultimo minuto utile.

Vestito blu, pronto all’uso.

Razzi è partito e tanti auguri. Anche a Natale ogni scherzo vale.

http://caporale.blogautore.repubblica.it/2010/12/23/lonorevole-razzi-quasi-quasi-sottosegretario/?ref=HREC1-1

L’antiberlusconismo un dovere civile

14 dicembre 2010 Lascia un commento

Oggi, l’antiberlusconisimo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza. Un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno si può (o si dovrebbe) sottrarre.
Ma la storia, inesorabilmente si ripete e, come allora, la stupidità, il qualunquismo e la malafede degli italiani, ritorna ad accanirsi su questo povera e sciagurata Italia. Come allora pagheremo il prezzo, della nostra irresponsabilità e coltivata cecità.
Propaganda e populismo, mistificazione e contraffazione della realtà, ritornano di nuovo ad essere le efficaci armi di persuasione e di seduzione – invitanti come il canto delle sirene e le lusinghe del maligno.
Il “berlusconismo” è una patologia infettiva ad alta virulenza che agisce sui lati peggiori degli individui, legittimandoli e sdoganandoli come normalità. Una visibilità insperata, venduta al prezzo di servilismo, omertà e cieca obbedienza.
Una congrega, di cialtroni e reietti, che contrappone la furbizia all’intelligenza e il mercimonio alla dignità. Il rischio, poi, che un tale precedente, possa attecchire, ed essere preso ad esempio nel resto dell’Europa, è una possibilità reale.
La sottovalutazione irresponsabile e sistematica del “berlusconismo”, non solo da parte della cittadinanza ma, ben più grave, da alcune alte cariche dello Stato, li rende complici, ad ogni effetto, dell’imminente bancarotta dissipatoria del paese e della sua deriva morale e sociale. Come meravigliarci, a questo punto, dell’impennata di criminalità organizzata nelle civili regioni del nord quando, il nostro parlamento, oggi, è la roccaforte del malaffare, dove si organizzano oscure trame, complotti e si smistano pizzini?
E’ inimmaginabile che, in un paese normale, come i tanti in Europa, un figuro del genere, sia potuto approdare al parlamento e investire una tale carica politica. Ne tanto meno essere l’imprenditore di successo che oggi é.

Il problema, di fatto, non è tanto Berlusconi, ma il “berlusconismo” – un surrogato (unico caso nella storia delle democrazie occidentali) della peggiore feccia unita della società italiana. Una banda di avventurieri, farabutti, traditori della propria patria e dignità, affaristi e mafiosi, asserviti al capo Clan, in cambio di privilegi, impunità, visibilità e potere. Oggi, questi personaggi, sono ai vertici di comando di ogni settore economico e produttivo, non che, detentori di tutto il capitale in circolazione. Una spada di Damocle sulla nostra testa e sul futuro di questo paese. L’eredità di Berlusconi sarà, per drammaticità, più devastante di quanto non sia stata la sua permanenza alla guida di governo.
Il calcio mercato di deputati e senatori, è l’ennesimo e non ultimo atto di uno sconcertante, indicibile e perverso imbarbarimento della morale e dell’etica che, oggi, nel “berlusconismo”, trova la sua sede naturale.

Silvio Berlusconi, consapevole del dopo, tenterà in tutti i modi e con tutti i mezzi, di rimanere in sella, pur di non affrontare la realtà. Se in uno slancio di buon senso, si fosse messo da parte (anche se fuori tempo massimo), quel gesto di tardiva responsabilità lo avrebbe in parte assolto dalla sua condotta, restituendogli un briciolo di dignità. Ma codardia e infamia, hanno preso il sopravvento sulla ragionevolezza e il decoro, inserendolo, a buon diritto, fra la lista, dei personaggi più inquietanti e riluttanti della storia d’Italia.

Gianni Tirelli

Il parlamento delle vacche

12 dicembre 2010 Lascia un commento

Scilipoti è un giuda? No è un signor nessuno, un semplice parlamentare. Chi lo conosceva prima del suo “passaggio” al Pdl alzi la mano. E’ una scoreggia venuta dallo spazio profondo come quasi tutti i deputati e i senatori messi lì (“scelti“) dai padroni dei partiti, di TUTTI i partiti. Qui non si possono più fare sconti a nessuno. In Parlamento non ci sono vergini e neppure extravergini. Si parla di mercato delle vacche, ma sono le stesse vacche che ne parlano, a partire da Casini per arrivare a Fini.

La legge elettorale voluta dal centrodestra e benedetta dal centrosinistra di Prodi per due anni e mezzo (il tempo necessario per far maturare il diritto alla pensione ai parlamentari) ha eliminato l’elezione diretta del candidato e ha creato le aziende della politica che hanno come ricavi i soldi pubblici e nessun costo. Tutto profitto. Aziende perfette per farsi i cazzi loro. Ci sono l’amministratore delegato che decide per tutti, il capo del personale che recluta i dipendenti, il tesoriere che amministra i finanziamenti pubblici, il responsabile della comunicazione che gestisce i giornali di partito, eccetera, eccetera. I dipendenti sono scelti tra gli amici, i parenti fino al terzo grado (mogli in prima fila), i fedelissimi, i portatori di pacchetti di voti, le amanti, i condannabili alla ricerca di immunità, i compari, i raccomandati. Un’umanità gaudente eletta PRIMA delle elezioni, a tavolino. Il nostro voto non vale nulla. Qualcuno si fa eleggere comprando lui stesso il seggio, per investimento o per vanità, di questo non ho le prove, ma sono più che plausibili un paio di milioni di euro per diventare senatore, un milione e mezzo per diventare deputato.
Il 14 dicembre si vota pro o contro Berlusconi, il grande corruttore, a cui do un consiglio disinteressato, quello di saltare da solo prima di essere buttato di sotto dagli altri. Il 14 si leveranno alti nel cielo di Roma i muggiti delle vacche, più che un Parlamento sarà un’enorme stalla. Le vacche voteranno, si indigneranno, si daranno qualche cornata, ma per finta. Terminata la farsa rimarrà il letame. Un Parlamento incostituzionale, auto eletto, con più di cento tra condannati e inquisiti, celebrerà in anticipo il Santo Natale. Nel presepe profano di Montecitorio ci saranno però solo le vacche, il resto, dal Bambin Gesù alla democrazia, lo hanno fatto sparire da tempo.
http://informazionesenzafiltro.blogspot.com/2010/12/il-parlamento-delle-vacche.html

Andando in cerca del Natale

11 dicembre 2010 Lascia un commento

In questi giorni, cercando in cartoleria o in libreria qualche biglietto per gli auguri natalizi , ho constatato che esistono in commercio pochissimi cartoncini augurali con riferimenti sacri espliciti all’evento del Natale.
Potete trovare riprodotti in abbondanza Babbo Natale, abeti carichi di addobbi, pupazzi di neve, slitte, vischio e quant’altro del noto “arsenale” natalizio, ma è assai difficile trovare riprodotti la Natività, il Bambin Gesù, il Presepe. A meno che non ci si rivolga a negozi specifici , come la Libreria san Michele ( ex Paoline).
Egualmente se si cerca un libricino sul tema del Natale , da regalare ai bambini. Ne ho sfogliati diversi , ma la maggior parte tratta del Natale in maniera banale e generica : festa della famiglia, festa dei doni, dei buoni sentimenti…Pochissimi parlano esplicitamente della nascita di Gesù, spiegandola.
Ed anche volendo trattare del solo buon vecchio Babbo Natale, ,mi sono accorta che ne viene del tutto trascurata l’origine cristiana : si tratta di Sankta Klaus , ovvero di San Nicola, che ha in Italia meridionale e nei paesi del nord-est Europeo una antichissima tradizione. Ho visto persino Babbo Natale illustrato accanto agli Elfi e ai nani, ossia a personaggi della mitologia celtica !
Allora mi domando: se qualcuno in questi ultimi decenni ha preteso ( e vi è quasi riuscito!) di fare della grande festa cristiana – carica di attesa per i credenti, di raccoglimento, mirata all’esultanza che ci scoppia in cuore per la nascita di Gesù – una festa laica, senza alcun riferimento al sacro, senza accenni alla precisa matrice storica e divina del Natale, perché allora -domando a costoro – chiamarla ” NATALE” ? Se qualcuno , e sono in molti, coltiva l’assurda idea di una festa che cade una volta l’anno per scambiarsi doni inutili e spendere nemmeno per fare opere di bene, per piacere ! non si chiami tutto ciò ” NATALE”; si scelga un altro nome, si celebri in un altro momento dell’anno, ma non in concomitanza della festa cristiana, alla quale tutti sì sono chiamati , ma solo se vogliono partecipare al suo vero significato e non per alienarla.
Si ripete così una cosa molto grave: una società , per gran parte dell’anno indifferente a Dio e all’Uomo, si è impadronita, per tacitare la propria cattiva coscienza, del nome della festa cristiana come fosse un contenitore da riempire di imprecisati sentimenti buonisti, consumismo e mercato compreso, mentre tanti cristiani ( non tutti in verità) sono diventati come ciechi, poiché nel bailamme generale e mediatico stanno perdendo di vista il vero significato di questo altissimo evento del Cristianesimo, rivolto e destinato all’Umanità intera, per salire sul carro illuminato e chiassoso dello spreco becero e delle spese inutili. E’ evidente che se l’uomo ” svuota” il Natale di tutto il suo specifico significato spirituale, altro non resta che spendere danaro per colmare di ” cose” ciò di cui si è perduto o si va dimenticando l’essenza. Si riempie in tal modo il proprio vuoto esistenziale. Perdendo il senso del Natale si va perdendo il significato del Vangelo, che viene volgarizzato a storielle moralistiche, e non è inteso come messaggio di speranza universale.
Il mio certamente è il discorso di una credente, ma confido che anche colui il quale non sia animato da particolare spirito di fede possa condividere la riflessione da me fatta, poiché dall’estremo materialismo sembra non sottrarsi più nessuno e la voce spirituale, innata in ognuno di noi, si fa sempre più flebile.
Maria Teresa Morini

Una luce nel buio

7 dicembre 2010 Lascia un commento

La rivolta degli studenti, luce nel buio della politica

La convinta solidarietà degli italiani va agli studenti e ai precari, oggetto di attacco da parte del Governo Berlusconi e di mezzo PD. Gli studenti sono la speranza di riscatto nelle tenebre berlusconiane e di una opposizione complice.

Finalmente gli studenti medi e universitari hanno iniziato una giusta battaglia per la difesa della scuola pubblica e della Università statale, supplendo alle inerzie della opposizione. Essi si scontrano non solo con il governo ma anche con il PD. Ugo Sposetti, tesoriere dei DS, ha indotto i deputati Democrats a votare contro la proposta di Bruno Tabacci di finanziare i contratti di ricercatore a tempo indeterminato con i fondi per il finanziamento pubblico dei partiti: 20 milioni sui 100 di rimborsi elettorali. Si scopre che in questa giusta proposta, il tesoriere diessino, che per anni ha gestito i fondi del partito, dopo il voto ha tuonato: “siete tutti schedati in vista delle candidature, mi sono fatto dare i tabulati!”. Da cui emerge che D’Alema, Fassino, Migliavacca, Orlando, Soro e altri si sono astenuti. Anche Fini, come il PD, ha votato con il Governo contro la proposta di finanziare i precari con parte dei soldi degli spenti partiti. L’Università sarà aperta solo ai benestanti.

Eppure negli elenchi letti nella trasmissione di Fazio e Saviano, i due “oppositori” Bersani e Fini sembravano portatori di un messaggio di rinnovamento a favore dei giovani: ora sono attestati in difesa della “casta” e dei partiti che non rappresentano più gli interessi dei cittadini ma solo le oligarchie di vertice. E così destra e sinistra, sono uniti nella lotta per salvare i quattrini destinati ai partiti, a scapito di un pugno di ricercatori. Sposetti è lo stesso che a Viterbo si era schierato con il PDL per un aeroporto nell’area del Bulicame, che avrebbe distrutto l’ambiente e una zona agricola e termale, cantata da Dante nella Divina Commedia.

La Camera ha approvato ma la battaglia dei nemici della Costituzione non è vinta. Tutto é rinviato a dopo il 14 dicembre 2010. La convinta solidarietà degli italiani va agli studenti e ai precari, oggetto di attacco da parte del Governo Berlusconi e di mezzo PD. Gli studenti sono la speranza di riscatto nelle tenebre berlusconiane e di una opposizione complice. E’ una riforma che riprende molte delle indicazioni del Ministro Luigi Berlinguer, governo Prodi. La battaglia contro l’ingresso dei privati, a cominciare da Confindustria, e contro la riduzione delle borse di studio, è una battaglia in difesa dei più deboli e dell’Italia migliore. La riforma scolastica della Gelmini si risolve in una serie di tagli a scapito della scuola pubblica e delle università statali, e in maggiori finanziamenti a favore della scuola e delle università private. L’idea di trasformare la scuola pubblica in entità soggette alle leggi del mercato e dell’efficientismo è l’ultimo colpo inferto alla scuola statale. Essa si pone in netto contrasto con l’art 33 della Costituzione, secondo cui la Repubblica istituisce scuole statali (gratuite) per tutti gli ordini e gradi, e con l’articolo 34, che premia i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, avendo essi “diritto di raggiungere i gradi alti degli studi”. Non solo: dimentica che la Repubblica non si ispira a principi utilitaristici, ma si impegna (art. 3 Cost) a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza, impediscono a tutti i lavoratori la piena partecipazione alla organizzazione politica economica e sociale dello Stato. E dimentica che lo Stato – diceva Moro- è una grande organizzazione solidaristica che deve adempiere i doveri di solidarietà politica economica e sociale (art 2).

Oggi è un fatto che la maggior parte degli studenti universitari proviene dalle classi sociali più abbienti mentre dai lavoratori manuali proviene una minoranza esigua che non supera il 10%. “Così il monopolio della ricchezza – diceva Piero Calamandrei- porta fatalmente al monopolio della cultura, sicchè le scuole medie ed universitarie, sbarrate agli ottimi quando sono figli di poveri, si riempiono di mediocri e anche di pessimi”. Che diventano pessimi professionisti, pessimi magistrati e pessimi politici e quindi pessimi governanti che pensano al loro vantaggio personale e non al bene comune, come si vede da esempi recenti che sono sotto gli occhi di tutti. Viene così a mancare quel continuo ricambio attraverso il quale si verifica senza posa, nelle vere democrazie, il rinnovamento della classe politica dirigente, che non rimane una casta chiusa, come è oggi, ma è la espressione aperta e mutevole delle forze più giovani e meritevoli della società.

Può così accadere che politici squalificati, come il Presidente del Consiglio, che esalta esponenti della mafia, come Vittorio Mangano, come simboli di coraggio e mantiene ai loro posti sottosegretari in odore di camorra, ci governino per decenni. E che personaggi della opposizione, bocciati dalla pubblica opinione e dalla Università, si propongano, senza pudore, come artefici di una impossibile riscossa. Consacrando così un regime che minaccia di essere eterno. Ed è proprio in questo cristallizzarsi del potere politico in una minoranza inetta e ignorante, e tuttavia privilegiata, divisa tra maggioranza ed opposizione, è la ragione del declino della classe dirigente italiana, esaltata da media asserviti e da cortigiani ed intellettuali senza nerbo e senza dignità. Ed è proprio qui da ricercarsi la causa più profonda del trionfo del nuovo fascismo che si ammanta di azzurro, in questa fiacchezza, in questa anemia, in questa indifferenza popolare, narcotizzata dai grandi fratelli e dalle fiction. La sola speranza di riscatto viene dagli studenti, non condizionati dal ricatto di un governo insolente e prepotente. Noi siamo con gli studenti e le loro battaglie per la difesa della scuola pubblica e della Università statale.

Nella nostra fragile ed ingiusta democrazia non accade che la scelta dei governanti cada su persone intellettualmente meglio dotate, ma, grazie ad una legge elettorale che viola la libertà dei cittadini, su mediocri che ignorano cosa sia il bene comune e l’eguaglianza. Mentre aumentano le ingiustizie sociali e le nuove povertà. E si tende a privilegiare una scuola riservata alle classi benestanti. Ma se solo agli appartenenti a certe classi è dato di farsi strada ed emergere, mentre in altre categorie l’intelligenza è costretta, per mancanza della istruzione idonea, a rimanere occulta e socialmente inoperosa e sacrificata, allora la democrazia declina e con essa la libertà e la giustizia sociale. Laddove le scuole costano e può frequentarle solo chi può sostenerne il costo, l’istruzione si risolve in un privilegio economico, che è anche un privilegio politico. E attraverso il potere economico discriminatorio della istruzione, il governo democratico aperto a tutti i meritevoli diventa il governo dei ricchi. Ed é questo privilegio economico e dunque politico dei ricchi che la riforma Gelmini tende a garantire a scapito dei non abbienti, privilegiando la scuola privata e tagliando le risorse per la scuola pubblica. Di tutti i privilegi che la ricchezza conferisce agli abbienti, anche se incapaci, quello della istruzione è il più ingiusto, odioso e pericoloso. L’uomo non può esser capace di accedere alle cariche elettive se non gli si garantisce una educazione sufficiente per prendere coscienza di sè, per alzare la testa dalla terra, e per intravveder fini più alti che non siano quelli di saziare gli stimoli della fame. E se non si dà attuazione all’articolo 51 della Costituzione che dice che tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza.

Dopo l’asservimento del sistema mediatico TV, che col silenzio o l’adulazione esalta il Presidente del Consiglio, il solo comparto da soggiogare resta la scuola pubblica. Ma noi ci opporremo con tutte le nostre forze: senza una scuola pubblica di qualità, l’Italia sarà sempre in decadenza.
Ferdinando Imposimato

Il canale 666

5 dicembre 2010 Lascia un commento

Il Vaticano? Lo trovi al canale 666.
O meglio alla frequenza. Ma il paradosso non cambia.Esiste la particella di Dio, ed esiste anche la frequenza del Papa. Sì perché il Vaticano è sempre all’avanguardia, e utilizza tutti i media esistente per diffondere la sua voce; e ovviamente da novembre è approdato anche sul digitale terrestre. Perciò il Centro televisivo vaticano, il nuovo canale della Santa sede, ha aperto; per ampliare la strategia comunicativa di Ratzinger & Co.

SINGOLARE COINCIDENZA – Però per ironia della sorte, o per mano di qualche buontempone, la frequenza assegnata al canale 45, che indentifica CTV nella zona di Roma e provincia, è il numero 666, quello dell’Anticristo, per i pochissimi che non lo sapessero. Lombardi, che è anche il direttore del Ctv e di Radio Vaticana, all’epoca spiegava che «entro qualche mese gli eventi del Vaticano verranno trasmessi in diretta dal Ctv, sull’area di Roma, in alta definizione, sul canale digitale terrestre assegnato alla Città del Vaticano», in base agli accordi internazionali in atto sulla distribuzione delle frequenze.

LA PROVVIDENZA – Chissà quegli accordi da chi sono stati preparati, e chissà il disappunto di Lombardi. Parole sante attraverso frequenze diaboliche. Sempre Lombardi spiegava: e pazienza se “a volte ora dobbiamo difenderla di fronte a chi pensa che sia stata ambiziosa o eccessiva, ma non potevamo non farla: se no l’immagine del Papa nei prossimi anni sarebbe gradualmente uscita dal mondo televisivo”. Si consoli, non uscirà, ma rimarrà per sempre legata ad un sorriso ironico e a uno scherzo beffardo del destino o di un furbetto. Ma si sa, le vie del Signore sono infinite
http://www.giornalettismo.com/archives/101394/vaticano-trovi-canale-666/

Riflessioni

3 dicembre 2010 1 commento

Vorrei proporre una riflessione a quanti leggono il blog , su questa frase di Gandhi:

” L’uomo si distrugge con la politica senza principi, la ricchezza senza lavoro, la sapienza senza carattere, gli affari senza morale, la scienza senza umanità, la religione senza fede, l’amore senza sacrificio “.

Sarebbe interessante conoscere qualche commento….Cordiali saluti maria teresa

Rispondete a Francesca /2

2 dicembre 2010 3 commenti

Nel 1968 avevo 14 anni e facevo la quarta ginnasio. Ero figlia di una maestra elementare e di un libraio. Gente per nulla ricca. Da allora per almeno 20 anni – poi c’è stata per qualche tempo una caduta di coinvolgimento delle ” masse” giovanili – il diritto allo studio è sempre stata una bandiera che garrisce nei momenti politici difficili. Anche in quelle epoche lontane si protestava contro discriminazioni di classe ai fini della possibilità di continuare gli studi o meno, frequentare soprattutto l’università; discriminazioni che forse erano molto più spiccate che non oggi, in quanto l’odierna tendenza ad omologare gli stili di vita, nonchè forse una povertà più diffusa, intesa non proprio mancanza del necessario, ma mancanza di un quid pluris economico, rende meno distinguibile l’operaio dall’impiegato, dal professore o dal piccolo lavoratore autonomo. Negli anni 60-70 invece erano distinzione di classe più nette, anche sotto il profilo della mentalità. Io non vedo molte cose cambiate oggi , in merito a quanto scrive Francesca. Mentre credo che il discorso occupazionale giovanile sia sempre più marcatamente più significativo e preoccupante, indipendentemente dall’aver o meno studiato. In merito all’occupazione non esiste nel nostro Paese alcuna previsione, nè pianificazione che possa orientare i giovani ed anche persone che desiderino cambiare lavoro, se ce l’hanno.

Mi chiedo poi se non sia oramai senza speranza il discorso di ritenere che perchè si è studiato si ha diritto ad un ‘occupazione confacente ed adeguata, così come ritenere che sia scontato percepire un domani una pensione. Anzi questo ultimo baluardo, che è sempre e comunque la conseguenza ultima di una vita lavorativa, è duramente in forse anche per le persone che oggi hanno appena 50 anni.
Mi rendo conto che non ho la risposta per Francesca. Mentre mi sovviene una domanda: ma perchè mai nessuno sino ad oggi, nel contesto della protesta studentesca, ha mai sul serio preteso che il livello di preparazione delle nostre scuole superiori ed università, fosse davvero un buon/ ottimo livello? Personalmente ho potuto constatare un declino preoccupante della preparazione scolastica media, per non parlare di quella universitaria. Ecco:io non credo proprio che i politici abbiano paura della cultura dei ragazzi come Francesca. La nostra scuola non produce più cultura da molto tempo.
Maria Teresa

Rispondete a Francesca

2 dicembre 2010 1 commento

Francesca ha 21 anni, vive alla periferia di Roma, è iscritta al terzo anno di giurisprudenza. Il padre è autista di autobus, la madre operatrice ecologica, lei fa la cameriera per mantenersi gli studi. Francesca fa parte di una generazione a cui è stato “bloccato il futuro”. Nel 2009 infatti l’Eurostat ha segnalato come in Europa “in genere il tasso di disoccupazione tende a diminuire con l’aumento dell’istruzione”. In Italia, in Portogallo, in Grecia e in Turchia invece più sei istruito e più avrai difficoltà. L’istituto di statistica spiega che il nostro paese ha “registrato il livello di disoccupazione più alto fra le persone con un’età compresa fra i 25 e i 29 anni”. Nel 2007, prima della crisi, i disoccupati con una laurea erano il 19,3%. (leggi l’articolo). Esattamente come quelli diplomati. E oggi va peggio. Anche per questo Francesca ci ha inviato questa lettera per spiegarci perché è scesa in piazza nei giorni scorsi. Le sue motivazioni infatti non hanno a che fare solo con la riforma dell’Università che la maggioranza, “temendo scossoni”, ha deciso di fare slittare dopo il voto di fiducia previsto per il 14 dicembre (leggi l’articolo).

Voi come rispondete a Francesca? Raccontateci le vostre esperienze nei commenti qui sotto.

Caro direttore,

sono una studentessa romana di 21 anni, iscritta al terzo anno di giurisprudenza. Scrivo al Fatto Quotidiano perché spero che possa dar voce a una generazione ormai troppo spesso ignorata. Per farci ascoltare siamo dovuti scendere in piazza e bloccare le città. E nonostante questo ci hanno dato dei falliti e dei fannulloni.

Io non sono una bambocciona, né sono fuori corso come dice il presidente del Consiglio. Io sono l’orgoglio di una famiglia che spera ancora di potermi dare una vita migliore di quella che hanno avuto loro. Noi studenti non siamo scesi in piazza solo per la riforma. Certo, quella è la punta dell’iceberg di una cultura che questo governo ha voluto imporre: sei ricco? Potrai ancora studiare. Sei povero? Meglio se fai un istituto professionale e ti cerchi un lavoro, perché l’Università non te la potrai permettere. Io fino ad oggi posso garantirmi gli studi grazie alla borsa di studio e al lavoro di cameriera. Se dall’anno prossimo verrà a mancarmi la prima, il secondo non mi basterà più.

Sono stata e tornerò in piazza per far sentire la mia voce insieme a quella degli altri ragazzi che non solo hanno paura di non potersi laureare, ma soprattutto temono che quel foglio di carta guadagnato con immensi sacrifici non valga poi nulla nel nostro paese. Sono pronta ad andare all’estero se necessario, ma perché non possiamo sognare di restare in Italia per valorizzarla con la nostra cultura? Il rischio, restando, è una vita di sacrifici che non porti nemmeno a una pensione decorosa. Anzi, che non porti proprio alla pensione, che forse non riceveremo mai. L’applauso degli automobilisti romani bloccati nel traffico di Roma, martedì, ci ha detto che non siamo soli. Anche loro sperano che i figli possano avere un futuro migliore di quello che questo governo ci sta disegnando. Ai politici la nostra cultura fa paura, preferiscono un popolo ignorante. Ma noi, questa volta, non ci fermeremo. Speriamo neanche voi nel darci voce.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/02/rispondete-a-francesca/79920/

La libertà è in vendita

1 dicembre 2010 Lascia un commento

Per il Presidente del Consiglio, la libertà, si esprime nell’esasperata necessità di rimuovere dentro e fuori di se, tutto ciò che, di scomodo o incomprensibile (sia sul piano culturale che emotivo), tormenta la sua mente infantile. Per tale scopo, fa uso di tutti i mezzi e i modi possibili, surclassando ogni limite etico e deontologico. È una vera e propria forma di paranoia lacerante, aggravata da assillante frustrazione. Il signore in questione, nella totale assenza di scrupoli e rimorsi di coscienza, insiste e persiste, in questa pratica collaudata che, in ogni occasione, spaccia con la forza, e l’enfasi di sempre, sicuro del risultato che otterrà. “Forza Italia, la casa delle libertà, il popolo delle libertà, i circoli della libertà e, ultimi, i team della libertà” fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli, al potere. Lo scaltro piazzista, privo della più remota forma di intelligenza e di buon senso, si avvale di questa becera operazione di marketing, allo scopo di fa presa sulle persone vuote, senza contenuti reali, avulse da principi e valori e, tanto meno, da ideali. Dentro il caos delle loro congetture, intravedono una rivalsa al loro stato di ignavia cronica, corroborata da una visibilità insperata. Il Grande Pifferaio, incarna l’espressione più alta del relativismo che, nella furbizia al potere, raggiunge l’apice della contraffazione dell’intelligenza. Non avendo alcun senso del pudore, si accampa la proprietà di una libertà che, altri, hanno conquistato, col sangue, sacrificio e rinuncia, sbandierandola, poi, come il risultato di una sua personale lotta privata. In questo modo, nega la resistenza partigiana, disertando ricorrenze e commemorazioni. Si rivolge all’opposizione di governo e ai suoi elettori, chiamandoli comunisti e coglioni, e non ha mai speso una sola parola di condanna contro l’infame ventennio fascista, e lo sterminio degli ebrei. Il piccolo Duce, nega la nostra storia e ritratta in tempo reale le farneticazioni di un minuto prima, accusando poi, i suoi detrattori, di avere stravolto il loro significato o, macchiandoli di impostura, per non averle mai dette. L’automatismo di difesa che lo porta a relativizzare il concetto di verità, è sconcertante. È una pratica costante, affinata nel tempo, collaudata e sperimentata e divenuta poi, carattere dominante della sua personalità. La differenza tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, non è, per il soggetto in causa, di alcuna rilevanza etica e morale, ma relativa allo scopo prefissato. Per questo signore, non esiste nessuna differenza tra la libertà e un prodotto da banco. No! È sufficiente un bel contenitore patinato, uno slogan mirato e poi, via con la propaganda. Come non essere d’accordo con lo psicanalista Mancia, quando lo invita a curarsi?

Per quanto mi riguarda, un personaggio del genere, e così pericoloso, andrebbe internato. La portata di fuoco della sua protervia, interviene sulla psiche degli individui più instabili, ed é supportata da un’incursione mediatica devastante, intrisa del fetore (anestetizzante) di bordello, che trasuda dalle sue televisioni. Dopo il suo ingresso in politica (e questi sono fatti), il nostro paese si è spaccato in uno scontro ideologico senza pari, con gravi ripercussioni sull’economia, portando l’Italia, dentro una profonda stagnazione e, ancora più grave, verso una deriva culturale e morale, mai raggiunta prima. Le responsabilità in questa brutta faccenda, sono gravissime, e non ne sono esenti i servi e i ruffiani che, soggiogati dalla malafede e dall’ipocrisia, l’hanno sostenuta a spada tratta.
Gianni Tirelli