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Andando in cerca del Natale

11 dicembre 2010 Lascia un commento

In questi giorni, cercando in cartoleria o in libreria qualche biglietto per gli auguri natalizi , ho constatato che esistono in commercio pochissimi cartoncini augurali con riferimenti sacri espliciti all’evento del Natale.
Potete trovare riprodotti in abbondanza Babbo Natale, abeti carichi di addobbi, pupazzi di neve, slitte, vischio e quant’altro del noto “arsenale” natalizio, ma è assai difficile trovare riprodotti la Natività, il Bambin Gesù, il Presepe. A meno che non ci si rivolga a negozi specifici , come la Libreria san Michele ( ex Paoline).
Egualmente se si cerca un libricino sul tema del Natale , da regalare ai bambini. Ne ho sfogliati diversi , ma la maggior parte tratta del Natale in maniera banale e generica : festa della famiglia, festa dei doni, dei buoni sentimenti…Pochissimi parlano esplicitamente della nascita di Gesù, spiegandola.
Ed anche volendo trattare del solo buon vecchio Babbo Natale, ,mi sono accorta che ne viene del tutto trascurata l’origine cristiana : si tratta di Sankta Klaus , ovvero di San Nicola, che ha in Italia meridionale e nei paesi del nord-est Europeo una antichissima tradizione. Ho visto persino Babbo Natale illustrato accanto agli Elfi e ai nani, ossia a personaggi della mitologia celtica !
Allora mi domando: se qualcuno in questi ultimi decenni ha preteso ( e vi è quasi riuscito!) di fare della grande festa cristiana – carica di attesa per i credenti, di raccoglimento, mirata all’esultanza che ci scoppia in cuore per la nascita di Gesù – una festa laica, senza alcun riferimento al sacro, senza accenni alla precisa matrice storica e divina del Natale, perché allora -domando a costoro – chiamarla ” NATALE” ? Se qualcuno , e sono in molti, coltiva l’assurda idea di una festa che cade una volta l’anno per scambiarsi doni inutili e spendere nemmeno per fare opere di bene, per piacere ! non si chiami tutto ciò ” NATALE”; si scelga un altro nome, si celebri in un altro momento dell’anno, ma non in concomitanza della festa cristiana, alla quale tutti sì sono chiamati , ma solo se vogliono partecipare al suo vero significato e non per alienarla.
Si ripete così una cosa molto grave: una società , per gran parte dell’anno indifferente a Dio e all’Uomo, si è impadronita, per tacitare la propria cattiva coscienza, del nome della festa cristiana come fosse un contenitore da riempire di imprecisati sentimenti buonisti, consumismo e mercato compreso, mentre tanti cristiani ( non tutti in verità) sono diventati come ciechi, poiché nel bailamme generale e mediatico stanno perdendo di vista il vero significato di questo altissimo evento del Cristianesimo, rivolto e destinato all’Umanità intera, per salire sul carro illuminato e chiassoso dello spreco becero e delle spese inutili. E’ evidente che se l’uomo ” svuota” il Natale di tutto il suo specifico significato spirituale, altro non resta che spendere danaro per colmare di ” cose” ciò di cui si è perduto o si va dimenticando l’essenza. Si riempie in tal modo il proprio vuoto esistenziale. Perdendo il senso del Natale si va perdendo il significato del Vangelo, che viene volgarizzato a storielle moralistiche, e non è inteso come messaggio di speranza universale.
Il mio certamente è il discorso di una credente, ma confido che anche colui il quale non sia animato da particolare spirito di fede possa condividere la riflessione da me fatta, poiché dall’estremo materialismo sembra non sottrarsi più nessuno e la voce spirituale, innata in ognuno di noi, si fa sempre più flebile.
Maria Teresa Morini

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