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Archive for 23 dicembre 2010

Raphael Rossi resta ancora solo

23 dicembre 2010 1 commento

Processo Amiat, il Comune di Torino non si costituisce parte civile
L’ex dirigente di Amiat ha smascherato un tentativo di corruzione e lo ha denunciato. Il comune di Torino aveva promesso di costituirsi parte civile. Ma all’udienza preliminare non si è presentato

Il Comune di Torino aveva promesso di costituirsi parte civile al processo Amiat ma non ha mantenuto la parola. E una settimana dopo l’udienza preliminare (che si è tenuta il 13 dicembre) non ha ancora chiarito i motivi. Il caso è quello di Raphael Rossi: vale la pena di ricordare la sua storia. Ex vicepresidente dell’Amiat (Azienda municipale per la raccolta rifiuti torinese), Rossi blocca l’acquisto di un macchinario inutile da 5 milioni di euro, evita un danno all’azienda, si vede offerta una tangente per non impedire l’acquisto, va in Procura, denuncia il tentativo di corruzione, collabora alle indagini fingendo di accettare la proposta illecita e favorendo intercettazioni ambientali – diventa quello che in gergo si chiama agente provocatore – per smascherare il meccanismo. Un esempio di pubblico amministratore virtuoso, insomma. Che dall’Amiat, però, è stato cacciato. Ora siamo al processo, che si avvia con un’altra novità inattesa: il reato contestato passa infatti da corruzione a istigazione alla corruzione.

Nonostante una petizione – promossa dal Fatto Quotidiano – che ha superato le 40mila firme, nonostante l’impegno del Consiglio Comunale, che il 29 novembre ha approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si chiedeva al Sindaco Sergio Chiamparino di costituirsi parte civile, la Città di Torino, per ora, non è stata rappresentata nell’aula del Palazzo di Giustizia.

«Mi aspettavo» spiega Rossi (leggi il suo blog sul nostro sito) «che accanto a me avrei trovato l’avvocato del Comune. Non mi ero nemmeno posto il problema. Certo, sono convinto che il Comune si costituirà parte civile come si è impegnato a fare, ma avrebbero potuto provvedere da subito per recuperare le brutte figure fatte.»

La seconda sorpresa è che il Pm ha chiesto la derubricazione del reato contestato agli imputati, da corruzione a istigazione alla corruzione. Pochi dubbi, comunque, sulla ricostruzione dell’accaduto: l’avvocato difensore di Giorgio Giordano, l’ex presidente dell’Amiat accusato di avere proposto la tangente a Raphael, ha chiesto il patteggiamento a un anno di reclusione (con sospensione della pena). «Questo» dice Rossi « taglia la testa al toro sulle responsabilità, se ce ne fosse ancora bisogno».

Il paradosso è che il comportamento virtuoso di Raphael è l’eccezione. Al punto che c’è poca giurisprudenza in merito: è infatti rarissimo che un pubblico ufficiale ne denunci un altro, quando si tratta di bustarelle. Di solito le denunce giungono dai privati che ritengono di aver subito un danno. Rarissimo anche che qualcuno non abbia un prezzo, in un Paese in cui si fa compravendita persino in Parlamento. E così, quello di Raphael Rossi, diventa un comportamento quasi eroico, anche se dovrebbe essere la norma. «Bertold Brecht diceva: sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi. E questo è un caso paradigmatico. Il mio è un atteggiamento normale. L’atteggiamento straordinario e da stigmatizzare dovrebbe essere quello delle istituzioni che non fanno il loro dovere.»

Per fortuna, accanto a Raphael, c’è il calore dei cittadini: «Questo fa da contraltare alla freddezza delle istituzioni. E comunque, sono già soddisfatto, anche se mi aspetto che sia fatta giustizia. Rifarei quel che ho fatto, perché la corruzione è liquida: se non passa attraverso di te passa attraverso quello accanto a te. Quindi dire di no non basta, Bisogna denunciare, in modo che questo fenomeno non si riproduca.»

Non c’è dubbio che anche la Città di Torino avrebbe tutti gli interessi – come qualsiasi amministrazione pubblica – a non far ripetere fenomeni come questo. Il vicesindaco ha fatto sapere a Raphael che dal Comune stanno ancora aspettando il parere dell’Avvocatura: sarebbe questo, il motivo della mancata costituzione a parte civile, un semplice ritardo formale e burocratico.

Per scoprire se è vero, non resta che attendere la prossima tappa di questa storia, l’11 gennaio 2011, giorno in cui è stata rinviata l’udienza: gli avvocati della Vm Press (la ditta che propose l’acquisto del macchinario) sostengono di dover studiare “la cornucopia di nuovi elementi emersi dalle motivazioni della costituzione di parte civile del Rossi”. Una “cornucopia” che deriva dalla rarità di un comportamento virtuoso, evidentemente.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/23/processo-amiat-il-comune-di-torino-non-si-costituisce-parte-civile/83456/

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L’onorevole Razzi, quasi quasi…sottosegretario

23 dicembre 2010 Lascia un commento

Se l’onorevole Antonio Razzi sta vivendo ore di irrefrenabile ansia lo deve al talento di alcuni deputati del Partito democratico che lo hanno proiettato – con la complicità di esponenti berlusconiani – al governo. Senza se e senza ma. “Capisci Antonio, tu sei stato operaio e il tuo posto naturale, l’approdo necessario per chi come te ha restituito vita a un governo morto, è il ministero del Lavoro. Almeno sottosegretario, è chiaro!”. Francesco Boccia, il primo burlone del Pd, tira Razzi nel mondo dorato delle poltrone. Lui ringrazia e vivamente. Con parole quasi identiche e con un senso ancora più cameratesco dei tragitti che la vita e il caso fa compiere, Salvatore Buglio, deputato e anch’egli operaio, ma torinese e di sinistra, gli spiega che l’ora x è praticamente scoccata. Razzi sottosegretario. Non un sogno ma una bellissima e solida realtà.

A rendere ancora più gratificante e incredibile la pur breve esperienza trasformistica del parlamentare dell’Italia dei Valori, eletto all’estero, residente in Svizzera dove ha vissuto da operaio, giungono – secondo le più accreditate ricostruzioni – le dense felicitazioni di Andrea Martella, collega veneziano, da sempre impegnato sui temi del lavoro.

I tre lavorano ai fianchi Raffaele Fitto, il ministro degli Affari regionali, al quale chiedono un occhio di burlesco riguardo, un segno di vicinanza e qualcosa in più per il talento di Razzi.

Ciò che si conosce è la digestione veloce di Razzi di tutti quei complimenti e promesse. Prima di sinistra e adesso anche di destra. Ogni scherzetto è bello se dura poco. Ma per colpa del Pd lo scherzetto si è fatto insidioso. Razzi è stato chiamato, e non una volta soltanto, al telefono. I burloni, spacciandosi per Fitto, lo hanno spronato, rassicurato, infine convinto. Insomma gli hanno spiegato che il più era fatto. A lui sarebbe toccato solo di mettere in pratica l’ultimo tassello: andare da Angelino Alfano, il delfino, il leader in pectore del Pdl e dirgli che ogni cosa era al suo posto: . “Io sono qui, questo è il mio nuovo numero di cellulare. L’ho dato solo a Verdini”.

Il ministro Alfano non capendo ha salutato con un ok e un largo sorriso il neo acquisto, consegnandolo purtroppo alla gioia più intensa. “Ma in questi giorni devo andare in Spagna, mi aspetta mio figlio!”. “Vai in Spagna? E se ti chiamano per giurare?”. I burloni, sadici oltre misura, hanno spiegato che la storia parlamentare è zeppa di fermate in sartoria, nell’ultimo minuto utile.

Vestito blu, pronto all’uso.

Razzi è partito e tanti auguri. Anche a Natale ogni scherzo vale.

http://caporale.blogautore.repubblica.it/2010/12/23/lonorevole-razzi-quasi-quasi-sottosegretario/?ref=HREC1-1