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Il pericolo della fine dell’Unità d’Italia

28 gennaio 2011 Lascia un commento

Il pericolo della fine dell’Unità d’Italia

Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, mentre la pubblica opinione è distratta dagli scandali che coinvolgono il premier e umiliano l’Italia, si sta verificando paradossalmente la spaccatura in due dell’Italia per effetto della riforma federale. La riforma fiscale, che fu sostenuta da quasi tutto il Parlamento, sembra una trappola per molti ignari cittadini. Il terzo decreto attuativo dà a Sose SPA (insieme a Istat e a Ragioneria dello Stato) il compito di fissare i fabbisogni standard degli enti locali nelle loro funzioni fondamentali. La questione dei fabbisogni è l’architrave del federalismo fiscale. Dalla loro determinazione dipenderà la tutela dei diritti sociali. E’ assurdo che il decreto sottragga al Parlamento e deleghi ad una Spa e all’Istat la individuazione dei fabbisogni e dei livelli delle prestazioni concernenti i diritti sociali dei cittadini: il diritto alla scuola, alla salute, al lavoro. Con la violazione del dovere di solidarietà sociale ( art 2 ), a scapito degli enti locali delle aree più deboli .

Non solo. Il neo presidente di Rete Imprese Italia, Giorgio Guerrini, che raggruppa due milioni di piccoli imprenditori, lancia l’allarme. In un’intervista all’ANSA adombra il rischio, che per noi è certezza, che il federalismo si traduca in un aggravarsi della pressione tributaria per tutti i cittadini. I decreti produrranno un aumento della pressione fiscale a livello locale. In Italia secondo i dati dell’ultimo documento OCSE, il rapporto tra tasse locali e prodotto interno lordo è passato dal 2,9 per cento del 1990 al 16,1 del 2008, contro una media europea del 12,4 per cento. I calcoli diffusi dalla CGIA di Mestre confermano che i cittadini italiani pagano un prezzo alto al fisco locale: 1233 euro a testa. La dilatazione delle assunzioni clientelari si trasforma in un ulteriore aggravio fiscale per gli esangui contribuenti italiani. Roma è tra i primi posti tra i comuni più tartassati dai tributi locali. Inoltre il federalismo fiscale consentirà ai comuni anche di sbloccare quest’anno le addizionali IRPEF ferme al 2008. E le Regioni potranno portare dal 2015 l’addizionale dall’attuale ‘1.4 per cento al 3 per cento per i redditi sopra i 28.000 euro. Possibilità di aumento anche per l’IRAP su cui le Regioni avranno ampi spazi di manovra. Queste le fosche prospettive del federalismo fiscale .

Intanto il distacco del Nord dal resto dell’Italia sta avvenendo in modo irreversibile. Il primo colpo, è bene ricordarlo, venne dalla riforma del Titolo V, che attribuì alle Regioni competenza legislativa concorrente con lo Stato in materie di rapporti internazionali con l’UE, lavoro, istruzione e sanità. ( art 117 Cost ). Una vera follia! I risultati della legislazione concorrente in materia di istruzione si sono visti con lo spettacolo desolante del comune di Adro, il cui sindaco leghista ha preso iniziative razzistiche e lesive della unità nazionale. A parte la bandiera della lega nella scuola, egli ha deciso che “Se il genitore non paga, l’alunno non mangia a scuola e se ne torna a casa”. Una misura che colpisce gli immigrati e i senza reddito, anche se bravi a scuola. E a questa decisione Bossi, Berlusconi e soci hanno reagito con un’alzata di spalle. Come hanno fatto dopo la inaugurazione della scuola tappezzata di emblemi leghisti e intitolata ad un fondatore della lega Nord senza consultare l’autorità scolastica locale. Nemmeno la bandiera italiana all’inaugurazione della scuola per sottolineare la prevalenza dell’identità locale su quella nazionale. L’ultimo episodio di queste scelte dissennate è il divieto di alternativa al “menu padano” nella mensa scolastica. Solo un analfabeta come Umberto Bossi poteva ispirare tale cretinata , che danneggia i meno abbienti. A Lazzate, in Brianza, (Lazzzàa comune della Padania, si legge sul cartello) le strisce pedonali sono verdi e le vie si chiamano Pontida, Padania, Carroccio, Sole delle Alpi e roba del genere. L’osteria ha preso l’impegno con il comune che per vent’anni non può servire pizza né couscous, ma solo cucina lombarda. Episodi che indicano una strategia politica precisa che va verso secessione e barbarie.

La modifica del titolo V, voluta da De Mita, D’Alema e da Giuliano Amato, subì nel 2004 le critiche di Giuliano Vassalli. Che espresse “antipatia profonda per la riforma del 2001 del centrosinistra”, parlando “di manovra elettoralistica varata, con scarsa maggioranza, a favore del federalismo”. E auspicò di “ rinvigorire la legislazione esclusiva dello Stato su materie su cui la competenza non è frammentabile”. E concluse: “ la riforma del 2001 ha necessità di essere ripensata funditus ” .

Altrettanto critico fu il giudizio dell’allora onorevole Giorgio Napolitano, che chiamato in causa per avere promosso la commissione De Mita , cui subentrò D’Alema, ammise nel predetto convegno di volere “ rafforzare i poteri del Primo Ministro” ma trovò “orripilante” la nuova formulazione dell’art 117. Rafforzando i poteri del premier, Berlusconi sarebbe rimasto 40 anni con effetti irreparabili.

Uguale critica feroce espresse il costituzionalista Mauro Ferri, che osservò “quando la Costituzione cominciava a funzionare, si è cominciato a volerla cambiare con le varie commissioni. … della bicamerale D’Alema meglio non parlare, meglio non esprimere giudizi su quello ( di negativo) che uscì fuori da quella bicamerale” tra cui “il famigerato premierato”, che poi per fortuna cadde, e “ il famigerato titolo V del 2001”.

Sulla stessa linea il costituzionalista Augusto Barbera “ la riforma del titolo V ha già prodotto non pochi danni alla governabilità del Paese”.

Nonostante queste critiche aspre e il contenzioso Stato-Regioni che sommerge la Corte, Giuliano Amato ha dichiarato il 14 gennaio 2011 all’Accademia dei Lincei che “la svolta federale in atto servirà a superare la incompiutezza della unificazione italiana”. Un trasformista braccio destro di Craxi che mira alla Presidenza della Repubblica con l’appoggio del centrodestra e di Bossi.

Il federalismo accettabile è solo quello solidale. Convinti, con Ciampi, che “per diffondere in Europa un generale benessere, maggiore giustizia sociale, un più alto livello di democrazia” , il federalismo richiede “cultura politica, accresciuto impegno civile di amministrati ed amministratori, nuovo patriottismo, regionale, nazionale ed europeo. ” Ma Ciampi riconobbe che la nascita delle Regioni era una delusione: non avevano saputo evitare “ costosi doppioni”, una “proliferazione burocratica, dannosa per lo sviluppo di ogni regione”, ed -io aggiungo – una crescita di corruzione e crimine organizzato. La mafia continua a gestire le risorse destinate alle regioni provenienti dallo Stato e dall’UE . Come confermano Commissione Antimafia e DNA.

Parlando del federalismo non dimentichiamo che Bossi e premier mirano allo stravolgimento della Costituzione, già tentato nel 2005. con Senato Federale, Corte Costituzionale e federalismo fiscale. Il senato Federale, approvato dal Parlamento nel 2005 , fu bocciato dal referendum popolare. Giuliano Vassalli ammonì che esso realizzava il predominio del Senato federale sulla Camera ed era “Un istituto ibrido, incomprensibile in più punti” . La Lega vuole un Senato federale con poteri più ampi di quelli della Camera. E il potere di eleggere 4 membri della Corte Costituzionale, mentre alla Camera ne resterebbero solo 3, (oggi ne spettano cinque al Parlamento in seduta comune). Con l’aumento dei giudici di nomina politica, la Consulta non sarebbe il giudice imparziale delle leggi, ma un organo della maggioranza. E dunque non in grado di dichiarare la incostituzionalità delle leggi approvate dalle maggioranze di centro destra e di centrosinistra, a partire dal lodo Alfano. Al Senato spetterebbe un groviglio di competenze, tra cui un potere di veto sui rapporti internazionali, tutela e sicurezza sul lavoro, istruzione, ricerca scientifica e tecnologica, salute, finanza pubblica e del sistema tributario, art 117 3 comma Cost. Un guazzabuglio che porterebbe alla paralisi del Parlamento ed alla disgregazione del Paese.

Farraginoso era il sistema escogitato dalla Lega per disciplinare i rapporti tra Camera e Senato federale nella formazione delle leggi. Una riforma per aumentare i conflitti. In realtà la Lega tende alla secessione morbida del Nord dal resto dell’Italia. Una conferma della incidenza negativa del federalismo sullo sviluppo viene dalla Corte dei Conti che ha denunziato, nel 2009 e 2010 che la corruzione dilaga essendo divenuta una tassa immorale e occulta, pagata dai cittadini, pari a 50-60 miliardi di euro all’anno . “Un fenomeno che ostacola nel Sud, gli investimenti esteri”. Nella classifica della corruzione, tra le prime cinque regioni, – afferma la Corte- ce ne sono quattro nel sud : Sicilia (13% del totale delle denunzie), Campania (11,46%), Puglia ( 9,44 ), Calabria (8,19) preceduta dalla Lombardia con il 9,39 del totale delle denunce. A questo si aggiunge l’aumento della spesa corrente del 4,5% (stipendi e pensioni), un costo insopportabile per la collettività.

D’altra parte, guardando ad Adro e Lazzate, capiamo che il federalismo tende a proteggere gli interessi particolari della lega contro quelli dei cittadini delle altre regioni d’Italia e contro gli stranieri. E a intaccare settori quali scuola e sanità. La scuola non sarà più luogo del confronto pluralistico di giovani di diverse culture, etnie e religioni ma quello in cui la formazione si frantumerà nelle varie regioni a seconda delle diversità religiose ed etniche, con il vanificarsi della speranza di costruire una comune cittadinanza democratica secondo i principi di solidarietà e tolleranza.

Nella sanità saranno avvantaggiate le Regioni più ricche di fronte alle regioni più povere meno garantite rispetto ad un bene primario quale è il diritto alla salute. Ciò lederebbe la idea unitaria dello Stato pensata dai padri costituenti quale “forma fondamentale di solidarietà umana”. Il parlamento nazionale, che legifera su diritti e libertà fondamentali dei cittadini, sul lavoro, sulla indipendenza dei magistrati, sul pluralismo della informazione, sui sistemi elettorali e sui conflitti di interesse, perderebbe la sua centralità e la sua libertà. Il solo effetto positivo dello scandalo che travolge il Premier è- speriamo- l’affossamento del federalismo.

La situazione politica

Mentre la stampa dedica decine di pagine alla telenovela Ruby-premier, eventi gravi come la guerra in Afghanistan e la morte dei soldati italiani, la vicenda delle trattative tra Stato e mafia, volute per consentire la nascita del regime, e la verità sui responsabili delle stragi sono quasi del tutto oscurate. La morte dell’alpino Luca Sanna colpito da un talebano nella base di Baia Murghab è stata relegata dai media nelle pagine interne. I giornali sono a caccia delle telefonate osè delle presunte amanti del premier. E tuttavia, tentiamo una breve analisi della situazione. Il capo del governo è più che mai abbarbicato alla poltrona di premier e trova nuovi adepti, pronti a vendersi al migliore offerente pur di non lasciare gli scranni in parlamento. Ma il destino del Capo sembra segnato dal nuovo atteggiamento di Umberto Bossi. Che non gli offre il sostegno di sempre. Anzi lo invita a non attaccare i giudici e gli chiede perentoriamente il varo del federalismo. Salvo a scaricarlo subito dopo l’approvazione dei decreti. Se ciò non avverrà in tempi brevissimi, la Lega, forte delle previsioni che la vedono in ascesa, andrà lo stesso alle elezioni anticipate. Il disegno di Bossi è chiaro: ingoiare quest’ultimo rospo per non pregiudicare il cammino del federalismo secessionista. E subito dopo liberarsi dell’alleato scomodo indifendibile di fronte al popolo di Pontida puntando alle urne per un nuovo sicuro balzo in avanti.

Ma sembra difficile che il premier riesca a varare le riforme sulla giustizia che lui annuncia ogni giorno. Un attacco alla giustizia sarebbe insopportabile anche per i leghisti.

[27/01/2011] di Ferdinando Imposimato

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Seminfermità mentale

19 gennaio 2011 Lascia un commento

Per spiegare Tangentopoli, il pm più spiritoso di Mani Pulite ripete spesso: “In ogni economia il numero dei ladri non può mai superare il numero dei derubati. Quando i ladri arrivano al 51% cominciano a derubarsi fra loro e il sistema implode”.

Ora ci risiamo. Umilio Fede che fa la cresta sui “prestiti” del Cainano a Lele Mora è l’emblema di una corte famelica e predona, dove tutti derubano tutti e alla fine chi paga il conto è sempre Lui, il povero B.

Una certa Faggioli ha fretta, “mi restano solo mille euro, devo fare cassa per forza”, e aspetta speranzosa un nuovo Bunga bunga. Ma corre voce che Lui “voglia ridurre le cene” e soprattutto i dopocena, così una tale Iris medita: “È ora che iniziamo a rubare qualcosa in casa”. Un’altra erinni ipotizza la soluzione finale: “Che palle ‘sto vecchio, fra un po’ ci manda affanculo tutte quante… quella è la volta buona che lo uccido… vado io a tirargli la statua in faccia”.

Cioè: lui s’illude di averle fulminate col suo charme, “volete mettere il piacere della conquista?”. E quelle, subornate dal partito dell’odio, lo chiamano “la nostra fonte di lucro”, “che schifo quell’uomo”, “l’ho visto out, ingrassato, imbruttito, più di là che di qua, è diventato pure brutto (prima invece era un figo pazzesco, ndr): deve solo sganciare. Spero sia più generoso, io non gli regalo un cazzo…”.

Uno sciame di cavallette assatanate e sanguisughe parassite, tutte addosso a quel pover’ometto, fra l’altro anziano e gravemente malato, a succhiargli il sangue (anche). A lui che ha già dovuto pagare Craxi, finanzieri, giudici, Mills, un migliaio di parlamentari (i “responsabili” due volte, comprati e ricomprati), servi, giornalisti, giornalisti servi, papponi, ruffiani, mezzane, mignotte (due volte, per i Bunga bunga e poi per il silenzio), e ora deve pure comprarsi una fidanzata.

E cos’è, un bancomat? Un caso di circonvenzione di incapace, ma di massa. E dire che lui, a modo suo, tentava di comunicare la sua infermità: quando ne faceva travestire qualcuna da infermiera è perché aveva bisogno di cure, altro che giochini erotici. Solo che quelle non capivano, e nemmeno Lele Mora, che così erudiva una pupa: “Visto che sarai l’infermiera ufficiale, devi fargli uno scherzo… devi prenderti su… quello che misura la pressione finto e poi un camicione”. Roberta: “Quello da dottoressa… con sotto niente ovviamente…”. Lele: “Lo devi comprare oggi… poi ti metti lo stetoscopio sulla camicina da infermiera e sotto le autoreggenti bianche…”. Roberta: “Guarda Lele lo faccio, ti giuro… non mi manca il coraggio”. Lele: “Gli dici: ‘Sorpresa! Sono l’infermiera, la devo visitare…’”. Roberta: “Una visita privata per accertarmi il suo stato di salute…”. Lele: “Esatto… sai quanto si diverte lui… da ridere da morire”. Roberta: “Infatti per quel poco che l’ho conosciuto sta allo scherzo”. Lele: “Sì, sì, fa il finto malato”. Roberta: “Sì, l’ha già fatto proprio ieri sera”. Lele: “Comunque impressione ottima, meravigliosa. Si prevede un grande futuro per te, amore”.

Gente insensibile: quello sta male davvero e pensano che finga. Ora il povero infermo rischia grosso, anzi può dirsi fortunato: chiunque altro, al posto suo, sarebbe già in galera. Le richieste a Ruby “racconta cazzate, cerca di passare per pazza” in cambio di soldi sono un caso da manuale di inquinamento probatorio. Per molto meno c’è l’arresto in flagrante. Ma lui, volpino, ha l’asso nella manica. Dalla lettura delle carte già s’intravede l’arma segreta: basta coltivarla e tutto andrà per il meglio.

Dia retta a noi, Cavaliere, che le vogliamo bene. Lasci perdere i cattivi consigliori che le rubano parcelle da favola e la mandano a sbattere con le solite leggi ad personam o le solite ricusazioni che non funzionano mai. Adotti la difesa di Michele Misseri modello Arcore. Si presenti in tribunale con un’infermiera armata di stetoscopio e pompetta per la pressione. Passare per pazzo, per lei, è più facile che per Ruby e per lo zio di Sarah: basta qualche cazzata di repertorio e il gioco è fatto. La seminfermità mentale non gliela leva nessuno.

“Seminfermità mentale”, Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2011

Ma le streghe esistono?

16 gennaio 2011 1 commento

Per rendersi conto di quanto la Chiesa cattolica, mentre si finge portatrice infallibile di verità assolute, sia volubile in fatto di dottrina, è interessante considerare le sue idee sulle streghe.
Le streghe non esistono. Nei primi secoli cristiani e per tutto l’Alto Medioevo vi era molta cautela nel riconoscere l’influenza del diavolo nelle vicende umane e ancora meno si accettava l’idea di esseri umani dotati di poteri straordinari. Secondo il Canon Episcopi ( IX-X secolo), poi confluito nel Corpus Iuris canonici, Satana può «tentare donne depravate», cui fa credere di avere poteri straordinari, come «cavalcare la notte certune bestie». Ma si tratta di inganni «che accadono solo nello spirito» e solo sciocchi, ottusi e stupide donnicciuole possono credere che «avvengono anche nel corpo». Della stessa idea era nel XII secolo il vescovo inglese e funzionario della curia papale Jean de Salisbury.

Sì, le streghe esistono. Sennonché, solo cinquant’anni dopo, Gregorio IX afferma nella bollaVox in Rama (1233), che c’erano “assemblee di reprobi”, adoratori di Satana, in cui comparivano “una specie di rana” o “rospo”, grande come “la bocca di un forno”, che veniva baciata sull’ano, e “un uomo il cui corpo dai fianchi in su è brillante e luminoso come il sole, mentre nella parte inferiore è ruvido e peloso come quello di un gatto”. La bolla inaugurò un cliché presente dal Trecento al Settecento in vari testi, dove compaiono anche le streghe che «ballavano et el diabolo sonava. Et ibi el diabolo le brazava ad una ad una».
Nel XIII secolo, intanto, Tommaso d’Aquino spiegava nella Somma teologica (Ia, q. 51, a. 3 ad 6) come il diavolo possa accoppiarsi con donne e generare figli (una spiegazione ripresa due secoli dopo per accusare le streghe di unioni carnali col demonio). Cominciarono nel XIII secolo anche i processi alle streghe e furono accesi i primi roghi: nel 1275 in Francia, nel 1296 in Val d’Adige.
Nel 1326, con la bolla Super illius specula, Giovanni XXII scomunicava quanti «stringono un’alleanza con la morte e stipulano un patto con l’inferno: fanno infatti sacrifici ai diavoli, li adorano… chiedono responsi, li ricevono». Era semmai il giureconsulto laico Bartolo da Sassoferrato a dubitare dei poteri delle streghe cui afferma di credere solo perché la Chiesa ne affermava l’esistenza.
Dalla fine del XV secolo, poi, la credenza della Chiesa cattolica nelle streghe e la caccia alle stesse furono ribadite con la bolla Summi desiderantes affectibus di Innocenzo VIII del 1484 dove si afferma esserci «in alcune regioni della Germania… parecchie persone di ambo i sessi” che “non temono di darsi carnalmente ai diavoli… di far deperire e morire la progenie delle donne e degli animali, le messi della terra […]; e ancora vigneti, giardini, prati, pascoli, biade, cereali, legumi per mezzo di incantesimi, fatture, scongiuri ed altre esecrabili pratiche magiche, eccessi, crimini e delitti; […] di impedire agli uomini di generare, alle donne di concepire, e di rendere impossibile al marito e moglie di compiere il loro coniugale dovere […]».
Il papa incaricò di perseguitare le streghe i due inquisitori domenicani, Enrico Insistoris e Giacomo Sprenger, che scrissero il Malleus maleficarum (Martello delle streghe), testo-base nei processi alla streghe, più diffuso della Bibbia, di cui l’università di Colonia certificò nel 1487 la «conformità dottrinaria alla verità cattolica». Tesi centrale del libro è “l’esistenza degli stregoni”, tanto che pensare il contrario è “eretico”. Gli stregoni, secondo i due misogini e sessuofobici autori del Malleus, sono soprattutto streghe, che esercitano i loro diabolici poteri soprattutto in quanto attiene alla sfera sessuale. «Il trasferimento da un luogo all’altro è una delle loro azioni più salienti, come il fatto di abbandonarsi alle sporcizie carnali […]. Vi sono certe [streghe] che sono solite divorare e mangiare i bambini della propria specie […]; esse scatenano grandinate, venti dannosi con fulmini, procurano sterilità negli uomini e negli animali, i bambini che non divorano li offrono ai diavoli o li uccidono in altro modo».
Tre secoli di bolle e stragi. Dalla fine del XV secolo alla metà del Settecento si consumò una strage di cui è impossibile dire le dimensioni precise e che sporadicamente continuò anche dopo: ancora nel 1828 fu trucidata a Cervarolo, in Val Sesia, perché ritenuta una strega, Margherita Guglielmina, detta la “stria Gatina”. Stragi e persecuzioni furono costantemente accompagnate da bolle papali – dallaCum acceperimus (1501) di Alessandro VI alla Dudum(1523) di Adriano VI; dalla Coeli et terrae (1585) di Sisto V alla Inscrutabilis (1631) di Urbano VIII – in cui si confermava la credenza cattolica in “sortilegi” e “malie” che “distruggono uomini, bestie e campi”; in streghe e stregoni che, avendo “eletto il diavolo a loro signore”, danneggiano “le bestie e i frutti della terra” o prevedono “casi futuri”; nel dovere per gli inquisitori “a procedere liberamente, reprimere e punire” condannando a morte i responsabili di malefici mortali (Gregorio XV, Omnipotentis dei, 1623).
Ma insomma le streghe esistono o no? In conclusione, per almeno tre secoli, le più risibili e inverosimili credenze furono coltivate e insegnate da quel papato che, secondo Leone XIII, «deve poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no… altrimenti non sarebbe più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all’uomo nell’agire». (Sapientiae Christianae). Oggi sembra di poter dire che la Chiesa cattolica non crede più alle streghe. Anche se non dice espressamente di essersi sbagliata a propagandare tale credenza e ad aver fatto ammazzare decine o centinaia di migliaia di donne come “streghe”, ossia di non essere stata, in questa come in molte altre materie, per secoli, né guida sicura per l’uomo né interprete sicura di Dio.
http://www.cronachelaiche.it/2010/12/ma-le-streghe-esistono/

La scienza dell’incoscienza

15 gennaio 2011 Lascia un commento

Oggetto: il gene Myh16, definito responsabile della mutazione genetica dell’uomo.

Signori scienziati e ricercatori, inizio col dire che io, non so nulla del gene Myh16 (questione di mandibola), la provocatoria ipotesi, avanzata da un team di biologi e chirurghi plastici dell’Università di Pennsylvania e del Centro pediatrico di Filadelfia che, secondo le ultime teorie, sarebbe la causa della mutazione genetica che ha determinato la separazione tra uomo e scimmia. Anche perché non credo siano questi gli strumenti, i riferimenti, per la comprensione della verità e della conoscenza. I miei, sono l’osservazione, l’intuizione, la filosofia applicata e il pensiero libero. Un modello logico, applicato al buon senso, e che definirei, ragionevole.
Per tanto, la supposta proteina Myh16 (o chi per lei), non ha alcuna rilevanza sullo sviluppo del cervello nell’uomo, non essendone la causa ma l’effetto indotto da un’alterazione della coscienza. Nei fatti non esiste scienza senza l’intervento della “coscienza” ma solo, violazione e profanazione, che si attestano come errore primitivo di base, compromettendo, dall’origine, ogni supposta ricerca, teoria e ipotesi. Le teorie scientifiche non possono in nessun modo provare o affermare la verità, ma mortificarla nella sua sostanza e interezza. Le controindicazioni e gli effetti collaterali gravi, relativi alle scoperte di questi ultimi cinquant’anni, sono la dimostrazione inequivocabile di una scienza miope e autoreferenziale che ha anteposto, alla verità oggettiva e al limite etico, la vanità, l’interesse particolare e la sudditanza verso il Sistema Liberista Relativista . Il sapere non è della scienza ma della filosofia e, per tale e semplice motivo, non può essere oggetto di mercificazione. Parlare di certezza scientifica, è un ossimoro; un grottesco inganno, intrinseco alla locuzione medesima. Dall’origine dell’uomo ai giorni nostri, è tutta una lunga lista, di strampalate teorie e ipotesi, la sommatoria delle quali, ha prodotto quella che oggi è la nostra realtà; un’immensa cloaca asfittica e maleodorante che ha compromesso ogni vera gioia, felicità e futuro.

Se voi scienziati (tornando all’oggetto in questione), foste più attenti e meno presi dalle vostre stravaganti ambizioni, ma soprattutto dall’arsura nevrotica di dare frettolosamente una spiegazione scientifica ad ogni cosa, capireste che l’anomalo, innaturale aumento del cervello nell’uomo, non è dipeso dell’azione del gene Myh16, ma da un’alterazione della coscienza e della consapevolezza. E’ la coscienza che alimenta il cervello, ma la sua degenerazione, può innescare una “infezione” così grave (iperplasia o ipertrofia), da indurre l’individuo, all’autodistruzione. Questo è ciò che accade oggi all’uomo delle società moderne. Questo processo ha avuto inizio sicuramente qualche milione di anni fa, milione più, milione meno.
E’ possibile che l’uomo dei primordi (scimmia o non scimmia che fosse), abbia subito un trauma devastante, a tal punto inimmaginabile, da destabilizzarne e alterarne la sua coscienza di base, che utilizzava semplicemente per soddisfare le sue necessità e interagire socialmente. Tutto questo, potrebbe essere imputato all’impatto di un meteorite di grosse dimensioni con la crosta terrestre – una pioggia radioattiva – uno spavento oltre ogni capacità di comprensione; insomma, la visione sensoriale e traumatica di un fatto, talmente apocalittico da compromettere per sempre la capacità di codifica del cervello – di contemplare e quindi di assorbire un tale straordinario evento e, in seguito, di poterlo rimuovere. Il solo modo a disposizione dell’uomo “per incassare il colpo”, è stato di alterare la sua coscienza di base in un’altra di natura relativistica. Prova ne è che, negli ultimi decenni, fra guerre, olocausti, visioni apocalittiche di ogni genere, notizie raggelanti sullo stato dell’ambiente, i vari accadimenti hanno, in brevissimo tempo, modificato le nostre coscienze in coscienze malate. Il cammino comincia da molto lontano e, oggi, siamo all’apice di una sorta di iperplasia degli avvenimenti.
E’ una coscienza sana che nutre in maniera funzionale il cervello ma, una coscienza malata, lo distrugge e lo fa implodere. E poi, chi ci dice che, all’aumento di volume del cervello corrisponda, necessariamente, un aumento della scatola cranica? In una logica evolutiva naturale, questo è sicuramente possibile, ma nell’ipotesi di un’anomalia, di una alterazione provocata da un trauma spaventoso, questo non lo è più. Chi ha vissuto l’orrore dell’olocausto e la prigionia nei campi, di concentramento nazisti ha, inevitabilmente, modificato la propria coscienza in una coscienza ipertrofica, che ha prodotto una tale infinità di pensieri schizofrenici e di domande vane, da costringere il proprio cervello ad una inevitabile pressione contro le pareti della scatola cranica. La scatola cranica come reagirà? Quanti suicidi ci sono stati dopo la liberazione dei deportati, e quanti soldati al ritorno dal Vietnam hanno fatto la stessa fine? L’uomo ha rinunciato alla terra per le macchine e questo, è segno di pura necrofilia, risultato di una coscienza frustrata e squilibrata.
Io sono convinto che la verità sia figlia della bellezza, e l’orrenda visione del mondo tecnologico che é sotto i nostri occhi, non può che condurci ad una inevitabile conclusione.
E’ dall’analisi del presente, dell’attuale, e da una oggettiva e leale comprensione del passato, non pregiudiziale, che possiamo fissare i termini di una vera conoscenza e di bellezza. La vera tragedia si evince dal fatto che gli uomini, non riescono a vedere, considerare una realtà diversa da quella che sono soliti vivere. Questo è il vero dramma! Scienziati, ricercatori, studiosi e affini, si sforzano in ogni modo e sempre, a volere ricondurre tutto a qualcosa di tangibile e determinabile scientificamente. Questo errore di base, condiziona per sempre il processo di verità, dando origine, in seguito, a scoperte monche e illusorie che, nelle loro controindicazioni, attestano la loro inefficacia e dannosità.
E’ la coscienza che controlla e determina ogni cosa. Il gene Myh16 ( e vorrei tanto sapere, come siete arrivati a partorire questa sigla), non è, che un miserabile strumento – un servo al comando della coscienza. Per tanto, è falso affermare che a un grande cervello (e parlo di dimensioni), corrisponde una viva intelligenza. Mi sembra una conclusione infantile e riduttiva. E’ un grande pensiero o un’infinita moltitudine di pensieri che possono determinare l’aumento del volume del cervello, e di conseguenza, in ultima ipotisi, della scatola cranica. Questo è il vero casino! Sono ormai decenni che state lavorando al contrario, e i risultati si vedono.
La conoscenza illumina. Come ne usciremo? Con un suicidio di gruppo? Perché è questo, oggi, il fine ultimo di una tale coscienza.
Così, non è una proteina (come stupidamente affermate) la causa della depressione – No! E’ questo mondo insensato, il solo responsabile di questo male oscuro. Lo stesso, valga per gli attacchi di panico, l’ansia, le infinite turbe nevrotiche, e per quell’istinto di autodistruzione, oramai geneticamente prolifico nel cervello degli uomini. Come del resto, è del tutto fantasiosa la “leggenda” che vi vuole (scienziati e ricercatori), depositari delle verità e della conoscenza. Balle spaziali!! I veri asini, siete proprio voi, assoldati dal potere economico in cambio di privilegi, visibilità e perversione; narcisi e vanesi per definizione e naturali responsabili della catastrofe umana, ambientale e di valori, in cui avete trasformato le nostre “moderne” società.
Ogni quarto d’ora, nel mondo, c’è una nuova scoperta, e ogni quarto d’ora sul pianeta si estingue una specie animale o vegetale. Come vi sembra l’equazione? Non vi fa un po’ riflettere, e rabbrividire al tempo stesso?
Combattere il cancro con, la cobalto, la chemio e la radioterapia, è come volere guarire il paziente da una pericolosa indigestione, prescrivendogli una dieta a base di funghi velenosi e topi morti. Una macabra e disgustosa barzelletta! Avete rastrellato per 50 anni danaro pubblico in nome della ricerca, speculando sulla buona fede della gente, sul loro dolore e senso di responsabilità, tradendo ogni loro speranza e illusione. Questo del ‘cancro” è l’affare degli affari, e ve ne guardate bene (oltre a non esserne in grado) dal trovare una risolutiva cura. A sti prezzi!! “In verità vi dico” che il vero cancro delle nostre “moderne” società, siete proprio voi.
Il cancro è si una potenzialità reale del nostro organismo, ma latente e remota, se noi non lo svegliamo dal suo torpore. Le sue origini sono di varia natura, le sue cause innumerevoli che vanno da una cattiva alimentazione, ad una qualità della vita inadeguata, innaturale, non sostenibile dalla nostra struttura psicofisica – praticamente la realtà che ci circonda! Nel passato, salvo le solite eccezioni, con il cancro ci si poteva convivere tranquillamente: una sorta di simbiosi, di scambio mutualistico, fino al nostro ultimo giorno. E’ lo stile di vita la causa scatenante dell’insorgere di questa vergognosa patologia. Tutto questo mette in attività quel complesso meccanismo che porta all’iperplasia e all’ipertrofia dei nostri organi. Anche la sua rimozione, attraverso interventi invasivi, chirurgici, può innescare l’esplodere della sua potenza distruttiva. Per tale motivo: “Non svegliare “cancr” che dorme.”
Inviterei tutti a ricominciare da zero, consigliandovi, se mi é permesso, di partire dall’anima, dal cuore, dallo spirito e dalla coscienza di base. Allora si, che farete passi da gigante, voi che, oggi, non siete altro che dei piccoli puffi, senza coscienza.

Tanto vi dovevo. Gianni Tirelli

Ma che paese è diventato l’Italia

12 gennaio 2011 2 commenti

Ma che paese è diventato l’Italia? Due fatti completamente scollegati fra loro ma che riempiono di amarezza.

1) 11 gennaio 2011. Il prepotente ricatto di Marchionne; se vince il no la Fiat va in Canada. Di fronte a una minaccia che vorrebbe dire disoccupazione in massa per un’intera città, e non solo, quale operaio avrà il coraggio di difendere i propri diritti? E il governo è completamente assente, preoccupato solo dei propri dissidi interni, dei processi del premier o del federalismo, che probabilmente vorrà dire solo raddoppio delle poltrone e dei costi.
È questo che significa liberismo? Tornare all’800 del Padron delle ferriere? E tutti gli aiuti statali che la Fiat ha avuto per decenni ? Perchè non li ha utilizzati per fare ricerca innovativa, sia per quanto riguarda le tecniche di produzione e di assemblaggio, sia per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche sulle macchine? O si vuol so-stenere che tutti gli operai italiani sono dei fannulloni mentre tutti gli stranieri sono gran lavoratori?

2) 6 gennaio 2011, Trieste. Una bambina di 6 mesi affetta da atrofia muscolare spinale e in attesa di essere curata con le cellule staminali da un eccellente pediatra triestino, Marino Andolina, è vittima di un improvviso stop. Il Comitato bioetico di Trieste dovrà decidere se l’intervento è MORALMENTE FATTIBILE. Non se possa essere utile o no, se è MORALE! Così ha deciso il giudice di Venezia Paola Ferretti.
Sul Piccolo di martedì 11 gennaio interviene Franco Panizon, già direttore della clinica pediatrica Burlo Garofalo e già maestro di Andolina: “Ci si chiede se Andolina ha seguito il protocollo… Ma cos’è un protocollo ? Non è una tavola della legge. Nessun protocollo è stato dettato da Dio agli uomini. Un protocollo è una linea di condotta pensata da uomini esperti, basata sulla logica delle cose e rivalutata e corretta continuamente sulla base dei risultati”.

Una volta davanti a due fatti come questi intere città si sarebbero mobilitate indignate. L’indignazione, una virtù che l’Italia ha dimenticato, interessata piuttosto alla corsa per i saldi.
di Margherita Hack

Lettere dal carcere

6 gennaio 2011 1 commento

“È piccolo il carcere di Livorno. Piccolo e dimenticato, ma dentro grande è la disperazione, l’abbandono. Le mura del carcere più che imprigionare sembrano voler impedire che si sappia cosa accade lì. Ho passato anni in una cella di dieci metri quadri. Dentro ci stavamo in sei e a volte sette. Uno sopra l’altro. Si stava in una condizione invivibile, lo spazio per muoverci era minimo, si faceva a turni per alzarsi dalla branda ed eravamo costretti a stare chiusi in quella cella per ventun ore al giorno. L’ora d’aria in un cortiletto era l’appuntamento più atteso del giorno. Dal cesso usciva la merda, soprattutto di notte come un rigurgito delle fogne, e la salsedine del mare faceva marcire tutto: mura, sbarre e noi stessi detenuti esposti a un’umidità che ci spaccava le ossa. Tra di noi c’erano anche ragazzi stranieri. Poveracci. Sono loro che, senza neanche poter usare la parola, se la vedono peggio. Li vedi in silenzio per giorni e giorni, poi all’improvviso te li trovi per terra in cella con le braccia tagliate, in una pozza di sangue. In carcere c’è un metodo per tutto, anche per farsi più male con una lametta. Un capitolo a parte è il regime di disciplina. Alle guardie non si può chiedere nulla. Questa è la regola per sopravvivere lì dentro. Stare zitto. Se un detenuto domanda anche un semplice foglio di carta o una medicina rischia la cella liscia. La scena è questa: tu chiedi una cosa, l’agente arriva e ti risponde male. A quel punto se stai zitto, va tutto bene ma se reagisci ti menano lì o ti portano nella cella liscia. Io una volta ci sono stato. Una sera di novembre sono arrivati in cinque, mi hanno preso, mi hanno portato giù nella cella liscia. Mi hanno fattro spogliare. Per sei giorni sono rimasto nella cella di isolamento in mutande. Dormivo su un materasso buttato a terra e senza una coperta. Nudo, rannicchiato su quel materasso non sapevo più cosa ero. In quella cella non puoi chiedere aiuto perché loro chiudono anche il blindato, che è una porta di ferro. Nessuno ti può sentire. O meglio, devi sperare che non ti senta nessuno, perché il peggio deve arrivare. Una notte mi misi ad urlare e mi hanno sentito. Pochi minuti di silenzio, poi uno sbattere di cancelli e un rumore di passi pesanti sempre più forte. Mi sono messo in un angolo della cella per cercare riparo. Sono entrati e mi hanno picchiato. Erano sei o sette guardie, con guanti e con gli scarponi che in cima hanno il ferro. Mi hanno spaccato la faccia. Il mio non è un caso isolato, non ero il solo nel carcere di Livorno a subire questo trattamento. Ho visto tanti detenuti presi e portati via. Quando tornavano in cella avevano i lividi addosso, spaccati in faccia e gli occhi pesti. Una cosa va detta, ed è che il problema non sono le guardie, è che quando metti così tanta gente insieme è ovvio che si degeneri. Devi stare zitto, altro che rieducazione. Silenzio o botte. Difficile in un posto come il carcere di Livorno capire chi è vittima e chi è carnefice, cosa è giusto o cosa non lo è. Ci si scontra, come auto nella nebbia.” Mario, 43 anni. Lettera dal carcere tratta da Fenix

Ci comprate la vita per 1200 euro

4 gennaio 2011 Lascia un commento

Dott. Marchionne
il suo mi è sembrato un ragionamento antico, morto.
Lei dice che lavora 18 ore al giorno?
Visto che dichiara di amare la cultura, la letteratura, l’arte Le chiedo dove trova il tempo per leggere un libro, per ammirare un opera d’arte, per vedere un film.
Le chiedo quando sta con i suoi figli, quando gioca con loro,le chiedo quando fa l’amore con sua moglie.
Un’operaia si alza al mattino alle 5 per il primo turno rientra a casa dopo le 14 ,pulisce casa, fa la spesa , va a recuperare il figlio al post scuola , con tutti i sensi di colpa che ha una mamma che non riesce a stare con suo figlio come dovrebbe e vorrebbe. E poi i compiti ,il calcio , prepara cena , sparecchia lava i piatti , metta a letto il bambino, una carezza da mamma …
E arrivata mezzanotte sono 19 ore che l’operaia è in piedi e domattina alle 5,00 suona la sveglia.
Tutto per 1200 Euro al mese.
Dott. Marchionne lei mi dice “Io vendo macchine” Le ricordo che queste macchine le fanno gli uomini, lei sta parlando di persone, esseri umani.

Di persone che si vantano di lavorare 20 ore al giorno ne ho piene le tasche , lei ci propone un modello che è la morte di questa nostra vita, che è un non vivere, che non ti permette di sognare, non c’è spazio per l’arte, la cultura,non c’è spazio per l’amore verso tuo figlio verso il proprio compagno.

Tutto questo non vivere ci circonda, ne vediamo i risultati nelle famiglie sfasciate, ruoli di genitori annullati, una società violenta frustrata dalle continue umiliazioni. Ci comprate la vita per 1200 euro al mese.

Sono quelli come lei, i responsabili, voi col vostro sistema che arricchisce pochi e umilia e annulla tanti.

Lei Dott. Marchionne dice “è il mercato che detta queste regole, per essere competitivi per salvarci non abbiamo alternative”.
Il mercato è fatto dagli uomini, lei dott. Marchionne sta impegnando tutte le sue energie (20 ore al giorno) per sostenere questo sistema che annulla l’uomo, lei dott. Marchionne questo sistema lo ha fatto suo.

Sa perché non la stimo dott. Marchionne perché io ho stima per persone che si spendono per migliorare le condizioni di vita in cui viviamo, persone che mettono la propria intelligenza al servizio dell’uomo.

Lei dott. Marchionne ha sbagliato direzione sta sbagliando strada.
Sta tirando la volata delle multinazionali del capitalismo selvaggio, dove l’uomo è solo uno strumento da utilizzare per l’arricchimento di pochi sui tanti.
Lei è responsabile di questo.

Un cassaintegrato (1 dicembre 2010)

La guerra all’Afghanistan non e’ una guerra giusta

4 gennaio 2011 Lascia un commento

Tutto questo rende inutile il sacrificio dei giovani militari italiani che vanno a combattere per ideali che non esistono.

LE BOMBE DI LA RUSSA: E’ evidente che anche in Afghanistan, l’Italia stia combattendo una guerra impossibile ed illegittima, non la lotta al terrorismo. L’ultima scelta suicida del ministro della Difesa Ignazio La Russa e’ quella di dotare gli aerei italiani in Afghanistan di bombe. Gli effetti sarebbero esattamente opposti a quelli sperati: aumento delle vittime civili, incremento del terrorismo, crescita del consenso della popolazione civile ai talebani e aumento delle spese. E crescita degli attacchi ai militari italiani.

LA SCELTA MIGLIORE: La scelta migliore e’ quella del ritiro delle nostre forze armate in coerenza con il programma del presidente Barack Obama, che ha annunziato il ritiro delle truppe entro il prossimo luglio 2011, spingendo Karzai ad avviare un dialogo con il complesso schieramento talebano per il raggiungimento di un compromesso. E respingendo la strategia del generale David Petraeus, che chiede altre truppe, armi e investimenti. Il silenzio e le bugie dei media ci condizionano ancora.

TERRORISMO E MEDIA: Oggi e’ in atto la nuova strategia della tensione basata come sempre sulla menzogna planetaria del concetto di terrorismo. A differenza del passato, essa e’ globale e si fonda soprattutto sui media. E chi la attua, strumentalizza il terrorismo, quello proprio e quello del nemico, e strumentalizza i media, per stabilizzare il potere politico mondiale e conquistare nuove posizioni. I media orientano una pubblica opinione resa incapace di capire cio’ che accade e discernere il vero dal falso.

VERITA’: Gli avvenimenti smentiscono la verita’ ufficiale. Certo, non e’ facile demolire la “storia” imposta dal potere politico-economico che controlla il potere mediatico. Ma bisogna tentare di capire. La conclusione certa e’ una sola: la guerra all’Afghanistan non e’ la risposta al terrorismo, alla “Jihad”, alla guerra santa, ma venne decisa per conquistare le risorse petrolifere di quell’area ed allargare il dominio degli Stati Uniti, oltre che per sostenere l’industria militare. L’industria bellica americana fattura da sola 450 miliardi di dollari l’anno, la stessa cifra che il comparto bellico raggiunge in tutto il resto del mondo. Ed ha un solo cliente: il Pentagono.
Un governo mondiale invisibile muove le fila dei governi nazionali, dei centri di potere economici e militari e, con i media subalterni, alimenta il terrorismo in funzione di ulteriori guerre, per realizzare un nuovo ordine planetario a guida americana.
Ferdinando Imposimato

Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte

1 gennaio 2011 Lascia un commento

Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte. Kahlil Gibran
“Se solo venti anni fa qualcuno ci avesse detto in che modo avremmo festeggiato l’arrivo del 2011 lo avremmo rinchiuso in un manicomio. Chi poteva pensare che gli stipendi e le pensioni si sarebbero bloccati, che tutte le lotte sostenute per raggiungere una dignità nel lavoro sarebbero state cancellate e gli operai consegnati proprio dai sindacati a mastro Titta? Che avremmo avuto al governo indagati per mafia, ladri e deficienti che si sarebbero spartiti tutte le risorse, arricchendosi come porci mentre il Paese precipitava nella miseria? Che i nostri figli laureati avrebbero dovuto emigrare perché colpevoli di essere troppo colti, perché l’intelligenza, il sapere, la conoscenza sono cose dannose per un governo di scemi e mafiosi? Chi avrebbe detto che i figli dei PARTIGIANI si sarebbero fatti sottomettere e che il coraggio di lottare si sarebbe trasformato in rassegnata umiliazione? Chi avrebbe detto che la Patria di Leonardo, Michelangelo, Francesco d’Assisi, sarebbe stata derisa dal mondo intero per colpa di una brutta copia del duce che la dirige? Chi avrebbe detto che un Paese nobile e bello, ricco di storia e di tradizioni avrebbe fatto vergognare i suoi figli migliori? Chi avrebbe detto che gli italiani non avrebbero provocato una RIVOLUZIONE per cacciare i bastardi dal potere? CHI PUO’ DIRE OGGI CHE DOMANI GLI ITALIANI NON SI RISVEGLINO E FACCIANO QUELLO CHE IN VENTI ANNI NON SONO STATI CAPACI DI FARE? CREDIAMOCI PERCHE’ QUANDO LA NOTTE E’ PIU’ NERA, L’ALBA E’ PROSSIMA! AUGURI A TUTTI.” Maria Pia Caporuscio, Roma