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Il pericolo della fine dell’Unità d’Italia

28 gennaio 2011 Lascia un commento

Il pericolo della fine dell’Unità d’Italia

Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, mentre la pubblica opinione è distratta dagli scandali che coinvolgono il premier e umiliano l’Italia, si sta verificando paradossalmente la spaccatura in due dell’Italia per effetto della riforma federale. La riforma fiscale, che fu sostenuta da quasi tutto il Parlamento, sembra una trappola per molti ignari cittadini. Il terzo decreto attuativo dà a Sose SPA (insieme a Istat e a Ragioneria dello Stato) il compito di fissare i fabbisogni standard degli enti locali nelle loro funzioni fondamentali. La questione dei fabbisogni è l’architrave del federalismo fiscale. Dalla loro determinazione dipenderà la tutela dei diritti sociali. E’ assurdo che il decreto sottragga al Parlamento e deleghi ad una Spa e all’Istat la individuazione dei fabbisogni e dei livelli delle prestazioni concernenti i diritti sociali dei cittadini: il diritto alla scuola, alla salute, al lavoro. Con la violazione del dovere di solidarietà sociale ( art 2 ), a scapito degli enti locali delle aree più deboli .

Non solo. Il neo presidente di Rete Imprese Italia, Giorgio Guerrini, che raggruppa due milioni di piccoli imprenditori, lancia l’allarme. In un’intervista all’ANSA adombra il rischio, che per noi è certezza, che il federalismo si traduca in un aggravarsi della pressione tributaria per tutti i cittadini. I decreti produrranno un aumento della pressione fiscale a livello locale. In Italia secondo i dati dell’ultimo documento OCSE, il rapporto tra tasse locali e prodotto interno lordo è passato dal 2,9 per cento del 1990 al 16,1 del 2008, contro una media europea del 12,4 per cento. I calcoli diffusi dalla CGIA di Mestre confermano che i cittadini italiani pagano un prezzo alto al fisco locale: 1233 euro a testa. La dilatazione delle assunzioni clientelari si trasforma in un ulteriore aggravio fiscale per gli esangui contribuenti italiani. Roma è tra i primi posti tra i comuni più tartassati dai tributi locali. Inoltre il federalismo fiscale consentirà ai comuni anche di sbloccare quest’anno le addizionali IRPEF ferme al 2008. E le Regioni potranno portare dal 2015 l’addizionale dall’attuale ‘1.4 per cento al 3 per cento per i redditi sopra i 28.000 euro. Possibilità di aumento anche per l’IRAP su cui le Regioni avranno ampi spazi di manovra. Queste le fosche prospettive del federalismo fiscale .

Intanto il distacco del Nord dal resto dell’Italia sta avvenendo in modo irreversibile. Il primo colpo, è bene ricordarlo, venne dalla riforma del Titolo V, che attribuì alle Regioni competenza legislativa concorrente con lo Stato in materie di rapporti internazionali con l’UE, lavoro, istruzione e sanità. ( art 117 Cost ). Una vera follia! I risultati della legislazione concorrente in materia di istruzione si sono visti con lo spettacolo desolante del comune di Adro, il cui sindaco leghista ha preso iniziative razzistiche e lesive della unità nazionale. A parte la bandiera della lega nella scuola, egli ha deciso che “Se il genitore non paga, l’alunno non mangia a scuola e se ne torna a casa”. Una misura che colpisce gli immigrati e i senza reddito, anche se bravi a scuola. E a questa decisione Bossi, Berlusconi e soci hanno reagito con un’alzata di spalle. Come hanno fatto dopo la inaugurazione della scuola tappezzata di emblemi leghisti e intitolata ad un fondatore della lega Nord senza consultare l’autorità scolastica locale. Nemmeno la bandiera italiana all’inaugurazione della scuola per sottolineare la prevalenza dell’identità locale su quella nazionale. L’ultimo episodio di queste scelte dissennate è il divieto di alternativa al “menu padano” nella mensa scolastica. Solo un analfabeta come Umberto Bossi poteva ispirare tale cretinata , che danneggia i meno abbienti. A Lazzate, in Brianza, (Lazzzàa comune della Padania, si legge sul cartello) le strisce pedonali sono verdi e le vie si chiamano Pontida, Padania, Carroccio, Sole delle Alpi e roba del genere. L’osteria ha preso l’impegno con il comune che per vent’anni non può servire pizza né couscous, ma solo cucina lombarda. Episodi che indicano una strategia politica precisa che va verso secessione e barbarie.

La modifica del titolo V, voluta da De Mita, D’Alema e da Giuliano Amato, subì nel 2004 le critiche di Giuliano Vassalli. Che espresse “antipatia profonda per la riforma del 2001 del centrosinistra”, parlando “di manovra elettoralistica varata, con scarsa maggioranza, a favore del federalismo”. E auspicò di “ rinvigorire la legislazione esclusiva dello Stato su materie su cui la competenza non è frammentabile”. E concluse: “ la riforma del 2001 ha necessità di essere ripensata funditus ” .

Altrettanto critico fu il giudizio dell’allora onorevole Giorgio Napolitano, che chiamato in causa per avere promosso la commissione De Mita , cui subentrò D’Alema, ammise nel predetto convegno di volere “ rafforzare i poteri del Primo Ministro” ma trovò “orripilante” la nuova formulazione dell’art 117. Rafforzando i poteri del premier, Berlusconi sarebbe rimasto 40 anni con effetti irreparabili.

Uguale critica feroce espresse il costituzionalista Mauro Ferri, che osservò “quando la Costituzione cominciava a funzionare, si è cominciato a volerla cambiare con le varie commissioni. … della bicamerale D’Alema meglio non parlare, meglio non esprimere giudizi su quello ( di negativo) che uscì fuori da quella bicamerale” tra cui “il famigerato premierato”, che poi per fortuna cadde, e “ il famigerato titolo V del 2001”.

Sulla stessa linea il costituzionalista Augusto Barbera “ la riforma del titolo V ha già prodotto non pochi danni alla governabilità del Paese”.

Nonostante queste critiche aspre e il contenzioso Stato-Regioni che sommerge la Corte, Giuliano Amato ha dichiarato il 14 gennaio 2011 all’Accademia dei Lincei che “la svolta federale in atto servirà a superare la incompiutezza della unificazione italiana”. Un trasformista braccio destro di Craxi che mira alla Presidenza della Repubblica con l’appoggio del centrodestra e di Bossi.

Il federalismo accettabile è solo quello solidale. Convinti, con Ciampi, che “per diffondere in Europa un generale benessere, maggiore giustizia sociale, un più alto livello di democrazia” , il federalismo richiede “cultura politica, accresciuto impegno civile di amministrati ed amministratori, nuovo patriottismo, regionale, nazionale ed europeo. ” Ma Ciampi riconobbe che la nascita delle Regioni era una delusione: non avevano saputo evitare “ costosi doppioni”, una “proliferazione burocratica, dannosa per lo sviluppo di ogni regione”, ed -io aggiungo – una crescita di corruzione e crimine organizzato. La mafia continua a gestire le risorse destinate alle regioni provenienti dallo Stato e dall’UE . Come confermano Commissione Antimafia e DNA.

Parlando del federalismo non dimentichiamo che Bossi e premier mirano allo stravolgimento della Costituzione, già tentato nel 2005. con Senato Federale, Corte Costituzionale e federalismo fiscale. Il senato Federale, approvato dal Parlamento nel 2005 , fu bocciato dal referendum popolare. Giuliano Vassalli ammonì che esso realizzava il predominio del Senato federale sulla Camera ed era “Un istituto ibrido, incomprensibile in più punti” . La Lega vuole un Senato federale con poteri più ampi di quelli della Camera. E il potere di eleggere 4 membri della Corte Costituzionale, mentre alla Camera ne resterebbero solo 3, (oggi ne spettano cinque al Parlamento in seduta comune). Con l’aumento dei giudici di nomina politica, la Consulta non sarebbe il giudice imparziale delle leggi, ma un organo della maggioranza. E dunque non in grado di dichiarare la incostituzionalità delle leggi approvate dalle maggioranze di centro destra e di centrosinistra, a partire dal lodo Alfano. Al Senato spetterebbe un groviglio di competenze, tra cui un potere di veto sui rapporti internazionali, tutela e sicurezza sul lavoro, istruzione, ricerca scientifica e tecnologica, salute, finanza pubblica e del sistema tributario, art 117 3 comma Cost. Un guazzabuglio che porterebbe alla paralisi del Parlamento ed alla disgregazione del Paese.

Farraginoso era il sistema escogitato dalla Lega per disciplinare i rapporti tra Camera e Senato federale nella formazione delle leggi. Una riforma per aumentare i conflitti. In realtà la Lega tende alla secessione morbida del Nord dal resto dell’Italia. Una conferma della incidenza negativa del federalismo sullo sviluppo viene dalla Corte dei Conti che ha denunziato, nel 2009 e 2010 che la corruzione dilaga essendo divenuta una tassa immorale e occulta, pagata dai cittadini, pari a 50-60 miliardi di euro all’anno . “Un fenomeno che ostacola nel Sud, gli investimenti esteri”. Nella classifica della corruzione, tra le prime cinque regioni, – afferma la Corte- ce ne sono quattro nel sud : Sicilia (13% del totale delle denunzie), Campania (11,46%), Puglia ( 9,44 ), Calabria (8,19) preceduta dalla Lombardia con il 9,39 del totale delle denunce. A questo si aggiunge l’aumento della spesa corrente del 4,5% (stipendi e pensioni), un costo insopportabile per la collettività.

D’altra parte, guardando ad Adro e Lazzate, capiamo che il federalismo tende a proteggere gli interessi particolari della lega contro quelli dei cittadini delle altre regioni d’Italia e contro gli stranieri. E a intaccare settori quali scuola e sanità. La scuola non sarà più luogo del confronto pluralistico di giovani di diverse culture, etnie e religioni ma quello in cui la formazione si frantumerà nelle varie regioni a seconda delle diversità religiose ed etniche, con il vanificarsi della speranza di costruire una comune cittadinanza democratica secondo i principi di solidarietà e tolleranza.

Nella sanità saranno avvantaggiate le Regioni più ricche di fronte alle regioni più povere meno garantite rispetto ad un bene primario quale è il diritto alla salute. Ciò lederebbe la idea unitaria dello Stato pensata dai padri costituenti quale “forma fondamentale di solidarietà umana”. Il parlamento nazionale, che legifera su diritti e libertà fondamentali dei cittadini, sul lavoro, sulla indipendenza dei magistrati, sul pluralismo della informazione, sui sistemi elettorali e sui conflitti di interesse, perderebbe la sua centralità e la sua libertà. Il solo effetto positivo dello scandalo che travolge il Premier è- speriamo- l’affossamento del federalismo.

La situazione politica

Mentre la stampa dedica decine di pagine alla telenovela Ruby-premier, eventi gravi come la guerra in Afghanistan e la morte dei soldati italiani, la vicenda delle trattative tra Stato e mafia, volute per consentire la nascita del regime, e la verità sui responsabili delle stragi sono quasi del tutto oscurate. La morte dell’alpino Luca Sanna colpito da un talebano nella base di Baia Murghab è stata relegata dai media nelle pagine interne. I giornali sono a caccia delle telefonate osè delle presunte amanti del premier. E tuttavia, tentiamo una breve analisi della situazione. Il capo del governo è più che mai abbarbicato alla poltrona di premier e trova nuovi adepti, pronti a vendersi al migliore offerente pur di non lasciare gli scranni in parlamento. Ma il destino del Capo sembra segnato dal nuovo atteggiamento di Umberto Bossi. Che non gli offre il sostegno di sempre. Anzi lo invita a non attaccare i giudici e gli chiede perentoriamente il varo del federalismo. Salvo a scaricarlo subito dopo l’approvazione dei decreti. Se ciò non avverrà in tempi brevissimi, la Lega, forte delle previsioni che la vedono in ascesa, andrà lo stesso alle elezioni anticipate. Il disegno di Bossi è chiaro: ingoiare quest’ultimo rospo per non pregiudicare il cammino del federalismo secessionista. E subito dopo liberarsi dell’alleato scomodo indifendibile di fronte al popolo di Pontida puntando alle urne per un nuovo sicuro balzo in avanti.

Ma sembra difficile che il premier riesca a varare le riforme sulla giustizia che lui annuncia ogni giorno. Un attacco alla giustizia sarebbe insopportabile anche per i leghisti.

[27/01/2011] di Ferdinando Imposimato

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