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Degenerazione dell’arte

24 ottobre 2011 Lascia un commento

“L’arte è ispirazione, intuizione e genio ma, l’artista, è lavoro, fatica e sudore. Il dolore é il collante di tutto questo”.

L’evoluzione è quella capacità intrinseca in ogni individuo di sapersi dissociare dall’eredità genetica e dalle imposizioni e dipendenze psicologiche. Ma questo succedeva quando la terra era piatta e gli uomini erano autonomi, liberi e consapevoli. Una libertà che prescinde da ogni schiavitù fisica, appartenenza religiosa e razza, per attestarsi come carattere di unicità irripetibile e irrinunciabile.
In quest’epoca insensata, per brevità definita “moderna”, questa capacità si è spenta ed estinta per sempre, sostituita da un’omologazione massiccia dei comportamenti e del pensiero. Oggi, ogni ribellione, personalismo e atto rivoluzionario ci sono negati, per attenerci scrupolosamente alle regole di un libretto di istruzioni che il Sistema ci da in dote al momento della nostra venuta al mondo.
L’immagine che l’attuale societa liberista ci vuole spacciare del passato, è vergognosamente falsata e inattendibile sotto ogni punto di vista.
Lo scopo ultimo di una tale opera di mistificazione è teso a giustificare le abnormità e le nefandezze di un presente assente e di una realtà, unica nella storia del mondo, per inclinazione alla menzogna, causa di degrado e di violazione.
Nelle nostre società “moderne”, ci sono sempre più individui che, pur di scansare ogni fatica fisica, morale e psicologica, si adattano al peggio, tradendo così ogni vero sentimento umano, di amore, di valori e di bellezza. In questo modo, imparano a mentire e a fingere (sia con gli altri che a se stessi) in una sorta di commedia dell’assurdo che si propone di contrastare e placare un pungente disagio psichico somatizzante, prodotto da una paura esistenziale paranoide e dall’intima vergogna, relativa a un’auto stima ai minimi termini – fino a confondere, in seguito, la realtà con la commedia. Le attenuanti, poi, intervengono come elementi dopanti di deresponsabilizzazione e sistematica maldicenza, accusando gli altri di essere la vera causa dei nostri problemi e fallimenti!
Un tempo, era una lacerante passione, un bisogno vitale e ineludibile che, fuori da ogni interesse di natura pratica, ambizione, ed effimera vanità, costringeva alcuni eletti fra gli uomini ad avventurarsi nel mistero delle arti (pittori, scultori, filosofi, architetti o scrittori). Le sole armi di cui disponevano erano, la rinuncia, il sacrificio e la perseveranza, consapevoli della necessità del dolore e dell’ineluttabilità della morte.

In quest’epoca malata di relativismo, dove la tecnologia e il messaggio mediatico si sono sostituiti alla passione e all’ispirazione, sono altri i fattori stimolanti: “opportunismo, indolenza, protagonismo, vanità, e il diniego verso ogni tipo di sofferenza e ostacolo, retaggio infantile di un perverso sentimento di immortalità.

“In verità, la brama del benessere uccide la passione dell’anima e ride dietro il suo funerale” – Gibran –

Così, alla parola arte, si è voluto accostare l’aggettivo “moderna”, allo scopo di potere giustificare qualcosa che, con l’arte (intesa nel suo più autentico significato) non ha nulla da spartire, ma ne è il suo esatto opposto e in netta antitesi con tutto ciò che la stessa si è sempre prefissa: onorare e rendere omaggio alla bellezza e all’armonia.

Del resto, tutto ciò che viene definito “moderno”, sia che si tratti di architettura, di musica, di pittura o di scultura, di cultura, di guerra o della nostra stessa vita, non é che la somma di quello scempio di valori evidente a tutti, che si è accanito sulla nostra quotidianità, azzerandone la sua qualità e ogni riedificante anelito di bellezza e di felicità.
La stessa “storia moderna” non è stata altro che un sistematico susseguirsi di tragedie e di violazioni, di catastrofi e allucinazioni, risultato ultimo di quella “moderna scienza” che, sulla profanazione dell’impianto etico, la mistificazione e la licenza, ha suggellato e coronato il suo perverso progetto di omologazione e di paura.
L’aria tossica delle nostre città, la contaminazione delle acque, il dissesto idro/geologico del territorio, tutta quella marea di rifiuti pericolosi dispersi in ogni dove e, più in generale, la catastrofe ambientale, sono i frutti velenosi di un Sistema perverso che, in funzione e in ragione di questa subdola “modernità”, ha privato gli individui di ogni loro capacità critica, personalismo e slancio rivoluzionario.

L’arte come tale e in quanto tale, non si spiega e non si traduce; fugge ogni tempo, non è oggetto di mercimonio, ne strumento di indulgenza ascritto a sdoganare l’orrore e l’obbrobbio di una realtà in putrefazione, per poi ergersi ad espressione intellegibile di ispirazione e creatività .
Ma è proprio attraverso quello strambo linguaggio, oggi definito concettuale che, l’arte moderna, intende spiegare i motivi di una tale degenerazione per poi affermarne la sua validità. Diversamente, niente di questo luna park dell’orrore, discarica di pulsioni necrofile, avrebbe un senso e un significato, oltre alle ragioni addotte dallo stesso autore (per brevità, artista) che, con uno sforzo sovrumano e una capacità di auto/convincimento fuori dal comune, intravede nella sua “opera”, uno di quei supposti messaggi che, oltre a lui, solitamente non scorge nessuno. Per tanto, queste nuove espressioni dell’arte, sono obbligatoriamente accompagnate da un libretto esplicativo sulle finalità dell’artista, il più delle volte sconosciute anche al medesimo.
Se vi è mai capitato di visitare una di queste “singolari” mostre d’arte moderna (che sia di pittura o scultura), vi sareste trovati di fronte ad un indecente spettacolo di relativismo creativo (un vero delirio di elucubrazioni) che, sull’incapacità del visitatore di dedurne una qualsiasi motivazione e guizzo di genio, accredita il suo significato ultimo: il Nulla!
Un vero ed esaustivo trattato di psichiatria contemporanea, esposto in bella vista a beneficio dei tanti, dove tutto è concesso e tutto è possibile; dove la vanità si mescola con una pretesa intellettualità e l’indecifrabile messaggio subliminale intrinseco all’opera, con lo stupore interdetto degli astanti.
Un luogo infernale dall’atmosfera glaciale, dove orde di critici e fanatici, si sperticano in dotte disquisizioni e dissacranti citazioni, per conferire a quello spazio limbico, una sua dignità, un suo scopo e una ragione. Ma la ragione e con lei la bellezza, sono le sole hanno disertato la festa. Un Red Party dove tutto è concesso – dove ogni ubriacatura e sballo, licenza, follia e menzogna, evaporano in un turbinio di parole vuote e dissonanti, rimandando la comprensione, alle elucubrazioni di una soggettività priva e privata di alcun fondamento culturale, supposto canono estetico, e principio etico.
Del resto, l’etica (se mai ancora qualcuno ne apprezzi il significato ) è il terreno di coltura di ogni espressione umana, che sia pratica o creativa, che si pone come confine invalicabile oltre il quale, tutto trasfigura il licenza, profanazione e turpitudine e, ogni sentimento di autentica bellezza, soccombe sotto la scure della violazione, dell’inettitudine e di un narcisimo frustrante e paranoide.

Così, allo stesso modo, la conoscenza “moderna” fa il suo ingresso nella storia, parallelamente e congiuntamente alla rivoluzione industriale.
Diversamente, da un tempo, la conoscenza ha assunto le caratteristiche della violazione, dell’invasione e della profanazione. La causa di una tale degenerazione, è relativa al’introduzione dell’elemento meccanico e tecnologico che si è sovrapposto ad ogni principio etico e regola deontologica, e in grado di eludere (mercificandola), ogni oggettiva responsabilità individuale e ragionevolezza.
Il fine giustifica i mezzi se, il risultato ottenuto, non mette a repentaglio o va a sacrificare i diritti degli altri, in termini di qualità della vita, libertà, giustizia e uguaglianza.
Gli scopi, della “moderna scienza e conoscenza”, procedono nella direzione opposta: interesse particolare, potere e privilegio. L’autentica passione per la conoscenza (che attinge le sue ragioni in un concetto di bene comune), ha trasfigurato la sua originaria funzione, in curiosità maniacale, effimera vanità, arsura di potere e facile profitto. La modernità, in tutte le sue espressioni, è una lista infinita di ipotesi e congetture, mercificate e propagandate, come miracolose e miracolistiche. I risultati sono effimeri e momentanei e, la sua potenzialità distruttiva, é reale e non opinabile. La moderna conoscenza scientifica è una dimostrazione di illusionismo applicato alla realtà, che gioca sulla percezione falsata della gente. I suoi effetti devastanti, sono sotto gli occhi di tutti.
Oggi, tutto ciò che viene definito, scienza, conoscenza e ricerca, non è che il progetto di mistificazione pianificato dal Sistema Relativista e finalizzato (attraverso quelle che definisce conquiste del progresso), al consolidamento del suo perverso potere (economico e mediatico) e alla logica del profitto. Il mondo insensato della nostra epoca, che al più presto, la storia dell’uomo si appresterà a rimuovere e occultare (perché incapace di accettare e affrontare la vergogna prodotta dal mercimonio della sua anima, con il maligno), esula da ogni concetto di evoluzione e involuzione, per attestarsi come elemento di stagnazione degenerativa.

L’arte “concettuale” (così definita per sdoganare un qualcosa che diversamente non avrebbe diritto ad esistere), è qualunque espressione artistica in cui i concetti e le idee espresse siano più importanti del risultato estetico e percettivo dell’opera stessa.
Un bel giochino davvero!!! Il movimento artistico che porta questo nome si è sviluppato dagli Stati Uniti d’America (un classico di società relativista) a partire dalla seconda metà degli sessanta.

Anche la Minimal Art (Minimalismo) ebbe origine negli Stati Uniti e fu contraddistinta dalla produzione di grandi strutture geometriche ingombranti, cromaticamente “essenziali” e ispirate a fredde modalità puramente costruttive che privilegiavano una fruizione di stampo razionalistico e relativistico, priva di concessioni all’empatia o allo stesso godimento estetico.
Gli impacchettamenti del bulgaro Christo, artista proveniente dal Nuovo Realismo, fino agli interventi spettacolari dell’americano Walter De Maria (come The Lightning Field del 1977), fino alle passeggiate dell’inglese Richard Long, sono un esempio esaustivo di quanto l’arte moderna, si sia posta a paradigma di quella catastrofe umana, ambientale e di valori che sta caratterizzando la nostra epoca.
La “Merda d’artista” è il titolo di un’opera dell’artista italiano Piero Manzoni. Il 21 maggio 1961 l’autore sigillò le proprie feci in 90 barattoli di conserva, ai quali applicò un’etichetta con la scritta «merda d’artista». Manzoni mise in vendita i barattoli di circa 30 grammi ciascuno ad un prezzo pari all’equivalente in oro del loro peso. La creazione non mancò di suscitare un morboso interesse escrementizio, sia a causa della radicale rottura con la tradizione artistica del tempo che per l’evidente segnale di degenerazione e decadenza dell’arte moderna.
Così si é espressa la critica: “L’opera, intende alludere con ironica metafora all’origine profonda del lavoro dell’artista, in senso più vasto dell’uomo che creativamente produce!!! “ E’ stato sottolineato anche un lato poetico, quello della cessione da parte dell’artista di una parte di sé, in senso ironico. Lidea che un artista già affermato troverebbe mercato e consenso della critica per qualsiasi sua opera che crea, anche le più scadenti e banali! Encomiabile!!!
Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d’arte in tutto il mondo (ad esempio l’esemplare numero 4 è esposto alla Tate Modern di Londra ed il barattolo 80 è esposto nel nuovo Museo del novecento di Milano) ed il valore di ciascuno di loro è stimato intorno ai 30.000 e 50.000 euro.

Quando la terra era piatta, il buio governava le notti, e meravigliose creature di altri mondi scendevano sulla terra per abitare i sogni degli uomini. Oggi, accecati dalla luce rovente della “modernità”, ci hanno lasciati soli per sempre, svuotandoci da ogni vera passione. Ed é nel sentimento della passione, che attingiamo le risposte ai nostri interrogativi e, senza la quale, non può esistere alcuna forma di vita e forma d’arte essendo, la nostra esistenza, una sua estensione.
Il frenetico adoperarsi di api e formiche, nel loro instancabile e incessante andirivieni strutturato da regole ferree e codici etici, è l’espressione di una volontà e di un’intelligenza superiore che attingono la loro energia nel sentimento della passione. Oggi, non siamo che termiti!
Gli stessi “schiavi” d’Egitto, innalzarono le piramidi sotto la spinta propulsiva di una smisurata passione. E non era il denaro, il potere e la vanità, lo spartiacque fra la gioia e il dolore, fra la vita e la morte e fra la bellezza e l’orrore, ma quella capacità di amare e di sperare che, da sempre, avevano contraddistinto gli individui delle civiltà del passato – un mondo perfetto, messo a tacere per sempre, dalla stupidità dell’uomo moderno.

La passione deterge, purifica, rigenera, forgia la volontà ed è messaggera di bellezza – trascende ogni debolezza e paura, per dare forma e contenuto alle aspirazioni umane, suggerendo all’uomo, il significato della vita.
“Quale passione, oggi, arde nel cuore di questi novelli artisti del nulla? Quale spirito divino alberga nella loro anima? Da quale pozzo, misurano il livello della loro felicità e, l’acqua di quale torrente, ristora e placa l’arsura della loro sete di conoscenza e di autentica e trascendente ispirazione?”

L’immagine raccapricciante di quest’epoca insensata, pregna di relativismo, è la rappresentazione iconografica di un’umanità svuotata da ogni più remoto barlume di passione e di bellezza. Un mondo affollato di anime dannate che, al pari di cavallette fameliche, si agitano impazzite dentro il caos di pensieri schizofrenici, vagando avanti e indietro, senza una meta e una qualsiasi comprensibile ragione, lasciando dietro di loro, morte, dolore, distruzione e sozzura. Tutto questo, ha innescato un processo di necrosi che, dal tessuto sociale, si è esteso all’ambiente tutto, compromettendo irrimediabilmente, ogni auspicabile e radicale riconversione e più remota speranza.

Oggi la “modernità”, in tutte le sue espressioni, è una lista infinita di ipotesi e congetture, mercificate e propagandate, come miracolose e miracolistiche. I risultati sono effimeri e momentanei e, la sua potenzialità distruttiva, é reale e non opinabile. La moderna conoscenza scientifica è una dimostrazione di illusionismo applicato alla realtà, che gioca sulla percezione falsata della gente. I suoi effetti devastanti, sono sotto gli occhi di tutti. L’impossibilità, poi, di poterne comprenderne i significati e le logiche che hanno generato una tale condizione, confermano il nostro livello di inconsapevolezza e di una natura, oramai avulsa da ogni più remota forma di intelligenza e spirito di autoconservazione.
La scienza moderna, l’arte moderna, la cultura moderna e in sintesi, la vita moderna (definite tali in modo da poterne giustificare, aberrazioni, incapacità, irresponsabilità e indolenza, ma più ancora, il confronto con la verità assoluta), sono la metastasi delle società liberticide e relativiste che, nel consumismo fast food e nel profitto ad ogni costo (parametro principe e fine ultimo di ogni azione umana), sono espressione di vuotezza, omologazione e squilibrio.
Gianni Tirelli

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B. e il Duce: diversi in cosa?

24 ottobre 2011 1 commento

Mussolini era un tiranno armato, il Cavaliere invece ha realizzato un autoritarismo morbido che, con le barzellette e la corruzione, ha ucciso l’orgoglio degli italiani, ne ha eroso l’anima. Per questo il capo del fascismo è finito a piazzale Loreto, mentre questo non siamo stati ancora capaci di mandarlo via

La domanda è: perché gli italiani riuscirono a liberarsi di Mussolini, un tiranno armato, e non sono capaci di licenziare Berlusconi, che non ha milizie e ha instaurato un regime autoritario ma non feroce? Forse perché Berlusconi non ha una politica, ma governa nell’assenza della politica. il suo qualunquismo totale agli italiani evidentemente piace.

Mussolini aveva una politica estera e cercava di cogliere gli ultimi vantaggi dell’imperialismo. Commise l’errore fatale di allearsi con il nazismo hitleriano per la conquista del mondo e fu travolto nel suo fallimento. Berlusconi non ha una politica estera, è pronto a passare dall’alleanza con gli Stati Uniti a quella con la Russia, ma agli italiani la cosa sembra indifferente, come ai tempi di “Francia o Spagna purché se magna”. Mussolini aveva creato un regime autoritario nazionalista che per certi versi piaceva agli italiani vanesi superficiali, un regime di cui era palese la debolezza: il gallo fascista che cantava su un mucchio di letame ma che coltivava l’amor proprio dei suoi sudditi fino all’ora della delusione totale. Berlusconi non ha creato nessun regime politico, ma qualcosa di peggio: l’assenza della politica, ha autorizzato gli italiani a fare i loro comodi.

Che cosa è la corruzione berlusconiana? Un permesso generale di furto, un invito a rubare allo Stato a vantaggio dei privati furbi. Il fascismo era un regime a tre piani: il mussoliniano, il clericale o partito dei vescovi, e il capitalista, i padroni del vapore “il grigio Pirelli” e “l’infido Agnelli”, la rete delle parrocchie e la monarchia. A questi poteri antichi e sovrapposti Mussolini si consegnò senza sospettare la congiura in corso, accettò l’invito del sovrano all’ultima udienza e fu congedato con una frase perfida di falsa cortesia piemontese: “C’am fasa el piasì”, mi faccia il piacere di togliersi di mezzo, e fuori lo aspettava il colonnello dei carabinieri e l’autoambulanza che fu la sua prima prigione. Una rivoluzione autoritaria che si credeva padrona del paese e che finiva in un arresto clandestino, in una congiura di palazzo organizzata da Dino Grandi, ministro degli Esteri firmatario e promotore della condanna del Gran Consiglio, l’organo creato per difendere il duce e che invece lo liquidava. Berlusconi e la sua fine politica sono altra cosa: l’uomo è tuttora in piedi, per merito dei suoi difetti più che delle sue virtù. Lui ha fatto il gallo del pollaio cantando sul mucchio di letame, ma ha permesso a milioni di italiani di fare i comodi loro, di non pagare le tasse, di saccheggiare lo Stato. La sua formazione di imprenditore abile e fortunato si è rivelata una iattura, prevedibile, perché quando alla guida di un paese arriva a furor di popolo uno che è nato per far soldi, per essere il capo degli avidi, è chiaro che guiderà il saccheggio.

Tutti si chiedono perché resti al potere anche se dice cose intollerabili, come il “forza gnocca” come nome del partito della rinascita. Resta al potere perché il suo regime di autoritarismo morbido senza torturati e fucilati ha ucciso l’orgoglio, la protesta, l’indignazione degli italiani, la loro ribellione al satrapo e alle sue laide barzellette. Un’immensa platea di decine di milioni di persone apre le televisioni e legge i giornali per sapere che il cavaliere di Arcore ha di nuovo dato fuori di matto, ma non si sa più come fermarlo, come interdirlo. Nel 1945 avemmo l’illusione, la speranza che fosse tornata, e tornata per sempre, la democrazia, il tempo della ragione e della solidarietà. Ci siamo sbagliati: è arrivata una stagione di privilegio e soperchierie. Chi di noi, diciamocelo, ha ancora il coraggio di dire ai nostri figli che gli abbiamo preparato una vita nella libertà e nella giustizia?
di Giorgio Bocca