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L’inquietante scricchiolio di un sistema al collasso

15 ottobre 2012 2 commenti

“…un idiota che definisce conquiste le atrocità, e bombe intelligenti, le armi di distruzione di massa – un paranoico che viola ogni principio etico e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, per colmare il vuoto della sua infinita solitudine – masse di poveri invasati e idolatri sottomessi ai miti dell’intrattenimento, e operai dell’Ilva di Taranto che schiattano di tumore per mille euro al mese, nella più totale indifferenza di tutti..”

Ciò che sta succedendo nel mondo, non é una comune recessione legata a fattori finanziari (di varia natura), ma l’inquietante scricchiolio di un sistema al collasso che, giorno dopo giorno, affonda dentro le sabbie mobili del relativismo liberista. Le crisi, presto o tardi passano, ma un corpo dilaniato dalle metastasi di un tumore, muore. Anch’io ho avuto ì miei momenti di crisi, periodi difficili e dolorosi che, grazie a Dio, data la mia buona costituzione fisica, e una visione della vita, ancorata saldamenti a valori, principi e punti di riferimento inossidabili, ne sono uscito più forte e rinnovato di prima. Fortunato? Si – sicuramente, ma anche dotato di solida volontà, consapevolezza e di un’indipendenza mentale eccezionale, che mi deriva da un ossessivo bisogno di verità e di giustizia. (La libertà intellettuale, è quella capacità in grado di trasformare i propri ragionamenti o intuizioni, in conclusioni realistiche. E’ la risultante di un’operazione di bonifica da pregiudizi, egoismi, personalismi e da ideologie).

Gli economisti dichiarano “si avvertono segnali di ripresa!”. Le stesse cose, le abbiamo ascoltate oltre un decennio fa, dopo l’esplosione della bolla finanziaria e del conseguente tracollo, dei listini di borsa. Gli economisti, al pari di androidi (come scienziati, ricercatori, operatori finanziari, studi di statistica e compagnia bella), hanno codificato qualsiasi cosa, trasformando tutto in numeri, al fine di semplificare il processo di verità, ed evitare, così, il confronto con le loro menti aride ed ottuse.
La vita e la realtà, sono ben altra cosa!
La scienza moderna, ha fallito nel suo intento, credendo e fingendo di potere e volere migliorare la condizione di vita degli individui quando, in verità, si è persa nel vortice della sua vanità e nell’auto referenza.
Le sole motivazioni di base, in realtà, sono il profitto, il privilegio e il potere; le fondamenta di sabbia sulle quali si sono edificate le società liberiste relativiste.
Un oceano di menzogne, dalle profondità incommensurabili, finalizzate all’interesse particolare, riproducono le sabbie mobili dentro le quali, le società moderne stanno sprofondando.
Coloro che, per una sorta di codardia intellettuale, ci accusano di catastrofismo, sono gli individui inetti e rammolliti di questo secolo nefasto – ciechi e sordi, di fronte alla lapalissiana tragedia ambientale e morale che ci sovrasta – ignoranti e irresponsabili a tal punto da esserne complici attivi – padri e madri privati dal più remoto barlume di coscienza, per figli senza futuro – sono individui impauriti e spenti, relegati dentro il vuoto delle loro paure – servi e schiavi del ricatto, dell’intimidazione, della retorica e del quieto vivere – vermi aggrovigliati l’un l’altro, dentro un auto compiacimento morboso e nauseabondo; uomini senza palle – donne senza figli – vite senza vita.
In pochi decenni, l’homo sapiens, si è trasformato in una specie di larva, molle e viscida. Mutazione degenerativa! Migliaia e migliaia di anni di evoluzione buttati nel cesso nell’arco di qualche decennio – il maligno, lavora in discesa!

Quella che oggi, definiscono, scienza e conoscenza, è il più estremo atto di profanazione che mai sia stato perpetrato nella storia dell’umanità. L’uomo senza radici del ventunesimo secolo, ha demonizzato e ripudiato quello che era il suo passato, ritenendolo obsoleto, privo di dignità e poco igienico. In verità, non c’é nulla di più lercio e raccapricciante dell’uomo senza radici; un uomo che ha chiamato libertà la licenza, furbizia l’intelligenza, e civiltà la sua schiavitù – una forma di vita che ha devastato il suo habitat e incenerito il suo spirito – un essere schizofrenico che espianta gli organi dai suoi simili per ricucirseli addosso – un imbecille che ingurgita le merendine cancerogene della pubblicità, “fatte come quelle di una volta!!” – un maniaco ossessivo che sa tutto sui pesci, e tutto sui mari quando, di pesci non ce ne sono più, e ì mari sono cloache a cielo aperto – sa tutto dei ghiacciai, quando i ghiacciai marciscono e si squagliano – tutto di ogni cosa, quando ogni cosa si estingue – un mentecatto che manda giocattolini miliardari su marte, in nome di qualcosa che chiama progresso, e aggiunge “presto lo colonizzeremo” – un idiota che chiama conquiste le atrocità, e bombe intelligenti, le armi di distruzione di massa – un paranoico che viola ogni principio etico e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, per colmare il vuoto della sua infinita solitudine – masse di poveri invasati e idolatri sottomessi ai miti dell’intrattenimento, e operai dell’Ilva di Taranto che schiattano di tumore per mille euro al mese, nella più totale indifferenza di tutti – un sistema che sa fare tutto, tranne ciò che serve veramente all’uomo – un sistema cancerogeno che, da cinquant’anni, chiede soldi ai cittadini per la ricerca, e ti ammazza ancora con il cobalto, la radio e chemio terapia. Nessuno vuole sconfiggere il cancro. A sti prezzi!

Nel frattempo, la pubblicità mente, la politica mente, la Chiesa mente, la scienza mente, ì giornali mentono, e ì padri mentono ai figli, in un’orgia di relativismo parossistico dove, gli egoismi e le dipendenze, non trovano ragione, e la paura, generatrice di ogni male e di ogni dolore, ebbra di sangue, sancisce il suo trionfo.
Alla tecnologia poi (che é responsabile di tutta quella montagna di rifiuti mortali che ci sta oramai sommergendo), é dato il compito del suo smaltimento e della bonifica. Sarebbe come chiedere al diavolo che abbiamo assoldato per distruggere, di ricostruire per il bene comune.

In un tale mondo, non c’é posto per la giustizia e la libertà poiché, entrambi, possono germogliare al sole di quelle società, epurate da ogni potere.

Gianni Tirelli

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Dedicato a tutti i lavoratori

15 ottobre 2012 Lascia un commento

Cielo grigio a Milano e umore dello stesso colore con punte di rosso che si scagliano verso le nuvole inseguite dall’azzurro di ciò che vorrei.
Sono stanca di sentir parlare dei lavoratori preceduti dalla parola POVERI, sono stanca e non si può più tacere!
Non siamo poveri ma siamo ricchi di idee e di creatività, siamo equilibristi che sul filo su cui siamo stati lasciati( rappresentato dalla strada per molti di noi) ci muoviamo senza cadere, con la nostra dignità e con la forza della volontà, ci districhiamo fra le mille peripezie a cui ci avete costretti.
Non siamo poveri perché riusciamo a non darci per vinti ed a stare dalla parte della correttezza e se prendessimo esempio da chi con i “ nostri”soldi ha sempre festeggiato invece di reinvestirli per migliorare le condizioni di vita della collettività (cosa che fa parte delle mansioni di chi ci rappresenta e quindi non un optional ma un obbligo!) ci trasformeremmo in complici silenti anche noi.
Non siamo poveri perché abbiamo una testa che riusciamo ad usare e con la quale gestiamo la nostra vita ma anche quella dei colleghi che vivono situazioni analoghe ,perché ci siamo inventati il modo di prenderci cura delle nostra aziende cosa che avreste dovuto fare voi invece di abbandonarle come animali feriti lungo le strade che avete percorso scalandole per poi arrivare a questo tanto agognato successo,ed ora senza noi ,senza chi il lavoro lo esegue realmente che cosa ve ne farete?
Non siamo poveri perché non abbiamo mai svenduto al peggior offerente il nostro saper fare e conserviamo intatta ta la dignità e l’orgoglio di chi non si vergogna di vivere una situazione di vita non richiesta ma imposta da chi, a differenza dei lavoratori ,si è fatto mero esecutore di ordini impartiti da squali più grandi di loro.
Non siamo poveri perché sappiamo quello che vogliamo ed è ora di dirlo e di non parlare solo di persone corrotte e senza scrupoli che non hanno esitato ad abbassare saracinesche sulle loro aziende non tenendo conto di non poterle abbassare sulle nostre vite.
Vogliamo tornare a sentirci utili, ad avere uno scopo.
Vogliamo tornare a poter dimostrare di avere conoscenze e competenze da offrire alla società.
Vogliamo comunicare senza il timore di ripercussioni ulteriori la nostra totale disponibilità per chi volesse tornare a credere in questo paese ed in chi lo popola.
Vogliamo far capire che le buone intenzioni non hanno colore,non sono da mettere in discussione ,non sono da racchiudere in falsi schematismi mentali ma sono qui e sono da vedere dimostrate ogni giorno a differenza di chi si è reso dopo le chiusure delle aziende irreperibile e spunta solo per tenere bassa la voce di chi voce ne ha ancora a tanta per ribadire ciò che ha dovuto suo malgrado subire.
Vogliamo tornare a poter avere la serenità della normalità ,la serenità del vivere quotidiano che ci è stato tolto così come ci sono stati tolti i sorrisi spensierati di pochi mesi fa.
Vogliamo tornare ad essere rispettati e presi in considerazione perché se per tanti anni abbiamo collaborato con le aziende presso cui lavoravamo non è stato casuale ma perché avevamo la stoffa per farle crescere ed ampliarle altrimenti si sarebbero liberati molto prima di noi.
Vogliamo smettere di essere trasparenti per le istituzioni che promettono e non mantengono nulla di ciò che viene sottoscritto e firmato.
Vogliamo vedere la stampa,i media tutti smettere di usare i nostri pianti,le nostre scene di disperazione quando veniamo aggrediti e picchiati da chi ci dovrebbe proteggere,vogliamo che la strumentalizzazione cessi e che ci sia lo spazio di farci raccontare le nostre storie, perché esse sono le nostre vite alle quali è dovuto tutto il vostro rispetto.
Vogliamo non dover compiere gesti eclatanti per essere ascoltati, perché l’ascolto è dovuto a chi sta combattendo una battaglia che non si limita al presente ma a garantire anche alle generazioni che ci seguiranno un vivere da persone libere e raziocinanti e non da marionette che si muovono su un palco non desiderato.
Vogliamo che che ci conosce sia comunque fiero di noi e che non si debba vergognare nell’associarsi a noi, a chi lotta, a chi non si da per vinto perché penso che da queste situazioni ci sia solo da imparare ed un bel bagno di umiltà a chi vede queste realtà come lontane da se non guasterebbe di certo.
Vogliamo poter andare fieri di ciò che stiamo facendo intanto che il mondo bene si sollazza all’ombra di palme di isole caraibiche facendo bagni di sole e mare non capendo la coscienza marcia non verrà mai ripulita e che per ogni momento di tristezza che i lavoratori hanno a loro ne spetteranno molti di più.
Vogliamo tornare a sperare ,riuscire a vedere segnali positivi da chi ancora non si è venduto e non ha barattato la sua voglia di vederlo rinascere questo paese,vogliamo che qualche imprenditore che apprezzi realmente il lavoro e le capacità che abbiamo dimostrato per tanti anni lasci parlare il suo cuore e non il portafoglio dell’interesse finalizzato a se stesso.
Per una volta parliamo di noi lavoratori, di quanto abbiamo fatto nel corso degli anni, di quanto tempo abbiamo investito nella nostra crescita professionale, di quanto abbiamo creato a livello di rapporti lavorativi ed interpersonali, della nostra puntualità, del nostro rigore, del nostro rispetto, del nostro saperci fare non solo con le mani ma anche con la nostra testa.
Per una volta parliamo di noi, dei nostri interessi, di quanto siamo poliedrici, di quanto sappiamo e vogliamo fare anche per chi verrà dopo di noi, di quanto ci teniamo a farlo ancora bello questo paese da cui tutti fuggono.
Voglio tornare a scrivere Paese con la P maiuscola ed al momento non mi sento di farlo perché non mi sento rappresentata da chi ha solo speculato e continua a farlo creando disgrazie senza vergognarsi.
Vogliamo tornare a leggere sui giornali notizie di ripresa e di vita quotidiana che non siano i suicidi perché non si sa più come avere voce, come ricevere ascolto ,come mettere insieme il pranzo con la cena , come vivere e non è colpa di chi decide disperato di farla finita se non gli è stato insegnato a rubare per vivere ,non è colpa sua se l’esempio che gli viene fornito è il contrario della correttezza e riceve titoloni e pagine intere dedicate quando alla morte causata da altri viene dedicato solo uno scarno trafiletto.
Dove stiamo andando? Cosa sta diventando questo mondo? Perché chi ha ancora buoni sentimenti deve vergognarsene e chi dovrebbe vergognarsi viene esaltato?
Non siamo poveri, non siamo stanchi, non siamo criminali ,non siamo venduti, non siamo incompetenti , non siamo disposti a tacere, non siamo da buttare, non siamo come voi!!!!
Portate sempre rispetto ai lavoratori perché essi sono il motore trainante dell’economia e senza di essi nessuno sarebbe diventato ciò che è diventato e la sera quando andate a dormire al caldo pensate anche un po’ a chi è fuori, al freddo e sotto un cielo che gli fa da coperta sta difendendo con tutta la dignità possibile un futuro di cui tutti sembrano aver dimenticato il valore.
Anna Lisa Minutillo

P.S Dedicato a tutti i lavoratori che sono in lotta per difendere una cosa che non è solo il lavoro ma è la dignità dell’essere vivi.

Pubblicato il 15 ottobre 2012

http://luciogiordano.wordpress.com/2012/10/15/dedicato-a-tutti-i-lavoratori/