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Archive for the ‘La lega’ Category

Fine di un troglodita

7 aprile 2012 Lascia un commento

Finalmente esce di scena, travolto dagli scandali, uno dei tribuni del popolo più rozzi e imbarazzanti che abbia mai avuto il nostro paese, che pure ci ha fatto ripetutamente vergognare per la levatura personale, morale e politica della sua classe dirigente.

Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio. E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.

Quello che molti indicavano come un “politico finissimo” era ed è, in realtà, soltanto una persona sgradevole e volgare, i cui unici argomenti dialettici non andavano oltre il dito medio continuamente alzato verso l’interlocutore, e il vaffanculo continuamente biascicato come un mantra.

Il cosidetto “programma politico” della Lega, d’altronde, era all’altezza di questa bassezza, e si limitava al protezionismo nei confronti dei piccoli commercianti e dei piccoli coltivatori e allevatori diretti, condito da anacronistici proclami per la secessione e l’indipendenza di una fantomatica Padania.

Le patetiche cerimonie a Pontida, e le ridicole simbologie solari o guerriere, rimarranno nella storia del kitsch, a perenne ricordo delle camicie verdi: versione di fine secolo delle camicie nere o brune della prima metà del Novecento, e ad esse accomunate dall’ottuso odio razziale e xenofobo.

Che un movimento e un leader di tal fatta abbiano potuto raccogliere i consensi di una parte consistente della popolazione del Nord Italia, era ed è un’ironica smentita della sua supposta superiorità nei confronti di “Roma ladrona” e del “Sud retrogrado”, oltre che una testimonianza significativa del suo imbarbarimento.

Come se non gli fossero bastati luogotenenti quali Borghezio, Calderoli o Castelli, negli ultimi tempi Bossi aveva lanciato e imposto in politica il proprio figlio degenere. E’ un degno contrappasso, il fatto che proprio le malefatte del rampollo abbiano contribuito alla caduta del genitore. E, speriamo, anche del suo movimento.

Padre e figlio possono ringraziare la fortuna che li ha fatti nascere in Italia, e non in Iraq o in Libia, anche se entrambi hanno contribuito a far regredire il nostro paese al livello di quelli. Non li vedremo dunque trascinati nella polvere, e giustiziati sommariamente: ci acconteremo, o accontenteremmo, di vederli sparire con ignominia dalla politica e dalle nostre vite. Anche se le grida di “tieni duro” da parte dei loro sostenitori ci fanno temere parecchio al riguardo.

Fonte:  il non-senso della vita

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Dopo Dachau, prima di Auschwitz

12 aprile 2011 Lascia un commento

I tedeschi non cominciarono subito ad ammazzare gl ebrei. Prima dichiararono che non erano cittadini come gli altri, e anzi probabilmente neanche esseri umani. Poi cominciarono a vessarli in tutti i modo, cogliendo qua e là le occasioni per estorcergli del denaro. Nel 1933, “per ragioni di ordine pubblico”, istituirono dei “campi di raccolta” (Konzentration Lager) che presto, per brevità, cominciaronmo a essere chiamati semplicemente “campi” (Lager). Infine, sette anni dopo, esaurito tutto il dibattito e stabilita la piena incompatibilità fra una “razza” e l’altra, fu aperto Auschwitz (1940). Qua l’obiettivo era la “soluzione finale” del problema, visto che tutte le altre soluzioni si erano rivelate insufficienti e, come si direbbe oggi, “buoniste”:

I campi di concentramento in Italia esistono già, e si chiamano campi temporanei di raccolta. Le persecuzioni sono già in atto da molti anni, e così pure la teorizzazione scientifica dell’incompatibilità di fondo fra una razza e l’altra. L’estorsione dei soldi, fra una cosa e l’altra, non è stata assente: il disavanzo Inps è pagato dagli immigrati, e in più di un’occasione (per i rinnovi, per le “regolarizzazioni” e chi più che ha più ne metta) la razza inferiore ha dovuto pagare in moneta la tolleranza della razza eletta.

Manca, finora, la “soluzione finale”. Ma già diciassettemila Untermensch sono stati annegati (per scelta politica: in mare i bianchi viaggiano su regolari traghetti) nel nostro bel mare. Ma, quanto a teorizzazioni, non siamo molto lontani.

Sia Bossi che Goebbels, sia Calderoli che Herr Streicher, hanno fatto capire in più occasioni che la cosa importante, per gli uomini-non-umani, non è di sopravvivere, ma di togliersi di mezzo. “Foera di ball”, si dice in tedesco. Che il resto debba seguire non è una mera ipotesi, ma – ragionevolmente – una probabilità molto forte.

Il regime italiano, come quello tedesco del ’36, avrà forse consenso (e nel nostro caso è molto dubbio, visto che lo vota meno d’un quarto dei cittadini). Ma non è sicuramente legale. Qualunque cittadino tedesco, nel regime di Goebbels, aveva il diritto – e spesso il dovere – di non tener conto alcuno delle ingiunzioni delle autorità, trattandosi di disposizioni illegittime, in violazione delle costituzioni e delle leggi, e soprattutto dei comuni principi della morale umana.

Maroni, Calderoli, Bossi, Streicher e tutti gli altri razzisti non godono di autorità maggiore. I loro ordini non hanno peso, nessun pubblico ufficiale o cittadino è tenuto a obbedire, ed è anzi dovere civico, e doveroso tributo all’onor militare, boicottare apertamente gli ordini disumani. Lo fecero carabinieri, Regia Marina, ufficiali del Re, sotto il fascismo. La loro pietà umana, e il rispetto delle stellette, indicò loro la via del dovere, contro ogni burocratica – ma vile e illecita “obbedienza”.

Son questi i termini della questione. Il regime è illegale, bisogna disobbedirgli apertamente. Non per le Rudy e le Noemi, storie tristi e grottesco che rendono ridicolo ogni italiano nei paesi normali. Ma per la strage voluta, per la criminale teorizzazione e messa in pratica della persecuzione sistematica di una “razza”.

In Libia, in Egitto, in Italia stessa i dittatori e i subalterni responsabili dovranno pagare, quando la legalità sarà ristabilita. Nei Paesi feroci, come nella Germania d’anteguerra, nulla dovrà restare impunito.

A questo nuovo nazismo dovrà corrispondere una nuova Norimberga. Una Corte internazionale che giudichi gli stragisti e i i loro seguaci, non a Ginevra o all’Aja ma in un paese-vittima, a Nuova Delhi, a Brasilia, in una delle potenze democratiche dell’avvenire.

Si ebbe anni addietro un Tribunale internazionale, presieduto da Lord Russell, per i crimini contro l’umanità in Vietnam. Bisogna che personaggi autorevoli, gli scienziati, i Nobel, i sapienti del mondo, assumano un’iniziativa del genere, in attesa di una vera e propria Corte Penale delle nazioni. Nulla deve restare impunito e nulla, fin d’ora, deve restare non denunciato. Perché la politica è finita e quella di oggi – decine di bambini annegati, per volontà di un regime, e forse di una nazione, è un’altra cosa.

E questo è quanto. Avremmo dovuto scrivere delle ultime risultanze giudiziarie, da cui emerge che per la seconda volta consecutiva il Governo della Sicilia è ufficialmente colluso con la mafia. Avremmo voluto scrivere della disperata resistenza dei quartieri poveri catanesi, della rinascita dell’Experia (unico presidio civile, in alcuni di essi, oltre al Gapa).

Ma anche questi argomenti, per quanto importantissimi, passano in secondo piano dinanzi alla drammaticità di questa semplice cosa: viviamo in un regime illegale.

Non è questa o quella legge ad essere violata, lo sono tutte. Non è questo o quel crimine di cui accusiamo il governo, il crimine è lui stesso.

Certo: è “estremistico” dirlo, è impopolare, è rozzo. Ma era impopolare anche a Weimar, era “estremista”. Noi siamo a Weimar, fuor d’ogni dubbio. L’eccessiva prudenza, in quegli anni, creò milioni di morti.
11 aprile 2011 – Riccardo Orioles http://www.mamma.am/

Radio padania

29 dicembre 2010 Lascia un commento

Senso civico. “Ieri sono andata in questura, a Perugia, e ho denunciato Radio Padania”. Le parole sono di Arianna Ciccone, del gruppo web Valigia Blu. Una decisione presa dopo aver ascoltato alcune trasmissioni della radio della Lega. Una in cui “gli studenti padani invitano le forze dell’ordine a spaccare le ossa ai manifestanti”, e l’altra in cui un membro della Guardia Padana Nazionale dichiara che “i rom hanno l’omicidio nel loro dna”. Per la Ciccone, “bisogna ribellarsi a questo, bisogna dire: no, questo non potete farlo, non vi è permesso. Nella nostra società, nella nostra democrazia non avrete nessuna possibilità di infettare di odio razziale i nostri figli”. E ancora: “le ipotesi di reato sono istigazione alla violenza e odio razziale. Saranno le autorità giudiziarie a decidere”.

La riforma federalista e l’emergenza democratica

11 novembre 2010 Lascia un commento

Aristotele scrisse che «tre requisiti devono avere quelli che si apprestano a coprire le magistrature supreme », requisiti che corrispondono oggi al capo dello Stato, ai legislatori, ai governanti e ai magistrati. Il primo – disse – è «il rispetto della Costituzione in vigore, poi estrema capacità nei doveri della carica, terzo avere virtú e giustizia» (Aristotele, La Politica, Bari, Laterza, 2000, p. 177).

Guardando all’Italia, dobbiamo riconoscere che questi requisiti mancano a gran parte dei politici investiti di cariche pubbliche in parlamento e al governo, molti essendo quelli che non rispettano la Costituzione vigente, violandola con leggi incostituzionali come quelle che prevedono un trattamento sanzionatorio preferenziale o addirittura l’impunità per coloro che rivestono cariche pubbliche, leggi che tendono a ridurre il potere di repressione dei crimini piú pericolosi come quelli contro la Pubblica amministrazione. Molti parlamentari e uomini di governo sono privi delle conoscenze essenziali che ciascun politico dovrebbe avere in materia di Costituzione e di trattati internazionali; carenti sono infine i requisiti della virtú e della giustizia in molti parlamentari e persino in molti governanti che si abbandonano a comportamenti immorali e diseducativi, essi che dovrebbero essere di esempio di virtú civiche e morali per tutti i cittadini.

Le riforme annunciate

«Il Corsera» del 22 giugno 2009, all’indomani dei ballottaggi, ha rilanciato il tema delle riforme costituzionali volute dal governo da realizzare al piú presto. Obiettivi principali sono il senato federale e il rafforzamento dei poteri del premier. Su queste riforme sembrano d’accordo Pdl, Pd e Lega. Il Pd non ha tratto alcun insegnamento dalla infausta riforma del titolo V della Costituzione del 2001, voluta dalle commissioni bicamerali di Ciriaco De Mita e Massimo D’Alema, per ragioni elettoralistiche: erano legate alla volontà di creare, attraverso le Regioni, con una pletora di eletti, nuovi centri di potere e di controllo delle risorse pubbliche derivanti dai fondi europei e nazionali.

La nostra Costituzione, varata da spiriti eletti come Aldo Moro, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti e Palmiro Togliatti, è finita, cosí, nelle mani di ignoranti e avventurieri, e rischia di subire un colpo mortale con la annunciata riforma federale che accentua la disgregazione derivata dalla riforma del titolo V. Disse Aldo Moro – è bene ricordarlo –: «La Costituzione contiene nella sua struttura un pericolo abbastanza grave: che individui o gruppi, avversando in tutto o in parte le norme essenzialmente politiche della seconda parte, siano indotti ad avversare tutta la Costituzione in blocco, compresi quei principi di altra natura che vi sono inseriti».

Il pericolo si profila oggi proprio nei termini in cui lo paventò Moro. Perché la riforma federalista – dei guasti del premierato abbiamo detto piú volte – non solo modifica l’organizzazione politica dello Stato, ma viola i principi di solidarietà (art. 2), unità, indivisibilità (art. 5), che sono immodificabili.

Il federalismo secondo Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi condivide l’idea federalista come fattore di sviluppo, affermando che ogni apparente cessione di sovranità si rivela, in realtà, come conquista di una maggiore, piú vera e piú forte sovranità comune (Padova, 19 marzo 2002). Ma ritiene che il federalismo accettabile sia solo il federalismo solidale, che non provoca spaccature nel tessuto connettivo della società italiana (Sondrio, 1 luglio 2003). Come avverrebbe con le gabbie salariali, proposte dalla Lega, con la divisione tra i lavoratori.

Ciampi riconosce che la nascita delle Regioni fu un passo avanti ma anche una delusione perché non diede vita al rinnovamento delle amministrazioni locali. «Con il federalismo dovrà crescere la capacità dei governi locali di lavorare insieme, oltre che con i governi nazionale ed europeo, ponendo attenzione a evitare costosi doppioni». E invece si è verificata con le Regioni una «proliferazione burocratica, dispendiosa e dannosa per lo sviluppo di ogni regione». E, io aggiungo, una crescita della corruzione e del crimine organizzato, che si sono impossessati di gran parte delle risorse destinate ad alcune regioni come, per esempio alla Regione campana. Basti ricordare la confessione ai PM di Napoli di Gaetano Vassallo. Vassallo disse: «Per venti anni ho contaminato il suolo, il cibo, le acque e l’aria della Campania, complici, sindaci, politici, boss e contadini, ciascuno interessato ad arricchirsi sulla pelle dei cittadini». Nell’articolo di Gianluca De Feo ed Emiliano Fittipaldi su «L’Espresso» si fanno i nomi dei politici di governo, dei funzionari del Commissariato di governo e dell’agenzia regionale dell’ambiente stipendiati dalla camorra per coprire il traffico di rifiuti tossici provenienti dal Nord. Si parla della complicità di «uomini delle forze dell’ordine a disposizione di decine di sindaci prezzolati», gli stessi che scendono in campo contro i termovalorizzatori, di «funzionari della provincia di Caserta che firmano licenze per siti che sono fuori dei loro territori», mentre un fiume inarrestabile di tangenti scorre e alimenta da sempre la corruzione e l’ascesa di politici e amministratori corrotti. A completare il quadro desolante di una terra senza speranza, in mano ad avventurieri e criminali, di un Meridione senza prospettive di crescita, è la serie di processi contro amministratori locali e regionali, che restano al loro posto nonostante le accuse di abusi e corruzione. I nomi sono comparsi su tutti i giornali locali e nazionali. Sono loro i principali alleati di Bossi e del federalismo egoista e non solidale che la Lega persegue, con buone ragioni di successo: evitare di far pagare ai cittadini del Nord gli sperperi delle Regioni del Sud.

Il Senato federale

Sul piano dei rapporti tra Camera e Senato, preoccupa il progetto di Senato federale, omologo a quello approvato dal parlamento con due deliberazioni il 20 ottobre 2005 e bocciato dal referendum popolare: Vassalli lo definí una scimmiottatura del Bundesrat della Germania. E lo criticò per il predominio del Senato federale sulla Camera, e la vasta competenza che a esso rimane sui provvedimenti della Camera dei deputati, la cui rappresentanza è invece nazionale.«Un istituto ibrido, incomprensibile in piú punti», conclude Vassalli.

Al Senato federale in certi campi sarebbero dati poteri di scelta piú ampi di quelli della Camera. Oltre il potere di eleggere 4 membri della Corte costituzionale, mentre alla Camera ne resterebbero solo 3 (art. 135 Cost.) – oggi ne spettano cinque al parlamento in seduta comune –, al Senato spetterebbe un groviglio di competenze , tra cui un potere di veto sugli stessi principi fondamentali concernenti le materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni, (rapporti internazionali, tutela e sicurezza sul lavoro, istruzione, ricerca scientifica e tecnologica, tutela della salute, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, art. 117, III comma Cost.). Ciò nonostante l’attribuzione di Camera politica che si darebbe alla sola Camera dei deputati. Un guazzabuglio che porta alla paralisi del parlamento e alla disgregazione del paese.

Impressionante è la farraginosità del sistema escogitato per disciplinare i rapporti tra Camera dei deputati e Senato federale nella formazione delle leggi. In tale sistema si annida il pericolo di una grave stasi legislativa: una riforma per aumentare i conflitti, mentre compito della democrazia è di evitare i conflitti, di comporli, di sedarli.

Osserva efficacemente Augusto Barbera che il Senato federale indebolisce la funzione nazionale di governo.«Eletto in un periodo non coincidente con l’elezione della Camera politica, e con sistema elettorale diverso, potrebbe avere una composizione politica diversa da quella della Camera e non sarebbe legato a un rapporto fiduciario con il governo e non soggetto a scioglimento anticipato. In materie rilevanti come i principi fondamentali il Senato federale sarebbe chiamato a decidere in via definitiva mentre la Camera potrebbe solo proporre emendamenti. In nessun paese a regime federale sono attribuiti alla seconda Camera poteri di condizionamento della funzione di governo paragonabili a quelli costruiti per il Senato federale italiano. Esso dovrebbe occuparsi in via definitiva di armonizzare i bilanci pubblici e di coordinare la finanza pubblica e il sistema tributario. L’esperienza ci dice l’impossibilità di distinguere tali materie e l’importanza che esse assumono per la politica dei governi».

Che fare?

Che fare per arginare questo progetto disgregatore dello Stato? Occorrerebbe per prima cosa, dice Vassalli, riformare il Titolo V, artt. 114-117 della Costituzione per aumentare le competenze esclusive dello Stato, in materia di tutela di salute, sicurezza e scuola che con la riforma del 2001 sono state affidate alla competenza concorrente delle Regioni: la competenza concorrente ha dato luogo a una serie di conflitti disgregatori. Della stessa idea è il presidente Giorgio Napolitano che il 25 novembre 2004, al convegno promosso dagli ex parlamentari a proposito della riforma federale, dopo avere definito «inaccettabile il dilatare in modo abnorme i poteri del primo ministro, secondo uno schema che non trova l’eguale in altri modelli costituzionali europei e lo sfuggire a ogni vincolo di pesi e contrappesi, di equilibri istituzionali e di regole da condividere», concluse che «bisognerebbe rivedere il titolo V riformato» che ha definito in alcune parti «orripilante», come l’art. 114. Egli disse a proposito del Senato federale: «non resta che fare appello ai cittadini perché impediscano la promulgazione di una legge di riforma sconvolgente, contraddittoria, produttrice di conflittualità e di paralisi nei rapporti con le istituzioni».

La degenerazione federalista e la secessione morbida

Una conferma dell’incidenza negativa delle Regioni sullo sviluppo viene dal Procuratore generale della Corte dei conti che ha denunziato, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2008, che la corruzione è una tassa immorale e occulta pagata dai cittadini pari a 50-60 miliardi di euro all’anno, rispetto alla quale è insufficiente l’azione repressiva che si limita a prendere atto di danni già verificati. «Un fenomeno che ostacola, soprattutto nel Sud, gli investimenti esteri». Nella classifica della corruzione, tra le prime cinque regioni, ce ne sono quattro proprio nel Sud: la Sicilia (13% del totale delle denunzie), la Campania (11,46%), la Puglia (9,44), la Calabria (8,19), preceduta dalla Lombardia con il 9,39 del totale delle denunce. A tutto questo si aggiunge l’aumento della spesa corrente del 4,5% (aumenti di stipendi e pensioni). Questo sperpero delle risorse pubbliche è dovuto anche a scelte errate di corrotti e criminali a cariche pubbliche elettive locali e nazionali.

A ciò si aggiunga la mancata soppressione delle province, enti inutili che costano 10-13 miliardi di euro l’anno, la cui abolizione era nel programma del Pdl , del Pd e dell’Udc. E invece la Lega si è opposta con l’avallo del Pdl e del Pd, per gestire tutti insieme i miliardi di euro degli enti inutili controllati dalle province e mantenere il potere con poltrone e prebende.

D’altro canto è stato vano l’appello di Ciampi a «intensificare il metodo di concertazione e di cooperazione tra autonomie locali, organizzazioni produttive, centri di ricerca e di educazione, associazioni di volontariato. A intensificare un piú produttivo uso delle risorse a disposizione». «Non ci facciamo illusioni – disse Ciampi –, il nuovo modello di governo democratico che sta nascendo in Italia e in Europa, proprio perché piú articolato, si annuncia piú complesso. Per realizzare la grande ambizione di diffondere dappertutto in Europa un maggiore generale benessere, una maggiore diffusa giustizia sociale, un piú alto livello di democrazia e di partecipazione, il federalismo richiede un piú alto livello di cultura politica, un accresciuto impegno civile di amministrati e amministratori, insomma un nuovo patriottismo, al tempo stesso regionale, nazionale ed europeo. La nuova Italia di ispirazione federalista non potrà non essere una Italia europea» (Ciampi, 19.9.2001, Potenza). «La struttura politica che stiamo creando non ha precedenti nella storia. Comporta una duplice devolution, un trasferimento di compiti e di poteri verso il basso e verso l’alto, cioè verso un nuovo centro di governo comune europeo. In questa struttura democratica a tutti i livelli, ogni apparente cessione di sovranità si rivela, in realtà, quale conquista di una maggiore, piú vera e piú forte sovranità comune» (Ciampi, Padova, 19.3.2002).

Il nostro timore è che la Lega tenda non a un federalismo solidale, rispettoso del principio dell’unità e indivisibilità dell’Italia, ma alla secessione morbida del Nord dal resto dell’Italia, pensata e voluta dal prof. Miglio. A questa secessione noi ci opporremo con tutte le nostre forze.
Ferdinando Imposimato. http://www.ilponterivista.com/article_view.php?intId=137

Il fanatico

26 ottobre 2010 Lascia un commento

Dei veri mentecatti.
Fanatici buzzurri che non hanno il senso della legge nè della misura, (e forse non l’hanno mai avuto) ma gli è stato lasciato credere di avere tutto il potere nelle mani.
Riportiamo i dialoghi tra un sedicente consigliere comunale del Comune di Corte Franca ed un gruppetto di ragazzi che portavano avanti l’operazione “Pali Puliti” (rimozione degli adesivi abusivi della Lega dai pali) nel Comune di Corte Franca.
Durante l’iniziativa il gruppo viene avvicinato dal Consigliere Comunale spalleggiato da un paio di individui ed inizia la discussione.
Il gruppetto di pulitori aveva con sè una telecamera ed ha potuto registrare il tutto, preso atto della contrarietà del loro interlocutore a vedersi pubblicato con tanto di video online o in TV, i ragazzi riportano parte della “conversazione” in forma verbalizzata, e solo il finale con i Vigili in filmato.
Facile trarre conclusioni: anticipiamo solamente che la Polizia Locale, giunta lì attraverso una segnalazione fatta al 113, ha sostanzialmente dato il benestare, precisando che i ragazzi ‘pulitori’ avevano tutto il diritto di compiere l’azione di pulizia della segnaletica stradale dai numerosi adesivi che la imbrattavano, tra l’altro avendo l’accortezza di non occupare la corsia di marcia, ed operando solo in luogo pubblico.
X é il sedicente Consigliere Comunale,
S, D, E, sono i “pulitori”.
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X- Avete ancora tanto da rompere i coglioni in giro? Razza di comunisti di merda…
S- Mi offende così?
X- Avete ancora tanto da rompere i coglioni. Andate nel tuo paese a farlo!
S- Sono nel mio Paese… [rumore di motorini] Sono nel mio Paese!
X, avvicinandosi, a voce alta – Non é vero un cazzo! Che cazzo andate in giro a rompere i coglioni? Eh? Pensate… Perché invece di andare a pulire questo non andate anche a evitare di sporcare i muri con i vari “bender” [graffito molto diffuso a Brescia] e così via? A fare i graffitari e così via? EH? Questo qua… (riferendosi al simbolo con Alberto da Giussano, la scritta Lega Nord, e un piccolo Sole delle alpi verde leghista, adesivo che probabilmente non ha guardato). Perché venite qua a rompere i coglioni politicamente, che non sapete neanche un cazzo di quella roba lì: pensate che sia un simbolo della Lega e non é della Lega
D- Alberto da Giussano é simbolo della Lega Nord.
X- Alberto da Giussano sì!
E- C’è scritto LEGA NORD.
X- Che cazzo te ne frega? A rompere i coglioni voi con i vostri Centri Sociali di figa, invece, va bene!
S- Ma lei sa cosa voto io?
X- Non me ne frega un cazzo! Stai rompendo i coglioni!
S- Al palo?
X- Perché non sei autorizzato a fare questo lavoro! Non sei autorizzato!
E- C’è la legge
X- NON SEI AUTORIZZATO! DAMMI QUA I DOCUMENTI O CHIAMO I CARABINIERI!
S- Li chiami!
X- Li chiamo subito!
…e chiama il 113, il quale a sua volta invia un’auto della Polizia Locale; ed ecco che succede:
clicca quì per guardare il video
Stanno degenerando ovunque questi esagitati ignoranti e violenti, e penso proprio che la gente rimasta sino ad ora passiva inizi ad essere più allarmata che stufa.

La lega e la truffa

17 ottobre 2010 Lascia un commento

La procura di Vicenza ha indagato per il reato di truffa l’assessore regionale al Turismo Marino Finozzi (Lega Nord). Un’accusa che il politica condivide con altri due imprenditori. La notizia viene pubblicata oggi dal Corriere del Veneto. L’inchiesta coordinata dalla procura di Vicenza nasce da un esposto presentato da un fotografo. Finozzi e i suoi soci non avrebbero saldato un debito contratto nell’ambito dell’attività imprenditoriale. Quando, però, i giudici hanno deciso il pignoramento, la società era sparita.
Marino Finozzi, a capo di un’impresa produttrice di sedie, fallita nel 2009, dal 2005 si era impegnato nella Venice Tecnologies srl, società attiva nel settore dei mobili. Un fotografo era stato incaricato dall’allora capo del consiglio d’amministrazione di preparare un catalogo con immagini dei prodotti.
Dopo due anni di lavoro il fotografo si era presentato in ditta per riscuotere il compenso superiore a 10mila euro. I soldi per pagarlo, però, non c’erano più. In quello stesso periodo l’ad aveva ceduto la carica a Finozzi. Come rappresentante legale della società. L’assessore, si apprende dal quotidiano veneto, aveva sottoscritto un piano di rientro del debito, che però non era stato onorato. A quel punto il fotografo si era rivolto all’ avvocato. Finozzi e i due soci con cui era stata avviata l’attività, si erano giustificati adducendo come causa del mancato pagamento, il contraccolpo della crisi che aveva investito il settore mobiliero nel 2008. L’avvocato di era riuscito a ottenere un decreto ingiuntivo per pignorare i beni della società, ma secondo l’accusa, quando il provvedimento è diventato esecutivo, la sede della Venice Tecnologies era desolatamente vuota.
Secondo il fotografo questa “sparizione” sarebbe una vera e propria truffa. A seguito dell’esposto, la magistratura ha avviato le indagini coordinate dal pm Claudia Dal Martello. La procura vuole stabilire se la cessazione dell’attività sia stata una manovra strategica per aggirare il creditore, o se, invece, i tempi necessari per l’ottenimento del pignoramento dei beni aziendali e la conclusione delle attività della società siano solo una coincidenza temporale, favorita dalla crisi generale che ha messo molte imprese in ginocchio. In questo secondo caso, la questione diventerebbe risarcitoria, con l’archiviazione delle accuse.
L’assessore sarà sentito a breve. Il suo avvocato ha dichiarato: “Sono molto fiducioso, non ci sono gli estremi per procedere penalmente. Nessuno ha detto che il debito non sarà pagato”. Secondo il legale “ La questione andava discussa sul piano civile».
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/15/vicenza-indagato-per-truffa-lassessore-regionale-della-lega-nord-e-accusato-di-truffa/71903/

Quanti tentacoli ha la Lega

6 ottobre 2010 Lascia un commento

Dalle Asl alle banche. Dalla Rai alle autostrade. Dagli aeroporti alle province. Altro che ‘Roma ladrona’: il Carroccio ha piazzato i suoi uomini in tutti i gangli del sottopotere italiano. Proprio come la vecchia Dc

Su una cosa Umberto Bossi ha ragione: l’acronimo Spqr è superato. Sono Padani Questi Romani, ormai, e sempre più numerose le poltrone che portano il vessillo del Sole delle Alpi. Mentre il Senatùr suona il solito disco contro la capitale ladrona, alzando il dito medio o etichettando come porci i suoi abitanti, il peso politico del Carroccio aumenta in Parlamento. E silenziosa avanza la discesa leghista oltre il Rubicone. Fino al Tevere: consigli di amministrazione, posti chiave in Rai e nei grandi enti pubblici, presidenze e nomine continue allargano la ragnatela verde passando per banche, fondazioni, aeroporti, autostrade, multiutilities, Asl e partecipate milionarie di Comuni e Province.

È la versione padana del “divide et impera”, l’allievo che sta superando perfino i maestri della vecchia Democrazia cristiana. Quella Lega che divide il Paese invocando il federalismo e poi impera grazie a un esercito di parenti, amici, trombati e ripescati. Sono loro, i nuovi boiardi del Carroccio lanciato nella battaglia fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, i veri vincitori. Perché fra i due litiganti, premier e presidente della Camera, entrambi sfiancati dalla bufera mediatica e dalla guerra politica, è l’Umberto che gode.

Il caso Unicredit, la banca decapitata grazie alla rivolta delle Fondazioni azioniste, è solo la punta di un iceberg. Forse il segnale del salto di qualità della “reconquista” leghista, che oggi può contare su una rete da far invidia a De Mita, Craxi e Fanfani. È tutto annotato a matita nelle agende dei big. Gli uomini nuovi, che tanto nuovi nei metodi non sono. Dal governatore veneto Luca Zaia a quello piemontese Roberto Cota, fino a Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti, passando per Roberto Maroni.

VOGLIAMO CREDITO. Tra banche e dintorni, il debutto della Lega era stato disastroso, con il dissesto della Credieuronord, che contava fra i soci anche Bossi e la moglie: andò a rotoli fra prestiti allegri e indagini per riciclaggio. A dispetto di questi inizi, sulle banche ora la Lega Nord ha addirittura alzato il tiro. Ha potuto farlo grazie a due fattori: i successi elettorali e la posizione di forza dell’alleato di sempre, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Quando la posta è importante, quando sono in ballo i colossi pubblici come Eni o Enel, è Tremonti a condurre il gioco. Quando si tratta di poltrone lombarde, il ministro lavora di concerto con Giorgetti, braccio destro di Bossi per le questioni finanziarie. L’hanno fatto per la nomina di Massimo Ponzellini alla presidenza della Popolare di Milano. E si sono ripetuti nella spartizione dei posti nella Fondazione Cariplo, uno dei principali azionisti di Banca Intesa (ha il 4,68 per cento).

Appena si superano i confini della Lombardia, c’è spazio invece per altri padrini politici. Lo ha mostrato Gianna Gancia, presidente della Provincia di Cuneo, compagna di Calderoli. Appena si è liberato un posto nel consiglio generale della Fondazione CariCuneo (socia di un altro big del credito, Ubi Banca), vi ha piazzato una sua collaboratrice, Giovanna Tealdi, bruciando Guido Crosetto, uno dei boss del Pdl nel basso Piemonte. Il caso più eclatante è, però, quello della Fondazione Cariverona protagonista del licenziamento del numero uno di Unicredit, Alessandro Profumo.

OBIETTIVO FIERA. Più che all’interno, i nemici della Lega nella guerra delle poltrone si trovano fra gli alleati. Lo mostra l’assedio al presidente lombardo, Roberto Formigoni, costretto a cedere importanti porzioni di potere in vari settori, un tempo feudo esclusivo del movimento di Comunione e liberazione. I primi siluri al “presidente a vita”, come lo chiamano, sono arrivati sulla Fiera di Milano, dove oggi avanza Attilio Fontana, vicepresidente in quota Lega. Dopo le ultime elezioni regionali, poi, i successi leghisti si sono intensificati. A Lombardia Informatica, un colosso da 230 milioni di euro di ricavi, è arrivato come presidente Lorenzo Demartini, ex consigliere regionale con laurea in Scienze delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche. Un altro leghista della prima ora, Paolo Besozzi, ha ottenuto la vice presidenza della Milano Serravalle, la società che gestisce l’autostrada per Genova, fulcro di appalti miliardari.

Preliminari, questi, che lasciano intuire come si giocherà la partita delle partite, la sanità, entro l’anno, quando verranno assegnati 45 posti da dirigente tra Asl e Aziende ospedaliere. Tre anni fa, al Carroccio ne andarono circa un quarto, mentre il Pdl – e la componente ciellina in particolare – intascò la maggioranza delle poltrone. Ora c’è la resa dei conti e la Lega che punta al raddoppio. Stesso clima in Piemonte. Cota ha lasciato all’assessore alla Salute, Caterina Ferrero (Pdl), solo l’ordinaria amministrazione, fatta oggi soprattutto dei tagli imposti da Tremonti. Per sé invece, si è tenuto la regia della Città della Salute, come viene chiamato il previsto raddoppio dell’Ospedale Molinette. E si è dotato persino di un consulente ad hoc: Claudio Zanon, un dirigente del reparto di chirurgia della stessa struttura.

LA CARICA DEGLI ZAIA BOYS. Cosette di paese, fanno eco dal Veneto, dove ai vertici delle principali autostrade ci sono due presidenti di quelle province che Bossi sbraita da anni di voler abolire. E che invece sono ormai collaudati nominifici. Attilio Schnek guida la ricca provincia di Vicenza, quella che sui giornali finì più volte perché faceva, da sola, il prodotto interno lordo della Grecia. Caso vuole che sieda anche sulla poltrona più alta della Serenissima, la Brescia-Verona-Vicenza. Stessa sorte al trevigiano Leonardo Muraro, che da impiegato dell’Enel si buttò in politica e che oggi colleziona incarichi (è vicepresidente di Veneto Strade).Va così nel feudo di Zaia, l’ex ministro delle Politiche agricole lanciato da Bossi per strappare il trono di Doge a Giancarlo Galan. E lui non s’è limitato a stravincere. Ha fatto in poche settimane piazza pulita dell’intera corte dogale, piazzando i suoi uomini nei posti di vertice della Regione.

Da quelle parti c’è poi un assessore che fa sul serio. Nicola Cecconato, commercialista e tesoriere della Lega, ha festeggiato da poco la quattordicesima poltrona in contemporanea: è sindaco di Rai Trade e di Veneto Acque, supplente di Coniservizi, presidente del collegio sindacale di Ater Treviso e di AscoTlc, nonché revisore unico di Veneto Infrastrutture Servizi srl e dei comuni di San Biagio e Paese, presidente del collegio di revisori a Mogliano e chi più ne ha più ne metta. Gli è riuscito il gran colpo di strappare il record a un altro leghista, Leonardo Ambrogio Carioni, presidente della provincia di Como, dell’Unione delle province lombarde e di Sviluppo Sistema Fiere. E che se mai gli avanzasse tempo, non si preoccupa: ha pure un posto nel cda della Pedemontana veneta tanto cara a Bossi. Che la rete padana funzioni, lo dimostrano perfino i concorsi. A Brescia, la Provincia guidata da Daniele Molgora, padano di nascita e di tessera, cercava otto funzionari a tempo indeterminato. E sei dei vincitori sono, caso vuole, di simpatie leghiste. Si passa da Sara Grumi, figlia di quel Guido assessore al Comune di Gavardo, a Katia Peli, nipote dell’assessore provinciale Aristide, bossiano di ferro. Silvia Ranieri, invece, non ha avuto bisogno di raccomandazioni da parenti. È direttamente lei la leghista: capogruppo al consiglio di Concesio.

VOGLIA D’AUTONOMIA. Il villaggio di Asterix, poi, si chiama Friuli Venezia Giulia. Là, nella terra autonomista dove il Carroccio piazzò il primo governatore della storia d’Italia, Piero Fontanini nel 1993, è ancora costui il luogotenente del Senatùr. E ha le idee chiare. Alla vicepresidenza della ricca concessionaria autostradale Autovie Venete ha sistemato Enzo Bortolotti, il sindaco sospeso dal municipio della piccola Azzano Decimo perché non pagava le multe al suo Comune. Oggi intasca lo stipendio della Spa che sta costruendo la terza corsia sull’A4, un lavoretto da 2 miliardi di euro, se basteranno. Alla Promotur, che promuove i pacchetti turistici è fresco di nomina Stefano Mazzolini, rampante leghista che in curriculum elenca una trombatura alle regionali e una dichiarazione falsa dei titoli di studio quando occupò, per pochi giorni, il vertice dell’Aiat di Tarvisio, a ridosso dei mondiali di sci. Rispunta pure Loreto Mestroni, l’ex assessore all’Ambiente che a un convegno spiegò che forse era meglio costruire due termovalorizzatori, perché così ci sarebbe stato un posto anche per Forza Italia. Oggi è, appunto, al vertice dell’Agenzia per l’energia.

MI MANDA COTA. A Torino un berlusconiano della stazza di Galan non esiste, ma lo scontro Lega-Pdl non è certo meno aspro. L’uomo forte da quelle parti è il governatore Cota, che a spese dei contribuenti piemontesi s’è dotato di ben due portavoce, dal costo complessivo di oltre 200 mila euro l’anno: uno a Torino, uno nella capitale, per avere visibilità in quella “Roma ladrona” che i leghisti contestano, ma solo a parole. Cota si è così dimostrato un vero tattico delle poltrone. Cercando alleanze, come ha scritto il quotidiano on line “Lo Spiffero”, persino con l’opposizione, pur di non lasciare spazio agli altri. Ha lasciato al Pdl la presidenza della Finpiemonte, la finanziaria deputata a fare da intermediario per i mutui agevolati. A un suo simpatizzante, Paolo Marchioni, ha invece riservato la guida della Finpiemonte Partecipazioni, la vera macchina da soldi, una holding che possiede ben 33 partecipazioni diverse e che tiene i delicati rapporti con i privati, che spesso figurano come azionisti delle controllate.

BOIARDI DI PADANIA. Pure mamma Rai, da un bel pezzo, si sposa con rito celtico. Senza scomodare il potente vicedirettore generale Antonio Marano, di cui le cronache padane sono zeppe, nell’odiata televisione di Stato spicca un conduttore (e vicedirettore di RaiDue) come Gianluigi Paragone. In squadra anche Milo Infante e il capo del centro produzioni milanese, Massimo Ferrario. Posticini, come ai bei tempi, che segnano il sorgere del sole delle Alpi sempre più presto al mattino. Non di solo etere vive Bossi, però. Né la lottizzazione si ferma certo a spa locali e aziende sanitarie. È nei colossi di Stato che il Carroccio entra sempre più a gamba tesa.

Gianfrancesco Tosi, ingegnere meccanico, è il presidente del Centro della Cultura Lombarda istituito dalla Regione, ma è anche seduto nel cda dell’Enel dal 2002. All’Inail c’è invece un altro leghista doc, Mario Fabio Sartori, mentre Zaia, già nella precedente vita da ministro, ha portato Dario Fruscio al vertice dell’Agea, l’agenzia che vigila sull’erogazione dei fondi comunitari per l’agricoltura. Risponde colpo su colpo Giorgetti, il quale ha sistemato quel Dario Galli che, non bastando la presidenza della provincia di Varese, siede anche in Finmeccanica. O ancora lo psicoterapeuta Roberto Cadonati, dottore esperto di dinamiche di coppia, finito nel cda di Cinecittà. Peccato che stavolta la trama sia: poltrone arraffate e cda lottizzati. Un film già visto.
Quanti tentacoli ha la Lega (30 settembre 2010) di Tommaso Cerno e Luca Piana. Ha collaborato Mariaveronica Orrigoni espresso.repubblica.it

La beceraggine della lega

21 luglio 2010 1 commento

Quando al potere sale l’ignoranza becera, unita all’arroganza e alla prepotenza, è la feccia peggiore del popolino basso che occupa le istituzioni per il male di tutti.
Ma tra i tre mali, disumanità, avidità di potere e ignoranza, è proprio l’ignoranza ad avere il predominio, la barbarie di chi nulla capisce dei principi democratici e dei valori di uno stato civile, per incapacità e somaraggine, per incompetenza e rozzezza, e conquista i voti per aver eccitato istinti bassi di odio e separazione che parlano biecamente al ventre rettile degli elettori.
Non dubito che nel grossolano programma piazzaiolo di Bossi abbiano figurato richieste di onestà e rettitudine, forse anche idee molto vaghe di controllo popolare sugli sprechi del fisco e gli abusi della cosa pubblica che nulla avevano però a che fare con una democrazia diretta ma piuttosto presentavano il governo delle Regioni come un bottino da arraffare e su cui mettere le mani, appagando un istinto di possesso e di potere, non dissimile da quello che porta il villano all’accaparramento della ‘roba’, del ‘campo’, della ‘vacca’.
Ma quello che è avvenuto poi non è stato dissimile dall’avidità predatoria di quella Roma ladrona che si diceva di voler punire e che veniva concentrata tutta su un fantomatico Sud e su una fantomatica mafia tutta e solo meridionalista di cui si è finto di non vedere l’infiltrazione dominante nel Nord, i feroci addentellati politici e le sporche collusioni criminali con quello stesso Governo che si sosteneva.
In quattro e quattr’otto la Lega si è omologata a quei vizi di abuso politico che diceva di voler combattere: l’idea di uno Stato da poter saccheggiare impunemente nell’interesse di pochi, la protezione dei disonesti (il MLD e mezzo buttato nelle quote latte sono un vergognoso di insulto ai cittadini onesti), l’accaparramento delle cariche pubbliche e delle mangiatoie di Stato pur in una crisi feroce che penalizza i cittadini (il rifiuto di Bossi ad eliminare i 14 MLD buttati per le Province ci porta tagli dolorosi sulla sanità, sulla scuola)… gli sprechi di denaro pubblico (il quasi Miliardo regalato alla ‘scuola padana’ della moglie di Bossi è un pugno in faccia quando la scuola italiana è in ginocchio e i malati muoiono negli ospedali per mancata assistenza), abbiamo visto rinnegato persino quel proclama di ‘ordine e sicurezza’ che aveva agitato le ridicole ronde padane per accettare senza fiatare gli ulteriori tagli alle forze di polizia di un Miliardo e 650 milioni, alla faccia della lotta alla mafia e alla delinquenza….! La stessa cifra che Bossi regala impunemente per pagare le multe ai disonesti allevatori delle quote latte. E tutto per soddisfare i caporioni della Lega nel loro desiderio di occupazione selvaggia e venale di potere di Stato.
In brevissimo tempo il neopartito populista si è votato a tutto il peggio di Berlusconi, proteggendo tutte le sue leggi ad personam, e assimilandone tutti i vizi, comprese i vizi dei corrotti, le pornostar come regalo di letto e la cocaina a chili, il nepotismo, il clientelismo, le ulteriori sovvenzioni alla stampa, gli ulteriori saccheggi e abusi, non è mancata nemmeno la servile e spudorata resa al Vaticano pui di averne i favori… una resa vergognosa pur di non perdere quel potere personale di pochi, a costo di smantellare i fondamenti essenziali di una democrazia e di sostenere uno sconcio sultanato, fino alla frase fatidica di Bossi. “Berlusconi comanda. Qualcosa gli si deve pur dare!” Il che vuol dire: “Pur di mantenere il potere acquisito, la Lega si piega ad accettare di tutto!”
Mi chiedo a questo punto cosa sia rimasto del programma iniziale. E in cosa la Lega si differenzi da quei partiti di Roma ladrona che diceva di voler combattere.
Nella sua corsa verso la dissoluzione di tutto quanto aveva promesso, per soddisfare un puro accanimento di potere, Bossi non ha esitato a gettare alle ortiche tutti i suoi programmi di gestione dal basso del controllo del territorio, fino ad arrivare alla sconcezza di quel federalismo demaniale che permette il saccheggio sregolato del territorio stesso, la svendita delle sorgenti, dei parchi, delle spiagge, dei beni pubblici, dell’acqua pubblica (più del 50% dell’acqua italiana non appartiene più alle Regioni e è stata svenduta a multinazionali aguzzine), lo scempio di quel territorio sulla cui difesa si era proprio pronunciata la Lega della prima ora, con quegli assessori leghisti che in preda a megalomania si triplicavano lo stipendio o buttavano soldi pubblici in attività insane e antidemocratiche, rinnegando la Costituzione e i diritti fondamentali dell’uomo, in uno sciocchezzaio indecente di regolamenti al limite dell’idiozia e della cretineria che ci ha fatto ridere dietro in tutta Europa… fino ad accettare anche lo smantellamento delle poche risorse disponibili, la sanità, l’ICI ai più abbienti.. mentre un insano patto di stabilità impediva anche alle Regioni più virtuose di attivare i capitali accumulati o di essere fonte di lavori pubblici, e i nuovi tagli iniqui di Tremonti privavano proprio le Regioni di quelle risorse con cui dovrebbero esercitare quelle deleghe che si sono accumulate nel tempo, poteri che lo Stato ha loro delegato e di cui ora, proprio col consenso della Lega, tagliava bruscamente i fondi.
Ma quando si è arrivati al dunque della restituzione delle deleghe, a cui tutte le Regioni avevano votato all’unanimità, proprio le Regioni leghiste (Cota, Zaia..) si sono negate, mostrando come a loro importasse non la gestione civile della cosa pubblica, ma una occupazione del potere per il potere a cui del bene del cittadino non poteva importare di meno. Tutto veniva buttato alle ortiche: gli asili pubblici, i trasporti comunali, i treni dei pendolari, gli aiuti alle famiglie povere, senza contare quei compiti di decentramento previsti dalla legge Bassanini e mai attuati. Insomma la Lega continuava a blaterare di federalismo proprio quando tagliava alle Regioni risorse e capacità, e proprio mentre votava leggi a catena per aumentare il centralismo autoritario e ladronesco di Berlusconi. Una contraddizione lampante. La Lega, pur di conservare il potere della sua cricca, si piegava a fare il federalismo ‘senza le Regioni’. Come diceva Vendola “Faceva il federalismo con il morto”.
E dove sta in questa manovra schizofrenica il bene del cittadino, il controllo dal basso, il tanto decantato federalismo? Scomparso! Divorato dall’interesse privato di una cricca di ometti che si fa interessi molto privati con banche da derubare, mazzette da intascare, figli e cognati da sistemare, posti da occupare, interessi sporchi e collusi da difendere. I baluardi della Lega sono caduti uno dopo l’altro, mentre la realtà mostrava azioni che erano l’opposto dei proclami in una omologazione al peggio come non si è mai visto l’uguale.
Oggi la Lega, forte del suo 12,5% è la padrona del Governo, si permette di ricattare Berlusconi, appoggia tutte le nefandezze di Tremonti, permette a Berlusconi di governare malgrado gli scandali, i pentiti, le atrocità, le stragi, la mafia, le cricche, le P3.
Nelle sue mani indegne e indecorose stanno le sorti di un’Italia che ormai precipita in una rovina economica, sociale e morale senza fine, ma i nuovi barbari non se ne curano, paghi di quel potere per cui hanno saputo barattare culo e coscienza.

Gli operai di Pomigliano e gli allevatori del nord

24 giugno 2010 Lascia un commento

La vicenda italiana di gran lunga più importante della settimana è quella che riguarda gli operai metalmeccanici di Pomigliano, richiamati dall’alto –con un coro che non prevede voci di dissenso- a rendersi competitivi con i loro colleghi polacchi, se vogliono conservare il posto di lavoro.
I mass media esaltano la generosità dei vertici Fiat, ancora disposti a investire centinaia di milioni di euro nell’area campana nonostante i comportamenti deplorevoli delle maestranze, additate come una massa di lavativi cui viene offerta l’ultima occasione. La propaganda applicata alle vertenze di lavoro è un trucco vecchio come l’ideologia della lotta di classe. Copre imposizioni brutali e anticipa tempi grami per chi vive del lavoro manuale a basso reddito. Ci torneremo. Ma intanto la vertenza di Pomigliano, in cui l’Italia tutta quanta pare contrapporsi unita contro la resistenza di un solo sindacato, la Fiom, può aiutarci a capire come funziona l’astrusità del federalismo. Cosa c’entra? Seguitemi e capirete.
Se al posto dei fabbricatori d’automobili campani fossero stati degli allevatori di mucche lombardi i protagonisti di questo braccio di ferro con una multinazionale, state pur certi che i giornali sarebbero pieni di retorica sull’identità violata di quel dato territorio, sulle imposizioni dall’esterno da respingere, sulla globalizzazione ostile e sulla nobile resistenza del governo regionale di fronte al sopruso. Una fabbrica meridionale minacciata di chiusura –a torto o a ragione- perché non si adegua agli standard produttivi vigenti in un analogo stabilimento polacco, non si merita analoghe attenzioni. Perché? Ma è ovvio: perché il federalismo italiano nasce da un atto d’accusa nei confronti del meridione e da una promessa: premiare il Nord e punire il Sud. Peraltro sarebbe questa l’unica remota possibilità di conseguire il “federalismo a costo zero” sbandierato dal governo. Anzi, nella propaganda si sostiene addirittura che il decentramento dei poteri statali arrecherebbe un risparmio per la collettività, lungi dal costarci i 130 miliardi di euro calcolati da ricercatori indipendenti. Fingiamo di crederci. Ma sulle spalle di chi li risparmieremmo tutti questi miliardi? Guarda caso l’unica regione del Sud che simpatizza col progetto federalista è la Sicilia, che grazie al suo Statuto d’autonomia usufruisce di enormi finanziamenti statali.
Altro che federalismo. Il prolungamento della crisi economica mondiale impone ai governi e alle aziende scelte drastiche di carattere centralista. Perfino l’Unione Europea, dopo gli Stati Uniti, è costretta a praticare il dirigismo economico. Lo sanno benissimo anche i leghisti italiani, e difatti si sono innervositi. Vedono un Berlusconi in difficoltà tentato dall’ennesima sfida elettorale e temono di esservi trascinati prima di avere incassato i decreti attuativi del federalismo fiscale. Che peraltro non diminuisce l’onere delle tasse da pagare. E allora sotto la pioggia, al raduno di Pontida,cercano di inventarsi un diversivo: via i ministeri da Roma, sparpagliamoli per la penisola. Un’idea che da sola costerebbe chissà quanti miliardi!
Chi saggiamente ha preferito non farsi vedere, a Pontida, è lo strano manager-politico nominato due giorni prima ministro del federalismo: Aldo Brancher. Lui è il goffo testimonial dello stallo politico in cui si trova un governo che già annoverava tre ministri dedicati al federalismo impossibile (Bossi, Calderoni, Fitto). I leghisti ne patiscono la figura ambigua e già lo prendono a calci negli stinchi. Nessuno capisce a cosa serva davvero. L’unica cosa certa è che il federalismo non riguarda gli operai di Pomigliano, trattandosi di una controversia di potere.
– di Gad Lerner – Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
http://www.gadlerner.it/2010/06/23/gli-operai-di-pomigliano-e-gli-allevatori-del-nord.html

Forza padania

16 giugno 2010 Lascia un commento

PADOVA (11 giugno) – A Battaglia Terme, (paese di poco più di 4mila abitanti a sud di Padova) il Comune cerca un vigile urbano che parli il dialetto veneto. Il requisito specifico è riportato nel bando di concorso (mobilità esterna) per titoli e colloquio che scade il 18 giugno. Durante l’esame orale è prevista «la dimostrazione della comprensione della parlata veneta». Ancora top secret le modalità di svolgimento del test.
La commissione, composta dal comandante dei vigili Giuseppe Casagrande e dal segretario comunale Giovanni Rigoni, si riunirà nei prossimi giorni per decidere come verificare la conoscenza del dialetto. La proposta dell’esame di lingua veneta è stata portata qualche giorno fa in Giunta da Alfredo Bedin, assessore al commercio in quota alla Lega: la giunta ha detto ok.
L’Udc, che in Giunta ha due simpatizzanti, non ha fatto una grinza, anche se la proposta è stata avanzata dal partito del Carroccio.
«Non mi va di parlare di provocazione – sottolinea l’assessore Bedin – È nostro compito dare risposte concrete a problemi reali. Il paese è formato per la maggior parte da anziani. A loro risulta molto difficile esprimersi in italiano. Giusto allora assumere un vigile che li capisca e si faccia a sua volta comprendere. Gli anziani sono nati e cresciuti con l’idioma veneto».
Alla voce “comprensione della parlata veneta” verranno assegnati due punti su trenta disponibili. «Non sono né pochi né tanti – continua Bedin – Il concorso è pubblico, potrà partecipare chiunque ha nel suo curriculum i requisiti richiesti. Se conoscerà la lingua veneta tanto meglio: partirà avvantaggiato».
Attualmente in Comune sono in servizio due agenti di polizia municipale. Qualche mese fa la terza vigilessa in pianta organica ha chiesto, e ottenuto, un avvicinamento a casa. «Le questioni da seguire sono tante – precisa Enzo Pegoraro, assessore alla polizia locale, simpatizzante Udc – Abbiamo aperto la selezione in poco tempo. Due unità sono poche per il nostro paese. Occorre sbrigare le pratiche in ufficio e, nel contempo, presidiare il territorio».
E il rapporto tra Lega e Udc all’interno della Giunta? «Andiamo d’accordo. Lasciamo da parte le scelte del palazzo quando c’è da decidere per il bene del nostro paese. La proposta della Lega sull’esame di dialetto è stata ritenuta valida da tutta la Giunta».
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=106000&sez=NORDEST

Si richiede ottima conoscenza del dialetto veneto e di almeno una lingua estera, a scelta tra lombardo e italiano”
Se siete tra coloro che bazzicano i concorsi pubblici, sarà bene che cominciate ad attrezzarvi, poiché simili brillanti idiozie sanno essere altamente contagiose e già in passato hanno dato prova di un’invidiabile abilità nel diffondersi ovunque, per osmosi, con sfrontata disinvoltura, via via che procede la fuga del Paese da se stesso: nel padovano si assumono vigili; tra i requisiti richiesti, la conoscenza del dialetto veneto – e nemmeno di un dialetto veneto qualsiasi: poiché le parlate locali variano, per definizione, da provincia a provincia, da città a città, da borgo a borgo, dagli aspiranti vigili è pretesa una eccellente padronanza del veneto nella variante di “Battaglia Terme”.
Nulla di scandaloso, dice il presidente Zaia: “I vigili dovranno comunicare col popolo, e il popolo è fatto anche di anziani, e gli anziani parlano in dialetto”. Caspita, geniale! Ci si chiede solo com’è che nessuno ci avesse pensato prima… Come diamine avranno fatto a cavarsela, in tutti questi anni, i nostri vigili? Chissà quanti vecchietti irrimediabilmente allo sbando si saranno lasciati dietro, condannandoli a sfogare la propria frustrazione nell’importunazione selvaggia di gatti e piccioni.
Aggiornate il vostro curriculum, dunque, e lasciate perdere il “formato europeo” con tutte quelle inutili caselle sulla conoscenza di lingue esotiche come l’inglese o il francese : munitevi di una buona grammatica dialettale, piuttosto. E se per sventura la vostra lingua locale non fosse ancora stata codificata, datevi ad una full immersion nella prima osteria che vi riuscisse di incrociare per strada. Se poi, doppiamente sventurati, doveste ritrovarvi al banco assieme a gente dall’incomprensibile idioma -impenitenti forestieri magari provenienti da una Regione a fianco alla vostra- non vi rimarrà che rassegnarvi e rinunciare al concorso. Come d’altronde pare abbiano fatto nella stessa Battaglia Terme: il termine per la presentazione delle domande scade il 18 giugno. Richieste pervenute finora: nessuna.
http://danielesensi.blogspot.com/

La Silvia e l’Alberto (da Giussano)

28 aprile 2010 6 commenti

L’amore è cieco, sordo e anche un po’ coglione

Le quattro di un assolato pomeriggio di giugno, l’asfalto s’attacca alle scarpe e l’aria è quasi bianca per la luce salentina che sa essere meravigliosa e crudele.
I raggi del sole cadono ovunque, l’amaca sotto l’albero di fico di un piccolo giardino è protetta dalla verzura delle grandi foglie, al riparo dai dardi infuocati che diffrangendosi emanando un tepore meraviglioso. In compagnia del silenzio rotto da qualche cicala non é difficile rifugiarsi nella magia dell’assopimento che monta con la complicità del dondolio dell’amaca e di una generosa bottiglia di rosato fresco che ha accompagnato pecorino e fave fresche, tardive ma saporite.
Solo in casa, chi ama il mare ha preferito la spiaggia a due passi. Come si può abbandonare una simile postazione da sogno? Solo una adeguatissima giustificazione potrebbe imporlo.
Se squilla il citofono una volta immagini che siano i testimoni di Geova o un rappresentante della Vorwerk disperato. Te ne fotti, con tutto il rispetto per la missione di chi annuncia la fine del mondo e con la massima considerazione per chi deve guadagnarsi la pagnotta.
Se squilla due volte è il postino con una raccomandata di qualcuno che ti chiede soldi o il telegramma di un evento che comunque accadrà domani. Te ne fotti, lascerà la cartolina di avviso nella cassetta. Tutti possono attendere, figuriamoci i morti.
Se squilla tre, quattro, cinque volte è accaduto qualcosa che fa scorrere il sangue o, sicuramente, lo farà scorrere a breve. Tocca alzarsi e affacciarsi. Ti trovi due volti giulivi sul marciapiede, uno vagamente familiare e l’altro completamente ignoto e immediatamente antipatico.

Con la cortesia sconosciuta ai nordici ma propria del dna dei sudici, li invito ad entrare. S’avvicinano, riconosco finalmente la piccola Silvia, allieva prediletta di molti anni fa. Non è più piccola, è una splendida donna sorridente e luminosa anche nella luce squassante di un meriggio salentino.
Li faccio accomodare. Che sorpresa! Dopo tanti anni, e che sorpresa apprendere che Silvia non è più signorina. Partita per Milano a studiare, s’è sistemata lì e s’è pure avvinghiata con questo marcantonio dal corpo scolpito e lo sguardo da vitello miope. La signora Silvia.
Quante cosa da raccontare. È un viaggio di piacere per far conoscere il Sud al marito. Non c’è molto tempo ma basta per sapere che noi lì si sta bene, si lavora e tutto funziona, stiamo cambiando casa, ne abbiamo acquistata una in un quartiere più a modo e siccome la stanno ristrutturando noi siamo in giro. Dove si stava era bello ma pieno di negri e di islamici. Non è che siamo razzisti ma è che loro sono diversi da noi e se facciamo un figlio non può mica crescere in una scuola di africani.
Son contento. La Silvia (di là si chiamano con l’articolo) mi presenta il suo acquisto che impettito mi dice: “Sciono Albèeerto, faccio l’ingegniere. Silvia mi ha parlato tanto di lei …”
Sono contento per la Silvia soprattutto quando l’Alberto mi dice dei suoi genitori che abitano a Giussano, padani da sempre. Sono contento che l’Alberto mi guarda e dice che ragiono quasi come uno del nord.
Son contento davvero a sentire l’Alberto (da Giussano) che i suoi la Silvia l’hanno accettata da subito anche se era meridionale, che anche nei meridionali ci son tante brave persone come me.
E la Silvia che annuisce radiosa dimostrando ancora una volta che l’amore è cieco, sordo e anche un po’ coglione.

Che posso fare? Li invito a pranzo perfargli provare un po’ di sana cucina salentina.
Big Jim accetta subito e la Silvia a ruota. Se ne vanno lasciandomi solo a preparare l’incontro.
Penso al menù: ceci e curnali fritti, brasciolette piccanti alla cacciatora con i pampascioni, nell’attesa degli antipastini di sott’oli e sott’aceti con cavolo cotto al vapore.
La mattinata del solstizio d’estate è domenica, c’è uno scirocco denso come melassa, preparo a puntino, anche i crostini di pane. Le mie donne sagge non ne hanno voluto sapere di questa rimpatriata, lo jonio pugliese, nei pomeriggi di giugno sa ammaliare come nessuno
Il pranzo è gradito e vivace, l’Alberto mangia di gusto e pure la Silvia. Si parla di tutto. L’ingegniere racconta di sé e della Padania, mi parla dei “Mau Mau” dalla pelle color cioccolato, dell’Africa incivile e degli stupratori rumeni, degli islamici crudeli e degli zingari ladri. E Silvia invece ce l’ha con i cinesi che sono ovunque e sono tutti uguali. Mangiano di buon appetito i ragazzi nati in Italia e civilizzati in Padania, sicuro futuro per l’eurasia giapeta. Son quasi commoventi come si guardano negli occhi e si sorridono, il bauscia e la terrona. Mangiano e bevono di gusto mentre io pilucco, sono stanco ma felice. Un week end nato solitario lo trascorro in compagnia.
Ci spostiamo in giardino dopo il pranzo a sorseggiare una eccellente granita di caffé. I ragazzi son giovani, han fretta di tornare a casa dopo un bel pranzetto. Tanto più che l’Alberto è un campione padano, ha il celodurismo nel sangue.

Han fretta di congedarsi i piccioncini, li trattengo ancora un po’ e poi li lascio andare.
Rassetto il rassettabile, rimando alla calata della frescura il lavaggio delle stoviglie e mi rimetto sull’amaca. Mi sovviene “la vendetta da savana secca”: un elefante alza la proboscide ed emette barriti roboanti, l’erba secca e la carenza d’acqua lo rendono terribilmente stitico, e le spine d’acacia spesso non vengono macerate dall’intestino….

Immagino il cavolo, i pampascioni e i ceci che entrano nella fase digestiva. Me li immagino i volti dei pargoletti che arrossiscono, gonfi come cornamuse, ad emettere barriti di varia sonorità, solo che a differenza dell’elefante stitico la proboscide resterà immobile e il lamento, prodotto da ragioni opposte, sarà proferito da opposti pertugi.
E io sono li, sulla mia amaca dispiaciuto per il buco nell’ozono ma tanto felice perché, per una volta almeno, a questi leghisti di nascita e d’adozione gli ho fatto prender fuoco al buco del culo.
di Pino De Luca, 27 aprile 2010 www.aprileonline.info

L’anonimo di Adro

16 aprile 2010 3 commenti

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica. A scanso di equivoci, premetto che:

Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina. Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala.
E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando nonpagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche.

Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.
E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce. Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro

La Trota

2 febbraio 2010 Lascia un commento

Renzo Bossi “la trota” candidato
Due anni fa era solo “una trota”, indegno perfino del titolo di “delfino”. Oggi si “è temprato”: candidiamolo alle regionali. Per Renzo Bossi, 22enne figlio di Umberto, è finito il tempo in cui non lo facevano parlare nemmeno a bordo campo, dopo le partite della Padania. Ora ha una campagna elettorale tutta per sé. E se i lombardi gli daranno retta, chissà che non spunti una poltrona da assessore allo Sport al Pirellone. Come ha fatto? Diciamo che ce l’ha messa tutta. La maturità l’ha passata al quarto colpo. Ha un’azienda informatica ma il suo sito Web – in perenne under construction – dice che nemmeno il computer è il suo forte. Una volta che il pc gli ha dato retta, ha sfornato il videogioco “Rimbalza il clandestino”. Si è fatto beccare a bordo di un Suv mentre superava in corsia di emergenza. Renzo è nato l’8 settembre: con lui il senatur firma il suo armistizio. Alla faccia di Roma ladrona, anche nella Lega i vizi privati spianano la strada alle pubbliche virtù.
Il Fatto Quotidiano 2 febbraio 2010

Soldati politici

31 gennaio 2010 Lascia un commento

Ritorno ancora una volta sulla Convenzione identitaria di Orange, ovvero sulla reunion delle destre estreme di tutta Europa organizzata lo scorso ottobre dal Blocco identitario francese. Alla due giorni di dibattito anti-islamico e “anti-racaille” aveva aderito anche la Lega Nord, rappresentata da Mario Borghezio. Avevo già riferito di come in quella sede l’eurodeputato leghista avesse lanciato la proposta di una sorta di scuola di formazione transnazionale per i quadri dei vari movimenti europei facenti riferimento al radicalismo identitario. Ma pare ci sia qualcosa di più.
Alla convenzione era infatti presente anche Dominique Baettig, deputato dell’Assemblea federale svizzera e membro dell’UDC, uno dei partiti promotori del recente referendum anti-minareti. La partecipazione di Baettig ad un congresso che riuniva la crème del populismo xenofobo europeo aveva suscitato accese polemiche in Svizzera, tanto che il “democratico di centro” dovette abbandonare i lavori prima della loro chiusura. Nel frattempo, però, una rete della televisione elvetica aveva deciso di inviare una telecamera al “Palais del princes”, sede della convenzione, proprio per testimoniare a quale genere di raduno avesse aderito un rappresentante del maggior partito svizzero.
Quella è stata la sola telecamera ad aver ripreso tutti lavori, dall’inizio alla fine. Compreso l’intervento di Mario Borghezio. Ed è proprio sul passaggio relativo alla “scuola di formazione” che si soffermano in particolare le immagini della tv elvetica. Lo speaker è sbigottito: Borghezio non ha in mente una semplice scuola per dirigenti, ma per veri e propri “soldati” che “tengano testa fisicamente ai nemici”.
Dal blog di Daniele Sensi

La padania e i meridionali

25 gennaio 2010 Lascia un commento

L’apoteosi del nulla: “..io sarei disposto anche a crepare..” crepare per cosa?

“Li abbiamo spidocchiati e loro hanno portato solo mafia..”
Domenica 15 marzo 2009 Report ha mandato in onda un servizio su Catania molto interessante, il documento che è emerso da Report è che la lega nord di Bossi ha versato del denaro al movimento di Lombardo per ben 2 volte, la lega nord del Senatur Bossi ha sborsato in totale 387 mila euro in favore di Lombardo.
La domanda da farsi è: perchè la lega foraggia il movimento per l’autonomia di Lombardo? E poi: alle ultime elezioni europee la lega al sud ha preso 39.451 voti con una percentuale dello 0,6. Possiamo avere i nomi e i cognomi dei trentanovemilaquattrocentocinquantuno spidocchiati che vanno in giro a diffondere la mafia e che, ciò nonostante, votano pure lega?