Class Action

Con l’anno nuovo entra in vigore la class action, introdotta per la prima volta con la Legge 24 dicembre 2007 n.244, (finanziaria del 2008), che con l’art. 2, commi 446, 447, 448 e 449 ha apportato alcune modifiche al Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (codice del consumo) inserendo l’art. 140 bis e modificando l’art. 50 bis del codice di procedura civile.
L’art. 2 comma 447 veniva poi modificato dal Decreto Legge n. 112 del 2008 convertito dalla Legge n. 133 del 2008, dall’articolo 19, del Decreto Legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 febbraio 2009, n. 14 e infine dal Decreto legge n. 78 del 2009 convertito dalla Legge n. 102 del 2009 che all’art. 23, comma 16, ha posticipato l’efficacia della class action di cui all’art. 140 bis del codice del consumo decorsi 24 mesi dall’entrata in vigore della legge finanziaria del 2008 e cioè al 1 gennaio 2010.
E’ importante notare come la prima versione dell’art. 140 bis del codice dl consumo faceva espresso riferimento ai diritti collettivi la cui tutela era demandata alle associazione dei consumatori che, in sostanza erano i proponenti dell’azione collettiva alla quale successivamente potevano aderire i singoli consumatori.
Ad ogni modo, la prima versione di azione collettiva, quella introdotta dalla Legge finanziaria del 2008 non è mai venuta alla luce, sia per i reiterati rinvii relativi all’entrata in vigore, sia perchè l’articolo in questione è stato integralmente riscritto dalla Legge n.99 del 2009 (legge sviluppo)
Tra le modifiche più importanti, è da annotare un radicale mutamento di terminologia, con la sostituzione dei diritti collettivi, invero di non facile inquadramento dogmatico, con i ” i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori” e “i diritti identici spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale” nonchè “i diritti identici al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali”.
Ad un primo esame, sembrerebbero inclusi nel’operatività dell’azione di classe anche i diritti risarcitori di fonte extracontrattuale, stante l’espresso riferimento all’assenza di un diretto rapporto contrattuale. L’adesione del consumatore può avvenire senza il ministero di un difensore, depositando in cancelleria il relativo atto nel termine stabilito dal giudice. Altra importante novità può desumersi dal comma 1 dell’art. 140 bis, come riformato dalla legge n. 99, laddove si è eliminato il limite relativo alla legittimazione ad agire delle associazioni dei consumatori, costituito nella norma previgente, dal requisito dell’inserimento di tali associazioni consumeristiche nell’elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale tenuto presso il Ministero delle attivita’ produttive, al quale era subordinata la facoltà di proporre l’azione collettiva. La disposizione attualmente in vigore stabilisce che l’azione di classe può essere esercitata innanzitutto da ciascun partecipante alla classe in maniera individuale, e poi anche attraverso associazioni o comitati a cui si dà mandato.
Tuttavia, permangono dubbi di costituzionalità sia in riferimento all’ esclusione della facoltà di intervento di terzi ai sensi dell’articolo 105 del codice di procedura civile, sia in ordine alla disposizione che dichiara esenti da ogni diritto e incremento, anche per gli accessori di legge maturati dopo la pubblicazione della sentenza, i pagamenti effettuati durante il periodo di 180 giorni successivi alla sentenza, periodo decorso il quale la sentenza diviene esecutiva.
Infine il comma 2 dell’art. 49 della legge 99 restringe l’operatività oggettiva dell’azione di classe agli illeciti successivi al 15 agosto 2009, stabilendo che “le disposizioni dell’articolo 140-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, si applicano agli illeciti compiuti successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge”.
Di seguito, il testo dell’art. 140 bis del codice del consumo attualmente in vigore, come riformato dall’art. 49 della Legge 23 luglio 2009, n. 99:
“Art. 140-bis. – (Azione di classe). – 1. I diritti individuali omogenei dei consumatori e degli utenti di cui al comma 2 sono tutelabili anche attraverso l’azione di classe, secondo le previsioni del presente articolo. A tal fine ciascun componente della classe, anche mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa, può agire per l’accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.
2. L’azione tutela:
a) i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che versano nei confronti di una stessa impresa in situazione identica, inclusi i diritti relativi a contratti stipulati ai sensi degli articoli 1341 e 1342 del codice civile;
b) i diritti identici spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale;
c) i diritti identici al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali.
3. I consumatori e utenti che intendono avvalersi della tutela di cui al presente articolo aderiscono all’azione di classe, senza ministero di difensore. L’adesione comporta rinuncia a ogni azione restitutoria o risarcitoria individuale fondata sul medesimo titolo, salvo quanto previsto dal comma 15. L’atto di adesione, contenente, oltre all’elezione di domicilio, l’indicazione degli elementi costitutivi del diritto fatto valere con la relativa documentazione probatoria, è depositato in cancelleria, anche tramite l’attore, nel termine di cui al comma 9, lettera b). Gli effetti sulla prescrizione ai sensi degli articoli 2943 e 2945 del codice civile decorrono dalla notificazione della domanda e, per coloro che hanno aderito successivamente, dal deposito dell’atto di adesione.
4. La domanda è proposta al tribunale ordinario avente sede nel capoluogo della regione in cui ha sede l’impresa, ma per la Valle d’Aosta è competente il tribunale di Torino, per il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia è competente il tribunale di Venezia, per le Marche, l’Umbria, l’Abruzzo e il Molise è competente il tribunale di Roma e per la Basilicata e la Calabria è competente il tribunale di Napoli. Il tribunale tratta la causa in composizione collegiale.
5. La domanda si propone con atto di citazione notificato anche all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale adìto, il quale può intervenire limitatamente al giudizio di ammissibilità.
6. All’esito della prima udienza il tribunale decide con ordinanza sull’ammissibilità della domanda, ma può sospendere il giudizio quando sui fatti rilevanti ai fini del decidere è in corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente ovvero un giudizio davanti al giudice amministrativo. La domanda è dichiarata inammissibile quando è manifestamente infondata, quando sussiste un conflitto di interessi ovvero quando il giudice non ravvisa l’identità dei diritti individuali tutelabili ai sensi del comma 2, nonchè quando il proponente non appare in grado di curare adeguatamente l’interesse della classe.
7. L’ordinanza che decide sulla ammissibilità è reclamabile davanti alla corte d’appello nel termine perentorio di trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione se anteriore. Sul reclamo la corte d’appello decide con ordinanza in camera di consiglio non oltre quaranta giorni dal deposito del ricorso. Il reclamo dell’ordinanza ammissiva non sospende il procedimento davanti al tribunale.
8. Con l’ordinanza di inammissibilità, il giudice regola le spese, anche ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile, e ordina la più opportuna pubblicità a cura e spese del soccombente.
9. Con l’ordinanza con cui ammette l’azione il tribunale fissa termini e modalità della più opportuna pubblicità, ai fini della tempestiva adesione degli appartenenti alla classe. L’esecuzione della pubblicità è condizione di procedibilità della domanda. Con la stessa ordinanza il tribunale:
a) definisce i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio, specificando i criteri in base ai quali i soggetti che chiedono di aderire sono inclusi nella classe o devono ritenersi esclusi dall’azione;
b) fissa un termine perentorio, non superiore a centoventi giorni dalla scadenza di quello per l’esecuzione della pubblicità, entro il quale gli atti di adesione, anche a mezzo dell’attore, sono depositati in cancelleria. Copia dell’ordinanza è trasmessa, a cura della cancelleria, al Ministero dello sviluppo economico che ne cura ulteriori forme di pubblicità, anche mediante la pubblicazione sul relativo sito internet.
10. È escluso l’intervento di terzi ai sensi dell’articolo 105 del codice di procedura civile.
11. Con l’ordinanza con cui ammette l’azione il tribunale determina altresì il corso della procedura assicurando, nel rispetto del contraddittorio, l’equa, efficace e sollecita gestione del processo. Con la stessa o con successiva ordinanza, modificabile o revocabile in ogni tempo, il tribunale prescrive le misure atte a evitare indebite ripetizioni o complicazioni nella presentazione di prove o argomenti; onera le parti della pubblicità ritenuta necessaria a tutela degli aderenti; regola nel modo che ritiene più opportuno l’istruzione probatoria e disciplina ogni altra questione di rito, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio.
12. Se accoglie la domanda, il tribunale pronuncia sentenza di condanna con cui liquida, ai sensi dell’articolo 1226 del codice civile, le somme definitive dovute a coloro che hanno aderito all’azione o stabilisce il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione di dette somme. In caso di accoglimento di un’azione di classe proposta nei confronti di gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, il tribunale tiene conto di quanto riconosciuto in favore degli utenti e dei consumatori danneggiati nelle relative carte dei servizi eventualmente emanate. La sentenza diviene esecutiva decorsi centottanta giorni dalla pubblicazione. I pagamenti delle somme dovute effettuati durante tale periodo sono esenti da ogni diritto e incremento, anche per gli accessori di legge maturati dopo la pubblicazione della sentenza.
13. La corte d’appello, richiesta dei provvedimenti di cui all’articolo 283 del codice di procedura civile, tiene altresì conto dell’entità complessiva della somma gravante sul debitore, del numero dei creditori, nonchè delle connesse difficoltà di ripetizione in caso di accoglimento del gravame. La corte può comunque disporre che, fino al passaggio in giudicato della sentenza, la somma complessivamente dovuta dal debitore sia depositata e resti vincolata nelle forme ritenute più opportune.
14. La sentenza che definisce il giudizio fa stato anche nei confronti degli aderenti. È fatta salva l’azione individuale dei soggetti che non aderiscono all’azione collettiva. Non sono proponibili ulteriori azioni di classe per i medesimi fatti e nei confronti della stessa impresa dopo la scadenza del termine per l’adesione assegnato dal giudice ai sensi del comma 9. Quelle proposte entro detto termine sono riunite d’ufficio se pendenti davanti allo stesso tribunale; altrimenti il giudice successivamente adìto ordina la cancellazione della causa dal ruolo, assegnando un termine perentorio non superiore a sessanta giorni per la riassunzione davanti al primo giudice.
15. Le rinunce e le transazioni intervenute tra le parti non pregiudicano i diritti degli aderenti che non vi hanno espressamente consentito. Gli stessi diritti sono fatti salvi anche nei casi di estinzione del giudizio o di chiusura anticipata del processo».
2. Le disposizioni dell’articolo 140-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, si applicano agli illeciti compiuti successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.”

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