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Posts Tagged ‘antiberlusconismo’

L’antiberlusconismo un dovere civile

14 dicembre 2010 Lascia un commento

Oggi, l’antiberlusconisimo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza. Un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno si può (o si dovrebbe) sottrarre.
Ma la storia, inesorabilmente si ripete e, come allora, la stupidità, il qualunquismo e la malafede degli italiani, ritorna ad accanirsi su questo povera e sciagurata Italia. Come allora pagheremo il prezzo, della nostra irresponsabilità e coltivata cecità.
Propaganda e populismo, mistificazione e contraffazione della realtà, ritornano di nuovo ad essere le efficaci armi di persuasione e di seduzione – invitanti come il canto delle sirene e le lusinghe del maligno.
Il “berlusconismo” è una patologia infettiva ad alta virulenza che agisce sui lati peggiori degli individui, legittimandoli e sdoganandoli come normalità. Una visibilità insperata, venduta al prezzo di servilismo, omertà e cieca obbedienza.
Una congrega, di cialtroni e reietti, che contrappone la furbizia all’intelligenza e il mercimonio alla dignità. Il rischio, poi, che un tale precedente, possa attecchire, ed essere preso ad esempio nel resto dell’Europa, è una possibilità reale.
La sottovalutazione irresponsabile e sistematica del “berlusconismo”, non solo da parte della cittadinanza ma, ben più grave, da alcune alte cariche dello Stato, li rende complici, ad ogni effetto, dell’imminente bancarotta dissipatoria del paese e della sua deriva morale e sociale. Come meravigliarci, a questo punto, dell’impennata di criminalità organizzata nelle civili regioni del nord quando, il nostro parlamento, oggi, è la roccaforte del malaffare, dove si organizzano oscure trame, complotti e si smistano pizzini?
E’ inimmaginabile che, in un paese normale, come i tanti in Europa, un figuro del genere, sia potuto approdare al parlamento e investire una tale carica politica. Ne tanto meno essere l’imprenditore di successo che oggi é.

Il problema, di fatto, non è tanto Berlusconi, ma il “berlusconismo” – un surrogato (unico caso nella storia delle democrazie occidentali) della peggiore feccia unita della società italiana. Una banda di avventurieri, farabutti, traditori della propria patria e dignità, affaristi e mafiosi, asserviti al capo Clan, in cambio di privilegi, impunità, visibilità e potere. Oggi, questi personaggi, sono ai vertici di comando di ogni settore economico e produttivo, non che, detentori di tutto il capitale in circolazione. Una spada di Damocle sulla nostra testa e sul futuro di questo paese. L’eredità di Berlusconi sarà, per drammaticità, più devastante di quanto non sia stata la sua permanenza alla guida di governo.
Il calcio mercato di deputati e senatori, è l’ennesimo e non ultimo atto di uno sconcertante, indicibile e perverso imbarbarimento della morale e dell’etica che, oggi, nel “berlusconismo”, trova la sua sede naturale.

Silvio Berlusconi, consapevole del dopo, tenterà in tutti i modi e con tutti i mezzi, di rimanere in sella, pur di non affrontare la realtà. Se in uno slancio di buon senso, si fosse messo da parte (anche se fuori tempo massimo), quel gesto di tardiva responsabilità lo avrebbe in parte assolto dalla sua condotta, restituendogli un briciolo di dignità. Ma codardia e infamia, hanno preso il sopravvento sulla ragionevolezza e il decoro, inserendolo, a buon diritto, fra la lista, dei personaggi più inquietanti e riluttanti della storia d’Italia.

Gianni Tirelli

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La follia dell’antiberlusconismo

8 novembre 2010 Lascia un commento

E’ ancora frequente ascoltare persone, anche intelligenti, che attribuiscono le colpe del decadimento civile e sociale della nazione “in primo luogo” o “principalmente” o “soprattutto” a Berlusconi. Nelle persone intelligenti, soltanto l’odio per il presidente del consiglio può giustificare asserzioni che sono palesemente prive di fondamento. Le persone non intelligenti, invece, per principio non ragionano; o meglio non ragionano bene; i loro discorsi sono lo specchio fedele dei “ragionamenti” che i tifosi delle squadre di calcio svolgono al bar dello sport: discorsi da tifosi, sragionamenti, sfoghi, sopravvalutazioni e sottovalutazioni alle quali si finisce per credere.

Orbene, siccome è nostra convinzione che le (ultime) speranze per l’Italia risiedano nella nascita di un partito politico alternativo al partito unico delle due coalizioni – un partito inizialmente minoritario ma capace di attrarre progressivamente consensi – ancora una volta vogliamo argomentare che i due schieramenti sono parimenti responsabili e che, quindi, non esiste ragione alcuna per voler preservare una parte, anche minima, dell’attuale ceto politico e per desiderare che essa entri, quando verrà il momento, nelle fila del nuovo partito. Se pertanto ribadiamo osservazioni e argomenti già espressi è per invitare a boicottare ogni iniziativa politica del centrosinistra e di eventuali traditori del centrodestra, volta a costruire “grandi alleanze democratiche” o “alleanze per la Costituzione” e simili, sul presupposto (falso) che la cosa più importante per il popolo italiano sia far fuori Berlusconi. Per il popolo italiano, infatti, e principalmente per quella parte che si schiera con (e vota) il centrosinistra, la cosa più importante è comprendere che centrosinistra e centrodestra sono corresponsabili, con pari colpe (pari, uguali, identiche, non distinguibili colpe), di aver condotto la nazione in una situazione di sfacelo.

Infatti, in primo luogo, non è sostenibile che la colpa del centrosinistra sia consistita nel non aver arrestato – non essere riuscito ad arrestare – il decadimento provocato e quasi perseguito dal centrodestra. Non sarebbe onesto, salvo accogliere una nozione di decadimento tutte centrata sulla illegalità costituzionale, che effettivamente è stata appannaggio (quasi) del solo centrodestra (ma esclusivamente con riguardo alla illegalità relativa alla organizzazione dello Stato; i principi costituzionali relativi ai rapporti economici, per esempio, sono stati collocati tra parentesi da entrambi gli schieramenti) e sulle leggi ad personam. Se, invece, più onestamente, si muove da una concezione ampia del decadimento, che tenga conto dei diversi campi e profili, allora è impossibile negare che esso sia, in misura sostanzialmente eguale, imputabile ai due schieramenti, ossia alle due correnti del partito unico delle due coalizioni.

Si considera decadimento la diversa distribuzione dei poteri tra stato e regioni che, a tacer d’altro, è palesemente disfunzionale? E chi è che ha voluto e approvato la (penosa) riforma costituzionale per soli tre voti? Il centrosinistra.

Si considera decadimento la svendita delle aziende pubbliche? E chi è che ha realizzato il maggior numero di privatizzazioni, almeno tra quelle più rilevanti? Il centrosinistra.

Si considera decadimento l’abbassamento del livello medio dei docenti e degli studenti universitari, la proliferazione delle sedi universitarie periferiche e la perdita di organicità e rigore dei corsi di studio? E chi ha voluto e attuato la riforma che ha introdotto il cosiddetto 3+2? Chi ha voluto e emanato la normativa concorsuale provvisoria (tre idoneità per ogni concorso locale!), che è stata efficace un paio di anni, la quale ha consentito alle consorterie accademiche di bandire innumerevoli concorsi, in modo da quasi raddoppiare in breve tempo il numero dei professori ordinari e associati per i singoli settori scientifico-disciplinari e da creare grandi difficoltà ai ricercatori delle nuove generazioni? Chi ha concesso alle università l’autonomia che consentiva ai consigli di facoltà e ai rettori di realizzare lo scempio che si è verificato? Chi ha introdotto il criterio volto a distribuire i soldi provenienti dalla fiscalità generale in base al numero degli studenti laureati in corso o in base ad altre condizioni simili, le quali hanno indotto a rendere più facili e quindi allo stesso tempo peggiori e classisti gli studi universitari? Il centrosinistra.

Si considera decadimento la perdita della stabilità del posto di lavoro? E chi ha modificato inizialmente la legislazione sul lavoro, colpendo in modo significativo la stabilità del rapporto? Il centrosinistra.

Forse con riguardo al proliferare del gioco e delle scommesse (lotterie, gratta e vinci, slot machines, scommesse sportive, triplicazione delle giocate settimanali del lotto) il centrosinistra ha responsabilità inferiori al centrodestra? No. Ed è dato cogliere anche una sola posizione critica verso il TUF (testo unico della finanza) che consenta di differenziare la politica del centrosinistra da quella del centrodestra in materia di intermediari finanziari? No. Avete mai sentito un solo politico del centrosinistra criticare la proliferazione degli intermediari finanziari, il credito al consumo, finalizzato e non, le rottamazioni delle auto o l’introduzione delle carte di credito revolving? Non credo; e, comunque, al più si è trattato di posizioni minoritarie assunte da deputati di poco rilievo. E si può asserire che il centrosinistra si è opposto alla validità e alla diffusione degli swap e dei contratti derivati in generale, che hanno mediamente aumentato il debito delle nostre imprese e degli enti pubblici? No, non si può assolutamente asserire.

Soprattutto, chi ha abrogato definitivamente l’equo canone? Il governo D’Alema, rammentiamolo. Il centrosinistra si è forse opposto ai crediti immobiliari pari al 100% del valore degli immobili e anzi al 120%, perché le perizie delle banche erano notoriamente truccate, finanziamenti che hanno creato la bolla immobiliare? Avete mai ascoltato un esponente del centrosinistra criticare le leggi e le prassi che hanno provocato la bolla immobiliare perché quest’ultima danneggia chi deve acquistare casa con i proventi del proprio lavoro? Il centrosinistra si è mai mobilitato per la elaborazione e il finanziamento di un piano per l’edilizia cooperativa e popolare? No, no e no.

Università, politica della casa e bolla immobiliare, derivati, carte revolving, indebitamento privato e intermediari finanziari in generale, diffusione delle società di scommesse autorizzate, perdita della stabilità del posto di lavoro, privatizzazioni, proliferazione dei centri commerciali e uccisione del commercio, conferimento di maggiori poteri normativi e amministrativi alle regioni che sono il luogo principale della corruzione; in tutti questi importanti settori (e in molti altri) non si può onestamente asserire che le colpe del centrosinistra siano state minori di quelle del centrodestra. Anzi, in molti dei settori indicati le responsabilità del centrosinistra sono state palesemente maggiori.

Insomma, soltanto la disonestà intellettuale o l’ottundimento cerebrale, di origine mediatica (per esempio, il quotidiano La Repubblica) o partigiana (l’odio per Berlusconi) possono condurre a negare che il centrosinistra è responsabile dello sfacelo quanto il centrodestra (per certi versi di più e per altri di meno). Ma allora, chi muova dal presupposto che non esiste alcuna ragione per reputare che, dopo le prossime elezioni, il centrosinistra legifererà e governerà meglio del centrodestra, deve evitare di cadere nell’errore di essere disposto per l’ennesima volta, pur di non far vincere il centrodestra o comunque quella parte del centrodestra che alle prossime elezioni si schiererà con Berlusconi, a votare per uno dei partiti del centrosinistra, fosse anche Sinistra Ecologia e Libertà.

Il problema principale non è “far fuori” Berlusconi. Il problema principale è “far fuori” il partito unico delle due coalizioni, che del berlusconismo e dell’antiberlusconismo si nutre da sedici anni, traendone sempre nuova linfa e forza. Chiunque si aggreghi all’una o all’altra delle due coalizioni del partito unico è pienamente responsabile del decadimento civile, politico e morale della nazione. Chiunque voti uno dei partiti delle due coalizioni, pur essendo consapevole del disastro realizzato nell’ultimo quindicennio da centrodestra e centrosinistra, dovrà essere considerato colpevole. Non c’è Vendola o Vendolismo che tenga. Chiunque voterà Sinistra Ecologia e Libertà e quindi il centrosinistra, nella consapevolezza che quest’ultimo è responsabile come e più del centrodestra del decadimento civile, politico e morale del paese (vi siete mai chiesti quale sarebbe stata l’entità del disastro se il centrosinistra avesse governato per sedici anni, anziché per sette?) sarà responsabile della fine della Repubblica a titolo di dolo e non di colpa: in un momento drammatico della storia della Repubblica, nel quale era necessario agire e votare per disintegrare il partito unico delle due coalizioni, avrà deliberatamente agito e votato per tenere in vita gruppi politici talmente debosciati che hanno spalancato all’Italia le porte dell’esito Jugoslavo della crisi della Repubblica.

Che fare? Alternativa, il Movimento per la decrescita felice, Per il bene comune, e altre associazioni hanno promosso la costituzione di un nuovo soggetto politico, alternativo al centrodestra e al centrosinistra. Se il processo andrà avanti, come mi auguro, credo che si dovrà votare per questo nuovo partito, senza curarsi delle contraddizioni, della vaghezza di uno o altro profilo del programma, e di prese di posizione sulle quali non si consente. Il tempo farà maturare una forza giovane, che, inizialmente, dovrà essere giudicata esclusivamente per le principali idee forza e per la sua alternatività al partito unico delle due coalizioni. Naturalmente, più Giulietto Chiesa, Maurizio Pallante e Fernando Rossi sapranno sacrificare, in vista del partito unitario, ciò che fino ad ora essi hanno costruito (o concorso a costruire), migliori saranno i risultati. Più considereranno le loro organizzazioni rivoli destinati a confluire in un fiume che tra qualche anno dovrà essere in piena e più agiranno in coerenza con l’ambizione del progetto. Noi cittadini, che per una o altra ragione continuiamo ad interessarci di politica, abbiamo il dovere, non soltanto di votare il nuovo partito, se sorgerà, bensì di interessarci, di partecipare alle assemblee cittadine che saranno organizzate, di entrare nel partito quando è ancora allo stato nascente e di svolgere dentro di esso la battaglia delle idee.

E’ l’ultima speranza. O meglio è la penultima. Se fallisse il tentativo di costituire il partito alternativo al partito unico delle due coalizioni, resta sempre la possibilità di un colpo di stato.

Se il popolo è incapace di reagire e continua a seguire e a votare gruppi politici che stanno minando le basi della Repubblica; se in un determinato periodo storico il popolo diventa o si rivela fanghiglia; se non mostra di avere le risorse per estrarre dal suo seno idee nuove e politici nuovi, i quali, sebbene minoritari, sappiano assumere una dimensione e un rilievo nazionali e quindi abbiano la possibilità di giocare le loro carte; quando tutto ciò si verifica, allora la Repubblica può (eventualmente) essere salvata soltanto da uomini armati. Talvolta è accaduto nella storia; e in casi estremi il colpo di stato diventa addirittura una speranza. Chi si augura che la Repubblica sia salvata dal Popolo e non da elite armate, deve impegnarsi nella costituzione del partito alternativo al partito unico delle due coalizioni. Non c’è tempo da perdere. Coloro che per “far fuori” Berlusconi voteranno ancora una volta per una delle coalizioni del partito unico che governa l’Italia da sedici anni sappiano che stanno preparando all’Italia la tragica alternativa: colpo di stato o dissoluzione. E scrivo dissoluzione, non guerra civile. Perché credo che, nella ipotesi delineata, che ci auguriamo non si verifichi, il popolo, proprio perché divenuto o rivelatosi fanghiglia, accetterebbe le secessioni come fatti e non avrebbe nemmeno la forza e il senso del dovere di combattere una guerra civile.
di Stefano D’Andrea http://www.appelloalpopolo.it/?p=2207