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Come un cane in chiesa

3 gennaio 2013 1 commento

don-galloQuelli che si credono “a posto” hanno un gran brutto vizio: quello di guardare sempre in casa degli altri. Dicono: «I peccatori sono gli altri», e non si sentono mai toccati dal discorso di Gesù. Che ipocrisia!
Io mi sento, ancora oggi a 84 anni, un peccatore. Mi sento sempre inadeguato, perché sono un garantito. È vero: lavoro per i poveri, i precari, i senza-casa, i rom, gli emarginati, i migranti, però sono un garantito rispetto all’umanità dolente che bussa ogni giorno alla mia porta e cerca aiuto. Sono un garantito rispetto a loro. Sono un peccatore-garantito, perché, se esco di casa e incontro un povero, allora gli do l’elemosina e con ciò, forse, credo di salvare la mia anima, di mettere a tacere la mia coscienza.

Vorrei che ogni mia azione caritatevole, tradotta in solidarietà, potesse produrre dei diritti, ma non a lunghissimo termine! Riconosco gli aspetti positivi della solidarietà assistenziale, ma mi sento peccatore per non essere riuscito, in tanti anni, a cambiare davvero le cose.
Ho visto che tante persone negli anni passati hanno lottato per i diritti – per ottenere lo Statuto dei lavoratori, per la parità uomo-donna –, ma ho notato che in questi ultimi tempi la nostra democrazia è entrata in una sorta di eutanasia. Che fine ha fatto l’articolo 3 della Costituzione, che sostiene che la Repubblica deve rimuovere qualunque ostacolo per favorire l’uguaglianza di tutti i cittadini? Lo voglio riportare per intero: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese».

In questo senso mi sento inadeguato e iper-garantito. Svolgo il mio servizio con i miei ragazzi della Comunità San Benedetto e da anni lavoriamo notte e giorno per la mia città, Genova, e credo che la generosità e l’onestà del nostro agire si vedano, e abbia anche la comprensione e l’apprezzamento di gran parte della popolazione.
Se scorressi l’elenco telefonico, non solo a Genova, ma in qualunque parte d’Italia ormai, e dicessi: «Pronto, sono don Gallo, mi invitate a cena stasera?», avrei una marea di inviti. Ecco perché, nonostante tutto, provo un senso di vergogna quando incontro i poveri e i peccatori. Recentemente ho rifiutato una sera di andare in un ristorante, un grande ristorante, perché già si sapeva in giro che arrivava don Gallo. E io, in quel momento, mi sono sentito un peccatore. Uno che va a cena dai garantiti per vanità. Mi sono sentito un peccatore addirittura duplice: infatti, pur non avendo nessun merito e nessuna carica, mi ritrovo sia iper-garantito sia un po’ famoso per effetto dei mass media e dell’opinione pubblica. E come faccio a non vergognarmi di fronte a questi miei fratelli che, a fatica, la sera riescono a rimediare una tazza di brodo caldo? Cosa dico a un ragazzo precario, a un disoccupato?

Sì, in molte situazioni siamo riusciti a evitare lo sfratto e la perdita di un appartamento pagato con il mutuo a chi aveva perso il lavoro, ma posso essere felice per così poco? Vivo queste situazioni come un peso enorme, ecco perché vado volentieri a cena con i peccatori, perché sono loro che mi fanno capire dove sta l’altra faccia della verità.
Don Lorenzo Milani ricordava spesso che lui aveva sì insegnato a leggere e a scrivere ai suoi alunni di Barbiana, ma loro, figli di contadini, gli avevano insegnato a vivere. Al giovedì sera abbiamo la cena con tutti i poveri che vogliono venire in comunità. Apriamo la porta a tutti, senza distinzioni. Lì, mi sento finalmente a mio agio, nel senso che condividiamo “qualcosa” con loro, ecco perché mi chiamano spesso “compagno”. So che alcuni, specialmente in ambito ecclesiale, non sopportano che mi faccia chiamare “compagno”. Io sono da sempre contro ogni dittatura, ogni dispotismo rosso, verde o bianco. Eppure lì, a tavola con i peccatori, finalmente mi sento un povero prete che spezza il pane.

So di essere un personaggio conosciuto, e qualche volta le lusinghe del successo e del potere arrivano anche nei meandri più sconosciuti e lontani della mia coscienza. Arrivano anche a me: «Guarda questo,» potrebbe giustamente dire qualcuno «sta con i poveri e, a causa loro, va in tv, scrive libri e lo intervistano in continuazione». So che è un rischio. Ne ho anche il terrore, e mi sento male al pensiero che la mia notorietà potrebbe ferire la sensibilità anche di un solo povero. Tuttavia corro il rischio, perché non posso tacere. Anche e soprattutto nella mia chiesa. Io non taccio, parlo per i miei poveri, per l’umanità sofferente dimenticata dall’indifferenza.

Approfitto di alcuni strumenti per dire apertamente ai potenti di turno che dobbiamo reagire a questa “delinquenza legale” che sta ammorbando la nostra Europa. Tra l’altro, i contratti di tutti i libri che firmo sono intestati alla Comunità San Benedetto e tutti i diritti d’autore sono a favore della comunità, che ovviamente ha molte spese, perché le iniziative contro la povertà e l’emarginazione necessitano di risorse.
Le conferenze, i libri e le trasmissioni televisive mi danno la possibilità di parlare, di far capire alcune cose e, a volte, è più importante far passare alcuni concetti di legalità e giustizia che non dare l’elemosina al primo mendicante che si incontra per strada. Mi trovo a casa nella mia chiesa, e quindi brontolo quando c’è da brontolare. E provoco, se c’è da provocare. Poi arriva il momento in cui spezzo il pane con i miei “randagi” di strada. È il momento più bello, che mi fa capire quanto la Chiesa sia davvero santa nei suoi testimoni sconosciuti e nascosti agli occhi del mondo

Tratto dal libro “Come un cane in chiesa”. Don Gallo

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani.

25 aprile 2012 Lascia un commento

Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci

Nessun sole nero su Genova!

11 settembre 2011 Lascia un commento

La notizia ha cominciato a circolare verso fine agosto, ma ora rimbalza nel tam-tam della rete. Molti siti e blog se ne occupano diffusamente ( Antonio Ricci; Fisica/mente.net; Il Journal; Giornalettismo; Vergognarsi. Informazione e Satira; Moked , Portale dell’Ebraismo italiano ). Accade che a Genova, città di tradizione operaia e antifascista, sia stata organizzata per il 24-25 settembre prossimi una vera e propria “ adunata ” della estrema destra italiana capeggiata da certo Gaetano Saya, fondatore del Partito Nazionalista Italiano (PNI) , di spiccata matrice nazionalista e fascista. Chi è Gaetano Saya , classe 1956 ? Se cercate di saperlo in Wikipedia non ne verrete a capo, poiché la pagina della Enciclopedia on line risulta “ oscurata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azione legale”. Però ci si può aspettare anche altro e ne sa qualche cosa il giornalista Marco Pasqua di La Repubblica, il quale,avendo pubblicato in agosto quali siano gli scopi e i propositi del PNI, portando alla luce il ritorno sulla scena delle forze reazionarie più bieche, s’è sentito promettere “ un cappio al collo”.. Se poi entrate nel sito di Saya ( il cui linguaggio è una summa di violenza verbale) , di Pasqua si parla come di un soggetto che “ verrà ricordato solo per il nome sulla lapide”…Preciso che i comunicati del capo portano la chiusura in “ Nobiscum Deus”.
Saya, di provata fede e militanza missina, MSI-Destra nazionale di Giorgio Almirante, con trascorsi nei servizi segreti, poi transitante per la Massoneria, quindi oggetto di inchieste da parte della Digos, ha interessato in tempi relativamente recenti la Procura di Milano per propaganda inerente l’odio razziale , nonché la Procura di Genova nel contesto di una indagine su “ forze di polizia parallela”.
Oggi Saya, che ama indossare divise di foggia vagamente nazionalsocialista ( le fotografie sono anche visibili tramite Google) , esibendo assieme cappellone con visiera cordonata, torna alla ribalta on line per propagandare e sollecitare l’adesione al P.N.I. , cosa che i simpatizzanti potranno fare inviando apposito modulo in email. Sul suo sito campeggia un inquietante sole nero stilizzato, contro un’alba rosata…
Il P.N.I. ha diffuso un programma politico in 25 articoli che spaziano in tutto quanto possa esaltare l’ideologia della destra estrema, già condannata dalla Storia. Per la cd. “ liberazione dell’Italia “ si propugna l’uscita dalla UE; la cittadinanza italiana riservata solo ai cittadini di “sangue italiano” , alla cacciata forzata dall’Italia per coloro non italiani che vi fossero immigrati dopo il 1977. E’ prevista la statalizzazione delle imprese, industrie e banche. La stampa dovrebbe essere monopolio soltanto di giornalisti italiani e autorizzata e controllata in caso di stranieri, ma sempre in lingua italiana. Dulcis in fundo è conclamata la pena di morte per “ usurai, profittatori e politicanti”.
Dal suo sito il Capo invoca la lotta dura contro omosessuali ( che vanno allontanati dal Parlamento) , comunisti, zingari e islamici. Nel programma del Partito è previsto per i dirigenti dello stesso persino il rischio della vita pur di realizzare le finalità dell’organizzazione.
Con questi propositi, pertanto, il 24-25 settembre a Genova è programmata la “ prima adunata delle legioni” e si recluteranno i simpatizzanti. Le camicie previste per queste “ legioni” destinate alla “ sicurezza e difesa della patria” sono in colore ocra con una serie di orpelli decorativi, spalline e cinture comprese. Il tutto acquistabile via internet.
Non si sa ancora cosa intendano fare i Responsabili dell’Ordine Pubblico di questa Repubblica ancora democratica , ma non per questo suscettibile di sentir esaltare impunemente principi politici ed etici contrari alla sua stessa essenza. Quella stessa Repubblica che Saya nel suo sito definisce “ cloaca massima” ( in data 9.9.2011).
Di certo si sa che Partiti, Associazioni , gruppi di vario fronte sono schierati all’opposizione più netta contro questa adunata. E si invoca l’intervento del Prefetto di Genova per stoppare questa iniziativa. La Comunità Ebraica ha fatto sapere di essere pronta ad una contromanifestazione nello stesso giorno e nello stesso luogo del raduno, qualora a livello istituzionale non si volesse intervenire. Da Il Secolo XIX. It dell’8-9-2011 si apprende che la situazione è all’attenzione dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Ministero per le Pari opportunità.
Sia chiaro che qui non si tratta di dover rispettare “ qualsiasi” libera opinione. La legge Mancino ( n. 205/1993) è chiara ed ha messo un paletto preciso ed invalicabile. Ricollegandosi ad un preciso quadro normativo risalente alla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana e alla Convenzione Internazionale di New York del 1966 contro ogni discriminazione razziale ed etnica, la Legge Mancino reprime e punisce chi propaganda ed istiga idee razziste, xenofobe, e di discriminazione etnica e religiosa nonché coloro che diano vita ad organizzazioni ispirate a tali propositi.
Ovviamente , in un momento politico ed economico molto delicato per il nostro Paese, in cui l’attenzione della gente è rivolta ad altre problematiche, è facile abbassare la guardia dell’attenzione verso fenomeni di questo tipo che tuttavia sono sempre disposti a manifestarsi come rigurgiti delle forze più intolleranti.
Non pensiamo siano solo goliardate. Molte persone , soprattutto giovani, non hanno memoria storica e purtroppo la scuola non ha mai fatto molto per diffondere ed istruire circa la Storia drammatica dell’Italia , dal sorgere del Fascismo alla sua radicale sconfitta. Si aggiunga che da decenni la politica berlusconiana ha sempre cercato di avvilire e far passare sotto silenzio sia la Resistenza che la guerra di Liberazione, che soprattutto nel Nord Italia era molto sentita, avendo questa parte del Paese subito le violenze più devastanti dei nazifascisti. Non mi risulta che Berlusconi abbia mai festeggiato un 25 aprile ( e mi farebbe piacere sbagliarmi). Per cui se da un lato le Istituzioni appaiono poco attente al risorgere di queste avvisaglie neofasciste, dall’ altro, poiché le Istituzioni siamo anche noi cittadini, riprendiamoci il ruolo di attenti osservatori e soggetti vigilanti contro ogni iniziativa che miri a far risorgere oscuri ed inquietanti fantasmi contro la libertà del singolo individuo e dello Stato.
Maria Teresa Morini

Antifascismo

27 dicembre 2009 3 commenti

“E’ in atto una campagna d’odio contro di me, il fascismo e l’Italia.”
Benito Mussolini 1932

“Gli ebrei alimentano una campagna di odio internazionale contro il governo. Gli ebrei di tutto il mondo sappiano: questo governo non e’ sospeso nel vuoto, ma rappresenta il popolo tedesco.“
Adolf Hitlker 1933

“Ho pensato che davvero dobbiamo contrastare tutte queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio.“
Silvio Berlusconi 2009

Piero Calamandrei – Discorso agli studenti milanesi del 1955

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.
È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi.
In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.