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Posts Tagged ‘banche’

Salvataggio

12 dicembre 2012 Lascia un commento

OLYMPUS DIGITAL CAMERAE’ una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte.
I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente.
Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto.
Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione.
Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere.

1. Quando il turista sale le scale, l’albergatore prende la banconota, corre dal suo vicino, il macellaio, e salda i suoi debiti.
2. Il macellaio prende i 100 euro e corre dal contadino per pagare il suo debito.
3. Il contadino prende i 100 euro e corre a pagare la fattura presso la Cooperativa agricola.
4. Qui il responsabile prende i 100 euro e corre alla bettola e paga la fattura delle sue consumazioni.
5. L’oste consegna la banconota ad una prostituta seduta al bancone del bar e salda così il suo debito per le prestazioni ricevute a credito.
6. La prostituta corre con i 100 euro all’albergo e salda il conto per l’affitto della camera per lavorare.
7. L’albergatore rimette i 100 euro sul bancone della ricezione.

In quel momento il turista scende le scale, riprende i suoi soldi e se ne va dicendo che non gli piacciono le camere e lascia la città.

– Nessuno ha prodotto qualcosa
– Nessuno ha guadagnato qualcosa
– Tutti hanno liquidato i propri debiti e guardano al futuro con maggiore ottimismo

Ecco, ora sapete con chiarezza come funziona il pacchetto di salvataggio UE!

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L’inquietante scricchiolio di un sistema al collasso

15 ottobre 2012 2 commenti

“…un idiota che definisce conquiste le atrocità, e bombe intelligenti, le armi di distruzione di massa – un paranoico che viola ogni principio etico e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, per colmare il vuoto della sua infinita solitudine – masse di poveri invasati e idolatri sottomessi ai miti dell’intrattenimento, e operai dell’Ilva di Taranto che schiattano di tumore per mille euro al mese, nella più totale indifferenza di tutti..”

Ciò che sta succedendo nel mondo, non é una comune recessione legata a fattori finanziari (di varia natura), ma l’inquietante scricchiolio di un sistema al collasso che, giorno dopo giorno, affonda dentro le sabbie mobili del relativismo liberista. Le crisi, presto o tardi passano, ma un corpo dilaniato dalle metastasi di un tumore, muore. Anch’io ho avuto ì miei momenti di crisi, periodi difficili e dolorosi che, grazie a Dio, data la mia buona costituzione fisica, e una visione della vita, ancorata saldamenti a valori, principi e punti di riferimento inossidabili, ne sono uscito più forte e rinnovato di prima. Fortunato? Si – sicuramente, ma anche dotato di solida volontà, consapevolezza e di un’indipendenza mentale eccezionale, che mi deriva da un ossessivo bisogno di verità e di giustizia. (La libertà intellettuale, è quella capacità in grado di trasformare i propri ragionamenti o intuizioni, in conclusioni realistiche. E’ la risultante di un’operazione di bonifica da pregiudizi, egoismi, personalismi e da ideologie).

Gli economisti dichiarano “si avvertono segnali di ripresa!”. Le stesse cose, le abbiamo ascoltate oltre un decennio fa, dopo l’esplosione della bolla finanziaria e del conseguente tracollo, dei listini di borsa. Gli economisti, al pari di androidi (come scienziati, ricercatori, operatori finanziari, studi di statistica e compagnia bella), hanno codificato qualsiasi cosa, trasformando tutto in numeri, al fine di semplificare il processo di verità, ed evitare, così, il confronto con le loro menti aride ed ottuse.
La vita e la realtà, sono ben altra cosa!
La scienza moderna, ha fallito nel suo intento, credendo e fingendo di potere e volere migliorare la condizione di vita degli individui quando, in verità, si è persa nel vortice della sua vanità e nell’auto referenza.
Le sole motivazioni di base, in realtà, sono il profitto, il privilegio e il potere; le fondamenta di sabbia sulle quali si sono edificate le società liberiste relativiste.
Un oceano di menzogne, dalle profondità incommensurabili, finalizzate all’interesse particolare, riproducono le sabbie mobili dentro le quali, le società moderne stanno sprofondando.
Coloro che, per una sorta di codardia intellettuale, ci accusano di catastrofismo, sono gli individui inetti e rammolliti di questo secolo nefasto – ciechi e sordi, di fronte alla lapalissiana tragedia ambientale e morale che ci sovrasta – ignoranti e irresponsabili a tal punto da esserne complici attivi – padri e madri privati dal più remoto barlume di coscienza, per figli senza futuro – sono individui impauriti e spenti, relegati dentro il vuoto delle loro paure – servi e schiavi del ricatto, dell’intimidazione, della retorica e del quieto vivere – vermi aggrovigliati l’un l’altro, dentro un auto compiacimento morboso e nauseabondo; uomini senza palle – donne senza figli – vite senza vita.
In pochi decenni, l’homo sapiens, si è trasformato in una specie di larva, molle e viscida. Mutazione degenerativa! Migliaia e migliaia di anni di evoluzione buttati nel cesso nell’arco di qualche decennio – il maligno, lavora in discesa!

Quella che oggi, definiscono, scienza e conoscenza, è il più estremo atto di profanazione che mai sia stato perpetrato nella storia dell’umanità. L’uomo senza radici del ventunesimo secolo, ha demonizzato e ripudiato quello che era il suo passato, ritenendolo obsoleto, privo di dignità e poco igienico. In verità, non c’é nulla di più lercio e raccapricciante dell’uomo senza radici; un uomo che ha chiamato libertà la licenza, furbizia l’intelligenza, e civiltà la sua schiavitù – una forma di vita che ha devastato il suo habitat e incenerito il suo spirito – un essere schizofrenico che espianta gli organi dai suoi simili per ricucirseli addosso – un imbecille che ingurgita le merendine cancerogene della pubblicità, “fatte come quelle di una volta!!” – un maniaco ossessivo che sa tutto sui pesci, e tutto sui mari quando, di pesci non ce ne sono più, e ì mari sono cloache a cielo aperto – sa tutto dei ghiacciai, quando i ghiacciai marciscono e si squagliano – tutto di ogni cosa, quando ogni cosa si estingue – un mentecatto che manda giocattolini miliardari su marte, in nome di qualcosa che chiama progresso, e aggiunge “presto lo colonizzeremo” – un idiota che chiama conquiste le atrocità, e bombe intelligenti, le armi di distruzione di massa – un paranoico che viola ogni principio etico e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, per colmare il vuoto della sua infinita solitudine – masse di poveri invasati e idolatri sottomessi ai miti dell’intrattenimento, e operai dell’Ilva di Taranto che schiattano di tumore per mille euro al mese, nella più totale indifferenza di tutti – un sistema che sa fare tutto, tranne ciò che serve veramente all’uomo – un sistema cancerogeno che, da cinquant’anni, chiede soldi ai cittadini per la ricerca, e ti ammazza ancora con il cobalto, la radio e chemio terapia. Nessuno vuole sconfiggere il cancro. A sti prezzi!

Nel frattempo, la pubblicità mente, la politica mente, la Chiesa mente, la scienza mente, ì giornali mentono, e ì padri mentono ai figli, in un’orgia di relativismo parossistico dove, gli egoismi e le dipendenze, non trovano ragione, e la paura, generatrice di ogni male e di ogni dolore, ebbra di sangue, sancisce il suo trionfo.
Alla tecnologia poi (che é responsabile di tutta quella montagna di rifiuti mortali che ci sta oramai sommergendo), é dato il compito del suo smaltimento e della bonifica. Sarebbe come chiedere al diavolo che abbiamo assoldato per distruggere, di ricostruire per il bene comune.

In un tale mondo, non c’é posto per la giustizia e la libertà poiché, entrambi, possono germogliare al sole di quelle società, epurate da ogni potere.

Gianni Tirelli

Voldemort, i derivati e l’apocalisse

18 maggio 2012 Lascia un commento

Lui è un ex banchiere della City di Londra, ora responsabile di un centro di studi economici e da qualche anno residente in Cina, dove tiene corsi di finanza in un paio di università. Uno che ha sia la visione d’insieme, sia i contatti giusti: quelli che qui si chiamano “guānxì”.
Ci incontriamo a Sanlitun, la “piazza” commerciale di Pechino, dove occidentali di ogni Paese e nuovi principini cinesi affollano gli outlet dei maggiori brand internazionali o consumano cibo e bevande nelle consuete catene multinazionali.

Cerco uno sguardo da insider sulla vicenda di Jp Morgan e di Bruno Iksil, il trader chiamato “Voldemort” o “Balena Bianca” che, da solo, ha dilapidato due miliardi di dollari della maggiore banca d’affari Usa. Quella che era uscita indenne dalla crisi del 2008 e il cui amministratore delegato, Jamie Dimon, dichiarava fino a l’altroieri che qualsiasi regolazione dei mercati finanziari sarebbe stata un attentato alla libertà.
La colpa del nuovo buco sembrerebbe essere di un pacchetto di derivati – i prodotti finanziari che teoricamente dovrebbero assicurare gli investitori contro le perdite – eccessivamente audaci e gestiti proprio da Iksil.
Qualcuno ha interpretato la vicenda come l’avvisaglia di una nuova catastrofica crisi globale. Per cui partiamo proprio da lì. Ma come vedremo, il discorso si amplia fino a disegnare scenari macro e apocalittici.

Cosa ci dice il caso Iksil?
JP Morgan può tranquillamente fallire come Lehmann Brothers senza che ne scaturisca una crisi globale. Per inciso, con 2 miliardi di buco non fallisce neanche una banca presa singolarmente. Il problema, se mai, è se questo buco ne fa emergere altri. Se cioè, dopo Jamie Dimon di Jp Morgan, salta fuori qualche altro amministratore delegato che dice: “Ehi, anche io ho due miliardi di buco, salvatemi”. E così via, in una reazione a catena.

Ma perché i derivati non si regolano o addirittura vietano?
Le banche devono fare soldi. In una situazione di competizione perfetta, non si fanno profitti, per cui bisogna fare innovazione e superare gli altri. Per le banche, questa innovazione è rappresentata dai prodotti derivati. Più sono perfetti e più fai profitti. Le banche sono l’industria più competitiva del mondo, per cui i derivati devono essere sempre più nuovi, complessi e numerosi.

Sembrerebbe che l’unica soluzione per evitare le crisi sia l’abbattimento del capitalismo.
Sono d’accordo. Tra l’abbattimento del capitalismo e il proliferare delle bolle non c’è alcuna soluzione intermedia. Non si può regolamentare il mercato finanziario.
La soluzione che alcuni prospettano è la separazione tra banca d’affari e banca commerciale. Ma se le separi, devi trovare il modo di far fare soldi anche alle banche commerciali, altrimenti i profitti si riducono in maniera tendenziale e non stanno più in piedi. Allora puoi ridurle di numero e fare una specie di monopolio bancario, magari statale. Però lì si presenta il problema che inevitabilmente si alzano i tassi, perché le banche monopoliste non sono più costrette ad abbassarli per farsi concorrenza. Così le imprese pagano di più per i prestiti: cosa che nessuno vuole, specialmente in questo momento di crisi.

Il punto è forse quello di veicolare risorse dalla speculazione all’economia reale.
Non esiste differenza tra economia reale e speculativa, perché la finanza “specula” sulla realtà. Quando fai i derivati sul petrolio, alla fine si arriva sempre a un certo numero di barili. Ed è la “domanda”, cioè chi compra e vende quei barili, che cerca prodotti finanziari per tutelarsi dalla volatilità dei prezzi: i derivati appunto. Le banche non fanno altro che offrirli.

“Too big to fail” ma anche “too big to manage”. Dopo il caso Iksil, si dice questo delle banche.
Le banche andrebbero monitorate meglio, ma non dimentichiamo che sono loro stesse ad autoregolamentarsi. È una questione molto semplice: la banca ha interesse a competere, quindi a creare prodotti sempre più innovativi. Ma fino a un certo punto, in sicurezza, perché evidentemente non ha interesse a fallire. Nessuno vuole correre il rischio di morire.
Il problema, se mai, è l’individuo. Il singolo operatore, se crea un buco da due miliardi alla sua banca d’affari, perde al massimo il lavoro. Non rischia altro. Per cui è incentivato a prendersi il rischio che la banca, come istituzione, non si prenderebbe mai. Se tu potessi metterti in tasca due milioni di dollari in tre giorni, rischieresti di perdere il lavoro al quarto giorno? Io credo di sì.
I rapinatori di banche sono nelle banche. È questo il caso di Iksil.

Come se ne esce?
Bisognerebbe regolare le società, cioè la cosiddetta “economia reale”; non le banche, che fanno il loro mestiere. Bisogna cioè, come sempre, agire sul fronte della domanda e fare in modo, per esempio, che le grandi imprese come la Fiat producano macchine e non aggirino la loro incapacità di competere dandosi alla finanza.
Negli ultimi 20 anni, tutti hanno beneficiato dei soldi messi in circolazione dallo stesso sistema finanziario che oggi è sul banco degli imputati. Nel medesimo periodo, ci sono state tre crisi cicliche. Questo è normale. Io però chiedo: chi, anche in questa situazione di crisi, tornerebbe a vent’anni fa? Per rispondere, non si pensi solo alle condizioni della popolazione occidentale, ma anche al resto del mondo.

Tutto bene, dunque?
No. Il guaio è quando la crisi non finisce. E temo che oggi ci troviamo proprio di fronte a questo scenario apocalittico, per i motivi che vado a elencare: la Cina non tira più; c’è quella sciagura dell’euro; il modello democratico è in crisi in Europa; l’ambiente è consumato; le risorse sono sempre più limitate; la popolazione mondiale è troppo numerosa.
Il mondo, in definitiva, si è bloccato.

Spieghiamo meglio?
Negli ultimi vent’anni, la Cina è comparsa sulla scena del mondo e ha svolto un ruolo disinflattivo, mantenendo bassi i prezzi delle merci. Oggi purtroppo anche la Cina mi sembra in crisi. Se il suo Pil cresce ancora del 7 per cento, gli ultimi dati ci dicono però che i suoi consumi di energia sono praticamente fermi: solo +0,7 per cento anno su anno. Questo parametro è molto significativo, perché rivela che di fatto le industrie sono ferme. Non è possibile che siano diventate più efficienti dal punto di vista energetico in così breve tempo; sono proprio ferme. La Cina rischia di implodere.
Poi c’è l’euro che si sta rivelando una sciagura, perché non può svalutare e tiene bloccati 27 Paesi, tutta Europa.
Aggiungici gli elementi di instabilità politica, come la crisi della democrazia europea. Se fai le elezioni, vincono i partiti estremisti, allora che fai? Annulli le elezioni e dici che per quelli lì non bisogna votare? Ma questo non è democratico. Il problema politico è quindi un gatto che si morde la coda.
Infine ci sono la crisi ambientale e l’esaurimento delle risorse. Per cui si sa già che non ci saranno più troppi margini di crescita, un dato di fatto che però si scontra con l’aumento costante della popolazione mondiale: cioè con l’aumento dei bisogni e, quindi, della necessità di crescita. Un altro gatto che si morde la coda.
Ci vorrebbe un “salto tecnologico”, ma non sembra all’orizzonte. La decrescita? Forse, a essere ottimisti, si potrebbero convincere i cittadini dell’Occidente sviluppato a consumare meno. Ma onestamente, con chi sta cominciando solo ora ad accedere ai consumi, non se ne parla neppure.
Gabriele Battaglia, da Pechino
http://www.eilmensile.it/2012/05/18/voldemort-i-derivati-e-lapocalisse/

Il signoraggio

3 ottobre 2010 6 commenti

Riassumendo brevemente, per signoraggio si intende l’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta. Il termine deriva dal francese “seigneur”, che significa “signore”. Nel Medio Evo infatti erano i signori feudali i titolari del diritto di creare moneta e i beneficiari del guadagno che ne derivava. Oggi gli economisti intendono per signoraggio, i redditi che la banca centrale e lo stato ottengono grazie alla possibilità di ricreare base monetaria in condizioni di monopolio. La Banca d’Italia con riferimento all’euro, definisce il reddito da signoraggio, quello generato dall’emissione della moneta, qualificato come reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione, ricompreso nel calcolo del reddito monetario che, secondo l’articolo 32.1 dello Statuto del SEBC, è “Il reddito ottenuto dalle Banche Centrali Nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del Sistema Europeo delle Banche Centrali”.
Qui di seguito, l’azione proposta davanti al Giudice di Pace di Lecce e la sentenza della Cassazione del 2006 che in accoglimento dei motivi di ricorso proposti, ha cassato la decisione. Leggi tutto

La commissione di massimo scoperto

30 settembre 2010 2 commenti

LA COMMISSIONE DI MASSIMO SCOPERTO RIENTRA NEL TASSO GLOBALE ANTIUSURA. PARTONO LE AZIONI LEGALI.

La Corte di Cassazione penale individua la Commissione di Massimo Scoperto come elemento rilevante al fine della determinazione del tasso di usura bancaria. La sentenza n. 12028 depositata il 26 marzo ha infatti interpretato in modo estensivo quanto disposto dall’articolo 644 del codice penale, norma che impone come determinanti “tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con un suo uso del credito”.
La CMS, legata all’erogazione del credito e determinata dall’utilizzo dello scoperto di conto corrente, diviene quindi fondamentale soprattutto per i clienti che si sono visti addebitare tassi ai confini della soglia di usura; ora sanno di poter non escludere la suddetta CMS dal calcolo.
Si apre la strada a nuove azioni legali; a tal proposito è opportuno ricordare che le istruzioni diramate dalla Banca d’Italia, relative ai tassi effettivi globali medi prevedono, oltre alla commissione di massimo scoperto, gli oneri per la messa a disposizione dei fondi, le penali e gli oneri applicati nel caso di passaggio a debito di conti non affidati.
Grazie alla sentenza della Corte di Cassazione la Commissione di Massimo Scoperto (precedentemente considerata un interesse in senso tecnico calcolato ed espresso in termini percentuali) è oggi posta in relazione come onere allo “scoperto del conto corrente”, offrendo la concreta possibilità per il correntista usurato non solo di recuperare i tassi pagati e non dovuti ma, inoltre, di richiedere ed ottenere un risarcimento dei danni morali per aver subito le conseguenze del reato penale.

NOI AVEVAMO RAGIONE !!!

La Cassazione penale con la sentenza n. 12028/10, nella camera di consiglio del 19/02/2010, ha finalmente affrontato e risolto la difformità tra il dettato legislativo in tema di verifica della usurari età dei tassi di interesse ai sensi dell’art 2 legge 108/96 e la procedura amministrativa di rilevazione del tasso effettivo globale medio in applicazione delle Istruzioni della Banca d’Italia. In particolare, il riferimento è alla commissione di massimo scoperto che la legge anti usura vuole che sia inserita nel calcolo del costo del finanziamento e che le istruzioni della banca d’Italia (fino all’entrata in vigore della legge 2.del2009) hanno escluso e rilevato a parte edulcorando i risultati sulla usurarietà dei tassi applicati dalle banche ai rapporti di finanziamento.
La Suprema Corte con questa innovativa sentenza, prende atto: “della legittime perplessità in ordine alla conformità al dettato legislativo del metodo di rilevazione adottato dalla Banca D’Italia(e fatto proprio dal Ministro competente)nella parte in cui esclude la CMS dal calcolo del TEG.”. Prende coscienza che tali perplessità sono emerse dinanzi ai giudici di merito ma il problema, afferma: “non è mai stato compiutamente esaminato da questa Corte”.
Finalmente, la Corte ha voluto emanare una sentenza di interpretazione autentica dell’art. 644 c.p puntualizzando cosa rientra nel calcolo degli oneri connessi alla erogazione del credito, correggendo una prassi amministrativa difforme.
Finalmente la Corte di legittimità ha ribadito e fortificato (ove ve ne fosse stato bisogno) il dettato legislativo:della 108/96: la Commissione di massimo scoperto DEVE essere ricompresa nella determinazione del tasso effettivo globale(costo del finanziamento per l’utilizzatore)praticato dall’intermediario finanziario nei confronti dell’utilizzatore.
Non solo ma anche: “gli oneri per la messa a disposizione fondi, le penali e gli oneri applicati nel caso di passaggio a debito di conti non affidati o negli sconfinamenti sui conti correnti affidati rispetto al fido accordato”, entrano a far parte dell’indicatore del costo del credito ai fini della verifica della usurarietà del tasso di interesse praticato.
Avevamo ragione e ce lo hanno riconosciuto!
Avv. Gaia D’Elia-Comitas Roma
Per ulteriori informazioni: info@studiolegaleorlando.net

I conti non tornano

29 dicembre 2009 Lascia un commento

Conti bancari, l’Antitrust accusa “Chi va in rosso paga troppo”.

ROMA – Le nuove commissioni bancarie che hanno sostituito la “commissione di massimo scoperto” si stanno rivelando più costose per i consumatori. Lo dice l’Antitrust che ha girato una segnalazione al governo, al Parlamento ed alla Banca d’Italia, per sottolineare l’esito di un monitoraggio effettuato sulle condizioni applicate alla clientela dai principali gruppi bancari.
Dall’indagine dell’Antitrust, emerge che per gli scoperti transitori di conto corrente si è verificato un innalzamento dei costi per i correntisti. In pratica, secondo l’Antitrust, per chi oggi va momentaneamente in rosso sul proprio conto bancario, i costi sono aumentati fino a livelli superiori anche di 15 volte rispetto alla vecchia commissione di massimo scoperto.
“In particolare – spiega la nota dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato – per lo scoperto è emerso che, considerando importi e durate del ‘rosso’ rappresentativi di un comportamento medio dei correntisti privi di fido, le nuove condizioni economiche si presentano in cinque casi peggiorative, in una misura che varia da circa il doppio sino a quindici volte. In un sesto caso le condizioni sono risultate equivalenti a quelle vigenti con il precedente regime normativo, mentre solo in un caso sono più vantaggiose”.
Situazione anche peggiore per i correntisti che invece possono contare sul fido, almeno fino all’entrata in vigore della legge del 3 agosto 2009 che ha messo un tetto dello 0,50% per trimestre sull’importo dell’affidamento al corrispettivo pagato dal cliente. Fino a quella modifica, venivano applicate aliquote variabili dallo 0,90% all’1,50% trimestrale, oppure aliquote annue ricomprese tra il 3,60% e il 6%. Secondo l’indagine Antitrust, si trattava di aliquote sempre più “pesanti” rispetto alla commissione di massimo scoperto quando gli utilizzi delle somme avvenivano entro il fido e più vantaggiose solo se si “sconfinava” rispetto alla somma affidata.
In sostanza, il cliente “virtuoso” era penalizzato, come era mediamente più penalizzato il cliente che aveva un fido minore. Con la legge di agosto, invece, le nuove commissioni sono diventate più vantaggiose ma solo a partire da un ammontare di utilizzo del fido stesso superiore circa alla metà.
La morale – cioè il cuore della segnalazione inviata dall’Antitrust anche a governo e Bankitalia – è che dall’abolizione del massimo scoperto non sono arrivati i tanto attesi risparmi per i consumatori, anzi: “Le nuove condizioni economiche” previste dalle banche, scrive l’Antitrust, “si presentano quasi sempre peggiorative in termini di esborso economico rispetto alla commissione di massimo scoperto ed alle altre voci di costo previste in precedenza”.
Le reazioni “Eravamo certi che le banche avrebbero trovato velocemente il modo di mettere furbescamente le mani in tasca ai consumatori – dice Carlo Rienzi, presidente del Codacons – . Per questo chiediamo che sia elevata, nei confronti degli istituti di credito che hanno sostituito la commissione di massimo scoperto con balzelli addirittura 15 volte più cari, una maxi-sanzione non inferiore a un miliardo di euro, così da dare una lezione all’arrogante mondo bancario che continua a spremere come limoni i propri clienti”.
La Repubblica.it

PER LEGGE, LA COMMISSIONE DI MASSIMO SCOPERTO SOLO SE C’E’ UN FIDO. Il decreto legge 185/2008 conv. con modificazioni nella Legge 2/2009 ha introdotto importanti novità per tutti coloro che vanno in rosso sul conto corrente. L’articolo 2 bis prevede infatti che la commissione di massimo scoperto (vale a dire la percentuale prevista sulla punta massima di debito del trimestre) possa essere applicata solo sui conti affidati (quelli in cui si è accordato un fido al momento dell’apertura) e solo se il debito dura per almeno 30 giorni consecutivamente. A ciò si deve aggiungere il comma 2 dell’art. 2 del D.L. 78/2009 conv. con modificazioni nella Legge 102/2009 che espressamente dispone che ”l’ammontare del corrispettivo onnicomprensivo di cui al periodo precedente non puo’ comunque superare lo 0,5 per cento, per trimestre, dell’importo dell’affidamento, a pena di nullità del patto di remunerazione”. I nuovi contratti hanno recepito queste disposizioni fin dall’entrata in vigore della legge (dunque dal 29 gennaio 2009), per i vecchi contratti, già esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge, le nuove disposizioni entreranno entro 150 giorni e dunque entro fine giugno. Ecco un primo esame comparativo delle spese cha hanno sostituito la commissione di massimo scoperto dei principali gruppi bancari; l’ipotesi utilizzata è quella di un rosso di c/c di 500 euro per 7 giorni, su un conto senza fido concordato al momento dell’apertura:
Gruppo MPS: la commissione di massimo scoperto era dell’1,25% per i conti non affidati. Ora scompare ed è sostituita, per gli scoperti senza fido, dalla “Commissione per istruttoria urgente” di massimo 100 euro a trimestre, pari a 50 euro per scoperti da 100 a 3000 euro e a 100 euro per scoperti sopra i 3000 euro. Dunque, oggi si pagano 50 euro. La “vecchia” cms sarebbe stata di 6,25 euro. Applicando la precedente commissione del’1,25% sul valore di 3000 euro, si sarebbe al massimo avuto una spesa di 37,5 euro, dunque ben al di sotto dell’attuale valore forfettario di 50 euro.
Gruppo Intesa San Paolo: la commissione di massimo scoperto era dello 0,95%. Ora è stata introdotta per i conti non affidati una “Commissione per scoperto di conto” pari a 2 euro per ogni 1000 euro o frazione di scoperto e per ogni giorno di scoperto. Per i conti affidati sparisce la cms e non è stata introdotta alcuna nuova spesa. Dunque le nuove spese ammontano nel nostro esempio a 14 euro (prima erano pari con la cms 4,75 euro). Sono state eliminate le spese fisse per la chiusura del conto in rosso che ammontavano a 30 euro a trimestre.
Gruppo Unicredit: la commissione di massimo scoperto era lo 0,98%. E’ stata sostituita per i fidi non concordati da un “Recupero spese per ogni sospeso” pari a 9 euro. Le nuove spese ammontano dunque a 9 euro (prima con cms erano 4,9 euro più spese per 15 euro). Ovviamente se le operazioni a debito salgono a due le spese diventano 18 euro e così via. Da fine giugno è introdotta la Commissione utilizzo oltre la disponibilità fondi pari a 2 euro ogni 1000 euro o frazione di debito che sia almeno di 50 euro al giorno. Nel nostro esempio dunque la spesa sarebbe di 14 euro.
Banca Sella: la commissione di massimo scoperto era pari allo 0,95%. Da fine gennaio 2009 è stata sostituita da “Onere per passaggio a debito nel trimestre” di 40 euro (prima con cms le spese erano 4,75 euro). L’importo di 40 euro è dovuto indipendentemente dai passaggi in rosso e dal valore dello scoperto. Questa spesa da luglio questa nuova spesa sarà ancora sostituita, introducendo “Recupero spese di gestione sconfino” pari a 5 euro al giorno con un massimo di 50 euro a trimestre. Nel nostro esempio dunque la spesa sarebbe di 35 euro.
Bnl Bnp Paribas: sul conto Bnl Revolution la commissione di massimo scoperto già non c’era e non c’erano altre spese. Ora è stata introdotta una “Commissione manca fondi” di 12,5 euro se sul conto viene a transitare un addebito senza disponibilità di fondi, di valore superiore ai 20 euro. Dunque se le operazioni in passivo sono due la spesa diventa di 25 euro (e questo indipendentemente dal valore addebitato purché si superi la franchigia di 20 euro).
Credem: sul conto Senza Spese Web e Senza Spese la cms era dello 0,99%. C’era una spesa di 15 euro per ogni liquidazione del conto con interessi a debito. La cms e le spese spariscono. Dal 1 luglio 2009 viene però introdotta per i conti non affidati una “Commissione per indisponibilità” dei fondi pari a 2,5 euro al giorno per ogni 1000 euro di debito o frazione (lo scoperto deve essere superiore a 100 euro). L’importo massimo applicabile è di 150 euro per liquidazione trimestrale. Nel nostro esempio (500 euro di scoperto non affidato per 7 giorni ) si pagano ora 17,5 euro (prima si sarebbero pagati 4,95 euro più 15 euro di spese di liquidazione, con un gg in più di debito si supera, con la nuova commissione, questa somma).
Dal 28 giugno quindi, non c’è più la commissione di massimo scoperto (per chi non ha un fido e per chi ce l’ha nel caso in cui il suo debito resti per meno di 30 giorni consecutivamente) ma entrano in vigore le nuove voci di spesa che le banche hanno introdotto per sostituirla. In effetti, le banche che hanno introdotto le nuove spese in sostituzione della commissione di massimo scoperto, sembrerebbe che non abbiano rispettato le disposizioni di legge.