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Come un cane in chiesa

3 gennaio 2013 1 commento

don-galloQuelli che si credono “a posto” hanno un gran brutto vizio: quello di guardare sempre in casa degli altri. Dicono: «I peccatori sono gli altri», e non si sentono mai toccati dal discorso di Gesù. Che ipocrisia!
Io mi sento, ancora oggi a 84 anni, un peccatore. Mi sento sempre inadeguato, perché sono un garantito. È vero: lavoro per i poveri, i precari, i senza-casa, i rom, gli emarginati, i migranti, però sono un garantito rispetto all’umanità dolente che bussa ogni giorno alla mia porta e cerca aiuto. Sono un garantito rispetto a loro. Sono un peccatore-garantito, perché, se esco di casa e incontro un povero, allora gli do l’elemosina e con ciò, forse, credo di salvare la mia anima, di mettere a tacere la mia coscienza.

Vorrei che ogni mia azione caritatevole, tradotta in solidarietà, potesse produrre dei diritti, ma non a lunghissimo termine! Riconosco gli aspetti positivi della solidarietà assistenziale, ma mi sento peccatore per non essere riuscito, in tanti anni, a cambiare davvero le cose.
Ho visto che tante persone negli anni passati hanno lottato per i diritti – per ottenere lo Statuto dei lavoratori, per la parità uomo-donna –, ma ho notato che in questi ultimi tempi la nostra democrazia è entrata in una sorta di eutanasia. Che fine ha fatto l’articolo 3 della Costituzione, che sostiene che la Repubblica deve rimuovere qualunque ostacolo per favorire l’uguaglianza di tutti i cittadini? Lo voglio riportare per intero: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese».

In questo senso mi sento inadeguato e iper-garantito. Svolgo il mio servizio con i miei ragazzi della Comunità San Benedetto e da anni lavoriamo notte e giorno per la mia città, Genova, e credo che la generosità e l’onestà del nostro agire si vedano, e abbia anche la comprensione e l’apprezzamento di gran parte della popolazione.
Se scorressi l’elenco telefonico, non solo a Genova, ma in qualunque parte d’Italia ormai, e dicessi: «Pronto, sono don Gallo, mi invitate a cena stasera?», avrei una marea di inviti. Ecco perché, nonostante tutto, provo un senso di vergogna quando incontro i poveri e i peccatori. Recentemente ho rifiutato una sera di andare in un ristorante, un grande ristorante, perché già si sapeva in giro che arrivava don Gallo. E io, in quel momento, mi sono sentito un peccatore. Uno che va a cena dai garantiti per vanità. Mi sono sentito un peccatore addirittura duplice: infatti, pur non avendo nessun merito e nessuna carica, mi ritrovo sia iper-garantito sia un po’ famoso per effetto dei mass media e dell’opinione pubblica. E come faccio a non vergognarmi di fronte a questi miei fratelli che, a fatica, la sera riescono a rimediare una tazza di brodo caldo? Cosa dico a un ragazzo precario, a un disoccupato?

Sì, in molte situazioni siamo riusciti a evitare lo sfratto e la perdita di un appartamento pagato con il mutuo a chi aveva perso il lavoro, ma posso essere felice per così poco? Vivo queste situazioni come un peso enorme, ecco perché vado volentieri a cena con i peccatori, perché sono loro che mi fanno capire dove sta l’altra faccia della verità.
Don Lorenzo Milani ricordava spesso che lui aveva sì insegnato a leggere e a scrivere ai suoi alunni di Barbiana, ma loro, figli di contadini, gli avevano insegnato a vivere. Al giovedì sera abbiamo la cena con tutti i poveri che vogliono venire in comunità. Apriamo la porta a tutti, senza distinzioni. Lì, mi sento finalmente a mio agio, nel senso che condividiamo “qualcosa” con loro, ecco perché mi chiamano spesso “compagno”. So che alcuni, specialmente in ambito ecclesiale, non sopportano che mi faccia chiamare “compagno”. Io sono da sempre contro ogni dittatura, ogni dispotismo rosso, verde o bianco. Eppure lì, a tavola con i peccatori, finalmente mi sento un povero prete che spezza il pane.

So di essere un personaggio conosciuto, e qualche volta le lusinghe del successo e del potere arrivano anche nei meandri più sconosciuti e lontani della mia coscienza. Arrivano anche a me: «Guarda questo,» potrebbe giustamente dire qualcuno «sta con i poveri e, a causa loro, va in tv, scrive libri e lo intervistano in continuazione». So che è un rischio. Ne ho anche il terrore, e mi sento male al pensiero che la mia notorietà potrebbe ferire la sensibilità anche di un solo povero. Tuttavia corro il rischio, perché non posso tacere. Anche e soprattutto nella mia chiesa. Io non taccio, parlo per i miei poveri, per l’umanità sofferente dimenticata dall’indifferenza.

Approfitto di alcuni strumenti per dire apertamente ai potenti di turno che dobbiamo reagire a questa “delinquenza legale” che sta ammorbando la nostra Europa. Tra l’altro, i contratti di tutti i libri che firmo sono intestati alla Comunità San Benedetto e tutti i diritti d’autore sono a favore della comunità, che ovviamente ha molte spese, perché le iniziative contro la povertà e l’emarginazione necessitano di risorse.
Le conferenze, i libri e le trasmissioni televisive mi danno la possibilità di parlare, di far capire alcune cose e, a volte, è più importante far passare alcuni concetti di legalità e giustizia che non dare l’elemosina al primo mendicante che si incontra per strada. Mi trovo a casa nella mia chiesa, e quindi brontolo quando c’è da brontolare. E provoco, se c’è da provocare. Poi arriva il momento in cui spezzo il pane con i miei “randagi” di strada. È il momento più bello, che mi fa capire quanto la Chiesa sia davvero santa nei suoi testimoni sconosciuti e nascosti agli occhi del mondo

Tratto dal libro “Come un cane in chiesa”. Don Gallo

Il sistema di satana

29 aprile 2012 Lascia un commento

“Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria”

In passato, il Maligno, trovava conforto alle sue perversioni, insinuandosi subdolamente nella mente degli uomini e seducendoli con vane promesse di perversa felicità. Oggi, è padrone del loro cuore.
Non è una differenza da poco, ma direi che, in maniera netta, si pone come spartiacque fra il mondo contadino e la rivoluzione industriale, terreno di cultura del suo progetto mefistofelico. Ad un certo livello di malvagità e crudeltà, poi, corrispondono effetti più o meno devastanti. Nell’Apocalisse, raggiungono il loro apice, coronando il progetto demoniaco e, nello sterminio di ogni forma umana e umanoide, consacrano la sua vittoria.

Così, oggi, furbizia e raggiro hanno soppiantato l’impianto etico e l’intelligenza, e assimilate come pratiche relazionali quotidiane; ma non solo, come strumento lecito, fondamentale e irrinunciabile per la sopravvivenza del Sistema di Satana.
Nelle moderne società liberiste, l’illegalità è assurta a regola. Gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e corrotti che, definirle civili, è un autentico contrasto logico. 
Il falso, è un fondamentale del relativismo demoniaco e fratello gemello dell’ossimoro; i due, insieme, sono capaci di innescare tali catastrofi, da fare impallidire il nazismo.
 Oggi, i non valori, commercializzati per poche lire su scala planetaria, hanno soppiantato gli autentici, dell’anima e dello spirito. La famosa torre di Babele, non è metafora dei nostri tempi, ma un dato di fatto, reale e globale.
 L’ossimoro, partorito in quantità industriale, è il germe malefico del relativismo.

Alcuni esempi di moderno ossimoro: certezza scientifica – progresso tecnologico – acqua privata – vita artificiale – nucleare pulito – società dei consumi – certezza scientifica – finanza etica – etica del capitalismo – cattolico divorziato – verità relativa – i ghiacciai perenni si stanno sciogliendo –
La nostra realtà è la sconcertante proiezione di un incubo – una degenerazione morale etica e spirituale, unica nella storia dell’uomo, i cui risultati, sono sotto gli occhi del mondo: la catastrofe ambientale e morale in primis. 
Quale forma di vita, devasta il proprio habitat, trasformandolo in una discarica tossica e maleodorante, e mari, fiumi, torrenti e sorgenti, in cloache infette? 
Abbiamo definito libertà, la licenza e anteposto la furbizia all’intelligenza. Ad una speciale schiavitù (risultato del processo di omologazione), abbiamo dato il nome di democrazia e, chiamato realtà, la contraffazione.
Il falso ha sostituito il vero e quando affermiamo “il progresso sta arrivando anche qui”, in realtà intendiamo dire che la distruzione e la morte sono ormai vicine.
La menzogna e la mistificazione dettano legge. La qualità è stata adulterata, e l’eccezione, omologata e massificata.
Non ci sono domande, nè perché, sulle cause di un di un tale scempio umano, nè attenuanti tese a giustificarne le responsabilità comuni. Tutto questo è opera del Maligno. Ogni capacità di giudizio obiettivo, è stata definitivamente rimossa o azzerata, tanto da non sapere più distinguere fra il giusto e l’iniquo, la verità e la menzogna e l’ambrosia dal veleno.
Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo demoniaco e perverso, le cui metastasi hanno irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto. Ogni nostro gesto e atto, sono filtrati dalla paura: un sentimento destabilizzante che condiziona i nostri comportamenti, le scelte e sentimenti.
Insicurezza, e una totale mancanza di autostima, sono l’inevitabile conseguenza della perdita dei necessari e oggettivi punti di riferimento che, un tempo, come spie luminose, regolavano i flussi delle nostre emozioni e impedivano ogni forma di degenerazione. Nessuna analisi, oggi, è in grado di soddisfare la ricerca, sui motivi e le cause di tanta aberrazione. Siamo disarmati di fronte all’impotenza delle nostre ragioni, e muti, per tanta umiliazione; rientri nei ranghi del quotidiano, rinunciando, per sempre, al diritto della verità e della comprensione delle cose.
I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre e, vizio e paura, li hanno sostituiti. Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e della dignità.
Ciò che la Chiesa definisce metaforicamente “il Diavolo”, in realtà non è il disegno malefico e perverso di un’entità astratta e soprannaturale che si contrappone ideologicamente alla bontà infinita e misericordiosa di un Dio creatore, ma é l’assenza del divino. Credere il male, il rovescio della medaglia del bene, è una puerile interpretazione.
Con la rimozione dei valori e dei principi etici, si scardina il progetto originario che, da parametro assoluto, si degrada in caos e relativismo. Le attenuanti che l’uomo moderno si accampa, sono tese a giustificarne i comportamenti deliranti, facendolo precipitare in una sorta di morboso narcisismo isterico e deresponsabilizzante, con l’intento illusorio di placare una lacerante paura e ansia esistenziale.
Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria. Per questo motivo, ogni tentativo per localizzarlo e codificarlo é vano. Solo dalle ceneri del Sistema Liberista Relativista, il disegno originario si potrà ricomporre. 

Se l’uomo di quest’epoca nefasta, non sarà in grado di riconvertire la follia in ragione e la schiavitù in libertà, presto, il vortice del relativismo lo risucchierà dentro un vuoto senza fine, consegnando l’anima dei nostri figli nelle mani del Demonio.

Gianni Tirelli

Ma le streghe esistono?

16 gennaio 2011 1 commento

Per rendersi conto di quanto la Chiesa cattolica, mentre si finge portatrice infallibile di verità assolute, sia volubile in fatto di dottrina, è interessante considerare le sue idee sulle streghe.
Le streghe non esistono. Nei primi secoli cristiani e per tutto l’Alto Medioevo vi era molta cautela nel riconoscere l’influenza del diavolo nelle vicende umane e ancora meno si accettava l’idea di esseri umani dotati di poteri straordinari. Secondo il Canon Episcopi ( IX-X secolo), poi confluito nel Corpus Iuris canonici, Satana può «tentare donne depravate», cui fa credere di avere poteri straordinari, come «cavalcare la notte certune bestie». Ma si tratta di inganni «che accadono solo nello spirito» e solo sciocchi, ottusi e stupide donnicciuole possono credere che «avvengono anche nel corpo». Della stessa idea era nel XII secolo il vescovo inglese e funzionario della curia papale Jean de Salisbury.

Sì, le streghe esistono. Sennonché, solo cinquant’anni dopo, Gregorio IX afferma nella bollaVox in Rama (1233), che c’erano “assemblee di reprobi”, adoratori di Satana, in cui comparivano “una specie di rana” o “rospo”, grande come “la bocca di un forno”, che veniva baciata sull’ano, e “un uomo il cui corpo dai fianchi in su è brillante e luminoso come il sole, mentre nella parte inferiore è ruvido e peloso come quello di un gatto”. La bolla inaugurò un cliché presente dal Trecento al Settecento in vari testi, dove compaiono anche le streghe che «ballavano et el diabolo sonava. Et ibi el diabolo le brazava ad una ad una».
Nel XIII secolo, intanto, Tommaso d’Aquino spiegava nella Somma teologica (Ia, q. 51, a. 3 ad 6) come il diavolo possa accoppiarsi con donne e generare figli (una spiegazione ripresa due secoli dopo per accusare le streghe di unioni carnali col demonio). Cominciarono nel XIII secolo anche i processi alle streghe e furono accesi i primi roghi: nel 1275 in Francia, nel 1296 in Val d’Adige.
Nel 1326, con la bolla Super illius specula, Giovanni XXII scomunicava quanti «stringono un’alleanza con la morte e stipulano un patto con l’inferno: fanno infatti sacrifici ai diavoli, li adorano… chiedono responsi, li ricevono». Era semmai il giureconsulto laico Bartolo da Sassoferrato a dubitare dei poteri delle streghe cui afferma di credere solo perché la Chiesa ne affermava l’esistenza.
Dalla fine del XV secolo, poi, la credenza della Chiesa cattolica nelle streghe e la caccia alle stesse furono ribadite con la bolla Summi desiderantes affectibus di Innocenzo VIII del 1484 dove si afferma esserci «in alcune regioni della Germania… parecchie persone di ambo i sessi” che “non temono di darsi carnalmente ai diavoli… di far deperire e morire la progenie delle donne e degli animali, le messi della terra […]; e ancora vigneti, giardini, prati, pascoli, biade, cereali, legumi per mezzo di incantesimi, fatture, scongiuri ed altre esecrabili pratiche magiche, eccessi, crimini e delitti; […] di impedire agli uomini di generare, alle donne di concepire, e di rendere impossibile al marito e moglie di compiere il loro coniugale dovere […]».
Il papa incaricò di perseguitare le streghe i due inquisitori domenicani, Enrico Insistoris e Giacomo Sprenger, che scrissero il Malleus maleficarum (Martello delle streghe), testo-base nei processi alla streghe, più diffuso della Bibbia, di cui l’università di Colonia certificò nel 1487 la «conformità dottrinaria alla verità cattolica». Tesi centrale del libro è “l’esistenza degli stregoni”, tanto che pensare il contrario è “eretico”. Gli stregoni, secondo i due misogini e sessuofobici autori del Malleus, sono soprattutto streghe, che esercitano i loro diabolici poteri soprattutto in quanto attiene alla sfera sessuale. «Il trasferimento da un luogo all’altro è una delle loro azioni più salienti, come il fatto di abbandonarsi alle sporcizie carnali […]. Vi sono certe [streghe] che sono solite divorare e mangiare i bambini della propria specie […]; esse scatenano grandinate, venti dannosi con fulmini, procurano sterilità negli uomini e negli animali, i bambini che non divorano li offrono ai diavoli o li uccidono in altro modo».
Tre secoli di bolle e stragi. Dalla fine del XV secolo alla metà del Settecento si consumò una strage di cui è impossibile dire le dimensioni precise e che sporadicamente continuò anche dopo: ancora nel 1828 fu trucidata a Cervarolo, in Val Sesia, perché ritenuta una strega, Margherita Guglielmina, detta la “stria Gatina”. Stragi e persecuzioni furono costantemente accompagnate da bolle papali – dallaCum acceperimus (1501) di Alessandro VI alla Dudum(1523) di Adriano VI; dalla Coeli et terrae (1585) di Sisto V alla Inscrutabilis (1631) di Urbano VIII – in cui si confermava la credenza cattolica in “sortilegi” e “malie” che “distruggono uomini, bestie e campi”; in streghe e stregoni che, avendo “eletto il diavolo a loro signore”, danneggiano “le bestie e i frutti della terra” o prevedono “casi futuri”; nel dovere per gli inquisitori “a procedere liberamente, reprimere e punire” condannando a morte i responsabili di malefici mortali (Gregorio XV, Omnipotentis dei, 1623).
Ma insomma le streghe esistono o no? In conclusione, per almeno tre secoli, le più risibili e inverosimili credenze furono coltivate e insegnate da quel papato che, secondo Leone XIII, «deve poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no… altrimenti non sarebbe più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all’uomo nell’agire». (Sapientiae Christianae). Oggi sembra di poter dire che la Chiesa cattolica non crede più alle streghe. Anche se non dice espressamente di essersi sbagliata a propagandare tale credenza e ad aver fatto ammazzare decine o centinaia di migliaia di donne come “streghe”, ossia di non essere stata, in questa come in molte altre materie, per secoli, né guida sicura per l’uomo né interprete sicura di Dio.
http://www.cronachelaiche.it/2010/12/ma-le-streghe-esistono/

Il canale 666

5 dicembre 2010 Lascia un commento

Il Vaticano? Lo trovi al canale 666.
O meglio alla frequenza. Ma il paradosso non cambia.Esiste la particella di Dio, ed esiste anche la frequenza del Papa. Sì perché il Vaticano è sempre all’avanguardia, e utilizza tutti i media esistente per diffondere la sua voce; e ovviamente da novembre è approdato anche sul digitale terrestre. Perciò il Centro televisivo vaticano, il nuovo canale della Santa sede, ha aperto; per ampliare la strategia comunicativa di Ratzinger & Co.

SINGOLARE COINCIDENZA – Però per ironia della sorte, o per mano di qualche buontempone, la frequenza assegnata al canale 45, che indentifica CTV nella zona di Roma e provincia, è il numero 666, quello dell’Anticristo, per i pochissimi che non lo sapessero. Lombardi, che è anche il direttore del Ctv e di Radio Vaticana, all’epoca spiegava che «entro qualche mese gli eventi del Vaticano verranno trasmessi in diretta dal Ctv, sull’area di Roma, in alta definizione, sul canale digitale terrestre assegnato alla Città del Vaticano», in base agli accordi internazionali in atto sulla distribuzione delle frequenze.

LA PROVVIDENZA – Chissà quegli accordi da chi sono stati preparati, e chissà il disappunto di Lombardi. Parole sante attraverso frequenze diaboliche. Sempre Lombardi spiegava: e pazienza se “a volte ora dobbiamo difenderla di fronte a chi pensa che sia stata ambiziosa o eccessiva, ma non potevamo non farla: se no l’immagine del Papa nei prossimi anni sarebbe gradualmente uscita dal mondo televisivo”. Si consoli, non uscirà, ma rimarrà per sempre legata ad un sorriso ironico e a uno scherzo beffardo del destino o di un furbetto. Ma si sa, le vie del Signore sono infinite
http://www.giornalettismo.com/archives/101394/vaticano-trovi-canale-666/

La Chiesa alza gli occhi al cielo

16 novembre 2010 Lascia un commento

La Chiesa alza gli occhi al cielo e studia le origini dell’universo. Intesa Asi-Vaticano per la costruzione del ‘Portale universale di Cosmologia’. Obiettivo: divulgare via internet la conoscenza delle ultime scoperte sull’origine e l’evoluzione dell’universo per “presentare da un parte gli aspetti filosofico-teologici che riguardano la ricerca nel vasto campo della cosmologia e, dall’altra, la rilevanza degli esperimenti spaziali e dei dati osservativi” Galileo cerca di convincere il Doge, del valore del telescopio ai fini militari
Dimenticate l’avversione della Chiesa per Galileo, Copernico, Keplero o Giordano Bruno. Ora anche il Vaticano alza gli occhi al cielo e non solo per pregare, ma anche per studiare l’universo e divulgare le conoscenze attraverso internet. L’apertura verso il mondo della Cosmologia arriva da un accordo biennale, firmato tra il Pontificio Consiglio della Cultura e l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) per la costruzione del ‘Portale universale di Cosmologia’. Obiettivo: divulgare anche presso il grande pubblico, nazionale ed internazionale, la conoscenza delle ultime scoperte sull’origine e l’evoluzione dell’universo. Il sito nasce nell’ambito del Progetto Stoq, (Science, Theology and the Ontological Quest), e sarà diretto dal monsignor Gianfranco Basti, decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense.

“Il Portale di Cosmologia vuole presentare da un parte gli aspetti filosofico-teologici che riguardano la ricerca nel vasto campo della cosmologia e, dall’altra, la rilevanza degli esperimenti spaziali e dei dati osservativi che contribuiscono alla definizione dei modelli cosmologici” sottolineano Piero Benvenuti, membro del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia spaziale Italiana e monsignor Melchor Sànchez de Toca, sottosegretario del pontificio Consiglio della Cultura e direttore generale del Progetto Stoq.

Il portale, “unico nel suo genere, sarà realizzato – aggiunge l’Asi – in lingua italiana e inglese e offrirà percorsi differenziati per le diverse tipologie di utenti attraverso diversi prodotti multimediali”. A coordinare la progettazione e la manutenzione del Portale sarà monsignor Basti, direttore del Progetto Stoq presso la Pontificia Università Lateranense, riguardo le tematiche filosofico-teologiche nonché gli aspetti di più ampia divulgazione e didattica, mentre l’Asi curerà la sezione strettamente scientifica con l’obiettivo diffondere la ‘cultura spaziale’.

In particolare, spiega ancora l’Asi, l’obiettivo “è focalizzare l’attenzione del grande pubblico sullo scopo, armonico, unitario e univoco, delle diverse missioni scientifiche spaziali che hanno permesso una vera e propria rivoluzione nella conoscenza dell’Universo”. Occasione di una nuova collaborazione tra le due istituzioni sarà la promozione della prima “Stoq Lecture” dal titolo “The Origin of The Universe. What modern cosmology tells us about our place in the Universe” cui sarà relatore John D. Barrow, insignito del Templeton Prize nel 1996, e con la partecipazione di Padre Josè G. Funes S.J., Direttore della Specola Vaticana. La Lecture, che sarà realizzata alla presenza del Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, monsignor Gianfranco Ravasi e moderata da Benvenuti, si svolgerà il prossimo 10 dicembre presso il Pontificio Consiglio della Cultura.
http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/11/16/news/spazio-9174024/?ref=HREC2-5

Rumorosi silenzi della chiesa

8 novembre 2010 Lascia un commento

Fino a quando la Chiesa resterà in silenzio dinanzi al premier bunga-bunga e allo scempio delle istituzioni?
Monta il malessere nel mondo cattolico, cresce il disagio tra parroci e vescovi, ma i vertici della Chiesa tacciono. L’istituzione ecclesiastica, che continuamente interviene nei comportamenti delle persone, laddove si tratta delle scelte di vita, di morte, di nascita e di relazioni, non riesce a dare un indirizzo etico per dire qual è il limite nei comportamenti morali di un uomo che governa la nazione, di un leader che per il suo ruolo dovrebbe saper offrire un esempio di decoro.
NON SI SENTE una parola del Papa, non si sente una parola del presidente della Conferenza episcopale né del suo segretario, che pure a suo tempo seppe alzare la voce contro il libertinaggio.
Non è in gioco nessun tipo di moralismo, la questione è politica come ammette persino il Foglio: in altre parole tocca il bene comune dello stato. E ha un risvolto etico come ha dovuto confessare l’Avvenire sotto la spinta della coraggiosa denuncia di Famiglia Cristiana e dell’incredibile arroganza di B in quel di Bruxelles. Limitarsi a indicare principi generali sulla purezza dell’amore e poi chiudere gli occhi di fronte al clima da basso impero nel proprio Paese, nella terra di cui il pontefice è primate, è un silenzio che svuota l’autorevolezza della gerarchia ecclesiastica.
Si sta consumando in questa stagione la parabola discendente del ruinismo L’idea di fondo, dopo il crollo della Prima Repubblica, era di collocare la Chiesa (priva della Dc) al di sopra delle parti per meglio assicurare – seppur lobbisticamente – la realizzazione dei propri valori. È finita, come documenta brillantemente l’ultimo libro di Massimo Franco C’era una volta un Vaticano, con un do ut des basato sul puro interesse più che sui valori. Un compromesso al ribasso in cui non si capisce se B è collaterale alla Chiesa o il vertice ecclesiastico sia a lui politicamente subalterno. La verità sta nell’intreccio fra i due soggetti.
“C’È UN SOLO cadavere a cui la Chiesa è attaccata”, diceva Giovanni XXIII, indicando il crocifisso. La Chiesa d’Italia, con il suo silenzio, rischia di rimanere aggrappata al cadavere della credibilità di B. Mentre persino il mondo imprenditoriale ne prende clamorosamente le distanze. Non si tratta, com’è chiaro a tutti, persino ai fan azzurri delusi che protestano sul Web, di peccati di pantalone. Sono stati toccati fondamenti etici, che stanno a cuore al cittadino cattolico (e anche a quello diversamente credente). L’idea che un capo del governo non mente alla polizia, non ospita in casa una minorenne per dopocena poco trasparenti. L’idea che una minore in difficoltà, affidata ad una donna indicata dal premier, per di più consigliere regionale come Nicole Minetti, non viene un minuto dopo abbandonata ad altri nella notte, violando gli impegni legali assunti. Si vorrebbe sapere quale altro limite debba essere raggiunto perché si senta un “basta” da parte della Chiesa. Nessuno domanda alla Chiesa di schierarsi con una fazione e neanche di fare il lavoro dell’opposizione. Ciò che il cittadino interessato ai valori religiosi – anzi, ai valori tout court – ha però il diritto di aspettarsi è che un’istituzione, che fa del “bene” il criterio del suo messaggio, non abbia paura di indicare il “male” quando esplode platealmente sotto i propri occhi.
L’ITALIA non è una dittatura, la Chiesa può parlare – e parla tanto quando vuole – liberamente. Il silenzio è la dimostrazione di una mancanza di visione dei vertici ecclesiastici. Che continuano a vivere in queste ore aggrappati al calcolo delle convenienze, all’angusta certezza che il berlusconismo fissi per legge quei comportamenti sociali e personali che la Chiesa non riesce più a imporre con la formazione delle coscienze. Nella paura del vuoto politico di domani, che si percepisce in tanti monsignori disgustati dal premier ma terrorizzati dalla perdita di un alleato sicuro, la Chiesa non si accorge, o fa finta di non accorgersi, del grande vuoto interiore creato da venti anni di berlusconeide. Fra una settimana il premier bunga-bunga, che adora proclamarsi cattolico, inaugurerà a Milano la Conferenza nazionale della famiglia. Va bene così? Quell’“agenda per l’Italia”, che le Settimane sociali cattoliche intendevano proporre al paese, prevede anche questa parodia? Non è sfuggito a nessuno che i quadri cattolici, che hanno lavorato per le Settimane sociali, erano molto più coraggiosi nel denunciare la decadenza della classe dirigente prima del convegno di quanto siano stati quando si è tenuto l’i n c o n t ro nazionale a Reggio Calabria. Nell’intervallo è intervenuta la gerarchia ecclesiastica, che ha proibito persino la partecipazione della stampa all’ascolto dei gruppi di lavoro, come sempre è stato in passato. “Stiamo dimostrando di non avere un rapporto con il respiro del Paese”, mi dice un vescovo. Ha ragione. Il ragionamento ha un corollario.
Quando nel Paese c’è stato un forte movimento nutrito di ideali liberali, socialisti o cattolico- democratici anche la Chiesa è maturata sotto il pungolo della società. Nel vuoto circostante prospera anche il vuoto ecclesiale.
..Perdonatela! E’ una Chiesa “contestualizzata”!
Don Aldo Antonelli. Marco Politi –Il Fatto Quotidiano

Monarchia assoluta

19 settembre 2010 1 commento

Il Guardian ha pubblicato ieri una lettera di 55 intellettuali laici contrari al carattere di “visita di Stato” attribuito al viaggio di Benedetto XVI nel Regno Unito. I firmatari si sono dichiarati “concordi” nel ritenere che il papa non meritasse tale onore, perché ritengono che, nonostante come cittadino europeo e come leader di una religione sia ovviamente libero di entrare e visitare il paese, in quanto capo di stato e responsabile dell’organizzazione di cui è capo è stato ed è responsabile di “essersi opposto alla distribuzione di preservativi alle famiglie numerose dei paesi poveri, incrementando così anche la diffusione dell’AIDS; di promuovere la segregazione; di negare l’aborto anche alle donne più vulnerabili; di opporsi alla parità dei diritti per lesbiche, gay, bisessuali e transessuali; di non aver affrontato adeguatamente i molti casi di abusi su bambini commessi all’interno della sua organizzazione”.
Dopo aver criticato la mancata sottoscrizione di molti trattati sui diritti dell’uomo e di aver invece stipulato concordati che discriminano i diritti umani dei cittadini di quei paesi, i sottoscrittori hanno “rifiutato il mascheramento della Santa Sede come uno Stato e del papa come un capo di Stato”, in quanto sarebbe una “semplice finzione utile per amplificare l’influenza internazionale del Vaticano”.
Tra i firmatari, Stephen Fry, Richard Dawkins, Philip Pullman, Ken Follett, AC Grayling, Simon Blackburn, Harold Kroto, Jonathan Miller, Peter Tatchell, Lewis Wolpert, ma anche parlamentari, baronetti e Lords.

La verità del vangelo

23 Mag 2010 1 commento

Da una relazione di prelati inviata al Papa nel 1533:
“Debbono farsi tutti gli sforzi possibili acciocché si permetta il meno possibile la lettura del Vangelo…Basti quel pochissimo che suol leggersi nella messa, né più di quello sia permesso di leggere chicchessia. Finché gli uomini si contentarono di quel poco, gli interessi della Santità Vostra prosperarono, ma quando si volle leggere di più, cominciarono a decadere. Quel libro insomma [il Vangelo], è quello che più di ogni altro ha suscitato contro di noi quei turbini e quelle tempeste per le quali è mancato poco che noi fossimo interamente perduti. Ed invero, se qualcuno lo esamina interamente e diligentemente, e poi confronta le istruzioni della Bibbia con quello che si fa nelle nostra chiese, si avvedrà subito della discordanza e vedrà che la nostra dottrina è molte volte diversa e più spesso ancora ad essa contraria: la qualcosa se si comprendesse dal popolo, non cesserebbe di reclamare contro di noi, fino a tanto che tutto non sia divulgato, ed allora diverremmo oggetto di dispregio e di odio in tutto il mondo. Perciò bisogna sottrarre la Bibbia alla vista del popolo ma con grande cautela per non suscitare tumulti.”
Ancora tre secoli dopo, Papa Pio VII affermerà che “…le associazioni formate nella maggior parte d’Europa, per tradurre in lingua volgare e spandere la legge di Dio, mi fanno orrore…Bisogna distruggere questa peste con tutti i mezzi possibili…”