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Posts Tagged ‘Giustizia’

L’inquietante scricchiolio di un sistema al collasso

15 ottobre 2012 2 commenti

“…un idiota che definisce conquiste le atrocità, e bombe intelligenti, le armi di distruzione di massa – un paranoico che viola ogni principio etico e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, per colmare il vuoto della sua infinita solitudine – masse di poveri invasati e idolatri sottomessi ai miti dell’intrattenimento, e operai dell’Ilva di Taranto che schiattano di tumore per mille euro al mese, nella più totale indifferenza di tutti..”

Ciò che sta succedendo nel mondo, non é una comune recessione legata a fattori finanziari (di varia natura), ma l’inquietante scricchiolio di un sistema al collasso che, giorno dopo giorno, affonda dentro le sabbie mobili del relativismo liberista. Le crisi, presto o tardi passano, ma un corpo dilaniato dalle metastasi di un tumore, muore. Anch’io ho avuto ì miei momenti di crisi, periodi difficili e dolorosi che, grazie a Dio, data la mia buona costituzione fisica, e una visione della vita, ancorata saldamenti a valori, principi e punti di riferimento inossidabili, ne sono uscito più forte e rinnovato di prima. Fortunato? Si – sicuramente, ma anche dotato di solida volontà, consapevolezza e di un’indipendenza mentale eccezionale, che mi deriva da un ossessivo bisogno di verità e di giustizia. (La libertà intellettuale, è quella capacità in grado di trasformare i propri ragionamenti o intuizioni, in conclusioni realistiche. E’ la risultante di un’operazione di bonifica da pregiudizi, egoismi, personalismi e da ideologie).

Gli economisti dichiarano “si avvertono segnali di ripresa!”. Le stesse cose, le abbiamo ascoltate oltre un decennio fa, dopo l’esplosione della bolla finanziaria e del conseguente tracollo, dei listini di borsa. Gli economisti, al pari di androidi (come scienziati, ricercatori, operatori finanziari, studi di statistica e compagnia bella), hanno codificato qualsiasi cosa, trasformando tutto in numeri, al fine di semplificare il processo di verità, ed evitare, così, il confronto con le loro menti aride ed ottuse.
La vita e la realtà, sono ben altra cosa!
La scienza moderna, ha fallito nel suo intento, credendo e fingendo di potere e volere migliorare la condizione di vita degli individui quando, in verità, si è persa nel vortice della sua vanità e nell’auto referenza.
Le sole motivazioni di base, in realtà, sono il profitto, il privilegio e il potere; le fondamenta di sabbia sulle quali si sono edificate le società liberiste relativiste.
Un oceano di menzogne, dalle profondità incommensurabili, finalizzate all’interesse particolare, riproducono le sabbie mobili dentro le quali, le società moderne stanno sprofondando.
Coloro che, per una sorta di codardia intellettuale, ci accusano di catastrofismo, sono gli individui inetti e rammolliti di questo secolo nefasto – ciechi e sordi, di fronte alla lapalissiana tragedia ambientale e morale che ci sovrasta – ignoranti e irresponsabili a tal punto da esserne complici attivi – padri e madri privati dal più remoto barlume di coscienza, per figli senza futuro – sono individui impauriti e spenti, relegati dentro il vuoto delle loro paure – servi e schiavi del ricatto, dell’intimidazione, della retorica e del quieto vivere – vermi aggrovigliati l’un l’altro, dentro un auto compiacimento morboso e nauseabondo; uomini senza palle – donne senza figli – vite senza vita.
In pochi decenni, l’homo sapiens, si è trasformato in una specie di larva, molle e viscida. Mutazione degenerativa! Migliaia e migliaia di anni di evoluzione buttati nel cesso nell’arco di qualche decennio – il maligno, lavora in discesa!

Quella che oggi, definiscono, scienza e conoscenza, è il più estremo atto di profanazione che mai sia stato perpetrato nella storia dell’umanità. L’uomo senza radici del ventunesimo secolo, ha demonizzato e ripudiato quello che era il suo passato, ritenendolo obsoleto, privo di dignità e poco igienico. In verità, non c’é nulla di più lercio e raccapricciante dell’uomo senza radici; un uomo che ha chiamato libertà la licenza, furbizia l’intelligenza, e civiltà la sua schiavitù – una forma di vita che ha devastato il suo habitat e incenerito il suo spirito – un essere schizofrenico che espianta gli organi dai suoi simili per ricucirseli addosso – un imbecille che ingurgita le merendine cancerogene della pubblicità, “fatte come quelle di una volta!!” – un maniaco ossessivo che sa tutto sui pesci, e tutto sui mari quando, di pesci non ce ne sono più, e ì mari sono cloache a cielo aperto – sa tutto dei ghiacciai, quando i ghiacciai marciscono e si squagliano – tutto di ogni cosa, quando ogni cosa si estingue – un mentecatto che manda giocattolini miliardari su marte, in nome di qualcosa che chiama progresso, e aggiunge “presto lo colonizzeremo” – un idiota che chiama conquiste le atrocità, e bombe intelligenti, le armi di distruzione di massa – un paranoico che viola ogni principio etico e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, per colmare il vuoto della sua infinita solitudine – masse di poveri invasati e idolatri sottomessi ai miti dell’intrattenimento, e operai dell’Ilva di Taranto che schiattano di tumore per mille euro al mese, nella più totale indifferenza di tutti – un sistema che sa fare tutto, tranne ciò che serve veramente all’uomo – un sistema cancerogeno che, da cinquant’anni, chiede soldi ai cittadini per la ricerca, e ti ammazza ancora con il cobalto, la radio e chemio terapia. Nessuno vuole sconfiggere il cancro. A sti prezzi!

Nel frattempo, la pubblicità mente, la politica mente, la Chiesa mente, la scienza mente, ì giornali mentono, e ì padri mentono ai figli, in un’orgia di relativismo parossistico dove, gli egoismi e le dipendenze, non trovano ragione, e la paura, generatrice di ogni male e di ogni dolore, ebbra di sangue, sancisce il suo trionfo.
Alla tecnologia poi (che é responsabile di tutta quella montagna di rifiuti mortali che ci sta oramai sommergendo), é dato il compito del suo smaltimento e della bonifica. Sarebbe come chiedere al diavolo che abbiamo assoldato per distruggere, di ricostruire per il bene comune.

In un tale mondo, non c’é posto per la giustizia e la libertà poiché, entrambi, possono germogliare al sole di quelle società, epurate da ogni potere.

Gianni Tirelli

Dedicato a tutti i lavoratori

15 ottobre 2012 Lascia un commento

Cielo grigio a Milano e umore dello stesso colore con punte di rosso che si scagliano verso le nuvole inseguite dall’azzurro di ciò che vorrei.
Sono stanca di sentir parlare dei lavoratori preceduti dalla parola POVERI, sono stanca e non si può più tacere!
Non siamo poveri ma siamo ricchi di idee e di creatività, siamo equilibristi che sul filo su cui siamo stati lasciati( rappresentato dalla strada per molti di noi) ci muoviamo senza cadere, con la nostra dignità e con la forza della volontà, ci districhiamo fra le mille peripezie a cui ci avete costretti.
Non siamo poveri perché riusciamo a non darci per vinti ed a stare dalla parte della correttezza e se prendessimo esempio da chi con i “ nostri”soldi ha sempre festeggiato invece di reinvestirli per migliorare le condizioni di vita della collettività (cosa che fa parte delle mansioni di chi ci rappresenta e quindi non un optional ma un obbligo!) ci trasformeremmo in complici silenti anche noi.
Non siamo poveri perché abbiamo una testa che riusciamo ad usare e con la quale gestiamo la nostra vita ma anche quella dei colleghi che vivono situazioni analoghe ,perché ci siamo inventati il modo di prenderci cura delle nostra aziende cosa che avreste dovuto fare voi invece di abbandonarle come animali feriti lungo le strade che avete percorso scalandole per poi arrivare a questo tanto agognato successo,ed ora senza noi ,senza chi il lavoro lo esegue realmente che cosa ve ne farete?
Non siamo poveri perché non abbiamo mai svenduto al peggior offerente il nostro saper fare e conserviamo intatta ta la dignità e l’orgoglio di chi non si vergogna di vivere una situazione di vita non richiesta ma imposta da chi, a differenza dei lavoratori ,si è fatto mero esecutore di ordini impartiti da squali più grandi di loro.
Non siamo poveri perché sappiamo quello che vogliamo ed è ora di dirlo e di non parlare solo di persone corrotte e senza scrupoli che non hanno esitato ad abbassare saracinesche sulle loro aziende non tenendo conto di non poterle abbassare sulle nostre vite.
Vogliamo tornare a sentirci utili, ad avere uno scopo.
Vogliamo tornare a poter dimostrare di avere conoscenze e competenze da offrire alla società.
Vogliamo comunicare senza il timore di ripercussioni ulteriori la nostra totale disponibilità per chi volesse tornare a credere in questo paese ed in chi lo popola.
Vogliamo far capire che le buone intenzioni non hanno colore,non sono da mettere in discussione ,non sono da racchiudere in falsi schematismi mentali ma sono qui e sono da vedere dimostrate ogni giorno a differenza di chi si è reso dopo le chiusure delle aziende irreperibile e spunta solo per tenere bassa la voce di chi voce ne ha ancora a tanta per ribadire ciò che ha dovuto suo malgrado subire.
Vogliamo tornare a poter avere la serenità della normalità ,la serenità del vivere quotidiano che ci è stato tolto così come ci sono stati tolti i sorrisi spensierati di pochi mesi fa.
Vogliamo tornare ad essere rispettati e presi in considerazione perché se per tanti anni abbiamo collaborato con le aziende presso cui lavoravamo non è stato casuale ma perché avevamo la stoffa per farle crescere ed ampliarle altrimenti si sarebbero liberati molto prima di noi.
Vogliamo smettere di essere trasparenti per le istituzioni che promettono e non mantengono nulla di ciò che viene sottoscritto e firmato.
Vogliamo vedere la stampa,i media tutti smettere di usare i nostri pianti,le nostre scene di disperazione quando veniamo aggrediti e picchiati da chi ci dovrebbe proteggere,vogliamo che la strumentalizzazione cessi e che ci sia lo spazio di farci raccontare le nostre storie, perché esse sono le nostre vite alle quali è dovuto tutto il vostro rispetto.
Vogliamo non dover compiere gesti eclatanti per essere ascoltati, perché l’ascolto è dovuto a chi sta combattendo una battaglia che non si limita al presente ma a garantire anche alle generazioni che ci seguiranno un vivere da persone libere e raziocinanti e non da marionette che si muovono su un palco non desiderato.
Vogliamo che che ci conosce sia comunque fiero di noi e che non si debba vergognare nell’associarsi a noi, a chi lotta, a chi non si da per vinto perché penso che da queste situazioni ci sia solo da imparare ed un bel bagno di umiltà a chi vede queste realtà come lontane da se non guasterebbe di certo.
Vogliamo poter andare fieri di ciò che stiamo facendo intanto che il mondo bene si sollazza all’ombra di palme di isole caraibiche facendo bagni di sole e mare non capendo la coscienza marcia non verrà mai ripulita e che per ogni momento di tristezza che i lavoratori hanno a loro ne spetteranno molti di più.
Vogliamo tornare a sperare ,riuscire a vedere segnali positivi da chi ancora non si è venduto e non ha barattato la sua voglia di vederlo rinascere questo paese,vogliamo che qualche imprenditore che apprezzi realmente il lavoro e le capacità che abbiamo dimostrato per tanti anni lasci parlare il suo cuore e non il portafoglio dell’interesse finalizzato a se stesso.
Per una volta parliamo di noi lavoratori, di quanto abbiamo fatto nel corso degli anni, di quanto tempo abbiamo investito nella nostra crescita professionale, di quanto abbiamo creato a livello di rapporti lavorativi ed interpersonali, della nostra puntualità, del nostro rigore, del nostro rispetto, del nostro saperci fare non solo con le mani ma anche con la nostra testa.
Per una volta parliamo di noi, dei nostri interessi, di quanto siamo poliedrici, di quanto sappiamo e vogliamo fare anche per chi verrà dopo di noi, di quanto ci teniamo a farlo ancora bello questo paese da cui tutti fuggono.
Voglio tornare a scrivere Paese con la P maiuscola ed al momento non mi sento di farlo perché non mi sento rappresentata da chi ha solo speculato e continua a farlo creando disgrazie senza vergognarsi.
Vogliamo tornare a leggere sui giornali notizie di ripresa e di vita quotidiana che non siano i suicidi perché non si sa più come avere voce, come ricevere ascolto ,come mettere insieme il pranzo con la cena , come vivere e non è colpa di chi decide disperato di farla finita se non gli è stato insegnato a rubare per vivere ,non è colpa sua se l’esempio che gli viene fornito è il contrario della correttezza e riceve titoloni e pagine intere dedicate quando alla morte causata da altri viene dedicato solo uno scarno trafiletto.
Dove stiamo andando? Cosa sta diventando questo mondo? Perché chi ha ancora buoni sentimenti deve vergognarsene e chi dovrebbe vergognarsi viene esaltato?
Non siamo poveri, non siamo stanchi, non siamo criminali ,non siamo venduti, non siamo incompetenti , non siamo disposti a tacere, non siamo da buttare, non siamo come voi!!!!
Portate sempre rispetto ai lavoratori perché essi sono il motore trainante dell’economia e senza di essi nessuno sarebbe diventato ciò che è diventato e la sera quando andate a dormire al caldo pensate anche un po’ a chi è fuori, al freddo e sotto un cielo che gli fa da coperta sta difendendo con tutta la dignità possibile un futuro di cui tutti sembrano aver dimenticato il valore.
Anna Lisa Minutillo

P.S Dedicato a tutti i lavoratori che sono in lotta per difendere una cosa che non è solo il lavoro ma è la dignità dell’essere vivi.

Pubblicato il 15 ottobre 2012

http://luciogiordano.wordpress.com/2012/10/15/dedicato-a-tutti-i-lavoratori/

Lettere dal carcere

6 gennaio 2011 1 commento

“È piccolo il carcere di Livorno. Piccolo e dimenticato, ma dentro grande è la disperazione, l’abbandono. Le mura del carcere più che imprigionare sembrano voler impedire che si sappia cosa accade lì. Ho passato anni in una cella di dieci metri quadri. Dentro ci stavamo in sei e a volte sette. Uno sopra l’altro. Si stava in una condizione invivibile, lo spazio per muoverci era minimo, si faceva a turni per alzarsi dalla branda ed eravamo costretti a stare chiusi in quella cella per ventun ore al giorno. L’ora d’aria in un cortiletto era l’appuntamento più atteso del giorno. Dal cesso usciva la merda, soprattutto di notte come un rigurgito delle fogne, e la salsedine del mare faceva marcire tutto: mura, sbarre e noi stessi detenuti esposti a un’umidità che ci spaccava le ossa. Tra di noi c’erano anche ragazzi stranieri. Poveracci. Sono loro che, senza neanche poter usare la parola, se la vedono peggio. Li vedi in silenzio per giorni e giorni, poi all’improvviso te li trovi per terra in cella con le braccia tagliate, in una pozza di sangue. In carcere c’è un metodo per tutto, anche per farsi più male con una lametta. Un capitolo a parte è il regime di disciplina. Alle guardie non si può chiedere nulla. Questa è la regola per sopravvivere lì dentro. Stare zitto. Se un detenuto domanda anche un semplice foglio di carta o una medicina rischia la cella liscia. La scena è questa: tu chiedi una cosa, l’agente arriva e ti risponde male. A quel punto se stai zitto, va tutto bene ma se reagisci ti menano lì o ti portano nella cella liscia. Io una volta ci sono stato. Una sera di novembre sono arrivati in cinque, mi hanno preso, mi hanno portato giù nella cella liscia. Mi hanno fattro spogliare. Per sei giorni sono rimasto nella cella di isolamento in mutande. Dormivo su un materasso buttato a terra e senza una coperta. Nudo, rannicchiato su quel materasso non sapevo più cosa ero. In quella cella non puoi chiedere aiuto perché loro chiudono anche il blindato, che è una porta di ferro. Nessuno ti può sentire. O meglio, devi sperare che non ti senta nessuno, perché il peggio deve arrivare. Una notte mi misi ad urlare e mi hanno sentito. Pochi minuti di silenzio, poi uno sbattere di cancelli e un rumore di passi pesanti sempre più forte. Mi sono messo in un angolo della cella per cercare riparo. Sono entrati e mi hanno picchiato. Erano sei o sette guardie, con guanti e con gli scarponi che in cima hanno il ferro. Mi hanno spaccato la faccia. Il mio non è un caso isolato, non ero il solo nel carcere di Livorno a subire questo trattamento. Ho visto tanti detenuti presi e portati via. Quando tornavano in cella avevano i lividi addosso, spaccati in faccia e gli occhi pesti. Una cosa va detta, ed è che il problema non sono le guardie, è che quando metti così tanta gente insieme è ovvio che si degeneri. Devi stare zitto, altro che rieducazione. Silenzio o botte. Difficile in un posto come il carcere di Livorno capire chi è vittima e chi è carnefice, cosa è giusto o cosa non lo è. Ci si scontra, come auto nella nebbia.” Mario, 43 anni. Lettera dal carcere tratta da Fenix

Realtà e illusione

29 gennaio 2010 Lascia un commento

Intervista al Ministro Renato Brunetta “Quindi per lei quello della giustizia non è un problema di risorse insufficienti?”
«Assolutamente no. Per la giustizia spendiamo come gli altri Paesi europei, se non di più. Abbiamo lo stesso numero di magistrati, se non maggiore, e lo stesso vale per il personale amministrativo. Se il ministro Alfano, come ha intenzione di fare, mette mano all’organizzazione, può risolvere la grandissima parte dei problemi. Un aiuto glielo sto anche dando io, con le nuove norme sulla informatizzazione della giustizia».

“Siamo dipendenti ed ex dipendenti di aziende che operano nei tribunali per il servizio di fono-registrazione e verbalizzazione atti giudiziari. Alcuni di noi non percepiscono stipendio da dieci mesi e passa, altri dopo svariati mesi non hanno liquidate le loro spettanze dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Alcuni hanno preferito licenziarsi per cercare impiego in un’altra azienda del settore. Siamo gli impiegati che trascrivono i verbali dei processi penali. Preziosi collaboratori di giudici e magistrati senza i quali il corso della giustizia rischierebbe di paralizzarsi. Riuscire a ricevere lo stipendio è diventata un’impresa impossibile. A gestire il servizio di trascrizione dei verbali penali, per conto del Ministero della Giustizia, è il consorzio Astrea che a sua volta subappalta il lavoro ad altre aziende (tra cui le nostre). Qualcuno di noi ha scoperto che non erano nemmeno stati versati i contributi. Andando a prendere visione delle visure camerali delle ditte insolventi abbiamo, per mesi, inutilmente cercato di contattarle per capire cosa stesse succedendo e se fossimo stati in grado di recuperare i soldi. Sono nella nostra condizione tanti nostri colleghi che lavorano in molte Regioni. La strada che abbiamo deciso di percorrere è quella della giustizia con la presentazione di decreti ingiuntivi di pagamento nei confronti delle aziende che ci stanno lasciando senza stipendio. Vogliamo che la situazione che stiamo vivendo diventi pubblica.” Alessio Burati (Genova)

Il processo breve

25 gennaio 2010 Lascia un commento

Il testo del disegno di legge sul processo breve in corso di approvazione al Senato:

Articolo 1
(Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89)
1. All’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole “Chi ha subito” sono sostituite dalle seguenti: “In attuazione dell’articolo 111, secondo comma, della Costituzione, la parte che ha subito”;
b) al comma 3, la lettera b) è abrogata;
c) dopo il comma 3, sono aggiunti i seguenti:
«3-bis. Ai fini del computo del periodo di cui al comma 3, il processo si considera iniziato, in ciascun grado, alla data di deposito del ricorso introduttivo del giudizio o dell’udienza di comparizione indicata nell’atto di citazione, ovvero alla data del deposito dell’istanza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, ove applicabile, e termina con la pubblicazione della decisione che definisce lo stesso grado. Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato. Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di 90 giorni ciascuno.
3-ter. Non sono considerati irragionevoli, nel computo di cui al comma 3, i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma.
3-quater. Nella liquidazione dell’indennizzo, il giudice tiene conto del valore della domanda proposta o accolta nel procedimento nel quale si assume verificata la violazione di cui al comma 1. L’indennizzo è ridotto ad un quartoquando il procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce è stato definito con il rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza.
3-quinquies. In ordine alla domanda di equa riparazione di cui all’articolo 3, si considera priva di interesse, ai sensi dell’articolo 100 del codice di procedura civile, la parte che, nel giudizio in cui si assume essersi verificata la violazione di cui al comma 1, non ha presentato, nell’ultimo semestre anteriore alla scadenza dei termini di cui al primo periodo del comma 3-ter, una espressa richiesta al giudice procedente di sollecita
definizione del giudizio entro i predetti termini, o comunque quanto prima, ai sensi e per gli effetti della presente legge. Se la richiesta è formulata dopo la scadenza dei termini di cui al comma 3-bis, l’interesse ad agire si considera sussistente limitatamente al periodo successivo alla sua presentazione. Nel processo davanti alle giurisdizioni amministrativa e contabile è sufficiente il deposito di nuova istanza di fissazione
dell’udienza, con espressa dichiarazione che essa è formulata ai sensi della presente legge. Negli altri casi, la richiesta è formulata con apposita istanza, depositata nella cancelleria o segreteria del giudice procedente.
3-sexies. Il giudice procedente e il capo dell’ufficio giudiziario sono avvisati senza ritardo del deposito dell’istanza di cui al comma 3-quinquies. A decorrere dalla data del deposito, il processo civile è trattato prioritariamente ai sensi degli articoli 81, secondo comma, e 83 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, con
esclusione della deroga prevista dall’articolo 81, secondo comma, e di quella di cui all’articolo 115, secondo comma, delle medesime disposizioni di attuazione; nei processi penali si applica la disciplina dei procedimenti relativi agli imputati in stato di custodia cautelare; nei processi amministrativi e contabile l’udienza di discussione è fissata entro novanta giorni. Salvo che nei processi penali, la motivazione della sentenza che definisce il giudizio è limitata ad una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione si fonda. Il capo dell’ufficio giudiziario vigila sull’effettivo rispetto di tutti i termini acceleratori fissati dalla legge»;
d) In sede di prima applicazione, nei giudizi pendenti in cui sono già decorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 3-ter, della legge n. 89 del 2001, l’istanza di cui al comma 3-quinquies dello stesso articolo 2 è depositata entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.».
Articolo 2
(Estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevole)
«1. Nel codice di procedura penale, dopo l’articolo 346 è inserito il seguente:
Art. 346-bis – (Non doversi procedere per estinzione del processo). 1. Il giudice nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell’art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione dichiara non doversi procedere per estinzione del processo quando:
a) dal provvedimento con cui il pubblico ministero esercita l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 sono decorsi più di due anni senza che sia stata emessa la sentenza che definisce il giudizio di primo grado;
b) dalla sentenza di cui alla lettera a) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata la sentenza che definisce il giudizio di appello;
c) dalla sentenza di cui alla lettera b) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata sentenza da parte della Corte di cassazione;
d) dalla sentenza con cui la Corte di cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento oggetto del ricorso è decorso più di un anno senza che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
2. Il corso dei termini indicati nel comma 1 è sospeso:
a) nei casi di autorizzazione a procedere, di deferimento della questione ad altro giudizio e in ogni altro caso in cui la sospensione del procedimento penale è imposta da una particolare disposizione di legge;
b) nell’udienza preliminare e nella fase del giudizio, durante il tempo in cui l’udienza o il dibattimento sono sospesi o rinviati per impedimento dell’imputato o del suo difensore, ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per assoluta necessità di acquisizione della prova;
c) per il tempo necessario a conseguire la presenza dell’imputato estradando.
3. Nelle ipotesi di cui agli articoli 516, 517 e 518 in nessun caso i termini di cui al comma 1 possono essere aumentati complessivamente per più di tre mesi.
4. Alla sentenza irrevocabile di non doversi procedere per estinzione del processo si applica l’articolo 649.
5. Le disposizioni dei commi 1, 2, 3 e 4 non si applicano nei processi in cui l’imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale, e nei processi relativi a uno dei seguenti delitti, consumati o tentati:
a) delitto di associazione per delinquere previsto dall’articolo 416 del codice penale;
b) delitto di incendio previsto dall’articolo 423 del codice penale;
c) delitti di pornografia minorile previsti dall’articolo 600-ter del codice penale;
d) delitto di sequestro di persona previsto dall’articolo 605 del codice penale;
e) delitto di atti persecutori previsto dall’articolo 612-bis del codice penale
f) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’art.4 della
legge 8 agosto 1977, n.533, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo
625 del codice penale;
g) delitti di furto previsti dall’articolo 624-bis del codice penale;
h) delitto di circonvenzione di persone incapaci, previsto dall’articolo 643 del codice
penale;
i) delitti previsti dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale;
l) delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale;
m) delitti commessi in violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e
all’igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale;
n) reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286;
o) delitti di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti previsti dall’art. 260, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152.
6. In caso di dichiarazione di estinzione del processo, ai sensi del comma 1, non si applica l’articolo 75 comma 3. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini a comparire di cui all’art. 163 bis del codice di procedura civile sono ridotti della metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando l’imputato dichiara di non volersi avvalere della estinzione del processo. La dichiarazione deve essere formulata personalmente in udienza ovvero è presentata dall’interessato personalmente o a mezzo di procuratore speciale. In quest’ultimo caso la sottoscrizione della richiesta deve essere autenticata nelle forme previste dall’articolo 583, comma 3.».
Articolo 3
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
2. Le disposizioni dell’articolo 2 si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla Corte d’appello o alla Corte di cassazione.».

Contributo unificato

7 gennaio 2010 Lascia un commento

Le disposizioni del Testo Unico sulle spese di giustizia, DPR 115/2002 relative al contributo unificato in materia di atti giudiziari a seguito delle modifiche introdotte dalla finanziaria del 2010:

Articolo 9. Contributo unificato.
1. È dovuto il contributo unificato di iscrizione a ruolo, per ciascun grado di giudizio, nel processo civile, compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, e nel processo amministrativo, secondo gli importi previsti dall’articolo 13 e salvo quanto previsto dall’articolo 10.

Articolo 10. Esenzioni.
1. Non è soggetto al contributo unificato il processo già esente, secondo previsione legislativa e senza limiti di competenza o di valore, dall’imposta di bollo o da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura, nonché il processo di rettificazione di stato civile, il processo in materia tavolare, il processo esecutivo per consegna e rilascio, il processo di cui all’articolo 3, della legge 24 marzo 2001, n. 89.
2. Non è soggetto al contributo unificato il processo, anche esecutivo, di opposizione e cautelare, in materia di assegni per il mantenimento della prole, e quello comunque riguardante la stessa.
3. Non sono soggetti al contributo unificato i processi di cui al libro IV, titolo II, capi I, II, III, IV e V, del codice di procedura civile.
[4. Non è soggetto al contributo unificato il processo esecutivo mobiliare di valore inferiore a euro 2.500.
5. Il contributo unificato non è dovuto per il processo cautelare attivato in corso di causa e per il processo di regolamento di competenza e di giurisdizione.] (Commi abrogati dalla finanziaria 2010).
6. La ragione dell’esenzione deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni dell’atto introduttivo.
[6-bis. Nei procedimenti di cui all’articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, gli atti del processo sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, nonché delle spese forfetizzate secondo l’importo fissato all’articolo 30 del presente testo unico. Nelle controversie di cui all’articolo unico della legge 2 aprile 1958, n. 319, e successive modificazioni, e in quelle in cui si applica lo stesso articolo, è in ogni caso dovuto il contributo unificato per i processi dinanzi alla Corte di cassazione.] (Comma introdotto dalla finanziaria 2010)

Articolo 13. Importi.
1. Il contributo unificato è dovuto nei seguenti importi:
a) euro 30 per i processi di valore fino a 1.100 euro;
b) euro 70 per i processi di valore superiore a euro 1.100 e fino a euro 5.200 e per i processi di volontaria giurisdizione, nonché per i processi speciali di cui al libro IV, titolo II, capo VI, del codice di procedura civile;
c) euro 170 per i processi di valore superiore a euro 5.200 e fino a euro 26.000 e per i processi contenziosi di valore indeterminabile di competenza esclusiva del giudice di pace;
d) euro 340 per i processi di valore superiore a euro 26.000 e fino a euro 52.000 e per i processi civili e amministrativi di valore indeterminabile;
e) euro 500 per i processi di valore superiore a euro 52.000 e fino a euro 260.000;
f) euro 800 per i processi di valore superiore a euro 260.000 e fino a euro 520.000;
g) euro 1.110 per i processi di valore superiore a euro 520.000.
[2. Per i processi di esecuzione immobiliare il contributo dovuto è pari a euro 200. Per gli altri processi esecutivi lo stesso importo è ridotto della metà. Per i processi esecutivi mobiliari di valore inferiore a 2.500 euro il contributo dovuto è pari a euro 30.
Per i processi di opposizione agli atti esecutivi il contributo dovuto è pari a euro 120.
2-bis. Fuori dei casi previsti dall’articolo 10, comma 6-bis,] (Modifiche introdotte dalla finanziaria 2010) per i processi dinanzi alla Corte di cassazione, oltre al contributo unificato, è dovuto un importo pari all’imposta fissa di registrazione dei provvedimenti giudiziari.
3. Il contributo è ridotto alla metà per i processi speciali previsti nel libro IV, titolo I, del codice di procedura civile, compreso il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento. Ai fini del contributo dovuto, il valore dei processi di sfratto per morosità si determina in base all’importo dei canoni non corrisposti alla data di notifica dell’atto di citazione per la convalida e quello dei processi di finita locazione si determina in base all’ammontare del canone per ogni anno.
[4. Per i processi in materia di locazione, comodato, occupazione senza titolo e di impugnazione di delibere condominiali, il contributo dovuto è pari a euro 103,30] (Comma abrogato dalla finanziaria 2010).
5. Per la procedura fallimentare, che è la procedura dalla sentenza dichiarativa di fallimento alla chiusura, il contributo dovuto è pari a euro 672.
6. Se manca la dichiarazione di cui all’ articolo 14 , il processo si presume del valore indicato al comma 1, lettera g) .
6-bis. Per i ricorsi proposti davanti ai Tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato il contributo dovuto è di euro 500; per i ricorsi previsti dall’ articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 , per quelli previsti dall’ articolo 25, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 241 , per i ricorsi aventi ad oggetto il diritto di cittadinanza, di residenza, di soggiorno e di ingresso nel territorio dello Stato e per i ricorsi di esecuzione della sentenza o di ottemperanza del giudicato il contributo dovuto è di euro 250; per i ricorsi previsti dall’articolo 23-bis., comma 1, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, nonché da altre disposizioni che richiamano il citato articolo 23-bis, il contributo dovuto e` di euro 1.000; per i predetti ricorsi in materia di affidamento di lavori, servizi e forniture, nonché di provvedimenti delle Autorità, il contributo dovuto è di euro 2.000. L’onere relativo al pagamento dei suddetti contributi è dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche nel caso di compensazione giudiziale delle spese e anche se essa non si è costituita in giudizio. Ai fini predetti, la soccombenza si determina con il passaggio in giudicato della sentenza. Non è dovuto alcun contributo per i ricorsi previsti dall’articolo 25 della citata legge n. 241 del 1990 avverso il diniego di accesso alle informazioni di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale.
6-ter. Il maggior gettito derivante dall’applicazione delle disposizioni di cui al comma 6-bis è versato al bilancio dello Stato, per essere riassegnato allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per le spese riguardanti il funzionamento del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali.

Ancora modifiche

23 dicembre 2009 Lascia un commento

Ancora riforme in materia di Giustizia.
Decreto-legge approvato all’esito del Consiglio dei Ministri del 17 dicembre 2009 in corso di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale
omissis
Giudici onorari
I giudici onorari e i vice procuratori onorari che esercitano le funzioni alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il cui mandato scade entro il 31 dicembre 2009 e per i quali non è consentita un’ulteriore conferma secondo quanto previsto dall’articolo 42-quinquies, primo comma, dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, sono ulteriormente prorogati nell’esercizio delle rispettive funzioni fino alla riforma organica della magistratura onoraria e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2010.
omissis
Copertura delle sedi disagiate rimaste vacanti per difetto di aspiranti
Fino al 31 dicembre 2014, per le sedi individuate quali disagiate ai sensi dell’articolo 1 della legge 4 maggio 1998, n. 133, rimaste vacanti per difetto di aspiranti e per le quali non siano intervenute dichiarazioni di disponibilità o manifestazioni di consenso al trasferimento, il Consiglio superiore della magistratura provvede, nei limiti previsti dall’articolo 1, comma 4, della legge 4 maggio 1998, n. 133, con il trasferimento d’ufficio dei magistrati che abbiano conseguito almeno la prima valutazione di professionalità. Il trasferimento d’ufficio di cui al presente comma può essere altresì disposto nei confronti dei magistrati che svolgono da oltre dieci anni le stesse funzioni o, comunque, si trovano nella stessa posizione tabellare o nel medesimo gruppo di lavoro nell’ambito delle stesse funzioni e che alla scadenza del periodo massimo di permanenza non hanno presentato domanda di trasferimento ad altra funzione o ad altro gruppo di lavoro all’interno dell’ufficio ovvero ad altro ufficio, o che tale domanda abbiano successivamente revocato. Il trasferimento d’ufficio di cui al presente articolo può essere disposto esclusivamente in sedi disagiate che distano oltre 100 chilometri dalla sede ove il magistrato presta servizio. Il trasferimento d’ufficio dei magistrati di cui al primo periodo del presente comma può essere disposto anche in deroga al divieto di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti e viceversa all’interno di altri distretti della stessa regione, previsto dall’articolo 13, commi 3 e 4, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160.
omissis
Non possono essere trasferiti d’ufficio ai sensi del presente articolo:
1.. magistrati in servizio presso uffici in cui si determinerebbero vacanze superiori al 20 per cento dell’organico;
2.. magistrati in servizio presso altre sedi disagiate;
3.. magistrati che sono stati assegnati o trasferiti nella sede ove prestano servizio ai sensi dell’articolo 1, comma 5, della legge 10 marzo 1987, n.100 o dell’articolo 33, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n.104;
4.. magistrati che sono genitori di prole di età inferiore a tre anni.
omissis
Misure urgenti per la digitalizzazione della giustizia
Nel processo civile e nel processo penale, tutte le comunicazioni e notificazioni per via telematica si effettuano, nei casi consentiti, mediante posta elettronica certificata, ai sensi del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68 e delle regole tecniche stabilite con i decreti previsti dal comma 1. Fino all’adozione del decreto ministeriale di cui al presente comma contenente le regole tecniche in materia di notificazioni e comunicazioni per via telematica, le stesse sono effettuale nei modi e nelle forme previste dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge.
omissis
A decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dei decreti di cui al comma 2, negli uffici giudiziari indicati negli stessi decreti, le notificazioni e le comunicazioni di cui al primo comma dell’articolo 170 del codice di procedura civile, la notificazione di cui al primo comma dell’articolo 192 del codice di procedura civile e ogni altra comunicazione al consulente sono effettuate per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata di cui all’articolo 16, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Allo stesso modo si procede per le notificazioni a persona diversa dall’imputato a norma degli articoli 148, comma 2 bis, 149, 150 e 151, comma 2, del codice di procedura penale. La notificazione o comunicazione che contiene dati sensibili è effettuata solo per estratto con contestuale messa a disposizione, sul sito internet individuato dall’amministrazione, dell’atto integrale cui il destinatario accede mediante gli strumenti di cui all’articolo 64 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
2. Con uno o più decreti aventi natura non regolamentare, da adottarsi entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, sentiti l’Avvocatura Generale dello Stato, il Consiglio Nazionale Forense e i Consigli dell’Ordine degli Avvocati interessati, il Ministro della giustizia, previa verifica, accerta la funzionalità dei servizi di comunicazione, individuando gli uffici giudiziari nei quali trovano applicazione le disposizioni di cui al comma 1.
3. A decorrere dalla data fissata ai sensi del comma 1, le notificazioni e comunicazioni nel corso del procedimento alle parti che non hanno provveduto ad istituire e comunicare l’indirizzo elettronico di cui al medesimo comma, sono fatte presso la cancelleria o segreteria dell’ufficio giudiziario.”
Al codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:
1.. all’articolo 125 (n.d.r. Contenuto e sottoscrizione degli atti di parte), primo comma, sono aggiunte in fine le seguenti parole: ” che indica il proprio codice fiscale”;
2.. all’articolo 163, terzo comma, n. 2) (n.d.r. Contenuto della citazione), le parole “il cognome e la residenza dell’attore” sono sostituite dalle seguenti: “il cognome, la residenza e il codice fiscale dell’attore” e le parole “il nome, il cognome,la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li rappresentano o li assistono” sono sostituite dalle seguenti: “il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li rappresentano o li assistono”;
3.. all’articolo 167, primo comma (n.d.r. Comparsa di risposta), dopo le parole “Nella comparsa di risposta il convenuto” sono inserite le seguenti: “, dopo aver indicato le proprie generalità e il codice fiscale,”;
4.. dopo l’articolo 149 (n.d.r. Notificazione a mezzo del servizio postale)è inserito il seguente:
” Art. 149-bis. (Notificazione a mezzo posta elettronica). Se non è fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione può eseguirsi a mezzo posta elettronica certificata, anche previa estrazione di copia informatica del documento cartaceo.
Se procede ai sensi del primo comma, l’ufficiale giudiziario trasmette copia informatica dell’atto sottoscritta con firma digitale all’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario risultante da pubblici elenchi.
La notifica si intende perfezionata nel momento in cui il gestore rende disponibile il documento informatico nella casella di posta elettronica certificata del destinatario.
L’ufficiale giudiziario redige la relazione di cui all’articolo 148, primo comma, su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale e congiunto all’atto cui si riferisce mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della giustizia. La relazione contiene le informazioni di cui all’articolo 148, secondo comma, sostituito il luogo della consegna con l’indirizzo di posta elettronica presso il quale l’atto è stato inviato.
Al documento informatico originale o alla copia informatica del documento cartaceo sono allegate, con le modalità previste dal quarto comma, le ricevute di invio e di consegna previste dalla normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici trasmessi in via telematica.
Eseguita la notificazione, l’ufficiale giudiziario restituisce all’istante o al richiedente, anche per via telematica, l’atto notificato, unitamente alla relazione di notificazione e agli allegati previsti dal comma 5″.
9. Per consentire il pagamento, da parte dei privati, con sistemi telematici di pagamento ovvero con carte di debito, di credito o prepagate o con altri mezzi di pagamento con moneta elettronica disponibili nei circuiti bancario e postale, del contributo unificato, del diritto di copia, del diritto di certificato, delle spettanze degli ufficiali giudiziari relative ad attività di notificazione ed esecuzione, delle somme per il recupero del patrocinio a spese dello Stato, delle spese processuali, delle spese di mantenimento, delle pene pecuniarie, delle sanzioni amministrative pecuniarie e delle sanzioni pecuniarie il Ministero della giustizia si avvale, senza oneri a carico del bilancio dello Stato, di intermediari abilitati che, ricevuto il versamento delle somme, ne effettuano il riversamento alla Tesoreria dello Stato, registrando in apposito sistema informatico a disposizione dell’amministrazione i pagamenti eseguiti e la relativa causale, la corrispondenza di ciascun pagamento, i capitoli e gli articoli d’entrata.
Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, determina con proprio decreto, sentito il Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, le modalità tecniche per il riversamento, la rendicontazione e l’interconnessione dei sistemi di pagamento, nonché il modello di convenzione che l’intermediario abilitato deve sottoscrivere per effettuare servizio.