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L’attacco alla repubblica del Ecuador. Ecco il perchè di Londra.

20 agosto 2012 Lascia un commento

Oggi parliamo di geo-politica e di libera informazione in rete.
Tutto ciò che sta accadendo oggi, tecnicamente (nel senso di “politicamente”) è iniziato il 12 dicembre del 2008. Secondo altri, invece, sarebbe iniziato nel settembre di quell’anno. Ma ci volevano almeno quattro anni prima che l’onda d’urto arrivasse in Europa e in Usa.
Forse è meglio cominciare dall’inizio per spiegare gli accadimenti.
Anzi, è meglio cominciare dalla fine.
Con qualche specifica domanda, che –è molto probabile- pochi in Europa si sono posti.
Mi riferisco qui alla questione di Jules Assange, wikileaks, e la Repubblica di Ecuador.
Perché il caso esplode, oggi?
Perché, Jules Assange, ha scelto un minuscolo, nonché pacifico, staterello del Sudamerica che conta poco o nulla?
Come mai la corona dell’impero britannico perde la testa e si fa prendere a schiaffi davanti al mondo intero da un certo signor Patino, ministro degli esteri ecuadoregno, per gli euro-atlantici un vero e proprio Signor Nessuno, il quale ha dato una risposta alla super elite planetaria (cioè il Foreign Office di Sua Maestà) tale per cui, cinque anni fa avrebbe prodotto soltanto omeriche risate di pena e disprezzo, mentre oggi li costringe ad abbozzare, ritrattare, scusarsi davanti al mondo intero?
Perché l’Ecuador? Perché, adesso?

Tutto era più che prevedibile, nonché scontato.
Intendiamoci: era scontato in tutto il continente americano, in Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, paesi scandinavi. In Europa e a Washington pensavano che il mondo fosse lo stesso di dieci anni fa. Perché l’Europa –e soprattutto l’Italia- è al 100% eurocentrica, vive sotto un costante bombardamento mediatico semi-dittatoriale, non ha la minima idea di ciò che accade nel resto del mondo, ma (quel che più conta) pensa ancora come nel 1812, ovvero: “se crolla l’Europa crolla il mondo intero; se crolla l’euro e l’Europa si disintegra scompare la civiltà nel mondo” e ragiona ancora in termini coloniali. Ma il mondo non funziona più così. In Italia, ad esempio, nessuno è informato sulla zuffa (che sta già diventando rissa) tra il Brasile e l’Onu, malamente gestita da Christine Lagarde, la persona che presiede il Fondo Monetario Internazionale, e che ruota intorno all’applicazione base di un concetto formale, banale, quasi sciocco, ma che potrebbe avere ripercussioni psico-simboliche immense: l’Italia è stata ufficialmente retrocessa. Non è più l’ottava potenza al mondo, bensì la nona. E’ stata superata dal Brasile. Quindi al prossimo G8 l’Italia non verrà invitata, ma ci andrà il Brasile. Da cui la scelta di abolire il G8 trasformandolo in G10 standard. Si stanno scannando.
La prima notizia Vera (per chi vuole ricavare informazioni reali dal mondo reale) è questa: “L’Europa, con l’Inghilterra e Germania in testa, non possono (non vogliono) accettare il trionfo keynesiano del Sudamerica e la loro irruzione nel teatro della Storia come soggetti politici autonomi. Per loro vale il principio per cui “che se ne stiano a casa loro, non rompano, e ringrazino il cielo che li facciamo anche sopravvivere, come facciamo con gli africani. Altrimenti, da quelle parti, uno per uno faranno la fine di Gheddafi”. Il messaggio in sintesi è questo.
Dal Sudamerica negli ultimi quaranta giorni sono arrivati tre potentissimi messaggi in risposta: niente è stato pubblicizzato in Europa. Tanto meno l’ultimo (il più importante) in data 3 agosto, se non altro per il fatto che era in diretta televisiva dalla sede di New York del Fondo Monetario Internazionale. Nessuno lo ha trasmesso in Europa, ad esclusione del Regno di Danimarca. E così, preso atto che esiste una compattezza mediatica planetaria di censura, e avendo preso atto che se non se ne parla la televisione, non c’è in rete e non si trovano notizie su wikipedia, allora vuol dire che non esiste, il Sudamerica ha scelto il palcoscenico mediatico globale più intelligente in assoluto: il cuore della finanza oligarchica planetaria, la city di Londra.
E adesso veniamo ai fatti.

Jules Assange, il 15 giugno del 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra. Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di specifici accordi formali sanciti tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Jules Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. Lo porteranno direttamente in Usa, nello Stato del Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base dell’applicazione del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta. “vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador. Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano (giustamente) degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo avviene il 3 agosto, il secondo il 4.

Il 3 agosto 2012, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del Fondo Monetario Internazionale accompagnata dal suo ministro dell’economia e dal ministro degli esteri ecuadoregno, Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America”) l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. In tale occasione, la Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al Fondo Monetario Internazionale con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, la Repubblica Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo semplicemente la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del Fondo Monetario Internazionale che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fosse l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada diversa, opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi. Non solo. Siamo oggi in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in materia economica sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora lo sono ancor di più oggi: Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale……” ecc. Subito dopo (cioè 15 minuti dopo) la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO (World Trade Organization) la più importante associazione planetaria di scambi commerciali coinvolgendo il Fondo Monetario Internazionale grazie ai files messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange. L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente. Grazie (o per colpa) di Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone: Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes, lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come fare per impedire ai loro governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del Fondo Monetario Internazionale il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi. Gran parte dei file già resi pubblici su internet. Gran parte dei file, gentilmente offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, il quale -siamo sempre il 3 agosto a New York- ricorda chi rappresenta e che cosa ha fatto l’Ecuador, ovvero la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Dirirtto, la violazione di norme costituzionali”. Il 12 dicembre del 2008, infatti, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (pil intorno ai 50 miliardi di euro, pari a 30 volte di meno dell’Italia) dichiara ufficialmente in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”.

Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il Fondo Monetario Internazionale fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiara Dominique Strauss Kahn, allora segretario del Fondo Monetario.. Il paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia ufficialmente che darà il proprio contributo dando petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondi di banane) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura. Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito dei contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie pagate in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago. Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush (già deposto ma in carica formale fino al 17 gennaio 2009) dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale di New York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale. Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”. La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro.

Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush. Eh già. E’ accaduto in Iraq, che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’opus dei fedele al vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e quindi aprendo la strada a un precedente storico recente. Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure se si annulla la decisione dell’Ecuador allora si annulla anche quella dell’Iraq e quindi il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.
Nasce allora il Sudamerica moderno.
E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nella banche cattoliche di Quito e tale cifra viene dirottata in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”.
Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andati nel pallone. In tutto il pianeta Terra, oggi, si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi.
In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti.
Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”.
E’ un chiaro segnale che il gruppo di Assange sta dando a chi vuol capire e comprendere che TINA è un Falso. Non è vero che non esiste alternativa. Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di efferati oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non è più così. E non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Mario Draghi, Mario Monti, David Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo.
Anche in Europa.
Per questo Jules Assange ha scelto l’Ecuador.
Ma non basta.
Il colpo decisivo al sistema viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Jules Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti e in ogni nazione del globo”.
Ma chi è Garzòn?
E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata.
E’ il nemico pubblico numero uno dell’opus dei.
E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi.
E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale.

Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’interpol una denuncia contro Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè Pd e PDL insieme) acquistava a 100 $ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla telecinco che li rivendeva a 1000$ a rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai (ovvero noi) ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari. Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dall’Unione Europea. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset. Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. Nel 2006 pensava di avercela fatta ma il governo italiano di allora (Prodi & co.) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Jules Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”.

La battaglia è dunque aperta.
E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in rete.
In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi.
Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce.
Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie.
E allora si balla tutti.
In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”.
Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.
Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador.
Per questo Garzòn lo difende.
Per questo, questa storia relativa al Sudamerica, va raccontata.
Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori.
Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta.
E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica.
Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo.
Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità.
Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori davvero imbarazzanti.
Wikileaks non va letto come gossip.
Non lo è.
C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez, rischia anche la pelle.
Questi anonimi meritano il nostro rispetto.
E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”.
Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare.
Se poi, con questo Sapere un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta.
Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose.
Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra.
Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera?
Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda.
Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?”
Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”.
di Sergio Di Cori Modigliani
http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/08/lattacco-alla-repubblica-del-ecuador.html

Vendere la Schiavitù

6 agosto 2012 Lascia un commento

“Attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo.”
Oscar Wilde

Nel secondo capitolo de Le Avventure di Tom Sawyer Mark Twain narra la vicenda dello steccato, uno dei momenti più significativi della storia. Il giovane Tom è incaricato di tinteggiare una lunga palizzata, attività che si prospetta di una noia mortale. Come se non bastasse, subito dopo l’inizio del lavoro un bambino in vena di scherzi si dà a tormentarlo con le sue canzonature.

A quel punto il furbo Tom inizia a recitare la parte di chi si sta divertendo un mondo. Decanta la attività di tinteggiatura come qualcosa di meraviglioso ed assolutamente non alla portata di tutti. Lo fa con tanta convinzione che a un certo punto l’altro – incuriosito – gli chiede se possa fargli provare a dare qualche mano di vernice.

Ma Tom sulle prime si dimostra irremovibile: la tinteggiatura è una attività importante e delicata, ed è anche troppo divertente perché possa conferire il pennello al primo che passa. In men che non si dica il desiderio del bambino diventa una fissazione, e la sua richiesta si fa più pressante fino a diventare una supplica. Solo a quel punto, quando l’altro muore dalla voglia di misurarsi nella attività di tinteggiatura, Tom si decide a passargli il pennello, con cui il bambino ‘manipolato’ porterà felicemente a compimento il lavoro al posto suo.

Lasciamo Tom Sawyer ed esaminiamo alcuni vecchi motti popolari. Avete mai sentito dire che ‘le cose facili non le vuole nessuno?’ Conoscete il proverbio secondo cui ‘in amore vince chi fugge’?

Altro esempio. Perché quando Google lancia un nuovo servizio, nei primi mesi l’accesso è riservato ai soli possessori di un invito? E’ accaduto al lancio di Gmail, sta accadendo al lancio di Google Plus. A questo punto non può che sorgere il sospetto che dietro tutto ciò si celi una strategia commerciale.

E dello ‘hype’ avete mai sentito parlare? In gergo commerciale – specie in ambito tecnologico, cinematografico e videoludico – è definita hype la aspettativa creata artificiosamente intorno a un nuovo prodotto, la cui uscita sul mercato viene anticipata da mesi, se non anni di comunicati stampa, indiscrezioni, anteprime.

Infine, vi è mai successo di vedere lo spot di un nuovo prodotto e poi non trovarne traccia nei negozi? Vi è successo di chiedervi perché mai lo pubblicizzassero, se ancora non lo si poteva materialmente acquistare?

Ebbene, tutte queste fattispecie sono accomunate da un unico filo conduttore; il concetto secondo cui per ‘vendere bene’ qualcosa, sia necessario che il potenziale acquirente sia indotto a desiderarla ed idealizzarla in quanto impossibilitato ad ottenerla nell’immediatezza.

Se si rileggono in quest’ottica molti cambiamenti epocali che hanno scandito lo sviluppo della nostra società, non è difficile intuire con quale frequenza il potere abbia fatto ricorso a tale strategia per indurre il gregge ad accogliere entusiasticamente una serie di ‘innovazioni’ tanto funzionali al sistema quanto – dietro una apparente convenienza – deleterie per l’uomo comune.

‘Grandi novità’ che se fossero state imposte o appoggiate dall’alto avrebbero finito per suscitare diffidenza, mancando di diffondersi con la capillarità perseguita dal sistema. Al contrario, se l’individuo medio fosse stato indotto a considerarle come il risultato di un autonomo processo decisionale, o come qualcosa di ‘esclusivo’, da agognare e inseguire, oppure di trasgressivo e avversato da uno o più gruppi di potere, ecco che quel qualcosa si sarebbe installato nella sua mente diventando una sorta di chiodo fisso, così che al momento opportuno – quando i burattinai avessero deciso di renderlo diffusamente fruibile, issando le ‘reti’ come esperti pescatori – l’individuo medio avrebbe abbracciato la novità con gran convinzione, considerandola una meritata conquista.

La storia potrebbe traboccare di simili operazioni di marketing politico. Chiunque può verificarlo di persona rianalizzando a ritroso le modalità con cui siamo giunti a molte delle ‘conquiste’ alla lunga rivelatesi delle vere e proprie trappole sociali e culturali.

Sebbene non esistano elementi che provino in maniera inequivocabile il ricorso a tale strategia, non è difficile – affidandosi ad un pò di logica e dietrologia – intuirne la presenza tra le pieghe di numerose innovazioni epocali. Di seguito proverò a elencarne qualcuna.

Monoteismo

Questo discorso esamina alcune implicazioni politiche dei culti istituzionalizzati, quindi nessun giudizio in merito ai concetti che li contraddistinguono.

La mia ipotesi è che quando i burattinai decisero di puntare sullo immenso potenziale politico della religione istituzionalizzata, dovettero in primo luogo adoperarsi per porre rimedio alla inadeguatezza del vigente sistema politeistico, figlio della enorme frammentazione culturale dell’impero romano. Le molte divinità pagane adorate a quei tempi – infatti – già ampiamente sfruttate per motivare discutibili attività oligarchiche – se considerate nel loro complesso non erano in grado di esprimere un insieme di diktat univoci e un supremo sistema di potere delegato alla loro attuazione, diffusione e integrazione.

Suppongo che fu proprio per esigenze di manipolazione socio-politica che un giorno il potere decise di diffondere un nuovo sistema religioso basato non più sul culto di un insieme eterogeneo di dei, ma su quello di un unico dio che accomunasse ogni provincia, che sdoganasse l’espansionismo verso oriente sotto forma di ‘guerra santa’ e che fosse portatore di precetti univoci e inequivocabili, tra cui – per l’appunto – il “non avrai altro dio al di fuori di me.’

E con ciò mi ricongiungo al tema del post. Se foste stati nei panni del potere della epoca e vi foste messi in testa di perseguire un obiettivo complesso come lo stravolgimento delle tradizioni religiose del gregge, in che modo avreste agito? Avreste provato a imporre il nuovo credo con la forza, dandovi a perseguitare tutti coloro i quali nonostante le vostre disposizioni avessero continuato a professare fedeltà al vecchio sistema di credenze? Ne dubito. Perché avreste intuito che una simile politica sarebbe servita solo a fortificare lo attaccamento al vecchio culto, col risultato che a fronte di una massiccia manifestazione pubblica di ‘conversione’ quest’ultimo sarebbe sopravvissuto in forma clandestina, ancora più forte e radicato (oggigiorno, grazie ai mass media, il problema non si sarebbe posto).

Al contrario, il modo migliore di raggiungere il vostro obiettivo sarebbe stato quello di lasciare che il gregge percepisse i nuovi paradigmi religiosi come una sorta di ‘vento del cambiamento’ scaturito dal basso. Una rivoluzione religiosa che voi – in quanto potere costituito – avreste osteggiato in ogni modo, quindi anche con la violenza e la persecuzione. Un cambiamento che sembrasse proibito e conveniente per il gregge, in quanto apparentemente contrapposto agli interessi del potere. Un cambiamento che l’uomo comune sarebbe stato indotto a inseguire tra mille difficoltà e sofferenze, e che una volta affermatosi, la massa avrebbe percepito come ‘proprio’; come una grande vittoria della verità del popolo sulle menzogne imposte dall’alto.

Democrazia

Il cosiddetto ‘governo del popolo’ fu il frutto di due celebri rivoluzioni: quella di indipendenza americana e la francese. Gli ideologi della democrazia declamavano le loro verità nella penombra di covi segreti, attorniati da fitti uditori di plebei infervorati dalla prospettiva di nuove forme di governo che promettevano libertà e indipendenza.

In realtà – come scrisse Tomasi di Lampedusa – giunse il tempo in cui il potere si vide obbligato ad agire affinché ‘cambiando tutto, nulla cambiasse.’ Lo strapotere delle aristocrazie, esercitato con crescente disprezzo della dignità umana, stava producendo generazioni di individui sempre meno disposti a sottostare alle angherie dei regnanti; individui che grazie al divulgarsi della parola stampata stavano pervenendo ad un risveglio della coscienza e che inevitabilmente sarebbero riusciti ad organizzarsi e influenzare la mentalità del resto del gregge, non escluse le guardie e gli eserciti che allora come oggi costituivano il braccio armato delle oligarchie.

Ecco dunque che – impossibilitato a far fronte alla situazione in altro modo – il potere stabilì che anziché tentare di arginare quel processo ormai irreversibile, ne avrebbe assunto il controllo, facendosi segretamente esso stesso fautore dello scoppio di due grandi rivoluzioni, e poi governandone le sorti per poterle dirigere verso gli esiti ad esso più congeniali.

Non potendo soffocare quella nuova e pericolosa consapevolezza, il potere agì per menomarla della ancor più pericolosa imprevedibilità. Gli ideali democratici furono insinuati nella cultura di quelle nuove generazioni, e quando ‘scoppiarono’ le rivoluzioni, un certo numero di esponenti della aristocrazia fu sacrificato alla sete di vendetta del popolo (sebbene non esistano prove inequivocabili che ad essere giustiziati furono effettivamente gli aristocratici citati nei libri di storia e non dei capri espiatori).

Fu così che anche stavolta il popolo lottò per inseguire un cambiamento che appariva funzionale al proprio bene, essendo apparentemente contrapposto agli interessi e la volontà del potere, mentre in realtà costituiva la salvezza stessa dei burattinai, in quanto funse da valvola di sfogo della irrequietezza popolare, da catarsi ingenua e sbrigativa che spezzò il processo di risveglio in atto, e che in abbinamento al ricatto del debito in predicato di affermarsi con l’avvento della economia moderna, incarnò quel cambiamento di facciata efficacemente descritto da Tomasi di Lampedusa nel suo Il Gattopardo.

Televisione

I libri di storia raccontano che nel 1925 un certo John Logie Baird approntò il primo esemplare di tubo catodico, antesignano dei moderni televisori. Tuttavia non esiste certezza che il reale inventore sia stato effettivamente Baird, dal momento che non di rado i burattinai si servono di comuni cittadini per sdoganare di fronte al mondo le innovazioni tecno-schiavizzanti approntate nei loro laboratori (qualcuno ha pensato all’accoppiata Facebook – Zuckerberg?).

Ad ogni modo, il mezzo di persuasione sociale più potente e devastante della storia umana non doveva ovviamente essere percepito dal gregge come tale. Se il potere avesse distribuito i televisori gratuitamente o addirittura obbligatoriamente, eccitato dalla possibilità di insinuare in ogni famiglia una idea di realtà distorta e funzionale ai propri interessi, certamente la gente avrebbe rizzato le antenne e non si sarebbe mai instaurato questo rapporto di insana fiducia che a tutt’oggi buona parte della cittadinanza nutre nei confronti dei ‘professionisti’ della informazione e dello intrattenimento. Per cui – da bravi strateghi – come sempre i burattinai pensarono di agire con cauta lentezza.

In primo luogo commercializzarono i primi televisori a prezzi da capogiro. Alla sua uscita il televisore fu percepito dall’individuo medio come qualcosa di estremamente esclusivo e desiderabile. Soltanto coloro i quali godessero di redditi elevati poterono permettersene uno. Tutti gli altri dovettero accontentarsi della ospitalità di qualche amico o parente facoltoso, oppure di affollarsi nei locali pubblici che vantassero la televisione tra le loro attrazioni.

Inoltre si guardarono bene dall’improntare i primi palinsesti sulla persuasione e propaganda spinte. Invece, coerentemente al basso profilo appena descritto, fecero in modo che la cosiddetta ‘informazione’ rivestisse un ruolo discreto, così come gli spot pubblicitari, e che le trasmissioni fossero percepite come utili e benigne, proponendo interessanti inchieste, intrattenimento per lo più innocuo, e molta cultura.

Solo diversi anni dopo, quando la fiducia degli utenti era ormai conquistata anche grazie al ricambio generazionale, ed il costo dell’apparecchio si fu sensibilmente ridotto, così che tutte le famiglie che l’avevano lungamente desiderato poterono finalmente permettersene uno da piazzare in salotto, solo allora venne fuori il vero volto della televisione. Dalle tradizionali due edizioni quotidiane i notiziari presero ad essere trasmessi ad ogni ora del giorno e della notte con la motivazione ufficiale di ‘garantire il diritto alla informazione’, mentre in realtà si attuarono gli assunti sulla ripetitività illustrati da Edward Bernays nel trattato Propaganda. Gli spot pubblicitari furono insinuati un pò ovunque: prima, durante, dopo ed in sovrimpressione. Le grandi inchieste e le trasmissioni culturali sparirono dai palinsesti o furono relegate in orari impossibili, con la motivazione che il regime concorrenziale obbligasse il servizio pubblico ad adeguarsi alla programmazione decerebrata delle tv private.

Fu così che il mezzo di persuasione più potente e devastante della storia umana, dopo essere stato lungamente desiderato dalla popolazione, fu introdotto nelle esistenze di tutti noi in qualità di affidabile e utilissima risorsa sociale.

Cocaina
In questo caso il discorso nella sua tragicità riserva qualche sfumatura ironica. Poniamo nuovamente che siate coloro i quali detengono il potere. Con pazienza e sagacia siete finalmente riusciti a creare un embrione della società congeniale ai vostri interessi. Grazie alla persuasione mediatica e al ricatto del debito la maggior parte del gregge si è persuasa che la vita consista nel restare avvinghiati ad ogni costo ad una collocazione lavorativa intestina al sistema, attraverso la quale sopravvivere o tentare la scalata al potere e alla ricchezza.

Adesso non vi resta che agire affinché alla cultura del profitto e della competitività vadano ad abbinarsi una insana iperattività ed una mentalità materialistico-nichilistica, così che al contempo i sudditi tendano a rinnegare la loro (‘pericolosa’) essenza spirituale e continuino anche nel tempo libero a dedicarsi ad attività che abbiano molto a che vedere con il ‘fare’ e lo ‘avere’ e poco con il ‘sentire’ e con lo ‘essere.’ Se poi in mezzo a tutto ciò riusciste a infilare qualche gentile omaggio al programma di spopolamento globale, sarebbe proprio il top.

Gli antidepressivi fanno già un buon lavoro, ma è impossibile che si diffondano con la capillarità di cui avete bisogno, in quanto comunemente percepiti come farmaci per perdenti e disadattati, dunque poco appetiti dai rampanti schiavi moderni tutti tesi ad inseguire il sogno americano per diventare tali e quali a Gordon Gekko.

Il sistema più efficace – vi dite – sarebbe quello di drogarli con una serie di sostanze che diano assuefazione e li inducano alla iperattività e al materialismo. Già, ma come convincerli? Se ve ne usciste con una qualche direttiva ufficiale che obblighi tutti i membri della collettività ad assumere una serie di sostanze assuefacenti, e dopo non molto tali sostanze producessero una enorme massa di disgraziati colpiti da ictus, infarti e disfunzioni erettili, difficilmente la iniziativa otterrebbe un gran seguito.

L’unico modo di riuscirci – concludete – è agire come al solito. Fare cioè in modo che i sudditi percepiscano tali sostanze come qualcosa di desiderabile in quanto costoso ed elitario, e di trasgressivo, in quanto proibito dalle leggi dello stato. Così facendo, anche se gli schiavi assisteranno alla dipartita e/o bancarotta di parenti, amici, colleghi e conoscenti già caduti nella dipendenza, proseguiranno a impasticcarsi e schiaffarsi polverine su per il naso perché convinti che il tutto derivi da una loro trasgressiva decisione dettata dalle esigenze frenetiche e competitive della società moderna, e non da un piano tramato ai loro danni da chi ha tutto l’interesse affinché si impaludino in tossicodipendenze che li rendano asserviti al sistema (matrice della frenesia che li ha indotti a drogarsi), oltre che creduloni, superficiali, nevrastenici.

Ecco come le ‘eccitanti’ droghe del nuovo millennio, quelle più demenziali, costose e socialmente pericolose di tutti i tempi – droghe sintetizzate appositamente per servire gli interessi del sistema mercantile attraverso una incredibile auto-manipolazione a base chimica compiuta da un gran numero di schiavi – furono introdotte nella cultura di massa sotto forma di ‘sballo dei vincenti.’ Decidete voi se sia il caso di piangere o ridere a crepapelle.

Molti altri esempi
Volendo elencare tutti i casi in cui vi è il sospetto che la agenda oligarchica fu abilmente ‘venduta’ al gregge, il post rischierebbe di andare avanti per molte altre pagine, sicché preferisco non abusare della vostra attenzione e vi invito a ripercorrere voi stessi le tappe che condussero al conseguimento di molte agognate innovazioni ‘globali’ del passato, le quali ci hanno condotti ad essere globalmente controllati e schiavizzati nel presente.

Provate a riconsiderare sotto questa ottica lo spauracchio del Global Warming e le masse di ingenui ambientalisti fieri di avere sposato la causa misantropica della Agenda 21; la introduzione dell’aborto e le femministe inconsapevoli di servire una agenda di contenimento e spopolamento demografico (immaginate le reazioni se fossero stati i governi, di loro iniziativa, senza pressioni ‘dal basso’, a legalizzare lo aborto); la cosiddetta emancipazione femminile, con cui le donne occidentali si batterono per aggregarsi ai maschi nello offrire il frutto del loro sudore alla insaziabile voracità della società mercantile, assoggettandosi alle logiche del debito e affidando i figli ai ‘maestri’ della televisione. E gli smartphones, dispositivi nocivi alla salute attraverso i quali viene sistematicamente violata la nostra privacy e registrato ogni nostro spostamento, spacciati per innocui gadget tecnologici da possedere ad ogni costo. E tra non molto toccherà alla eutanasia (venduta mediante la cinica proposizione di terribili tragedie umane) la quale in casi di particolare ed indiscutibile gravità ho idea che sia stata sempre praticata interrompendo le terapie, senza che si sia mai posta la necessità di alcuna ingerenza pubblica, mentre la sua ‘regolamentazione’ potenzialmente potrebbe aprire la strada – nel medio – lungo periodo (ricordate: cauta lentezza) – ad ulteriori sviluppi molto preoccupanti. Eccetera eccetera.

Prima di chiudere, ringraziando chi a avuto la pazienza di seguirmi, tratterò un ultimo tema che attualmente sta configurandosi come una possibile ennesima incarnazione della strategia descritta in questo post.

Internet
Quando i nostri nonni e genitori accolsero nelle loro abitazioni la televisione, erano convinti di avere a che fare con qualcosa di utile e benefico. Tutto ciò come abbiamo visto fu il risultato di una campagna di persuasione basata sulla caratterizzazione del nuovo elettrodomestico attraverso la iniziale proibitività del costo ed utilità del servizio.

Oggi, a distanza di molti anni, temo che stia accadendo la stessa cosa con il web.

In primo luogo è necessario sfatare il luogo comune che dipinge la rete come libera e ‘anarchica’, in quanto essa è in mano ad un ristretto gruppo di compagnie telefoniche e ad un ancor più ristretto gruppo di motori di ricerca.

In secondo luogo, il potere non è affatto sprovveduto; nulla in politica accade per caso; e tutte le volte in cui una innovazione culturale, sociale o tecnologica rischi di minacciare in qualsiasi modo gli interessi oligarchici, la stessa semplicemente viene soffocata sul nascere, senza che il gregge riesca nemmeno lontanamente ad intuirne la esistenza, se non forse decenni più tardi. Basti pensare a risorse polivalenti, pulite e a basso costo come la pianta di canapa indiana e le tecnologie di Nikola Tesla. Ne consegue che se qualche decennio fa i think tank del potere avessero giudicato potenzialmente nociva la affermazione del web, quest’ultimo non avrebbe mai visto la luce. Garantito.

Internet si è diffuso così capillarmente perché i burattinai hanno consentito che ciò avvenisse. Ed il motivo è presto detto. Il mezzo televisivo infatti non solo è limitato da un insormontabile rapporto unidirezionale che non consente al potere di carpire i gusti, il grado di libertà intellettuale e le abitudini di ogni singolo utente, ma negli ultimi anni ha finito per perdere quella unanime credibilità che invece vantava fino agli anni ’80.

La diffusione di internet abbinata ai nuovi mezzi di schedatura ed elaborazione dei dati consentirà al sistema di ovviare ai due problemi senza che il gregge riesca a percepire la connotazione profondamente orwelliana di questa ennesima potenziale trappola sociale.

Non sono pochi coloro i quali si pongono legittimi dubbi su personaggi come David Icke e Alex Jones, oppure organizzazioni come Wikileaks o il Zeitgeist Movement. Com’è possibile – ci si chiede – che gente che denunci pubblicamente situazioni così destabilizzanti, prosegua indisturbatamente la propria opera sovversiva senza che nessuno si adoperi per farla tacere? Dev’essere la prova che costoro siano in combutta con il potere, probabilmente per discreditare a colpi di fandonie la ‘vera’ controinformazione o per assuefare la gente a nuovi paradigmi religiosi incentrati sul culto di entità maligne o semplicemente per mantenere basso il livello vibrazionale mediante la paura e l’odio. Magari è vero, in qualche misura. Una ulteriore possibilità è che le rivelazioni della controinformazione possano servire da detonatore per la demolizione dello status quo e il sobillamento di una nuova rivoluzione violenta che precipiti nel caos la nostra società, dalle cui ceneri i burattinai possano edificare un ‘nuovo ordine.’ Ipotesi tutt’altro che peregrina (anche perché – come si è ipotizzato – in passato sembra essere già successo con la introduzione della democrazia).

Esiste però un’altra possibile interpretazione, la quale potrebbe tranquillamente coesistere con quelle elencate sopra, vista la polivalenza denotata da tutte le operazioni su vasta scala poste in essere dai burattinai. Ipotesi che si basa sul fatto che questa notevole ondata di controinformazione e controcultura si riscontri quasi esclusivamente sul web. Bisognerebbe chiedersi come mai spesso e volentieri la televisione – di cui il web dovrebbe costituire la nemesi – continui a pubblicizzare internet, ed in particolare Facebook. Come mai notiziari e programmi tv sottolineino continuamente il ruolo fondamentale ricoperto dal web nelle varie finte ‘primavere rivoluzionarie’ che stanno occupando le cronache di tutto il mondo. Come mai il web pulluli di film piratati e pornografia senza che le istituzioni facciano alcunché per arginare questi fenomeni estremamente anarcoidi e trasgressivi che rendono internet così irresistibilmente ‘di frontiera’. Ed infine bisognerebbe soffermarsi a chiedersi come mai di tanto in tanto escano fuori spauracchi puntualmente mai concretizzati – se non in minima parte dal sapore piuttosto ‘scenico’ ed ‘emblematico’ – circa una fantomatica volontà da parte del potere di mettere le mani sulla rete allo scopo di censurarla, limitarla, irregimentarla.

La percezione del ‘rischio censura’ non fa che rafforzare nello immaginario collettivo l’idea che questo nuovo mezzo di comunicazione sia favorevole al popolo e inviso al potere, e che di conseguenza sia affidabile e benigno, ultimo baluardo di libertà contrapposto al grande fratello … quando in realtà il web stesso è la opera umana più contigua al concetto di grande fratello orwelliano. Il web è il grande fratello.

Mi rendo conto che tale ipotesi possa risultare indigesta, specie a coloro i quali in questi anni stiano onestamente impegnandosi per fare controinformazione e controcultura attraverso siti e videoclip, non esclusi noialtri di questo blog. Tuttavia è necessario tenerla in debita considerazione per non rischiare di fare la fine dei nostri nonni e genitori, i quali – soldi alla mano – si recarono in massa fiduciosi presso i negozi di elettrodomestici per acquistare la loro alienazione sotto forma di una scatola piena di meravigliose immagini in movimento.

A mio modo di vedere esiste la non remota possibilità che a (quasi) tutti i divulgatori di informazioni alternative sia consentito indisturbatamente di sparare bordate contro il potere e la cultura dominante proprio perché tale ventata di ‘verità’ – o di punti di vista non allineati – sia funzionale ad uno degli obiettivi perseguiti dai burattinai, quello cioè di carpire la fiducia incondizionata della gente rispetto al web (che si appresta ad essere ‘indossato’ mediante ‘realtà aumentata’ e nuovi dispositivi a connettività persistente), così da persuaderla ad aprire il cuore e la mente ad un nuovo mezzo di comunicazione destinato a ‘mediare’ tra essa e la realtà circostante; in grado di estorcere i suoi segreti, le sue inclinazioni, i suoi propositi per poi trasmetterli a potenti elaboratori, per fini che non è difficile immaginare.

Inoltre sono disposto a scommettere che giungerà il giorno – non domani, non fra un anno e nemmeno forse tra un lustro – che fare informazione e cultura in rete inizierà a costare caro. Economicamente, intendo. Quel giorno segnerà la fine della cultura e della informazione libera in rete, in quanto solo coloro i quali potranno permettersi di spendere ingenti cifre saranno in grado di produrre nuovi contenuti (leggi: coloro i quali dipendono dal sistema). Ma a quel punto il luogo comune sarà già bello che creato, e la gente proseguirà a percepire la rete come libera e indipendente, con sommo gaudio dei burattinai.

Concludendo
Se oggigiorno esiste un vantaggio acquisito dal popolo in contrapposizione al potere, sta nel fatto che i burattinai si sono dimostrati estremamente carenti dal punto di vista della creatività, dunque prevedibili nella applicazione delle poche strategie con cui portano avanti le loro agende. Una di esse – per l’appunto – consiste nel condurre il gregge ad abbracciare la propria alienazione facendo leva sulla distrazione ed ingenuità dei singoli individui. Bisogna far tesoro delle esperienze pregresse, perché le strategie persuasive adoperate secoli fa sono riproposte ancora oggi, condite in salsa differente.

E’ necessario rizzare le antenne e non lasciarsi più irretire dai soliti trucchetti. Mentre noi lavoriamo e ci svaghiamo, loro tramano per consolidare la nostra schiavizzazione.
Ad oggi credo che l’unica via di salvezza risieda in una completa disconnessione, non solo dal regime di vita che abbiamo inconsapevolmente contribuito ad instaurare, ma anche dalle ‘luccicanti’ novità che ogni anno si affermano massivamente nella società occidentale. I settori della economia, della comunicazione e della politica – se mai siano stati un minimo affidabili – di certo oggi sono troppo marci per poter sperare che da essi possa emergere qualcosa di benefico per la ‘plebaglia.’ Ogni novità che come per magia trova ampia diffusione a livello ‘globale’ non può che essere stata avallata (ove non progettata e realizzata) dal potere per perseguire fini funzionali ai propri scopi, i quali purtroppo nella maggioranza dei casi confliggono con gli interessi della collettività. Si tratta di obiettivi che forse sul momento ci sfuggono, ma che – alla luce dello stato in cui versa la società occidentale dopo appena mezzo secolo di ininterrotte ‘novità globali’ – difficilmente potranno mai contemplare alcun concreto beneficio per gli ‘utilizzatori finali.’

http://www.anticorpi.info/2011/09/vendere-la-schiavitu.html

La logorrea

23 Mag 2011 1 commento

“LOGORREA” – DISFUNZIONE DEL QUINTO CHAKRA: VISHUDDHA

E’ il CHAKRA della comunicazione, della pace, dell’ascolto, il CHAKRA attraverso il quale inaliamo il primo respiro ed esaliamo l’ultimo. E ‘ il centro della capacità di esprimere l’amore del quarto CHAKRA attraverso la parola lasciando risalire in superficie ciò che si muove in profondità. Esso consente di esprimere i propri sentimenti e di manifestare al mondo esterno il contenuto di tutti gli altri CHAKRA. Regola la comunicazione verbale e non verbale, è la sede del linguaggio e della comunicazione, ma anche dell’ascolto delle voci interiori ed esteriori. E’ attraverso il CHAKRA della gola che esprimiamo tutto ciò che è vivo in noi: il riso, il pianto, il piacere, il dolore, la sicurezza, la paura, l’amore, l’odio, l’indifferenza. Comunicazione e parola sono il ponte tra noi e l’altro attraverso un dialogo aperto che può trasmettere i valori della società e della fiducia. Il quinto CHAKRA consente di esprimere e sviluppare le proprie capacità ed aprirci all’ascolto della guida interiore.
 Si trova nella Sushumna-Nadi nella parte inferiore del collo, è il centro dell’elemento eterico. Parte fisica associata: Plesso nervoso cervicale, Tiroide e paratiroide. La tiroide controlla l’emozione il pensiero e la comunicazione e del potere della voce. Da questo chakra partono 16 Nadi. Forma Simbolica: il cerchio.. Animale simbolico: ELEFANTE A 16 ZANNE. Divinità: SADA- SHIVA E LA DEA SHAKINI. Poteri che si ottengono dall’apertura di questo Chakra: Capacità di udire nel passato presente e futuro, chiaroudienza.


SCHEDA RIASSUNTIVA
 NOME SANCRITO: VISHUDDHA “ PURIFICAZIONE ”
COLLOCAZIONE: E’ situato tra l’avvallamento del collo e la laringe in corrispondenza del plesso laringeo. 
ELEMENTO ASSOCIATO: Etere – Suono. 
SENSO: Udito
 – SIMBOLO: Loto a sedici petali
. COLORE: Azzurro. 
IDENTITA’: Creatività. 
DIRITTO: Parlare. 
DEMONE: Bugie. 
MANTRA: Ham. 
GHIANDOLE ASSOCIATE: Tiroide
E’ situata alla base del collo, nella sua regione anteriore, con annesse quattro piccole ghiandole, le paratiroidi. Gli ormoni della tiroide sono le iodio tironine che accrescono la sintesi delle proteine in tutti i tessuti del corpo condizionandone l’equilibrio metabolico, l’accrescimento somatico e intellettivo, il ritmo cardiaco, lo sviluppo sessuale. La calcitonina è un ormone responsabile del metabolismo del calcio e del fosforo e quindi del tasso di calcio nel sangue. Il paratormone, secreto dalle paratiroidi, regola anch’esso la distribuzione di calcio e fosforo nelle ossa, promuove l’attività di riassorbimento dell’osso, favorisce l’assorbimento dall’ambiente esterno.


MALATTIE: Asma, tosse, raffreddore, mal di gola, raucedine, torcicollo, balbuzie, disturbi alla tiroide, disturbi alla lingua, problemi all’udito.


DISTURBI PSICOLOGICI: Inibizione, umore labile, confusione, disorientamento, rigidità eccessiva, ricorso a continue scuse e giustificazioni, raggiro e falsità.


QUANDO E’ IN ECCESSO: Arroganza, ipocrisia, falsità. Dogmatismo, logorrea, tendenza a spettegolare.


QUANDO E’ BLOCCATO: Timidezza e riservatezza eccessiva, nodo alla gola, voce sforzata quando si tratta di esprimere i pensieri ed i sentimenti più intimi. Balbuzie spiccata. Rigidità – insicurezza nei confronti degli altri, timore del loro giudizio, incertezza. L’unica realtà accettata è quello del mondo materiale. Introversione.


CAUSE DI DISEQUILIBRIO: Genitori autoritari, impositivi, eccessivamente critici. Comunicazioni falsanti e contraddittorie, bugie. Esposizione a violenze verbali e grida continue. Famiglia alcolista o dipendente da sostanze tossiche.





Possiamo dire che queste ghiandole governano la crescita, lo sviluppo, la stabilità della materia corporea, la materializzazione di tessuti e lo sviluppo delle facoltà intellettive, e quindi permettono all’uomo di esprimere la coscienza. Non a caso nella parte più interna della gola si trovano le corde vocali, sede dei suoni e della parola, cioè dell’espressione cosciente dei concetti.
Problemi alla tiroide indicano difficoltà nell’esprimere la propria verità e conseguentemente nel creare la propria vita. Mal di gola, noduli alle corde vocale, laringiti e faringiti ci invitano a essere chiari, onesti e diretti e soprattutto ad avere il coraggio di dire la verità. Come il primo chakra è connesso alla terra dalle gambe che fungono da radici, l’energia del quinto scorre dalla gola lungo le spalle, le braccia e le mani, evocando l’immagine di rami destinati a portare fiori e frutti. Attraverso la gola scorre il suono, le corde vocali fanno vibrare l’aria, nella bocca i suoni si articolano, si trasformano in parole, le parole unificano, informano e trasformano la coscienza. La comunicazione, la possibilità di entrare in contatto gli uni con gli altri attraverso un’onda, una vibrazione e di uscirne modificati, è un profondo mistero. Il mistero dell’Arte, del canto, del suono, della parola, della scultura e della pittura giacciono racchiusi nel chakra della purificazione, dove la materia si proclama simbolo e ascende le sacre altezze dello Spirito.
 Il timbro ed il tono della voce sono manifestazioni delle energie del quinto chakra: tanto più la voce è armonica e rotonda, tanto più questo centro sarà in equilibrio.
Le patologie di tipo psichico che fanno riferimento a Vishuddha, sono tutte riferite alla capacità di comunicare, non solo verso l’esterno, ma anche verso la propria interiorità; e tramite questo chakra che si realizza la comunicazione tra mente e corpo, per cui le cosiddette malattie psicosomatiche possono anche essere riferite in varia misura alla disfunzione di questo chakra.

LOGORREA
La logorrea (dal grzeco λογορροια) è definita come un “flusso eccessivo di parole”; in campo medico si riferisce ai discorsi incoerenti causati da alcuni tipi di malattie mentali, come le manie.
In senso non medico la logorrea è un tipo di verbosità , conosciuta anche come diarrea verbale, che fa uso di parole superflue o ricercate per trasformare un messaggio da semplice ad intellettuale.
La logorrea è un disordine del linguaggio presente, in una grande varietà di malattie neurologiche e psichiatriche, inclusa l’afasia, lesioni corticali del talamo o, più frequentemente, schizofrenia e catatonia.
Un esempio di logorrea è il parlare o mugugnare in maniera monotona, sia con altri sia con se stessi. Può verificarsi la ripetizione di particolari parole o frasi, spesso incoerenti.
“Essere costretti ad interagire con un soggetto affetto da logorrea può rivelarsi un’esperienza a dir poco micidiale, specialmente se l’individuo in questione rientra nella nefasta cerchia degli pseudoletterati che traggono una soddisfazione affine a quella ottenibile durante il culmine dell’atto sessuale nell’ammorbare il proprio interlocutore mediante l’utilizzo di un linguaggio arcaicizzante comunemente caratterizzato da espressioni verbali inusitate se non del tutto defunte e generalmente accompagnato da avverbi derivati da forme aggettivali e contorte sequenze di termini mutuati ad uno o più linguaggi specialistici, con l’unico scopo di generare una solida confusione in coloro che futilmente tentano di percorrere il cammino logico del messaggio che, invece di procedere secondo la linea retta tracciata dalla frase principale, si perde nei labirintici meandri di incidentali e frasi secondarie che si dipanano da essa dando forma a quello che ad un impatto iniziale potrebbe sembrare un catastrofico effetto domino ma che ben presto si rivela una sapiente trappola metalinguistica affine ad un tunnel senza sbocchi verso l’esterno, che però la vittima non riesce a percepire perché nascosta da abili cesellature.”

Iil dottor Flanderson fu il primo a diagnosticare quella che poi sarà riconosciuta a livello internazionale come logorrea Flanderson. La logorrea Flanderson si presenta come un flusso ininterrotto e ininterrompibile di parole, con il soggetto che continua a parlare in evidente stato catatonico senza che ci sia la possibilità di fermarlo, se non con una badilata in test!. La maggior parte degli studiosi hanno attribuito tale tipo di comportamento a semplici episodi di demenza o autismo.

“La vera guarigione può essere ottenuta dal bene che prende il posto del male, dalla luce che prende il posto del buio…La malattia compare quando c’è disarmonia in noi stessi…tra il nostro essere mortale e la divinità che è in noi…” ( Edward Bach da “Libera te stesso”)

I fiori di Bach sono 38 “essenze” scoperte dal medico Inglese Edward Bach (1886-1936), che riequilibrando lo stato energetico e la disarmonia emotiva della persona, sono in grado di contribuire alla guarigione di molte malattie e senza sostituirsi alla medicina ufficiale, sono di questa un valido complemento.
La malattia nel suo significato più profondo non e’ solo un insieme di sintomi, ma e’ il risultato di un nostro conflitto interiore e solo quando raggiungiamo l’armonia tra la nostra parte mortale e quella spirituale, ritroviamo il nostro stato di salute. Lo scopo, della malattia, non è quello di punirci, ma di farci capire che qualunque errore noi facciamo, questo si ripercuote su di noi, causandoci infelicità, sconforto, depressione, insicurezza, rabbia…e tutte queste emozioni negative sono alla base del nostro stato di disagio interiore e di mal-d’essere.

“La cura di una parte del corpo, non dovrebbe essere intrapresa senza il trattamento del tutto. Quindi affinchè la testa ed il corpo stiano bene , dovete iniziare a curare la mente, cioè la prima cosa” . (Platone )

Le cause della logorrea non sono ancora state completamente chiarite, ma sembrano essere localizzate in alcune strutture del lobo frontale associate al linguaggio.
La Logorrea consiste in un “flusso eccessivo di parole” ed è una delle patologie più gravi fra quelle esistenti. Essa nella sua forma più elevata è estremamente pericolosa, non per colui che ne è affetto bensì per gli amici e per quelli che vi dialogano

Il temine “logorrea” vuol dire appunto cagarella di parole (dal greco “logos”, parola, e dall’Avellinese antico “Diarrea”, cagarella).


Un malato di logorrea è capace di parlare incessantemente per ore ed ore senza accorgersi di massacrare i coglioni ai poveri individui che lo circondano. Quindi, purtroppo, un logorroico, non sa di essere malato e non si rende conto del male che può provocare agli altri la sua eccessiva e maniacale loquacità. 
Subire un discorso di un logorroico può indurre alcuni sintomi come sonnolenza, depressione, disperazione, follia omicida, auto-tortura e suicidio. 
I logorroici generalmente preferiscono parlare anziché scrivere, ma se dovessero mettere nero su bianco ciò che la loro mente produce, stilerebbero un intera opera machiavellica di discorsi, anche insensati e ripetuti, composti da parole senza l’ombra di punteggiatura.


La logorrea si può manifestare in forme leggere, come quelli che parlano senza fermarsi solamente con chi conoscono e non più di 45 minuti, o in forme più gravi, come ad esempio il caso in cui l’individuo parla incessantemente per ore, senza fermarsi neanche per un cripto-secondo, con chiunque gli capiti sotto tiro. Nelle forme più pesanti il logorroico continua a parlare (da solo) anche quando colui che lo ascoltava è scappato disperato almeno da mezz’ora. 

L’eccessiva loquacità, può essere un tratto riscontrabile in soggetti sostanzialmente normali, significando vissuti di insicurezza o particolari stati di tensione emotiva. La logorrea può costituire un comportamento verbale patologico che indica un flusso abnormemente accelerato dei processi ideativi, la cui incalzante produzione provoca una disorganizzazione dei nessi associativi. Il linguaggio risulta, in tal caso, associato a una mimica esuberante, mutevole, per quanto riguarda i temi, fino a divenire incoerente e incomprensibile. Per tanto la logorrea è tipica del disturbo maniacale, ma si riscontra anche nella schizofrenia e in alcuni stati confusionali. Si riscontra inoltre nelle intossicazioni da alcool, cannabis, da amfetamine e da allucinogeni.
I sintomi tipici della “Mania”sono: l’innalzamento immotivato dell’umore, l’irritabilità eccessiva e ingiustificata, il diminuito bisogno di sonno, l’avere molte idee nella testa che si succedono rapidamente, le idee di grandezza, di ipervalutazione di sé, fino al delirio megalomanico – la logorrea (cioè l’eloquio eccessivo ed incontenibile), autostima ipertrofica, aumento del desiderio e dell’attività sessuale, l’aumento dell’energia con aumento delle iniziative (spesso non adeguatamente valutate nelle loro conseguenze), la riduzione della capacità di critica e di giudizio, i comportamenti sociali inadeguati e/o pericolosi.

Proprietà e benefici del fiore “dell’ipocastano bianco”

Questo fiore, è un rimedio prezioso per coloro che si sono impallati, che hanno logorrea mentale, che sono entrati in un “loop”.

Questo soggetto, non è lucido e neanche obiettivo, anzi spesso è assente e poco concentrato, non trova la soluzione ai problemi, rimugina pensieri che gli sottraggono utili energie. Ha le labbra in movimento: discute con se stesso continuamente e con gli altri. Ha tensione al volto e alla fronte, un’andatura instabile e muscolatura contratta. Nella comunicazione si ripete di frequente ed è spesso stanco perché imprigionato dal suo mentale “scimmiesco”. La sua testa è come una stanza con l’eco: cogita senza tregua. Pensa e parla con se stesso continuamente senza una direzione chiara: disordine, confusione. I benefici di questo fiore, sono di trasformare la mente, aprendo la porta alla pace e al silenzio mentale, permettendo al pensiero di ritrovare la sua funzione naturale, in equilibrio, al servizio dell’unità psicofisica della persona. Infine, aiuta a fare chiarezza nella mente evitando monologhi continui e poco proficui.

Emozioni iniziali-inibite (prima di prendere il fiore):
“Non riesco proprio a non pensarci”. Ruminazione mentale continua, pensieri persistenti quasi ossessivi.
Emozioni evolutive-sciolte (dopo aver assunto il fiore):
Silenzio e chiarezza della mente, lucidità, visione positiva con fiducia e pace.

Il fiore dell’ipocastano bianco, è indicato alle persone prigioniere dei loro stessi pensieri, che ripensano ossessivamente a un accaduto specifico.
Questo rimedio è fortemente indicato per coloro che sono tormentati da pensieri insistenti e girano intorno a questi come se fosse un cerchio. Infatti, in questi caratteri è facile riscontrare casi di insonnia, in cui si pensa e si ripensa alle stesse cose e non si riesce a prendere sonno, o quando non ci si riesce a rilassarsi durante un atto sessuale perché la testa è da un’altra parte. Possono soffrire di, stress, ma di testa di origine tensiva e disturbi d’ansia, con atteggiamenti ossessivo-compulsivi, sudorazione, vertigini.
Da una ricerca in rete, Gianni Tirelli

False flag

13 febbraio 2011 Lascia un commento

Nel giro di due settimane, dal 13 al 26 dicembre del 2009, avvengono tre episodi gravi : Massimo Tartaglia, un uomo di 42 anni riesce a lanciare una statuetta colpendo in pieno viso Silvio Berlusconi, una ragazza di 25 anni Susanna Maiolo riesce a scavalcare una transenna a Roma e raggiungere il Papa ed un Cardinale che gli stava vicino e che è finito all’ospedale ed un giovane nigeriano tale Umar Farauk figlio di un ricco nigeriano cavaliere del lavoro in Italia per i favori fatti allo Agip nello sfruttamento del petrolio del Niger viene arrestato sui cieli di Detroit e viene trovato con i testicoli imbottiti di plastico e di tritolo in grado di fare esplodere l’aereo in cui viaggiava.
Questi tre allarmanti e significativi fatti riguardanti due importanti personaggi come il Capo del Governo in Italia ed il Capo della Chiesa Cattolica e la stessa sicurezza degli USA oltre che essere quasi messi uno dopo l’altro nel giro di pochi giorni hanno in comune una caratteristica: ne sono protagonisti tre giovani “disturbati” mentalmente e bisognosi di cure psichiatriche. Uno di essi, Umar Farauk, era addirittura noto alla Cia che ne aveva segnalato al padre “la deriva estremista”.
I tre episodi sensazionali che hanno allarmato l’opinione pubblica mondiale hanno dentro di sè qualcosa di inattendibile, di poco genuino, che li fa suonare falsi e costruiti come l’incredibile crollo delle tre torri dell’11 settembre 2001-data segnalata come spartiacque della storia contemporanea – attribuito all’impatto di aerei quanto dovrebbe essere evidente che si è trattato di edifici minati minuziosamente e caduti su se stessi per effetto delle esplosioni. Insomma, siamo in presenza di false flag, di teatrini montati ad uso del pubblico che le batterie massmediatiche dell’Occidente faranno credere come verità. Le tecniche di false flag sono estremamente raffinate e possono svilupparsi dopo un lungo periodo di incubazione e di preparazione magari ad opera di “tutori” preposti al lavaggio del cervello ed al condizionamento dei soggetti. L’episodio di Detroit è servito a rilanciare la lotta al “terrorismo” degli USA. Per comprendere la messa in scena e la sua grossolanità basti pensare che il giovane Umar non era ancora sceso dall’aereo che voleva fare esplodere e già aveva fatto in tempo a far sapere chi era, dove si era addestrato, quante persone erano nei campi di addestramento, quali erano gli obiettivi della sua “cellula” terroristica. Un comportamento inverosimile nei “terroristi” che gli specialisti americani non riescono a fare “cantare” neppure dopo anni di prolungate torture a Guantanamo con le tecniche della waterboarding.. “Cantò” subito di campi di AlQaeda nello Yemen nei quali avrebbe fatto apprendistato di terrorismo. Vedi caso proprio in quel periodo i fari del Pentagono e della Cia si posizionavano appunto sullo Yemen diventato particolarmente inviso agli USA per ragioni di dominanza geostrategica.
La giovane Susanna Maiolo con il suo gesto non propriamente aggressivo ma tuttavia ritenuto pericoloso ha portato l’attenzione sulla figura carismatica e sul corpo “sacro” del Pontefice. IL gesto è stato una sorta di surrogato al “grande” attentato subito da Papa Woitila ad opera del turco Alì Agca..
Massimo Tartaglia è stato utile ad una operazione di rilancio massmediatico di Berlusconi. Le circostanze in cui è avvenuta la sua aggressione restano enigmatiche ed inverosimili e pongono diecine di domande alle quali non è si è data risposta. Che cosa ha fatto Massimo dalle nove del mattino del 13
alle diciotto ora in cui ha colpito Berlusconi? Perchè l’auto di Berlusconi non si è allontanata subito dalla piazza? Perchè Berlusconi si è mostrato dentro l’auto ferma con la faccia insanguinata? Perchè la sua camicia è rimasta immacolata nonostante il sangue fluente dalla faccia? Perchè non è stata fatta una analisi delle macchie di sangue del vistoso fazzoletto con il quale si è pulito il viso? Perchè è stato condotto al San raffaele e non all’Ospedale più vicino? Etcc…etc…etc
Il potere ha bisogno di tanto in tanto di montare un teatrino. Lo montò Nerone per attribuire ai cristiani l’incendio di Roma che gli fu indispensabile per creare l’immensa Domus Aurea. Altri teatri sono stati approntati da Hitler, da Mussolini, dagli USA. Oggi i false flag hanno finalità ancora più sofisticate e polivalenti: servono a tenere in ostaggio una popolazione in un clima di paura che non finisce mai e che viene alimentata sempre da cose nuove e strabilianti ma che, a guardare bene, sono quasi sempre delle patacche, dei marchingegni spesso financo banali.
Alla luce della difficoltà in cui si trova in questo momento Berlusconi che, dopo la verifica del mancato sostegno del Quirinale sembra terrorizzato dalla ipotesi di finire dentro un processo per sfruttamento della prostituzione e concussione, non escludo un prossimo avvincente, spettacolare False Flag capace di mozzare il fiato e di metterci paura.
di Redazione IL PUNTO ROSSO a cura di PIETRO ANCONA

Cura antibiotica: la terapia di erode

7 febbraio 2011 Lascia un commento

Quanti di voi si sono interrogati sui danni postumi e futuri che un trattamento irrispettoso della fisiologia dell’organismo può provocare?
La somma dei dati scientifici che precisa la pericolosità del trattamento antibiotico (inutile e dannoso), è veramente notevole ma, la gente comune, non viene informata, mentre continuano ad essere proposte notizie di nuovi antibiotici e nuovi trattamenti, sostenuti dalle notizie di improbabili e nuove malattie, possibili pandemie e altre paure diverse. Le comunicazioni sui rischi documentati di questo tipo di molecole, sono impressionanti, ma vengono spesso relegate al ruolo di curiosità in qualche angolo di giornale specializzato. L’abuso degli antibiotici, sviluppa la resistenza dei ceppi, fino a vanificare e azzerare ogni loro supposta funzione.
L’antibiotico resistenza è statisticamente correlata alla frequenza di prescrizione di questi antibiotici, ogni 1000 pazienti l’anno. Più i medici prescrivono antibiotici, più i loro pazienti sviluppano un’antibiotico resistenza. Medici corrotti, disonorati, nella nuova veste di piazzisti, si prestano, in barba a ogni principio etico e deontologico, a commercializzare queste mine vaganti per soddisfare la voracità delle multinazionali farmaceutiche, pur sapendo della loro indiscussa pericolosità. Nel “Mercato Libero” questa pratica criminale, è in voga da decenni. In un passato, non troppo lontano, prima che il Sistema esprimesse al meglio tutta la sua indole perversa e maligna, la “Medicina Naturale dei Fagi (batteriofagi)”, combatteva egregiamente, senza controindicazioni ed effetti collaterali, le infezioni di natura batterica. Il batteriofago (simile ad un girino) in netta antitesi con l’antibiotico, aderisce, tramite la sua coda, alla cellula batterica. In seguito la penetra e vi si moltiplica provocandone la distruzione. Ogni batteriofago è specializzato nel parassitare una determinata specie batterica o alcune specie affini. Come agente terapeutico, fu soppiantato dagli antibiotici, in tutto l’occidente. Nell’Unione Sovietica, i batteriofagi sono stati usati anche in tempi recenti per curare con successo ogni tipo di infezione. Per quale motivo, allora, nei paesi occidentali, questa straordinaria Cura dei Fagi, viene presto accantonata e sostituita dagli antibiotici? I motivi sono sempre gli stessi; i profitti. I Batteriofagi, non sono un’invenzione dell’uomo, ma un elemento organico esistente in natura e, per tanto, nessuno al mondo, potrebbe mai avanzare l’esclusiva di un brevetto. Questa considerazione, vale per tutto ciò che riguarda e concerne la “medicina moderna” che, per finalità di interesse particolare, ha ripudiato ogni rimedio naturale per abbracciare la chimica di Satana. Oggi, l’industria della chimica, si pone a paradigma assoluto di distruzione morale, ambientale ed etica, e incarna la quinta essenza del male. Possiamo così concludere che, tutto ciò che è di natura divina (sinonimo di pace, speranza vivificante e felicità) non è brevettabile. Il maligno, all’opposto (sinonimo di distruzione, profanazione, dolore e morte) può accampare i diritti sull’esclusiva dei suoi brevetti necrotici.
Le stesse “moderne” terapie relative alla cura del cancro (chemio, cobalto, radio), dopo 50 anni di ricerca (finanziata dalla nostra stupidità e credulità),non sono state in grado, di onorare le speranze di tutta quella gente affetta da una tale subdola patologia. Diversamente e paradossalmente, hanno peggiorato la loro condizione di sofferenza, ridotto l’aspettativa di vita e, sull’onda delle vane promesse di guarigione,impoverito le loro tasche. Solo attingendo alle infinite risorse della natura troviamo rimedi specifici ai nostri mali.

Ritornando agli antibiotici e meditando sulla loro azione all’interno del nostro organismo,l’ho collegata, per similitudine, alla “strage degli innocenti” quando, Erode Antipa, Re di Galilea, ordina il massacro di tutti i bambini nati in quei giorni a Betlemme, per uccidere il solo Gesù.
Allo stesso modo di Re Erode, si comportano gli antibiotici che, per colpire uno specifico battere, distruggono tutti quelli che svolgono un ruolo utile all’interno del nostro organismo, alterandone, così, l’equilibrio biologico che, oltre a determinare i disturbi gastro-intestinali, può provocare la crescita dei funghi che sono presenti sulle mucose. In questo caso la conseguenza consiste in un’infezione micotica. Per tanto, mi piace definire la cura antibiotica, come ”La Terapia di Erode”.

Domandiamoci quante volte e’ stato somministrato ai bambini, che presentano deficit di biotinidasi, e quindi con sicure problematiche biochimiche, un Antibiotico chiamato Amoxicillina. Nel Marzo del 2004 l’ American Academy of Pediatrics and American Academy of Family Physicians, nel suo Sito, consiglia l’Amoxillicina affermando: “Se proprio si deve ricorrere agli antibiotici – dicono i pediatri USA – l’ideale è l’amoxicillina, efficace, sicura di basso costo e di sapore gradevole per i bambini.” Ma si e’ scoperto che non la pensano così gli allevatori di Conigli, che sconsigliano nel modo più assoluto l’uso di Amoxillicina in quanto distrugge la flora favorevole dell’intestino, con gravi effetti collaterali, a volte irreversibili, sul sistema nervoso centrale. L’Amoxicillina è un antibiotico (spesso usato dai bambini) che può arrecare più danni che benefici ai nostri figli. Purtroppo le conseguenze funeste della somministrazione di questo farmaco, sono messe a tacere (le modalità le conosciamo) dalle industrie farmaceutiche che, alla vita dei piccoli pazienti, hanno anteposto il profitto e il potere.
Un altro motivo, è la reazione “a scoppio ritardato” che questo antibiotico provoca nell’organismo. Possono passare infatti anche dieci giorni da quando si conclude il trattamento col farmaco, prima che si passi al secondo stadio del processo negativo che avviene nell’intestino. La flora autoctona dell’intestino viene distrutta, permettendo la crescita dei batteri patogeni. Se questi batteri prolifereranno sufficientemente, produrranno tali e tante tossine, da mettere a rischio la stessa vita dell’ignaro paziente . La capacità dell’organismo di contrastare gli effetti dell’Amoxicillina, dipende dalla quantità e dalla forza dei batteri patogeni e dalla capacità di ogni singolo, di far fronte alle tossine prodotte dai batteri. Quindi, il consiglio, è di evitare sempre e in ogni caso la cura antibiotica e cercare col proprio medico (che non sia ancora asservito a qualche farmaceutica), un’alternativa naturale.
Un angelo, avvisò preventivamente Maria delle intenzioni di Erode e così, nell’oscurità della sera, fuggi con il piccolo Gesù verso l’Egitto, salvandolo da un tale e tragico destino. Ma noi, non siamo che comuni mortali e nessun angelo protettore ci verrà in aiuto. Per tanto, se abbiamo a cuore la vita e il domani dei nostri figli, scappiamo a gambe levate dal Sistema di Erode, e che muoia per sempre, sommerso dalle sue stesse macerie.
Gianni Tirelli

Anomalie italiane

14 ottobre 2010 Lascia un commento

La legge bavaglio è già in azione
Da un amministratore di “Writer’s Dream”, un gruppo di cui faccio parte, arriva una notizia per certi versi sconvolgente, una notizia che fa capire bene il senso della legge bavaglio riuscendo a togliere parola ai cittadini. Il fatto è di una gravità inaudita: si vuol togliere la parola a tutti e lasciarla solo a quell’ 1% che deve rappresentarci ,senza che la Costituzione sia ancora cambiata e senza che la legge bavaglio sia ancora entrata in funzione.
“E’ successa una cosa che non possiamo e non dobbiamo ignorare. Non possiamo farlo perché non è una cosa che tocca solo Sul Romanzo ma riguarda tutti, e da vicino, perché si tratta di diritti costituzionali fondamentali che non possono e non devono essere violati. Eppure è già accaduto.”
A febbraio, Morgan Palmas pubblica sul blog “Sul Romanzo”, due articoli sulla vicenda di Maria Antonietta Pinna, una studentessa universitaria che accusa la sua correlatrice di laurea di plagio nei confronti della sua tesi. La professoressa Turrini replica che il suo saggio è uno studio ben più approfondito di quello della studentessa, che ha ben poco da spartire con la tesi di Maria Antonietta Pinna.
Si arriva a una causa per plagio da un lato e ad una per diffamazione dall’altro.
Non è questo però che interessa a noi, bensì ciò che è successo negli ultimi giorni. A Morgan arriva una mail di Google, dove gli viene notificato l’oscuramento dei due post su richiesta della Polizia di Stato (Compartimento dell’Emilia Romagna, sezione di Ferrara) per una richiesta di accertamenti.
Nella mail è allegato il documento ufficiale della Polizia, dove viene specificato che la richiesta viene avanzata perché v’è un reato di cui all’art. 595 del Codice Penale per diffamazione con pubblicazione di articoli postati sul sito internet.
Un oscuramento avvenuto senza processi, senza sentenze.
Alessandro Gilioli, nel suo blog su L’Espresso, scrive:
“Google si è immediatamente adeguata e gli articoli del 26 febbraio e del 3 marzo sono stati quindi eliminati d’imperio dal sito senza che il titolare del blog potesse farci nulla, ma soprattutto, senza che il reato di diffamazione fosse discusso ed eventualmente provato in un’aula di tribunale. Uno è poi riapparso mentre l’altro è rimasto oscurato. Oggi Morgan ne scrive, appunto,sul suo sito. Ho chiesto un parere in merito all’amico giurista Guido Scorza. Ecco quello che mi ha risposto: «Il provvedimento – credo raro, se non unico nel suo genere – è a mio avviso illegittimo. Un PM, evidentemente, non può da un lato ordinare l’acquisizione di elementi di prova utili a verificare se via stata una diffamazione e, contemporaneamente, ordinare la “cancellazione” degli articoli asseritamente diffamatori dei quali ha domandato l’acquisizione proprio allo scopo di verificare se SONO O MENO diffamatori».
Chiaro no? Prima si censura, poi si decide se andava censurato. Potrebbe capitare ad ognuno di noi. Ecco perché non possiamo – né, in alcun modo, dobbiamo – rimanere in silenzio di fronte a un tale avvenimento. Si tratta di una violazione grave dell’art. 21 della Costituzione Italiana. Un articolo fondamentale, che recita quanto segue:
Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria.
Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.
Il reato di diffamazione non rientra tra i casi che prevedono il sequestro.
Vi prego di leggere l’articolo di Morgan sulla questione e, soprattutto, di condividere la notizia in tutti i modi possibili. Non è la vicenda di Maria Antonietta Pinna e di Miriam Turrini l’oggetto di questa notizia, non è questo il problema: il problema è la limitazione della libertà di parola, una limitazione che non dobbiamo in alcun modo accettare.
http://www.agoravox.it/La-legge-bavaglio-e-gia-in-azione.html
http://sulromanzo.blogspot.com/2010/10/esistono-azioni-fasciste-online.html

L’imbarbarimento del paese

10 ottobre 2010 Lascia un commento

L’imbarbarimento del paese è ormai sotto gli occhi di tutti e riguarda ormai ogni settore della società, della politica, della informazione, e della vita di tutti i giorni. Difficile dire da dove sia iniziato e come si sia arrivati ad un punto forse di non ritorno, di certo è che il modo di far politica da dopo tangentopoli in poi ha notevolmente contribuito ad un arretramento di tutti i settori della vita pubblica italiana. Una politica che ha messo da parte ideali, principi, programmi e che ha perso di vista i reali bisogni di una popolazione trattata sempre più come una merce di scambio per il raggiungimento di poltrone ed il conseguimento del potere per propri scopi personali. Berlusconi è stato il precursore di questo nuovo modo di far politica ma di certo tutte le opposizioni non sono indenni da responsabilità, affrontando e contrastando lo stupratore della democrazia sul proprio terreno e quindi senza possibilità di successo. La politica ormai si confronta a colpi di scandali presunti o reali portati alla luce dai giornali che si sostituiscono alla magistratura nel ruolo di investigatori. Inchieste che però nulla hanno di obiettivo in quanto ogni giornale si preoccupa di indagare e scandagliare gli avversari della propria linea politica , utilizzando metodi discutibili che arrivano anche alla creazione di false prove. In questo attività investigativa si sta distinguendo il Giornale di Berlusconi con il trio Feltri, Sallustri e Porro che dopo aver distrutto il direttore di Avvenire, Dino Boffo, si è scagliato contro Gianfranco Fini ed ora contro il presidente di confindustria Emma Marcegaglia, tutti rei di manifestare il proprio dissenso dal Presidente del Consiglio. Una specie di sciacallaggio politico in quanto condotto non in maniera oggettiva ma tenendo conto delle idee dei personaggi verso i quali si indirzzano le inchieste. Stesso trattamento viene riservato, anche se con metodi diversi, dai giornali che si oppongono a Berlusconi per gli amici del dittatore di Arcore. Risultato di questo scontro a colpi di inchieste giornalistiche è che nessuno sembra rimanere escluso da comportamenti poco consoni con i ruoli che ricopre nè da una parte nè dall’altra, in una specie torre di Babele della corruzione e dello sfruttamento delle posizioni occupate per ottenere sempre più privilegi, potere e denaro a danno del paese e del cittadino comune.
L’imbarbarimento si è diffuso anche nel mondo del principale mezzo di informazione, la televisione, e non poteva essere altrimenti considerato che si tratta dello strumento utlizzato da Silvio Berlusconi per raggiungere il potere. Un decadimento totale che ha finito per coinvolgere anche la Rai che, nel ruolo di televisione pubblica, avrebbe dovuto per lo meno mantenere un livello culturale che la distinguesse dalla tv spazzatura di Mediaset. Anche nella televisione invece è avvenuto ciò che si è verificato in politica: si è tentato di contrastare il potere del cavaliere scendendo sul suo stesso campo. Anche la Rai è diventata, salvo poche eccezioni, una televisione spazzatura seguendo le orme della televisione privata. Quanto è accaduto alla trasmissione Chi l’ha visto, durante la quale si è portata a conoscenza dell’atroce uccisione di Sarah Scazzi proprio la madre che stava partecipando alla diretta televisiva, ne rappresenta l’ultimo e più grave esempio. La conduttrice della trasmissione, piuttosto che interrompere immediatamente la diretta mentre arrivavano le notizie di agenzia, insisteva nel chiedere alla povera donna se intendeva chiudere il collegamento mentre il regista mandava in onda primi piani della madre che non si rendeva conto di quello che stava accadendo. E naturalmente i telespettatori sono rimasti incollati al video piuttosto che spegnere il televisore ad ulteriore dimostrazione dell’imbarbarimento generale.
Si potrà uscire da questa situazione .. ? Non ci sono segnali in tal senso anzi ogni giorno c’è qualche avvenimento che non fa altro che confermare quanto la china discendente intrapresa dal paese non sia ancora arrivata al capolinea.
http://senzapelisullatastiera.blogspot.com/2010/10/limbarbarimento-del-paese.html

La manipolazione mediatica

25 settembre 2010 Lascia un commento

Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.

1 – La strategia della distrazione.

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.
Di Noam Chomsky.
Fonte: www.visionesalternativas.com www.comedonchisciotte.org

Corsi e ricorsi: il bavaglio dell’informazione

12 giugno 2010 Lascia un commento

Quando nel 1923 fu deciso di imbavagliare l’informazione
10/06/2010
Ecco come nel luglio del 1923 il Governo guidato da Benito Mussolini attuò una serie di provvedimenti per mettere il bavaglio ai giornalisti e all’informazione. Fu l’inizio di una drammatica stagione che portò al Regime fascista
….. Il vero obiettivo di Mussoli­ni doveva rivelarsi a distanza di pochi mesi. A giugno aveva inviato una circolare ai prefetti chiedendo di avere “telegraficamente notizie su stampa locale nei confronti atteggiamento verso Governo” e l’11 luglio il Consiglio dei ministri condividendo il parere del capo del fascismo “sugli abusi a cui si abbandonano senza ritegno taluni organi della stampa italiana” , affidò, su proposta del ministro Di Cesarò, al guardasigilli, Oviglio e ai ministri Carnazza e Federzoni l’incarico di presentare per il giorno successivo uno schema di provvedimenti necessari a “prevenire e reprimere energicamente e immediatamente gli abusi e i delitti di talune pubblicazioni”. Nel comunicato governativo Mussolini specificò che “fin dal novembre scorso aveva preparato vari schemi di provvedimenti” contro gli abusi della stampa, ma ne aveva sempre dilazionato la presentazione, “sperando in un ravvedimento che nonsi è verificato”. Nella mattinata del giorno successivo, mentre i giornali si chiedevano cosa in realtà celassero le parole del presidente del Consiglio e Il Mondo si domandava “se per misure preventive” dovesse intendersi “la restaurazione del sequestro o della censura, cioè di odiose misure, che ci ricaccerebbero indietro di molti anni nella storia delle nostre libertà”, l’on. Chiesa presentò in Parlamento un’ interrogazione al Governo e al Guardasigilli “sull’attendibilità di una ordinanza contro la libertà di stampa”, seguito dai socialisti unitari che chiedevano spiegazioni al Governo per un regolamento che “sovverte e annulla” i principi dell’editto sulla stampa e dai socialisti massimalisti che protestavano per il tentativo di togliere ai giornali il diritto di critica e la libertà di discussione. La risposta arrivò nella nottata dello stesso giorno. Il Consiglio dei ministri, a conclusione dei suoi lavori, prendendo atto che la mancanza di un regolamento sull’editto della stampa del ’48 aveva determinato “un manifesto abuso di quella libertà saviamente concessa alla stampa fino al punto di falsare il concetto fondamentale della legge”, approvava uno schema di regolamento, che introduceva l’obbligo che il gerente di un giornale dovesse essere il direttore del giornale stesso o comunque un suo redattore, vietava ai senatori, ai deputati e a quanti fossero stati condannati per due volte per reati commessi a mezzo stampa di essere gerenti responsabili di un giornale,affidava ai prefetti la facoltà di negare il riconoscimento della qualità di gerente a chi fosse privo dei requisiti richiesti, e di intervenire,“salva l’azione penale”, nei confronti dei gerenti dei giornali in caso di pubblicazione di “notizie false o tendenziose” tese a dan­neggiare “il credito nazionale all’interno od all’estero” o a destare “ingiustificato allarme nella popolazione” ovvero a dare “motivi di turbamento dell’ordine pubblico”, o articoli e commenti che istigassero “a commettere reati” o eccitassero “all’odio di classe o alla disobbedienza alle leggi o agli ordini delle autorità”. In tutti questi casi il prefetto aveva il potere di in­tervenirecon la diffida o con la dichiarazione di decadenza, dopo due diffide, del gerente responsabile della pubblicazione, sospendendo, di fatto, la pubblicazione stessa. La diffida doveva essere pronunciata dal prefetto con decreto motivato, udito il parere di una commissione composta da un giudice, in qualità di presidente, da un sostituto procuratore del Re e da unrappresentante dei giornalisti nominato dall’Associazione della Stampa di competenza territoriale.
Si trattava di un provvedimento pesantemente lesivo della libertà di opinione teso a imbavagliare la stampa e le voci delle opposizioni,giu­stificato con l’ obbligo del governo “assoluto e categorico” di “intervenire o per prevenire o per rapidamente colpire” “l’opera sobillatrice e nefasta” delle opposizioni. Nello stesso giorno della diffusione del testo del regolamento, La Stampa di Frassati esprimeva un giudizio particolarmente caustico sulla creazione, mediante un regolamento, di un nuovo istituto giuridico, quello della diffida, che soltanto la volontà del legislatore avrebbe potuto introdurre nell’ordinamento e che rappresentava “un arma fortissima per gli abusi del potere esecutivo e per la soppressione della libertà di stampa, anzi addirittura dei giornali”………
….Il 15 luglio l’on. Chiesa, mentre si esauriva la discussione parlamentare sulla nuova legge elettorale, depositava alla Camera un ordine del giorno che considerando necessario garantire “in modo assoluto” per l’esercizio delle funzioni elettorali “la libertà di opinione con la stampa” invitava il Governo a non prendere “misure restrittive in ordine al regime della pubblica stampa”. Nell’illustrare l’ordine del giorno Chiesa sostenne di averlo presentato proprio in quella occasione perché ciascuno nell’esprimere il proprio voto si assumesse sul problema la propria responsabilità e invitava il Governo ad abbandonare il progetto e l’incostituzionale regolamento sulla stampa “che è vergogna per qualunque civiltà moderna”. Alla fine della discussione sulla legge elettorale, mentre tutti gli altri ordini del giorno venivano ritirati, Chiesa mantenne il suo perché in quel momento il decreto bavaglio incombeva “come un’oltraggiosa minaccia contro la maggiore delle libertà politiche”. Per indurlo al ritiro l’on. Gray parlò con il Presidente del Consiglio, che invitò Chiesa al banco dei ministri. Dopo averne letto l’ordine del giorno, Mussolini assicurò il parlamentare repubblicano che il decreto sulla stampa non sarebbe entrato in vigore. Solo a quel punto Chiesa si convinse a ritirarlo, riaffermando che i diritti della stampa non dovessero essere violati. Due giorni dopo l’on. Acerbo comunicò a Chiesa che Mussolini gli aveva ordinato di non presentare più il decreto con il regolamento sulla stampa alla Corte dei Conti. Ma anche senza il decreto il Governo era, comunque, intenzionato a limitare la libertà di espressione, utilizzando ogni mezzo possibile. A giugno, il prefetto di Trieste, invocando l’art.3 della legge provinciale e comunale aveva fatto sequestrare il giornale comunista Il Lavoratore. L’episodio era stato oggetto di tre interrogazioni parlamentari, alle quali il sottosegretario Finzi aveva risposto in aula a luglio, proprio mentre era discussione la legge elettorale e Mussolini faceva intendere che il decreto sarebbe rimasto in un cassetto. Agli interroganti, che si ostinavano a sostenere l’inapplicabilità di una legge amministrativa per limitare diritti sanciti da norme di diritto pubblico, che presiedevano alla libertà della stampa, Finzi aveva risposto riaffermando il diritto del Governo, anzi il suo “obbligo categorico ed assoluto” di intervenire per prevenire gli “abusi” della stampa “senza preoccuparsi punto delle immancabili recriminazioni dicoloro che soprattutto della stampa vogliono avvalersi come di un elemento di disgregazione sociale, di preconcetta rabbiosa opposizione al Governo”.
Pochi giorni dopo, nella mattinata del 22 si riunì il Comitato direttivo della Federazione e nel primo pomeriggioalle 15 iniziarono i lavori del Consiglio generale. In assenza di Barzilai, che aveva inviato a Meoni una lettera per giustificare la sua assenza a seguito delle dimissioni che il giorno precedente aveva rassegnato dalla carica di presidente della Romana, il consiglio fu presieduto dallo stesso Meoni che spiegò come, in considerazione della delicatezza dell’argomento, il Comitato direttivo non avesse voluto presentare in Consiglio nessun documento, lasciando ciascuno libero di esprimere le proprie valutazioni. L’auspicio del Comitato era che dal Consiglio uscisse un documento unitario che in quanto tale potesse esprimere all’esterno la posizione chiara di tutta la categoria e anche per questo gli ordini del giorno approvati dalle singole associazioni non erano stati resi pubblici. La discussione, come era prevedibile, fu molto lunga e si protrasse per oltre cinque ore e alla fine si decise di affidare ad una commissione ristretta, composta da Meoni, Calza, Guarino, Parisi, Pellizzari, Rossi e Sobrero, il compito di mettere a punto il documento conclusivo, che fu approvato all’una­nimità. In esso, pur condividendosi la necessità di riformare l’obsoleto istituto del gerente, si ribadiva che le leggi vigenti erano sufficienti a regolare il corretto funzionamento della stampa e che qualunque modifica si rendesse necessaria doveva essere introdotta con lo strumento della legge. Si respingevano, comunque, con fermezza le disposizioni sulla diffida affidata ad organi del potere esecutivo, giudicandole inaccet­tabili “in quanto paralizzerebbero la funzione della stampa e renderebbero praticamente impossibile l’esplicazione dell’opera professionale del giornalista anche esercitata con la maggiore diligenza e rettitudine di intenti”. Con lo stesso documento il Consiglio generale invi­tava il Governo a sospendere il provvedimento.
Il giorno dopo una delegazione della Federazione, guidata da Meoni, si incontrava a mezzogiorno con il Presidente del Consiglio. Mussolini, che aveva già deciso di non dare corso al provvedimento, da abile giocoliere, convinto che con i “colleghi” giornalisti si potesse usare la politica del bastone e della carota, pur dichiarando di non poterne condividere alcune parti, ”per ragioni evidenti”, sostenne che il documento federale era “nel complesso”, “abbastanza obiettivo”, facendo intendere che la Fe­derazione della Stampa lo avesse, alla fine, convinto. Ma quali fossero le sue reali intenzioni lo si leggeva chiaramentenel comunicato ufficiale, diramato al termine dell’incontro, nel qua­le il capo del Governo “accoglieva l’augurio rivoltogli dalla commissione e, cioè, che la condotta della stampa italiana fosse tale da non rendere necessaria l’applicazione dei provvedimenti” annunciati. Una dichiarazione apparentementecompromissoria e conciliativa, ma che di fatto costituiva una vera e propria mi­naccia contro gli avversari del fascismo. Non a caso, Mussolini, che leggeva con attenzione tutti i giornali di opposizione, consegnava, come confesserà Cesare Rossi, quotidianamente al suo segretario i ritagli de La Voce Repubblicana, l’Unità, La Giustizia e l’Avanti!, che contenevano i nomi dei sottoscrittori perché fossero trasmessi ai fiduciari provinciali e locali del partito che li “purgavano o minacciavano o bastonavano”. Per parte sua l’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio allargò la sua rete di informatori prezzolati e iniziò a fare largo uso delle intercettazioni telefoniche…..

(luglio 1924)
…… Mussolini, che avrebbe superato anche grazie alla sostanziale connivenza della monarchia questa fase critica, era consapevole che dopo aver conquistato il parlamento, non gli restava, per mettere a tacere le opposizioni, ma anche le frange oramai incontrollabili dell’estremismo fascista, che porre un freno alla stampa, divenuta particolarmente aggressiva dopo la scomparsa di Matteotti e fonte di disordini di piazza. Subito dopo il rimpasto governativo conseguente alle elezioni dell’aprile, impose al Governo nella riunione dell’8 luglio l’immediata attuazione dei provvedimenti sulla stampa, congelati nel luglio dell’anno precedente, e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale quello stesso giorno. Soltanto 5 giorni prima, rispondendo al ministro Giuriati, che si lamentava per gli attacchi di alcuni giornali al suo operato, Mussolini gli aveva scritto “la libertà di stampa esiste fino a prova contraria”. Al ministro degli interni Federzoni che in consiglio dei ministri aveva sostenuto che l’ordine pubblico era minacciato dalle “polemiche intemperanti e le notizie false o tendenziose, con le quali parte della stampa eccita e fuorvia le correnti della opinione pubblica”, Mussolini aveva prontamente risposto cha per “infrenare gli eccessi della stampa di opposizione e insieme le esuberanze polemiche dei fascisti” c’era già il provvedimento del 15 luglio del ’23. Bastava renderlo immediatamente operativo.
La sera di quello stesso 8 luglio il consiglio direttivo dell’Associazione della Stampa di Roma, riunitosi d’urgenza, votava all’unanimità un ordine del giorno che giudicava il decreto sulla stampa “in contrasto con la lettera e con lo spirito della nostra legge statutaria” perché affidava “all’insindacabile giudizio di merito dell’autorità politica un procedimento che può condurre alla soppressione pressocchè immediata di un giornale o di una pubblicazione periodica”. L’Associazione romana riaffermava “il principio e il diritto della libertà di stampa, limitato solo dalla legge e solo reprimibile dal magistrato”, principio sul quale concordavano “tutti i Consigli Direttivi e tutte le assemblee dei soci, composti quelli e queste di uomini delle più diverse parti politiche”. L’ordine del giorno si concludeva con un appello “ai giornali e ai giornalisti italiani perché da un’azione solidale risulti in modo imponente quale sia il pensiero e il sentimento della stampa nazionale su questa fondamentale questione”.
Il giorno successivo, il Regolamento, sotto forma di decreto-legge, era già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ma con l’aggiunta di due nuovi articoli, di non poco conto, assenti nel testo dell’anno precedente. L’uno prevedeva che in caso di violazione delle disposizioni sulla stampa i giornali dovevano essere sequestrati e che il sequestro sarebbe stato “eseguito dall’autorità di pubblica sicurezza senza che occorra speciale autorizzazione”, l’altro prevedeva che per tutti i reati “di stampa o commessi a mezzo della stampa” si sarebbe proceduto per “citazione direttissima”. Il sequestro preventivo dei giornali era stato abrogato con legge del 28 giugno 1906, la sua reintroduzione mediante regolamento era, quindi, quantomeno dubbia sul piano della costituzionalità.
Ma il Regolamento prevedeva anche un’altra modifica, dettata dalle reazioni negative espresse dalla Federazione della Stampa, oltre che da molte Associazioni territoriali. Laddove si introducevano le commissioni incaricate di dare il loro parere sulle diffide. Mentre nel testo del ’23 si affermava che di ogni commissione avrebbe dovuto far parte “un rappresentante della classe giornalistica nominato dalla locale Associazione della Stampa, ove esista”, nel testo pubblicato ora si aggiungeva che in mancanza della Associazione diStampa territoriale, il rappresentante dei giornalisti sarebbe stato nominato dal presidente del Tribunale…..

(giugno-dicembre 1925)
…. Mussolini, per isolare la dirigenza federale e chiudere la partita con la stampa,il 20 giugno del ’25 al termine dello svolgimento dei lavori della Camera, approfittando della quasi totale assenza di parlamentari della ormai ridotta opposizione, propose per lo stesso giorno la seduta notturna per l’approvazione del disegno di legge, messo a punto dai ministri degli interni e della giustizia, che trasformava definitivamente in legge i decreti del ’23 e del ’24 e prevedeva nuove disposizioni sulla stampa. Il disegno di legge esaminato e modificato dalla commissione parlamentare presieduta da Andrea Torre, relatore Filippo Ungaro, che aveva recepito gran parte degli emendamenti Amicucci, fu portato all’approvazione di un’aula, priva, ad eccezione dei parlamentari comunisti, di opposizione……Avuta la maggioranza necessaria per la seduta notturna (247 voti a favore e 44 contrari) la Camera passò alla discussione nel merito dei provvedimenti, dopo che il relatore Ungaro aveva concluso il suo intervento sostenendo che “il disegno di legge non nega alcuna libertà, ma riafferma una responsabilità che deve essere profondamente sentita ed eleva la dignità del giornalismo italiano”. Messi in votazione, praticamentesenza dibattito, i provvedimenti furono, così, approvati dalla Camera, a scrutinio segreto, quasi all’unanimità. Su 266 votanti la legge sulla stampa ebbe 261 voti favorevoli, la conversione in legge dei decreti 263…..Approvati dalla Camera, i disegni di legge furono trasferiti al Senato, dove, dopo l’esame della competente commissione arrivarono nel mese di dicembre in aula, relatore Vittorio Rolandi-Ricci. In Senato la discussione, seguita con attenzione da Mussolini, presente ai lavori di tutte le sessioni, fu decisamente più ampia di quella, praticamente inesistente per l’assenza delle opposizioni aventiniane, che si era avuta alla Camera nella notte del 20 giugno…… Subito dopo, i tre disegni di legge furono messi in votazione e definitivamente approvati con 150 voti a favore e 46 contrari. La legge sulla stampa, datata 31 dicembre 1925, n. 2307, fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del successivo 5 gennaio.
Con la sua entrata in vigore e con i conseguenti provvedimenti successivi si poneva fine, come dirà nel decennale della marcia su Roma Ermanno Amicucci, al “regime di assoluta irresponsabilità” in cui era vissuta la stampa italiana.
(da Giancarlo Tartaglia, Un secolo di giornalismo italiano. Storia della Federazione nazionale della stampa italiana 1887-1943, Mondadori Università)