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Le leggi fondamentali della stupidità umana

17 gennaio 2010 5 commenti

LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA
di Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley
I grandi personaggi carismatici/demagoghi moltiplicano/attirano gli stupidi trasformandoli da cittadini pacifici in masse assatanate. Quando la maggior parte di una società è stupida allora la prevalenza del cretino diventa dominante ed inguaribile.
Fatti:
1. gli stupidi danneggiano l’intera società;
2. gli stupidi al potere fanno più danni degli altri;
3. gli stupidi democratici usano le elezioni per mantenere alta la percentuale di stupidi al potere;
4. gli stupidi sono più pericolosi dei banditi perché le persone ragionevoli possono capire la logica dei banditi;
5. i ragionevoli sono vulnerabili dagli stupidi perché:
* generalmente vengono sorpresi dall’attacco;
* non riescono ad organizzare una difesa razionale perché l’attacco non ha alcuna struttura razionale.
Prima Legge
Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione:
a) persone che reputiamo razionali ed intelligenti all’improvviso risultano essere stupide senza ombra di dubbio;
b) giorno dopo giorno siamo condizionati in qualunque cosa che facciamo da gente stupida che invariabilmente compaiono nei luoghi meno opportuni.
E’ impossibile stabilire una percentuale, dato che qualsiasi numero sarà troppo piccolo.
Seconda Legge
La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona, spesso ha l’aspetto innocuo/ingenuo e ciò fa abbassare la guardia.
Se studiamo la percentuale di stupidi fra i bidelli che puliscono le classi dopo che se ne sono andati alunni e maestri, scopriremo che è molto più alta di quello che pensavamo. Potremmo supporre che è in relazione con il basso livello culturale o col fatto che le persone non stupide hanno maggiori opportunità di avere buoni lavori. Però se analizziamo gli studenti ed i professori universitari (o i programmatori di software) la percentuale è esattamente la stessa.
Le femministe militanti potranno arrabbiarsi, ma la percentuale di stupidi è la stessa in ambo i sessi (o in tutti i sessi a seconda di come si considerano).
Non si può trovare nessuna differenza del fattore Y nelle razze, condizioni etniche, educazione, eccetera.
Terza Legge
Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.
Quarta Legge
Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. Dimenticano costantemente che in qualsiasi momento, e in qualsiasi circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
Quinta Legge
La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.
Questa è probabilmente la più comprensibile delle leggi per la conoscenza comune che la gente intelligente, per quanto possano essere ostili, sono prevedibili mentre gli stupidi non lo sono.
Inoltre il suo Corollario di base: “Una persona stupida è più pericolosa di un bandito” ci conduce all’essenza della Teoria del Cipolla. Esistono quattro tipi di persone in dipendenza del loro comportamento in una transazione:
– Disgraziato (Sfortunato): chi con la sua azione tende a causare danno a sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro
– Intelligente: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro
– Bandito: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma allo stesso tempo danneggia qualcun altro
– Stupido: chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita
Il Professor Cipolla usa un diagramma come quello della figura 1.
L’asse delle X misura i vantaggi ottenuti dalle proprie azioni.
L’asse delle Y misura i vantaggi ottenuti da altri a causa delle proprie azioni.
Chiaramente, le persone nel quadrante I sono Intelligenti, le persone nel quadrante B sono i Banditi, le persone nel quadrante D sono i Disgraziati o Sfortunati, e le persone nel quadrante S sono gli Stupidi.
E’ anche abbastanza chiaro che a seconda della loro ubicazione in questa sistema le persone avranno un maggiore o minore grado di stupidità, intelligenza, banditismo, ecc. Si può sviluppare un’ampia varietà di combinazioni come i banditi intelligenti e i banditi stupidi, dipendendo dal rapporto beneficio/danno.
La quantità del danno dovrebbe misurarsi dal punto di vista della vittima e non del bandito, e ciò fa che la maggior parte dei ladri e criminali siano abbastanza stupidi.
Ognuno può utilizzare questo sistema per studiare la stupidità ed elaborare l’applicazione della Teoria del Cipolla in tutte le sue possibili varianti.
Ma la storia non finisce qui.
Se tracciamo una linea diagonale fra gli assi, vedremo che tutta la zona che si trova in alto a destra di questa linea corrisponde ad un miglioramento nel bilancio totale del sistema, mentre gli eventi e la persone dell’altro lato si associano ad un peggioramento.
Si possono effettuare una varietà di analisi interessanti studiando le variabili in ciascuno dei quadranti come Sd e Sb, lb e Id, Ds e Di, o in tanti subquadranti come uno desidera.
Per esempio la corda M nel lato inferiore destro della maglia delinea il bandito perfetto, uno che provoca esattamente tanto danno come a sua volta ne trae vantaggio. Ovviamente da ambo i lati della diagonale si trovano situazioni di banditi imperfetti. Bi corrisponde ai banditi intelligenti e Bs ai banditi stupidi.
In un mondo popolato esclusivamente da Banditi perfetti il sistema rimarrebbe equilibrato; i danni e i vantaggi si eliminano vicendevolmente. Lo stesso effetto si verificherebbe in un mondo popolato esclusivamente da Sfortunati perfetti.
Teoricamente le persone intelligenti forniscono il maggior contributo alla società in senso generale.
Però, per quanto possa sembrare brutto, anche i banditi intelligenti contribuiscono ad un miglioramento nel bilancio della società provocando nel complesso più vantaggi che danni. Le persone sfortunate-intelligenti anche se perdono individualmente possono tenere effetti socialmente positivi.
Senza dubbio, quando la stupidità entra in scena, il danno è enormemente maggiore del beneficio a chicchessia. Ciò dimostra il punto originale: l’unico fattore più pericoloso in qualsiasi società umana è la stupidità.
Cipolla segnala che, intanto che il fattore Y è costante nel tempo, come nello spazio, una società in ascesa tiene un percentuale maggiore di gente intelligente, come una società in declino tiene un allarmante percentuale di banditi con una forte fattore di stupidità (subquadrante Bs) fra le persone al potere ed egualmente un allarmante percentuale di sfortunati (area D) fra quelli che non sono al potere.
Cipolla osserva inoltre che le persone intelligenti generalmente sanno di esserlo, i banditi anche sono consci della loro attitudine e anche le persone sfortunate hanno un forte sospetto che non tutto vada per il verso giusto.
Ma le persone stupide non sanno di essere stupide, e questa è una ragione in più che li rende estremamente pericolose.
E questo fa ritornare alla domanda originale e dolorosa: sono stupido? Ho superato vari test di coefficiente di intelligenza con buoni risultati. Sfortunatamente, so come funzionano questi test e che non dimostrano niente.
Varie persone mi hanno detto che sono intelligente. Però neanche questo dimostra niente. Queste persone possono essere forse molto considerate per dirmi la verità. O al contrario potrebbero star tentando di usare la mia stupidità per trarne vantaggio.
O potrebbero essere tanto stupidi quanto me.
Mi fermo con una piccola speranza: sono cosciente di quanto sono (o sono stato) stupido.
E questo indica che non sono completamente stupido.
Corollario di Livraghi alla Prima Legge di Cipolla
In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità, che è sempre più grande di quanto supponiamo.

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Legge finanziaria 2010

29 dicembre 2009 2 commenti

Approvata in via definitiva l’ultima legge finanziaria, quella del 2010. In particolare, si segnala la proroga delle agevolazioni per ristrutturazioni edilizie (i commi 10 e 11 dell’art. 2 prorogano all’anno 2012 la detrazione Irpef spettante per le spese di ristrutturazione edilizia, 36% dell’onere sostenuto per un importo non superiore a 48.000 euro); IVA agevolata al 10% per le prestazioni relative ad interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, effettuati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa di cui alle lettere a), b), c) e d) dell’art. 3 del D.P.R. 380/2001; i commi 229 e 230 dell’art. 2 riaprono i termini per la rivalutazione di terreni e partecipazioni includendo nell’ambito di applicazione i beni posseduti alla data del 01/01/2010, in luogo della precedente fissata al 01/01/2008. Conseguentemente, vengono differiti dal 31/10/2008 al 31/10/2010 i termini per il versamento dell’imposta sostitutiva e per la redazione e il giuramento della perizia di stima.

E’ attuata la tanto vociferata “privatizzazione del Ministero della Difesa” mediante la costituzione della società “Difesa Servizi Spa” con capitale sociale iniziale di 1 milione di Euro.
Art. 2, comma 23. Ai fini dello svolgimento dell’attivita`negoziale diretta all’acquisizione di beni mobili, servizi e connesse prestazioni strettamente correlate allo svolgimento dei compiti istituzionali dell’Amministrazione della difesa e non direttamente correlate all’attivita`operativa delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, da individuare con decreto del Ministro della difesa di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nonche´ ai fini dell’articolo 7 della legge 24 dicembre 1985, n. 808, nonche´ delle attivita` di valorizzazione e di gestione, fatta eccezione per quelle di alienazione, degli immobili militari, da realizzare anche attraverso accordi con altri soggetti e la stipula di contratti di sponsorizzazione, e` costituita la societa` per azioni denominata «Difesa Servizi Spa», con sede in Roma. Il capitale sociale della societa`di cui al presente comma e` stabilito in 1 milione di euro e i successivi eventuali aumenti del capitale sono determinati con decreto del
Ministro della difesa, che esercita i diritti dell’azionista. Le azioni della societa` sono interamente sottoscritte dal Ministero della difesa e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi.

Infine di particolare interesse alcune modifiche in materia di spese di giustizia.
Art. 2, comma 212. Al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 9, comma 1, le parole: «le esenzioni previste» sono sostituite dalle seguenti: «quanto previsto»; b) all’articolo 10: 1) i commi 4 e 5 sono abrogati; 2) dopo il comma 6 è aggiunto il seguente: «6-bis. Nei procedimenti di cui all’articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, gli atti del processo sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, nonché delle spese forfetizzate secondo l’importo fissato all’articolo 30 del presente testo unico. Nelle controversie di cui all’articolo unico della legge 2 aprile 1958, n. 319, e successive modificazioni, e in quelle in cui si applica lo
stesso articolo, è in ogni caso dovuto il contributo unificato per i processi dinanzi alla Corte di cassazione»;
c) all’articolo 13: 1) il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Per i processi di esecuzione immobiliare il contributo dovuto è pari a euro 200. Per gli altri processi esecutivi lo stesso importo è
ridotto della metà. Per i processi esecutivi mobiliari di valore inferiore a 2.500 euro il contributo dovuto è pari a euro 30. Per i processi di opposizione agli atti esecutivi il contributo dovuto è pari a euro 120»; 2) al comma 2-bis, sono premesse le seguenti parole: «Fuori dei casi previsti dall’articolo 10, comma 6-bis,»; 3) il comma 4 è abrogato.
In breve sintesi:
1)- Saranno soggetti al contributo unificato i procedimenti cautelari attivati in corso di causa nonché l´istanza di regolamento di competenza e giurisdizione (abolizione commi 3 e 4 art. 10 dpr 115/2002);
2)- I procedimenti di cui all´art. 23 legge 689/81 (opposizione a ordinanza ingiunzione) sono soggetti al contributo unificato (rilascio copie e le notifiche ad istanza di parte dovrebbero continuare ad esser esenti);
3)- le cause esenti (legge 2.4.1958 n. 319) sono soggette al contributo unificato per i processi davanti la Corte di Cassazione (contributo unificato, a seconda del valore, oltre 168 euro fisse);
4)- Per i processi di esecuzione immobiliare il contributo è di euro 200,00; per gli altri di 100; per i processi esecutivi di valore inferiore a 2.500 (sino ad ora esenti) è dovuto un contributo di Euro 30; per i processi di opposizione agli atti esecutivi il contributo è di euro 120;
5)- per i processi in materia di locazione, comodato, occupazione senza titolo e impugnazione di delibere condominiali è dovuto il contributo a seconda del valore della causa (è soppresso il comma 4 dell´art. 13 d.p.r. 115/2002).
Il testo integrale
Il testo del DPR 115/2002 come riformato dalla finanziaria

Le leggi più cercate

29 dicembre 2009 Lascia un commento

Di seguito le leggi più cercate in ordine cronologico:

Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267
Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa.
Il testo integrale

Legge 7 agosto 1990 n. 241
Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.
Il testo integrale

Legge 5 febbraio 1992, n. 104
Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.
Il testo integrale

Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165
Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche (aggiornato con le disposizione contenute nel d. lgs. 27 ottobre 2009, n. 150).
Il testo integrale

Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196
Codice in materia di protezione dei dati personali.
Il testo integrale

Legge 4 agosto 2006, n. 248 (cd. riforma Bersani)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonche’ interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale.
Testo del decreto-legge coordinato con la legge di conversione.
Il testo integrale

Decreto Legislativo 9 aprile 2008 , n. 81 (che abroga la 626)
Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il testo integrale

Legge 4 marzo 2009, n. 15 (cd. riforma Brunetta)
Delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonchè disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e alla Corte dei conti.
Il testo integrale

Decreto Legislativo 27 ottobre 2009 , n. 150 (cd. riforma Brunetta)
Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.
Il testo integrale

L’incertezza del diritto

28 dicembre 2009 Lascia un commento

GENOVA (28 dicembre) – I carabinieri del Nas hanno scoperto che 49 infermieri dipendenti della Asl 5 della Spezia non erano iscritti all’albo del collegio professionale, requisito essenziale per poter svolgere la professione. Sono stati tutti denunciati all’autorità giudiziaria.

L’obbligo di iscrizione, precisano i carabinieri del Nas, è sancito da varie leggi dello stato. In particolare la legge 43 del 2006 sancisce l’obbligatorietà dell’iscrizione anche per i pubblici dipendenti.
Il messaggero

Cassazione – Sezione sesta – sentenza 4 novembre 2008 – 13 febbraio 2009, n. 6491
Fatto e diritto
La Corte d’Appello di Torino, con sentenza 12/5/2008, confermava quella in data 8/10/2004 del Tribunale di Alessandria, che aveva dichiarato *********colpevole di concorso nel reato di abusivo esercizio della professione di infermiere, perché, quale legale rappresentante della società a responsabilità limitata “*************”, aveva preso in appalto la gestione del servizio infermieristico presso il reparto riabilitazione della “**********” di ********* e aveva fatto lavorare presso tale struttura sanitaria infermieri (dipendenti della detta Cooperativa) non iscritti al relativo albo professionale.
Ha proposto ricorso per cassazione, tramite il proprio difensore, l’imputato, lamentando l’inosservanza e l’erronea applicazione della legge penale o di altre norme di cui si deve tenere conto nell’applicazione della legge penale, con riferimento alla ritenuta necessità della iscrizione all’albo degli infermieri, adempimento questo previsto solo per gli infermieri esercenti la libera professione e non per quelli che prestano attività lavorativa per conto di una struttura sanitaria e non hanno alcun rapporto diretto di prestazione d’opera professionale con i pazienti.
Il ricorso è fondato.
Il Giudice distrettuale ha accertato, in punto di fatto, che l’imputato, nella qualità di legale rappresentante della società cooperativa innanzi citata, aveva assicurato alla “***********”, in esecuzione del contratto d’appalto di servizio con la stessa stipulato, prestazioni lavorative di infermieri professionali, dipendenti della cooperativa, in possesso di regolare titolo abilitante ma non iscritti nel relativo albo.
Ciò posto, osserva la Corte che l’iscrizione all’albo professionale configura un atto di accertamento costitutivo, operante erga omnes, dello status di professionista ed è imposta soltanto a coloro che esercitano la “libera professione” mediante contratti d’opera direttamente con il pubblico dei clienti. L’obbligo d’iscrizione nell’apposito albo degli esercenti la libera professione di infermiere (art. 8 d.lgs. C.P.S. n. 233/’46) è, in sostanza, strettamente connesso alla necessità di portare a conoscenza del pubblico quali siano le persone autorizzate ad esercitare tale professione e di garantire che le stesse siano sottoposte alla vigilanza dei competenti Collegi per eventuali aspetti disciplinari e per l’osservanza delle tariffe predisposte. Esercitare liberamente una professione significa compiere atti caratteristici della stessa, cioè a dire una persona, dotata di un corredo particolare di cognizioni tecnico-scientifiche, pone tale suo bagaglio culturale, in piena autonomia e a fine lucrativo, a disposizione della potenziale utenza con continuità e sistematicità, il che lascia intuire il notevole rilievo etico-sociale della professione medesima e la necessità che la stessa sia, per così dire, monitorata attraverso l’iscrizione dell’esercente nell’apposito albo previsto dalla legge.
L’obbligo d’iscrizione non sussiste, invece, per gli infermieri professionali che non svolgono attività autonoma e libera, ma sono legati da un rapporto di lavoro dipendente anche con una struttura privata, direttamente o indirettamente accreditata presso la Pubblica Amministrazione, considerato che in tale caso non esplicano “attività professionale mediante contratti d’opera direttamente con il pubblico dei clienti”, non necessitano di una sorveglianza sulle tariffe applicate, in quanto percepiscono uno stipendio fisso, rispondono disciplinarmente al loro datore di lavoro al quale sono legati da rapporto gerarchico, devono incontrare – nello svolgimento delle loro funzioni – il gradimento e la piena soddisfazione della struttura sanitaria presso la quale lavorano, anche se quest’ultima non è pubblica ma è comunque accreditata e convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale.
Tale conclusione trova un preciso aggancio normativo nell’art. 10 del d.lgs. C.P.S. n. 233/1946, che prevede per gli operatori sanitari che rivestano la qualifica di dipendenti di enti pubblici la mera possibilità dell’iscrizione all’albo, con conseguente assoggettamento alla disciplina dell’Ordine o del Collegio, “limitatamente all’esercizio della libera professione”, ove questo non sia loro vietato dagli ordinamenti dell’ente dal quale dipendono.
Tale previsione normativa deve intendersi estesa, per una coerenza del sistema, anche agli operatori sanitari che prestano la loro attività in strutture private accreditate, che per essere tali devono comunque garantire adeguate condizioni di organizzazione interna, con specifico riferimento alla qualificazione professionale del personale effettivamente impiegato o alla qualità delle prestazioni erogate.
In entrambi i casi testé citati, l’utenza fa affidamento sulla garanzia offerta dalla struttura sanitaria alla quale si rivolge, sia essa pubblica o privata convenzionata, e non instaura un rapporto diretto con il singolo operatore sanitario che in essa lavora; la prestazione di quest’anno non è espressione del libero esercizio professionale ma adempimento di un dovere connesso al rapporto che lo lega alla detta struttura, con l’effetto che, per l’esercizio di tale attività, non è richiesta l’iscrizione al relativo albo ma è sufficiente il possesso del titolo abilitante. Non viene in rilievo il tipo di rapporto che lega il professionista alla struttura sanitaria, ma la prestazione di fatto offerta dal medesimo nell’ambito dell’organizzazione interna dell’ente.
Dovendosi, pertanto, escludere, sulla base delle argomentazioni sviluppate, l’obbligo di iscrizione all’albo degli infermieri professionali comunque inseriti nell’organigramma della “*****************”, convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio, perché il fatto non sussiste.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perché il fatto non sussiste.

La rete delle regole

24 dicembre 2009 Lascia un commento

ROMA (Reuters) – Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha detto oggi che per contrastare i reati di istigazione alla violenza su Internet non presenterà un disegno di legge, ma punterà alla realizzazione di un codice di autoregolamentazione degli operatori.
Parlando ai giornalisti al termine di un incontro al Viminale con i gestori delle reti su Internet e i rappresentanti dei social network, Maroni ha detto che ”ci siamo impegnati ad elaborare delle proposte e a costituire un tavolo con tutti i soggetti che sono intervenuti… per discutere le nostre proposte e valutare la possibilità di trovare una soluzione e cioè un codice di autoregolamentazione piuttosto che una norma di legge”.
Questo “tavolo” sarà convocato a metà gennaio, ha aggiunto Maroni.
Dopo l’aggressione al premier Silvio Berlusconi erano proliferati sulla rete gruppi e siti che istigavano alla violenza o facevano apologia di reato, spingendo il ministro ad annunciare un decreto legge per fermarli. Successivamente, dopo un colloqui al Quirinale, Maroni aveva derubricato il dl in disegno di legge da presentare velocemente al consiglio dei ministri.
Ora il Viminale sembra intenzionato a rivedere questa decisione, poiché incide su una materia che, come ha detto lo stesso Maroni, incide sulla libertà di espressione dei cittadini.
“La strada da seguire è quella di cercare un accordo tra tutti, definendo un codice di autoregolamentazione che coinvolga tutti i soggetti interessati, evitando interventi d’autorità, ma ottenendo ugualmente il risultato”, ha detto oggi il ministro.
Questo codice dovrà essere approvato “in tempi rapidi, per combattere il proliferare di gruppi che inneggiano all’omicidio, al terrorismo e alla mafia”.
All’incontro al Viminale erano presenti il vice ministro delle Comunicazioni Paolo Romani, il capo della polizia Antonio Manganelli, il capo della polizia postale Antonio Apruzzese, il responsabile europeo di Facebook, Richard Allan e rappresentanti del ministero delle Politiche Giovanili, Confindustria, Assotelecomunicazioni, Associazione italiana internet provider, British Telecom, Fastweb, H3g, Vodafone, Wind, Telecom, Google e Microsoft.
Reuters

Emergenza terrorismo

23 dicembre 2009 Lascia un commento

Com’è noto, l’art. 7, comma 4 della Legge 31 luglio 2005, n. 155 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale” cd. “Decreto Pisanu”, impone una serie di obblighi -anche in deroga alla normativa in materia di privacy- ai titolari di pubblici esercizi, tenuti a conservare un registro dei dati dei propri clienti che si connettono a internet. C’è inoltre l’obbligo di identificazione certa degli utenti della propria rete (tramite carta d’identità o numero di cellulare) nonchè l’obbligo di custodire i dati sul traffico che gli utenti dell’esercizio hanno fatto su internet (log), affinche l’autorita giudiziaria, all’occorrenza, possa acquisirlo e consultarlo.
Il tutto vale non solo per gli internet point ma anche per qualsiasi privato che, da un esercizio pubblico o da casa propria, voglia dare accesso a internet a terzi. Ovviamente il provvedimento ha destato forti polemiche sin dalla sua adozione e ha scoraggiato l’uso delle reti pubbliche WiFi.
Secondo la proposta di Legge presentata di recente da Roberto Cassinelli, deputato del PDL, sarà il Ministero dell’Interno a limitare l’accesso ai soggetti reputati non affidabili. Tra le ipotesi per rendere più snello questo meccanismo c’è quella del riconoscimento dell’utente tramite carta sim del cellulare. L’interessato a usare la rete pubblica manderà un messaggio ad un numero prestabilito, a costi e modalità da definire, e riceverà a breve un codice via sms da inserire nel computer e iniziare la navigazione. Solo l’avvenuta ricezione permetterà il permesso di accedere alla rete pubblica, in caso contrario il soggetto sarà stato inserito in una specie di “black-list” e gli sarà vietato l’uso del wi-fi.
Pare inquietante. Delegare all’autorità amministrativa il compito di limitare la libertà di espressione che si manifesta anche (e specialmente) mediante le comunicazioni personali, comprese quelle in formato elettronico e telematico, senza alcun vaglio preventivo o successivo, ci riporta inevitabilmente alla sempiterna domanda: chi controlla il controllore?