Archivio

Posts Tagged ‘manipolazione’

Il grande vecchio e il Cavalier Burlesquetti

12 dicembre 2012 Lascia un commento

NWOE’ tutto sotto controllo per l’Azienda Madre.
Il vecchio inclinò la levetta verso destra e la poltrona a rotelle, con un ronzìo quasi impercettibile, girò su se stessa di 180 gradi. Rivolto verso la vetrata, osservò distrattamente il paesaggio grigiastro, fumoso, del Tamigi, con le sue sponde frastagliate di pali, banchine e skyline di edifici restaurati, antichi come lui.
Non gli interessava più il paesaggio in realtà, ne conosceva ogni dettaglio, ogni cespuglio, ogni ombra. Era solo la forza dell’abitudine. Ogni gesto si era ormai cementificato nel corso del tempo. I suoi 89 anni erano uno smalto indistruttibile, immutabile, che ricopriva la sua personalità fissata su una lastra di ghiaccio.
Ruotò la poltrona di altri novanta gradi, fece scorrere lo sguardo, che era una successione di immagini fisse, come se avesse una macchina fotografica innestata nel cervello, sulla forma ovale del tavolo a 16 posti di quercia levigata, col ripiano di vetro.
Alle 18 era convocata la riunione mensile del Consiglio dell’Azienda Madre, allargato ai finanzieri, che da una decina d’anni era diventato definitivo.

Ricordava ancora nitidamente, come una foto ad alta definizione, quando L’Azienda Madre era un coordinamento di compagnie petrolifere che si occupavano della raffinazione, della distribuzione e commercializzazione della materia prima, in sinergia totale coi paesi dell’OPEC. Gli uni avevano bisogno degli altri, il legame era indissolubile. Capitalisti e fondamentalisti islamici insieme controllavano i governi, le guerre in Medio oriente, le destabilizzazioni di regimi o il loro rafforzamento, avevano in pugno i servizi segreti di mezzo mondo. Poi tutto era cambiato, le fonti di energia si erano diversificate, l’irruzione della finanza globalizzata era stata travolgente, tanto da costringere l’intero Consiglio a una rifondazione radicale. Così la realtà mutava, e lui, il Presidente, aveva il dovere di adeguarsi e di guidare il cambiamento.

La lampadina sul tavolo lampeggiò. Avvertì il bagliore nel suo campo visivo destro. Bridge, il suo primo assistente, chiedeva udienza. Puntuale, come sempre. Erano le 12, l’ora del secondo briefing della giornata. Gli avrebbe fornito gli ultimi aggiornamenti, per i ritocchi alla relazione delle 18. Fece scattare la serratura sfiorando il display luminoso sul tavolo. Bridge si affacciò sulla porta, entrò.
Era come se il tempo, per il primo assistente, fosse fermo. Dopo 38 anni di servizio camminava ancora sulle uova, felpato, leggermente piegato in avanti. Arrivò di fronte al tavolo, accennò al solito inchino, disse: “Il rapporto, eccellenza.”
Eccellenza. Il vecchio non era mai riuscito a decidere se l’atteggiamento deferente del primo assistente gli causava fastidio o piacere. Detestava i modi servili, untuosi, degli yes men opportunisti pronti a cambiare bandiera alle prime difficoltà. Ma Bridge era diverso, era solo fedele. Aveva la sensibilità di un bambino dipendente dal padre, a 64 anni suonati. Talvolta lo maltrattava, perché gli saliva alla gola come un ringhio, quando vedeva quell’uomo pingue, pallido, modesto, genuflesso, che lo chiamava eccellenza con la voce sempre moderata, talvolta tremante. Ma era efficiente, ordinato, veloce, e se godeva nel farsi trattare male, erano affari suoi.
Lo lasciò lì impalato, come un androide disattivo, senza parlare. I suoi pensieri gli erano per un attimo sfuggiti, si era concentrato sulla sua stilografica nera posata sull’agenda, mentre i dati delle ultimi analisi del sangue lo avevano come accecato. La creatinina a 4,8, altri due punti di peggioramento. Dopo cinque anni dal trapianto il rene aveva iniziato a deteriorarsi. Era per il suo deficit immunitario, aveva detto quel professore svizzero. Avevano impiantato ugualmente un rene nuovo, nonostante i protocolli internazionali escludessero l’intervento per quel tipo di patologia degenerativa. Ma in Bielorussia, nelle cliniche giuste, i protocolli valevano quanto le liste della spesa.

Si riprese, guardò l’androide immobile e disse: “Be’, cosa fa lì come un salame?”
Era solo per strapazzarlo un po’
Ma Bridge non faceva una piega. Stava solo aspettando il permesso di parlare.
“Ci sono gli aggiornamenti politici, eccellenza”.
Il vecchio fece un gesto stanco verso la poltrona. Bridge si sedette lentamente, aprì una cartellina di pelle, si schiarì la gola e iniziò l’esposizione. Sintetica, essenziale, come doveva essere. Come le sue relazioni al Consiglio, senza alcuna smanceria, senza retorica, senza doppi sensi. L’Azienda Madre doveva valutare i governi amici e nemici, decidere gli interventi per migliorare il controllo sui media mondiali, mettere a punto le strategie della sua immensa rete finanziaria. Era molto apprezzata la sintesi, per evitare inutili perdite di tempo..
Ora il problema era la Francia. Il nuovo presidente era ambiguo, sfuggiva alle definizioni, passava da atteggiamenti di rispetto verso il nuovo ordine a fastidiose allusioni destabilizzanti, come più tasse ai ricchi e così via. Bisognava lavorare sulla Francia. Il potere di orientamento del voto popolare da parte dell’Azienda Madre era enorme, ma non assoluto. Si trattava di un dualismo reciproco: i popoli, influenzati dai principali media, che il Consiglio controllava con massicce partecipazioni azionarie, si adeguavano ai trend dominanti; i quali dovevano a loro volta assestarsi alle novità se i voti sfuggivano alle pianificazioni. Ma tutto, alla fine, veniva ricondotto all’armonia naturale delle cose e al giusto equilibrio. E il giusto equilibrio era uno solo: l’economia occidentale non era più disposta a tollerare i costi dello Stato Sociale, dei servizi pubblici, del cosiddetto Welfare; si trattava di una fetta enorme di business che doveva entrare in gioco. Il vecchio aveva smesso da tempo di avere un’opinione in merito all’etica della questione. Non gioiva di fronte alla riduzione in povertà di grandi masse umane, ma neanche soffriva. Sapeva che il nuovo ordine richiedeva un prezzo. E questo andava pagato. Perché al di là del nuovo ordine non c’era che la barbarie.

“Poi, eccellenza, ci sarebbe una turbolenza in Italia.”
Il vecchio sussultò. Gli venne una tosse violenta, tanto che il primo assistente accennò ad alzarsi per soccorrerlo. Ma non osava, un intervento non richiesto poteva causare una reazione stizzita nel vecchio. E quando si irritava non ci andava leggero con gli insulti.
“Ancora?” disse, mentre iniziava a riprendere fiato.
Anche Bridge si rilassò. Attese che il vecchio tornasse completamente in sé, poi iniziò a spiegare, con poche parole. I concetti sembravano superflui, perché era come immettere dei dati in un software che li completava immediatamente, usando insiemi già memorizzati.
“Il Cavalier Burlesquetti…”
Il vecchio spalancò gli occhi azzurri, resi quasi bianchi, piccoli e spettrali dall’età. Nel volto dalle guance pallide e cascanti di Bridge vedeva quello altrettanto inquietante di Burlesquetti, un altro androide di materiale organico che sembrava di plastica. Lo ricordava, vent’anni prima, quando era entrato nel suo ufficio con aria trionfale, sprizzando allegria fasulla da tutti i pori. Faceva battute, cercava compiacimento, approvazione, da lui! Era un parvenu, un avventuriero, circondato da altri avventurieri, la specie che più al mondo il vecchio disprezzava, sempre pronti a tradire, a passare al miglior offerente. Il suo governo nel complesso si era dimostrato un fallimento. Si trattava di una cricca impegnata soprattutto a coltivare affari privati, a incamerare risorse, a risolvere le mille beghe legali del suo capo. E intanto gli interessi dell’Azienda Madre non erano abbastanza tutelati.
“Di nuovo quel saltimbanco?” esclamò il vecchio.
Quel proverbio sulle sette vite dei gatti sembrava conforme al personaggio. Quando all’unanimità il Consiglio aveva deciso per la caduta del suo grottesco governo e la sua definitiva uscita di scena, Burlesquetti si era opposto. Ridicolo! Si era presentato in televisione affermando che non intendeva dimettersi. Era bastata una telefonata di uno dei secondi assistenti per far cadere a picco le azioni delle sue aziende e riportarlo al buon senso. Doveva farsi da parte immediatamente, dare spazio a quel professore universitario, affidabile, zelante, solido, efficiente. Il loro uomo.
“Che diavolo ha combinato questa volta?”
Bridge si schiarì la gola. L’interesse del vecchio lo rinfrancava. “Stanno facendo cadere il governo e…”
“Beh, questo era previsto, no?” lo interruppe il vecchio. “Lo sappiamo da mesi che gli italiani andranno a votare in anticipo, e al momento il favorito è quel… come si chiama?”
“Fessani” disse il primo assistente.
“Appunto” disse il vecchio. Fessani guidava una forza politica che era una imitazione del Partito Democratico americano. Le opzioni prese in esame erano due: un nuovo governo del professore, oppure del vincitore delle elezioni. La prima era preferibile, il professore era l’uomo ideale. Ma anche la seconda era accettabile. Fessani sembrava deciso ad allinearsi. E il consenso popolare non rappresentava un grosso problema. I media principali italiani, i più affidabili dell’intero continente europeo, erano totalmente sotto controllo. Per cui anche le incognite rappresentate dalla piccola forza politica che aveva sostenuto Fessani, che si sperticava in affermazioni populiste tipo la patrimoniale e le nazionalizzazioni, sarebbero state superabili. Bastava spingere sul terrore del default, sullo spread, sulle borse in caduta, poi proporre i rimedi per scongiurare il disastro, sia che si trovasse in campo il professore oppure Fessani, magari con alleanze diverse da quelle iniziali.
“Quindi dove sta il problema?” chiese il vecchio, fissando Bridge con acredine. Odiava quella forma di suspence che gli assistenti cercavano di provocare nei superiori.
“Non so se sia un problema, eccellenza, ma il Cavalier Burlesquetti intende presentarsi alle elezioni, cercando di capitalizzare il malcontento popolare, e ha bloccato la riforma elettorale.”
Il vecchio sospirò. Ecco spiegato il colpo di mano. Scioglimento del Parlamento, caduta delle leggi in discussione ed elezioni con le liste blindate, compresi gli “amici” condannati. Questo per l’Azienda Madre era un problema inesistente. Che si eleggessero i cosiddetti delinquenti non interessava il Consiglio. L’importante era che svolgessero il loro compito con serietà e affidabilità.
“E il suo schieramento?” chiese il vecchio.
“Appare diviso” rispose Bridge, “il segretario del suo partito, che prima sembrava…”
Il vecchio lo fece tacere con un gesto brusco della mano. Il suo software interno aveva già completato il ragionamento. L’uomo di paglia che rivestiva il ruolo di segretario era ininfluente. Alla fine la lista di Burlesquetti sarebbe stata una lobby pronta a schierarsi col più forte, per avere in cambio favori. Forse il suo consenso sarebbe lievitato, ma in nessun caso quell’avventuriero poteva sperare di tornare al potere. Oppure, se la situazione l’avesse richiesto, con le giuste pressioni sarebbe stato scacciato dalla scena politica come un moscerino.
Il suo tempo era finito, e probabilmente lo sapeva.
“Va bene Brigde. Ho capito. Lasci pure qui la sua relazione.”
Il primo assistente mimò un nuovo inchino e si sporse in avanti per appoggiare la cartellina sul tavolo. C’era una linea invisibile, disegnata sul pavimento. Un servo come Bridge non poteva oltrepassarla, senza il permesso del padrone.
Bridge aspettò un congedo, che non arrivava, poi salutò, senza essere ricambiato, si girò e camminò con passi regolari verso la porta, con la schiena dritta, la pancia che ballonzolava sotto al vestito di cachemire da tremila sterline.

Il vecchio tamburellò sulla cartellina. I pensieri gli erano di nuovo sfuggiti in un vuoto pneumatico, ma era durato solo pochi secondi. Aveva la percezione di Bridge che aspettava, immobile, ma non se ne era occupato. Il primo assistente sapeva cosa fare. Non c’era più bisogno di lui, poteva togliersi dai piedi.
Tornò l’immagine di Burlesquetti, quella faccia di plastica, coi capelli finti. La maschera del suo viso, che il vecchio ostinatamente rifiutava di restaurare con uno di quegli interventi di chirurgia estetica così diffusi tra i suoi pari, forse si modificò in un sorriso.
No, nessun problema con Burlesquetti. Tutte le incognite erano sotto controllo. Tutte le forze rinchiuse nelle gabbie delle regole.
Le loro regole.
Il nuovo ordine non si toccava.
Il nuovo ordine era l’unico possibile, in quella parte di mondo.
Perché di qua c’era la civiltà, di là la barbarie.
di Mauro Baldrati
http://www.carmillaonline.com/archives/2012/12/004557.html

Annunci

La grande paura – La più potente arma di controllo di massa in uso al Sistema Potere.

6 agosto 2012 Lascia un commento

L’effetto più crudele che la società dei consumi ha prodotto sugli individui, e che più di ogni altro ne condiziona le scelte, si identifica in un disagio psichico invalidante e costante, che ne compromette ogni forma di felicità, passione e sentimento di solidarietà. L’origine di questo stato mentale, si colloca in quella dimensione di grande paura architettata ad arte dal Sistema Potere, in virtù della quale è in grado di influenzare e suggestionare i comportamenti individuali, omologandoli ai suoi interessi particolari e più nefandi.
La paura dell’uomo moderno in quanto, elemento improprio di un habitat in cui non si riconosce, unita alla paura sociale, relativa alla perdita del lavoro, della dignità e dell’impossibilità di provvedere con continuità a tutto ciò che il suo status gli impone, lo costringe alla rinuncia di ogni individualità e identità, dentro un appiattimento di comportamenti e pensieri condivisi per assuefazione, emulazione, deresponsabilizzazione, e come male minore.
Questa eccezionale forma di omologazione, dettata dalla paura, costringe gli individui ad adeguarsi ad una sottocultura dominante, inattiva e monolitica, senza potersi concedere slanci personalistici verso l’esterno, castrando ogni impulso liberatorio e rivoluzionario.
Disperazione e solitudine regnano sovrane nella loro anima e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, aspirano all’immortalità.

La paura di essere additato come “diverso” li fa precipitare in uno stato di angoscia persistente che solo un rientro nell’omologazione, può attenuare. Questo è lo spaccato delle nostre moderne società liberiste, che per tale motivo, non sono in grado di aspirazioni, personalizzazioni e di rivoluzioni.
L’uso politico della paura, poi, brandita come arma, attraverso l’opera di mistificazione della verità e di contraffazione della realtà, si prefigge lo scopo di allertare e dissuadere la gente da scelte personali, incompatibili con le strategie populiste e perverse del potere.
La paura indotta dall’incertezza economica, dalla precarietà del lavoro, dall’assenza di futuro, dal trauma della separazione, e ancora, la paura del diverso, sono tutte moderne e giustificate forme patologiche di paura, indotte da una condizione sociale e ambientale già oltre i ragionevoli limiti della comprensione. Tutte quante insieme, sono l’estensione di quel primario disagio esistenziale che si identifica nella paura della morte.


Un tale stato di cose, non è che risultato dell’assenza di spiritualità, congiunta alla perdita di autonomia, di autosufficienza e indipendenza culturale e, più in generale, di quella autentica libertà che trasforma in civile una società devastata dalla barbarie.
Abbiamo mercificato con il Sistema Liberista Relativista le nostre originarie responsabilità individuali, rinunciando agli indispensabili parametri di riferimento, in cambio di subdole dipendenze, effimera vanità e quotidiana trasgressione. Ci hanno spacciato licenza per libertà, e omologazione per benessere, e tutto questo si è tradotto in paura, incertezza e frustrazione.


Il percorso che ci conduce alla felicità, è immacolato e ininterrotto, come l’acqua del fiume che, dalla sorgente, scorre fluida e limpida, dentro l’alveo del suo destino, per poi sconfinare dentro l’immenso mare delle sue ragioni.
Se un grosso masso, frapponendosi al regolare scorrere dell’acqua, ne interrompe il suo corso, il fiume esonderà, allagando e sommergendo ogni forma di vita circostante. Così, la paura, interviene nella nostra vita, come un grosso masso, che ci preclude ogni vera gioia e speranza. Per questo, ogni comportamento umano che non sottostà a tali principi, tende a produrre scorie mentali e detriti morali che vanno ad occludere, ostruire, le finissime trame di quel filtro che è la nostra coscienza. Mantenerlo pulito è il nostro compito.
Non esistono scorciatoie alternative, al sentiero luminoso della dignità umana! Ogni strategia risulta essere vana e ci allontana ulteriormente dalla felicità, dalla comprensione della vita, in’antitesi con la volontà del Mistero.
La paura, oggi, è il perno intorno al quale ruota la nostra esistenza, condizionando le nostre scelte, i rapporti umani, emozioni e sentimenti.
E’ la paura, l’origine prima della depressione – un tormento esistenziale che affonda le sue radici nella mancanza di autostima e personale gratificazione.
Le società moderne e consumiste sono permeate da questo disagio invalidante, che finisce con l’appiattire e omologare gli individui dentro una condizione di particolare subalternità e, in molti casi, di schiavitù verso l’idea dominante del Sistema Liberista Relativista, oggi, unico e solo parametro di riferimento.


I sorrisi smaglianti e commoventi di bambini senza pane e senza acqua e, di altri, affetti dalle più diverse patologie da denutrizione e di natura igienico-sanitarie, sono il prodotto miracoloso di una filosofia dell’anima, applicata al quotidiano dove, la convinzione naturale e logica di un altro mondo, giusto e ricco di promesse, edulcora e sdrammatizza ogni avversità terrena, fino ad accettarla come necessaria. Questo perché, la loro condizione (qualunque sia), non prescinde mai dalla Fede essendo, l’una, complementare all’altra; la fusione di due metalli in una lega inossidabile e indissolubile, impermeabile ad ogni paura e debolezza. Noi occidentali, diversamente, oberati da comodità invalidanti e concentrati a tempo pieno sui modelli di un’esteriorità effimera e voluttuaria, abbiamo tradito i presupposti stessi dell’esistenza, snaturando la nostra funzione primaria di servi del mistero, per precipitare dentro il buio della nostra stupidità.
La paura, coincide con la perdita della speranza e con l’impossibilità di intravedere un futuro.
Questo perché, l’uomo tecnologico si è trasformato in un idolatra, da quarto soldi, in perpetua adorazione di un mondo che ha mitizzato vergogne, menzogne e infamia, a fronte di paura e schiavitù.

Se non siamo in grado di recuperare (e non lo siamo) tutte quelle scale di valori e di principi etici, che abbiamo mercificato in cambio di vizio, perversione, indolenza e vanità, la Grande Paura avvolgerà per sempre i nostri cuori e, in nessuna altra dimensione, troveremo conforto ai morsi della nostra disubbidienza.


Gianni Tirelli

Vendere la Schiavitù

6 agosto 2012 Lascia un commento

“Attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo.”
Oscar Wilde

Nel secondo capitolo de Le Avventure di Tom Sawyer Mark Twain narra la vicenda dello steccato, uno dei momenti più significativi della storia. Il giovane Tom è incaricato di tinteggiare una lunga palizzata, attività che si prospetta di una noia mortale. Come se non bastasse, subito dopo l’inizio del lavoro un bambino in vena di scherzi si dà a tormentarlo con le sue canzonature.

A quel punto il furbo Tom inizia a recitare la parte di chi si sta divertendo un mondo. Decanta la attività di tinteggiatura come qualcosa di meraviglioso ed assolutamente non alla portata di tutti. Lo fa con tanta convinzione che a un certo punto l’altro – incuriosito – gli chiede se possa fargli provare a dare qualche mano di vernice.

Ma Tom sulle prime si dimostra irremovibile: la tinteggiatura è una attività importante e delicata, ed è anche troppo divertente perché possa conferire il pennello al primo che passa. In men che non si dica il desiderio del bambino diventa una fissazione, e la sua richiesta si fa più pressante fino a diventare una supplica. Solo a quel punto, quando l’altro muore dalla voglia di misurarsi nella attività di tinteggiatura, Tom si decide a passargli il pennello, con cui il bambino ‘manipolato’ porterà felicemente a compimento il lavoro al posto suo.

Lasciamo Tom Sawyer ed esaminiamo alcuni vecchi motti popolari. Avete mai sentito dire che ‘le cose facili non le vuole nessuno?’ Conoscete il proverbio secondo cui ‘in amore vince chi fugge’?

Altro esempio. Perché quando Google lancia un nuovo servizio, nei primi mesi l’accesso è riservato ai soli possessori di un invito? E’ accaduto al lancio di Gmail, sta accadendo al lancio di Google Plus. A questo punto non può che sorgere il sospetto che dietro tutto ciò si celi una strategia commerciale.

E dello ‘hype’ avete mai sentito parlare? In gergo commerciale – specie in ambito tecnologico, cinematografico e videoludico – è definita hype la aspettativa creata artificiosamente intorno a un nuovo prodotto, la cui uscita sul mercato viene anticipata da mesi, se non anni di comunicati stampa, indiscrezioni, anteprime.

Infine, vi è mai successo di vedere lo spot di un nuovo prodotto e poi non trovarne traccia nei negozi? Vi è successo di chiedervi perché mai lo pubblicizzassero, se ancora non lo si poteva materialmente acquistare?

Ebbene, tutte queste fattispecie sono accomunate da un unico filo conduttore; il concetto secondo cui per ‘vendere bene’ qualcosa, sia necessario che il potenziale acquirente sia indotto a desiderarla ed idealizzarla in quanto impossibilitato ad ottenerla nell’immediatezza.

Se si rileggono in quest’ottica molti cambiamenti epocali che hanno scandito lo sviluppo della nostra società, non è difficile intuire con quale frequenza il potere abbia fatto ricorso a tale strategia per indurre il gregge ad accogliere entusiasticamente una serie di ‘innovazioni’ tanto funzionali al sistema quanto – dietro una apparente convenienza – deleterie per l’uomo comune.

‘Grandi novità’ che se fossero state imposte o appoggiate dall’alto avrebbero finito per suscitare diffidenza, mancando di diffondersi con la capillarità perseguita dal sistema. Al contrario, se l’individuo medio fosse stato indotto a considerarle come il risultato di un autonomo processo decisionale, o come qualcosa di ‘esclusivo’, da agognare e inseguire, oppure di trasgressivo e avversato da uno o più gruppi di potere, ecco che quel qualcosa si sarebbe installato nella sua mente diventando una sorta di chiodo fisso, così che al momento opportuno – quando i burattinai avessero deciso di renderlo diffusamente fruibile, issando le ‘reti’ come esperti pescatori – l’individuo medio avrebbe abbracciato la novità con gran convinzione, considerandola una meritata conquista.

La storia potrebbe traboccare di simili operazioni di marketing politico. Chiunque può verificarlo di persona rianalizzando a ritroso le modalità con cui siamo giunti a molte delle ‘conquiste’ alla lunga rivelatesi delle vere e proprie trappole sociali e culturali.

Sebbene non esistano elementi che provino in maniera inequivocabile il ricorso a tale strategia, non è difficile – affidandosi ad un pò di logica e dietrologia – intuirne la presenza tra le pieghe di numerose innovazioni epocali. Di seguito proverò a elencarne qualcuna.

Monoteismo

Questo discorso esamina alcune implicazioni politiche dei culti istituzionalizzati, quindi nessun giudizio in merito ai concetti che li contraddistinguono.

La mia ipotesi è che quando i burattinai decisero di puntare sullo immenso potenziale politico della religione istituzionalizzata, dovettero in primo luogo adoperarsi per porre rimedio alla inadeguatezza del vigente sistema politeistico, figlio della enorme frammentazione culturale dell’impero romano. Le molte divinità pagane adorate a quei tempi – infatti – già ampiamente sfruttate per motivare discutibili attività oligarchiche – se considerate nel loro complesso non erano in grado di esprimere un insieme di diktat univoci e un supremo sistema di potere delegato alla loro attuazione, diffusione e integrazione.

Suppongo che fu proprio per esigenze di manipolazione socio-politica che un giorno il potere decise di diffondere un nuovo sistema religioso basato non più sul culto di un insieme eterogeneo di dei, ma su quello di un unico dio che accomunasse ogni provincia, che sdoganasse l’espansionismo verso oriente sotto forma di ‘guerra santa’ e che fosse portatore di precetti univoci e inequivocabili, tra cui – per l’appunto – il “non avrai altro dio al di fuori di me.’

E con ciò mi ricongiungo al tema del post. Se foste stati nei panni del potere della epoca e vi foste messi in testa di perseguire un obiettivo complesso come lo stravolgimento delle tradizioni religiose del gregge, in che modo avreste agito? Avreste provato a imporre il nuovo credo con la forza, dandovi a perseguitare tutti coloro i quali nonostante le vostre disposizioni avessero continuato a professare fedeltà al vecchio sistema di credenze? Ne dubito. Perché avreste intuito che una simile politica sarebbe servita solo a fortificare lo attaccamento al vecchio culto, col risultato che a fronte di una massiccia manifestazione pubblica di ‘conversione’ quest’ultimo sarebbe sopravvissuto in forma clandestina, ancora più forte e radicato (oggigiorno, grazie ai mass media, il problema non si sarebbe posto).

Al contrario, il modo migliore di raggiungere il vostro obiettivo sarebbe stato quello di lasciare che il gregge percepisse i nuovi paradigmi religiosi come una sorta di ‘vento del cambiamento’ scaturito dal basso. Una rivoluzione religiosa che voi – in quanto potere costituito – avreste osteggiato in ogni modo, quindi anche con la violenza e la persecuzione. Un cambiamento che sembrasse proibito e conveniente per il gregge, in quanto apparentemente contrapposto agli interessi del potere. Un cambiamento che l’uomo comune sarebbe stato indotto a inseguire tra mille difficoltà e sofferenze, e che una volta affermatosi, la massa avrebbe percepito come ‘proprio’; come una grande vittoria della verità del popolo sulle menzogne imposte dall’alto.

Democrazia

Il cosiddetto ‘governo del popolo’ fu il frutto di due celebri rivoluzioni: quella di indipendenza americana e la francese. Gli ideologi della democrazia declamavano le loro verità nella penombra di covi segreti, attorniati da fitti uditori di plebei infervorati dalla prospettiva di nuove forme di governo che promettevano libertà e indipendenza.

In realtà – come scrisse Tomasi di Lampedusa – giunse il tempo in cui il potere si vide obbligato ad agire affinché ‘cambiando tutto, nulla cambiasse.’ Lo strapotere delle aristocrazie, esercitato con crescente disprezzo della dignità umana, stava producendo generazioni di individui sempre meno disposti a sottostare alle angherie dei regnanti; individui che grazie al divulgarsi della parola stampata stavano pervenendo ad un risveglio della coscienza e che inevitabilmente sarebbero riusciti ad organizzarsi e influenzare la mentalità del resto del gregge, non escluse le guardie e gli eserciti che allora come oggi costituivano il braccio armato delle oligarchie.

Ecco dunque che – impossibilitato a far fronte alla situazione in altro modo – il potere stabilì che anziché tentare di arginare quel processo ormai irreversibile, ne avrebbe assunto il controllo, facendosi segretamente esso stesso fautore dello scoppio di due grandi rivoluzioni, e poi governandone le sorti per poterle dirigere verso gli esiti ad esso più congeniali.

Non potendo soffocare quella nuova e pericolosa consapevolezza, il potere agì per menomarla della ancor più pericolosa imprevedibilità. Gli ideali democratici furono insinuati nella cultura di quelle nuove generazioni, e quando ‘scoppiarono’ le rivoluzioni, un certo numero di esponenti della aristocrazia fu sacrificato alla sete di vendetta del popolo (sebbene non esistano prove inequivocabili che ad essere giustiziati furono effettivamente gli aristocratici citati nei libri di storia e non dei capri espiatori).

Fu così che anche stavolta il popolo lottò per inseguire un cambiamento che appariva funzionale al proprio bene, essendo apparentemente contrapposto agli interessi e la volontà del potere, mentre in realtà costituiva la salvezza stessa dei burattinai, in quanto funse da valvola di sfogo della irrequietezza popolare, da catarsi ingenua e sbrigativa che spezzò il processo di risveglio in atto, e che in abbinamento al ricatto del debito in predicato di affermarsi con l’avvento della economia moderna, incarnò quel cambiamento di facciata efficacemente descritto da Tomasi di Lampedusa nel suo Il Gattopardo.

Televisione

I libri di storia raccontano che nel 1925 un certo John Logie Baird approntò il primo esemplare di tubo catodico, antesignano dei moderni televisori. Tuttavia non esiste certezza che il reale inventore sia stato effettivamente Baird, dal momento che non di rado i burattinai si servono di comuni cittadini per sdoganare di fronte al mondo le innovazioni tecno-schiavizzanti approntate nei loro laboratori (qualcuno ha pensato all’accoppiata Facebook – Zuckerberg?).

Ad ogni modo, il mezzo di persuasione sociale più potente e devastante della storia umana non doveva ovviamente essere percepito dal gregge come tale. Se il potere avesse distribuito i televisori gratuitamente o addirittura obbligatoriamente, eccitato dalla possibilità di insinuare in ogni famiglia una idea di realtà distorta e funzionale ai propri interessi, certamente la gente avrebbe rizzato le antenne e non si sarebbe mai instaurato questo rapporto di insana fiducia che a tutt’oggi buona parte della cittadinanza nutre nei confronti dei ‘professionisti’ della informazione e dello intrattenimento. Per cui – da bravi strateghi – come sempre i burattinai pensarono di agire con cauta lentezza.

In primo luogo commercializzarono i primi televisori a prezzi da capogiro. Alla sua uscita il televisore fu percepito dall’individuo medio come qualcosa di estremamente esclusivo e desiderabile. Soltanto coloro i quali godessero di redditi elevati poterono permettersene uno. Tutti gli altri dovettero accontentarsi della ospitalità di qualche amico o parente facoltoso, oppure di affollarsi nei locali pubblici che vantassero la televisione tra le loro attrazioni.

Inoltre si guardarono bene dall’improntare i primi palinsesti sulla persuasione e propaganda spinte. Invece, coerentemente al basso profilo appena descritto, fecero in modo che la cosiddetta ‘informazione’ rivestisse un ruolo discreto, così come gli spot pubblicitari, e che le trasmissioni fossero percepite come utili e benigne, proponendo interessanti inchieste, intrattenimento per lo più innocuo, e molta cultura.

Solo diversi anni dopo, quando la fiducia degli utenti era ormai conquistata anche grazie al ricambio generazionale, ed il costo dell’apparecchio si fu sensibilmente ridotto, così che tutte le famiglie che l’avevano lungamente desiderato poterono finalmente permettersene uno da piazzare in salotto, solo allora venne fuori il vero volto della televisione. Dalle tradizionali due edizioni quotidiane i notiziari presero ad essere trasmessi ad ogni ora del giorno e della notte con la motivazione ufficiale di ‘garantire il diritto alla informazione’, mentre in realtà si attuarono gli assunti sulla ripetitività illustrati da Edward Bernays nel trattato Propaganda. Gli spot pubblicitari furono insinuati un pò ovunque: prima, durante, dopo ed in sovrimpressione. Le grandi inchieste e le trasmissioni culturali sparirono dai palinsesti o furono relegate in orari impossibili, con la motivazione che il regime concorrenziale obbligasse il servizio pubblico ad adeguarsi alla programmazione decerebrata delle tv private.

Fu così che il mezzo di persuasione più potente e devastante della storia umana, dopo essere stato lungamente desiderato dalla popolazione, fu introdotto nelle esistenze di tutti noi in qualità di affidabile e utilissima risorsa sociale.

Cocaina
In questo caso il discorso nella sua tragicità riserva qualche sfumatura ironica. Poniamo nuovamente che siate coloro i quali detengono il potere. Con pazienza e sagacia siete finalmente riusciti a creare un embrione della società congeniale ai vostri interessi. Grazie alla persuasione mediatica e al ricatto del debito la maggior parte del gregge si è persuasa che la vita consista nel restare avvinghiati ad ogni costo ad una collocazione lavorativa intestina al sistema, attraverso la quale sopravvivere o tentare la scalata al potere e alla ricchezza.

Adesso non vi resta che agire affinché alla cultura del profitto e della competitività vadano ad abbinarsi una insana iperattività ed una mentalità materialistico-nichilistica, così che al contempo i sudditi tendano a rinnegare la loro (‘pericolosa’) essenza spirituale e continuino anche nel tempo libero a dedicarsi ad attività che abbiano molto a che vedere con il ‘fare’ e lo ‘avere’ e poco con il ‘sentire’ e con lo ‘essere.’ Se poi in mezzo a tutto ciò riusciste a infilare qualche gentile omaggio al programma di spopolamento globale, sarebbe proprio il top.

Gli antidepressivi fanno già un buon lavoro, ma è impossibile che si diffondano con la capillarità di cui avete bisogno, in quanto comunemente percepiti come farmaci per perdenti e disadattati, dunque poco appetiti dai rampanti schiavi moderni tutti tesi ad inseguire il sogno americano per diventare tali e quali a Gordon Gekko.

Il sistema più efficace – vi dite – sarebbe quello di drogarli con una serie di sostanze che diano assuefazione e li inducano alla iperattività e al materialismo. Già, ma come convincerli? Se ve ne usciste con una qualche direttiva ufficiale che obblighi tutti i membri della collettività ad assumere una serie di sostanze assuefacenti, e dopo non molto tali sostanze producessero una enorme massa di disgraziati colpiti da ictus, infarti e disfunzioni erettili, difficilmente la iniziativa otterrebbe un gran seguito.

L’unico modo di riuscirci – concludete – è agire come al solito. Fare cioè in modo che i sudditi percepiscano tali sostanze come qualcosa di desiderabile in quanto costoso ed elitario, e di trasgressivo, in quanto proibito dalle leggi dello stato. Così facendo, anche se gli schiavi assisteranno alla dipartita e/o bancarotta di parenti, amici, colleghi e conoscenti già caduti nella dipendenza, proseguiranno a impasticcarsi e schiaffarsi polverine su per il naso perché convinti che il tutto derivi da una loro trasgressiva decisione dettata dalle esigenze frenetiche e competitive della società moderna, e non da un piano tramato ai loro danni da chi ha tutto l’interesse affinché si impaludino in tossicodipendenze che li rendano asserviti al sistema (matrice della frenesia che li ha indotti a drogarsi), oltre che creduloni, superficiali, nevrastenici.

Ecco come le ‘eccitanti’ droghe del nuovo millennio, quelle più demenziali, costose e socialmente pericolose di tutti i tempi – droghe sintetizzate appositamente per servire gli interessi del sistema mercantile attraverso una incredibile auto-manipolazione a base chimica compiuta da un gran numero di schiavi – furono introdotte nella cultura di massa sotto forma di ‘sballo dei vincenti.’ Decidete voi se sia il caso di piangere o ridere a crepapelle.

Molti altri esempi
Volendo elencare tutti i casi in cui vi è il sospetto che la agenda oligarchica fu abilmente ‘venduta’ al gregge, il post rischierebbe di andare avanti per molte altre pagine, sicché preferisco non abusare della vostra attenzione e vi invito a ripercorrere voi stessi le tappe che condussero al conseguimento di molte agognate innovazioni ‘globali’ del passato, le quali ci hanno condotti ad essere globalmente controllati e schiavizzati nel presente.

Provate a riconsiderare sotto questa ottica lo spauracchio del Global Warming e le masse di ingenui ambientalisti fieri di avere sposato la causa misantropica della Agenda 21; la introduzione dell’aborto e le femministe inconsapevoli di servire una agenda di contenimento e spopolamento demografico (immaginate le reazioni se fossero stati i governi, di loro iniziativa, senza pressioni ‘dal basso’, a legalizzare lo aborto); la cosiddetta emancipazione femminile, con cui le donne occidentali si batterono per aggregarsi ai maschi nello offrire il frutto del loro sudore alla insaziabile voracità della società mercantile, assoggettandosi alle logiche del debito e affidando i figli ai ‘maestri’ della televisione. E gli smartphones, dispositivi nocivi alla salute attraverso i quali viene sistematicamente violata la nostra privacy e registrato ogni nostro spostamento, spacciati per innocui gadget tecnologici da possedere ad ogni costo. E tra non molto toccherà alla eutanasia (venduta mediante la cinica proposizione di terribili tragedie umane) la quale in casi di particolare ed indiscutibile gravità ho idea che sia stata sempre praticata interrompendo le terapie, senza che si sia mai posta la necessità di alcuna ingerenza pubblica, mentre la sua ‘regolamentazione’ potenzialmente potrebbe aprire la strada – nel medio – lungo periodo (ricordate: cauta lentezza) – ad ulteriori sviluppi molto preoccupanti. Eccetera eccetera.

Prima di chiudere, ringraziando chi a avuto la pazienza di seguirmi, tratterò un ultimo tema che attualmente sta configurandosi come una possibile ennesima incarnazione della strategia descritta in questo post.

Internet
Quando i nostri nonni e genitori accolsero nelle loro abitazioni la televisione, erano convinti di avere a che fare con qualcosa di utile e benefico. Tutto ciò come abbiamo visto fu il risultato di una campagna di persuasione basata sulla caratterizzazione del nuovo elettrodomestico attraverso la iniziale proibitività del costo ed utilità del servizio.

Oggi, a distanza di molti anni, temo che stia accadendo la stessa cosa con il web.

In primo luogo è necessario sfatare il luogo comune che dipinge la rete come libera e ‘anarchica’, in quanto essa è in mano ad un ristretto gruppo di compagnie telefoniche e ad un ancor più ristretto gruppo di motori di ricerca.

In secondo luogo, il potere non è affatto sprovveduto; nulla in politica accade per caso; e tutte le volte in cui una innovazione culturale, sociale o tecnologica rischi di minacciare in qualsiasi modo gli interessi oligarchici, la stessa semplicemente viene soffocata sul nascere, senza che il gregge riesca nemmeno lontanamente ad intuirne la esistenza, se non forse decenni più tardi. Basti pensare a risorse polivalenti, pulite e a basso costo come la pianta di canapa indiana e le tecnologie di Nikola Tesla. Ne consegue che se qualche decennio fa i think tank del potere avessero giudicato potenzialmente nociva la affermazione del web, quest’ultimo non avrebbe mai visto la luce. Garantito.

Internet si è diffuso così capillarmente perché i burattinai hanno consentito che ciò avvenisse. Ed il motivo è presto detto. Il mezzo televisivo infatti non solo è limitato da un insormontabile rapporto unidirezionale che non consente al potere di carpire i gusti, il grado di libertà intellettuale e le abitudini di ogni singolo utente, ma negli ultimi anni ha finito per perdere quella unanime credibilità che invece vantava fino agli anni ’80.

La diffusione di internet abbinata ai nuovi mezzi di schedatura ed elaborazione dei dati consentirà al sistema di ovviare ai due problemi senza che il gregge riesca a percepire la connotazione profondamente orwelliana di questa ennesima potenziale trappola sociale.

Non sono pochi coloro i quali si pongono legittimi dubbi su personaggi come David Icke e Alex Jones, oppure organizzazioni come Wikileaks o il Zeitgeist Movement. Com’è possibile – ci si chiede – che gente che denunci pubblicamente situazioni così destabilizzanti, prosegua indisturbatamente la propria opera sovversiva senza che nessuno si adoperi per farla tacere? Dev’essere la prova che costoro siano in combutta con il potere, probabilmente per discreditare a colpi di fandonie la ‘vera’ controinformazione o per assuefare la gente a nuovi paradigmi religiosi incentrati sul culto di entità maligne o semplicemente per mantenere basso il livello vibrazionale mediante la paura e l’odio. Magari è vero, in qualche misura. Una ulteriore possibilità è che le rivelazioni della controinformazione possano servire da detonatore per la demolizione dello status quo e il sobillamento di una nuova rivoluzione violenta che precipiti nel caos la nostra società, dalle cui ceneri i burattinai possano edificare un ‘nuovo ordine.’ Ipotesi tutt’altro che peregrina (anche perché – come si è ipotizzato – in passato sembra essere già successo con la introduzione della democrazia).

Esiste però un’altra possibile interpretazione, la quale potrebbe tranquillamente coesistere con quelle elencate sopra, vista la polivalenza denotata da tutte le operazioni su vasta scala poste in essere dai burattinai. Ipotesi che si basa sul fatto che questa notevole ondata di controinformazione e controcultura si riscontri quasi esclusivamente sul web. Bisognerebbe chiedersi come mai spesso e volentieri la televisione – di cui il web dovrebbe costituire la nemesi – continui a pubblicizzare internet, ed in particolare Facebook. Come mai notiziari e programmi tv sottolineino continuamente il ruolo fondamentale ricoperto dal web nelle varie finte ‘primavere rivoluzionarie’ che stanno occupando le cronache di tutto il mondo. Come mai il web pulluli di film piratati e pornografia senza che le istituzioni facciano alcunché per arginare questi fenomeni estremamente anarcoidi e trasgressivi che rendono internet così irresistibilmente ‘di frontiera’. Ed infine bisognerebbe soffermarsi a chiedersi come mai di tanto in tanto escano fuori spauracchi puntualmente mai concretizzati – se non in minima parte dal sapore piuttosto ‘scenico’ ed ‘emblematico’ – circa una fantomatica volontà da parte del potere di mettere le mani sulla rete allo scopo di censurarla, limitarla, irregimentarla.

La percezione del ‘rischio censura’ non fa che rafforzare nello immaginario collettivo l’idea che questo nuovo mezzo di comunicazione sia favorevole al popolo e inviso al potere, e che di conseguenza sia affidabile e benigno, ultimo baluardo di libertà contrapposto al grande fratello … quando in realtà il web stesso è la opera umana più contigua al concetto di grande fratello orwelliano. Il web è il grande fratello.

Mi rendo conto che tale ipotesi possa risultare indigesta, specie a coloro i quali in questi anni stiano onestamente impegnandosi per fare controinformazione e controcultura attraverso siti e videoclip, non esclusi noialtri di questo blog. Tuttavia è necessario tenerla in debita considerazione per non rischiare di fare la fine dei nostri nonni e genitori, i quali – soldi alla mano – si recarono in massa fiduciosi presso i negozi di elettrodomestici per acquistare la loro alienazione sotto forma di una scatola piena di meravigliose immagini in movimento.

A mio modo di vedere esiste la non remota possibilità che a (quasi) tutti i divulgatori di informazioni alternative sia consentito indisturbatamente di sparare bordate contro il potere e la cultura dominante proprio perché tale ventata di ‘verità’ – o di punti di vista non allineati – sia funzionale ad uno degli obiettivi perseguiti dai burattinai, quello cioè di carpire la fiducia incondizionata della gente rispetto al web (che si appresta ad essere ‘indossato’ mediante ‘realtà aumentata’ e nuovi dispositivi a connettività persistente), così da persuaderla ad aprire il cuore e la mente ad un nuovo mezzo di comunicazione destinato a ‘mediare’ tra essa e la realtà circostante; in grado di estorcere i suoi segreti, le sue inclinazioni, i suoi propositi per poi trasmetterli a potenti elaboratori, per fini che non è difficile immaginare.

Inoltre sono disposto a scommettere che giungerà il giorno – non domani, non fra un anno e nemmeno forse tra un lustro – che fare informazione e cultura in rete inizierà a costare caro. Economicamente, intendo. Quel giorno segnerà la fine della cultura e della informazione libera in rete, in quanto solo coloro i quali potranno permettersi di spendere ingenti cifre saranno in grado di produrre nuovi contenuti (leggi: coloro i quali dipendono dal sistema). Ma a quel punto il luogo comune sarà già bello che creato, e la gente proseguirà a percepire la rete come libera e indipendente, con sommo gaudio dei burattinai.

Concludendo
Se oggigiorno esiste un vantaggio acquisito dal popolo in contrapposizione al potere, sta nel fatto che i burattinai si sono dimostrati estremamente carenti dal punto di vista della creatività, dunque prevedibili nella applicazione delle poche strategie con cui portano avanti le loro agende. Una di esse – per l’appunto – consiste nel condurre il gregge ad abbracciare la propria alienazione facendo leva sulla distrazione ed ingenuità dei singoli individui. Bisogna far tesoro delle esperienze pregresse, perché le strategie persuasive adoperate secoli fa sono riproposte ancora oggi, condite in salsa differente.

E’ necessario rizzare le antenne e non lasciarsi più irretire dai soliti trucchetti. Mentre noi lavoriamo e ci svaghiamo, loro tramano per consolidare la nostra schiavizzazione.
Ad oggi credo che l’unica via di salvezza risieda in una completa disconnessione, non solo dal regime di vita che abbiamo inconsapevolmente contribuito ad instaurare, ma anche dalle ‘luccicanti’ novità che ogni anno si affermano massivamente nella società occidentale. I settori della economia, della comunicazione e della politica – se mai siano stati un minimo affidabili – di certo oggi sono troppo marci per poter sperare che da essi possa emergere qualcosa di benefico per la ‘plebaglia.’ Ogni novità che come per magia trova ampia diffusione a livello ‘globale’ non può che essere stata avallata (ove non progettata e realizzata) dal potere per perseguire fini funzionali ai propri scopi, i quali purtroppo nella maggioranza dei casi confliggono con gli interessi della collettività. Si tratta di obiettivi che forse sul momento ci sfuggono, ma che – alla luce dello stato in cui versa la società occidentale dopo appena mezzo secolo di ininterrotte ‘novità globali’ – difficilmente potranno mai contemplare alcun concreto beneficio per gli ‘utilizzatori finali.’

http://www.anticorpi.info/2011/09/vendere-la-schiavitu.html

La normalità

25 settembre 2011 Lascia un commento

La Normalità – E. Fromm

Erich Fromm fu uno degli esponenti di spicco della psicologia e sociologia del secolo scorso. Le quattro lezioni sulla Patologia della Normalità dell’Uomo Contemporaneo – di cui a seguire proponiamo un breve estratto – furono tenute nel gennaio e febbraio del 1953 presso la New School for Social Research di New York.

“La nostra sempre più grave infermità mentale può esprimersi in sintomi nevrotici, palesi, quanto mai desolanti.

Ma attenti a non ridurre l’igiene mentale alla semplice prevenzione dei sintomi.
I sintomi, in quanto tali, sono per noi non nemici, ma amici; dov’è un sintomo là è un conflitto, e conflitto significa sempre che forze vitali lottanto ancora per l’integrazione e la felicità.
Le vittime veramente disperate dell’infermità mentale si trovano proprio tra gli individui che paiono normalissimi. Molti di essi sono normali perché si sono adattati al nostro modo d’esistenza, perchè la loro voce di uomini è stata messa in silenzio in età così giovane che nemmeno lottano, né soffrono, né hanno i sintomi del nevrotico.

Non sono normali, diciamo così, nel senso assoluto della parola; sono normali in rapporto ad una società profondamente anormale. Il loro perfetto adattamento a quella società anormale è la misura della loro infermità mentale.

Questi milioni d’individui abnormemente normali, che vivono senza gioia in una società a cui, se fossero pienamente uomini, non dovrebbero adattarsi, ancora carezzano l’illusione della individualità ma di fatto sono stati in larga misura disindividualizzati.

Il loro conformismo dà luogo a qualcosa che assomiglia all’uniformità. Ma uniformità e libertà sono incompatibili. Uniformità e salute mentale sono anch’esse incompatibili. L’uomo non è fatto per essere automa, e se lo diventa, va distrutta la base della sua sanità mentale.”

Per inciso, se – come afferma Fromm – molte delle sintomatologie psichiche del nostro tempo (ad esempio ansia e depressione) sono espressioni di un conflitto tra la forza vitale, ‘sana’ dell’individuo e le aberrazioni della cultura e società attuali, bisognerebbe chiedersi quale sia la reale funzione della moderna psichiatria.
http://www.anticorpi.info/2011/08/la-normalita-e-fromm.html

La logorrea

23 maggio 2011 1 commento

“LOGORREA” – DISFUNZIONE DEL QUINTO CHAKRA: VISHUDDHA

E’ il CHAKRA della comunicazione, della pace, dell’ascolto, il CHAKRA attraverso il quale inaliamo il primo respiro ed esaliamo l’ultimo. E ‘ il centro della capacità di esprimere l’amore del quarto CHAKRA attraverso la parola lasciando risalire in superficie ciò che si muove in profondità. Esso consente di esprimere i propri sentimenti e di manifestare al mondo esterno il contenuto di tutti gli altri CHAKRA. Regola la comunicazione verbale e non verbale, è la sede del linguaggio e della comunicazione, ma anche dell’ascolto delle voci interiori ed esteriori. E’ attraverso il CHAKRA della gola che esprimiamo tutto ciò che è vivo in noi: il riso, il pianto, il piacere, il dolore, la sicurezza, la paura, l’amore, l’odio, l’indifferenza. Comunicazione e parola sono il ponte tra noi e l’altro attraverso un dialogo aperto che può trasmettere i valori della società e della fiducia. Il quinto CHAKRA consente di esprimere e sviluppare le proprie capacità ed aprirci all’ascolto della guida interiore.
 Si trova nella Sushumna-Nadi nella parte inferiore del collo, è il centro dell’elemento eterico. Parte fisica associata: Plesso nervoso cervicale, Tiroide e paratiroide. La tiroide controlla l’emozione il pensiero e la comunicazione e del potere della voce. Da questo chakra partono 16 Nadi. Forma Simbolica: il cerchio.. Animale simbolico: ELEFANTE A 16 ZANNE. Divinità: SADA- SHIVA E LA DEA SHAKINI. Poteri che si ottengono dall’apertura di questo Chakra: Capacità di udire nel passato presente e futuro, chiaroudienza.


SCHEDA RIASSUNTIVA
 NOME SANCRITO: VISHUDDHA “ PURIFICAZIONE ”
COLLOCAZIONE: E’ situato tra l’avvallamento del collo e la laringe in corrispondenza del plesso laringeo. 
ELEMENTO ASSOCIATO: Etere – Suono. 
SENSO: Udito
 – SIMBOLO: Loto a sedici petali
. COLORE: Azzurro. 
IDENTITA’: Creatività. 
DIRITTO: Parlare. 
DEMONE: Bugie. 
MANTRA: Ham. 
GHIANDOLE ASSOCIATE: Tiroide
E’ situata alla base del collo, nella sua regione anteriore, con annesse quattro piccole ghiandole, le paratiroidi. Gli ormoni della tiroide sono le iodio tironine che accrescono la sintesi delle proteine in tutti i tessuti del corpo condizionandone l’equilibrio metabolico, l’accrescimento somatico e intellettivo, il ritmo cardiaco, lo sviluppo sessuale. La calcitonina è un ormone responsabile del metabolismo del calcio e del fosforo e quindi del tasso di calcio nel sangue. Il paratormone, secreto dalle paratiroidi, regola anch’esso la distribuzione di calcio e fosforo nelle ossa, promuove l’attività di riassorbimento dell’osso, favorisce l’assorbimento dall’ambiente esterno.


MALATTIE: Asma, tosse, raffreddore, mal di gola, raucedine, torcicollo, balbuzie, disturbi alla tiroide, disturbi alla lingua, problemi all’udito.


DISTURBI PSICOLOGICI: Inibizione, umore labile, confusione, disorientamento, rigidità eccessiva, ricorso a continue scuse e giustificazioni, raggiro e falsità.


QUANDO E’ IN ECCESSO: Arroganza, ipocrisia, falsità. Dogmatismo, logorrea, tendenza a spettegolare.


QUANDO E’ BLOCCATO: Timidezza e riservatezza eccessiva, nodo alla gola, voce sforzata quando si tratta di esprimere i pensieri ed i sentimenti più intimi. Balbuzie spiccata. Rigidità – insicurezza nei confronti degli altri, timore del loro giudizio, incertezza. L’unica realtà accettata è quello del mondo materiale. Introversione.


CAUSE DI DISEQUILIBRIO: Genitori autoritari, impositivi, eccessivamente critici. Comunicazioni falsanti e contraddittorie, bugie. Esposizione a violenze verbali e grida continue. Famiglia alcolista o dipendente da sostanze tossiche.





Possiamo dire che queste ghiandole governano la crescita, lo sviluppo, la stabilità della materia corporea, la materializzazione di tessuti e lo sviluppo delle facoltà intellettive, e quindi permettono all’uomo di esprimere la coscienza. Non a caso nella parte più interna della gola si trovano le corde vocali, sede dei suoni e della parola, cioè dell’espressione cosciente dei concetti.
Problemi alla tiroide indicano difficoltà nell’esprimere la propria verità e conseguentemente nel creare la propria vita. Mal di gola, noduli alle corde vocale, laringiti e faringiti ci invitano a essere chiari, onesti e diretti e soprattutto ad avere il coraggio di dire la verità. Come il primo chakra è connesso alla terra dalle gambe che fungono da radici, l’energia del quinto scorre dalla gola lungo le spalle, le braccia e le mani, evocando l’immagine di rami destinati a portare fiori e frutti. Attraverso la gola scorre il suono, le corde vocali fanno vibrare l’aria, nella bocca i suoni si articolano, si trasformano in parole, le parole unificano, informano e trasformano la coscienza. La comunicazione, la possibilità di entrare in contatto gli uni con gli altri attraverso un’onda, una vibrazione e di uscirne modificati, è un profondo mistero. Il mistero dell’Arte, del canto, del suono, della parola, della scultura e della pittura giacciono racchiusi nel chakra della purificazione, dove la materia si proclama simbolo e ascende le sacre altezze dello Spirito.
 Il timbro ed il tono della voce sono manifestazioni delle energie del quinto chakra: tanto più la voce è armonica e rotonda, tanto più questo centro sarà in equilibrio.
Le patologie di tipo psichico che fanno riferimento a Vishuddha, sono tutte riferite alla capacità di comunicare, non solo verso l’esterno, ma anche verso la propria interiorità; e tramite questo chakra che si realizza la comunicazione tra mente e corpo, per cui le cosiddette malattie psicosomatiche possono anche essere riferite in varia misura alla disfunzione di questo chakra.

LOGORREA
La logorrea (dal grzeco λογορροια) è definita come un “flusso eccessivo di parole”; in campo medico si riferisce ai discorsi incoerenti causati da alcuni tipi di malattie mentali, come le manie.
In senso non medico la logorrea è un tipo di verbosità , conosciuta anche come diarrea verbale, che fa uso di parole superflue o ricercate per trasformare un messaggio da semplice ad intellettuale.
La logorrea è un disordine del linguaggio presente, in una grande varietà di malattie neurologiche e psichiatriche, inclusa l’afasia, lesioni corticali del talamo o, più frequentemente, schizofrenia e catatonia.
Un esempio di logorrea è il parlare o mugugnare in maniera monotona, sia con altri sia con se stessi. Può verificarsi la ripetizione di particolari parole o frasi, spesso incoerenti.
“Essere costretti ad interagire con un soggetto affetto da logorrea può rivelarsi un’esperienza a dir poco micidiale, specialmente se l’individuo in questione rientra nella nefasta cerchia degli pseudoletterati che traggono una soddisfazione affine a quella ottenibile durante il culmine dell’atto sessuale nell’ammorbare il proprio interlocutore mediante l’utilizzo di un linguaggio arcaicizzante comunemente caratterizzato da espressioni verbali inusitate se non del tutto defunte e generalmente accompagnato da avverbi derivati da forme aggettivali e contorte sequenze di termini mutuati ad uno o più linguaggi specialistici, con l’unico scopo di generare una solida confusione in coloro che futilmente tentano di percorrere il cammino logico del messaggio che, invece di procedere secondo la linea retta tracciata dalla frase principale, si perde nei labirintici meandri di incidentali e frasi secondarie che si dipanano da essa dando forma a quello che ad un impatto iniziale potrebbe sembrare un catastrofico effetto domino ma che ben presto si rivela una sapiente trappola metalinguistica affine ad un tunnel senza sbocchi verso l’esterno, che però la vittima non riesce a percepire perché nascosta da abili cesellature.”

Iil dottor Flanderson fu il primo a diagnosticare quella che poi sarà riconosciuta a livello internazionale come logorrea Flanderson. La logorrea Flanderson si presenta come un flusso ininterrotto e ininterrompibile di parole, con il soggetto che continua a parlare in evidente stato catatonico senza che ci sia la possibilità di fermarlo, se non con una badilata in test!. La maggior parte degli studiosi hanno attribuito tale tipo di comportamento a semplici episodi di demenza o autismo.

“La vera guarigione può essere ottenuta dal bene che prende il posto del male, dalla luce che prende il posto del buio…La malattia compare quando c’è disarmonia in noi stessi…tra il nostro essere mortale e la divinità che è in noi…” ( Edward Bach da “Libera te stesso”)

I fiori di Bach sono 38 “essenze” scoperte dal medico Inglese Edward Bach (1886-1936), che riequilibrando lo stato energetico e la disarmonia emotiva della persona, sono in grado di contribuire alla guarigione di molte malattie e senza sostituirsi alla medicina ufficiale, sono di questa un valido complemento.
La malattia nel suo significato più profondo non e’ solo un insieme di sintomi, ma e’ il risultato di un nostro conflitto interiore e solo quando raggiungiamo l’armonia tra la nostra parte mortale e quella spirituale, ritroviamo il nostro stato di salute. Lo scopo, della malattia, non è quello di punirci, ma di farci capire che qualunque errore noi facciamo, questo si ripercuote su di noi, causandoci infelicità, sconforto, depressione, insicurezza, rabbia…e tutte queste emozioni negative sono alla base del nostro stato di disagio interiore e di mal-d’essere.

“La cura di una parte del corpo, non dovrebbe essere intrapresa senza il trattamento del tutto. Quindi affinchè la testa ed il corpo stiano bene , dovete iniziare a curare la mente, cioè la prima cosa” . (Platone )

Le cause della logorrea non sono ancora state completamente chiarite, ma sembrano essere localizzate in alcune strutture del lobo frontale associate al linguaggio.
La Logorrea consiste in un “flusso eccessivo di parole” ed è una delle patologie più gravi fra quelle esistenti. Essa nella sua forma più elevata è estremamente pericolosa, non per colui che ne è affetto bensì per gli amici e per quelli che vi dialogano

Il temine “logorrea” vuol dire appunto cagarella di parole (dal greco “logos”, parola, e dall’Avellinese antico “Diarrea”, cagarella).


Un malato di logorrea è capace di parlare incessantemente per ore ed ore senza accorgersi di massacrare i coglioni ai poveri individui che lo circondano. Quindi, purtroppo, un logorroico, non sa di essere malato e non si rende conto del male che può provocare agli altri la sua eccessiva e maniacale loquacità. 
Subire un discorso di un logorroico può indurre alcuni sintomi come sonnolenza, depressione, disperazione, follia omicida, auto-tortura e suicidio. 
I logorroici generalmente preferiscono parlare anziché scrivere, ma se dovessero mettere nero su bianco ciò che la loro mente produce, stilerebbero un intera opera machiavellica di discorsi, anche insensati e ripetuti, composti da parole senza l’ombra di punteggiatura.


La logorrea si può manifestare in forme leggere, come quelli che parlano senza fermarsi solamente con chi conoscono e non più di 45 minuti, o in forme più gravi, come ad esempio il caso in cui l’individuo parla incessantemente per ore, senza fermarsi neanche per un cripto-secondo, con chiunque gli capiti sotto tiro. Nelle forme più pesanti il logorroico continua a parlare (da solo) anche quando colui che lo ascoltava è scappato disperato almeno da mezz’ora. 

L’eccessiva loquacità, può essere un tratto riscontrabile in soggetti sostanzialmente normali, significando vissuti di insicurezza o particolari stati di tensione emotiva. La logorrea può costituire un comportamento verbale patologico che indica un flusso abnormemente accelerato dei processi ideativi, la cui incalzante produzione provoca una disorganizzazione dei nessi associativi. Il linguaggio risulta, in tal caso, associato a una mimica esuberante, mutevole, per quanto riguarda i temi, fino a divenire incoerente e incomprensibile. Per tanto la logorrea è tipica del disturbo maniacale, ma si riscontra anche nella schizofrenia e in alcuni stati confusionali. Si riscontra inoltre nelle intossicazioni da alcool, cannabis, da amfetamine e da allucinogeni.
I sintomi tipici della “Mania”sono: l’innalzamento immotivato dell’umore, l’irritabilità eccessiva e ingiustificata, il diminuito bisogno di sonno, l’avere molte idee nella testa che si succedono rapidamente, le idee di grandezza, di ipervalutazione di sé, fino al delirio megalomanico – la logorrea (cioè l’eloquio eccessivo ed incontenibile), autostima ipertrofica, aumento del desiderio e dell’attività sessuale, l’aumento dell’energia con aumento delle iniziative (spesso non adeguatamente valutate nelle loro conseguenze), la riduzione della capacità di critica e di giudizio, i comportamenti sociali inadeguati e/o pericolosi.

Proprietà e benefici del fiore “dell’ipocastano bianco”

Questo fiore, è un rimedio prezioso per coloro che si sono impallati, che hanno logorrea mentale, che sono entrati in un “loop”.

Questo soggetto, non è lucido e neanche obiettivo, anzi spesso è assente e poco concentrato, non trova la soluzione ai problemi, rimugina pensieri che gli sottraggono utili energie. Ha le labbra in movimento: discute con se stesso continuamente e con gli altri. Ha tensione al volto e alla fronte, un’andatura instabile e muscolatura contratta. Nella comunicazione si ripete di frequente ed è spesso stanco perché imprigionato dal suo mentale “scimmiesco”. La sua testa è come una stanza con l’eco: cogita senza tregua. Pensa e parla con se stesso continuamente senza una direzione chiara: disordine, confusione. I benefici di questo fiore, sono di trasformare la mente, aprendo la porta alla pace e al silenzio mentale, permettendo al pensiero di ritrovare la sua funzione naturale, in equilibrio, al servizio dell’unità psicofisica della persona. Infine, aiuta a fare chiarezza nella mente evitando monologhi continui e poco proficui.

Emozioni iniziali-inibite (prima di prendere il fiore):
“Non riesco proprio a non pensarci”. Ruminazione mentale continua, pensieri persistenti quasi ossessivi.
Emozioni evolutive-sciolte (dopo aver assunto il fiore):
Silenzio e chiarezza della mente, lucidità, visione positiva con fiducia e pace.

Il fiore dell’ipocastano bianco, è indicato alle persone prigioniere dei loro stessi pensieri, che ripensano ossessivamente a un accaduto specifico.
Questo rimedio è fortemente indicato per coloro che sono tormentati da pensieri insistenti e girano intorno a questi come se fosse un cerchio. Infatti, in questi caratteri è facile riscontrare casi di insonnia, in cui si pensa e si ripensa alle stesse cose e non si riesce a prendere sonno, o quando non ci si riesce a rilassarsi durante un atto sessuale perché la testa è da un’altra parte. Possono soffrire di, stress, ma di testa di origine tensiva e disturbi d’ansia, con atteggiamenti ossessivo-compulsivi, sudorazione, vertigini.
Da una ricerca in rete, Gianni Tirelli

False flag

13 febbraio 2011 Lascia un commento

Nel giro di due settimane, dal 13 al 26 dicembre del 2009, avvengono tre episodi gravi : Massimo Tartaglia, un uomo di 42 anni riesce a lanciare una statuetta colpendo in pieno viso Silvio Berlusconi, una ragazza di 25 anni Susanna Maiolo riesce a scavalcare una transenna a Roma e raggiungere il Papa ed un Cardinale che gli stava vicino e che è finito all’ospedale ed un giovane nigeriano tale Umar Farauk figlio di un ricco nigeriano cavaliere del lavoro in Italia per i favori fatti allo Agip nello sfruttamento del petrolio del Niger viene arrestato sui cieli di Detroit e viene trovato con i testicoli imbottiti di plastico e di tritolo in grado di fare esplodere l’aereo in cui viaggiava.
Questi tre allarmanti e significativi fatti riguardanti due importanti personaggi come il Capo del Governo in Italia ed il Capo della Chiesa Cattolica e la stessa sicurezza degli USA oltre che essere quasi messi uno dopo l’altro nel giro di pochi giorni hanno in comune una caratteristica: ne sono protagonisti tre giovani “disturbati” mentalmente e bisognosi di cure psichiatriche. Uno di essi, Umar Farauk, era addirittura noto alla Cia che ne aveva segnalato al padre “la deriva estremista”.
I tre episodi sensazionali che hanno allarmato l’opinione pubblica mondiale hanno dentro di sè qualcosa di inattendibile, di poco genuino, che li fa suonare falsi e costruiti come l’incredibile crollo delle tre torri dell’11 settembre 2001-data segnalata come spartiacque della storia contemporanea – attribuito all’impatto di aerei quanto dovrebbe essere evidente che si è trattato di edifici minati minuziosamente e caduti su se stessi per effetto delle esplosioni. Insomma, siamo in presenza di false flag, di teatrini montati ad uso del pubblico che le batterie massmediatiche dell’Occidente faranno credere come verità. Le tecniche di false flag sono estremamente raffinate e possono svilupparsi dopo un lungo periodo di incubazione e di preparazione magari ad opera di “tutori” preposti al lavaggio del cervello ed al condizionamento dei soggetti. L’episodio di Detroit è servito a rilanciare la lotta al “terrorismo” degli USA. Per comprendere la messa in scena e la sua grossolanità basti pensare che il giovane Umar non era ancora sceso dall’aereo che voleva fare esplodere e già aveva fatto in tempo a far sapere chi era, dove si era addestrato, quante persone erano nei campi di addestramento, quali erano gli obiettivi della sua “cellula” terroristica. Un comportamento inverosimile nei “terroristi” che gli specialisti americani non riescono a fare “cantare” neppure dopo anni di prolungate torture a Guantanamo con le tecniche della waterboarding.. “Cantò” subito di campi di AlQaeda nello Yemen nei quali avrebbe fatto apprendistato di terrorismo. Vedi caso proprio in quel periodo i fari del Pentagono e della Cia si posizionavano appunto sullo Yemen diventato particolarmente inviso agli USA per ragioni di dominanza geostrategica.
La giovane Susanna Maiolo con il suo gesto non propriamente aggressivo ma tuttavia ritenuto pericoloso ha portato l’attenzione sulla figura carismatica e sul corpo “sacro” del Pontefice. IL gesto è stato una sorta di surrogato al “grande” attentato subito da Papa Woitila ad opera del turco Alì Agca..
Massimo Tartaglia è stato utile ad una operazione di rilancio massmediatico di Berlusconi. Le circostanze in cui è avvenuta la sua aggressione restano enigmatiche ed inverosimili e pongono diecine di domande alle quali non è si è data risposta. Che cosa ha fatto Massimo dalle nove del mattino del 13
alle diciotto ora in cui ha colpito Berlusconi? Perchè l’auto di Berlusconi non si è allontanata subito dalla piazza? Perchè Berlusconi si è mostrato dentro l’auto ferma con la faccia insanguinata? Perchè la sua camicia è rimasta immacolata nonostante il sangue fluente dalla faccia? Perchè non è stata fatta una analisi delle macchie di sangue del vistoso fazzoletto con il quale si è pulito il viso? Perchè è stato condotto al San raffaele e non all’Ospedale più vicino? Etcc…etc…etc
Il potere ha bisogno di tanto in tanto di montare un teatrino. Lo montò Nerone per attribuire ai cristiani l’incendio di Roma che gli fu indispensabile per creare l’immensa Domus Aurea. Altri teatri sono stati approntati da Hitler, da Mussolini, dagli USA. Oggi i false flag hanno finalità ancora più sofisticate e polivalenti: servono a tenere in ostaggio una popolazione in un clima di paura che non finisce mai e che viene alimentata sempre da cose nuove e strabilianti ma che, a guardare bene, sono quasi sempre delle patacche, dei marchingegni spesso financo banali.
Alla luce della difficoltà in cui si trova in questo momento Berlusconi che, dopo la verifica del mancato sostegno del Quirinale sembra terrorizzato dalla ipotesi di finire dentro un processo per sfruttamento della prostituzione e concussione, non escludo un prossimo avvincente, spettacolare False Flag capace di mozzare il fiato e di metterci paura.
di Redazione IL PUNTO ROSSO a cura di PIETRO ANCONA

Cura antibiotica: la terapia di erode

7 febbraio 2011 Lascia un commento

Quanti di voi si sono interrogati sui danni postumi e futuri che un trattamento irrispettoso della fisiologia dell’organismo può provocare?
La somma dei dati scientifici che precisa la pericolosità del trattamento antibiotico (inutile e dannoso), è veramente notevole ma, la gente comune, non viene informata, mentre continuano ad essere proposte notizie di nuovi antibiotici e nuovi trattamenti, sostenuti dalle notizie di improbabili e nuove malattie, possibili pandemie e altre paure diverse. Le comunicazioni sui rischi documentati di questo tipo di molecole, sono impressionanti, ma vengono spesso relegate al ruolo di curiosità in qualche angolo di giornale specializzato. L’abuso degli antibiotici, sviluppa la resistenza dei ceppi, fino a vanificare e azzerare ogni loro supposta funzione.
L’antibiotico resistenza è statisticamente correlata alla frequenza di prescrizione di questi antibiotici, ogni 1000 pazienti l’anno. Più i medici prescrivono antibiotici, più i loro pazienti sviluppano un’antibiotico resistenza. Medici corrotti, disonorati, nella nuova veste di piazzisti, si prestano, in barba a ogni principio etico e deontologico, a commercializzare queste mine vaganti per soddisfare la voracità delle multinazionali farmaceutiche, pur sapendo della loro indiscussa pericolosità. Nel “Mercato Libero” questa pratica criminale, è in voga da decenni. In un passato, non troppo lontano, prima che il Sistema esprimesse al meglio tutta la sua indole perversa e maligna, la “Medicina Naturale dei Fagi (batteriofagi)”, combatteva egregiamente, senza controindicazioni ed effetti collaterali, le infezioni di natura batterica. Il batteriofago (simile ad un girino) in netta antitesi con l’antibiotico, aderisce, tramite la sua coda, alla cellula batterica. In seguito la penetra e vi si moltiplica provocandone la distruzione. Ogni batteriofago è specializzato nel parassitare una determinata specie batterica o alcune specie affini. Come agente terapeutico, fu soppiantato dagli antibiotici, in tutto l’occidente. Nell’Unione Sovietica, i batteriofagi sono stati usati anche in tempi recenti per curare con successo ogni tipo di infezione. Per quale motivo, allora, nei paesi occidentali, questa straordinaria Cura dei Fagi, viene presto accantonata e sostituita dagli antibiotici? I motivi sono sempre gli stessi; i profitti. I Batteriofagi, non sono un’invenzione dell’uomo, ma un elemento organico esistente in natura e, per tanto, nessuno al mondo, potrebbe mai avanzare l’esclusiva di un brevetto. Questa considerazione, vale per tutto ciò che riguarda e concerne la “medicina moderna” che, per finalità di interesse particolare, ha ripudiato ogni rimedio naturale per abbracciare la chimica di Satana. Oggi, l’industria della chimica, si pone a paradigma assoluto di distruzione morale, ambientale ed etica, e incarna la quinta essenza del male. Possiamo così concludere che, tutto ciò che è di natura divina (sinonimo di pace, speranza vivificante e felicità) non è brevettabile. Il maligno, all’opposto (sinonimo di distruzione, profanazione, dolore e morte) può accampare i diritti sull’esclusiva dei suoi brevetti necrotici.
Le stesse “moderne” terapie relative alla cura del cancro (chemio, cobalto, radio), dopo 50 anni di ricerca (finanziata dalla nostra stupidità e credulità),non sono state in grado, di onorare le speranze di tutta quella gente affetta da una tale subdola patologia. Diversamente e paradossalmente, hanno peggiorato la loro condizione di sofferenza, ridotto l’aspettativa di vita e, sull’onda delle vane promesse di guarigione,impoverito le loro tasche. Solo attingendo alle infinite risorse della natura troviamo rimedi specifici ai nostri mali.

Ritornando agli antibiotici e meditando sulla loro azione all’interno del nostro organismo,l’ho collegata, per similitudine, alla “strage degli innocenti” quando, Erode Antipa, Re di Galilea, ordina il massacro di tutti i bambini nati in quei giorni a Betlemme, per uccidere il solo Gesù.
Allo stesso modo di Re Erode, si comportano gli antibiotici che, per colpire uno specifico battere, distruggono tutti quelli che svolgono un ruolo utile all’interno del nostro organismo, alterandone, così, l’equilibrio biologico che, oltre a determinare i disturbi gastro-intestinali, può provocare la crescita dei funghi che sono presenti sulle mucose. In questo caso la conseguenza consiste in un’infezione micotica. Per tanto, mi piace definire la cura antibiotica, come ”La Terapia di Erode”.

Domandiamoci quante volte e’ stato somministrato ai bambini, che presentano deficit di biotinidasi, e quindi con sicure problematiche biochimiche, un Antibiotico chiamato Amoxicillina. Nel Marzo del 2004 l’ American Academy of Pediatrics and American Academy of Family Physicians, nel suo Sito, consiglia l’Amoxillicina affermando: “Se proprio si deve ricorrere agli antibiotici – dicono i pediatri USA – l’ideale è l’amoxicillina, efficace, sicura di basso costo e di sapore gradevole per i bambini.” Ma si e’ scoperto che non la pensano così gli allevatori di Conigli, che sconsigliano nel modo più assoluto l’uso di Amoxillicina in quanto distrugge la flora favorevole dell’intestino, con gravi effetti collaterali, a volte irreversibili, sul sistema nervoso centrale. L’Amoxicillina è un antibiotico (spesso usato dai bambini) che può arrecare più danni che benefici ai nostri figli. Purtroppo le conseguenze funeste della somministrazione di questo farmaco, sono messe a tacere (le modalità le conosciamo) dalle industrie farmaceutiche che, alla vita dei piccoli pazienti, hanno anteposto il profitto e il potere.
Un altro motivo, è la reazione “a scoppio ritardato” che questo antibiotico provoca nell’organismo. Possono passare infatti anche dieci giorni da quando si conclude il trattamento col farmaco, prima che si passi al secondo stadio del processo negativo che avviene nell’intestino. La flora autoctona dell’intestino viene distrutta, permettendo la crescita dei batteri patogeni. Se questi batteri prolifereranno sufficientemente, produrranno tali e tante tossine, da mettere a rischio la stessa vita dell’ignaro paziente . La capacità dell’organismo di contrastare gli effetti dell’Amoxicillina, dipende dalla quantità e dalla forza dei batteri patogeni e dalla capacità di ogni singolo, di far fronte alle tossine prodotte dai batteri. Quindi, il consiglio, è di evitare sempre e in ogni caso la cura antibiotica e cercare col proprio medico (che non sia ancora asservito a qualche farmaceutica), un’alternativa naturale.
Un angelo, avvisò preventivamente Maria delle intenzioni di Erode e così, nell’oscurità della sera, fuggi con il piccolo Gesù verso l’Egitto, salvandolo da un tale e tragico destino. Ma noi, non siamo che comuni mortali e nessun angelo protettore ci verrà in aiuto. Per tanto, se abbiamo a cuore la vita e il domani dei nostri figli, scappiamo a gambe levate dal Sistema di Erode, e che muoia per sempre, sommerso dalle sue stesse macerie.
Gianni Tirelli

Armi silenziose per guerre tranquille

10 ottobre 2010 Lascia un commento

Il seguente documento, datato maggio 1979, è stato trovato il 7 Luglio 1986 in una fotocopiatrice della IBM acquistata ad un’asta di attrezzature militari.

Negligenza o perdita intenzionale, sembra che questo documento fosse in possesso dei servizi segreti della Marina USA. Il documento, per motivi di sicurezza, non reca la firma del l’organizzazione da cui proviene. Ma una certa sovrapposizione di informazioni e le date suggeriscono che potrebbe essere del Gruppo Bildergerg, un “think-tank” che riunisce persone estremamente potenti del mondo della finanza, dell’economia, della politica, dell’esercito e dei servizi segreti.
Il documento si presenta come un “manuale di programmazione” della società, apparentemente destinata ai nuovi membri dell’organizzazione.
Questo documento potrebbe anche essere stato scritto da un autore di fantascienza ispirato, o da un giornalista ben informato.
Vero o falso, l’ importante è che le strategie qui descritte sono ampiamente applicate nelle linee guida dell’economia e della società per 30 anni in tutti i paesi occidentali, e con una notevole sincronizzazione.
Leggi tutto

La manipolazione mediatica

25 settembre 2010 Lascia un commento

Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.

1 – La strategia della distrazione.

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.
Di Noam Chomsky.
Fonte: www.visionesalternativas.com www.comedonchisciotte.org

Disinformazione

29 dicembre 2009 Lascia un commento

Quando Bossi e Fini cancellarono l’immunità.

ROMA-Chi abolì, nel 1993, l’immunità parlamentare? Perché? E per ordine di chi? Secondo la ricostruzione del Presidente del Consiglio, “le correnti politicizzate della magistratura, giusto dieci anni fa, imposero a un Parlamento intimidito e condizionato un cambiamento della Costituzione del 1948 che ha messo nelle loro mani il potere di decidere al posto degli elettori”. Ma, secondo le cronache parlamentari, le cose andarono ben diversamente.
Nessuna corrente o magistrato chiese l’abolizione di quel privilegio, che imponeva alle procure di chiedere il permesso alle Camere anche per poter aprire un’indagine su un parlamentare (permesso quasi sempre negato). A chiederlo, all’indomani del rigetto delle autorizzazioni a procedere per Craxi, furono due mozioni:
-una firmata da Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Castelli;
-l’altra da Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa;
-di quei sei,cinque sono oggi ministri del governo Berlusconi.
I tre leghisti parlavano di “inaccettabile degenerazione nell’applicazione dell’immunità parlamentare trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio con conseguenze inaccettabili e aberranti che vanno eliminate al più presto.”
I tre missini scrivevano: “l’uso dell’immunità e soprattutto l’abuso del diniego dell’autorizzazione a procedere vengono visti…come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia”.
Il relatore della legge che abrogava l’immunità era Pier Ferdinando Casini che, il 12 maggio’93, disse alla Camera: “il principio del princeps legibus solutus è medievale e quindi superato. Se vi è istanza di eguaglianza, quindi, essa deve riguardare in primo luogo gli autori della legge”.
Il 12 ottobre la Camera approvò con 525 sì, 5 no e 1 astenuto.

Manipolazione

27 dicembre 2009 Lascia un commento

Rimango ogni giorno più allibito da quello che ci propinano in televisione, con messaggi subdoli, subliminali, tesi ad ingenerare false convinzioni e in definitiva, a veicolare una falsa rappresentazione della realtà che ci circonda.
Già a metà degli anni 50 del secolo scorso, fu avviato da parte degli Stati Uniti, il progetto MKULTRA (conosciuto anche come MK-ULTRA). Si riferisce ad una serie di attività svolte dalla CIA tra gli anni cinquanta e sessanta che aveva come scopo quello di influenzare e controllare il comportamento di determinate persone (cosiddetto controllo mentale). Il progetto non è mai stato reso ufficialmente pubblico dalla CIA, ma vi sono varie testimonianze dirette che riferiscono di esperimenti condotti da personale dell’intelligence. Tali esperimenti prevedevano la somministrazione dell’ipnosi, sieri della verità, messaggi subliminali, LSD ed altri tipi di violenze psicologiche su cavie umane.
Si suppone che uno degli scopi del progetto fosse quello di modificare il livello di percezione della realtà di alcune persone, costringendole a compiere atti senza rendersene conto; una delle ipotesi vuole che la CIA fosse interessata alla possibilità di creare degli assassini (Hashascin) inconsapevoli.
Nel 1977, grazie alla legge sulla libertà di informazione, furono derubricati alcuni documenti che testimoniavano la partecipazione diretta della CIA al programma MKULTRA.
Il progetto fu portato all’attenzione dell’opinione pubblica per la prima volta dal Congresso degli Stati Uniti e da una commissione chiamata Rockfeller Commission. Tale commissione pubblicò un documento che recitava:
« Il direttore della CIA ha rivelato che oltre 30 tra università e altre istituzioni sono coinvolte in un programma intensivo di test che prevede l’uso di droghe su cittadini non consenzienti appartenenti a tutti i livelli sociali, alti e bassi, nativi americani e stranieri. Molti di questi test prevedono la somministrazione di LSD. Almeno una morte, quella del Dr. Olson, è attribuibile a queste attività. »
Il progetto Mk-Ultra fu ordinato dal direttore della CIA Allen Dulles il 13 aprile 1953, al fine di contrastare gli studi russi, cinesi e coreani sul cosiddetto controllo mentale (mind control), ovvero sul controllo della psiche delle persone. Questa tecnica poteva portare numerosi vantaggi per gli USA, come ad esempio la creazione di assassini inconsapevoli o il controllo di leader stranieri scomodi (come ad esempio Fidel Castro).
Nel 1964 il progetto fu rinominato MKSEARCH in quanto si stava specializzando nella creazione del cosiddetto siero della verità, sostanza che sarebbe poi stata usata per interrogare esponenti del KGB durante la guerra fredda. Dato che quasi tutti i documenti riguardanti l’MK-ULTRA sono stati distrutti dall’allora direttore della CIA Richard Helms, è praticamente impossibile poter ricostruire tutte le attività svolte nell’ambito di questo progetto.
Gli esperimenti .
La stessa agenzia ha successivamente riconosciuto che quei test avevano una debole base scientifica e che gli agenti posti all’esecuzione e controllo degli esperimenti non erano ricercatori qualificati.
I documenti recuperati fanno presupporre, con un sufficiente margine di certezza, che la CIA abbia usato radiazioni e LSD al fine di controllare le menti delle cavie. Le vittime erano dipendenti della CIA, personale militare, agenti governativi, prostitute, pazienti con disturbi mentali e gente comune; il tutto con lo scopo di verificare che tipo di reazione avessero queste persone sotto l’influsso di droghe e altre sostanze.
Il Dottor Sidney Gottlieb, l’ideatore di tutti gli esperimenti, era solito anche torturare le vittime aggiungendo alla normale dose di droga anche rumori molesti o costringendoli ad ascoltare frasi offensive a ciclo continuo.

(Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_MKULTRA)