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Posts Tagged ‘operai’

Il calzolaio

15 ottobre 2010 Lascia un commento

Mio padre era un artigiano calzolaio. Sapeva fare un paio di scarpe partendo dal rotolo di cuoio fino ad arrivare alle stringhe. […]
Preparava da solo tutti i pezzi della scarpa e utilizzava tutti i materiali adatti a fabbricarla: cuoio, filo, pece, setole, cera, chiodi; si serviva di tutti gli attrezzi nella loro diversità.
Era l’assoluto padrone della sua vita, come un uomo degno di questo nome deve essere. Eppure vedete che mestiere umile!
Quando la città dove lavorava non gli piaceva più, se ne andava. Quando il paese dove arrivava gli piaceva, ci restava.
Voleva leggere: comperava libri. Voleva ascolate musica, la ascoltava.[…]
Se voleva mandare al diavolo il suo padrone… lo mandava al diavolo; e per farlo non aveva bisogno nè del sindacato, nè di riunirsi con diecimila operai; glielo diceva in faccia, da uomo a uomo.
Cosa doveva temere? Aveva un mestiere; era capace e sicuro di mangiare e vivere ovunque.
Dal punto di vista della cultura generale, era mille volte più colto di tutte le case della cultura.
Non lo vidi mai umiliarsi davanti a nessuno. Per tutta la vita fece quel che volle, finché arrivo la guerra.
L’artigiano calzolaio ora è diventato un operaio calzolaio. Lavora da Bata.
Sa cucire un rinforzo. Mio padre ci metteva due ore per cucire un rinforzo. L’operaio di Bata ci mette appena mezz’ora. E’ più abile di mio padre, ma sa fare soltanto questo.
Non sa fabbricare una scarpa intera. […] Sfortunatamente per lui, nessuno al mondo ha bisogno di un rinforzo; si ha bisogno di scarpe finite.
L’operaio non può lasciare la sua sedia da Bata. Se se ne andasse, non potrebbe vivere. Non ha più un mestiere che gli dia da vivere ovunque.
E’ costretto a rimanere lì. E’ prigioniero e la sua faimiglia è prigioniera. […]
[L’artigiano] ha perduto la libertà. Il denaro lo ha assoggettato. Gli sono rimaste due cose da fare: diventare di Bata il gran padrone, e lo chiamerà successo, oppure diventare l’operaio di Bata, e lo chiamerà fallimento.
Dall’uno e dall’altro lato, avrà perduto le sue autentiche ragioni di vita.
Jean Giono, Lettera ai contadini sulla povertà e sulla pace (1938), pp 80-82

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Ero tornato da poche ore..

5 agosto 2010 Lascia un commento

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).
Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.
Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.
Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.
Odorava di dignità.
Luca Mazzucco