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Posts Tagged ‘razzismo’

Fine di un troglodita

7 aprile 2012 Lascia un commento

Finalmente esce di scena, travolto dagli scandali, uno dei tribuni del popolo più rozzi e imbarazzanti che abbia mai avuto il nostro paese, che pure ci ha fatto ripetutamente vergognare per la levatura personale, morale e politica della sua classe dirigente.

Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio. E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.

Quello che molti indicavano come un “politico finissimo” era ed è, in realtà, soltanto una persona sgradevole e volgare, i cui unici argomenti dialettici non andavano oltre il dito medio continuamente alzato verso l’interlocutore, e il vaffanculo continuamente biascicato come un mantra.

Il cosidetto “programma politico” della Lega, d’altronde, era all’altezza di questa bassezza, e si limitava al protezionismo nei confronti dei piccoli commercianti e dei piccoli coltivatori e allevatori diretti, condito da anacronistici proclami per la secessione e l’indipendenza di una fantomatica Padania.

Le patetiche cerimonie a Pontida, e le ridicole simbologie solari o guerriere, rimarranno nella storia del kitsch, a perenne ricordo delle camicie verdi: versione di fine secolo delle camicie nere o brune della prima metà del Novecento, e ad esse accomunate dall’ottuso odio razziale e xenofobo.

Che un movimento e un leader di tal fatta abbiano potuto raccogliere i consensi di una parte consistente della popolazione del Nord Italia, era ed è un’ironica smentita della sua supposta superiorità nei confronti di “Roma ladrona” e del “Sud retrogrado”, oltre che una testimonianza significativa del suo imbarbarimento.

Come se non gli fossero bastati luogotenenti quali Borghezio, Calderoli o Castelli, negli ultimi tempi Bossi aveva lanciato e imposto in politica il proprio figlio degenere. E’ un degno contrappasso, il fatto che proprio le malefatte del rampollo abbiano contribuito alla caduta del genitore. E, speriamo, anche del suo movimento.

Padre e figlio possono ringraziare la fortuna che li ha fatti nascere in Italia, e non in Iraq o in Libia, anche se entrambi hanno contribuito a far regredire il nostro paese al livello di quelli. Non li vedremo dunque trascinati nella polvere, e giustiziati sommariamente: ci acconteremo, o accontenteremmo, di vederli sparire con ignominia dalla politica e dalle nostre vite. Anche se le grida di “tieni duro” da parte dei loro sostenitori ci fanno temere parecchio al riguardo.

Fonte:  il non-senso della vita

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Nessun sole nero su Genova!

11 settembre 2011 Lascia un commento

La notizia ha cominciato a circolare verso fine agosto, ma ora rimbalza nel tam-tam della rete. Molti siti e blog se ne occupano diffusamente ( Antonio Ricci; Fisica/mente.net; Il Journal; Giornalettismo; Vergognarsi. Informazione e Satira; Moked , Portale dell’Ebraismo italiano ). Accade che a Genova, città di tradizione operaia e antifascista, sia stata organizzata per il 24-25 settembre prossimi una vera e propria “ adunata ” della estrema destra italiana capeggiata da certo Gaetano Saya, fondatore del Partito Nazionalista Italiano (PNI) , di spiccata matrice nazionalista e fascista. Chi è Gaetano Saya , classe 1956 ? Se cercate di saperlo in Wikipedia non ne verrete a capo, poiché la pagina della Enciclopedia on line risulta “ oscurata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azione legale”. Però ci si può aspettare anche altro e ne sa qualche cosa il giornalista Marco Pasqua di La Repubblica, il quale,avendo pubblicato in agosto quali siano gli scopi e i propositi del PNI, portando alla luce il ritorno sulla scena delle forze reazionarie più bieche, s’è sentito promettere “ un cappio al collo”.. Se poi entrate nel sito di Saya ( il cui linguaggio è una summa di violenza verbale) , di Pasqua si parla come di un soggetto che “ verrà ricordato solo per il nome sulla lapide”…Preciso che i comunicati del capo portano la chiusura in “ Nobiscum Deus”.
Saya, di provata fede e militanza missina, MSI-Destra nazionale di Giorgio Almirante, con trascorsi nei servizi segreti, poi transitante per la Massoneria, quindi oggetto di inchieste da parte della Digos, ha interessato in tempi relativamente recenti la Procura di Milano per propaganda inerente l’odio razziale , nonché la Procura di Genova nel contesto di una indagine su “ forze di polizia parallela”.
Oggi Saya, che ama indossare divise di foggia vagamente nazionalsocialista ( le fotografie sono anche visibili tramite Google) , esibendo assieme cappellone con visiera cordonata, torna alla ribalta on line per propagandare e sollecitare l’adesione al P.N.I. , cosa che i simpatizzanti potranno fare inviando apposito modulo in email. Sul suo sito campeggia un inquietante sole nero stilizzato, contro un’alba rosata…
Il P.N.I. ha diffuso un programma politico in 25 articoli che spaziano in tutto quanto possa esaltare l’ideologia della destra estrema, già condannata dalla Storia. Per la cd. “ liberazione dell’Italia “ si propugna l’uscita dalla UE; la cittadinanza italiana riservata solo ai cittadini di “sangue italiano” , alla cacciata forzata dall’Italia per coloro non italiani che vi fossero immigrati dopo il 1977. E’ prevista la statalizzazione delle imprese, industrie e banche. La stampa dovrebbe essere monopolio soltanto di giornalisti italiani e autorizzata e controllata in caso di stranieri, ma sempre in lingua italiana. Dulcis in fundo è conclamata la pena di morte per “ usurai, profittatori e politicanti”.
Dal suo sito il Capo invoca la lotta dura contro omosessuali ( che vanno allontanati dal Parlamento) , comunisti, zingari e islamici. Nel programma del Partito è previsto per i dirigenti dello stesso persino il rischio della vita pur di realizzare le finalità dell’organizzazione.
Con questi propositi, pertanto, il 24-25 settembre a Genova è programmata la “ prima adunata delle legioni” e si recluteranno i simpatizzanti. Le camicie previste per queste “ legioni” destinate alla “ sicurezza e difesa della patria” sono in colore ocra con una serie di orpelli decorativi, spalline e cinture comprese. Il tutto acquistabile via internet.
Non si sa ancora cosa intendano fare i Responsabili dell’Ordine Pubblico di questa Repubblica ancora democratica , ma non per questo suscettibile di sentir esaltare impunemente principi politici ed etici contrari alla sua stessa essenza. Quella stessa Repubblica che Saya nel suo sito definisce “ cloaca massima” ( in data 9.9.2011).
Di certo si sa che Partiti, Associazioni , gruppi di vario fronte sono schierati all’opposizione più netta contro questa adunata. E si invoca l’intervento del Prefetto di Genova per stoppare questa iniziativa. La Comunità Ebraica ha fatto sapere di essere pronta ad una contromanifestazione nello stesso giorno e nello stesso luogo del raduno, qualora a livello istituzionale non si volesse intervenire. Da Il Secolo XIX. It dell’8-9-2011 si apprende che la situazione è all’attenzione dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Ministero per le Pari opportunità.
Sia chiaro che qui non si tratta di dover rispettare “ qualsiasi” libera opinione. La legge Mancino ( n. 205/1993) è chiara ed ha messo un paletto preciso ed invalicabile. Ricollegandosi ad un preciso quadro normativo risalente alla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana e alla Convenzione Internazionale di New York del 1966 contro ogni discriminazione razziale ed etnica, la Legge Mancino reprime e punisce chi propaganda ed istiga idee razziste, xenofobe, e di discriminazione etnica e religiosa nonché coloro che diano vita ad organizzazioni ispirate a tali propositi.
Ovviamente , in un momento politico ed economico molto delicato per il nostro Paese, in cui l’attenzione della gente è rivolta ad altre problematiche, è facile abbassare la guardia dell’attenzione verso fenomeni di questo tipo che tuttavia sono sempre disposti a manifestarsi come rigurgiti delle forze più intolleranti.
Non pensiamo siano solo goliardate. Molte persone , soprattutto giovani, non hanno memoria storica e purtroppo la scuola non ha mai fatto molto per diffondere ed istruire circa la Storia drammatica dell’Italia , dal sorgere del Fascismo alla sua radicale sconfitta. Si aggiunga che da decenni la politica berlusconiana ha sempre cercato di avvilire e far passare sotto silenzio sia la Resistenza che la guerra di Liberazione, che soprattutto nel Nord Italia era molto sentita, avendo questa parte del Paese subito le violenze più devastanti dei nazifascisti. Non mi risulta che Berlusconi abbia mai festeggiato un 25 aprile ( e mi farebbe piacere sbagliarmi). Per cui se da un lato le Istituzioni appaiono poco attente al risorgere di queste avvisaglie neofasciste, dall’ altro, poiché le Istituzioni siamo anche noi cittadini, riprendiamoci il ruolo di attenti osservatori e soggetti vigilanti contro ogni iniziativa che miri a far risorgere oscuri ed inquietanti fantasmi contro la libertà del singolo individuo e dello Stato.
Maria Teresa Morini

Dopo Dachau, prima di Auschwitz

12 aprile 2011 Lascia un commento

I tedeschi non cominciarono subito ad ammazzare gl ebrei. Prima dichiararono che non erano cittadini come gli altri, e anzi probabilmente neanche esseri umani. Poi cominciarono a vessarli in tutti i modo, cogliendo qua e là le occasioni per estorcergli del denaro. Nel 1933, “per ragioni di ordine pubblico”, istituirono dei “campi di raccolta” (Konzentration Lager) che presto, per brevità, cominciaronmo a essere chiamati semplicemente “campi” (Lager). Infine, sette anni dopo, esaurito tutto il dibattito e stabilita la piena incompatibilità fra una “razza” e l’altra, fu aperto Auschwitz (1940). Qua l’obiettivo era la “soluzione finale” del problema, visto che tutte le altre soluzioni si erano rivelate insufficienti e, come si direbbe oggi, “buoniste”:

I campi di concentramento in Italia esistono già, e si chiamano campi temporanei di raccolta. Le persecuzioni sono già in atto da molti anni, e così pure la teorizzazione scientifica dell’incompatibilità di fondo fra una razza e l’altra. L’estorsione dei soldi, fra una cosa e l’altra, non è stata assente: il disavanzo Inps è pagato dagli immigrati, e in più di un’occasione (per i rinnovi, per le “regolarizzazioni” e chi più che ha più ne metta) la razza inferiore ha dovuto pagare in moneta la tolleranza della razza eletta.

Manca, finora, la “soluzione finale”. Ma già diciassettemila Untermensch sono stati annegati (per scelta politica: in mare i bianchi viaggiano su regolari traghetti) nel nostro bel mare. Ma, quanto a teorizzazioni, non siamo molto lontani.

Sia Bossi che Goebbels, sia Calderoli che Herr Streicher, hanno fatto capire in più occasioni che la cosa importante, per gli uomini-non-umani, non è di sopravvivere, ma di togliersi di mezzo. “Foera di ball”, si dice in tedesco. Che il resto debba seguire non è una mera ipotesi, ma – ragionevolmente – una probabilità molto forte.

Il regime italiano, come quello tedesco del ’36, avrà forse consenso (e nel nostro caso è molto dubbio, visto che lo vota meno d’un quarto dei cittadini). Ma non è sicuramente legale. Qualunque cittadino tedesco, nel regime di Goebbels, aveva il diritto – e spesso il dovere – di non tener conto alcuno delle ingiunzioni delle autorità, trattandosi di disposizioni illegittime, in violazione delle costituzioni e delle leggi, e soprattutto dei comuni principi della morale umana.

Maroni, Calderoli, Bossi, Streicher e tutti gli altri razzisti non godono di autorità maggiore. I loro ordini non hanno peso, nessun pubblico ufficiale o cittadino è tenuto a obbedire, ed è anzi dovere civico, e doveroso tributo all’onor militare, boicottare apertamente gli ordini disumani. Lo fecero carabinieri, Regia Marina, ufficiali del Re, sotto il fascismo. La loro pietà umana, e il rispetto delle stellette, indicò loro la via del dovere, contro ogni burocratica – ma vile e illecita “obbedienza”.

Son questi i termini della questione. Il regime è illegale, bisogna disobbedirgli apertamente. Non per le Rudy e le Noemi, storie tristi e grottesco che rendono ridicolo ogni italiano nei paesi normali. Ma per la strage voluta, per la criminale teorizzazione e messa in pratica della persecuzione sistematica di una “razza”.

In Libia, in Egitto, in Italia stessa i dittatori e i subalterni responsabili dovranno pagare, quando la legalità sarà ristabilita. Nei Paesi feroci, come nella Germania d’anteguerra, nulla dovrà restare impunito.

A questo nuovo nazismo dovrà corrispondere una nuova Norimberga. Una Corte internazionale che giudichi gli stragisti e i i loro seguaci, non a Ginevra o all’Aja ma in un paese-vittima, a Nuova Delhi, a Brasilia, in una delle potenze democratiche dell’avvenire.

Si ebbe anni addietro un Tribunale internazionale, presieduto da Lord Russell, per i crimini contro l’umanità in Vietnam. Bisogna che personaggi autorevoli, gli scienziati, i Nobel, i sapienti del mondo, assumano un’iniziativa del genere, in attesa di una vera e propria Corte Penale delle nazioni. Nulla deve restare impunito e nulla, fin d’ora, deve restare non denunciato. Perché la politica è finita e quella di oggi – decine di bambini annegati, per volontà di un regime, e forse di una nazione, è un’altra cosa.

E questo è quanto. Avremmo dovuto scrivere delle ultime risultanze giudiziarie, da cui emerge che per la seconda volta consecutiva il Governo della Sicilia è ufficialmente colluso con la mafia. Avremmo voluto scrivere della disperata resistenza dei quartieri poveri catanesi, della rinascita dell’Experia (unico presidio civile, in alcuni di essi, oltre al Gapa).

Ma anche questi argomenti, per quanto importantissimi, passano in secondo piano dinanzi alla drammaticità di questa semplice cosa: viviamo in un regime illegale.

Non è questa o quella legge ad essere violata, lo sono tutte. Non è questo o quel crimine di cui accusiamo il governo, il crimine è lui stesso.

Certo: è “estremistico” dirlo, è impopolare, è rozzo. Ma era impopolare anche a Weimar, era “estremista”. Noi siamo a Weimar, fuor d’ogni dubbio. L’eccessiva prudenza, in quegli anni, creò milioni di morti.
11 aprile 2011 – Riccardo Orioles http://www.mamma.am/

Federalismo in salsa veneta

27 marzo 2011 Lascia un commento

Padova. La denuncia di 14 studenti emiliani: «Cure rifiutate perché non veneti»
Il caso a Montegrotto Terme: 14 alunni del liceo scientifico “Zanelli” di Reggio Emilia vittime di intossicazione. Ma il medico non li visita. Con una staffetta di ambulanze portati all’ospedale di Abano Terme. Protesta della scuola contro l’Usl

MONTEGROTTO. Quattordici studenti emiliani intossicati chiamano la Guardia medica e si sentono rispondere che non possono essere curati perché non veneti. E’ la vicenda denunciata dalle insegnanti del liceo scientifico “Zanelli” di Reggio Emilia, che hanno presentato un esposto ai carabinieri di Abano Terme. I ragazzi infatti sono stati poi portati con una staffetta di ambulanze all’ospedale di Abano e qui curati. Una vicenda che suscita reazioni nel mondo della sanità veneta: “E’ assurdo” dice l’assessore regionale, il leghista Luca Coletto.

La denuncia degli studenti però contrasta con la ricostruzione della vicenda fatta dall’Usl 16, che ribadisce: “Mai rifiutate le cure ai non veneti”

I ragazzi sono rimasti vittime di un’intossicazione alimentare o provocata dall’acqua di una piscina termale. Erano in gita scolastica a Montegrotto: colpiti 14 studenti su 21 di una quarta del liceo “Zanelli” di Reggio Emilia. La scuola emiliana ha intenzione anche di presentare una relazione alla direzione generale dell’Asl 16 di Padova.

”Ho chiesto al dirigente del pronto soccorso di Abano – ha spiegato la vicepreside Lorella Chiesi, subito allertata dalle insegnanti presenti alla gita – Mi ha detto di non essere a conoscenza di alcuna legge di questo tipo, tanto più che la zona di Padova richiama turisti da tutto il mondo”.

Gli studenti erano arrivati in treno a Montegrotto martedì; i pasti erano forniti dall’hotel. A mezzogiorno ai ragazzi veniva dato un cestino da viaggio per il pranzo al sacco, mentre la cena veniva consumata in albergo. Giovedì sera parecchi ragazzi si sono sentiti male e le insegnanti hanno chiamato la guardia medica, sentendosi dire – affermano – questa risposta: “Non possiamo curare i non veneti”, richiamandosi a una legge regionale. Da qui la richiesta di intervento al 118. Dopo alcune ore di visite e cure i giovani sono stati dimessi.

”Il comandante dei carabinieri di Abano – ha aggiunto la vicepreside – mi ha detto che avrebbero fatto accertamenti sia a livello alimentare, sia sulla piscina termale. Interverranno anche i Nas”. Venerdì i ragazzi sono rientrati a Reggio, non in treno ma più comodamente con un pullman, e hanno poi commentato l’episodio su Facebook, con un album fotografico intitolato “Che gita… che finale!”.

L’assessore leghista Coletto: “Interverremo”. ”Non esiste al mondo che in una struttura sanitaria veneta possano essere rifiutate le cure a qualcuno che ne ha bisogno”. L’assessore veneto alla sanità, il leghista Luca Coletto replica così alle accuse rivolte all’operatore della guardia medica di Montegrotto. ”Apprendo la notizia con grande rammarico – afferma Coletto – e assicuro che la prima cosa che farò da subito è quella di andare a fondo di questa vicenda, senza escludere la possibilità di assumere provvedimenti nei confronti di chi si fosse reso responsabile di questi comportamenti’.

Il direttore dell’Usl: “Noi abituati a lavorare con i turisti”. Non nasconde il proprio stupore il direttore generale dell’Ulss 16 Fortunato Rao: “L’ospedale di Abano – puntualizza – è abituato a lavorare molto di più con i turisti che con i residenti, trattandosi di una località che richiama turisti termali da tutto il mondo, e
assicura protezione sanitaria agli ospiti degli alberghi. Avvierò le verifiche per capire cosa è accaduto”.
http://mattinopadova.gelocal.it

Il partito dell’amore -4

12 gennaio 2010 Lascia un commento

Giancarlo Gentilini
“Popolo della Legaaaa La Lega si è svegliataaaaaa Le mura di Roma stanno crollando sotto i colpi di maglio della Lega. La mia parola è rivoluzione. Questo è il vangelo secondo Gentilini, il decalogo del primo sindaco sceriffo. Voglio la rivoluzione contro i clandestini. Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari. Io ne ho distrutti due a Treviso. E adesso non ce n’è più neanche Uno Voglio eliminare i bambini che vanno a rubare agli anzianiiiiii Se Maroni ha detto tolleranza zero, io voglio la tolleranza doppio zero. Voglio la rivoluzione contro le televisione i giornali che infangano la Lega. Prenderò dei turaccioli per ficcarli in bocca e su per il c… a quei giornalisti. Non li voglio più vedere… Voglio la rivoluzione contro le prostitute. Anche loro devono pagare le tasse. Tutti pagano le tasse e devono pagarle anche le prostitute. Voglio la rivoluzione contro quelli che vogliono aprire le moschee e i centri islamici. Qui comprese le gerarchie eclesiastiche, che dicono: lasciamoli pregare. No Vanno a pregare nei desertiiiii Aprirò una fabbrica di tappeti per darglieli ma che vadano a pregare nel deserto. Bastaaaaaa Ho scritto anche al Papa: Islamici, che tornino nei loro paesi. Voglio la rivoluzione contro la magistratura. Ad applicare le leggi devono essere i giudici veneti.
Voglio la rivoluzione contro chi vuole dare la pensione agli anziani familiari delle badanti extracomunitarie. Sono denari nostriiiiii E io me li tengo. Questo è il vangelo di Gentilini: tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri… Ma non avanzerà niente Voglio la rivoluzione contro i phone center i cui avventori si mettono a mangiare in piena notte e poi pisciano sui muri: che vadano a pisciare nelle loro moscheeeee Voglio la rivoluzione contro i veli e il burqa delle donne. Io voglio vedere le donne in viso, anche perché dietro il velo ci potrebbe essere un terrorista e avere un mitra in mezzo alle gambe. Che mostrino l’ombelico caso mai….
Ho scritto al presidente della Repubblica che bisogna dare un riconoscimento all’usciere di Ca’ Rezzonico che ha vietato l’ingresso alla donna islamica. Io voglio la rivoluzione contro chi dice che devo mangiarmi la spazzatura di Napoli. Io la prendo e la macino e poi se la devono mangiare loro perché sono loro che l’hanno prodotta Io non lo tollero…Io voglio la rivoluzione contro chi vorrebbe dare il voto agli extracomunitari. Non voglio vedere neri, marroni o grigi che insegnano ai nostri bambini. Cosa insegneranno, la civiltà del deserto? Il voto spetta solo a noi. Ho bisogno del popolo leghista.
Queste sono le parole del vangelo secondo Gentilini. Ho bisogno di voi. Statemi vicini. Non voglio vedere questa gente che gira di giorno e di notte. Un abbraccio a tutti, viva la Lega”.

Gentilini ha acquistato una certa fama a livello nazionale ed internazionale per certe sue dichiarazioni xenofobe, omofobe, anti-meridionali e contro la dignità delle donne:
« non c’è posto per romani e meridionali »
« Io gli immigrati li schederei a uno a uno, portano ogni tipo di malattia: tbc, aids, scabbia, epatite… purtroppo la legge non lo consente.»
« Voglio eliminare i bambini dei zingari. »
« Non avrei pregiudizi se riaprissero i casini: mi ricordo in gioventù di certe creole, certe mulatte…Che vuole, le prostitute sono le navi scuola dei giovani! »
Fu riportata da alcuni organi di stampa una in particolare, in cui parlò di “perdigiorno extracomunitari”, dicendo che: « Bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile »
Riguardo all’immigrazione clandestina: « Bisogna sparare sui gommoni e sulle carrette del mare, logicamente non quando sono ancora piene di clandestini, ma sugli scafisti, anche con un colpo di bazooka, i gommoni vanno distrutti, perché, a un certo punto, bisogna puntare ad altezza d’uomo. »
In riferimento ai fenomeni di incontri sessuali di omosessuali che nei mesi precedenti si erano diffusi presso l’area dell’ospedale di Treviso, Gentilini si rende protagonista di alcune affermazioni: «Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili urbani) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili »
Ha poi aggiunto, dopo le numerose critiche e prese di posizioni a proposito:
« Io non ho nulla contro i gay, le prostitute, le lesbiche: ognuno è arbitro del proprio corpo. Non tollero però che queste esibizioni amorose, o altro, avvengano nella provincia di Treviso. Pulizia etnica quindi significa tabula rasa ».

Pier Gianni Prosperini
Sulle copertine dei suoi calendari si definisce «Baluardo della Cristianità, Flagello dei centri sociali e condottiero del Nord» nonché «Difensore della Fede, Eradicatore dei No Global, Protettore del nord». Si è sempre caratterizzato per posizioni molto nette nei confronti degli immigrati, dell’estremismo islamico, così come del riconoscimento legale delle unioni di fatto.
Sugli omosessuali. Polemica c’è stata per delle sue dichiarazioni rilasciate ad Il Giornale a proposito di una manifestazione a favore dei Dico: «Non ho niente contro di loro. Convivano pure. Ma l’omosessualità è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo». Poi riferito al manifestante che esponeva una caricatura del Papa, «Ha visto il fotomontaggio di Benedetto XVI con il dito alzato? Ci provino con la faccia di Maometto se hanno i coglioni! Garrotiamoli, ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia». In seguito ha sostenuto che le sue affermazioni sono state strumentalizzate e distorte
Ulteriori polemiche sono sorte dopo un suo intervento durante un’assemblea d’istituto al Liceo Classico Zucchi di Monza, durante il quale ha affermato che “quello fondato da Hitler era un partito non di destra ma di sinistra, il cui nome NSDAP per esteso infatti era Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori”.

Radio padania
Lunedì. Primo pomeriggio. A Radio Padania sono convinti che l’aggressione di ieri al premier sia il frutto di un clima d’odio che mira a Berlusconi per colpire la Lega. Ed il consueto palinsesto viene modificato per lasciar spazio ad un’esamina degli atti violenti di cui i militanti leghisti sarebbero stati vittime negli ultimi anni.
Quando gli ascoltatori vengono invitati ad intervenire in diretta, giunge una telefonata che, giusto per gettare acqua sul fuoco, propone di sfruttare il momento favorevole (Maroni al ministero dell’Interno) per “mettere le mani addosso ai ‘capi’ dei centri sociali e fargli male, per dare l’esempio”.
La telefonata s’interrompe bruscamente. Un po’ di buonsenso avrà portato il regista a staccare la linea? Macché. “La telefonata purtroppo è caduta”, si lamenta il conduttore. Che non sente il dovere di spendere nemmeno una parola di deplorazione, ma che anzi si compiace di come il senso dell’intervento si sia comunque potuto cogliere.
… Radio Padania Libera, ovvero l’emittente di un partito di governo. Il tutto mentre gli esponenti della maggioranza giocano a recitare il ruolo delle carmelitane scalze a fronte di una “opposizione sobillatrice d’odio.

“Se è vero quello che dice Fini, che il presepe è pieno di extracomunitari, vado a casa e tolgo tutti i pastorelli”
Radio Padania, rubrica dei Giovani padani, 7.12.2009

Nella trasmissione di Massimiliano Orsatti, assessore milanese al Turismo, Marketing Territoriale ed Identità, uno che si duole, poveretto, di come, essendo italiani, “molti zingari se non commettono reati non puoi cacciarli”:

Radio Padania Libera. Un ascoltatore interviene in diretta per dire la sua sulla grave aggressione avvenuta a Roma ai danni di due giovani omosessuali:
“Riguardo a quei culattoni…. io sono contro l’accoltellamento, che è troppo, però due persone dello stesso sesso che si baciano sono una schifezza, quindi due calci nel culo… due calci nelle palle glieli avrei dati anch’io”.
“Chiaramente queste sono le opinioni del nostro amico ascoltatore; chiaramente ognuno dice la sua”, è la reazione del conduttore – una timidissima presa di distanza, che finge di ignorare come quelle parole non costituiscano un’opinione bensì prefigurino un reato.
Quando però a chiamare è un ascoltatore calabrese che si lamenta del modo col quale il conduttore parla dei meridionali, questi non ha un attimo di esitazione, e tronca la telefonata, perché “di simili personaggi non sappiamo proprio cosa farcene”.

Raggiunto l’accordo con resto della maggioranza sul ddl sicurezza (sì a ronde e prolungamento permanenza nei Cie, no a medici delatori), la Lega poteva davvero rinunciare, a ridosso delle elezioni di giugno, ad un po’ di insana discriminazione sanitaria? Certo che no. E così ciò che fa uscire dalla porta del Parlamento tenta di farlo rientrare, in termini diversi, dalla finestra delle amministrazioni locali.
Come? Questa la dichiarazione rilasciata dall’onorevole Ettore Pirovano a Radio Padania:
“Nella provincia di Bergamo stiamo per predisporre un canale preferenziale, al pronto soccorso, per i nostri anziani. In tante province dove la Lega ha il governo del territorio spingeremo i direttori degli ospedali a creare tali canali per la nostra gente”.
E avete notato? Ettore Pirovano non distingue nemmeno più tra migranti regolari e irregolari, ma, tout court, tra noi (italiani? “padani”?) e loro, gli stranieri.
Poco importa, alla Lega, che le Asl siano di competenza regionale: occorre muoversi con disinvoltura, poiché si fa urgente stabilire un’apartheid della -e nella- sofferenza

E’ possibile servirsi di morte, strazio e distruzione per giocare -ancora una volta, anche nel dramma- a soffiare su diffidenze e paure al fine di stuzzicare e sollecitare sentimenti ed atteggiamenti xenofobi? Sì, lo ha fatto Radio Padania, nel fine settimana. In una trasmissione dedicata al terremoto in Abruzzo.
“Vedete, se dovessimo limitarci al cordoglio e al dolore non capiremmo quasi nulla di tutto quello che è accaduto”, ammoniva il conduttore, ovvero il professor Andrea Rognoni, direttore di “Idee per l’Europa dei Popoli”, rivista voluta dall’onorevole Mario Borghezio. In barba all’umana solidarietà -unica nota positiva in occasione di lutti dal sapore collettivo- gli ascoltatori venivano accompagnati in una sorta di viaggio esoterico, che andasse oltre le presunte apparenze fatte di macerie e di sangue, per leggere ciò che davvero questo terremoto avrebbe da insegnare. Che in territorio sismico gli edifici andrebbero costruiti in maniera appropriata e possibilmente con materiale diverso dalla sabbia di mare? Macché, questi sono dettagli da lasciare ad un pubblico distratto che si lascia abbindolare da una lettura superficiale degli eventi. La verità di quanto è accaduto è invece fatta di simboli occulti, di cavalieri templari, di teli sindonici, di elementi archeo-astronomici e di tradizioni celtiche (queste non mancano mai). Perché la città dell’Aquila è costruita seguendo la pianta di Gerusalemme, e la Basilica di Collemaggio, rimasta in piedi per tanti secoli e caduta proprio ora, conserva una lastra da un inequivocabile segno: una torre sormontata da una mezzaluna…. Il sisma come fenomeno premonitore di una delle fissazioni leghiste: l’imminente islamizzazione dell’Europa. L’unica preoccupazione di Rognoni? Vedere quale sarà lo stato di tale pietra profetica una volta tolte le macerie.
A proposito del codice di autoregolamentazione di facebook, invitiamo caldamente il social network a censurare la pagina di Borghezio, in cui (sezione info e interessi personali) lo stesso Borghezio dichiara “Cattolicesimo tradizionalista, lotta contro l’invasione islamica, indipendenza della Padania, Autodifesa Etnica Totale e… xenofobia” (!!!)
(Le conversazioni di Radio padania sono tratte da danielesensi.blogspot.com).

Le parole della lega fanno paura

6 gennaio 2010 Lascia un commento

Se il buongiorno si vede dal mattino prepariamoci a una delle campagne elettorali più ripugnanti degli ultimi vent’anni. Alla faccia del Partito dell’amore di berlusconiano conio, la Lega si sta disponendo ad aggiornare nel modo peggiore il proprio, già orribile, arsenale propagandistico. Un “upgrade” nel segno del razzismo esibito, che non mostra vergogna a rivendicare in pubblico anche le posizioni più estreme, offensive, razionalmente insostenibili. La mozione che i leghisti hanno presentato, nei giorni scorsi, nei consigli di zona – e di cui ha dato conto Repubblica Milano – è il disgustoso antipasto di un escalation. Gli uomini della Lega chiedono “controlli igienico sanitari nelle residenze degli stranieri” e insieme invocano “maggior rigore di fronte al reato di immigrazione clandestina”, invitando – parola dell’assessore regionale al Territorio Davide Boni, i milanesi “doc” a trasformarsi in agenti della Stasi, “segnalando gli immigrati irregolari”. Alla mozione leghista nei Cdz di Milano , per non farsi scavalcare troppo a destra, fa eco il patto stipulato dall’assessore regionale ala Polizia locale Stefano Maullu, Pdl, che invita gli amministratori di condominio a segnalare ai vigili “Il sovraffollamento negli alloggi e i contratti di affitto irregolari”. Precisa, Maullu, di non voler fare “crociate contro gli stranieri”, ma mentre lo dice gli cresce il naso, visto che con tutta evidenza si tratta di una ben poco nobile gara a chi la spara più grossa, sulla pelle degli immigrati. Forma e sostanza di queste trovate non possono essere archiviate come folclore pre elettorale, come trombonate utili a raccattare qualche manciata di voti per poi finire nel dimenticatoio. No: i danni indotti da queste ignominie sono gravi e sempre più irrecuperabili. Invitare i cittadini allo “spionaggio attivo” e alla denuncia verso persone definite “clandestini” che hanno, come unico torto, la mancanza di un permesso di soggiorno è semplicemente spaventoso. A questo porta una legislazione che ha trasformato in reato la presenza fisica del clandestino, che ha trasformato il corpo dello straniero in una minaccia, che ha bollato come criminali i bisogni elementari delle persone: un tetto, un piatto di minestra, un lavoro. Presentare la delazione come comportamento virtuoso è, di per sé, mostruoso e immorale, ma lo è ancor di più se la si associa alla difesa dell’igiene pubblica. Qui, attenzione, i leghisti si stanno avvicinando a larghi passi all’argomentare dei nazisti, dei persecutori degli ebrei e dei “diversi”. Che significa “controlli igienico sanitari nelle residenze degli stranieri”? Di quali pericoli igienici sarebbero portatori gli immigrati? Perché si allude, neanche troppo nascostamente, all’equazione sporcizia-immigrazione? Il livello di desolazione politica, e umana, di chi si fa portatore di un simile armamentario è tale da provocare sconforto, prima ancora che indignazione e rabbia. E però sarebbe sciocco e superficiale pensare che si tratti di bravate. I leghisti questa iniziativa l’hanno pensata e pesata: l’ignobile “white Christmas” di Coccaglio, il paesino dove il sindaco lombard ha invitato i concittadini a denunciare gli stranieri irregolari, non è stata una fuga in avanti. E’ stato il test di una campagna generale da scatenare in vista dell’appuntamento delle elezioni regionali. Sarebbe il caso che il centrosinistra dicesse le cose come stanno: chi invoca l’igiene pubblica contro gli immigrati è un razzista della peggior specie. E chi si porta appresso i razzisti, del razzismo è complice diretto.
“Le parole della Lega fanno paura” di Ivan Berni su La Repubblica del 04/01/2010

Antonio Tabucchi su Le Figaro

3 gennaio 2010 Lascia un commento

Antonio Tabucchi sul Figaro: l’Europa intervenga contro la Lega Nord, o sarà la Barbarie

Quello di augurarsi un qualche cosa è un sentimento complesso; perché non esprime un semplice desiderio. Secondo Freud, la libido, ovvero il desiderio in ogni sua manifestazione, è il motore del mondo: l’uomo è una creatura desiderante. Senza il desiderio di conoscere cosa vi sia al di fuori della caverna, saremmo ancora nella caverna. Ma il succitato tipo di desiderio è affidato a variabili incontrollabili, al caso. Posso augurarmi che tutte le guerre finiscano e che sul pianeta si instauri la pace, che non abbiano a verificarsi guerre nucleari, che una mortale pestilenza si diffonda unicamente tra i trafficanti d’armi, o che io possa vincere alla più ricca lotteria del mondo. Le variabili del mio desiderio, però, nulla hanno a che fare con la statistica: nemmeno al principe di Heisenberg riuscirebbe di determinare la possibilità di riuscita.
Esiste in Italia un partito chiamato “Lega Nord”. Nato recentemente, con all’incirca una base elettorale del dieci per cento, esso fa parte del governo Berlusconi. Senza la Lega, Berlusconi non potrebbe governare. Berlusconi è alleato a partiti dalla connotazione politica di estrema destra. La Lega Nord non dichiara precise connotazioni politiche. Essa ha una base “culturale” neopagana, fatta di croci celtiche e di venerazione del dio Odino e del dio Po, fiume nel quale ogni anno vengono praticati riti di purificazione. La Lega ha diffuso la convinzione che la Lombardia e una parte del Veneto siano terre privilegiate e di sua proprietà. Essa vanta la superiorità della “razza” ariana e detesta le altre (i neri, gli ebrei e, in particolare, gli arabi). Più in generale, detesta tutti gli “stranieri”. Il principio territoriale è quello di Maurras: questa terra è mia perché vi sono seppelliti i miei morti. Cosa tra l’altro inesatta: buona parte del Veneto è terra di emigranti; gli avi, per non morire di fame o per malattia, emigrarono pochi anni addietro, e le loro ossa ora riposano in Brasile, in Argentina, in Canada, in Australia, in Svizzera, in Francia.
L’attuale ministro italiano dell’Interno, Roberto Maroni, è un dirigente della Lega Nord. Uomo di modesta cultura, frequenta le birrerie della sua regione e suona la tromba in un gruppo rock che si esibisce nei locali notturni della Lombardia. In due anni è divenuto celebre per l’applicazione di una feroce legge contro gli immigrati in base alla quale il solo fatto di essere “senza documenti” costituisce, in sé, ontologicamente, un delitto. D’intesa con Berlusconi, ha siglato un accordo con quel gentiluomo di Gheddafi per la costruzione di campi in Libia in cui accogliere i migranti respinti dall’Italia. Tali campi di detenzione che nessuno può controllare sono pagati dal governo italiano, ovvero dai contribuenti.
Il comune di Venezia aveva previsto l’assegnazione di case popolari a famiglie di nomadi (di cui molti hanno la cittadinanza italiana). Quando, a distanza di due settimane, il prefetto stava adempiendo alle proprie funzioni, ovvero stava assegnando gli alloggi previsti, il ministro Maroni, con un decreto autoritario, lo ha rimosso, per rimpiazzarlo con un uomo di fiducia. Le case non verranno più assegnate.
La Lega Nord, recentemente, ha pure diffuso un comunicato denominato “White Christmas”. Non si tratta di un augurio, bensì di una strategia messa in campo a Natale per “arrestare” i neri non in regola. Un rastrellamento. Ovviamente gli operai di colore (in molti lavorano nelle fabbriche del nord), seppur in regola, non hanno osato, nemmeno loro, uscire in strada per guardare le stelle. Non ci sono stelle per i neri, in Italia. E’ il bianco Natale della Lega Nord.

Mi auguro che l’Europa faccia qualcosa. Non so bene cosa. Ciò spetta al Consiglio d’Europa e alla Commissione europea. Sono sempre stato un europeista convinto, lo sanno tutti. Tuttavia mi rendo conto di starmi appellando a uomini che hanno dimenticato i valori dei padri fondatori, come Jean Monnet, De Gasperi, Spinelli, Adenauer. L’idea europea dei padri fondatori era alta e nobile, indipendentemente dai loro ideali politici. Gli attuali responsabili dell’Europa, è evidente, hanno poco di nobile e molto di economico: la loro etica è distratta dalla compatibilità. Eppure solo pochi anni fa un presidente della Repubblica francese, Jacques Chirac, proponeva sanzioni contro l’Austria a causa di dichiarazioni razziste di un suo rappresentante, Jorg Haider. Ma quelle di Haider erano parole. Ciò che sta succedendo in Italia, sono fatti. L’Europa ha una grande responsabilità, ma sembra ignorarlo. Fa finta di non rendersi conto di ciò che si sta verificando in Polonia, in Ungheria, in Romania, in Italia. Ma se essa ignora deliberatamente ciò che sta avvenendo in Italia, qualcosa dovrà succedere. E’ inevitabile. E’ nella logica della storia. Un uomo non bianco (ne basta uno solo) avrà forse un giorno un coltello per difendere il proprio corpo e la propria dignità. E lo utilizzerà. E capiterà come a Soweto. Non è ciò che mi auguro. E’ al contrario ciò che mi preoccupa, che mi allarma, che mi fa paura, e che mi abbatte.
In Europa, oggi, come nel ghetto del Sudafrica o nella Berlino hitleriana. Le pare ammissibile, Signora Europa?
Antonio Tabucchi, Le Figaro, 30.12.2009
(traduzione di Daniele Sensi) danielesensi.blogspot.com

Stranieri

3 gennaio 2010 Lascia un commento


Difendevo uno straniero, persona offesa in un procedimento penale per lesioni personali colpose. Un processo che non presentava particolari complessità, anche perchè si era deciso di agire separatamente in sede civile per il risarcimento dei danni e lo straniero aveva ottenuto giustizia. In fase dibattimentale il Giudice chiamava a deporre la persona offesa in qualità di teste. Durante la testimonianza il cliente narrava puntualmente e con dovizia di particolari i fatti oggetto del procedimento. Arrivati al nocciolo, aiutato da un interprete, il cliente riferiva che l’imputato era (anche) sprovvisto di assicurazione per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli. Al che il Giudice gli domanda: ” ma lei è assicurato? ”
Immagino volesse valutare la credibilità del teste, ma in taluni casi, meglio attenersi all’insegnamento di quel ministro francese ” surtout pas trop de zèle”..

Ho cambiato idea sull’Italia

31 dicembre 2009 6 commenti

Ho cambiato idea sull’Italia.
Articolo pubblicato giovedì 24 dicembre 2009 in Gran Bretagna. [The Guardian]

La mia storia d’amore con l’Italia è finita. L’idillio non c’è più. Ora vedo il Paese per quello che è veramente : razzista, di destra e corrotto.
Mi sono chiesto a lungo come iniziare questo articolo che spiega come mai ho cambiato idea sull’Italia, come mai nel corso dell’ultimo decennio il mio sdegno sia cresciuto sempre di più nei confronti di un paese e di una cultura che prima mi deliziavano così tanto, e come mai adesso non m’importa quasi per niente se un giorno tornerò a mettere piede su quella terra. Ma non avrei dovuto preoccuparmi, un articolo pubblicato dal Guardian mi ha dato lo spunto.
Il reportage di John Hooper su Coccaglio, paese vicino Brescia, raccoglie la maggior parte di quello che non va nell’Italia moderna in un pacco natalizio, confezionato con carta regalo molto particolare e chiuso con un meraviglioso fiocco come solo gli italiani sanno fare. Hooper ci racconta come il Natale a Coccaglio sia segnato da una ricerca condotta casa per casa per scovare immigrati irregolari (ovvero neri). La retata, promossa dal consiglio comunale locale controllato dalla Lega Nord, è stata ufficialmente denominata Operazione Bianco Natale e finirà, oh oh oh, il 25 dicembre. Un consigliere di Coccaglio ha dichiarato che il Natale è una festa dell’identità cristiana, non una celebrazione dell’ospitalità. L’intera operazione è stata salutata e appoggiata dal governo di Silvio Berlusconi.
Essendo un europeo del nord, sono cresciuto con la propensione nordeuropea a innamorarsi dell’Italia, un paese dove c’è tepore al posto di freddo, luce al posto di buio, estroversione al posto di introversione, passione al posto di repressione. Visitare l’Italia, come ho fatto per un bel po’ di anni della mia vita, voleva dire entrare nel mondo dei sensi, in un posto dove il cuore ha la meglio sul cervello, dove la bellezza prende il posto della bruttezza e dove la naturalezza sciolta e tollerante rimpiazza la severità abbottonata del mondo protestante. Col passare degli anni mi sono interessato alla lingua, all’arte, alla storia e ovviamente anche all’opera e alle donne. Sono rimasto affascinato anche dalla politica. La sinistra italiana sembrava possedere un modo tutto suo, colto e acuto allo stesso tempo, di vedere il mondo e il proprio Paese. Era una combinazione accattivante di socialismo e stile. Mi pareva che a Bologna avessero inventato la città moderna perfetta, combinando dinamismo intellettuale, un’amministrazione locale straordinaria e alcuni esempi della cucina migliore d’Europa. Come tanti altri della mia generazione, mi sono bevuto tutto quanto e mi chiedevo come mai noi inglesi non potessimo somigliare un po’ di più agli italiani.
Ma questo era tanto tempo fa. Adesso vedo le cose in maniera diversa. Sarebbe facile scaricare tutta la colpa su Berlusconi, sulla sua personalità grottesca, sulla sua corruzione, sulla sua mancanza di vergogna e sul suo razzismo , e fino ad un certo punto, certamente, lo faccio. Ciò che George W. Bush ha fatto per la reputazione mondiale degli Stati Uniti, Berlusconi l’ha fatto per la reputazione dell’Italia. Tuttavia, c’è una grossa differenza: l’ascesa di Bush ha reso possibile l’ascesa correttiva finale di Barack Obama. In maniera opposta, l’ascesa di Berlusconi sembra autoalimentarsi e sembra portare l’Italia sempre di più verso una politica controllata e dominata dai media. A volte ho paura che questo sia il nostro futuro anche nel Regno Unito se non staremo attenti. Il mio quiz natalizio per i lettori è questo: chi potrebbe essere il Berlusconi britannico?
Torniamo in Italia. Quando gli osservatori inglesi guardavano gli Stati Uniti un decennio fa e si chiedevano come avessero fatto ad eleggere qualcuno come Bush, c’era almeno una chiara risposta psefologica alla loro domanda (la quale non era semplicemente la risposta ovvia che nel 2000 non l’avessero eletto). Gli americani hanno scelto Bush due volte perché gli elettori americani, soprattutto i maschi bianchi, sono tendenzialmente, sia culturalmente sia politicamente, più a destra dei votanti maschi e bianchi nella maggior parte d’Europa.
Ci dobbiamo porre una domanda simile sugli italiani. Come hanno potuto eleggere Berlusconi, farlo una seconda volta e poi una terza? L’hanno fatto, sospetto, per le stesse ragioni psefologiche degli americani che hanno scelto Bush. Ripercorrendo gli ultimi 150 anni di storia italiana possiamo notare lunghi periodi di governo della destra, seguiti da un breve periodo di catastrofi e, successivamente, una riconferma della destra. L’Italia non è mai stata quel paradiso liberale di cui si illudono qualche volta i progressisti europei. In realtà è un Paese in cui c’è una maggioranza di destra. È molto più corrotto, depravato, razzista e anarchico di quanto i turisti di classe media, pieni di fantasie ispirate da EM Forster e che vedono solo quello che vogliono vedere, possano immaginare. Coccaglio non è un mero correttivo di tutto questo. L’Italia è così. Dimenticate l’Italia di Dante. Dimenticate l’Italia di Verdi. Dimenticate l’Italia delle vostre fantasie. Benvenuti nell’Italia che definisce una retata contro gli immigrati ‘Operazione Bianco Natale’, nell’Italia che dichiara che il Presidente degli Stati Uniti ha una bella tintarella, la stessa Italia che poi si mette anche a ridacchiare di queste cose.
Articolo originale “I’ve changed my mind about Italy” di Martin Kettle

Razzismi

30 dicembre 2009 Lascia un commento

C’è un limite che perfino la Lega, a Roma, oggi non può superare.
L’emendamento che introduce la cassa integrazione differenziata e che ha fatto gridare alle leggi razziali però è solo un aspetto della politica discriminatoria che a livello locale diventa implacabile. Lo dimostra ad esempio il caso di Brignano Gera d’Adda, comune in provincia di Bergamo, che ha stabilito aiuti per i disoccupati purché non siano stranieri. I sindaci sceriffo, a volte, sono più potenti dello Stato. Le ordinanze comunali anche se definite discriminatorie e anticostituzionali vengono regolarmente applicate a suon di multe e non solo.
Welcome to Padania! Dove il Pdl ha firmato delega in bianco alla Lega, che impera, sul tema dell’immigrazione. Dove la stessa determinazione che sarebbe necessaria per perseguire e punire i delinquenti, sempre più spesso, viene usata invece per stabilire e diversificare i confini tra i diritti-doveri degli italiani da quelli degli immigrati. Come si spiegherebbero altrimenti le 800 (più o meno) delibere “dissuasive” nei confronti degli stranieri? Il primato, secondo l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), spetta alla Lombardia con 237, segue il Veneto con 102 provvedimenti, il Piemonte con 63 e il Friuli a quota 17. Pensò bene poi il sindaco leghista Flavio Tosi che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera spiegò che “gli unici diritti inalienabili sono quelli che riguardano la sopravvivenza”. Esclusa ad esempio l’istruzione perché “riconoscerla significa ammettere il diritto ai clandestini a una permanenza senza limiti”. Rimanendo sulla scia dell’educazione-istruzione è certamente da ricordare il bando pubblicato dalla provincia di Sondrio che prevede l’assegnazione di alloggi per i soli studenti valtellinesi. Scelta cassata anche in sede di Commissione europea oltre che in tribunale; ma poco importa.
Dall’università ai bambini il passo è breve: bonus bebè nazionalisti (che hanno fatto scuola a Milano e Brescia) ma anche rimborsi spese per cure dentistiche e oculistiche (dai zero ai 19 anni) ai soli italiani come previsto dall’ordinanza del comune bergamasco di Brignano Gera d’Adda. A Romano d’Ezzelino (Vicenza) il sindaco ha escluso i bambini extracomunitari dai bonus scuola mentre due anni fa ha consegnato i pacchi della Croce Rossa solo a residenti italiani.
Adro, nel bresciano, e un paese milanese puniscono invece i figli delle famiglie straniere morose sulla retta della mensa scolastica: non paghi? Non mangi! Niente pic-nic nei parchi invece a Brescia (per l’esattezza divieto di sistemarsi in luogo pubblico in modo provvisorio, disordinato e scomposto men che meno giocare a palla oppure a cricket: da pratica sportiva orgoglio dell’impero britannico a simbolo dell’immigrazione. Proseguendo il viaggio nell’Italia della delibere si scopre poi come la tutela del patrimonio artistico passi anche dai 100 euro di multa alla signora immigrata che si era seduta a riposare ai piedi del monumento, la “Bella Italia” (ironia della sorte). Mentre vengono tolte le panchine abitualmente utilizzate dagli stranieri aMonfalcone si apre la guerra allo sputo, si specificò “comportamento comune tra i bengalesi”. Ad Azzano Decimo, sempre in Friuli, ha incontrato ostacoli invece la proposta del sindaco Enzo Bortolotti di permettere la vendita di cous cous, kebab e pollo al curry “soltanto se accompagnati a polenta, brovada e musetto” (tipici della tradizione culinaria locale).
Sul fronte casa a Cernobbio, sul lago di Como, ai futuri sposi in nozze civili la sindachessa impone “ispezioni dei vigili, nelle abitazioni, che dovranno accertare la pulizia di muri e pavimenti e il perfetto funzionamento di docce, bagni e caldaie”. Ma c’è chi obbliga pure gli amministratori condominiali a relazioni sulle presenze abitative di stranieri nei palazzi; chi ancora ha deliberato il divieto ai non credenti di avvicinarsi a meno di 15 metri dai luoghi di culto o approvato nel piano regolatore la possibilità che i cittadini possano fortificare le proprie abitazioni con sistemi come garrite e barriere di filo spinato. Sulla questione cittadinanza la fantasia delle amministrazioni comunali sembra davvero illimitata: il sindaco di Teolo (Padova) ha nominato una commissione per verificare la buona conoscenza della lingua italiana da parte dei nuovi residenti allogeni. A San Martino Dall’Argine, nel mantovano (1800 abitanti e la più bassa percentuale di immigrati della provincia) hanno affisso manifesti per chiedere ai cittadini di “comunicare con tempestività” la presenza di immigrati clandestini. A Gerenzano (Varese) è stato istituito un numero verde al quale chiamare per segnalare presenze sospette mentre a Ospitaletto, comune della provincia di Brescia, è stato richiesto di presentare la fedina penale per diventare nuovo residente.
Tratto da Il Fatto Quotidiano del 12/12/2009

Quel ragazzo senza braccia

30 dicembre 2009 2 commenti

Quel ragazzo senza braccia sul treno dell’indifferenza
di SHULIM VOGELMANN

CARO direttore, è domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po’ tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia.
Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent’anni.
Si parte. Poco prima della stazione di (…) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: “No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap”. Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l’umiliazione ripete “Handicap, handicap”.
I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato.
La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no.
Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po’ più di compassione.
Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c’entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia “deposizione”, il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. “Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?” chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: “C’è l’assistenza”. “Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service” ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l’andata l’Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. “E lo sa perché?” ho concluso. “Perché quelle persone le braccia ce l’avevano…”.
Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l’evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap.
La risposta del capotreno è pronta: “Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!”. E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (…). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell’espressione del viso o nell’incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: “Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare”. Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante.
Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l’impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno.
Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. “Perché mi hai offesa”. “Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?” le domando sempre più incredulo. Risposta: “Mi hai detto che sono maleducata”. Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno.
Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (…). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.
L’autore è scrittore ed editore. La Repubblica.it

Bianco Natale

27 dicembre 2009 Lascia un commento

“Brescia, il comune leghista di Coccaglio lancia l’operazione “White Christmas”. I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari: chi non è in regola perde la residenza
Un bianco Natale senza immigrati. Per le feste il comune caccia i clandestini
Obiettivo: “Far piazza pulita” dice il sindaco. E l’assessore alla Sicurezza afferma “Natale non è la festa dell’accoglienza ma della tradizione cristiana”.

BRESCIA – A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L’amministrazione di destra – sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl – ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l’operazione “White Christmas”, come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.
Un nome scelto proprio perché l’operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l’ideatore dell’operazione, l’assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità“. È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. “Se non dimostrano di averlo fatto – dice il sindaco Franco Claretti – la loro residenza viene revocata d’ufficio”.
L’idea dell’operazione intitolata al Natale nasce dopo l’approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell’Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. “Da noi non c’è criminalità – tiene a precisare Claretti – vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia“.
A Coccaglio fino a giugno e per 36 anni ha governato la sinistra. “È solo propaganda – dice l’ex sindaco Luigi Lotta, centrosinistra – Io ho lasciato un paese unito, senza problemi d’integrazione. L’unico caso di cronaca degli ultimi anni, un accoltellamento tra kosovari, nemmeno residenti da noi, c’è stato sotto la nuova amministrazione”.
L’idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città. “Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov’era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa”, replica Abiendi, che si definisce “tra i fondatori della Lega Nord, nel 1992″. Poi enumera i risultati dell’operazione “Bianco Natale”: “Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli irregolari sono circa il 50% dei controllati”. E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini, due (Castelcovati e Castrezzato) l’hanno già copiato. Lo scorso 24 ottobre, alla prima convention di sindaci leghisti, a Milano, la “White Chistmas” ha avuto l’appoggio convinto dello stato maggiore del partito. “Il ministro Maroni è un uomo pratico – dice ora Claretti – ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici”. Sul riferimento al Natale, il sindaco accetta le critiche. “Forse è stato infelice. Ma l’operazione scadrà proprio quel giorno lì”.
La Repubblica.it

Natale multietnico a San Torpete.
Natale 2009 a San Torpete assume un valore non solo religioso, ma anche «politico» perché vuole essere una risposta ferma e forte all’eresia leghista che, sulle spoglie di un paganesimo finto celtico con i riti sbilenchi al «dio Po», vuole costringere il «fatto centrale» del cristianesimo a «White Christmas», cioè ad episodio razzista e strumento di esclusione. A San Torpete la Madonna quest’anno partorisce non uno, ma tre, dieci, mille bambini di ogni colore e cultura perché nessuno può essere escluso dalla mensa della dignità, della cittadinanza, del rispetto e del diritto. Ogni uomo e ogni donna, di qualunque nazione, cultura e provenienza sono soggetti di diritto e di doveri, tutelati dalla Costituzione italiana e dalle Carte universali dei diritti. Escludere una sola persona significa espungere il Bambino Gesù da se stesso perché quel Bambino che è nel presepe è un palestinese, è un ebreo, è un orientale e non è mai stato un bergamasco, un varesotto e tanto meno un leghista o un berlusconiano. Egli è esattamente il contrario di tutto ciò che questi scampoli di inciviltà rappresentano e propugnano. Dal punto di vista cattolico, se insistono nel dichiararsi tali, sono eretici e sacrileghi e non possono celebrare il Natale cristiano che per sua natura è universale, cioè «cattolico». Dispiace che i vescovi invece parlino sempre in generale, finendo per adeguarsi alla bisogna. Non è tempo di diplomazia istituzionale: è tempo di gridare sui tetti la profezia del Vangelo.
Per accogliere i Gesù Bambini che nascono a San Torpete, chiesa aperta sul mondo senza confini, come la sua storia millenaria testimonia.
San Torpete, contro ogni particolarismo offre l’armonia dei colori di mille Gesù Bambini; contro la grettezza della politica dominante presenta la Bellezza della Letteratura; contro la bruttezza di voci stridule e sincopate, libera il suono della musica antica che si fa preghiera; contro il gracidare di uomini e donne superficiali propone la voce di due attori che declamano il cuore del mondo. Dice Gesù a noi e a chi vuole incendiare le moschee: Non celebrate la mia, perché io sono da sempre, celebrate piuttosto la vostra rinascita di creature nuove, civili e coerenti. Anch’io sono straniero senza documenti.
Per gli emarginati, la rinuncia alla battaglia è una risposta all’arroganza delle cose e delle persone. L’impossibilità di integrarsi in un certo mondo, di vivere relazioni umane, di ascoltare il canto dell’universo, costringe alcune persone a relegarsi in un mondo altro. Don Paolo Farinella

Rixi (Lega Nord): “Don Farinella come un Iman, moderi i toni almeno a Natale”.
Anche questo Natale deve far discutere. Dopo il caso della Moschea nel presepe (anno 2008) di Don Prospero quest’anno è la volta di Don Farinella, parroco di San Torpete a Genova che ha deciso di lanciare una provocazione proprio nei confronti della Lega accusata di razzismo e paganesimo. Farinella ha quindi deciso che molto cristianamente la Vergine Maria quest’anno, non partorirà solo un Bambin Gesù, ma ben quattro, di diversa razza e colore. Il carroccio genovese, non accetta etichette da nessuno, il Natale deve essere un momento di Comunione, non di divisione come vorrebbe Don Farinella, il suo parto plurimo che certo ha poco a vedere con la cultura cristiana, ricorda di più altre religioni, quelle politeiste magari centro africa. La Lega non è un partito confessionale ma è un Movimento composto anche da molti cattolici che hanno a cuore le proprie tradizioni. Gesù si è fatto uomo non per dividersi in una o più razze,ma per rappresentare l’umanità nella sua universalità. La Messa politica –continua Rixi- annunciata per domani alle 21.00 è poi un vero affronto alla tradizione cristiana. Non si deve mischiare politica e religione, questo prete sembra un Iman. Noi -conclude- difenderemo il Natale della nostra tradizione fino in fondo. Non vogliamo accettare provocazioni ma invitiamo il parroco a moderare i toni, almeno a Natale. Ci auguriamo poi che nelle Festività abbia modo di rileggersi le Sacre Scritture.”