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Posts Tagged ‘Tirelli’

Nuovo Ebook

3 dicembre 2012 2 commenti

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Una speculazione ampia e priva di buone maniere. Concetti a volte densi e a volte secchi che non lasciano adito a qualsivoglia opportunismo. Gianni Tirelli affonda il suo bisturi tagliente dentro la sicumera della modernità, e ce ne mostra il corpo malato e in putrefazione.

https://itunes.apple.com/it/book/scritti-alla-fine-del-mondo/id579660548?mt=11

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L’inquietante scricchiolio di un sistema al collasso

15 ottobre 2012 2 commenti

“…un idiota che definisce conquiste le atrocità, e bombe intelligenti, le armi di distruzione di massa – un paranoico che viola ogni principio etico e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, per colmare il vuoto della sua infinita solitudine – masse di poveri invasati e idolatri sottomessi ai miti dell’intrattenimento, e operai dell’Ilva di Taranto che schiattano di tumore per mille euro al mese, nella più totale indifferenza di tutti..”

Ciò che sta succedendo nel mondo, non é una comune recessione legata a fattori finanziari (di varia natura), ma l’inquietante scricchiolio di un sistema al collasso che, giorno dopo giorno, affonda dentro le sabbie mobili del relativismo liberista. Le crisi, presto o tardi passano, ma un corpo dilaniato dalle metastasi di un tumore, muore. Anch’io ho avuto ì miei momenti di crisi, periodi difficili e dolorosi che, grazie a Dio, data la mia buona costituzione fisica, e una visione della vita, ancorata saldamenti a valori, principi e punti di riferimento inossidabili, ne sono uscito più forte e rinnovato di prima. Fortunato? Si – sicuramente, ma anche dotato di solida volontà, consapevolezza e di un’indipendenza mentale eccezionale, che mi deriva da un ossessivo bisogno di verità e di giustizia. (La libertà intellettuale, è quella capacità in grado di trasformare i propri ragionamenti o intuizioni, in conclusioni realistiche. E’ la risultante di un’operazione di bonifica da pregiudizi, egoismi, personalismi e da ideologie).

Gli economisti dichiarano “si avvertono segnali di ripresa!”. Le stesse cose, le abbiamo ascoltate oltre un decennio fa, dopo l’esplosione della bolla finanziaria e del conseguente tracollo, dei listini di borsa. Gli economisti, al pari di androidi (come scienziati, ricercatori, operatori finanziari, studi di statistica e compagnia bella), hanno codificato qualsiasi cosa, trasformando tutto in numeri, al fine di semplificare il processo di verità, ed evitare, così, il confronto con le loro menti aride ed ottuse.
La vita e la realtà, sono ben altra cosa!
La scienza moderna, ha fallito nel suo intento, credendo e fingendo di potere e volere migliorare la condizione di vita degli individui quando, in verità, si è persa nel vortice della sua vanità e nell’auto referenza.
Le sole motivazioni di base, in realtà, sono il profitto, il privilegio e il potere; le fondamenta di sabbia sulle quali si sono edificate le società liberiste relativiste.
Un oceano di menzogne, dalle profondità incommensurabili, finalizzate all’interesse particolare, riproducono le sabbie mobili dentro le quali, le società moderne stanno sprofondando.
Coloro che, per una sorta di codardia intellettuale, ci accusano di catastrofismo, sono gli individui inetti e rammolliti di questo secolo nefasto – ciechi e sordi, di fronte alla lapalissiana tragedia ambientale e morale che ci sovrasta – ignoranti e irresponsabili a tal punto da esserne complici attivi – padri e madri privati dal più remoto barlume di coscienza, per figli senza futuro – sono individui impauriti e spenti, relegati dentro il vuoto delle loro paure – servi e schiavi del ricatto, dell’intimidazione, della retorica e del quieto vivere – vermi aggrovigliati l’un l’altro, dentro un auto compiacimento morboso e nauseabondo; uomini senza palle – donne senza figli – vite senza vita.
In pochi decenni, l’homo sapiens, si è trasformato in una specie di larva, molle e viscida. Mutazione degenerativa! Migliaia e migliaia di anni di evoluzione buttati nel cesso nell’arco di qualche decennio – il maligno, lavora in discesa!

Quella che oggi, definiscono, scienza e conoscenza, è il più estremo atto di profanazione che mai sia stato perpetrato nella storia dell’umanità. L’uomo senza radici del ventunesimo secolo, ha demonizzato e ripudiato quello che era il suo passato, ritenendolo obsoleto, privo di dignità e poco igienico. In verità, non c’é nulla di più lercio e raccapricciante dell’uomo senza radici; un uomo che ha chiamato libertà la licenza, furbizia l’intelligenza, e civiltà la sua schiavitù – una forma di vita che ha devastato il suo habitat e incenerito il suo spirito – un essere schizofrenico che espianta gli organi dai suoi simili per ricucirseli addosso – un imbecille che ingurgita le merendine cancerogene della pubblicità, “fatte come quelle di una volta!!” – un maniaco ossessivo che sa tutto sui pesci, e tutto sui mari quando, di pesci non ce ne sono più, e ì mari sono cloache a cielo aperto – sa tutto dei ghiacciai, quando i ghiacciai marciscono e si squagliano – tutto di ogni cosa, quando ogni cosa si estingue – un mentecatto che manda giocattolini miliardari su marte, in nome di qualcosa che chiama progresso, e aggiunge “presto lo colonizzeremo” – un idiota che chiama conquiste le atrocità, e bombe intelligenti, le armi di distruzione di massa – un paranoico che viola ogni principio etico e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, per colmare il vuoto della sua infinita solitudine – masse di poveri invasati e idolatri sottomessi ai miti dell’intrattenimento, e operai dell’Ilva di Taranto che schiattano di tumore per mille euro al mese, nella più totale indifferenza di tutti – un sistema che sa fare tutto, tranne ciò che serve veramente all’uomo – un sistema cancerogeno che, da cinquant’anni, chiede soldi ai cittadini per la ricerca, e ti ammazza ancora con il cobalto, la radio e chemio terapia. Nessuno vuole sconfiggere il cancro. A sti prezzi!

Nel frattempo, la pubblicità mente, la politica mente, la Chiesa mente, la scienza mente, ì giornali mentono, e ì padri mentono ai figli, in un’orgia di relativismo parossistico dove, gli egoismi e le dipendenze, non trovano ragione, e la paura, generatrice di ogni male e di ogni dolore, ebbra di sangue, sancisce il suo trionfo.
Alla tecnologia poi (che é responsabile di tutta quella montagna di rifiuti mortali che ci sta oramai sommergendo), é dato il compito del suo smaltimento e della bonifica. Sarebbe come chiedere al diavolo che abbiamo assoldato per distruggere, di ricostruire per il bene comune.

In un tale mondo, non c’é posto per la giustizia e la libertà poiché, entrambi, possono germogliare al sole di quelle società, epurate da ogni potere.

Gianni Tirelli

E adesso uccideteci tutti

20 agosto 2012 Lascia un commento

Il vertiginoso declino, delle moderne società, non è da addebitarsi alla portata di fuoco diseducatrice di un liberismo selvaggio che, nel degrado etico e morale, ha suggellato il suo perverso potere, ma al totale immobilismo di una considerevole parte degli individui che, supinamente, hanno accettato in toto l’idea dominante del Sistema. Ma non solo: la sostengono e la difendono a spada tratta, contro chiunque cerchi di sovvertire o indagare lo stato delle cose. Questi ultimi, in breve, vengono definiti complottisti.
Le ragioni che inducono ad un tale atteggiamento, sono molteplici.

a) il rifiuto aprioristico della cultura, intesa come conoscenza, analisi delle circostanze e interazione, finalizzata a verificarne la realtà dei fatti, le sue intrinseche motivazioni e le finalità.
b) l’arbitraria mancanza di consapevolezza e presa di coscienza che, nel non volere e potere vedere, si traduce in attenuante generica, atta a giustificare interessi particolari di natura economica, psicologica e sessuale.
c) la propaganda mediatica che, nella menzogna “repetita juvant”, affina la sua strategia, diventando pratica relazionale.

In un processo, civile o penale che sia, gli avvocati delle due parti, si opporranno l’uno all’altro per dimostrare l’attendibilità e la veridicità delle loro prove e dei testimoni, in un confronto civile e regolato da leggi dello stato. Entrambi non possono, in alcun caso, essere definiti dei complottisti, ma strumenti di giustizia relativa, volti al restauro della verità.
Se questo nostro mondo, la cui immagine raccapricciante è sotto gli occhi di noi tutti, nutre ancora la speranza, di risvegliarsi da un coma che, agli occhi di molti, sembra oramai irreversibile, lo dobbiamo, in primis, ai famigerati complottisti e al loro caparbio desiderio di giustizia e di verità.

I grandi complottisti di un tempo, come i fratelli John e Bob Kennedy, Luter King, e alcuni del nostro più recente passato, come Pasolini, Falcone e Borsellino (per fare nomi altisonanti in aiuto agli ignoranti) sono stati assassinati. Questi simboli e miti eterni, ai quali, i nostri figli devono fare riferimento, hanno pagato di persona, con la vita, per avere complottato contro l’ingiustizia, la menzogna e la collusione fra il potere politico ed economico.

Essere contro le guerre, la fame nel mondo, l’inquinamento del territorio e dei mari, prendere consapevolezza dei danni causati dall’effetto serra, dalla privatizzazione dell’acqua; l’indignarsi per la degenerazione della politica, in affari con imprenditori e criminalità organizzata, tutto questo ed altro, non è un complotto. E’ l’impegno responsabile di cittadini pensanti e con gli occhi bene aperti; individui liberi che, con la forza delle loro idee e la perseveranza dei loro atti, tengono viva la speranza per un mondo migliore e più giusto.

Oggi siamo in tanti ad essere complottisti!!!
Basta girare in rete, su face book e dentro gli infiniti siti e blog impegnati in un’opera di sensibilizzazione unica nel suo genere. Dobbiamo risvegliare le coscienze, dalla letargia indotta dal sistema liberista che, nella schiavitù della mente, attua il suo disegno perverso.

E oggi, la storia si ripete. La nostra, è una moderna resistenza ma priva di connotazioni politiche che, come allora, lotta per la libertà, la verità, il diritto ad esistere e l’autodeterminazione. Quelli che oggi ci chiamano “complottisti”, beneficeranno domani, come allora, di tali conquiste di civiltà, sperando che ne facciano tesoro, per consegnare un futuro dignitoso ai loro figli.

“E adesso uccideteci tutti”, recitava il commovente striscione dei ragazzi di Locri contro la mafia.

Gianni Tirelli

La grande paura – La più potente arma di controllo di massa in uso al Sistema Potere.

6 agosto 2012 Lascia un commento

L’effetto più crudele che la società dei consumi ha prodotto sugli individui, e che più di ogni altro ne condiziona le scelte, si identifica in un disagio psichico invalidante e costante, che ne compromette ogni forma di felicità, passione e sentimento di solidarietà. L’origine di questo stato mentale, si colloca in quella dimensione di grande paura architettata ad arte dal Sistema Potere, in virtù della quale è in grado di influenzare e suggestionare i comportamenti individuali, omologandoli ai suoi interessi particolari e più nefandi.
La paura dell’uomo moderno in quanto, elemento improprio di un habitat in cui non si riconosce, unita alla paura sociale, relativa alla perdita del lavoro, della dignità e dell’impossibilità di provvedere con continuità a tutto ciò che il suo status gli impone, lo costringe alla rinuncia di ogni individualità e identità, dentro un appiattimento di comportamenti e pensieri condivisi per assuefazione, emulazione, deresponsabilizzazione, e come male minore.
Questa eccezionale forma di omologazione, dettata dalla paura, costringe gli individui ad adeguarsi ad una sottocultura dominante, inattiva e monolitica, senza potersi concedere slanci personalistici verso l’esterno, castrando ogni impulso liberatorio e rivoluzionario.
Disperazione e solitudine regnano sovrane nella loro anima e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, aspirano all’immortalità.

La paura di essere additato come “diverso” li fa precipitare in uno stato di angoscia persistente che solo un rientro nell’omologazione, può attenuare. Questo è lo spaccato delle nostre moderne società liberiste, che per tale motivo, non sono in grado di aspirazioni, personalizzazioni e di rivoluzioni.
L’uso politico della paura, poi, brandita come arma, attraverso l’opera di mistificazione della verità e di contraffazione della realtà, si prefigge lo scopo di allertare e dissuadere la gente da scelte personali, incompatibili con le strategie populiste e perverse del potere.
La paura indotta dall’incertezza economica, dalla precarietà del lavoro, dall’assenza di futuro, dal trauma della separazione, e ancora, la paura del diverso, sono tutte moderne e giustificate forme patologiche di paura, indotte da una condizione sociale e ambientale già oltre i ragionevoli limiti della comprensione. Tutte quante insieme, sono l’estensione di quel primario disagio esistenziale che si identifica nella paura della morte.


Un tale stato di cose, non è che risultato dell’assenza di spiritualità, congiunta alla perdita di autonomia, di autosufficienza e indipendenza culturale e, più in generale, di quella autentica libertà che trasforma in civile una società devastata dalla barbarie.
Abbiamo mercificato con il Sistema Liberista Relativista le nostre originarie responsabilità individuali, rinunciando agli indispensabili parametri di riferimento, in cambio di subdole dipendenze, effimera vanità e quotidiana trasgressione. Ci hanno spacciato licenza per libertà, e omologazione per benessere, e tutto questo si è tradotto in paura, incertezza e frustrazione.


Il percorso che ci conduce alla felicità, è immacolato e ininterrotto, come l’acqua del fiume che, dalla sorgente, scorre fluida e limpida, dentro l’alveo del suo destino, per poi sconfinare dentro l’immenso mare delle sue ragioni.
Se un grosso masso, frapponendosi al regolare scorrere dell’acqua, ne interrompe il suo corso, il fiume esonderà, allagando e sommergendo ogni forma di vita circostante. Così, la paura, interviene nella nostra vita, come un grosso masso, che ci preclude ogni vera gioia e speranza. Per questo, ogni comportamento umano che non sottostà a tali principi, tende a produrre scorie mentali e detriti morali che vanno ad occludere, ostruire, le finissime trame di quel filtro che è la nostra coscienza. Mantenerlo pulito è il nostro compito.
Non esistono scorciatoie alternative, al sentiero luminoso della dignità umana! Ogni strategia risulta essere vana e ci allontana ulteriormente dalla felicità, dalla comprensione della vita, in’antitesi con la volontà del Mistero.
La paura, oggi, è il perno intorno al quale ruota la nostra esistenza, condizionando le nostre scelte, i rapporti umani, emozioni e sentimenti.
E’ la paura, l’origine prima della depressione – un tormento esistenziale che affonda le sue radici nella mancanza di autostima e personale gratificazione.
Le società moderne e consumiste sono permeate da questo disagio invalidante, che finisce con l’appiattire e omologare gli individui dentro una condizione di particolare subalternità e, in molti casi, di schiavitù verso l’idea dominante del Sistema Liberista Relativista, oggi, unico e solo parametro di riferimento.


I sorrisi smaglianti e commoventi di bambini senza pane e senza acqua e, di altri, affetti dalle più diverse patologie da denutrizione e di natura igienico-sanitarie, sono il prodotto miracoloso di una filosofia dell’anima, applicata al quotidiano dove, la convinzione naturale e logica di un altro mondo, giusto e ricco di promesse, edulcora e sdrammatizza ogni avversità terrena, fino ad accettarla come necessaria. Questo perché, la loro condizione (qualunque sia), non prescinde mai dalla Fede essendo, l’una, complementare all’altra; la fusione di due metalli in una lega inossidabile e indissolubile, impermeabile ad ogni paura e debolezza. Noi occidentali, diversamente, oberati da comodità invalidanti e concentrati a tempo pieno sui modelli di un’esteriorità effimera e voluttuaria, abbiamo tradito i presupposti stessi dell’esistenza, snaturando la nostra funzione primaria di servi del mistero, per precipitare dentro il buio della nostra stupidità.
La paura, coincide con la perdita della speranza e con l’impossibilità di intravedere un futuro.
Questo perché, l’uomo tecnologico si è trasformato in un idolatra, da quarto soldi, in perpetua adorazione di un mondo che ha mitizzato vergogne, menzogne e infamia, a fronte di paura e schiavitù.

Se non siamo in grado di recuperare (e non lo siamo) tutte quelle scale di valori e di principi etici, che abbiamo mercificato in cambio di vizio, perversione, indolenza e vanità, la Grande Paura avvolgerà per sempre i nostri cuori e, in nessuna altra dimensione, troveremo conforto ai morsi della nostra disubbidienza.


Gianni Tirelli

Uno sterminio perpretato contro la diversità e le sue ragioni

6 agosto 2012 Lascia un commento

Alfabetizzazione e omologazione, procedono allo stesso passo, e sono le due facce di una stessa medaglia. Spingono gli individui a uniformarsi alle tendenze dell’idea dominante. Un opera di condizionamento e di plagio senza precedenti che, in pochi decenni, ha scardinato ogni preesistente regola e personalismo, e costretto l’individuo a tradire la sua vera natura, per sottomettersi all’egemonia dell’industrialesimo idolatra e alle seducenti sirene del consumismo.
Quella che oggi, impropriamente, definiamo “la cultura”, si è rivelato arido apprendimento; improduttivo e inconcludente.
Quanti giovani, oggi, hanno buttato il loro prezioso tempo, chini sui banchi di scuola, dentro atenei caotici fra, master, stages e improbabili specializzazioni? Quanti hanno rinunciato a vivere, per rincorrere, il mito di una laurea, svuotata di ogni significato e intenzione, per coronare l’ambizione dei loro padri? Quante energie e sudati risparmi, è costato tutto questo?
Meglio sarebbe stato per loro zappare un campo, coltivare patate – raccogliere i frutti della fatica, dando alla propria esistenza, un senso, una dignità e una vera libertà.
Che futuro avranno mai questi ragazzi, quando oggi, il Sistema li ha derubati della capacità di volare, da soli e liberi, incatenandoli all’illusione e alla paura?
Meglio sarebbe stato per loro impastare cemento. Costruire una casa di pietra, sulla collina, fra i sugheri le querce. E poi al tramonto, rincasare, e perdersi nella magia dei sorrisi e garriti di gioia, di marmocchi analfabeti, gonfi d’amore e di sincera meraviglia – e prima di abbandonarsi fra le braccia di Morfeo, ringraziare Dio per tanta felicità, aspettando il nuovo giorno, ricco di promesse, di speranza e di significati.

Il mito dell’alfabetizzazione e della scolarizzazione obbligatoria, sdoganato dal Sistema Bestia come riscatto ad una condizione di ignoranza, accesso alla società civile, e come presupposto per un lavoro dignitoso (mortificando così il lavoro della terra, vera conoscenza, tradizioni, principi e valori), è miseramente fallito.
La perdita di autonomia e autosufficienza, (un tempo, valori fondamentale dell’illuminata società contadina), ci ha relegato dentro una schiavitù senza catene, omologando gli individui e privandoli dei personalismi, immaginazione e slanci rivoluzionari. Per il Sistema una vera pacchia!!

Nelle società del passato, la cultura rappresentava l’insieme della conoscenza di un popolo, delle sue infinite diversità e peculiarità individuali – un perfetto meccanismo logico di interazione positiva e di simbiosi mutualistica, fuori da ogni settarismo socio-culturale e politico.
L’analfabeta, proprio in virtù del suo stato, ha sviluppato particolari e sofisticate caratteristiche, diverse ma complementari a quelle di un qualsiasi acculturato. Così, come il non vedente, amplifica il tatto, l’udito e la sfera della percezione.
Se interrompiamo la catena del reciproco bisogno, tutto perde il suo senso!!!
Ogni essere umano ha un suo ruolo ben definito, come le caselle di un mosaico che in virtù della loro corretta collocazione, conseguono a completare nella sua integrità il “Disegno” originario. In una società funzionale e felice, ogni individuo è portatore di ricchezza, perché il potere ha bisogno del popolo nella misura in cui, il popolo, ha bisogno del potere.
La diversità, come tale, è il presupposto fondamentale e valore ineludibile, senza la quale, nulla potrebbe esistere – baluardo di libertà e giustizia, solidarietà e pietas.

Il Sistema Liberista Relativista, oggi, intende scardinare le logiche imperiture della convivenza, per dare corso ad un progetto di distruzione e di schiavitù, che neppure il peggiore dei regimi, sarebbe mai stato in grado di immaginare. Dunque, prima di sapere scrivere e leggere, avremmo dovuto imparare a pensare, a contemplare e a trascendere, per deliberare le nostre scelte in funzione di solidi punti di riferimento.

Le vere tragedie dell’umanità, si sono concentrate e consumate in questi ultimi cento anni di storia del mondo; prima e seconda guerra mondiale, nazismo, bomba atomica, catastrofe ambientale, biotecnologie, deriva etica e morale e la più devastante (che incorpora al suo interno tutte le altre): il relativismo liberista. L’orrore di tutto questo, non si rifà alla conta, delle vittime sul campo, ma alle modalità, scopi e finalità, che le hanno prodotte, non che alla velocità e livello di crudeltà in cui si sono susseguite. Uno sterminio perpetrato contro la diversità e le sue ragioni.
Un olocausto dello spirito e della speranza che, sulla paura, ha edificato il suo potere perverso, e resa inutile, improduttiva e illogica, la nostra esistenza sul pianeta.

La ricchezza e la qualità della vita di un paese, dunque, non sono relative al numero di laureati che riesce a sfornare, ma bensì, al numero di individui che decidono di occuparsi di ambiente, artigianato, agricoltura biologica, tradizioni e cultura e in una parola sola, di “diversità”.
Oggi puoi scegliere di comprare una laurea così come acquisti un cellulare, e diventare in questo modo, un ulteriore elemento inquinatore, a scapito di chi lavora in tutt’altro senso.
Il lavoro manuale è pulito, gratificante e liberatorio. Concilia l’uomo con la natura alimentando la sua fede in Dio – trasforma fatica in passione e, creatività in gioia e rende fluido e costante quell’impianto etico connaturato regolatore e dispensatore di equilibrio, armonia e sentimento di solidarietà.
Tutto questo si traduce in un naturale timore riverenziale verso il Supremo, dando senso alla nostra esistenza.
La natura, della quale siamo umili servitori, esige da noi tutti, un totale rispetto e, solo attraverso interventi blandi, dolci, correttivi e mai invasivi, ci è permesso di interagire con Lei.
Quando tutti saremo laureati in massa, il nostro sarà un futuro di schiavitù, di dolore e di follia nelle mani insanguinate di potenti commercianti alla mercé di Satana.
Parole al vento le mie!! tutto è ormai alla fine.

Gianni Tirelli

La paura della felicità

12 luglio 2012 Lascia un commento

La paura della felicità oggi, è una vera e propria patologia che coinvolge un numero incredibilmente alto di ragazzi, e non solo, derivante dal trauma di dovere affrontare una condizione alla gran parte dei giovani, sconosciuta.

Dobbiamo inoltre comprendere che, allegria e isteria, non hanno nulla a che vedere con la felicità, ma sono la sua morte. La felicità, quella autentica, è una costante, che prescinde dagli stati d’animo, da sbalzi d’umore e dagli eventi, essendo la stessa legata alla consapevolezza e alla comprensione logica della necessità della morte.
Ho abbandonato la “città degli zombi” per rifugiare in un posto primordiale, così da tenere accesa quell’eccitazione di fondo che da sapore e colore all’esistenza, in mancanza della quale tutto perde significato – quell’appagamento sensoriale che si prova respirando l’aria frizzante del mattino e l’inebriante del crepuscolo – o immergendosi fra le acque immacolate di un torrente – il piacere del buon cibo e del vino, delle notti stellate e del silenzio – il piacere della pace e l’orgasmo prodotto dalla bellezza.
La gente è talmente abituata, assuefatta alla bruttezza, al luridume morale, tanto da averla assimilata come parte integrante e imprescindibile della loro vita. A tal punto che la bellezza, il silenzio e la pace interiore, e più in generale, la felicità, sono vissuti come fattori di dolorosa riflessione e introspezione destabilizzante, tali da condizionare la legittimità delle nostre scelte e comportamenti. Tutto questo, impone una presa di coscienza che costringe l’individuo a mettere in discussione le sue convinzioni (la sua realtà) al costo di, tormento, inquietudine, e disagio esistenziale. Tanto che si preferisce perseverare nell’errore (per comodità) che accettare le conseguenze della verità.

“I profumi, i colori, i sapori, hanno una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo; essa penetra in noi come l’aria che respiriamo – penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, e non c’è modo di opporvisi”. Ma questo accadeva quando la terra era piatta!
Oggi siamo a tal punto assuefatti ai miasmi di questa moderna società putrescente e in simbiosi con il marciume e il lordume etico, morale e ambientale, che riteniamo tutto ciò (rare eccezioni a parte), perfettamente coerente e in linea con i nostri reali bisogni, a tal punto di non essere più in grado di valutarne i pericoli e le degenerazioni. Ed é proprio in momenti straordinari come questi che le vittime cercano conforto fra le braccia del proprio carnefice, ma non solo; lo sostengono e lo acclamano al fine di esorcizzare la loro miserabile e miserevole condizione.
E’ quindi del tutto privo di qualsiasi logica e fondamento il solo immaginare un cambiamento, una riconversione, una rivoluzione, quando i parametri necessari per addivenire ad una reale presa di coscienza, sono stati sacrificati per sempre sull’altare della stupidità umana.
Gli individui, di quest’epoca dissennata, sono così sporchi e marci dentro (nel profondo dell’anima), che non fanno più caso alla sozzura che li circonda. Il loro spirito è defunto e ogni valore e principio, rimossi. Così, delegano al destino e al fato, ogni oggettiva responsabilità, e al Sistema Bestia, ogni loro più intima scelta.

Il fattore ambientale e la qualità delle cose, sono il naturale terreno di coltura della felicità, perché, intrinsecamente, ne possiedono le soluzioni ideali e quel processo alchemico di natura magica, in grado di produrre le condizioni favorevoli alla sua crescita. La contemplazione e la meditazione, diversamente da come molti credono o immaginano, non concorrono alla felicità, ma sono la sua espressione ultima.
La felicità è azione, movimento e passione. La felicità non dorme mai, non riposa, non si appisola, non ha paura e non rimanda a domani, ma è pragmatica, disincantata ed eroica. Non vive il suo tempo ma il tempo infinito. Ama e comprende ogni cosa che sia di questo mondo, senza possederla e custodirla. La felicità vive il presente; dimentica il passato e non lancia lenze nel futuro – pesca fra le acque fresche immacolate della sua ragione, per aprirsi nuda, ai tiepidi raggi, del mistero svelato. La felicità è l’atto di umiltà dell’uomo ragionevole: un uomo che, ai beni effimeri della ricchezza, al potere, e al torpore narcotizzante dell’ozio, predilige piccoli sassi di fiume, levigati dall’acqua, per proteggerli poi come figli.
La felicità è tenerezza, innocenza, bellezza e ironia. E’ lo stupore negli occhi dei bambini, la purezza dei loro sogni e la libertà dei loro pensieri. La felicità si addormenta sulla tua anima, e confonde il suo respiro con il battito del tuo cuore. Come la fede è un bisogno ineludibile e come l’amore ci parla di Dio.
“E così impari che la felicità non è quella delle grandi cose: non è quella che si insegue a vent’anni, quando come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi.
La felicità non è quella che affannosamente inseguiamo credendo che l’amore sia tutto o niente – non è quella delle emozioni forti che fanno il “botto” – quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere, mettendosi continuamente alla prova!
Devi sapere che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose: che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro, i colori del cielo, una poesia, il muso del tuo gatto appisolato sulle tue ginocchia, per avvertire una grande senso di felicità.
Impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole
far brillare gli occhi – che un campo di girasoli sa illuminarti il volto e che il profumo della primavera risvegliarti e ti sorprenderti quando ogni speranza, allora, sembrava annichilita .

Impari che l’amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine benché lontane – impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, guardare una vecchia fotografia, per annullare il tempo e la distanza ed essere con chi ami.

E afferri che tenere fra le braccia un bimbo è una deliziosa felicità, e che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami.
E che c’è felicità, anche in quell’urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia – e che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tu destino, in ogni gabbiano che vola c’è nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston – e così comprendi quanto sia bella e grandiosa la semplicità”.

Gianni Tirelli

Il fantasma della libertà

6 luglio 2012 Lascia un commento

“Ma cos’è questa libertà, parola astratta, troppo usata e abusata, irrisa e mercificata con la quale la democrazia si riempie sempre la bocca? Può esistere libertà senza regole condivise, valori, senza principi etici, e l’ottemperanza di tutti alla legge?
Che tipo di libertà è, quella in cui i deboli non ottengono giustizia, e ai criminali del potere é concessa ogni attenuante, ogni scappatoia, ogni patteggiamento?”

E’ libertà l’aria che respiriamo nelle nostre città, e il concentrato di sostanze tossiche e cancerogene disperse nelle acque dei nostri fiumi, laghi, mari e falde?
E’ libertà questa patetica subdola cultura dell’apparire – l’appiattimento omologante indotto dai programmi televisivi, sponsorizzati da piazzisti senza scrupoli e dai servi dell’orrore?
E’ forse libertà, tutta quella pubblicità cialtrona e menzognera che si scaraventa, senza bussare, dentro le nostre case, ad ogni ora del giorno e della notte, condita e resa piccante da uno stuolo di baldracche in carriera, suadenti sirene che ci invitano ad acquistare consumare merce di nessun conto, senza un reale motivo, bisogno e necessità?
E’ libertà quell’infinità di prodotti ogm e di nessuna qualità, dopati, pompati e contraffatti che troviamo sugli scaffali dei super mercati e che, giornalmente, ingurgitiamo per sopravvivere al peggio?
Sono libertà, la clonazione, la manipolazione, la selvaggia e riluttante pornografia, il traffico di organi, la chirurgia estetica, la pedofilia in rete, il vertiginoso tasso di prostituzione minorile, le morti del sabato sera, l’alcolismo dilagante, la droga sintetica, la depressione imperante, gli stati di panico e l’angoscia esistenziale dei nostri ragazzi?
E’ libertà, la carneficina di tutte quelle specie animale i vegetale che ogni quarto d’ora scompaiono dal nostro pianeta, in forma direttamente proporzionale al numero di scoperte scientifiche?

L’errore imperdonabile e per questo fatale dell’uomo generato dalla fumosa, tossica e caotica rivoluzione industriale, sta nell’avere rimosso e sostituito gli imperituri parametri etici, con altri, di natura psico/patologica e opportunista.
Questa prima opera di smantellamento e di rimozione arbitraria dell’impianto etico originario, ha prodotto, in seguito, quello che, oggi, é un mondo di schiavitù e che alle catene, ha sostituito le dipendenze e l’omologazione .
Via via, poi, affinché il cammino intrapreso non fosse ostacolato da alcun che, ogni tabù è stato superato, mortificato e reso ridicolo e, la morale, la spiritualità e religiosità, svuotate del loro intento riedificatore e di aggregazione solidale.

Che significato i nostri figli, domani, daranno al concetto di libertà quando gli stessi padri sono privi dei reali parametri di riferimento, necessari e indispensabili, al fine di giungere a conclusioni di stampo etico, morale e di vera civiltà?
Il relativismo culturale che le nuove generazioni erediteranno, è la più grande sciagura nella storia dell’umanità. Crederanno davvero che il divorzio e l’aborto siano sinonimo di conquiste di libertà o, non di meno, degli escamotages (oggi platealmente definiti diritti) che, risolvono si, il problema dal punto di vista tecnico, ma ben lontani dal produrre gli anticorpi necessari a contrastare la degenerazione e l’appiattimento della coscienza individuale?
Non è nel trionfo del “meno peggio”, che daremo un futuro alle generazioni a venire!

Crederanno davvero che l’inquinamento delle nostre acque e del territorio sia il risultato del progresso? Che le bombe intelligenti, fatte esplodere sulla testa di persone innocenti, sia la giusta, sola e unica condizione per preservare e consolidare la libertà di tutti? Che il traffico di organi, l’uso di droghe sintetiche, gli abusi sistematici sui minori, la prostituzione dilagante, siano semplicemente i normali e logici effetti collaterali (male fisiologico) di quella medicina (la libertà), in assenza della quale le nostre società sarebbero in preda all’anarchia più totale; il prezzo da pagare per essere liberi? Che la propaganda populista e mediatica di prodotti inutili, inefficaci e dannosi, rientri nelle logiche di una società libera, e che il lordume morale di cui trasudano i programmi televisivi, sia la connotazione (nel bene o nel male), del diritto alla libertà di informazione?
La verità è che siamo schiavi di tutto questo, per avere abdicato alle nostre debolezze e dipendenze, e barattato la dignità e il buon senso in cambio dell’illusione e della seduzione dell’effimero.

“In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri.
Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine, è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei suoi affari privati, i più piccoli partiti possono impadronirsi dei loro diritti. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo, delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio, di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo” – Alexis de Tocqueville, da ” La democrazia in America “, 1840

L’individuo autenticamente libero, é dotato di solida volontà, consapevolezza e di un’indipendenza mentale eccezionale, che gli deriva da un ossessivo bisogno di verità e di giustizia – quell’onestà intellettuale e capacità critica in grado di trasformare i propri ragionamenti o intuizioni, in conclusioni realistiche. La libertà, è un atto di umiltà – quel processo di bonifica interiore che ci libera da pregiudizi, conformismi, dipendenze e debolezze per poi condurci al’essenza delle cose.

Oggi, lo slogan della libertà, è l’ultimo rifugio del populismo e della demagogia di politici malfattori, legati a doppio nodo con potere finanziario, economico e criminale. Sono gli squallidi personaggi del sottobosco culturale, assurti al rango di “Grandi Diseducatori”. Sono i commercianti della comunicazione, che hanno dispensato alle società, ignoranza, qualunquismo e miseria morale.
L’uomo relativo di ultima generazione, é imprigionato in una sorta di schiavitù mentale e passività, che lo ha privato per sempre di ogni impulso liberatorio, di ribellione e slancio rivoluzionario.
Per l’individuo moderno, la libertà, si esprime nell’esasperata necessità di rimuovere dentro e fuori di se, tutto ciò che di scomodo e incomprensibile (sia sul piano culturale che emotivo), tormenta la sua mente infantile. Per raggiungere un tale scopo, fa uso di tutti i mezzi e i modi possibili, surclassando ogni limite etico e deontologico

E’ questa la libertà che erediterà Sofia, la mia piccola, e tutti i bambini del mondo?
E’ forse libertà, tutta quella lunga lista, di infinite e vergognose patologie, figlie maledette di quel Sistema necrofilo, che ha riversato sull’epidermide sociale le scorie tossiche ed insanguinate del suo processo produttivo ?
E’ libera quella Chiesa che assiste muta ad un tale scempio e fa affari di ogni genere con il potere politico ed economico, appartata nei suoi comodi salotti, intenta a rotolarsi fra i fetidi escrementi dell’ozio e del privilegio? No, non esiste schiavitù peggiore di questa libertà.

Al grido, di “libertà, libertà”, uomini e donne di tutte le nazioni, si sono battuti e sono morti; contro la schiavitù e per l’indipendenza, contro il razzismo e per i naturali diritti umani, contro l’invasore, per l’autodeterminazione dei popoli. E non erano potenti altolocati o intraprendenti finanzieri, ma i rappresentanti degli strati più umili e indifesi della società. Il loro sacrificio, ha sradicato e divelto, le ataviche ingiustizie di un potere dominante dove, l’interesse particolare di corporazioni e consorterie si era sovrapposto all’interesse comune. Tali conquiste restituivano dignità all’uomo e assicuravano un futuro di civiltà alle nuove generazioni.
Chi ha memoria di tutto questo, oggi? Quale significato assume, la parola libertà per i nostri giovani, sedotti e abbandonati dalla bestia liberista? Hanno compreso, la differenza che esiste, tra libertà e licenza, loro, le vittime inconsapevoli immolate sull’altare del consumismo imperante e schiavi di una solitudine senza catene ?

Il primo fondamento della libertà, è il potere decidere della propria vita e della propria morte e, chi impedisce questo diritto, è un assassino. La libertà, deve fare i conti con la dignità, che le società moderne, alla luce dei fatti, considerano un optional di alcun interesse pratico. Libertà non può prescindere mai dalla giustizia e viceversa; sono inseparabili e complementari, e condividono un solo cuore e una sola anima.

Dobbiamo recuperare le ragioni per un mondo giusto, ritenendo quelle che oggi, sono impropriamente definite conquiste di civiltà e libertà, una estrema forma di sopravvivenza agli attacchi mortali di una società perversa e senza futuro. Una società che ha corrotto e corroso ogni autentico valore, ribaltandone il suo significato originario; tale da avere trasformato la licenza in libertà, la menzogna in verità, la contraffazione in realtà, e la catastrofe ambientale, in un necessario effetto collaterale (indesiderato), del processo di civiltà.
E’ dall’interno, che dobbiamo intervenire per migliorare la società, sensibilizzando ogni cellula del suo tessuto connettivo, e adducendo agli individui, le loro oggettive responsabilità personali.

La libertà è una meta. Una sconfinata e ineludibile passione che scava nel più profondo di noi stessi – ci lacera e ci travolge, ci innalza e ci inabissa, ci libera e ci incatena per poi farci emergere, stremati, fra le limpide acque di quel delta infinito che è la nostra la consapevolezza.

“Quella che oggi chiamate libertà, è la più forte di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino, scintillando al sole” – Gibran.

Gianni Tirelli

La grande truffa delle assicurazioni auto e della tassa sulla spazzatura

1 luglio 2012 1 commento

Se un cittadino che per 20/25/30 anni non ha mai causato alcun incidente stradale e corrisposto annualmente e regolarmente l’onere relativo alla polizza assicurativa, come è possibile che non abbia diritto alla restituzione (almeno in parte) del denaro versato per tutto questo lungo lasso di tempo? E non si pretendono gli interessi, ma che venga ameno rispettata la regola del, “do ut des”. Anche un bel panettone a Natale sarebbe apprezzabile!
E’ quindi inconcepibile, illogico e fuorilegge, il fatto che l’automobilista assicurato, rispettoso delle norme stradali, concorra sistematicamente al pagamento dei danni procurati da coloro che eludono ogni regola e civile comportamento, in virtù della garanzia totale accordata loro dalla compagnia assicuratrice.
Vista l’esorbitanza del premio assicurativo preteso, è plausibile credere che impugnare una tale istanza di fronte al TAR, produrrebbe i suoi sporchi risultati. Ma a mio parere, la soluzione più giusta consiste nel nazionalizzare le compagnie di assicurazione e, a seguire, autostrade e carburanti.

Vi siete mai chiesti, poi, per quale empirico motivo e singolare logica, ci viene addebitato l’onere relativo alla tassa sulla spazzatura? La risposta va ricercata nella nostra stupidità – nella supina accettazione di norme e regole imposte ad hoc (a fine di estorsivo), e in una vile e totale sudditanza verso il Sistema Potere. Ci troviamo costretti a pagare una tassa su qualcosa che non abbiamo mai prodotto, ne commercializzato e ne propagandato!! Siamo ritenuti colpevoli per avere consumato e pertanto, costretti a pagare il prezzo per un tale “crimine”, mentre loro, i Grandi Spacciatori di monnezza, godono di un’impunità totale.
Siamo stati raggirati per decenni e, come nel gioco delle tre carte, ci hanno fatto credere di essere gli autori di una tale sciagura, e colpevolizzato dei disastri biblici, che la stessa ha causato, causa e che, in futuro, provocherà.
E’ arrivato il momento che i consumatori aprano gli occhi e inseriscano il cervello, per dare a Cesare le responsabilità di Cesare.
Alla luce della verità, è l’industria (Cesare), e non noi, a doversi accollare tutti costi, relativi alla produzione dei rifiuti e del loro smaltimento! Non puoi “buttare il sasso e nascondere la mano!” Tu li produci e tu li smaltisci; diversamente, ti adegui e non li produci!
Assolvere l’industria (sempre e in ogni caso), esimendola ed escludendola a priori, da ogni addebito, perché presupposto di sviluppo, occupazione e di benessere (quale!!!), è il più infame atto di ingiustizia, di ipocrisia e di raggiro sociale del quale, un paese che si definisce civile, si possa macchiare.

E’ triste e penoso il fatto che il consumatore accetti, senza obiettare, il pagamento dell’onere, relativo alla tassa sulla “monnezza”, ritenendolo giustificato e doveroso.
Questa, è una dimostrazione di illusionismo applicato alla realtà, indotto dal Sistema, che gioca sulla percezione falsata che ha il consumatore, di ritenersi responsabile (in prima persona), del problema dei rifiuti, per avere “impunemente” soddisfatto il suo bisogno di acquisto e le sue necessità. Il contenitore che, in seguito, trasfigurerà la sua originale funzione in quella di rifiuto, é il paradigma della colpa e, l’onere di pagarne lo smaltimento, interviene nel consumatore, come elemento di espiazione catartica. Un bel giochino davvero!!!

Questa idea che induce a ritenerci i diretti responsabili del rifiuto (involucro, contenitore o imballaggio che sia) per il solo fatto di avere acquistato il bene, non sta in piedi. E’ solo un ignobile trucco, per allocchi! Tutta questa immondizia che sta soffocando le nostre vite è, di gran lunga, più pericolosa e micidiale di qualsiasi altra droga!
Se vogliamo combattere il consumo di sostanze stupefacenti, dobbiamo risalire alla fonte e arrestare lo spacciatore – se ci limitiamo a penalizzare il consumatore, il problema rimarrà tale. Così l’industria, come lo spacciatore, non può esimersi dalle sue colpe accusando e puntando il dito contro il consumatore, per avere soddisfatto la sua necessità!
I cittadini, di fatto, non sono che le ignare vittime di un grande imbroglio pianificato a tavolino dai soliti quattro papponi, ingordi e disonorati che, ancora una volta, addossano alla cittadinanza i costi derivanti dalle loro turpitudini. Della spazzatura, si deve fare carico chi la produce e non il cliente/consumatore che acquista il bene! E su questo, non si discute.
Noi, non siamo altro che dei semplici “consumatori” (clienti) ma gli “spacciatori”, sono loro: Industriali e imprenditori! Loro che producono tutta questa montagna merda infetta con il beneplacito delle istituzioni e delle organizzazioni deputate al controllo e a fare rispettare le regole. Loro, dagli stomaci famelici e senza fondo, con la botte piena e la moglie ubriaca e puttana – quelli concussi e collusi con la politica, con i banchieri e la criminalità organizzata – quelli che delocalizzano le fabbriche nei paesi poveri per sfruttare e schiavizzare una manovalanza di indigenti alla canna del gas – quelli con i capitali occultati nei paradisi fiscali che festeggiano a mignotte e cocaina alla faccia nostra.
Sono loro i responsabili della crescente disoccupazione e precarietà e della deriva etica, morale e culturale di questo paese! Loro, la peggiore razza che abbia mai calpestato il suolo terrestre.

A questo punto l’industria si deve attenere a tre regole fondamentali e ineludibili, che rientrano nelle logiche di un mercato etico e responsabile:

a) Concepire e realizzare contenitori biodegradabili.

b) Farsi carico, diversamente, dei costi relativi alla loro produzione e conseguente smaltimento.

c) Assumersi l’onere concernente la realizzazione di Inceneritori, discariche, trasporto dei rifiuti, bonifica del territorio e di tutto l’indotto.

Ergo, ci siamo rotti i coglioni di essere trattati alla pari di “bestie ammaestrate” e annuire ad ogni ordine del padrone! Tu li produci e tu li smaltisci; altrimenti, o ti adegui o chiudi bottega!

Gianni Tirelli

Il mio punto di vista sulle cause dei terremoti moderni

5 giugno 2012 Lascia un commento

“Immaginiamo il pianeta terra come una grossa arancia dove, migliaia di sottilissime cannucce, penetrandola, la svuotano, prosciugandola dal suo succo vitale.
Presto, l’arancia, perderà per sempre la sua elasticità originale, trasformandosi in un corpo rigido, vacuo ed estremamente leggero – questo è ciò che succede alla Terra”

Il meccanismo che innesca gran parte dei moderni terremoti, è lo stesso che produce le voragini che si aprono sul suolo della città di Napoli.
L’uomo industriale, per oltre cento anni, ha vampirizzato il sottosuolo terrestre, defraudandolo da gas, petrolio, acqua e minerali.

Questa ininterrotta “operazione sanguisuga”, ha reso la crosta terrestre fragile, vuota e rigida.
In mancanza di questi elementi, che hanno la funzione di ammortizzatori, queste enormi cavità, svuotate del loro contenuto, tendono, alla prima scossa, a implodere su se stesse, dando origine ai moderni terremoti.

Lo stesso fenomeno, in scala infinitesimale, ma del tutto identico, lo possiamo applicare alla città di Napoli e alle sue voragini. Non dimentichiamo, inoltre, che tutto ciò che l’uomo industriale sottrae al sottosuolo, si trasforma – per un processo, di combustione – in CO2 e varie altre formazioni gassose inquinanti che, a tempo debito, innescheranno una apocalittica reazione chimica.
Una seconda parte di quelle che, comunemente, vengono definite risorse energetiche, muteranno la loro originaria natura in rifiuti tossici perenni e quotidiana spazzatura incenerita dentro “moderni forni crematori”.

Questo continuo sottrarre materiale al sottosuolo, trasformato poi in energia, ha reso il nostro pianeta più leggero e la nostra atmosfera più pesante e irrespirabile. A causa di questo squilibrio, le conseguenze saranno presto catastrofiche.

Il “segreto” del Giappone, in virtù del quale si è evitata la catastrofe urbana, sta in tecnologie come i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.

Petrolio, gas e acqua (al pari delle misure antisismiche, adottate per evitare l’implosione degli edifici giapponesi), sono gli ammortizzatori naturali della crosta terrestre, deputati a mitigare gli effetti disastrosi di improvvise scosse telluriche indotte da un processo di assestamento, impercettibile ma continuo, delle placche tettoniche.

Del resto, la stessa struttura ossea dell’uomo, si frantumerebbe in mille pezzi, se non fosse per quel sofisticato e ingegnoso sistema di muscoli, di liquidi e di cartilagini che concorrono a distribuire le sollecitazioni prodotte dalla nostra mobilità, sul resto del corpo. La colonna vertebrale (come esempio) è un tubo semirigido, costituito da una serie di anelli ossei – le vertebre – uniti da dischi ammortizzatori, elastici. Il disco intervertebrale è formato da una porzione centrale, il “nucleo polposo”, che si compone di una sostanza gelatinosa e agisce da ammortizzatore e, senza la quale, ci sarebbe precluso ogni movimento.

Immaginiamo adesso il pianeta terra come una grossa arancia dove, migliaia di sottilissime cannucce, penetrandola, la svuotano, prosciugandola dal suo succo vitale.
Presto, l’arancia, perderà per sempre la sua elasticità originale, trasformandosi in un corpo rigido, vacuo ed estremamente leggero. Questo è ciò che succede alla Terra.

Questa mia tesi che, per nessun motivo al mondo, può essere smentita e, ne io, essere accusato di eccentrico catastrofismo, è il risultato di una ricerca logica e antropologica sulla base di dati concreti e di segnali evidenti e lapalissiani.

La conoscenza e, la comprensione della realtà, si avvalgono dell’intuizione; quella particolare capacità, che esula dalla sfera del profetico per attestarsi come l’estensione sensoriale di una mente libera e liberata da preconcetti, da pregiudizi, da luoghi comuni e dipendenze culturali, storiche e psicologiche.
Tutto questo, filtrato dal raziocinio, produce, come ultimo passaggio, quella che oggi, (una parola che pronunciamo sempre con timore), abbiamo chiamato, “la Verità”.

La fantasiosa teoria, poi, dei terremoti provocati da mini testate nucleari, appartiene a un genere di letteratura che, per indole, preferisco disertare.

Sono ben consapevole di quanto, la stupidità umana, abbia prodotto nel corso questo secolo: guerre, bombe, nazismo, consumismo e relativismo, ma niente che possa competere con la potenza di una natura che non tarderà a sferrare la sua vendetta, su questa umanità insensata che ha voluto sfidarla e deriderla.
Un tempo eravamo api e formiche oggi, siamo sanguisughe e termiti.

E’ partito il conto alla rovescia e, il Sistema, come una bomba ad orologeria, è sul punto di esplodere. Gli individui, della società delle illusioni, ricurvi sulle loro debolezze, paure e, incapaci di qualsiasi rinuncia, si sono resi responsabili e complici di quell’immane tragedia che segnerà un punto di svolta radicale e di non ritorno, nella storia dell’umanità.

La vendetta della Madre Terra, presto, si renderà palese in tutta la sua potenza, violenza e crudeltà, senza sconti, per sancire, ancora una volta, la sua volontà trascendente e la logica suprema delle sue imperiture ragioni. Tutte le centrali nucleari al mondo, per un motivo o per un altro e, causa le interazioni impreviste o predestinate di fattori che esulano dalla nostra capacità di analisi, logica e di comprensione, sono destinate ad esplodere.

Gianni Tirelli

Il sistema di satana

29 aprile 2012 Lascia un commento

“Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria”

In passato, il Maligno, trovava conforto alle sue perversioni, insinuandosi subdolamente nella mente degli uomini e seducendoli con vane promesse di perversa felicità. Oggi, è padrone del loro cuore.
Non è una differenza da poco, ma direi che, in maniera netta, si pone come spartiacque fra il mondo contadino e la rivoluzione industriale, terreno di cultura del suo progetto mefistofelico. Ad un certo livello di malvagità e crudeltà, poi, corrispondono effetti più o meno devastanti. Nell’Apocalisse, raggiungono il loro apice, coronando il progetto demoniaco e, nello sterminio di ogni forma umana e umanoide, consacrano la sua vittoria.

Così, oggi, furbizia e raggiro hanno soppiantato l’impianto etico e l’intelligenza, e assimilate come pratiche relazionali quotidiane; ma non solo, come strumento lecito, fondamentale e irrinunciabile per la sopravvivenza del Sistema di Satana.
Nelle moderne società liberiste, l’illegalità è assurta a regola. Gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e corrotti che, definirle civili, è un autentico contrasto logico. 
Il falso, è un fondamentale del relativismo demoniaco e fratello gemello dell’ossimoro; i due, insieme, sono capaci di innescare tali catastrofi, da fare impallidire il nazismo.
 Oggi, i non valori, commercializzati per poche lire su scala planetaria, hanno soppiantato gli autentici, dell’anima e dello spirito. La famosa torre di Babele, non è metafora dei nostri tempi, ma un dato di fatto, reale e globale.
 L’ossimoro, partorito in quantità industriale, è il germe malefico del relativismo.

Alcuni esempi di moderno ossimoro: certezza scientifica – progresso tecnologico – acqua privata – vita artificiale – nucleare pulito – società dei consumi – certezza scientifica – finanza etica – etica del capitalismo – cattolico divorziato – verità relativa – i ghiacciai perenni si stanno sciogliendo –
La nostra realtà è la sconcertante proiezione di un incubo – una degenerazione morale etica e spirituale, unica nella storia dell’uomo, i cui risultati, sono sotto gli occhi del mondo: la catastrofe ambientale e morale in primis. 
Quale forma di vita, devasta il proprio habitat, trasformandolo in una discarica tossica e maleodorante, e mari, fiumi, torrenti e sorgenti, in cloache infette? 
Abbiamo definito libertà, la licenza e anteposto la furbizia all’intelligenza. Ad una speciale schiavitù (risultato del processo di omologazione), abbiamo dato il nome di democrazia e, chiamato realtà, la contraffazione.
Il falso ha sostituito il vero e quando affermiamo “il progresso sta arrivando anche qui”, in realtà intendiamo dire che la distruzione e la morte sono ormai vicine.
La menzogna e la mistificazione dettano legge. La qualità è stata adulterata, e l’eccezione, omologata e massificata.
Non ci sono domande, nè perché, sulle cause di un di un tale scempio umano, nè attenuanti tese a giustificarne le responsabilità comuni. Tutto questo è opera del Maligno. Ogni capacità di giudizio obiettivo, è stata definitivamente rimossa o azzerata, tanto da non sapere più distinguere fra il giusto e l’iniquo, la verità e la menzogna e l’ambrosia dal veleno.
Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo demoniaco e perverso, le cui metastasi hanno irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto. Ogni nostro gesto e atto, sono filtrati dalla paura: un sentimento destabilizzante che condiziona i nostri comportamenti, le scelte e sentimenti.
Insicurezza, e una totale mancanza di autostima, sono l’inevitabile conseguenza della perdita dei necessari e oggettivi punti di riferimento che, un tempo, come spie luminose, regolavano i flussi delle nostre emozioni e impedivano ogni forma di degenerazione. Nessuna analisi, oggi, è in grado di soddisfare la ricerca, sui motivi e le cause di tanta aberrazione. Siamo disarmati di fronte all’impotenza delle nostre ragioni, e muti, per tanta umiliazione; rientri nei ranghi del quotidiano, rinunciando, per sempre, al diritto della verità e della comprensione delle cose.
I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre e, vizio e paura, li hanno sostituiti. Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e della dignità.
Ciò che la Chiesa definisce metaforicamente “il Diavolo”, in realtà non è il disegno malefico e perverso di un’entità astratta e soprannaturale che si contrappone ideologicamente alla bontà infinita e misericordiosa di un Dio creatore, ma é l’assenza del divino. Credere il male, il rovescio della medaglia del bene, è una puerile interpretazione.
Con la rimozione dei valori e dei principi etici, si scardina il progetto originario che, da parametro assoluto, si degrada in caos e relativismo. Le attenuanti che l’uomo moderno si accampa, sono tese a giustificarne i comportamenti deliranti, facendolo precipitare in una sorta di morboso narcisismo isterico e deresponsabilizzante, con l’intento illusorio di placare una lacerante paura e ansia esistenziale.
Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria. Per questo motivo, ogni tentativo per localizzarlo e codificarlo é vano. Solo dalle ceneri del Sistema Liberista Relativista, il disegno originario si potrà ricomporre. 

Se l’uomo di quest’epoca nefasta, non sarà in grado di riconvertire la follia in ragione e la schiavitù in libertà, presto, il vortice del relativismo lo risucchierà dentro un vuoto senza fine, consegnando l’anima dei nostri figli nelle mani del Demonio.

Gianni Tirelli

Uno sballo di democrazia!!!

25 aprile 2012 Lascia un commento

In democrazia, puoi decidere di suicidarti con la tua macchina, in compagnia di amici, dopo esserti sballato tutta la notte in discoteca, magari contro un muro, o giu da un viadotto, o ha tutta velocità dentro un fiume. Puoi scegliere, la democrazia è soprattutto libertà.
In democrazia puoi possedere uno, due, tre, cento telefonini e prenotarti un bel tumore al cervello per i prossimi anni.”Ancora non è stato provato!”

In democrazia puoi prendere a scarpate tuo figlio di pochi mesi, e giurare su Dio la tua innocenza.
Puoi stare tranquilla, arriva sempre un Taormina a tutelare le tue ragioni, e salvaguardare i tuoi diritti. Da qui, puoi cominciare la tua campagna promozionale, partecipando a tutte le trasmissioni televisive più coul, e ingaggiare una dura battaglia contro quel cornuto di giudice che sembrerebbe aver messo in discussione la tua versione dei fatti.
Più avanti ti proporranno, dietro un lauto compenso, come testimonial a un prodotto per bambini neonati, e tu accetterai. Non sei mica stupida tu!! “ Ti hanno ammazzato un figlio, ti dovrai pure rifare in qualche modo”? Siamo in democrazia, no!

In democrazia, se i soldi non ti mancano, puoi non pagare le tasse, che tanto nessuno ti verrà a cercare.
Se sei un pesce piccolo, insomma, il solito artigiano, il qualunque commerciante, quello stupido che ha deciso di aprire timidamente una piccola società, allora, in questo caso, sei un uomo morto.

In democrazia, tutti quei benefattori, che per la loro grande carica di umanità si sono prodigati nel creare posti di lavoro, hanno la possibilità e il diritto di inquinare, infettare, contaminare fiumi, laghi, mari, cielo e foreste e causare l’estinzione di centinaia e centinaia di specie animale, vegetale e umanoide.
Tutto questo con il bene placito delle istituzioni democratiche.

Le scorie ad altissima pericolosità, per la salute dei cittadini democratici, possono essere sparse liberamente in ogni dove, più consigliabili le zone del sud, dove i loro abitanti sono più simili alle bestie. “ANCORA NON E’ STATO PROVATO CHE QUESTE SCORIE SIANO PERICOLOSE PER LA SALUTE DELL’UOMO.”

Se qualche sprovveduto, volesse sollevare la questione a livello di opinione pubblica, si sa, una mano lava l’altra, e tutto sarebbe, in breve tempo, dimenticato e rimosso per sempre. Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto! Scurdammuce o passato!!!

In democrazia puoi essere il peggiore dei commercianti, così bugiardo e cialtrone da oscurare la fama di Pinocchio, possedere varie televisioni private, tramite le quali dispensare sottocultura, pornografia, volgarità, pettegolezzo, ignoranza e propaganda e, nello stesso tempo, diventare presidente del Consiglio. Essere piccolo, calvo, e raccapricciante, non è di alcun peso e impedimento.
Puoi liberamente continuare ad intrattenere rapporti cordiali con gli amici di merende, ma non solo, puoi farli diventare parte del parlamento democratico, insieme agli altri compari già accasati.
Ti é inoltre data la possibilità (a tua discrezione), di rtagliarti leggi su misura, al fine di tutelare, consolidare, aumentare i tuoi personalissimi interessi e profitti.
La democrazia è prima di tutto libertà!

In democrazia tutto è possibile, come costruire una casa in riva al mare, o nel centro storico di una grande metropoli, o sopra un cocuzzolo dolomitico, o nei pressi di qualche tempio greco. Puoi dormire sonni tranquilli, c’è la democrazia che veglia su di te.” Dormi angelo mio, una mattina ti sveglierai e, come per incantamento, tutto sarà risolto!”

Nella moderna democrazia tecnologica puoi fare una TAC e beccarti un tumore, una colonoscopia e beccarti una epatite C, una antitetanica e beccarti l’AIDS, una qualsiasi cosa e beccarti qualcosa che non avevi. La democrazia tecnologica lascia il segno e i cittadini democratici ringraziano.

Nella democrazia dei consumi, qualsiasi cosa tu ingurgiti, solida o liquida che sia, prima, o poi ti sviluppa un tumore. In ogni alimento cova la potenzialità di un tumore. Anche l’acqua democratica dei nostri acquedotti è a base cancerogena, e l’aria che giornalmente respiriamo, le varie vernici, pitture in genere, i liquidi dei freni, dell’idroguida, le radiazioni dei computer, dei cellulari, gli infiniti sciampo, i balsami, creme e cremine in genere, le tinture, coloranti, conservanti, dolcificanti,….metalli pesanti, i cementi, le calci, tutti quegli infiniti prodotti per la igiene della casa, ecc..ecc, tutto e dico, tutto, è cancerogeno. Ogni cittadino democratico ha il suo cancro personalizzato. Questa è la strategia democratica su cui si basa il nostro “libero mercato.”

Democrazia è anche ordine e rispetto delle regole vigenti.
Obblighi e divieti sono alla base di un civile vivere democratico.
Multe e sanzioni, fioccano come se piovesse. E’ una delle forme di sopravvivenza del Sistema democratico, e se non paghi a tempo debito, sono mazzate. Democrazia è anche etica!

In democrazia, è importante mentire, sempre, e la televisione è la pacchia dei bugiardi.
Puoi mentire sui sondaggi, sui dati economici e attraverso la propaganda per l’acquisto di prodotti di ogni genere, sulla loro qualità e i loro componenti. Puoi tranquillamente dire che il tuo panettone è stato realizzato come cento anni fa, e che fa ricrescere i capelli, che nessuno mai si prenderà la briga di contestare ciò che tu sostieni. “NON E’ ANCORA STATO PROVATO”!!
In democrazia, se rivesti una carica politica, non devi mai essere troppo chiaro ed esplicito: ognuno, e secondo i suoi interessi, interpreterà a suo modo. Perché in democrazia, tutto è possibile: il bianco può essere nero e viceversa.
In democrazia, puoi promettere ogni cosa e subito dopo rimangiarti tutto. Puoi sempre dare la colpa ai tuoi avversari. E’ un classico, una strategia democratica consolidata. Molti ti crederanno, gli altri se ne dimenticheranno presto. Quale libertà, più libertà di questa?
Nel mercato libero democratico, ognuno decide il prezzo della propria mercanzia e, tutti, si adeguano al prezzo più alto. La democrazia è furba, scaltra, pragmatica e non torna mai, sui propri passi. Sempre più su, sempre più su… Non c’è limite ad una tale libertà!
In democrazia puoi essere cattolico e nello stesso tempo ladro, razzista e xenofobo, divorziato, moralista e pedofilo. Puoi avere idee da conservatore, e perché no, essere abortista, puttaniere e bugiardo. Puoi spargere i veleni tossici della tua fabbrichetta nel fossato attiguo alla stessa e, la sera, declamare ai tuoi figli, il sommo inno alla natura, unica vera ragione della tua vita. La fabbrica dirai, l’ho fatta per voi, con sacrifici e privazioni. “Bravo, bravo davvero, una vera lezione di democrazia moderna!” Domenica prossima, una sana confessione, ristabilirà un perfetto equilibrio nella tua coscienza, dissolvendo ogni dubbio.
E’ noto a tutti, cittadini democratici e democrazia, che i fiumi e torrenti sono di pertinenza delle fabbriche. Dove mai dovrebbero scaricare i loro rifiuti? Qualcuno saprebbe dirmi dove? Sulla luna? O dentro la bocca di un vulcano? O nei pressi delle nostre abitazioni?
L’idea dei fiumi, la trovo la soluzione più intelligente, più democratica e, a maggior ragione, se il corso d’acqua passa proprio da quelle parti.
O dovremmo forse chiudere le fabbriche che sfornano posti di lavoro, benessere, e producono ogni ben di dio per soddisfare i nostri più reconditi bisogni e desideri? Chi mai vorrebbe questo? Quale stupido patentato?
La democrazia è pragmatismo. La democrazia é libertà.

In democrazia puoi finalmente essere te stesso, anche se non sai chi sei, come sei, e se ci sei.
La democrazia è come il mistero della santissima trinità: è la fede che conta, e noi ci crediamo. In democrazia, il concetto di “buon senso”, è una circostanza relativa. Dipende da quanti soldi riesci a farci. Se hai veramente buon senso, i soldi non ti mancheranno e altri non tarderanno ad arrivare.
Qualcuno, potrebbe azzardare una domanda curiosa: ”Chi perde in democrazia?”
La risposta è semplice e scontata: ”In democrazia perde chi non vince, e chi non vince non è democratico:”
In democrazia ti può sorgere il dubbio che qualcosa non vada per il verso giusto! Ad esempio, tuo figlio tredicenne e alcuni suoi amichetti, sono morti per essersi beccati un cancro giocando ai limiti di una discarica abusiva dove, anche tu, più volte, hai scaricato le scorie di amianto dei tuoi vecchi capannoni.” Certo, é un dolore comprensibile, ma non essere stupido!! Non sarai anche tu come quei quattro sciancati di ambientalisti? Lo sai bene, “NON E’ ANCORA STATO PROVATO”!!! E poi, pensa a quanti posti di lavoro hai creato! E quanti ancora. O credi nella democrazia, o non ci credi!!
La democrazia è una mamma. Ti indica il modo giusto di vivere: cosa mangiare, cosa, bere, cosa fare, come curarti, come impiegare il tuo tempo libero, come viaggiare, come dormire, cagare, ruttare, come vestirti, come allevare tuo figlio, come investire i tuoi soldi; decide il tuo futuro.
La mamma ti consiglia di fare il calciatore, il conduttore, la velina, la fotomodella, la escort, il manager, il presidente del consiglio, o nella più ovvia delle ipotesi, il direttore di banca. La democrazia pensa in grande, perché tu sei grande; tu vali, voi valete, essi valgono! La democrazia, coniuga!!
Tu, espressione delle moderne democrazie, non sai nulla, e non sai fare nulla. La tua esperienza con le cose, è pari a zero. Non hai tempo per questi pensieri, hai altro a cui pensare. Ci pensa la mamma e, la mamma, è la tua democrazia. Tu devi solo pagare, rateizzare, mutuare e lavorare in tutta libertà.
In democrazia, già da adolescente, puoi fare uso di alcool, di droghe sintetiche psicofarmaci e amburgher.
Le violenze e gli stupri (in una democrazia partecipata come la nostra), sono all’ordine del giorno, e la prostituzione, grazie a Dio, è in aumento. Le morti sulle strade e autostrade democratiche sono circa ottomila l’anno e tutte con la cintura di sicurezza. I suicidi aumentano in maniera esponenziale e così la depressione, l’ansia, le crisi di panico, la schizofrenia, l’epilessia e turbe di ogni tipo. Tutto ciò, muove denaro, crea lavoro, occupazione e fa schizzare il PIL ai massimi livelli. Io stesso, a volte, imbratto il suolo pubblico con ogni genere di schifezze, per incrementare i posti di lavoro nella nettezza urbana.
E poi, in democrazia, puoi navigare su internet, approdare in uno degli infiniti atolli hard messi a disposizione dal Sistema. E ‘ troppo fico potersi tranquillamente masturbare, con tutto quel ben di Dio a disposizione!!
Se poi sei pedofilo, hai solo l’imbarazzo della scelta. Puoi avere ha disposizione tutto ciò che di più perverso tu possa desiderare. Es. una bambina di pochi anni che viene violentata, stuprata e tagliuzzata a morte. Fico, vero? Ma queste sono quisquilie! Se tuo figlio ha un problema grave ad un qualsiasi organo vitale, lo puoi ordinare via internet. Seduta stante, verrà rapito un bambino – non democratico – in qualche parte del terzo mondo. Gli espianteranno l’organo desiderato (ovviamente da vivo), poi lo ammazzeranno e alla fine scomparirà, per sempre, in qualche discarica. Troppo fico!!
Non c’è problema, in democrazia non c’è mai problema! Basta pagare!
Ti vedo, pensieroso! Stavi forse pensando alla mamma di quel bambino del terzo mondo? Non fare il buonista, non si può avere tutto! Senza la democrazia, tuo figlio rischia di morire!
Se sei razzista, xenofobo, e il tuo odio verso il diverso è incontenibile, minchia!!!, c’è di tutto, di più; trovi amici in tutte le più moderne democrazie occidentali.
Se sei un terrorista, è una pacchia vera: una libidine. Desideri acquistare qualche virus letale? Detto fatto, qualche ordigno nucleare? Voilà!! Qualsiasi cosa tu desideri, la Rete te la da. Chiaro, la merce va pagata. Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca!
La democrazia è impagabile e se fossimo in grado di esportarla, faremmo un botto. Qualcuno ci sta già lavorando!
In democrazia, ricercatori e scienziati in genere, sono totalmente al servizio delle multinazionali e dei loro astronomici interessi, e niente li può fare recedere. Uomini tutti d’un pezzo, questi cervelloni!!
In democrazia, tutte le medicine che acquisti in farmacia, non servono a nulla. Si, tu le paghi, pensando di essere ammalato, ma in verità, non hai niente, capisci, niente. E’ tutta una storia psicosomatica, una paranoia, insomma, un cazzo! Questo è il bello della democrazia, non ti da niente perché tu non hai un cazzo, capisci? Fico, sempre più fico!
In democrazia non esiste più la palla dei valori, dei principi, degli ideali, dell’etica, della morale e via dicendo. No, basta con queste litanie. Che minchia sono? Oggi, nelle democrazie moderne abbiamo il RELATIVISMO; il massimo!! Dopo non c’è più nulla – il Sommo Nulla! E’ lui la sola libertà.
Noi possiamo fare tutto, niente escluso. Possiamo dichiarare guerra a chi vogliamo in cambio della nostra democrazia, fare schiattare di cancro il mondo, fare terra bruciata di animali, fiumi, mari, oceani, foreste, sconvolgere l’ambiente a tal punto, che tutto sembrerà una giostra impazzita, perché noi ci crediamo davvero in questa democrazia. Tutto è uno sballo!! I democratici, quelli veri, ci credono. La nostra bandiera è la menzogna ad oltranza, una sensazione di liberazione, una sorta di estasi che non ha pari con nessuna altra emozione.
La democrazia è un atto terroristico, condiviso, partecipato e liberatorio.
In democrazia puoi uccidere liberamente, perché democrazia vuol dire libertà.
Ma per comprendere meglio l’originale e stravagante personalità della “democrazia”,
e il suo assoluto spirito di libertà, vorrei portare alcuni esempi che, secondo il mio parere, sono emblematici.

I danni prodotti dal fumo, sono noti a tutti; cittadini democratici e democrazia.
Il trattamento industriale dei tabacchi e la loro conciatura per mezzo di sostanze tossiche, moltiplica per cento la loro pericolosità.
Come si comporta in questo caso, la democrazia, quali misure adotta?
Ne vieta la vendita? No!
Migliora la qualità dei tabacchi, trattandoli biologicamente e, per le sigarette, usa un tipo particolare di carta, riducendo così al minimo i rischi di malattie legate al loro consumo? No! La democrazia va oltre. Non sopporta l’ovvietà. La democrazia ti meraviglia, e nessuno al mondo può dire che non sia vero.
No, la democrazia si spinge ben più in la: aumenta periodicamente e in maniera metodica il costo dei tabacchi e, colpo di genio, stampa sulla confezione degli stessi, a caratteri cubitali, una dicitura del tipo;” il tabacco uccide; il tabacco procura il cancro, ti rovina la pelle, ti fa schiattare di infarto, ti ammoscia l’uccello, ti fa bruciare il culo, il fumo ti gonfia i coglioni, e quando esploderanno, saranno cazzi tuoi:”
La democrazia è fantasia, la più sconvolgente e, nel potere, trova la sua naturale collocazione.

La nostra, nelle moderne democrazie, è la società della menzogna, della finzione e della paura. E’ quanto di più perverso la mente umana potesse partorire.
Ogni uomo di buon senso e con i piedi per terra, è cosciente della sciagura che volteggia sopra le nostre teste.
Abbiamo edificato l’inferno dentro il nostro cuore, patteggiando con il diavolo la nostra anima. Oggi, è completamente nelle sue mani.

Gianni Tirelli

La passione perduta e la vendetta degli spiriti

3 aprile 2012 Lascia un commento

Pensando alle nostre società moderne e all’insensatezza dei nostri comportamenti, mi è apparsa l’immagine di un padre che ha trascorso la sua vita lavorando, risparmiando e rinunciando ad ogni effimero piacere, per lasciare ai suoi figli, sicurezza materiale e dignità. Un uomo con la schiena ricurva sotto il sole, con un grande cuore colmo di valori e di inossidabili punti di riferimento che, nella sana tradizione e nella consapevolezza della brevità dell’esistenza, aveva riposto tutte le sue aspirazioni etiche e religiose e gli intenti delle sue passioni. Poi, un giorno, il padre li lasciò, sereno e appagato, dopo averli, con un sorriso innocente, salutati e ricordando loro, ancora una volta, responsabilità e doveri, affinché il senso, che aveva dato alla sua vita, non fosse stato vano. I figli, accecati dalla stupidità e dalle lusinghe della città industriosa, presto abbandonarono i campi e la fattoria ma, in poco tempo, ogni risorsa si esaurì. Per sopravvivere, escogitarono i modi più abietti e deprecabili, tradendo ogni loro impegno morale, e infangando, così, la memoria del padre. Una notte di pioggia e di vento, ubriachi, a bordo di una macchina di lusso rubata, precipitarono giù da un alto ponte per finire fra le acque gelide di un fiume in piena. Di loro non si seppe più nulla.

Noi, oggi, siamo quei figli, sordi, alle grida di dolore della Madre Terra, stuprata e vilipesa – ciechi, dentro il buio di un presente assente che ha privato le nuove generazioni dell’orizzonte di un futuro e, nudi, di fronte alle ragioni del nostro esistere.

Il mito tanto sbandierato della “modernità” foriero di speranze, di felicità e libertà, si è trasformato in breve tempo, nelle peggiori delle schiavitù, trasfigurando i sogni in incubi e, la passione, in un esercizio compulsivo, volto alla soddisfazione sistematica di bisogni effimeri, dipendenze e perversioni. La paura, oggi, è il perno cancerogeno intorno al quale ruota tutta la nostra vita, metastasi di un’esistenza epurata da ogni valore, principio etico e necessario parametro di comparazione. Ogni residuo sentimento di passione, è stato cancellato dalla nostra anima, soppiantato dall’opportunismo, dall’interesse particolare e da un’inettitudine fisica e morale che non ha precedenti nella storia dell’uomo. Ansia, depressione, attacchi di panico e, tutta quella lunga lista di disturbi legati al sistema nervoso, che flagellano senza sosta la nostra quotidianità condizionandone le scelte, sono gli effetti collaterali gravi dell’assenza di passione.
Nessun farmaco al mondo, oggi, può placare i morsi di un tale disagio esistenziale e restituirci quella gioia di vivere e la necessaria serenità che, in passato, caratterizzavano lo spirito vincente delle società contadine – fattori indispensabili per affrontare il domani, con rinnovato entusiasmo.
Erano gli strati sociali più poveri e meno abbienti, un tempo, a godere di un tale privilegio, proprio in virtù di una passione connaturata che si esprimeva in tutta la sua potenza in ogni azione, che fosse creativa, pratica o di natura filosofica e spirituale.
La passione, ha il potere sovrannaturale di tradurre ogni sforzo, fisico o intellettuale che sia, in autentica gioia, fonte perenne di umiltà, di pace interiore e di preghiera.
L’impulso di solidarietà, motore di aggregazione e socializzazione della civiltà rurale, affondava le sue ragioni nel cuore comune di una profonda felicità di base, autonoma e indipendente da ogni concetto di possesso, di privilegio e di stato sociale.
Senza passione, non può esistere alcuna forma di vita, essendo la nostra esistenza, una sua estensione. Il frenetico adoperarsi di api e formiche, nel loro instancabile e incessante andirivieni strutturato da regole ferree e codici etici, è l’espressione di una volontà e di un’intelligenza superiore che attingono la loro energia nel sentimento della passione.
Gli stessi “schiavi” d’Egitto, innalzarono le piramidi sotto la spinta propulsiva di una smisurata passione. E non era il denaro, lo spartiacque fra la gioia e il dolore, fra la vita e la morte e fra la bellezza e l’orrore, ma quella capacità di amare e di sperare che, da sempre, aveva contraddistinto gli individui delle civiltà del passato. Un mondo perfetto, messo a tacere per sempre dalla stupidità dell’uomo moderno.
La passione deterge, purifica, rigenera, forgia la volontà ed è messaggera di bellezza – trascende ogni debolezza e paura, per dare forma e contenuto alle aspirazioni umane, suggerendo all’uomo, il significato della vita.
“Quale passione, oggi, arde nel cuore di quest’uomo? Quale spirito divino alberga nella sua anima? Da quale pozzo, misura il livello della sua felicità e, l’acqua di quale torrente, ristora e placa l’arsura della sua sete di conoscenza?”
L’immagine raccapricciante di quest’epoca insensata, pregna di relativismo, è la rappresentazione iconografica di un’umanità svuotata da ogni più remoto barlume di passione e di bellezza. Un mondo affollato di anime dannate che, al pari di cavallette fameliche, si agitano impazzite dentro il caos di pensieri schizofrenici, vagando avanti e indietro, senza una meta e una qualsiasi comprensibile ragione, lasciando dietro di loro, morte, dolore e distruzione. Tutto questo, ha innescato un processo di necrosi che, dal tessuto sociale, si è esteso all’ambiente tutto, compromettendo irrimediabilmente, ogni auspicabile e radicale riconversione e più remota speranza.
Per tanto, non esiste una via di uscita da una tale condizione! E’ partito il conto alla rovescia e, il Sistema, come una bomba ad orologeria, è sul punto di esplodere. Gli individui della società delle illusioni, ricurvi sulle loro debolezze, paure e, incapaci di qualsiasi rinuncia, si sono resi responsabili e complici di quell’immane tragedia che segnerà un punto di svolta radicale e di non ritorno, nella storia dell’umanità.

Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e dell’impulso passionale. Abbiamo voluto sfidare le ragioni imperiture del nostro destino, come alieni venuti da un’altra galassia, ma presto, la terra, ci ripagherà con la stessa moneta, per averla infamata e violentata.
Il Sistema Consumista Relativista ha raggiunto il suo picco massimo di perversione. A questo punto, comincia a rotolare come un grande masso, lungo la china scoscesa di quella montagna di cose effimere da lui stesso prodotte, per sfracellarsi sul fondo di un baratro di menzogne e di pura cazzonaggine
Definire questo momento socio-economico, una normale crisi, è un’imperdonabile ingenuità, a dimostrazione, ancora un’ennesima volta, dell’assoluta incapacità dell’uomanoide moderno, di separare la realtà dalla fantasia, la libetà dalla licenza, il giusto dall’iniquo e la forza dalla debolezza. Una tale circostanza, esula da un’interpretazione di bene e di male ma, per la sua natura relativista, si colloca all’interno di una dimensione eccezionale di pertinenza della sfera del Nulla.
Non esistono, oggi, aggettivi in grado di descrivere la portata e la crudeltà dei crimini relativi a questo ultimo secolo e l’opera di profanazione e di violazione sistematica, perpetrata dall’uomo tecnologico contro la natura e le sue leggi.
I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre e, vizio, paura, li hanno sostituiti.
Il futuro dell’umanità, è stato divorato dalla voracità di un presente ipertrofico che, come un buco nero, travolge nel suo vortice le nostre esistenze. Proprio in ragione di queste mie ultime considerazioni, posso affermare, con la certezza e il disincanto di chi ancora sa interpretare i segnali del cielo, ascoltare il tormento straziante degli spiriti della terra e le loro promesse di vendetta, che la fine di questo mondo, è prossima.

“Risuolate le vostre scarpe signori!!, Mettete toppe alle vostre giacche e pantaloni e rammendate camice e calzini. Non acquistate oltre l’indispensabile e l’essenziale, perché è arrivata l’ora di aiutare il Sistema a morire.”

Gianni Tirelli

Degenerazione dell’arte

24 ottobre 2011 Lascia un commento

“L’arte è ispirazione, intuizione e genio ma, l’artista, è lavoro, fatica e sudore. Il dolore é il collante di tutto questo”.

L’evoluzione è quella capacità intrinseca in ogni individuo di sapersi dissociare dall’eredità genetica e dalle imposizioni e dipendenze psicologiche. Ma questo succedeva quando la terra era piatta e gli uomini erano autonomi, liberi e consapevoli. Una libertà che prescinde da ogni schiavitù fisica, appartenenza religiosa e razza, per attestarsi come carattere di unicità irripetibile e irrinunciabile.
In quest’epoca insensata, per brevità definita “moderna”, questa capacità si è spenta ed estinta per sempre, sostituita da un’omologazione massiccia dei comportamenti e del pensiero. Oggi, ogni ribellione, personalismo e atto rivoluzionario ci sono negati, per attenerci scrupolosamente alle regole di un libretto di istruzioni che il Sistema ci da in dote al momento della nostra venuta al mondo.
L’immagine che l’attuale societa liberista ci vuole spacciare del passato, è vergognosamente falsata e inattendibile sotto ogni punto di vista.
Lo scopo ultimo di una tale opera di mistificazione è teso a giustificare le abnormità e le nefandezze di un presente assente e di una realtà, unica nella storia del mondo, per inclinazione alla menzogna, causa di degrado e di violazione.
Nelle nostre società “moderne”, ci sono sempre più individui che, pur di scansare ogni fatica fisica, morale e psicologica, si adattano al peggio, tradendo così ogni vero sentimento umano, di amore, di valori e di bellezza. In questo modo, imparano a mentire e a fingere (sia con gli altri che a se stessi) in una sorta di commedia dell’assurdo che si propone di contrastare e placare un pungente disagio psichico somatizzante, prodotto da una paura esistenziale paranoide e dall’intima vergogna, relativa a un’auto stima ai minimi termini – fino a confondere, in seguito, la realtà con la commedia. Le attenuanti, poi, intervengono come elementi dopanti di deresponsabilizzazione e sistematica maldicenza, accusando gli altri di essere la vera causa dei nostri problemi e fallimenti!
Un tempo, era una lacerante passione, un bisogno vitale e ineludibile che, fuori da ogni interesse di natura pratica, ambizione, ed effimera vanità, costringeva alcuni eletti fra gli uomini ad avventurarsi nel mistero delle arti (pittori, scultori, filosofi, architetti o scrittori). Le sole armi di cui disponevano erano, la rinuncia, il sacrificio e la perseveranza, consapevoli della necessità del dolore e dell’ineluttabilità della morte.

In quest’epoca malata di relativismo, dove la tecnologia e il messaggio mediatico si sono sostituiti alla passione e all’ispirazione, sono altri i fattori stimolanti: “opportunismo, indolenza, protagonismo, vanità, e il diniego verso ogni tipo di sofferenza e ostacolo, retaggio infantile di un perverso sentimento di immortalità.

“In verità, la brama del benessere uccide la passione dell’anima e ride dietro il suo funerale” – Gibran –

Così, alla parola arte, si è voluto accostare l’aggettivo “moderna”, allo scopo di potere giustificare qualcosa che, con l’arte (intesa nel suo più autentico significato) non ha nulla da spartire, ma ne è il suo esatto opposto e in netta antitesi con tutto ciò che la stessa si è sempre prefissa: onorare e rendere omaggio alla bellezza e all’armonia.

Del resto, tutto ciò che viene definito “moderno”, sia che si tratti di architettura, di musica, di pittura o di scultura, di cultura, di guerra o della nostra stessa vita, non é che la somma di quello scempio di valori evidente a tutti, che si è accanito sulla nostra quotidianità, azzerandone la sua qualità e ogni riedificante anelito di bellezza e di felicità.
La stessa “storia moderna” non è stata altro che un sistematico susseguirsi di tragedie e di violazioni, di catastrofi e allucinazioni, risultato ultimo di quella “moderna scienza” che, sulla profanazione dell’impianto etico, la mistificazione e la licenza, ha suggellato e coronato il suo perverso progetto di omologazione e di paura.
L’aria tossica delle nostre città, la contaminazione delle acque, il dissesto idro/geologico del territorio, tutta quella marea di rifiuti pericolosi dispersi in ogni dove e, più in generale, la catastrofe ambientale, sono i frutti velenosi di un Sistema perverso che, in funzione e in ragione di questa subdola “modernità”, ha privato gli individui di ogni loro capacità critica, personalismo e slancio rivoluzionario.

L’arte come tale e in quanto tale, non si spiega e non si traduce; fugge ogni tempo, non è oggetto di mercimonio, ne strumento di indulgenza ascritto a sdoganare l’orrore e l’obbrobbio di una realtà in putrefazione, per poi ergersi ad espressione intellegibile di ispirazione e creatività .
Ma è proprio attraverso quello strambo linguaggio, oggi definito concettuale che, l’arte moderna, intende spiegare i motivi di una tale degenerazione per poi affermarne la sua validità. Diversamente, niente di questo luna park dell’orrore, discarica di pulsioni necrofile, avrebbe un senso e un significato, oltre alle ragioni addotte dallo stesso autore (per brevità, artista) che, con uno sforzo sovrumano e una capacità di auto/convincimento fuori dal comune, intravede nella sua “opera”, uno di quei supposti messaggi che, oltre a lui, solitamente non scorge nessuno. Per tanto, queste nuove espressioni dell’arte, sono obbligatoriamente accompagnate da un libretto esplicativo sulle finalità dell’artista, il più delle volte sconosciute anche al medesimo.
Se vi è mai capitato di visitare una di queste “singolari” mostre d’arte moderna (che sia di pittura o scultura), vi sareste trovati di fronte ad un indecente spettacolo di relativismo creativo (un vero delirio di elucubrazioni) che, sull’incapacità del visitatore di dedurne una qualsiasi motivazione e guizzo di genio, accredita il suo significato ultimo: il Nulla!
Un vero ed esaustivo trattato di psichiatria contemporanea, esposto in bella vista a beneficio dei tanti, dove tutto è concesso e tutto è possibile; dove la vanità si mescola con una pretesa intellettualità e l’indecifrabile messaggio subliminale intrinseco all’opera, con lo stupore interdetto degli astanti.
Un luogo infernale dall’atmosfera glaciale, dove orde di critici e fanatici, si sperticano in dotte disquisizioni e dissacranti citazioni, per conferire a quello spazio limbico, una sua dignità, un suo scopo e una ragione. Ma la ragione e con lei la bellezza, sono le sole hanno disertato la festa. Un Red Party dove tutto è concesso – dove ogni ubriacatura e sballo, licenza, follia e menzogna, evaporano in un turbinio di parole vuote e dissonanti, rimandando la comprensione, alle elucubrazioni di una soggettività priva e privata di alcun fondamento culturale, supposto canono estetico, e principio etico.
Del resto, l’etica (se mai ancora qualcuno ne apprezzi il significato ) è il terreno di coltura di ogni espressione umana, che sia pratica o creativa, che si pone come confine invalicabile oltre il quale, tutto trasfigura il licenza, profanazione e turpitudine e, ogni sentimento di autentica bellezza, soccombe sotto la scure della violazione, dell’inettitudine e di un narcisimo frustrante e paranoide.

Così, allo stesso modo, la conoscenza “moderna” fa il suo ingresso nella storia, parallelamente e congiuntamente alla rivoluzione industriale.
Diversamente, da un tempo, la conoscenza ha assunto le caratteristiche della violazione, dell’invasione e della profanazione. La causa di una tale degenerazione, è relativa al’introduzione dell’elemento meccanico e tecnologico che si è sovrapposto ad ogni principio etico e regola deontologica, e in grado di eludere (mercificandola), ogni oggettiva responsabilità individuale e ragionevolezza.
Il fine giustifica i mezzi se, il risultato ottenuto, non mette a repentaglio o va a sacrificare i diritti degli altri, in termini di qualità della vita, libertà, giustizia e uguaglianza.
Gli scopi, della “moderna scienza e conoscenza”, procedono nella direzione opposta: interesse particolare, potere e privilegio. L’autentica passione per la conoscenza (che attinge le sue ragioni in un concetto di bene comune), ha trasfigurato la sua originaria funzione, in curiosità maniacale, effimera vanità, arsura di potere e facile profitto. La modernità, in tutte le sue espressioni, è una lista infinita di ipotesi e congetture, mercificate e propagandate, come miracolose e miracolistiche. I risultati sono effimeri e momentanei e, la sua potenzialità distruttiva, é reale e non opinabile. La moderna conoscenza scientifica è una dimostrazione di illusionismo applicato alla realtà, che gioca sulla percezione falsata della gente. I suoi effetti devastanti, sono sotto gli occhi di tutti.
Oggi, tutto ciò che viene definito, scienza, conoscenza e ricerca, non è che il progetto di mistificazione pianificato dal Sistema Relativista e finalizzato (attraverso quelle che definisce conquiste del progresso), al consolidamento del suo perverso potere (economico e mediatico) e alla logica del profitto. Il mondo insensato della nostra epoca, che al più presto, la storia dell’uomo si appresterà a rimuovere e occultare (perché incapace di accettare e affrontare la vergogna prodotta dal mercimonio della sua anima, con il maligno), esula da ogni concetto di evoluzione e involuzione, per attestarsi come elemento di stagnazione degenerativa.

L’arte “concettuale” (così definita per sdoganare un qualcosa che diversamente non avrebbe diritto ad esistere), è qualunque espressione artistica in cui i concetti e le idee espresse siano più importanti del risultato estetico e percettivo dell’opera stessa.
Un bel giochino davvero!!! Il movimento artistico che porta questo nome si è sviluppato dagli Stati Uniti d’America (un classico di società relativista) a partire dalla seconda metà degli sessanta.

Anche la Minimal Art (Minimalismo) ebbe origine negli Stati Uniti e fu contraddistinta dalla produzione di grandi strutture geometriche ingombranti, cromaticamente “essenziali” e ispirate a fredde modalità puramente costruttive che privilegiavano una fruizione di stampo razionalistico e relativistico, priva di concessioni all’empatia o allo stesso godimento estetico.
Gli impacchettamenti del bulgaro Christo, artista proveniente dal Nuovo Realismo, fino agli interventi spettacolari dell’americano Walter De Maria (come The Lightning Field del 1977), fino alle passeggiate dell’inglese Richard Long, sono un esempio esaustivo di quanto l’arte moderna, si sia posta a paradigma di quella catastrofe umana, ambientale e di valori che sta caratterizzando la nostra epoca.
La “Merda d’artista” è il titolo di un’opera dell’artista italiano Piero Manzoni. Il 21 maggio 1961 l’autore sigillò le proprie feci in 90 barattoli di conserva, ai quali applicò un’etichetta con la scritta «merda d’artista». Manzoni mise in vendita i barattoli di circa 30 grammi ciascuno ad un prezzo pari all’equivalente in oro del loro peso. La creazione non mancò di suscitare un morboso interesse escrementizio, sia a causa della radicale rottura con la tradizione artistica del tempo che per l’evidente segnale di degenerazione e decadenza dell’arte moderna.
Così si é espressa la critica: “L’opera, intende alludere con ironica metafora all’origine profonda del lavoro dell’artista, in senso più vasto dell’uomo che creativamente produce!!! “ E’ stato sottolineato anche un lato poetico, quello della cessione da parte dell’artista di una parte di sé, in senso ironico. Lidea che un artista già affermato troverebbe mercato e consenso della critica per qualsiasi sua opera che crea, anche le più scadenti e banali! Encomiabile!!!
Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d’arte in tutto il mondo (ad esempio l’esemplare numero 4 è esposto alla Tate Modern di Londra ed il barattolo 80 è esposto nel nuovo Museo del novecento di Milano) ed il valore di ciascuno di loro è stimato intorno ai 30.000 e 50.000 euro.

Quando la terra era piatta, il buio governava le notti, e meravigliose creature di altri mondi scendevano sulla terra per abitare i sogni degli uomini. Oggi, accecati dalla luce rovente della “modernità”, ci hanno lasciati soli per sempre, svuotandoci da ogni vera passione. Ed é nel sentimento della passione, che attingiamo le risposte ai nostri interrogativi e, senza la quale, non può esistere alcuna forma di vita e forma d’arte essendo, la nostra esistenza, una sua estensione.
Il frenetico adoperarsi di api e formiche, nel loro instancabile e incessante andirivieni strutturato da regole ferree e codici etici, è l’espressione di una volontà e di un’intelligenza superiore che attingono la loro energia nel sentimento della passione. Oggi, non siamo che termiti!
Gli stessi “schiavi” d’Egitto, innalzarono le piramidi sotto la spinta propulsiva di una smisurata passione. E non era il denaro, il potere e la vanità, lo spartiacque fra la gioia e il dolore, fra la vita e la morte e fra la bellezza e l’orrore, ma quella capacità di amare e di sperare che, da sempre, avevano contraddistinto gli individui delle civiltà del passato – un mondo perfetto, messo a tacere per sempre, dalla stupidità dell’uomo moderno.

La passione deterge, purifica, rigenera, forgia la volontà ed è messaggera di bellezza – trascende ogni debolezza e paura, per dare forma e contenuto alle aspirazioni umane, suggerendo all’uomo, il significato della vita.
“Quale passione, oggi, arde nel cuore di questi novelli artisti del nulla? Quale spirito divino alberga nella loro anima? Da quale pozzo, misurano il livello della loro felicità e, l’acqua di quale torrente, ristora e placa l’arsura della loro sete di conoscenza e di autentica e trascendente ispirazione?”

L’immagine raccapricciante di quest’epoca insensata, pregna di relativismo, è la rappresentazione iconografica di un’umanità svuotata da ogni più remoto barlume di passione e di bellezza. Un mondo affollato di anime dannate che, al pari di cavallette fameliche, si agitano impazzite dentro il caos di pensieri schizofrenici, vagando avanti e indietro, senza una meta e una qualsiasi comprensibile ragione, lasciando dietro di loro, morte, dolore, distruzione e sozzura. Tutto questo, ha innescato un processo di necrosi che, dal tessuto sociale, si è esteso all’ambiente tutto, compromettendo irrimediabilmente, ogni auspicabile e radicale riconversione e più remota speranza.

Oggi la “modernità”, in tutte le sue espressioni, è una lista infinita di ipotesi e congetture, mercificate e propagandate, come miracolose e miracolistiche. I risultati sono effimeri e momentanei e, la sua potenzialità distruttiva, é reale e non opinabile. La moderna conoscenza scientifica è una dimostrazione di illusionismo applicato alla realtà, che gioca sulla percezione falsata della gente. I suoi effetti devastanti, sono sotto gli occhi di tutti. L’impossibilità, poi, di poterne comprenderne i significati e le logiche che hanno generato una tale condizione, confermano il nostro livello di inconsapevolezza e di una natura, oramai avulsa da ogni più remota forma di intelligenza e spirito di autoconservazione.
La scienza moderna, l’arte moderna, la cultura moderna e in sintesi, la vita moderna (definite tali in modo da poterne giustificare, aberrazioni, incapacità, irresponsabilità e indolenza, ma più ancora, il confronto con la verità assoluta), sono la metastasi delle società liberticide e relativiste che, nel consumismo fast food e nel profitto ad ogni costo (parametro principe e fine ultimo di ogni azione umana), sono espressione di vuotezza, omologazione e squilibrio.
Gianni Tirelli

La logorrea

23 maggio 2011 1 commento

“LOGORREA” – DISFUNZIONE DEL QUINTO CHAKRA: VISHUDDHA

E’ il CHAKRA della comunicazione, della pace, dell’ascolto, il CHAKRA attraverso il quale inaliamo il primo respiro ed esaliamo l’ultimo. E ‘ il centro della capacità di esprimere l’amore del quarto CHAKRA attraverso la parola lasciando risalire in superficie ciò che si muove in profondità. Esso consente di esprimere i propri sentimenti e di manifestare al mondo esterno il contenuto di tutti gli altri CHAKRA. Regola la comunicazione verbale e non verbale, è la sede del linguaggio e della comunicazione, ma anche dell’ascolto delle voci interiori ed esteriori. E’ attraverso il CHAKRA della gola che esprimiamo tutto ciò che è vivo in noi: il riso, il pianto, il piacere, il dolore, la sicurezza, la paura, l’amore, l’odio, l’indifferenza. Comunicazione e parola sono il ponte tra noi e l’altro attraverso un dialogo aperto che può trasmettere i valori della società e della fiducia. Il quinto CHAKRA consente di esprimere e sviluppare le proprie capacità ed aprirci all’ascolto della guida interiore.
 Si trova nella Sushumna-Nadi nella parte inferiore del collo, è il centro dell’elemento eterico. Parte fisica associata: Plesso nervoso cervicale, Tiroide e paratiroide. La tiroide controlla l’emozione il pensiero e la comunicazione e del potere della voce. Da questo chakra partono 16 Nadi. Forma Simbolica: il cerchio.. Animale simbolico: ELEFANTE A 16 ZANNE. Divinità: SADA- SHIVA E LA DEA SHAKINI. Poteri che si ottengono dall’apertura di questo Chakra: Capacità di udire nel passato presente e futuro, chiaroudienza.


SCHEDA RIASSUNTIVA
 NOME SANCRITO: VISHUDDHA “ PURIFICAZIONE ”
COLLOCAZIONE: E’ situato tra l’avvallamento del collo e la laringe in corrispondenza del plesso laringeo. 
ELEMENTO ASSOCIATO: Etere – Suono. 
SENSO: Udito
 – SIMBOLO: Loto a sedici petali
. COLORE: Azzurro. 
IDENTITA’: Creatività. 
DIRITTO: Parlare. 
DEMONE: Bugie. 
MANTRA: Ham. 
GHIANDOLE ASSOCIATE: Tiroide
E’ situata alla base del collo, nella sua regione anteriore, con annesse quattro piccole ghiandole, le paratiroidi. Gli ormoni della tiroide sono le iodio tironine che accrescono la sintesi delle proteine in tutti i tessuti del corpo condizionandone l’equilibrio metabolico, l’accrescimento somatico e intellettivo, il ritmo cardiaco, lo sviluppo sessuale. La calcitonina è un ormone responsabile del metabolismo del calcio e del fosforo e quindi del tasso di calcio nel sangue. Il paratormone, secreto dalle paratiroidi, regola anch’esso la distribuzione di calcio e fosforo nelle ossa, promuove l’attività di riassorbimento dell’osso, favorisce l’assorbimento dall’ambiente esterno.


MALATTIE: Asma, tosse, raffreddore, mal di gola, raucedine, torcicollo, balbuzie, disturbi alla tiroide, disturbi alla lingua, problemi all’udito.


DISTURBI PSICOLOGICI: Inibizione, umore labile, confusione, disorientamento, rigidità eccessiva, ricorso a continue scuse e giustificazioni, raggiro e falsità.


QUANDO E’ IN ECCESSO: Arroganza, ipocrisia, falsità. Dogmatismo, logorrea, tendenza a spettegolare.


QUANDO E’ BLOCCATO: Timidezza e riservatezza eccessiva, nodo alla gola, voce sforzata quando si tratta di esprimere i pensieri ed i sentimenti più intimi. Balbuzie spiccata. Rigidità – insicurezza nei confronti degli altri, timore del loro giudizio, incertezza. L’unica realtà accettata è quello del mondo materiale. Introversione.


CAUSE DI DISEQUILIBRIO: Genitori autoritari, impositivi, eccessivamente critici. Comunicazioni falsanti e contraddittorie, bugie. Esposizione a violenze verbali e grida continue. Famiglia alcolista o dipendente da sostanze tossiche.





Possiamo dire che queste ghiandole governano la crescita, lo sviluppo, la stabilità della materia corporea, la materializzazione di tessuti e lo sviluppo delle facoltà intellettive, e quindi permettono all’uomo di esprimere la coscienza. Non a caso nella parte più interna della gola si trovano le corde vocali, sede dei suoni e della parola, cioè dell’espressione cosciente dei concetti.
Problemi alla tiroide indicano difficoltà nell’esprimere la propria verità e conseguentemente nel creare la propria vita. Mal di gola, noduli alle corde vocale, laringiti e faringiti ci invitano a essere chiari, onesti e diretti e soprattutto ad avere il coraggio di dire la verità. Come il primo chakra è connesso alla terra dalle gambe che fungono da radici, l’energia del quinto scorre dalla gola lungo le spalle, le braccia e le mani, evocando l’immagine di rami destinati a portare fiori e frutti. Attraverso la gola scorre il suono, le corde vocali fanno vibrare l’aria, nella bocca i suoni si articolano, si trasformano in parole, le parole unificano, informano e trasformano la coscienza. La comunicazione, la possibilità di entrare in contatto gli uni con gli altri attraverso un’onda, una vibrazione e di uscirne modificati, è un profondo mistero. Il mistero dell’Arte, del canto, del suono, della parola, della scultura e della pittura giacciono racchiusi nel chakra della purificazione, dove la materia si proclama simbolo e ascende le sacre altezze dello Spirito.
 Il timbro ed il tono della voce sono manifestazioni delle energie del quinto chakra: tanto più la voce è armonica e rotonda, tanto più questo centro sarà in equilibrio.
Le patologie di tipo psichico che fanno riferimento a Vishuddha, sono tutte riferite alla capacità di comunicare, non solo verso l’esterno, ma anche verso la propria interiorità; e tramite questo chakra che si realizza la comunicazione tra mente e corpo, per cui le cosiddette malattie psicosomatiche possono anche essere riferite in varia misura alla disfunzione di questo chakra.

LOGORREA
La logorrea (dal grzeco λογορροια) è definita come un “flusso eccessivo di parole”; in campo medico si riferisce ai discorsi incoerenti causati da alcuni tipi di malattie mentali, come le manie.
In senso non medico la logorrea è un tipo di verbosità , conosciuta anche come diarrea verbale, che fa uso di parole superflue o ricercate per trasformare un messaggio da semplice ad intellettuale.
La logorrea è un disordine del linguaggio presente, in una grande varietà di malattie neurologiche e psichiatriche, inclusa l’afasia, lesioni corticali del talamo o, più frequentemente, schizofrenia e catatonia.
Un esempio di logorrea è il parlare o mugugnare in maniera monotona, sia con altri sia con se stessi. Può verificarsi la ripetizione di particolari parole o frasi, spesso incoerenti.
“Essere costretti ad interagire con un soggetto affetto da logorrea può rivelarsi un’esperienza a dir poco micidiale, specialmente se l’individuo in questione rientra nella nefasta cerchia degli pseudoletterati che traggono una soddisfazione affine a quella ottenibile durante il culmine dell’atto sessuale nell’ammorbare il proprio interlocutore mediante l’utilizzo di un linguaggio arcaicizzante comunemente caratterizzato da espressioni verbali inusitate se non del tutto defunte e generalmente accompagnato da avverbi derivati da forme aggettivali e contorte sequenze di termini mutuati ad uno o più linguaggi specialistici, con l’unico scopo di generare una solida confusione in coloro che futilmente tentano di percorrere il cammino logico del messaggio che, invece di procedere secondo la linea retta tracciata dalla frase principale, si perde nei labirintici meandri di incidentali e frasi secondarie che si dipanano da essa dando forma a quello che ad un impatto iniziale potrebbe sembrare un catastrofico effetto domino ma che ben presto si rivela una sapiente trappola metalinguistica affine ad un tunnel senza sbocchi verso l’esterno, che però la vittima non riesce a percepire perché nascosta da abili cesellature.”

Iil dottor Flanderson fu il primo a diagnosticare quella che poi sarà riconosciuta a livello internazionale come logorrea Flanderson. La logorrea Flanderson si presenta come un flusso ininterrotto e ininterrompibile di parole, con il soggetto che continua a parlare in evidente stato catatonico senza che ci sia la possibilità di fermarlo, se non con una badilata in test!. La maggior parte degli studiosi hanno attribuito tale tipo di comportamento a semplici episodi di demenza o autismo.

“La vera guarigione può essere ottenuta dal bene che prende il posto del male, dalla luce che prende il posto del buio…La malattia compare quando c’è disarmonia in noi stessi…tra il nostro essere mortale e la divinità che è in noi…” ( Edward Bach da “Libera te stesso”)

I fiori di Bach sono 38 “essenze” scoperte dal medico Inglese Edward Bach (1886-1936), che riequilibrando lo stato energetico e la disarmonia emotiva della persona, sono in grado di contribuire alla guarigione di molte malattie e senza sostituirsi alla medicina ufficiale, sono di questa un valido complemento.
La malattia nel suo significato più profondo non e’ solo un insieme di sintomi, ma e’ il risultato di un nostro conflitto interiore e solo quando raggiungiamo l’armonia tra la nostra parte mortale e quella spirituale, ritroviamo il nostro stato di salute. Lo scopo, della malattia, non è quello di punirci, ma di farci capire che qualunque errore noi facciamo, questo si ripercuote su di noi, causandoci infelicità, sconforto, depressione, insicurezza, rabbia…e tutte queste emozioni negative sono alla base del nostro stato di disagio interiore e di mal-d’essere.

“La cura di una parte del corpo, non dovrebbe essere intrapresa senza il trattamento del tutto. Quindi affinchè la testa ed il corpo stiano bene , dovete iniziare a curare la mente, cioè la prima cosa” . (Platone )

Le cause della logorrea non sono ancora state completamente chiarite, ma sembrano essere localizzate in alcune strutture del lobo frontale associate al linguaggio.
La Logorrea consiste in un “flusso eccessivo di parole” ed è una delle patologie più gravi fra quelle esistenti. Essa nella sua forma più elevata è estremamente pericolosa, non per colui che ne è affetto bensì per gli amici e per quelli che vi dialogano

Il temine “logorrea” vuol dire appunto cagarella di parole (dal greco “logos”, parola, e dall’Avellinese antico “Diarrea”, cagarella).


Un malato di logorrea è capace di parlare incessantemente per ore ed ore senza accorgersi di massacrare i coglioni ai poveri individui che lo circondano. Quindi, purtroppo, un logorroico, non sa di essere malato e non si rende conto del male che può provocare agli altri la sua eccessiva e maniacale loquacità. 
Subire un discorso di un logorroico può indurre alcuni sintomi come sonnolenza, depressione, disperazione, follia omicida, auto-tortura e suicidio. 
I logorroici generalmente preferiscono parlare anziché scrivere, ma se dovessero mettere nero su bianco ciò che la loro mente produce, stilerebbero un intera opera machiavellica di discorsi, anche insensati e ripetuti, composti da parole senza l’ombra di punteggiatura.


La logorrea si può manifestare in forme leggere, come quelli che parlano senza fermarsi solamente con chi conoscono e non più di 45 minuti, o in forme più gravi, come ad esempio il caso in cui l’individuo parla incessantemente per ore, senza fermarsi neanche per un cripto-secondo, con chiunque gli capiti sotto tiro. Nelle forme più pesanti il logorroico continua a parlare (da solo) anche quando colui che lo ascoltava è scappato disperato almeno da mezz’ora. 

L’eccessiva loquacità, può essere un tratto riscontrabile in soggetti sostanzialmente normali, significando vissuti di insicurezza o particolari stati di tensione emotiva. La logorrea può costituire un comportamento verbale patologico che indica un flusso abnormemente accelerato dei processi ideativi, la cui incalzante produzione provoca una disorganizzazione dei nessi associativi. Il linguaggio risulta, in tal caso, associato a una mimica esuberante, mutevole, per quanto riguarda i temi, fino a divenire incoerente e incomprensibile. Per tanto la logorrea è tipica del disturbo maniacale, ma si riscontra anche nella schizofrenia e in alcuni stati confusionali. Si riscontra inoltre nelle intossicazioni da alcool, cannabis, da amfetamine e da allucinogeni.
I sintomi tipici della “Mania”sono: l’innalzamento immotivato dell’umore, l’irritabilità eccessiva e ingiustificata, il diminuito bisogno di sonno, l’avere molte idee nella testa che si succedono rapidamente, le idee di grandezza, di ipervalutazione di sé, fino al delirio megalomanico – la logorrea (cioè l’eloquio eccessivo ed incontenibile), autostima ipertrofica, aumento del desiderio e dell’attività sessuale, l’aumento dell’energia con aumento delle iniziative (spesso non adeguatamente valutate nelle loro conseguenze), la riduzione della capacità di critica e di giudizio, i comportamenti sociali inadeguati e/o pericolosi.

Proprietà e benefici del fiore “dell’ipocastano bianco”

Questo fiore, è un rimedio prezioso per coloro che si sono impallati, che hanno logorrea mentale, che sono entrati in un “loop”.

Questo soggetto, non è lucido e neanche obiettivo, anzi spesso è assente e poco concentrato, non trova la soluzione ai problemi, rimugina pensieri che gli sottraggono utili energie. Ha le labbra in movimento: discute con se stesso continuamente e con gli altri. Ha tensione al volto e alla fronte, un’andatura instabile e muscolatura contratta. Nella comunicazione si ripete di frequente ed è spesso stanco perché imprigionato dal suo mentale “scimmiesco”. La sua testa è come una stanza con l’eco: cogita senza tregua. Pensa e parla con se stesso continuamente senza una direzione chiara: disordine, confusione. I benefici di questo fiore, sono di trasformare la mente, aprendo la porta alla pace e al silenzio mentale, permettendo al pensiero di ritrovare la sua funzione naturale, in equilibrio, al servizio dell’unità psicofisica della persona. Infine, aiuta a fare chiarezza nella mente evitando monologhi continui e poco proficui.

Emozioni iniziali-inibite (prima di prendere il fiore):
“Non riesco proprio a non pensarci”. Ruminazione mentale continua, pensieri persistenti quasi ossessivi.
Emozioni evolutive-sciolte (dopo aver assunto il fiore):
Silenzio e chiarezza della mente, lucidità, visione positiva con fiducia e pace.

Il fiore dell’ipocastano bianco, è indicato alle persone prigioniere dei loro stessi pensieri, che ripensano ossessivamente a un accaduto specifico.
Questo rimedio è fortemente indicato per coloro che sono tormentati da pensieri insistenti e girano intorno a questi come se fosse un cerchio. Infatti, in questi caratteri è facile riscontrare casi di insonnia, in cui si pensa e si ripensa alle stesse cose e non si riesce a prendere sonno, o quando non ci si riesce a rilassarsi durante un atto sessuale perché la testa è da un’altra parte. Possono soffrire di, stress, ma di testa di origine tensiva e disturbi d’ansia, con atteggiamenti ossessivo-compulsivi, sudorazione, vertigini.
Da una ricerca in rete, Gianni Tirelli

La fine del mondo in diretta TV – Le ragioni dei Maya-

21 aprile 2011 Lascia un commento

“Il pianeta soffre e gioisce, si rasserena e si spaventa, perdona e grida vendetta” Come qualsiasi cellula pulsante, reagisce agli attacchi esterni che intendono violare, profanare e destabilizzare la sua natura, fino a riconoscere la causa per poi, in seguito, sopprimerla”

Inciso

Ci vuole etica nei comportamenti, senza la quale non può esistere la vita. La nostra esistenza è l’estensione dell’impianto etico e non il contrario. Prima fu l’etica e poi, la vita che conosciamo, in tutte le sue forme. La fine prossima e imminente delle società moderne (e degli effetti apocalittici sugli individui), è il logico e conseguente effetto innescato dalla scomparsa dei principi etici, regolatori e sentinelle di quel sofisticato meccanismo di pesi e contrappesi che, da sempre, armonizzava un TUTTO, con il resto dell’universo.
La perdita di punti di riferimento, il disastro ambientale, la deriva morale, la contraffazione della realtà, la violazione, la mistificazione, la paura e il tormento psichico, sono indice di un’umanità svuotata dalla sua originaria natura e significato. Tutto ciò che è stato privato della sua vera essenza, presto o tardi, si auto-estinguerà.
Davanti ad un tale olocausto di valori e di principi, gli spiriti protettori di ogni forma vivente hanno battuto in ritirata, lasciando l’uomo, solo per sempre.
Per questi motivi, ogni capacità di giudizio, è stata definitivamente rimossa. Gli uomini non sanno più distinguere il giusto dall’iniquo, la verità dalla menzogna, l’ambrosia dal veleno.
Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo perverso le cui metastasi hanno, irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto.
Lo spirito che dimora dentro ogni cosa visibile e non, è l’espressione della fertilità e dell’energia cosciente, in assenza delle quali, non c’é che illusione, follia e caos.
Lo spirito dell’uomo, interagisce e, in genere, simpatizza con tutti gli altri spiriti del creato, ma in modo particolare e costante, con gli spiriti della terra, delle acque, degli alberi e delle erbe.
E’ una vera e propria simbiosi; uno scambio mutualistico, attraverso il quale si nutrono, si evolvono e si moltiplicano.
Quella che, oggi, definiamo una “depressione”, in sintesi, non è altro che il drammatico scollamento che, la “modernità”, ha prodotto fra l’uomo e la natura e quindi, fra le varie e infinite entità spirituali.
Il futuro dell’umanità, è stato divorato dalla voracità di un presente ipertrofico che, come un buco nero, travolge nel suo vortice le nostre esistenze.
Proprio in ragione di queste mie ultime considerazioni, posso affermare, con la certezza e il disincanto di chi ancora sa interpretare i segnali del cielo, ascoltare il tormento straziante degli spiriti della terra e le loro promesse di vendetta, che la fine di questo mondo, come tale, è oramai prossima.

Le ragioni dei maya.

Non so dire se esista un collegamento, un parallelo o un’interazione fra la mia previsione e quella dei maya, ma è singolare e straordinario che si determino e coincidano nello stesso spazio temporale e con una precisione che è, a dir poco, disarmante.
Vorrei iniziare col dire che il calendario Maya, redatto da sacerdoti in veste di astronomi, filosofi e scienziati, è talmente preciso, che l’eclissi solare dell’11 agosto 1999 si è verificata con 33 secondi di ritardo rispetto al tempo previsto dai Maya – previsione fatta intorno al 3.000 a.C.!
Non è corretto parlare di profezie Maya, ma delle previsioni, delle descrizioni di ciò che sta avvenendo, e non di ciò che avverrà; è l’evoluzione (cammino, percorso) dell’uomo, che si sviluppa e muta dentro un ciclo che inizia e che poi finisce, per dare l’avvio a un nuovo ciclo che, in seguito, tramonterà. E’ il cadenzare armonioso e perfetto delle logiche e delle regole imperiture e imperscrutabili che, fin dall’alba dei tempi, immutabili, consacrano le ragioni, di quel Mistero Infinito che, solo le menti superiori di un tempo remoto, congiunte a una passione ascetica, erano in grado di codificare.
Secondo le previsioni maya, già dal 1992 l’umanità vive nell’ultimo Katun (cioè gli ultimi 20 anni) – un tempo molto importante, perché è il tempo della conclusione del ciclo – il termine dei famosi 25.625 anni, che coincide con la fine di un’epoca e non con la fine del mondo. Questo ultimo tempo di 20 anni, viene chiamato (dai Maya) “il tempo del non tempo” – quello spazio crepuscolare in cui non è giorno e non é notte, ma é prima dell’alba.
Nel calendario maya, ciascun ciclo del Lungo computo temporale, corrisponde ad un’era del mondo; il passaggio da un’era all’altra è segnato da catastrofi e distruzioni. Il ciclo, attualmente in corso, ha avuto inizio il 6 settembre del 3114 avanti Cristo ed è molto vicino al termine: il nuovo ciclo inizierà appunto il 22 dicembre del 2012. Sabato 21 dicembre sarà dunque, l’ultimo giorno del vecchio ciclo, e questo il motivo e le ragioni, di tanta preoccupazione e apprensione. Lo scopo principale del calendario, non era quello di stabilire con precisione le date degli avvenimenti (profezie), ma di raccordare le azioni degli uomini e dei capi Maya, con tutto il movimento dell’universo. L’azione doveva fondersi e armonizzare con l’equilibrio universale e le decisioni dei Re, sincronizzarsi con i ritmi cosmici. L’equilibrio era alla base di ogni decisione e relativo ai movimenti riportati nel calendario.

La nostra epoca moderna (partorita dai fumi necrofili e necrotizzanti della rivoluzione industriale), momento storico, pervaso di odio, di paura e di schiavitù (materiale e psicologica), terminerà quando finirà l’ultimo Katun e, precisamente: sabato 22 dicembre 2012. Entro questa data dobbiamo fare in modo di ritornare ad essere uomini pensanti e consapevoli. L’uomo dovrà rivoluzionare se stesso, il proprio pensiero e riaccordarsi a quel ritmo cosmico sincrono, per mettersi a passo con l’armonia dell’universo. Dovrà comprendere che il tutto è vivo e che egli, è parte del tutto, nonostante l’impresa (visti i presupposti) appaia inattuabile e impraticabile.
Oggi, il nostro pianeta é simile a un infinito campo minato, disseminato di bombe atomiche e centrali nucleari –armi batteriologiche e chimiche – raggi laser e chissà quali altre migliaia di diavolerie tecnologiche. La possibilità che questo luna park dell’orrore (presto o tardi e per i motivi più stupidi e banali) possa esplodere, è una circostanza reale. Sommata poi, a tutta quella montagna di nefandezze e contaminazioni che, quotidianamente, minano la nostra esistenza, viene comprensibile e ragionevole pensare come, questa “profezia”, o meglio, questo computo temporale dei Maya, abbia così suggestionato e allarmato gli uomini di oggi. Se i maya, avessero anticipato di solo di cent’anni prima, le loro previsioni (1912 -un batter di ciglia nella storia dell’universo), nessun uomo del tempo, le avrebbe mai prese per attendibili, ritenendole farneticanti e prive di qualsiasi fondamento. Ma nell’arco di un solo secolo, i Fanatici della Rivoluzione Industriale, sono stati in grado di produrre un tale scempio e orrore, da dovere interpretare quella profezia come un atto dovuto; evento catartico, di purificazione e di espiazione, auspicabile e necessario. I cicli, dunque, si devono chiudere, in virtù di logiche e regole, che esulano dalla nostra capacità di comprensione e portata, in netta antitesi con la visione egocentrica dell’uomo di questo secolo, che ha tradito ogni buon senso e impulso creativo e rigeneratore. In verità, ci siamo già, dentro la catastrofe, al centro di un’esplosione senza precedenti che azzererà, per sempre, la storia/non storia, dell’era tecnologica, atea e pagana. Tutti noi, oggi, in virtù della tecnologia, potremo assistere alla totale distruzione del pianeta, in tempo reale, standocene comodamente seduti nel salotto di casa, con un cellulare nella mano destra, e una merendina velenosa nella sinistra.

LE CAUSE


L’Energia profonda che ci ostiniamo (contro ogni logica) ad estrarre dal sottosuolo, è di natura maligna e quindi distruttiva. L’Energia Alta, è di natura divina: creatrice e salvifica. I maya avevano sviluppato la conoscenza pura, attraverso le arti (ormai estinte) dell’osservazione didattica, della contemplazione trascende e dell’intuizione profetica. Come tante altre, illuminate civiltà passate, erano tesi all’espansione spirituale e universale verso fuori, dalla quale attingevano forza, ingegno e la consapevolezza della necessità della morte, come momento di congiunzione con l’infinito. L’inferno quotidiano che, oggi, sta divorando i residui barlumi di felicità e di speranza di un’umanità smarrita (defraudata da ogni principio etico e morale e avvolta dalle tenebre di una persistente paura esistenziale), è l’ovvia conseguenza indotta dal superamento dei ragionevoli limiti, oltre i quali, ogni felicità e conoscenza trasfigurano in follia e paura. Questa subdola “modernità “ne è la conferma inopinabile – la prova del nove che prescinde da ogni altra considerazione. Petrolio, gas, carbone e minerali/materiali radioattivi che, come in preda ad un’arsura nevrotica, abbiamo sottratto (senza sosta), al sottosuolo terrestre, sono la rappresentazione iconografica della nostra Fine, in cambio della quale abbiamo barattato la nostra anima e il futuro delle nuove generazioni.
Abbiamo scoperchiato il “vaso di Pandora” e liberato quella maledetta energia che, la Volontà creatrice aveva, da sempre, sotterrato e imprigionato sotto i nostri piedi. Così ogni cosa è stata contaminata e violata; ogni acqua, ogni terra, ogni aria e ogni filo d’erba. Il cuore dell’uomo si è incenerito sotto la luce rovente della modernità e, le passioni, i sogni, i sentimenti, atmosfere ed emozioni, si sono dissolte come fumo nel vento. Avremmo dovuto rivolgere il nostro sguardo al cielo, sull’esempio delle grandi e profetiche civiltà del passato, e seguirne il cammino intrapreso, con la necessaria umiltà, deferenza e il dovuto timore.
La Rivoluzione Industriale, si è presto trasformata in una rovente fucina dove, Satana in persona, a forgiato a sua immagine e somiglianza, l’originaria natura umana, depotenziandola da ogni slancio creativo e passionale.
I maya, che avevano elaborato sistemi matematici piuttosto semplici ma realistici, (osservando l’universo, interpretando i segnali della terra, confrontandoli e comparandoli con i dati relativi al loro passato), offrivano sicuri risultati profetici. Da una parte c’e “L’UOMO” intento a manipolare e codificare a proprio piacimento cio’ che lo circonda, nel vano tentativo di sottomettere la natura terrestre, dall’altro ci sono le leggi universali (per noi lettera morta), ma che i Maya evidentemente studiavano e, sicuramente, comprendevano.
I detrattori delle “teorie della Fine”, sono gli stessi che la Fine l’hanno prodotta, sostenuti da una moltitudine di allocchi, abbagliati dalle subdole lusinghe di una “modernità” che prometteva potere, denaro, vizio, perversione e immortalità. Io che, da lungo tempo, interpreto i segnali allarmanti e i sempre più ricorrenti scricchiolii del Sistema Bestia, non che il diramarsi di tutte le sue metastasi sul tessuto connettivo sociale so, con la matematica certezza che é propria della logica elementare, che siamo prossimi ad un evento catastrofico di portata planetaria. Imputare tutto ciò a cause naturali, come, terremoti, eruzioni vulcaniche, maremoti o inondazioni bibliche, sinceramente, non lo posso sostenere. Ma se avessimo l’onestà, la consapevolezza e il rigore morale, per riconoscere tutte le atrocità inferte dall’uomo moderno alla madre terra, in questi due secoli, non ci sarebbe da stupirsi. Il pianeta è vivo; ha una sua anima e un suo cuore – una coscienza e un suo onore da preservare. Il pianeta soffre e gioisce, si rasserena e si spaventa, perdona e grida vendetta. Come qualsiasi cellula pulsante, reagisce agli attacchi esterni che intendono violare, profanare e destabilizzare la sua natura, fino a riconoscere la causa per poi, in seguito, sopprimerla. Per tutto questo, l’ipotesi di un collasso terrestre, è più che probabile. La terra e’ un tutt’uno con l’universo “visibile, ed invisibile e, ogni cosa, interagisce con il resto, secondo il principio di “causa effetto”. Questo principio non si applica solo alle leggi della fisica, ma anche alla sequenza di azioni e situazioni che costellano la nostra vita. Per tanto, la nostra situazione attuale, dipende dalle cause che abbiamo posto nel passato, così, come dalle cause che poniamo nel presente, dipenderà la nostra situazione futura. Naturalmente, il risultato della nostra attuale condizione non sarà solo relativo a ciò che noi abbiamo fatto in passato, ma anche dipendente da ciò che altri hanno fatto. I comportamenti degli altri, dunque, sono condizionati dai nostri – da quelli di tutti noi. In breve, siamo il riflesso di ciò che siamo stati e, dal nostro presente, dipenderà il nostro futuro. Se intendiamo riparare ad una azione negativa del passato, dovremmo domandarci cosa possiamo fare ora, sia per correggere la situazione creata, sia per migliorare le nostre azioni future. Il presente, dunque, è il nostro terreno di coltura, dove mettere a dimora gli insegnamenti del passato per poi raccogliere i frutti, del prossimo futuro. Modificando il nostro pensiero, l’atteggiamento e, quindi, le nostre azioni, l’ambiente che ci circonda, si adeguerà a sua volta.
Se proviamo ad immaginare la profezia dei maya, attualizzandola, la prima cosa che viene in mente è il global warming: innalzamento degli oceani. C’è chi crede che l’acqua sommergerà il mondo, per via di quel nuovo quinto elemento sprigionato dagli esperimenti del Large Hadron Collider che, guarda caso, stanno per iniziare a Ginevra, e che saranno pienamente effettivi proprio intorno al 2012.
Sono in molti, oggi, a non credere alla possibilità che, la terra stia per collassare. Una seconda categoria di fanatici e cultori di profezie, al contrario, è convinta della prossima fine del mondo (apocalisse). Quelli come me, un’estrema minoranza di osservatori sereni e disincantati sanno, con matematica certezza che, presto, il sistema Liberista Relativista imploderà su se stesso e, dolore, follia e morte, si spartiranno questa terra. Una quarta e affollata categoria, che chiamerei, di androidi zombeggianti (diversamente da tutte le altre), vive la realtà, come una sorta di moderno paradiso terrestre, condividendone ogni mostruosità, e respirandone ogni fetore. Sono gli stessi che hanno prodotto la fine.
Gianni Tirelli