Archivio

Posts Tagged ‘Tirelli’

Nel ritorno al passato la speranza di un futuro

24 marzo 2011 Lascia un commento

Alla devastazione del terremoto e dell’onda tsunami, vanno poi sommati tutti quei danni (mai considerati e relativi all’inquinamento marino), prodotti dai milioni di tonnellate di una serie infinita di materiali tossici e non degradabili che finiscono in mare, trascinati ed inghiottiti dalle onde di risacca. La plastica non si bio-degrada ma si foto-degrada – si scompone in sempre piú piccole particelle tossiche che automaticamente entrano nella catena alimentare, come parte del cibo ingerito dagli organismi marini. Ai danni incalcolabili, provocati dalla distruzione e, agli oneri, altrettanto esorbitanti della ricostruzione, vanno aggiunti i costi di bonifica, del territorio devastato e, i relativi al disastro ambientale. Per non parlare poi dei danni morali, psicologici ed esistenziali che, come un macigno, graveranno, per generazioni, nella memoria e sull’inconscio della gente. La possibilità, non remota, che una tale tragedia si possa ripetere, li costringerà a vivere in uno stato di allerta perenne e di paura, difficilmente riassorbibili e che condizioneranno ogni tipo di scelta, che sia pratica o emotiva. Si, è vero, in tanti hanno perso tutto ma, sorge il dubbio che, molti avessero troppo di tutto e nulla di . Ha perso poco chi non aveva niente e, per un tale motivo, ha poco da rimpiangere. Quella devastazione ricoperta di neve e resa ancor più tetra dal silenzio raggelante della fine, mi riportano alle immagini del nazismo dove, l’angoscia prodotta da uno scenario infernale, è resa ancora più apocalittica dall’assenza di fuoco. Atmosfere surreali, permeate di un dolore così profondo, a tal punto incomprensibile e indicibile, da paralizzare ogni moto di coscienza, emozione e capacità di giudizio critico. Com’è possibile che un popolo, messo in ginocchio dalla bomba atomica e che, fino a ieri, è vissuto nell’incubo delle radiazioni, abbia concentrato il suo approvvigionamento energetico sulle centrali nucleari? Esorcizzare la paura, dando ospitalità al Diavolo in persona, è indicativo di follia pura, applicata alla realtà, e ci consegna uno spaccato inquietante di una “modernità canaglia” che ha anteposto il primato tecnologico e la stupidità, al buon senso e alla ragionevolezza. Come possiamo minimamente pensare, di potere imprigionare la potenza del male, dentro quattro muri di cemento, per poi ricavarne energia pulita? Cosa c’è di pulito quando poi, tutto intorno, una montagna di sterco radioattivo rilasciato dall’immondo culo di Satana, contamina e brucia ogni speranza di vita e di felicità?
Abbiamo concepito un mondo di orrore, intriso di dolore e di morte, costruito sulle sabbie mobile della nostra presunzione, dell’arroganza e di un’effimera vanità – chiamato conoscenza la profanazione e la violazione, libertà la licenza e, progresso e sviluppo, la catastrofe ambientale. La vendetta della Madre Terra, presto, si renderà palese in tutta la sua potenza, violenza e crudeltà, senza sconti, per sancire, ancora una volta, la sua volontà trascendente e la logica suprema delle sue imperiture ragioni. Tutte le centrali nucleari al mondo, per un motivo o per un altro e, causa le interazioni impreviste o predestinate di fattori che esulano dalla nostra capacità di analisi, logica e di comprensione, sono destinate ad esplodere. Soltanto un secolo fa, lo stesso terremoto, sarebbe stato vissuto dal popolo del Giappone, come una grande paura e, segno di una potenza e di un volere soprannaturale, volto ad ammonire gli uomini da imprudenti voli pindarici, rammentandoci provvisorietà e limiti. Certo, si sarebbero contate vittime, umane e animali, disagi, la distruzione di villaggi, case di legno e coltivazioni, ma tutto nella norma e tutto ricomponibile come all’origine. Con quale animo e coraggio, oggi, i giapponesi, si avviano alla ricostruzione? Una tale “lezione”, dovrebbe indurli a ripensare ad un diverso progetto di sviluppo, autenticamente sostenibile, fondamentalmente etico e rigorosamente rispettoso dell’ambiente e, a rivedere i presupposti, i perché e le convinzioni che li hanno indotti a tali insensate scelte.
Le grandi concentrazioni urbane – sulla linea di Hong Kong – sono destinate alla paralisi e al rischio di implosione. Se non riconvertiamo il Sistema liberista necrofilo, in un modello di sviluppo più attinente all’originaria natura umana e, ai suoi bisogni primari ed essenziali, non vedremo nessuna luce oltre quel muro, di vergogne e di menzogne tecnologiche che, da troppo tempo, oscura il futuro dei nostri figli. Non è la tragedia giapponese che ci deve fare riflettere sulla validità o meno, dei nostri comportamenti, ma la quotidianità caotica, maleodorante e irrespirabile che ci sommerge, annullando in noi, ogni motivo di vera felicità e di libertà. Il Giappone, deve trarre, da questa immane calamità, le ragioni per una nuova e ritrovata consapevolezza, abbandonando la corsa ad ogni effimero primato tecnologico. E’ finito il tempo di grattacieli luccicanti e sfavillanti, di metropolitane super veloci e di milioni di luminarie che, eternamente, oscurano il cielo. Quando la terra era piatta, il buio governava le notti, e meravigliose creature di altri mondi scendevano sulla terra per abitare i sogni degli uomini. Oggi, accecati dalla luce rovente della modernità, ci hanno lasciati soli per sempre, svuotandoci da ogni passione. Ed é nel sentimento della passione, che attingiamo le risposte ai nostri interrogativi e, senza la quale, non può esistere alcuna forma di vita, essendo, la nostra esistenza, una sua estensione. Il frenetico adoperarsi di api e formiche, nel loro instancabile e incessante andirivieni strutturato da regole ferree e codici etici, è l’espressione di una volontà e di un’intelligenza superiore che attingono la loro energia nel sentimento della passione. Oggi, non siamo che termiti!
Gli stessi “schiavi” d’Egitto, innalzarono le piramidi sotto la spinta propulsiva di una smisurata passione. E non era il denaro, il potere e la vanità, lo spartiacque fra la gioia e il dolore, fra la vita e la morte e fra la bellezza e l’orrore, ma quella capacità di amare e di sperare che, da sempre, avevano contraddistinto gli individui delle civiltà del passato – un mondo perfetto, messo a tacere per sempre, dalla stupidità dell’uomo moderno.
La passione deterge, purifica, rigenera, forgia la volontà ed è messaggera di bellezza – trascende ogni debolezza e paura, per dare forma e contenuto alle aspirazioni umane, suggerendo all’uomo, il significato della vita.
“Quale passione, oggi, arde nel cuore di quest’uomo? Quale spirito divino alberga nella sua anima? Da quale pozzo, misura il livello della sua felicità e, l’acqua di quale torrente, ristora e placa l’arsura della sua sete di conoscenza?”
L’immagine raccapricciante di quest’epoca insensata, pregna di relativismo, è la rappresentazione iconografica di un’umanità svuotata da ogni più remoto barlume di passione e di bellezza. Un mondo affollato di anime dannate che, al pari di cavallette fameliche, si agitano impazzite dentro il caos di pensieri schizofrenici, vagando avanti e indietro, senza una meta e una qualsiasi comprensibile ragione, lasciando dietro di loro, morte, dolore e distruzione. Tutto questo, ha innescato un processo di necrosi che, dal tessuto sociale, si è esteso all’ambiente tutto, compromettendo irrimediabilmente, ogni auspicabile e radicale riconversione e più remota speranza.
Per tanto, non esiste una via di uscita da una tale condizione! E’ partito il conto alla rovescia e, il Sistema, come una bomba ad orologeria, è sul punto di esplodere. Gli individui, della società delle illusioni, ricurvi sulle loro debolezze, paure e, incapaci di qualsiasi rinuncia, si sono resi responsabili e complici di quell’immane tragedia che segnerà un punto di svolta radicale e di non ritorno, nella storia dell’umanità.
Sentire ancora oggi, parlare di ricerca, di crescita, di sviluppo e, delle semplificazioni relative al fare impresa, come le inderogabili soluzioni alla crisi, è come rendere libera la pesca, epurando il suo regolamento da, licenze, normative e divieti, ben sapendo che di pesci nel mare, non ce ne sono più. E non solo di pesci!!
Gianni Tirelli

Annunci

La libertà è in vendita

1 dicembre 2010 Lascia un commento

Per il Presidente del Consiglio, la libertà, si esprime nell’esasperata necessità di rimuovere dentro e fuori di se, tutto ciò che, di scomodo o incomprensibile (sia sul piano culturale che emotivo), tormenta la sua mente infantile. Per tale scopo, fa uso di tutti i mezzi e i modi possibili, surclassando ogni limite etico e deontologico. È una vera e propria forma di paranoia lacerante, aggravata da assillante frustrazione. Il signore in questione, nella totale assenza di scrupoli e rimorsi di coscienza, insiste e persiste, in questa pratica collaudata che, in ogni occasione, spaccia con la forza, e l’enfasi di sempre, sicuro del risultato che otterrà. “Forza Italia, la casa delle libertà, il popolo delle libertà, i circoli della libertà e, ultimi, i team della libertà” fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli, al potere. Lo scaltro piazzista, privo della più remota forma di intelligenza e di buon senso, si avvale di questa becera operazione di marketing, allo scopo di fa presa sulle persone vuote, senza contenuti reali, avulse da principi e valori e, tanto meno, da ideali. Dentro il caos delle loro congetture, intravedono una rivalsa al loro stato di ignavia cronica, corroborata da una visibilità insperata. Il Grande Pifferaio, incarna l’espressione più alta del relativismo che, nella furbizia al potere, raggiunge l’apice della contraffazione dell’intelligenza. Non avendo alcun senso del pudore, si accampa la proprietà di una libertà che, altri, hanno conquistato, col sangue, sacrificio e rinuncia, sbandierandola, poi, come il risultato di una sua personale lotta privata. In questo modo, nega la resistenza partigiana, disertando ricorrenze e commemorazioni. Si rivolge all’opposizione di governo e ai suoi elettori, chiamandoli comunisti e coglioni, e non ha mai speso una sola parola di condanna contro l’infame ventennio fascista, e lo sterminio degli ebrei. Il piccolo Duce, nega la nostra storia e ritratta in tempo reale le farneticazioni di un minuto prima, accusando poi, i suoi detrattori, di avere stravolto il loro significato o, macchiandoli di impostura, per non averle mai dette. L’automatismo di difesa che lo porta a relativizzare il concetto di verità, è sconcertante. È una pratica costante, affinata nel tempo, collaudata e sperimentata e divenuta poi, carattere dominante della sua personalità. La differenza tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, non è, per il soggetto in causa, di alcuna rilevanza etica e morale, ma relativa allo scopo prefissato. Per questo signore, non esiste nessuna differenza tra la libertà e un prodotto da banco. No! È sufficiente un bel contenitore patinato, uno slogan mirato e poi, via con la propaganda. Come non essere d’accordo con lo psicanalista Mancia, quando lo invita a curarsi?

Per quanto mi riguarda, un personaggio del genere, e così pericoloso, andrebbe internato. La portata di fuoco della sua protervia, interviene sulla psiche degli individui più instabili, ed é supportata da un’incursione mediatica devastante, intrisa del fetore (anestetizzante) di bordello, che trasuda dalle sue televisioni. Dopo il suo ingresso in politica (e questi sono fatti), il nostro paese si è spaccato in uno scontro ideologico senza pari, con gravi ripercussioni sull’economia, portando l’Italia, dentro una profonda stagnazione e, ancora più grave, verso una deriva culturale e morale, mai raggiunta prima. Le responsabilità in questa brutta faccenda, sono gravissime, e non ne sono esenti i servi e i ruffiani che, soggiogati dalla malafede e dall’ipocrisia, l’hanno sostenuta a spada tratta.
Gianni Tirelli

Le anime infernali di questo secolo

27 novembre 2010 Lascia un commento

C’è ancora troppa gente che, per ignoranza, approssimazione, malafede, interesse di parte, interpreta la figura dell’’uomo di potere, come requisito di intelligenza, sacrificio, conoscenza e buon senso. Oggi, questa equazione, da un risultato diametralmente opposto, coniugando il potere con l’infamità, la menzogna, il populismo e la schiavitù. Il potere mediatico di questi nuovi baroni dell’ultra liberismo, sponsorizza una vocazione confessionale e autoritaria, al solo scopo di riempire i vuoti di coscienza degli individui amorfi, e finalizzata all’opportunismo e al raggiro. Gli amorfi, momentaneamente coccolati dalle lusinghe di un tale potere, ubbidiscono ad ogni nuovo ordine del padrone, sostenendo ad oltranza ogni sua tesi e assimilandola come propria – nella loro veste di missionari della verità e della libertà ma, in realtà, privi di qualsiasi tipo di iniziativa, oltre alla continua pratica svolta ad acclamare, Chiesa e potere economico. Per semplice logica, Chiesa e potere economico (di opposto segno) dovrebbero naturalmente respingersi ma, nella realtà, si attraggono. Alla luce dei fatti, nessun segno distintivo li caratterizza, ma tendono ad inglobare (fagocitare) tutto ciò che sostenga menzogna e profitto. Questa convergenza ideologica di principi apparentemente inconciliabili, contribuisce al consolidamento di un tale potere, capace di condizionare, con risultati sorprendenti, le scelte politiche etiche e di valori della società amorfa. Se artisti e intellettuali, quelli che la cultura la producono e la praticano (per fare un esempio), si oppongono all’accanimento terapeutico, la società degli amorfi in virtù della sindrome, del “bastian contrario”, si schierano dalla parte opposta, affermando così una nuova cultura: quella dell’acqua sporca. Sulla base di quanto sopra esposto, questi personaggi al potere, che hanno fatto della menzogna, del servilismo, illegalità e criminalità, il loro stile di vita, in realtà sono mandanti delle stragi dei civili iracheni e responsabili dei morti di Nassirya.
Sono quelli della castrazione chimica e della xenofobia. Sono i cattolici divorziati e abortisti – imprenditori inquinatori, prelati pedofili, espiantatori di organi di contrabbando. Sono gli stessi poi che demonizzano la morte e sbandierano il diritto alla vita, macabro vessillo teso ad esorcizzare la paura di una esistenza vuota e priva di alcun contenuto che, nella promessa di immortalità, elude ogni più remoto barlume di consapevolezza, di volontà e di verità. Sono quelli che in forma di proseliti promettono la vita eterna fra le braccia del creatore ed esaltano la sofferenza catartica di questa miserabile vita terrena e della sua provvisorietà. Sono i ricchi gerarchi del clero pagano e idolatra che, nei sempre più rari interventi rubati all’ozio e a una vanità femminea, gridano a gran voce “beati gli ultimi, che loro sarà il regno dei cieli”. Sono quelli che esaltano il primato dello spirito, per poi accanirsi su corpi inermi (cavie umane) con le macchine assemblate da satana, e prolungare così all’infinito una tortura lacerante in un esaltato accanimento, sperimentale, degno del più spietato aguzzino nazista. Sono quelli che non accettano la sconfitta di una scienza effimera e miope, che ha anteposto il profitto e il potere, al buon senso, alla carità cristiana e al principio etico. Sono loro le anime infernali di questo secolo, loro, terrorizzate dal più ineludibile atto di giustizia: la morte.
Gianni Tirelli

Berlusconismo: merito moralità libertà e liberismo

21 novembre 2010 Lascia un commento

A volte mi domando con quale spudoratezza e coraggio questa maggioranza politica, parli di promuovere il merito, quando, la stessa (unico caso nella storia parlamentare), è un caravanserraglio di servi, di raccomandati, di corrotti e corruttori, di traditori, ruffiani, lacché e affini. Una corte dei miracoli, unica nel suo genere, per incompetenza, approssimazione, volgarità, codardia e tracotanza.
Emblematico, poi, é il cosiddetto “mercato delle vacche”. Una vergogna che si sta consumando, in questi giorni di crisi politica dove, lo scandaloso mercimonio dei parlamentari, ha tradito ogni illuminante concetto di merito e di fedeltà. Senza dimenticare, inoltre, una delle affermazioni più sconcertanti del presidente Berlusconi quando, alcuni mesi, in maniera indecente, osò dichiarare; “Un’altra cosa ha fatto questo governo! Abbiamo introdotto la moralità.” Se non conoscessimo il dicitore di una tale castroneria, ci sarebbe da piangere! Questo uso sistematico della menzogna, adottata come pratica relazionale e supremo comandamento da tutta la cricca dei cortigiani, è la perversa strategia populista, che mira e si prefigge di fare leva sui lati peggiori degli individui, le loro debolezze e bisogni.
“Forza Italia, la casa delle libertà, i circoli della libertà, il popolo delle libertà”, i paladini della libertà, un quotidiano dal nome “libero” e, non ultimo, i team della libertà, fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli al potere. Che ci azzeccano questi con la libertà, commenterebbe Tonino? Loro, che della libertà hanno fatto licenza e, dell’uguaglianza, omologazione e propaganda. Una libertà servita su di un piatto d’argento, risultato della lotta e del sacrificio di quei tanti italiani che, alla codardia, hanno anteposto l’onore e la dignità e tutti quei valori etici e morali, fondamentali, di una società libera e civile. Una maggioranza, di cui, l’unico dato politico certo, è relativo all’emolumento percepito alla fine del mese. Dei farabutti, papponi, puttanieri, cattolici e pluri-divorziati che si ergono, a dispetto di ogni coerenza e senso del pudore, a paladini della famiglia e difensori della vita. Assertori di un liberismo ad personam fatto di consorterie, corporazioni, cricche, logge e monopoli.
La disinvoltura, poi, con la quale, questa brutta gente, tende alla mistificazione della verità e alla contraffazione della realtà, ha dell’incredibile, e appartiene a quella sfera di comportamenti, ascrivibili all’ambito della psicopatia di natura paranoide; drammatici effetti di una frustrazione lancinante e di vari complessi di inferiorità – mai risolti e coltivati nel tempo. Questi individui, versano in uno stato di eterno infantilismo regressivo e, alla stregua di bambini, negano ogni loro addebito e oggettiva responsabilità addossando, ad altri, le proprie mancanze e deficienze. Il berlusconismo, sarà in seguito ricordato, come il momento più incomprensibile e inspiegabile della storia politica italiana. Una congrega fatta di trame, di complotti, clientele, impunità, baccanali, corruzione, tradimento, menzogna e servilismo.
Gianni Tirelli

L’uomo come un virus

19 novembre 2010 Lascia un commento

Immaginiamo il pianeta terra, come una delle infinite cellule del sistema universo, vista al microscopio, dall’occhio di un attento ricercatore. Noterà immediatamente che, a differenza delle altre cellule, la terra, presenta alcune evidenti anomalie e patologie di natura iperplasica e ipertrofica. Una disfunzione che sta mettendo a serio rischio la sua sopravvivenza. Ad una prima e sommaria osservazione, lo scienziato si limiterà a constatare la presenza di un sostanza semisolida e appiccicosa di colore grigiastro, prodotta dalla cellula in questione (la terra) e che, la stessa, non é più in grado di sintetizzare. Questo elemento, in precedenza estraneo, si accumula sul tessuto connettivo della cellula, alterandola in maniera strutturale e irreversibile e comportando la perdita di qualsiasi funzione vitale. Il nostro ricercatore ipotizza che, diversamente da un tempo, si sia prodotto nella cellula un difetto di funzionamento (corto circuito, intoppo), del suo processo primitivo. Questo incidente di percorso, ha compromesso irrimediabilmente la sopravvivenza della cellula che, in virtù di un intrinseco e necessario processo di necrosi, cercherà di auto sopprimersi, previa il rischio di contaminazione delle altre cellule. Ad un più attento esame, il ricercatore individuerà poi, un congruo numero di elementi oblunghi, con due appendici alla base della loro estremità e una rotondità alla sommità e che, intuisce, possano rivelarsi i virus responsabili di una tale patologia.
La sostanza appiccicosa e grigiastra, individuata dal ricercatore e riportata alla nostra realtà quotidiana, rappresenta tutta quella montagna di rifiuti industriali, tossici, cancerogeni e radioattivi che, il nostro sistema economico, rigurgita sul pianeta, 24 ore su 24. L’uomo, é il paradigma del virus letale. “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, è un principio che potrebbe avere (forse) una sua coerenza nello spazio di un tempo infinito e relativo ma, impossibile da applicare, alla realtà del presente. In attesa della trasformazione, saremo già tutti morti di cancro e di stenti, sommersi da una marea di rifiuti e soffocati dai loro miasmi.
Il pianeta terra che, per rendere più comprensibile a tutti, ho trasfigurato in cellula, non va interpretato come metafora ma (fatte le debite proporzioni), come paradigma assoluto del rapporto che esiste fra la causa dei nostri comportamenti e l’effetto sulla nostra realtà. E questo, vale in assoluto per qualsiasi cosa. Se al più presto, non saremo in grado di riconvertire le nostre abitudini, in altre più consone, compatibili e pertinenti la vera natura dell’uomo, e liberarci per sempre da tutte quelle dipendenze e debolezze che alimentano il Sistema Bestia e il suo potere, saremo gli ignari spettatori e i testimoni oculari della più grande tragedia dell’umanità.
Gianni Tirelli